Archivio Aperto di Ateneo
Not a member yet
    5899 research outputs found

    Gli automatismi legislativi nella giurisprudenza costituzionale

    No full text
    L’Autore indaga il particolare fenomeno degli automatismi legislativi nella giurisprudenza costituzionale, riferendosi, con tale espressione, a quelle norme dichiarate incostituzionali in quanto il rigido rapporto di consequenzialità tra protasi e apodosi (se a allora deve essere b) risulta comprimere irragionevolmente un diritto. L’analisi dell’ampio corpus giurisprudenziale è svolta dividendo le decisioni della Corte costituzionale in due grandi gruppi: il primo che comprende le sentenze nelle quali la valutazione di costituzionalità è condotta sulle basi razionali della disciplina delle rigide previsioni di legge; il secondo avente ad oggetto quelle decisioni nelle quali la Corte ha superato l’automatismo legale, poiché la normativa, seppur in assoluto – e per sua espressa ammissione – non incostituzionale, risultava assolutamente inidonea all’adeguata e concreta tutela di un principio costituzionale. Decisioni, queste ultime, che per la maggior parte, e non a caso, fanno applicazione del principio del preminente interesse del minore ed arrivano a sanzionare l’inadeguatezza della norma rispetto al caso concreto. In tale contesto, trova spazio anche l’analisi del diverso ruolo che il fatto assume nelle due sotto-categorie utilizzate. Nella parte centrale dello studio l’Autore propone una lettura unitaria del fenomeno, muovendo dalla convinzione che la giurisprudenza costituzionale studiata affermi la necessità che il soggetto chiamato ad applicare il diritto debba sempre poter connotare, ovverosia comprendere, le caratteristiche particolari ed accidentali del caso concreto al fine di evitare applicazioni irragionevoli della norma. Nell’ultima parte viene illustrato il peso che, nell’intera vicenda, ha il principio di supremazia costituzionale, il quale, operando come forma di delegittimazione della legalità legale, induce a riconsiderare quelle teorie che da tempo configurano la legislazione un’attività funzionalizzata allo sviluppo e all’attuazione della Costituzione. Il lavoro si chiude con l’indicazione delle implicazioni che il tema ha sulla teoria costituzionale e in particolar modo su una teoria che si fonda su una visione assiologicamente orientata dell’ordinamento

    La costruzione di un diritto penale europeo attraverso la previsione di una Procura europea

    No full text
    Come è noto l'idea di un “diritto penale europeo” si fa strada formalmente con il trattato di Amsterdam e quindi con la creazione del pilastro “sicurezza e giustizia” in un momento in cui la dimensione aperta dei nostri stati e il moltiplicarsi di reati transnazionali aveva fatto emergere l'inadeguatezza dei nostri sistemi repressivi. Nasce quindi l'idea di uno spazio europeo di giustizia. Tale breccia aperta negli ordinamenti nazionali, per garantire una efficacia piena delle norme del diritto europeo, fu solo in parte un successo. Fin dai primi momenti numerose furono le difficoltà ad integrare i diversi sistemi giuridici, diffidenti e con peculiarità nazionali. La materia penale non era oggetto di intervento diretto dell'Unione, il Terzo pilastro, come è noto, si occupava soltanto di cooperazione penale con il limitato obiettivo di favorire l’efficace integrazione tra gli ordinamenti e adozione di atti normativi finalizzati all'armonizzazione tra i diversi sistemi come accaduto per il mandato d'arresto europeo. Con il trattato di Lisbona il quadro di originaria chiusura della legislazione europea nei confronti del diritto penale muta sensibilmente. Da molti si sostiene che avviene, almeno sulla carta, una vera e propria rivoluzione. Il Trattato prevede la possibilità di adottare direttive vincolanti per gli ordinamenti nazionali contenenti norme minime per reati di particolare rilievo e dimensione transnazionale. Si prevede inoltre, per gli stati membri anche la necessità di adottare sanzioni penali effettive, proporzionate e dissuasive per le persone fisiche con indicazione di soglie minime e massime di punibilità, termini prescrizionali comuni, responsabilità delle persone giuridiche. In questo percorso ha rivestito un ruolo fondamentale il dialogo tra le Corti nazionali e la Corte di Giustizia che sarà approfondito anche in riferimento a recenti sentenze. I dubbi sono ancora molti, ma il cammino verso un diritto penale europeo sembra inarrestabile

