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Grammatica visiva dei pittori : il caso di Roma da Piero Dorazio a Tano Festa, 1955-1968
Optimal identification of volcanic noise source using integral methods
In this PhD thesis a critical approach in data analysis and a new method
for acoustic inversion of volcanic infrasound are presented. An accurate review of equations relating the infrasonic pressure to gas velocity, based both
on theoretical considerations and data analysis, demonstrates that the actual cases of applicability of such equations are rather sparse. All compact
source models are defined in an infinite free-space, but the acoustic source
during a strombolian eruption can be located at an unknown depth inside
volcanic conduit: that makes the use of equations for free-space propagation
no more valid. Furthermore, the presence of many poor-constrained parameters and the scattering with the terrain give rise to errors that prevent the
extraction of dynamical quantities from data by using simple expressions,
making these methods almost ineffective. In order to extract some informa-
tion about the acoustic source directly from experimental data, an inversion
problem was set up using numerical simulations, connecting the pressure
recorded at microphones to the normal derivative of pressure at the source.
By means of a Boundary Element Method, the transfer matrix containing
the effect of acoustic propagation and terrain scattering from source panels to the microphones was extracted. Thanks to a simplified geometry of
Stromboli volcano (Italy), source conditions were obtained from the inverse
problem using two different methods: an analytical system, and an Adaptive Weighted-Sum optimization. The comparison of results obtained by
the two methods makes use confident about the validity of the optimization.
A validation of the methodology was performed by using a Finite Element
Method (FEM), radiating in time domain the source conditions obtained by
the inversion. In the case with no propagation inside the volcanic conduit,
the signal reconstructed at microphone by the FEM accurately reproduces
the actual pressure signal recorded at Stromboli, proving the accuracy of
this methodology. Any refinements of the methodology could provide an accurate determination of the acoustic source conditions, giving more insight
to the source process of explosive eruptions
Phase diagrams of REFeAsO1-xFx materials : macroscopic and nanoscopic experimental investigation
La scoperta della superconduttività ad alta temperatura critica in materiali contenenti Fe risale al Febbraio 2008
quando H. Hosono e i suoi collaboratori pubblicarono incontrovertibili evidenze sperimentali di una transizione superconduttiva
nell’ossi-pnictide LaFeAsO1−xFx con forte dipendenza della temperatura critica Tc dalla concentrazione
x (con il valore massimo di 26 K raggiunto, in particolare, per x 0.1). In seguito a questa importante scoperta, una
febbrile attività di ricerca a livello mondiale ha permesso di sintetizzare nuovi composti superconduttori a base di Fe,
strutturalmente simili a LaFeAsO1−xFx, con temperature critiche Tc relativamente elevate. In tutti i composti finora
individuati ed esaminati, gli ioni di Fe risultano essere disposti su reticoli quadrati bi-dimensionali. Ogni piano di
Fe, a sua volta, è contenuto da due analoghi piani composti da un elemento pnictide Pn (da cui il nome generale alla
classe di composti), tipicamente As, in modo tale che ogni ione di Fe si collochi al centro di un tetraedro distorto ai
cui vertici si trovano gli ioni Pn. Gli elementi strutturali risultanti (tri-layers) sono sovrapposti tra loro a formare un
reticolo cristallino dalle proprietà planari fortemente anisotrope. Le stesse caratteristiche sono proprie anche della
classe di composti calcogenidi dove, tipicamente, l’elemento Se sostituisce completamente As. La marcata anisotropia
planare richiama da vicino le simili proprietà caratterizzanti i composti cuprati, anche se le analogie tra queste due
classi di superconduttori ad alta Tc si estendono ben oltre quelle strutturali. La successiva scoperta di valori di Tc
prossimi a 55 K in SmFeAsO1−xFx per particolari valori di x ha stimolato ulteriore interesse per questi materiali anche
in vista del loro possibile impiego per applicazioni tecnologiche. Allo stato attuale della ricerca sui pnictidi a base
di Fe si può quindi affermare senza dubbio alcuno che la loro scoperta sia stata una delle rivoluzioni più importanti
nell’ambito della fisica dello stato solido negli ultimi anni, insieme al costante sviluppo nella ricerca sul grafene e sui
composti di C a bassa dimensionalità.
La mia attività di ricerca legata al Dottorato è incominciata nel Novembre 2008, a pochi mesi di distanza dalla pubblicazione
dell’articolo originale di H. Hosono (e collaboratori), ed è stata quasi interamente concentrata sull’analisi
delle proprietà magnetiche dei materiali REFeAsO1−xFx attraverso tecniche sperimentali di natura sia macroscopica
sia locale. Diverse ragioni hanno favorito la scelta della famiglia di composti REFeAsO1−xFx rispetto ad altre classi
di pnictidi o di calcogenidi, nonostante i problemi tuttora associati con la sintesi chimica di tali composti e l’attuale
impossibilità di crescere singoli cristalli di dimensioni ragionevoli per compiere sistematiche investigazioni sperimentali.
