Archivio Aperto di Ateneo
Not a member yet
5899 research outputs found
Sort by
Identities, women and cultural clichés
The author analyses the role and identity of women in Somali society, especially in the political scenario, arising from a women's protest against the regime in Kismayo in 1988.Qoraagu wuxuu lafaggurayaa dowrka ay haweenku ku leeyihiin bulshada soomaaliyeed, gaar ahaan xagga siyaasadda, wuxuuna tusaale ahaan u soo qaadanayaa dibadbaxii ay Kismaayo ka sameeyeen sannadka 1988.L'autore analizza il ruolo e l'identità delle donne nella società somala, in particolar modo nella politica, prendendo spunto da una protesta delle donne contro il regime avvenuta a Chisimaio nel 1988
Note sui partiti politici autoctoni della Somalia
Documento inedito sulla formazione e l'attività dei partiti politici somali autoctoni, sorti nel paese nella prima metà del XX secolo.Dokumentigan oo aan la daabicin wuxuu ku saabsan yahay arrimaha axsaab siyaasdeed ee Soomaaliyeed, oo ay ka aasaasmeen gudaha dalka Soomaaliyeed, nus qarnigii hore ee qarnigii 20aad.Unpublished document on the formation and activities of Somali political parties, arising in the country in the first half of the twentieth century
La fenomenologia del bullismo e cyberbullismo a scuola : un orientamento multidisciplinare
La ricerca si propone, come obiettivo principale, quello di ottenere un quadro aggiornato e realistico della situazione delle scuole italiane - nello specifico quelle situate sul territorio della provincia romana - in materia di bullismo e cyberbullismo.
Parallelamente si è portato avanti un secondo obiettivo, con l’aiuto volontario di alcuni docenti in opera nelle medesime scuole in cui si è condotta l’indagine sul bullismo, sono stati rilevati i livelli di teacher self-efficacy per indagare il ruolo dell’atteggiamento del docente come co-fattore nel fronteggiamento dei problemi delle prepotenze tra pari.
Confrontare le due esplorazioni, per evidenziarne le possibili influenze reciproche, è stato il passo successivo della ricerca, orientato verso lo studio dell’atteggiamento efficace frutto anche di una strategia formativa innovativa, basata su una didattica modulare flessibile ed integrata.
La prima parte dell’indagine è, quindi, dedicata alla ricognizione, diacronica e sincronica, della letteratura nazionale ed internazionale e delle principali ricerche svolte in ambito psicologico e pedagogico, in materia di bullismo e autoefficacia del docente.
Nella seconda parte, il lavoro illustra, invece, le fasi delle indagini condotte: obiettivi, campionamento, strumenti di ricerca.
Gli ultimi capitoli riguardano, infine, l’analisi dei dati e gli esiti raggiunti, con uno sguardo agli sviluppi futuri in tema di strategie didattiche utilizzabili come facilitazione al lavoro del docente e delle stesse istituzioni nell’impegno assunto per fronteggiare le problematiche del bullismo che gravano oggi, purtroppo in modo crescente, sull’ambiente scolastico
Strategie didattiche inclusive : le nuove tecnologie nell'ICF-CY
Il progetto di ricerca relativo alle “Strategie didattiche inclusive: le nuove tecnologie nell’ICF-CY” è stato realizzato nell’ambito del percorso formativo dottorale con l’obiettivo di valutare quanto la formazione permanente e continua di insegnanti curricolari in servizio nella scuola primaria, secondaria di I e II grado, erogata con modalità blended, su tematiche relative ai Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) possa aver facilitato la progettazione di strategie didattiche inclusive nella prospettiva culturale dell’International Classification of Functioning, Disability and Health for Children and Youth (ICF-CY). l contesto della ricerca ha riguardato gli insegnanti che hanno frequentato il Master in “Didattica e Psicopedagogia per gli alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento” nell’A.A. 2011/2012 presso l’Università degli Studi di Roma Tre del Dipartimento di Scienze della Formazione, organizzato in modalità blended, anche al fine di valutare, a Master concluso, la possibilità per gli insegnanti di costituire delle Comunità di Pratica (CdP) tali da continuare le loro interazioni nell’ottica del LifeLong Learning. Le prospettive teoriche di riferimento, che sono alla base delle ipotesi della ricerca, sono state articolate ed approfondite nei primi cinque capitoli della tesi di dottorato, mentre nel sesto e nel settimo capitolo sono stati descritti gli aspetti metodologici della ricerca e l’analisi dei risultati
La doppia differenza : bambini disabili figli di migranti. Uno studio di caso.