    EU member states’ reaction to international child abduction

    No full text
    Le recenti evoluzioni e rivoluzioni nello scenario socio–politico europeo, la crisi economica vissuta oramai da qualche tempo a livello internazionale, i nuovi venti di guerra e i quotidiani allarmi terroristici che scuotono i confini e il cuore del Vecchio Continente hanno portato l’Unione europea, i suoi cittadini e i suoi Stati membri a confrontarsi, oggi ancor di più rispetto a prima, con un fenomeno migratorio interno ed esterno senza precedenti. Ciò è da attribuirsi in primis alla crescente mobilità dei cittadini degli Stati membri che, nell’esercizio delle loro libertà fondamentali, decidono con frequenza sempre crescente di trasferirsi, a titolo definitivo o temporaneo, in altri Stati, europei e non, in cerca di opportunità lavorative, di studio o per ragioni sentimentali, familiari e personali. Il secondo fattore, per numero e rilevanza, riguarda il costante flusso migratorio che annualmente spinge in Europa più di un milione di immigrati per motivi di studio, lavoro o di famiglia, i quali di frequente finiscono con lo stabilirsi in maniera definitiva in uno Stato membro e ivi formarvi una famiglia. A questi si aggiungono, poi, un numero drammaticamente crescente di richiedenti asilo, in fuga da conflitti armati, persecuzioni, genocidi, disastri umanitari e guerre etnico-religiose, che si riversano sulle sponde europee nella speranza di un futuro nuovo e migliore. Questa nuova Europa, rectius Unione, è pertanto inesorabilmente destinata a diventare sempre più multietnica, plurireligiosa e multiculturale, miscela e palcoscenico di confronto (se non di potenziale scontro) tra popoli e tradizioni eterogenei, religioni e usanze distanti, consuetudini e costumi giuridici e sociali tanto diversificati tra loro. Dinnanzi alla conseguente diffusione di una pluralità di modelli e istituti di diritto familiare e successorio, più o meno distanti rispetto a quelli tradizionali e nazionali, al crescente numero di controversie transfrontaliere, e a un contesto normativo e giurisprudenziale in perenne evoluzione e mutamento, i rimedi offerti dai sistemi nazionali di diritto internazionale privato si sono rivelati aimè inadeguati; ciò a causa dell’incerta ed eterogenea determinazione della competenza giurisdizionale e individuazione della legge applicabile alle singole controversie transnazionali, nonché delle barriere frapposte all’automatico e/o semplificato procedimento volto al riconoscimento e/o all’esecuzione di provvedimenti giudiziali, atti pubblici e transazioni in materia familiare e successoria formati oltre confine. Degna di riflessione appare la circostanza, niente affatto casuale, che l’interessamento del Legislatore europeo verso la materia familiare e successoria sia coinciso temporalmente con la più grande crisi economica dal dopo guerra. Forse, come sottolineato da eminenti studiosi, è stata proprio quest’ultima a determinare il superamento degli ostracismi nazionali e a favorire la confluenza della volontà degli Stati membri, o almeno di una maggioranza di essi, verso la necessaria corroborazione degli strumenti di tutela transnazionale e di cooperazione inter-giudiziale. La presa di coscienza da parte degli Stati dell’Unione e la conseguente percezione dell’urgente necessità di trovare una risposta unica e comune a tali problematiche ha portato, negli ultimi tre lustri, alla creazione e al rafforzamento di strumenti internazional-privatistici e di cooperazione volti, in primis, a garantire il mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziali nei principali settori del diritto successorio e di famiglia – tra cui filiazione, allentamento e/o scioglimento del vincolo matrimoniale, regimi patrimoniali, obbligazioni alimentari e responsabilità genitoriale – e, in secundis, alla determinazione della competenza giurisdizionale e della legge applicabile alle controversie transfrontaliere attraverso criteri predeterminati e condivisi, tra i quali assumono una posizione apicale l’autonoma scelta delle parti e il criterio dinamico della residenza abituale. Tale rinnovato processo normativo è stato caratterizzato dall’abbandono dell’allora tradizionale strumento intergovernativo del trattato, un tempo necessario a causa della mancanza di competenza della Comunità e subordinato all’adesione e alla ratifica da parte dei singoli Stati partecipanti, in favore del crescente e privilegiato ricorso allo strumento del regolamento comunitario, la cui adozione in ambito familiare è stata resa possibile grazie alla nuova base giuridica offerta dall’art. 81 TFUE. Tali regolamenti, in determinati casi, si sono affiancati a previgenti convenzioni di diritto internazionale privato, complementandone il dettato normativo, mentre, in altri, hanno inciso per la prima volta, in maniera più o meno mediata, su materie e istituti considerati tradizionalmente prerogativa esclusiva del Legislatore nazionale. Tra questi si annoverano il regolamento c.d. di Bruxelles II bis, che introduce norme uniformi in tema di competenza giurisdizionale, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e di responsabilità genitoriale; il regolamento n°1259/2010, adottato attraverso il necessario e inedito ricorso alla cooperazione rafforzata, avente il fine di assicurare l’individuazione rapida e intuitiva e la scelta da parte dei coniugi della legge applicabile a procedimenti di allentamento e scioglimento del vincolo matrimoniale; il regolamento n°4/09, relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni e alla cooperazione in materia di obbligazioni alimentari; le due proposte di regolamento in tema di regime patrimoniale dei coniugi e di effetti patrimoniali delle unioni registrate, la cui adozione tuttavia si è rivelata ad oggi impossibile a causa del mancato raggiungimento del necessario e unanime consenso degli Stati membri; nonché, incidenter tantum, il regolamento n°650/2012, in tema di legge applicabile, riconoscimento ed esecuzione degli atti successori, l’unico per la cui adozione è stato possibile ricorrere alla base normativa dell’art. 81, par. 2 TFUE, aggirando in tal modo l’ostacolo del requisito dell’unanimità. Il presente lavoro tenta dunque di analizzare il quadro normativo attuale di diritto internazionale privato dell’Unione europea, offrendo un’analisi comparatistica, sistemica, teleologica e testuale delle discipline dettate dai suddetti regolamenti internazional-privatistici di famiglia dell’Unione, al fine di individuare e valutare l’esistenza e l’efficacia di scelte diffuse e coerenti adottate dal Legislatore in tema di competenza giurisdizionale, esecuzione, riconoscimento e legge applicabile e di interrogarsi conseguentemente sulla possibile, e forsanche già avvenuta, nascita di un diritto di famiglia europeo e/o di un unico e unitario sistema di diritto internazionale privato di famiglia dell’Unione europea. Ampio spazio è altresì dedicato all’analisi permeante della giurisprudenza, spesso creativa, delle corti europee e, in misura minore, dei tribunali nazionali, nell’interpretazione e applicazione dei regolamenti in oggetto. L’eterogenea posizione assunta da operatori e teorici del diritto circa l’opportunità e le concrete modalità attraverso cui regolamentare sistematicamente e uniformemente il diritto internazionale di famiglia in seno all’Unione rendono l’oggetto della presente ricerca il terreno di una delle sfide più affascinanti sul quale gli ordinamenti nazionali e il Legislatore europeo sono chiamati oggi a confrontarsi. Il successo, o fallimento, dipenderà dal modo in cui questa Unione sarà in grado di affrontare molteplici e nuove sfide non più legate a questioni attinenti esclusivamente al funzionamento del Mercato interno, bensì all’organismo embrionale su cui ogni società si fonda e in cui i singoli individui trovano rifugio in tempi di crisi: la famiglia. Da ultimo, il presente lavoro è arricchito da un Annex, redatto in lingua inglese, avente ad oggetto la disamina della disciplina europea della c.d. International Child Abduction, basata su un’analisi del dettato normativo vigente e del rapporto di complementarietà intercorrente tra la Convenzione dell’Aja del 1980 sulla sottrazione internazionale dei minori e il regolamento n°2201/03, nonché su un’indagine critica sulle origini, i motivi e le conseguenze della frattura, ancorché parzialmente ricomposta, verificatasi nella giurisprudenza delle Corti europee

    Le nuove forme di intervento dello Stato nell'economia - gli investitori istituzionali di lungo periodo.

    No full text
    L’evoluzione che ha caratterizzato gli ordinamenti nazionali degli Stati europei ha dato origine ad una concezione minimalista del ruolo dello Stato nell’economia. L’impostazione “mercato-centrica” delle politiche normative dell’Unione europea ha lasciato, per molto tempo, preludere ad un graduale abbandono da parte degli stati degli strumenti di intervento pubblico diretto nell’economia, a favore di più tenui poteri di regolazione. Questa premessa, ancorché sostenibile in base ad un’analisi limitata al dato teorico-normativo, non sembra trovare riscontro se invece si realizza un’analisi sul piano empirico. Quest’ultima testimonia come, in realtà, vi sia un evidente disallineamento tra la progressiva opera di “depotenziamento” dei poteri degli Stati, e le necessità contingenti che al contrario ne reclamano sotto varie declinazioni l’intervento. L’esempio magistrale di queste necessità contingenti è rinvenibile nella crisi economica del 2008, che ha messo a nudo le carenze del mercato, e l’inadeguatezza delle misure poste a tutela della propria economia da parte dell’Unione europea. Ciò ha testimoniato che, a fronte di un panorama economico che ha perso la dimensione nazionale, non vi è stata una corrispondente traslazione verso l’alto dell’esercizio della sovranità, venendo a mancare, di conseguenza, un centro istituzionale di riferimento che possa permettere di qualificare il nostro panorama giuridico ed economico come globale. I soggetti deputati alla soddisfazione, in ultima istanza, degli interessi a protezione necessaria dei propri cittadini sono rimasti i singoli Stati, tuttavia, spogliati della pienezza della propria sovranità. Alcuni Stati, che potremmo definire di fatto leader dell’Unione europea, si sono tuttavia dotati di strumenti idonei a veicolare interventi al fine di soddisfare le esigenze dei propri cittadini, e a tutela della propria economia. Si tratta di strumenti caratterizzati da una particolare agilità, che muovendosi tra le maglie della disciplina europea sono riusciti a farsi portatori di rilevanti investimenti a sostegno delle economie nazionali. Il presente lavoro ha ad oggetto lo studio di queste figure, al fine di esaminarne la portata innovativa e di collocarle coerentemente nell’ambito ordinamentale. Questi enti, definiti “investitori di lungo periodo” o “banche di promozione nazionale” costituiscono un soggetto ibrido che è ormai maturo per uno studio organico. L’analisi sarà fondamentale anche al fine di individuare la legittimazione del ruolo svolto da questi organismi, anche a livello europeo, nell’ambito delle nuove misure di intervento a fronte dell’evoluzione imposta dalla crisi, che sembrano coinvolgerli in molteplici direzioni