Il progetto di ricerca indaga la condizione di doppia diversità in cui vengono a trovarsi i bambini appartenenti a culture “diverse” che presentano anche una “disabilità”.
I temi della diversità culturale e della disabilità sono solitamente trattati in maniera separata nell’ambito della ricerca pedagogica, rari sono infatti i progetti che indagano gli aspetti problematici della “doppia diversità”: essere straniero ed essere disabile.
La riflessione sui confini della “doppia differenza”, dovrebbe condurre all’identificazione di strategie pedagogiche utili alla riduzione e, nella migliore delle ipotesi, alla prevenzione dello svantaggio derivante da tale condizione, con l’obiettivo di rispondere adeguatamente alla “doppia sfida” che tale condizione pone, a chi accoglie e a chi chiede accoglienza, sia pure con modalità diverse.
Il progetto di ricerca è stato svolto con l’obiettivo di evidenziare le variabili di diversa natura che configurano il fenomeno, le barriere sociali da superare per favorire l’inclusione delle persone doppiamente diverse e i percorsi che possono promuovere l’accompagnamento in chiave pedagogica di tutti gli attori coinvolti nel processo.
Il lavoro, che propone anche un’indagine sul campo, attraverso la conoscenza delle problematiche sottese alla manifestazione della disabilità, pone l’accento sulla possibilità che le difficoltà presentate dai bambini con carattere migrante siano connesse anche al processo migratorio familiare ed alla fatica di sentirsi “doppiamente diversi”, ponendo quindi l’accento sulla necessità di rivisitare i protocolli valutativi utilizzati per la diagnosi di questi bambini e programmare azioni per la promozione dell’inclusione sociale.
Il dialogo interdisciplinare risulta essere uno degli strumenti privilegiati per la realizzazione di tali intenti
Governare la complessità. Un approccio tridimensionale allo studio dei piani di zona: il caso della Regione Lazio.
Il lavoro presentato prende le mosse dalle considerazioni sulle trasformazioni dello Stato sociale e dell’azione pubblica in direzione di un’apertura verso nuovi modelli riconducibili al concetto di public governance collaborativa.
Nello specifico, la ricerca si propone di esplorare i processi di governance che si sviluppano all’interno di dispositivi di programmazione negoziata, quali i Piani di zona. Si tratta di strumenti di governo e regolazione delle politiche socio-assistenziali, introdotti in Italia dalla L.328/00.
L’indagine privilegia l’analisi di un contesto ben preciso, quello del Lazio, selezionando al suo interno alcuni ambiti provinciali e distrettuali secondo le strategie non probabilistiche (purposefull and convenience sample) che caratterizzano la metodologia qualitativa del case study.
In prima analisi, una delle domande cui intende rispondere questo lavoro è relativa al come, al modo in cui si configurano i processi di costruzione dei Piani di zona nel Lazio. Per dare risposta a questo interrogativo si è deciso di lavorare su tre livelli di analisi (da qui la scelta dell’aggettivo tridimensionale nel titolo), volti a ricostruire la dimensione verticale ed orizzontale delle architetture di governance e la loro reciproca influenza.
Le riflessioni analitiche cercheranno, inoltre, di indagare i perché, i diversi fattori esplicativi che hanno condotto allo sviluppo di certi assetti e modelli di governance. In particolare, verranno considerate sia le variabili strutturali che le variabili processuali, al fine di riflettere sulle condizioni organizzative, economiche, istituzionali e politiche che hanno favorito od ostacolato l’affermazione di soluzioni condivise, lo sviluppo armonico del sistema e un atteggiamento cooperativo tra i vari livelli di governo e le diverse tipologie di attori istituzionali e non. Allo stesso tempo, si cercherà di comprendere quanto contano le eredità istituzionali in termini di path dependence; quanto incide l’effettivo coinvolgimento del livello politico; che ruolo ha la leadership istituzionale; quali
strutture amministrative e competenze tecniche favoriscono lo sviluppo della cooperazione e del coordinamento; quanto influisce la tensione tra indirizzo e gestione; che ruolo hanno gli organismi di pianificazione; quali precondizioni favoriscono la partecipazione del tessuto associativo locale.