    Incentivare la motivazione professionale degli insegnanti

    No full text
    La tesi dal titolo “Incentivare la motivazione professionale degli insegnanti”, rende conto del lavoro di studio, ricerca empirica e riflessione svolto nel corso del triennio dottorale 2013 - 2015. L’oggetto di indagine, la motivazione professionale degli insegnanti in servizio, è stato studiato partendo dalla letteratura di riferimento e adottando un approccio qualitativo per l’indagine empirica. Sono stati intervistati (intervista semi-strutturata e Focus group) alcuni docenti e Dirigenti operanti all’interno di Istituti scolastici statali di ogni ordine e grado, selezionati in base alle varie zone di ubicazione nella città di Roma. La stesura della tesi segue una suddivisione logica, organizzata in due parti fondamentali, ed è corredata di un’introduzione che sinteticamente spiega le ragioni della scelta dell’argomento: 1) La prima parte (pp. 9-142) presenta il quadro teorico multiprospettico: le teorie pedagogiche (Capitolo 1), sociologiche (Capitolo 2) e psicologiche (Capitolo 3) che, sebbene distinte e separate, sono strettamente connesse sia a livello concettuale che empirico. 2) La seconda parte (pp. 143-246) descrive lo svolgimento della ricerca empirica (Capitolo 4), la metodologia di analisi dei dati rilevati e la loro interpretazione, con riferimenti al quadro teorico (Capitolo 5). Seguono le Considerazioni conclusive e la Bibliografia. I tre obiettivi della ricerca sono stati raggiunti: - conoscere le opinioni degli insegnanti sulla motivazione professionale; - conoscere le principali cause di motivazione e demotivazione professionale; - rilevare le loro proposte per incentivare la motivazione L’aspetto originale della presente ricerca è individuabile nelle proposte avanzate dagli insegnanti e dai Dirigenti scolastici, in quanto attori dei processi formativi che vantano una significativa esperienza di lavoro sul campo, conoscono le dinamiche e le problematiche inerenti alla loro professione e sanno come si dovrebbe intervenire per incentivare la motivazione, che è correlata alla qualità dell’istruzione

    La cura. Riflessioni pedagogiche

    No full text
    I contributi filosofici, etici e medico-antropologici analizzati in questo studio hanno reso evidente una corrispondenza di interpretazioni relative al concetto di cura e sono stati fecondi per una rilettura di tale concetto in chiave pedagogica. Parlare di cura in ambito pedagogico, alla luce di questi studi, vuol dire considerarla avulsa dalla più immediata collocazione insieme alla pratica educativa. O meglio, per poter parlare con più contezza di pratica di cura educativa è stato importante, per questo studio, andare a ricercare le origini di tale concetto. Il percorso di studio infatti ha preso le mosse dalle origini, dal mito fino ad arrivare alla riflessione filosofica di stampo prettamente fenomenologico. Attraverso il pensiero di Martin Heidegger, infatti, la cura è stata declinata nei suoi modi positivi e difettivi offrendo spazi di riflessione critica utili a comprendere in che modo e in quali contesti si può parlare di “cura autentica”. Inoltre la filosofia, con Michel Foucault, si è messa al servizio della pedagogia per spiegare le ragioni storiche e filosofiche della pratica della cura di sé, principio fondamentale per ogni pratica di cura nei confronti dell'altro. Infine il percorso filosofico ha confermato l'importanza dell'empatia, affrontata in modo precipuo da Edith Stein, nel processo di cura che vede impegnata una necessaria presenza duale nei contesti di cura: la relazione. In un secondo tempo la ricerca ha trovato come spazio di riflessione quello dell'etica della cura. Il movimento femminista degli anni Ottanta apre, come abbiamo visto, una feconda riflessione circa un concetto di cura. Viene fatta luce sull'importanza della cura come esigenza morale e come punto di partenza per ripensare un'etica diversa proponendo il passaggio da un'etica astratta e dogmatica a un'etica della cura, fondata sulle relazioni interpersonali e sulla cura, pratica per eccellenza del mondo femminile. L'ultima dimensione indagata è quella medica e antropologica. Parlare di cura in questo contesto vuol dire collegarla direttamente ad un campo prettamente scientifico e tecnicistico. Ma nonostante questa facile connotazione l'analisi delle diverse teorie prese in esame ha portato alla produzione di riflessioni pedagogiche che vedono la cura agita nei contesti medici molto più vicini ad ambiti “umanistici” di quanto si possa pensare

    Il New Public Management e la libertà di scelta A partire dalle riforme del Servizio sanitario italiano e inglese

    No full text
    L’analisi del New Public Management come modalità di risposta alla crisi finanziaria e di legittimazione che i sistemi di welfare europei conoscono negli anni Novanta e poi come quadro orientativo della ricalibratura delle odierne politiche sociali costituisce l’oggetto del lavoro svolto in questi anni. I moderni sistemi di welfare hanno origine negli ultimi decenni dell’Ottocento e il loro percorso di sviluppo è segnato da lunghe lotte e difficili compromessi. La crisi economica dei primi anni Settanta si traduce anche in una crisi del welfare, che farà sentire i suoi effetti determinando quella che nella letteratura di settore è stata definita come una fase di “rallentamento” (Borzaga, Fazzi) o “ricalibratura” (Ferrera). Negli anni successivi il convergere di fattori economici, sociali ed endogeni rende ineludibile l’esigenza di una riconfigurazione complessiva dei sistemi di sicurezza sociale in termini funzionali, distributivi e normativi (Ferrera). E’ in questa fase di riconfigurazione delle politiche sociali che il New Public Management emerge come una delle risposte, o meglio, come la risposta egemonica - seppure condizionata dai contesti nazionali– alla crisi. Questo lavoro è costruito attorno a tre linee direttrici e la prima è costituita proprio dal New Public Management. L’analisi del fenomeno, sia nella sua configurazione teorica sia nelle sue manifestazioni pratiche, ha da subito evidenziato nella libertà di scelta uno dei suoi temi più ricorrenti, tale da poter essere utilizzato come elemento chiave per una lettura critica dello stesso, delle motivazioni che hanno determinato il successo e dei limiti di una teoria che sembra porsi in contrasto con i fondamenti stessi del “modello sociale europeo”. La seconda linea direttrice, dunque, è rappresentata dalla libertà di scelta, in nome della quale sono state portate avanti riforme che si muovono fondamentalmente nella direzione di un’apertura dei sistemi di welfare al libero mercato. Il senso di questa operazione diviene più comprensibile se si considera che il concetto di libertà si offre come un luogo di osservazione privilegiato per comprendere queste trasformazioni, perché ha da sempre costituito un elemento determinante nella definizione non solo dei sistemi di sicurezza sociale, ma più in generale del “contratto sociale” che regola i rapporti tra i cittadini e lo stato. Le possibilità di indagine di questo lavoro non lasciavano, però, spazio sufficiente per un’analisi approfondita dell’intero ambito delle politiche sociali e si è preferito lavorare su un aspetto specifico, cioè sulle politiche sanitarie, che risultano particolarmente interessanti. Da un lato, infatti, i sistemi sanitari sono oggetto di numerosi interventi da parte del legislatore, poiché rappresentano una voce di spesa molto importante nel bilancio pubblico, e dall’altro hanno caratteristiche specifiche riassumibili nella rilevante asimmetria informativa che connota queste prestazioni. Si è deciso, inoltre, di occuparsi delle politiche sanitarie nel Regno Unito e in Italia, in quanto nazioni con una storia particolarmente significativa a questo riguardo. La terza linea direttrice della ricerca è allora costituita da due casi di studio: le riforme dei sistemi sanitari in Italia e nel Regno Unito. Nel primo capitolo viene riscostruito il contesto storico, sociale e politico nel quale il neo managerialismo trova la sua diffusione, per poi illustrare lo stato dell’arte del dibattito sulla crisi del welfare, sulle possibili exit strategy e soprattutto sul neo managerialismo al fine di delinearne identità e caratteristiche. Segue una ricostruzione delle basi teoriche del NPM. La ricerca prosegue, dunque, nel secondo capitolo con un’analisi del pensiero politico moderno e contemporaneo sul tema della libertà, il cui contributo consiste nel mostrare, non solo le molte possibili declinazioni del concetto, ma anche i diversi rapporti tra stato e mercato, il sistema di diritti e l’idea stessa di cittadinanza che a partire da queste prendono forma. 2 Il terzo capitolo riscostruisce le origini e la storia del National Health Service inglese, uno dei primi sistemi universalistici, gratuiti e basati sulla fiscalità generale, del Servizio sanitario nazionale italiano - nato nel 1978 sul modello Beveridge - e delle recenti riforme della sanità. Nel quarto capitolo, vengono presentati i punti di convergenza e di divergenza nelle riforme italiane e inglesi. Si procede, poi, all’analisi della letteratura secondaria sulla base di un database europeo e di altri studi. L’obiettivo è quello di sottoporre a verifica la tesi che stabilisce una correlazione positiva tra NPM e scelta dei pazienti, per cui l’introduzione nella sanità elementi di mercato e della gestione d’impresa dovrebbe rendere i cittadini più liberi, e di analizzare l’impatto della libertà di scelta sull’efficienza, sull’efficacia e sull’equità. Tra le criticità è particolarmente rilevante un fenomeno di “selezione al contrario”; si conferma l’incidenza del problema delle asimmetrie informative e vengono segnalate manipolazioni, burocratizzazione e riduzione della qualità. Nel quinto capitolo, la ricerca viene ricondotta sul piano teorico per comprendere se l’incongruenza tra “teoria e prassi” che emerge, è una conseguenza inaspettata e dovuta all’incapacità dei governi o se, invece, è strutturale e voluta. Si cerca poi di confermare le ipotesi formulate nella prima parte del capitolo, analizzando il mercato della salute in Inghilterra e in Italia e in particolar modo i soggetti privati che vi operano, gli ambiti loro riservati, il modo in cui agiscono, le relazioni che stabiliscono con l’attore pubblico e la qualità dei servizi che offrono. Il capitolo conclusivo, infine, è occasione di riflessione sulle conseguenze che le riforme impongono alla società in generale e ai singoli, perché modificare le politiche sociali può voler dire cambiare il nostro modo di vivere insieme e di esistere come comunità. Viene chiarito il ruolo del welfare state nella sua accezione “classica” nei moderni stati democratici, riconducendolo al concetto di cittadinanza sociale di Thomas H. Marshall e all’idea che esso rappresenti uno strumento di “demercificazione” (Esping-Andersen) e di istituzionalizzazione della solidarietà (Offe). Lo stato, dunque, come produttore di beni pubblici, esiste solo se si ha una nozione condivisa di “comunità di interessi non rivali”. La crisi del welfare di cui il NPM è un evidente segnale non può essere spiegata solo come il risultato dell’attacco da parte di élite politiche, ma questo stesso attacco è reso possibile da un cambiamento strutturale, dal venir meno della solidarietà, intesa come ciò che “solidifica un gruppo umano”. Il rischio per la società è di cadere nell’“anomia”, nella disgregazione delle comunità nazionali; mentre dal punto di vista del singolo è di trovarsi solo di fronte a problematiche complesse, di dover trovare come sostiene Ulrich Beck “soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche”. Beck sintetizza il bivio di fronte al quale si trova l’Europa come la scelta tra Hegel e C. Schmitt, cioè tra la possibilità che la crisi economica contemporanea costituisca un’“astuzia della ragione” per condurci a uno stadio superiore di sviluppo; oppure invece che essa si trasformi in uno “stato di eccezione” permanente, governato dal binomio amico-nemico. La riforma dello stato sociale e dei sistemi di sanità ci pone, mutatis mutandis, di fronte allo stesso dilemma: può essere occasione per introdurre logiche di partecipazione e di democrazia “dal basso”, ricostruendo così legami sociali indeboliti oppure per ristabilire l’antica separazione tra cittadini meritevoli e non meritevoli. E’ innegabile, cioè, che le politiche sociali necessitino di una qualche “ristrutturazione”, ma nel realizzarla la storia e la cultura del welfare dovrebbero essere considerate “non un peso di cui liberarsi, ma una risorsa”