Le evidenze empiriche ci restituiranno un quadro regionale molto frammentato, in cui la configurazione dei regimi di governance ha una spiccata caratterizzazione locale e non rappresenta affatto l’esito della costruzione sistematica di un modello di sussidiarietà
L'età dei diritti e dei doveri: per un costituzionalismo libero e responsabile
La presente tesi compie un'analisi scientifica sullo stato attuale del costituzionalismo in modo da fornire spunti propositivi per affrontare alcune dei suoi fattori di crisi. Le verifiche operate partono da una visione iniziale del fenomeno del costituzionalismo, di cui ne sono state date definizione, classificazione e caratteristiche proprie. Tra le classificazioni presentate, si evidenziano due fasi: il pre-costituzionalismo e il costituzionalismo, che viene diviso tra costituzionalismo moderno e costituzionalismo contemporaneo. Dopo aver concentrato l’attenzione sull'analisi del costituzionalismo contemporaneo, si sottolinea l'importanza della nascita delle Costituzioni democratiche, l'affermazione dell’Età dei diritti e della istituzione paradigmatica dello Stato costituzionale di diritto per la caratterizzazione di questa attuale fase del costituzionalismo. Tra le costituzioni democratiche, vengono esaminate le realtà dell’Italia e del Brasile. Per quanto riguarda l'età dei diritti, si mette in evidenza il crepuscolo dell'età dei doveri e l'attuazione della nuova età dei diritti. Invero, nel paradigma dello Stato costituzionale di diritto, dopo aver illustrato alcune delle sue caratteristiche principali, si prendono in esame i tre filoni di pensiero teorico: il costituzionalismo positivista, il costituzionalismo principialista e il costituzionalismo garantista. Fatte queste considerazioni, la ricerca si avvia verso alcune delle ragioni della crisi del costituzionalismo contemporaneo, orientando gli studi sugli effetti prodotti dalla globalizzazione per l'esercizio inadeguato della giurisdizione costituzionale e il generarsi di un individualismo “egoista”. Dalla costruzione di alcuni dei problemi attuali del costituzionalismo, si passa a sostenere la necessità di sviluppare una nuova età dei diritti e dei doveri, in modo da consentire l'evoluzione del costituzionalismo contemporaneo verso un paradigma che riconosce l'importanza della libertà e della responsabilità. L'età dei diritti e dei doveri viene prospettata, allora, ben comprendendo l'essenza dell’affermazione dei diritti e dell’importanza dei doveri, come un modo per consentire l'evoluzione del sistema stesso per la possibile equivalenza tra diritti e doveri. Attraverso queste considerazioni, la riflessione è fatta al fine di costruire un'idea di costituzionalismo libero e responsabile. In questo nuovo paradigma, si esprime la necessità di portare avanti un piano principiologico fondamentale dove la libertà e l'uguaglianza dialogano al meglio con la solidarietà. I fondamenti ideologici vengono presentati, con la riflessione su poteri e controllo, in relazione a libertà, uguaglianza e solidarietà e, in ultimo, alla democrazia. In questo senso, vengono fornite tre proposte aventi impatto considerevole sul costituzionalismo contemporaneo. La prima, formale-spaziale, che si occupa di diritto transnazionale. La seconda, sistematico-interpretativa, che cerca di difendere l'integrità del diritto; la terza, sostanziale-temporale, che pone una visione di maggiore responsabilità del diritto. Le ripercussioni teoriche finali sono fatte tenendo in particolare attenzione la solidarietà e la connessione tra diritti e doveri. Le conclusioni vengono tratte al fine di sostenere la tesi della possibile equivalenza tra diritti e doveri.