    A polarimeter to observe exoplanets

    No full text
    The work of this thesis is based on the study and the measurement of the polarization of exoplanets (a planet orbiting around a star different from the Sun). The first exoplanet was discovered in 1995. The new scientific challenge does not only consist in discovering new exoplanets, but it consist also in characterizing those already discovered. Theoretical studies highlight that polarimetry can be used for characterizing surface and atmosphere of the exoplanets. The aim of this thesis is to design a new kind of a polarimeter for characterizing exoplanets and to realize a prototype of the instrument. The optical scheme proposed for this polarimeter has never been used before. The polarimeter is projected to work in the visible light and near infrared wavelengths. The thesis has achieved the goal to provide a working prototype of the polarimeter. The polarimeter has been successfully calibrated with a small telescope and a source of artificial light in real operating conditions. A suited software has been developed to perform data analysis. Some preliminary observations of celestial bodies (stars, planets and satellites) have been performed. In particular, a series of observations of the Moon during different orbital phases have been made, verifying that the Moon's polarization is correctly modulated by orbital phase

    Studio della risposta allo stress ossidativo/nitrosativo indotto dalla proteina TAT del virus HIV in cellule gliali e neuronali

    No full text
    In the last years, evidence has been accumulated suggesting that oxidative stress plays a major role in the HIV associated neuropathogenesis. Oxidative stress is defined as an imbalance between the pro-oxidant and the anti-oxidant systems, with the shift towards the pro-oxidant system. To balance ROS levels and counteract their toxic effects, cells employ several enzymatic and non-enzymatic antioxidant systems. The transcription factor Nrf2, is an important regulator of cell survival and adaptive mechanisms, in conditions of elevated oxidative stress, translocates into the nucleus, binds to the promoter regions of many phase II detoxifying and antioxidant genes, the antioxidant-response elements. As previously demonstrated in our lab, the neurotoxic effects of the HIV protein Tat are associated with the stimulation of the NMDA receptors that in turn induce an increased spermine oxidase activity and a consequent ROS accumulation. Since in many cell types ROS are also able to induce an antioxidant response, we analyzed the effect of Tat-induced spermine oxidase activation on the Nrf2/ARE pathway in SH-SY5Y human neuroblastoma cells. We found out that Tat was able to induce Nrf2 activation, and this effect was reverted to control levels by chlorexidine, a strong competitive inhibitor of spermine oxidase. Next we evaluated, by RT-qPCR analysis, the expression of some ARE genes in Tat-treated cells. The results indicate a significant up-regulation of all the genes analyzed (HO-1, SOD 1, SOD 2, NQO1 and CAT) at 4h post-treatment. This effect was reverted to control levels by chlorexidine pre-treatment. Since Tat-induced spermine oxidase activation is mediated by the stimulation of NMDAR, we analyzed Nrf2 activation and ARE genes expression in Tat-stimulated cells pretreated with MK801, a specific NMDAR antagonist. We found out that MK801 completely prevented Tat-induced Nrf2 activation and ARE genes expression thus indicating the involvement of NMDAR in this pathway. The results strongly suggest a role for this receptor and for spermine oxidase in Tat-induced antioxidant response in human neuronal cells. Since in neurons the activation of NMDAR leads to enhancement of NO production by the calcium-dependent neuronal NOS, and NO is an endogenous inducer of Nrf2-dependent phase-2 enzymes both in vitro and in vivo, we also analyzed the role of NO in Nrf2-ARE pathway activation in Tat-stimulated neuronal cells. The results showed that L-NAME, a specific NOS inhibitor, was able to significantly reduce the nuclear translocation of Nrf2 induced by Tat. Next, we studied the involvement of NO in Tat-induced SMO activation. Our data indicate that the pre-treatment of SH-SY5Y cells with L-NAME significantly reduced Tat-induced spermine oxidase activation. Therefore, we wondered whether Tat could directly affect the enzyme activity by S-nitrosylation. To this aim we carried out biotin-switch assay on protein extracts of SH-SY5Y cells treated with Tat and found out that, although the treatment with NO donors induced SMO S-nitrosylation, the treatment with Tat was not able to induce this protein modification. Thus, further studies are needed to deeply understand the effects of NO in Tat-elicited SMO activation that could be due to modifications of other targets. Moreover, since oxidative stress leads to protein misfolding and aggregation, we evaluated the induction of p62-mediated selective autophagy in SH-SY5Y cells treated with Tat. We found out that Tat was able to induce a 2/3-fold increase of p62 expression at 8h, 16, 24h post-treatment. Conversely we didn’t observe any induction of LC3 in the same experimental conditions. Next, we evaluated the presence of Tat in both cytosol and nucleus compartments at different time points and we found out that Tat was present in the cytosol at 4h and 8h post-treatment. Tat levels strongly decreased at 16h and 24h when p62 protein increased, thus suggesting a role for p62 in Tat degradation. Based on this consideration, we evaluated Tat/p62 interaction by co-immunoprecipitation experiments and we found that p62 partially co-precipitated with Tat. Besides the study on neuronal cells we analyzed also the effect of HIV proteins on astroglial cells. Astrocytes play a critical role in mediating neuronal toxicity or neuronal rescue. In neurodegeneration associated with HIV-1, chronic inflammation and oxidative stress play a crucial role and these conditions are often related. As an example, excessive amount of NO, as produced by inducible NO synthase upon the exposure of activated astrocytes to cytokines and/or viral proteins, is assumed to contribute to neuronal dysfunction associated to HIV infection. We observed that gp120 and Tat are able to induce a cPLA2-dependent arachidonic acid production, this response being critical for allowing activation of the transcriptional factor NF-kB and subsequent iNOS and interleukin-1β transcription in astroglial cells. Tat and gp120 effects were evaluated in the absence and presence of a cPLA2 inhibitor and/or arachidonic acid. The results demonstrate that treatment of cells with these two HIV proteins was able to activate NF-κB, this activation being inhibited by pre-treatment with cPLA2 inhibitor and restored by pre-treatment with arachidonic acid. Since NF-kB is involved in the transcription of a variety of pro-inflammatory genes, including iNOS and IL1β, we have analyzed the role of the cPLA2-AA pathway in the regulation of iNOS and IL1β transcription. Tat and gp120 induced in a dose-dependent manner both iNOS and IL1β mRNA levels. The pre-treatment with the cPLA2 inhibitor restored mRNA levels of iNOS and IL1β to control levels. Altogether, these results suggest that HIV proteins induce an early arachidonic acid production that seems to act as an upstream proinflammatory effector. Moreover, we analyzed the effect of Tat on the antioxidant response of astroglial cells. In particular, we demonstrated that Tat was able to induce Nrf2 and Nrf2-driven gene expression in U373 cells. The activation of Nrf2 was also evaluated in U373 cells transfected with Tat. Also in this model system, endogenously produced Tat was able to induce an antioxidant response as indicated by Nrf2 nuclear translocation and ARE gene expression (GCLC, GPX, SOD1, SOD2, CAT, NQO1). In particular, we found out increased levels of SystemXc, an amino acid transporter that transports cystine into the cell in exchange for glutamate. SystemXc plays a crucial role in the regulation of extracellular glutamate and the maintenance of glutathione levels therefore it is involved in both excitotoxicity and antioxidant response. Based on the above considerations, we performed co-culture experiments to evaluate neuronal viability and Nrf2/ARE pathway activation in the presence of stably transfected astrocytes expressing Tat. Here, we reported a 20% reduction of viability of SY5Y cells co-cultured with Tat-expressing astrocytes. In addition, Tat also led to Golgi dispersal in neuronal cells. Besides this detrimental actions, we also demonstrated the induction of an antioxidant response in neuronal cells as elicited by astrocyte-released Tat, this effect being due to Nrf2 activation. It should be reminded that Tat-induced ROS/RNS generation may play crucial role in the canonical pathway of Nrf2 activation since they can directly modify the stress sensor protein Keap1. In summary, our findings provide evidence of an antioxidant response activation and may help our understanding of the mechanism by which Nrf2 can mediate protection against neurodegenerative diseases associated with HIV infection

    Molecular and physiological aspects regarding the Arabidopsis polyamine oxidase gene family