Parole-Chiavi: Costituzionalismo. Età dei diritti. Costituzionalismo contemporaneo. Crisi. Età dei diritti e dei doveri. Costituzionalismo libero e responsabile
Consolidated financial statements according to IAS/IFRS: recent innovations : what's new under IFRS 11? Evidence from an italian case study
In May 2011, the International Accounting Standards Board (IASB) issued a set of new International Financial Reporting Standards (IFRSs) which are effective for annual periods beginning on or after 1 January 2013: (i) IFRS 10 Consolidated Financial Statements, (ii) IFRS 11 Joint Arrangements, and (iii) IFRS 12 Disclosure of Interests in Other Entities.
The European Union (Regulation No 1254/2012) endorsed these standards and it has established that each company shall apply them, at the latest, as from the commencement date of its first financial year starting on or after 1 January 2014.
In particular, this thesis focuses on the new requirements established by IFRS 11. This new standard supersedes IAS 31 Interests in Joint Ventures and SIC-13 Jointly Controlled Entities – Non-Monetary Contributions by Venturers and applies to all entities that are party to a joint arrangement (while all of the disclosure requirements for joint arrangements are included in IFRS 12).
By issuing IFRS 11, the IASB introduced an overhaul of the existing accounting for joint arrangements. In this regard, management should carefully evaluate the new requirements, as they may have a significant impact on how an entity can present its income statement and balance sheet.
The innovations established under IFRS 11 mainly regard two aspects: (i) the classification (and the accounting requirements) now focus on rights and obligations of the parties as criteria for demarcation between joint operations and joint ventures; (ii) the accounting option for joint ventures has been eliminated; consequently, all joint ventures have to be recorded in the consolidated financial statements using the equity method (IFRS 11.24).
In this regard, this thesis aims to analyse the new criteria established under IFRS 11 and to investigate its effects on consolidated financial statements.
Since the application of IFRS 11 is not at full speed within the EU, complete empirical researches are not possible right now. In fact, the annual reports of the entities applying IFRS 11 are not available at this stage, so we cannot be certain about the effects of adopting the standard. However, initial empirical evidence of the effects of IFRS 11 on consolidated financial statements are provided in the last chapter of this thesis through a case study. To this end, it is illustrated how an international Group dealt with all the phases that had led to the implementation of this new standard. Moreover, thanks to the data of the Group interim financial report, it is also illustrated the impact of IFRS 11 on the main key performance indicators
Le indagini informatiche nel processo penale
Il crescente utilizzo, nell’era moderna, di strumentazione informatica e telematica per la trasmissione, ricezione ed elaborazione di informazioni ha comportato che, mediante tali apparati, si veicoli quotidianamente una mole enorme di dati, molti dei quali di sicura importanza per l’accertamento di fatti di reato. E così, tali apparecchiature sono diventate oggetto di interesse investigativo da parte delle Procure della Repubblica e della polizia giudiziaria; alle prime, pionieristiche indagini aventi ad oggetto floppy disk si sono, in seguito, sostituite attività sempre più complesse, richiedenti competenze tecniche specifiche e sofisticate, fino ai recentissimi metodi di analisi dei dati contenuti in un sistema di cloud computing.
La presente ricerca nasce, in effetti, dalla constatazione che, al giorno d’oggi, l’acquisizione, l’analisi e la gestione di dati digitali rappresentano tappe obbligate nella stragrande maggioranza delle indagini penali. Di qui, il tentativo di fornire una ricostruzione sistematica delle indagini informatiche, che svisceri gli aspetti di novità del tema e che proponga possibili soluzioni rispetto alle rinnovate problematiche originate da un crescente attrito tra garanzie difensive dell’indagato e uso di nuove tecnologie nella ricerca della prova.
Il lavoro si compone di quattro capitoli. Il primo individua i protagonisti dell’indagine informatica. In particolare, viene posto in rilievo come alla peculiarità della tecnica investigativa impiegata corrisponda l’esigenza di accentrare i poteri d’indagine e, di conseguenza, coniare apposite regole in materia di attribuzioni del pubblico ministero e competenza del giudice. Vengono, poi, illustrati i poteri della polizia giudiziaria, con precipuo riguardo alle attività di contrasto consentite nell’ambito di indagini per alcuni delitti contro la persona di cui al Libro II, Titolo XII del codice penale. Infine, si evidenzia il ruolo accresciuto dell’esperto, per poi esaminare, in chiave critica, le ridotte facoltà concesse alla difesa dell’indagato.
Il secondo capitolo entra nel dettaglio degli strumenti investigativi utilizzati dall’accusa nell’ambito di indagini in ambiente digitale, così come plasmati dalla L. 48/2008. La ricognizione del corpus normativo risultante dalla modifica prende le mosse da da due opzioni di fondo operate dal riformatore: da un lato, adattare la fisionomia di istituti già esistenti – senza coniarne nuovi –, affinché possano essere impiegati anche nell’ambito delle indagini informatiche; dall’altro lato, incentrare sui canoni della genuinità e della non alterazione del dato l’attività di ricerca della digital evidence.
L’attenzione si sposta, quindi, sui singoli mezzi di ricerca della prova. Segnatamente, dopo aver delineato il perimetro di applicazione delle nuove ispezioni e perquisizioni informatiche, la ricerca si sofferma sul sequestro di materiale informatico, inclusa l’ablazione di corrispondenza informatica, con particolare riguardo alle sue effettive modalità pratiche (bit-stream image) di realizzazione. All’esito di tale indagine, la bit-stream image è ricondotta al genus dei sequestri – sia pure sui generis – e si conclude per la sussistenza, in capo al soggetto cui è stata sottratta e poi restituita l’attrezzatura informatica, dell’interesse ad impugnare il decreto di sequestro, qualora duplicato del materiale digitale sia ancora in possesso della pubblica accusa.
L’ultima parte del secondo capitolo tratta dell’apprensione di dati digitali in tempo reale. È fornita una trattazione esauriente che, partendo dalle intercettazioni telematiche, giunge al confutare la legittimità di quel particolare strumento investigativo di recente emersione denominato, dalla giurisprudenza, captatore informatico.
Il terzo capitolo riguarda l’indagine informatica urgente e, in dettaglio, le attività che la polizia giudiziaria può compiere ai sensi delle disposizioni contenute nel Libro V, Titolo IV del codice di rito. Particolare attenzione è dedicata alla vexata quaestio della ripetibilità o meno delle operazioni tecniche di analisi del dato digitale, con specifico riguardo all’inquadramento giuridico di simili attività nei rilievi o negli accertamenti tecnici ripetibili o irripetibili. Infine, si approfondisce la disciplina relativa alla custodia e alla conservazione del dato digitale nell’intervallo tra l’acquisizione del dato o dei supporti e l’analisi di questi ultimi; vengono, altresì, esaminate le attività da compiere, da parte degli ausiliari del pubblico ministero, a seguito dell’espletamento di simili attività.
Il quarto capitolo affronta, dapprima, il dibattuto ed attuale tema della acquisizione di dati di traffico conservati dal fornitore di servizi di comunicazione elettronica, passaggio essenziale verso l’identificazione dell’autore di una condotta criminosa posta in essere in ambiente Internet. Una analisi approfondita della sentenza 8 aprile 2014 della Corte di Giustizia Europea sulla data retention offre lo spunto per sconfessare quella tesi secondo cui, nelle investigazioni in ambito digitale, il fine (l’indagine su fatti criminosi, anche gravissimi) giustificherebbe i mezzi (la reiterata violazione o compressione di diritti e garanzie individuali).
In seguito, è approfondito il problema del rapporto fra diritti fondamentali e garanzie difensive, da un lato, e la necessaria invasività delle indagini informatiche nella sfera individuale, dall’altro, nell’ottica di individuare le ripercussioni di tale conflitto sul terreno dell’invalidità della prova informatica. Di qui, viene ricostruito il mosaico degli indirizzi, dottrinali e giurisprudenziali, circa la possibile teorizzazione di una prova digitale “incostituzionale”.