    No full text
    In plants, the polyamines (PAs) putrescine (Put), spermidine (Spd), spermine (Spm) and thermospermine (Therm-Spm) are involved in several physiological processes. In particular, Spd is important for survival, while Put and Spm have been implicated in plant responses to drought, high salt stress, wounding and pathogens. Furthermore, Therm-Spm is involved in the control of xylem differentiation having an auxin antagonizing effect. PA oxidases (PAOs) are FAD-dependent enzymes involved in PA catabolism. In Arabidopsis thaliana, five PAO genes (AtPAO1–AtPAO5) have been identified. AtPAO1 and AtPAO5 are cytosolic enzymes catalyzing the back-conversion of Spm and Therm-Spm to Spd. AtPAO5 is also able to oxidize N1-acetyl-Spm. Conversely, the other three members of the Arabidopsis gene family (AtPAO2, AtPAO3 and AtPAO4) have a peroxisomal localization and are able to oxidize both Spd and Spm, but not Therm-Spm. To investigate the physiological role(s) of AtPAO5 during plant growth and development, two 35S::AtPAO5-6His Arabidopsis transgenic lines that ectopically express AtPAO5, one with 70-fold (AtPAO5-1) and the other 4-fold (AtPAO5-2) higher expression levels than the endogenous gene, were characterized. Parallel studies were also performed with two loss-of-function mutants lacking AtPAO5 expression (atpao5-1 and atpao5-2 mutants). Analysis of PA levels showed decreased levels of Spm, Therm-Spm, and N1-acetyl-Spm in AtPAO5-1 seedlings and increased levels in atpao5-1 and atpao5-2 whole seedlings, as well as in specific organs (stem and leaves), as compared to the wild-type plants. Instead, the AtPAO5-2 transgenic line does not present differences in PA levels from the wild-type plants. These data are in agreement with the AtPAO5 substrate specificity in vitro and indicate that Spm, Therm-Spm and N1-acetyl-Spm are the substrates of AtPAO5 also in vivo, and that AtPAO5 contributes in a dose-dependent way to PA homeostasis along the entire plant. Additionally, analysis of the expression levels of Therm-Spm biosynthetic genes thermospermine synthase (ACAULIS5; ACL5) and S-adenosylmethionine decarboxylase 4 (SAMDC4) showed that they are up-regulated in AtPAO5-1 plants and down-regulated in atpao5 mutants, but not affected at all in AtPAO5-2 plants. Instead, no change in spermine synthase (SPMS) expression levels was observed in any of the AtPAO5 and atpao5 plants as compared to the wild-type plants. These data suggest that AtPAO5 participates in a feedback mechanism controlling Therm-Spm homeostasis. Phenotypical analyses of AtPAO5 and atpao5 plants evidenced some developmental differences in different plant organs (stems, roots, leaves and hypocotyls). In particular, the two atpao5 mutants produce longer and thicker flowering stems, while conversely the AtPAO5-1 transgenic plants produce thinner and shorter ones compared to the wild-type plants. Similarly, AtPAO5-1 transgenic plants present shorter roots with a higher number of lateral roots than the wild-type plants, while atpao5 mutant plants longer ones. Transverse sections showed that the AtPAO5-1 transgenic plants undergo excessive xylem differentiation, while the atpao5 mutants reduced. Furthermore, AtPAO5-1 and atpao5 plants present altered vasculature thickness in hypocotyls and leaves as compared with the wild-type plants. Taken together, these phenotypical differences indicate that AtPAO5 contributes to plant development controlling xylem differentiation, which is consistent with the high expression levels of AtPAO5 in the vascular system, as shown by histochemical analysis of AtPAO5::GFP-GUS transgenic plants. In the present study it has been also shown that AtPAO5 expression is up-regulated by cytokinins and Therm-spm, specifically in the roots. Furthermore, cytokinin and Therm-Spm treatment differently affected xylem differentiation in the roots of the AtPAO5-1, atpao5 and wild-type plants, suggesting that AtPAO5 is involved in the cytokinin and Therm-Spm-mediated control of root xylem differentiation. To understand the mechanism(s) through which AtPAO5 is involved in vascular system differentiation and considering that both auxin and cytokinin have an important role in these processes, the expression of some cytokinin-, auxin- and xylem-related genes were analyzed in AtPAO5-1, atpao5 and wild-type plants by qRT-PCR. The results showed that several auxin- and xylem-related genes are up-regulated in AtPAO5-1 plants and down-regulated in atpao5 mutants compared to the wild type plants. Moreover, some cytokinin-related genes were differently regulated in AtPAO5-1, atpao5 and wild-type plants following cytokinin treatment. These data altogether suggest altered auxin and cytokinin signaling, together with altered xylem differentiation, in the atpao5 mutants and the AtPAO5-1 transgenic plants comparing with the wild-type plants. To further investigate on the auxin and cytokinin signaling in the AtPAO5-1 and atpao5 plants, sexual crossings of these plants with DR5::GUS transgenic plants, DR5 being an artificial auxin–regulated promoter, are in progress. Since AtPAO1 presents some similarities to AtPAO5, the atpao1 single mutant and the atpao1/atpao5 double mutant (DM15) were additionally analyzed. Data evidenced that AtPAO1 participates, together with AtPAO5, to Spm and Therm-Spm homeostasis, as well as to the control of stem and root development, with AtPAO5 playing however a major role in these processes. Several studies evidenced an important role of PAs in plant defense responses to biotic and abiotic stresses. To determine whether AtPAO1 and AtPAO5 contribute to these processes, the AtPAO5-1 transgenic plants, as well as the atpao5 and DM15 mutants were observed under drought and salt stress. Preliminary results indicate that the atpao5 and DM15 mutants are more tolerant to both salt and drought stress as compared to the wild-type plants, the AtPAO5-1 plants appearing more sensitive to these stresses. Experiments are still in progress to further understand the role of the AtPAO1 and AtPAO5, as well as the other members of the AtPAO gene family, under conditions of environmental stress. In conclusion, our studies further support a tightly controlled interplay between Therm-Spm, auxin and cytokinins necessary for proper xylem differentiation and plant growth. AtPAO5 and AtPAO1 redundantly contribute to this regulatory network participating in the feedback mechanisms which control Therm-Spm levels. On the other hand, AtPAO5, together with AtPAO1, participate in the control of plant responses to salt and drought stress

    75

    full texts

    5,899

    metadata records
    Updated in last 30 days.
    Archivio Aperto di Ateneo
    Access Repository Dashboard
    Do you manage Open Research Online? Become a CORE Member to access insider analytics, issue reports and manage access to outputs from your repository in the CORE Repository Dashboard! 👇