Rimanendo nel campo delle patologie processuali, da ultimo, si risponde al quesito, assai dibattuto a causa del silenzio sul punto della disciplina legislativa, circa il trattamento riservato alle risultanze probatorie raccolte in spregio ai requisiti della genuinità e non alterazione del dato informatico. Nel dettaglio, ci si propone di verificare se possa ravvisarsi, in tale ipotesi, un qualche vizio della prova, di quale tipologia e con quali effetti sanzionatori. L’esito di simile ricerca porta a riconoscere l’esistenza di un divieto d’uso dell’elemento di prova informatico acquisito senza il rispetto delle prescrizioni poste dalla L. 48/2008 e, dunque, a ravvisare la sanzione dell’inutilizzabilità a presidio della corretta raccolta del dato digitale.
Più in particolare, si afferma che le interpolazioni della L. 48/2008 hanno inteso porre divieti di acquisizione, sia pure impliciti, in relazione alla natura o all’oggetto della prova digitale, a tutela della natura volatile della prova informatica da possibili involontarie contraffazioni; di qui, la necessaria espunzione dal procedimento di materiale probatorio inquinato
I reati di agevolazione
La tesi dal titolo “I reati di agevolazione” della dottoressa Emmanuela Marini, dottoranda del XXVII ciclo della Sezione “Sistemi Punitivi e garanzie costituzionali- Area: Diritto Penale”, assume, quale tema di studio, l’analisi del concetto di agevolazione penalmente rilevante. Nozione, quella dell’istituto in esame, di difficile delimitazione e descrizione contenutistica. Agevolare significa, innanzitutto, “aiutare”, “favorire” o, più semplicemente, “facilitare un altro soggetto nell’attuazione di un’opera”; termini, questi ultimi, impiegati dalla dottrina penalistica per definire forme di partecipazione criminosa che, nell’economia della realizzazione concorsuale, hanno un ruolo secondario o, comunque, di non preminente rilievo.
Nel primo capitolo della tesi si procede all’inquadramento del concetto di agevolazione penalmente rilevante, definendone i requisiti essenziali. Si parte dal riscontrato carattere relazionale della condotta di agevolazione. Il precipitato logico di tale affermazione va identificato nell’alterità soggettiva e nella presenza di due condotte interagenti, di cui una, quella di agevolazione, ha carattere accessorio, e secondario, rispetto a quella principale.
Si delinea quindi l’ubi consistam della condotta di agevolazione: punto di partenza viene individuato nell’analisi del dato positivo; si ha riguardo, vale a dire, alle ipotesi di parte speciale nelle quali compare, esplicitamente, la condotta di agevolazione contrapposta a diverse condotte espresse in termini di “procurare” o “rendere possibile”. Le locuzioni da ultimo ricordate fanno appello al concetto di condizionamento necessario dell’altrui condotta ai fini della perpetrazione di un fatto illecito; in caso di loro eliminazione il fatto di reato non potrebbe, in definitiva, avere attuazione. L’ausilio fornito dall’agevolatore si estrinseca, invece, in “qualcosa in meno” rispetto alle condotte di condizionamento necessario (a titolo esemplificativo si riportano gli artt. 254, 259 c.p.); il supporto apprestato rende più semplice la realizzazione dell’impresa criminosa da parte dell’autore della condotta principale, il quale potrebbe però, in via ipotetica, raggiungere il medesimo risultato autonomamente. Nell’elaborato si passano poi in rassegna le fondamentali tesi elaborate in dottrina, ed in giurisprudenza, a definizione della condotta agevolatrice; tesi preordinate alla descrizione del concetto di agevolazione prettamente in ambito concorsuale. Il concetto ivi delineato è, tuttavia, utile anche per lo studio della condotta di agevolazione prevista nelle specifiche ipotesi di parte speciale. Prima fra tutte si esamina la teoria che tende a delineare l’agevolazione quale condizione necessaria all’esecuzione dell’offesa così come -concretamente- verificatasi nelle sue effettive modalità di attuazione, per poi giungere all’analisi della nota teoria della causalità agevolatrice evidenziandone i relativi punti di criticità.
Nel secondo capitolo della trattazione si provvede ad analizzare le fattispecie di parte speciale nelle quali si sancisce la punibilità in forma espressa della condotta di agevolazione, raccogliendo le varie ipotesi in un modello a struttura tripartita. Si analizzano quindi le principali fattispecie di parte speciale nelle quali l’agevolazione accede ad un’altrui condotta illecita, quelle in cui la medesima accede ad un fatto penalmente irrilevante, ed infine le ipotesi in cui l’agevolazione rappresenta il fine di una condotta penalmente significativa.
Nel terzo capitolo si procede allo studio, nel dettaglio, delle ipotesi di agevolazione colposa ad un altrui fatto di reato, evidenziando le peculiarità strutturali delle fattispecie in esame ed il loro controverso inquadramento dogmatico.
Nel quarto capitolo si cerca quindi di delineare il concetto di agevolazione penalmente rilevante nell’ambito del concorso di persone: lo si tratteggia quale contributo non condizionante, in termini di necessità, la produzione dell’offesa. Punto fermo dell’analisi va identificato nella conclusione secondo cui l’agevolazione non è condicio sine qua non della perpetrazione del fatto illecito; la condotta in esame consiste, difatti, nella sola semplificazione dell’esecuzione dell’illecito da parte di un altro soggetto che, in ragione dell’ausilio fornito, ha meno difficoltà nella concretizzazione dell’offesa.
La quinta parte della tesi è dedicata all’analisi delle prospettive de lege ferenda che hanno interessato, essenzialmente, la disciplina della condotta concorsuale di agevolazione. Si analizzano quindi i recenti Progetti di riforma del codice penale, proponendone una panoramica tesa al rilievo di spunti utili a tratteggiare, in modo più definito, i confini della condotta di agevolazione penalmente rilevante.
L’intero elaborato è finalizzato all’enucleazione di una nozione di agevolazione che si dimostri compatibile con i principi fondamentali dell’ordinamento penale: primo fra tutti quello di necessaria offensività del fatto, nonché quello di personalità della responsabilità penale sancito ai sensi dell’art. 27 della Costituzione. Si procede perciò allo studio della nozione di agevolazione, di sovente caratterizzata da una generica e non sufficientemente delimitata formulazione, elaborata dalla giurisprudenza, tanto di merito che di legittimità, procedendo al suo vaglio critico alla luce dei principi citati. Il lavoro si concentra poi sulla valutazione di tutte quelle formule di rito a definizione dell’agevolazione, spesso riscontrabili nella prassi giurisprudenziale, espresse in termini di “semplificazione, rafforzamento o facilitazione -lato sensu intesa- dell’altrui esecuzione di un fatto illecito”, onde vagliare se esse siano effettivamente fruibili dagli operatori del diritto o si risolvano, al contrario, in vuote enunciazioni standardizzate (i.e. formule di stile). Formule, quest’ultime, che, a seguito di un’approfondita osservazione, non sembrano permettere un reale apprezzamento, ed una consequenziale verifica in concreto, della portata offensiva della condotta di agevolazione alla stregua dei principi costituzionali sopra ricordati.
La ricostruzione degli esatti limiti dell’agevolazione penalmente significativa impinge nella difficile delimitazione del minimum di condotta punibile rilevante ai sensi dell’art. 110 c.p. La corretta impostazione della problematica in esame auspica una definizione precisa dell’agevolazione penalmente rilevante, onde evitare che alla stessa si ricorra per inquadrare polimorfe forme di partecipazione in modo, sostanzialmente, indifferenziato.
A tal fine sembra potersi condividere l’impostazione che ravvisa nell’agevolazione una condotta causalmente incidente sulla realizzazione dell’evento giuridico, in termini di condizionamento dell’effettiva attuazione del fatto. Il contributo agevolativo rilevante deve poter esser definito mediante l’utilizzo di parametri certi, onde non accontentarsi di una verifica, su base prognostica, avente ad oggetto l’attitudine dell’ausilio fornito a favorire la perpetrazione del fatto. Sembra a tal riguardo opportuno valutare l’efficienza eziologica del contributo apprestato nell’economia del fatto, facendo appello ad un criterio oggettivo che permetta di ritenere la condotta dell’ausiliatore comunque dotata di un apprezzabile contenuto di offensività