Prima tra tutte, la classe di materiali REFeAsO1−xFx detiene attualmente il record del massimo valore di Tc 55
K tra tutti gli altri superconduttori a base di Fe e tale valore è superato solo da composti cuprati come, ad esempio,
YBa2Cu3O7− . Le correlazioni magnetiche ed elettroniche, d’altra parte, sembrano giocare un ruolo cruciale nel governare
le proprietà fisiche di tali sistemi. Analogamente a quanto osservato nei superconduttori a base di Cu, infatti, la
superconduzione ha origine in prossimità della soppressione di una fase antiferromagnetica. Questo dato empirico dà
adito alla possibilità di confermare la correttezza di teorie relative a meccanismi non convenzionali (non BCS) di accoppiamento
bosonico tra i superportatori, la cui natura risulta essere di origine magnetica e, in particolare, da ricercarsi
nelle fluttuazioni di spin. Va del resto notato come questo argomento sia tuttora altamente dibattuto e tutt’altro che
assodato, principalmente a causa di dati sperimentali relativi a effetti isotopici che sembrano non escludere completamente
un ruolo - anche se parziale - del reticolo cristallino nel meccanismo di accoppiamento bosonico. Allo stesso
tempo, numerosi articoli riportano dati sperimentali (ottenuti mediante diverse tecniche sperimentali) comprovanti
la presenza di due gap superconduttivi con una dipendenza tipo BCS dalla temperatura, uno scenario simile a quanto
proposto per un altro superconduttore di recente scoperta, il di-boruro di magnesio MgB2. Infine, indipendentemente
dalla comparsa di superconduttività ad alta temperatura critica, la classe di composti REFeAsO1−xFx attrae grande
attenzione e interesse grazie alla presenza di ioni di terra rara (RE) con shell elettroniche f incomplete in forte interazione
con gli orbitali d dei piani FeAs. Tali meccanismi di ibridizzazione f - d risultano in interessanti fenomenologie
ed effetti a multi-corpi come lo schermaggio Kondo o fasi heavy-fermion. La ricca varietà di possibili ground-states fa
quindi dei composti REFeAsO1−xFx un terreno particolarmente fertile allo scopo di verificare preesistenti teorie relative
alla superconduttività non-convenzionale e, possibilmente, fornire nuovi indizi utili alla risoluzione di problemi
attualmente irrisolti nella fisica dei sistemi fortemente correlati.
Nella mia Tesi di Dottorato “Phase Diagrams of REFeAsO1−xFx Materials: Macroscopic and Nanoscopic Experimental
Investigation” sono presentati i risultati più importanti della mia attività di ricerca in merito ai composti della famiglia
REFeAsO1−xFx. Il testo riguarda l’esame sperimentale delle proprietà magnetiche di tali composti nelle regioni principali
del relativo diagramma di fase: la fase magnetica e quella superconduttiva. L’intero diagramma di fase e le
corrisponenti diverse proprietà dei ground-states vengono tipicamente esplorati sfruttando la loro forte dipendenza
dal parametro x che, in ultima analisi, quantifica l’entità di drogaggio di carica nei piani FeAs. Gli argomenti affrontati
sono stati separati in due categorie nella Tesi, ognuna delle quali è idealmente relativa a una delle due già
citate regioni del diagramma di fase e, corrispondentemente, alle caratteristiche delle tecniche sperimentali utilizzate
(di natura macroscopica e microscopica nell’esame delle regioni superconduttiva e magnetica del diagramma di fase,
rispettivamente). Tale distinzione ha, come base fisica, l’impossibilità di esplorare le caratteristiche della fase superconduttiva
da un punto di vista microscopico a causa della presenza di forti campi magnetici locali principalmente
associati ai momenti magnetici localizzati sugli ioni di terra rara. Nei primi due capitoli della Tesi, quindi, la fase
superconduttiva viene descritta da un punto di vista macroscopico attraverso esperimenti di magnetizzazione statica
e suscettività dinamica. Negli ultimi tre capitoli, invece, tecniche a sonda locale come la spettroscopia muonica e la
risonanza magnetica nucleare vengono impiegate per descrivere le caratteristiche principali della fase magnetica di
onda di densità di spin a piccoli valori di drogaggio elettronico.
L’esame delle caratteristiche macroscopiche della fase superconduttiva mette in evidenza interessanti analogie tra
la famiglia di composti REFeAsO1−xFx e i materiali cuprati più rappresentativi. In entrambi i casi, la struttura cristallina
anisotropa favorisce la comparsa di proprietà anisotrope anche per la fase superconduttiva stessa. Le temperature
critiche Tc sono molto più elevate rispetto a quanto tipicamente osservato, ad esempio, nel caso di superconduttori
metallici o nelle leghe a base di Nb e in particolare, come già accennato precedentemente, un meccanismo fononico
di accoppiamento bosonico tra i superportatori non può da solo giustificare la coerenza quantistica di fase a temperature
così elevate. La fase superconduttiva è quindi conservata fino a temperature relativamente elevate (T B Tc)
e questa circostanza rende plausibile assumere che le fluttuazioni termiche giochino un ruolo cruciale nel governare
la fisica dei sistemi considerati in un’estesa regione del diagramma di fase campo - temperatura. Questo scenario è
perfettamente in accordo con i dati sperimentali, come chiaramente dimostrato dai risultati riassunti nei capitoli 1 e
2. Da un lato, la comparsa di particolari fluttuazioni della fase del parametro d’ordine per T C Tc e a deboli valori di
campi magnetici applicati viene descritta nel capitolo 1 relativamente al campione optimally-doped SmFeAsO0.8F0.2. Il
modello utilizzato per la descrizione dei dati è compatibile con la generazione di regioni superconduttive stabili (con
modulo del parametro d’ordine fisso e non nullo ma in assenza di mutua coerenza di fase) già per temperature maggiori
di Tc. Tale fenomeno osservato in SmFeAsO0.8F0.2 risulta soppresso da campi magnetici più elevati di μ0H 1
T mentre le canoniche fluttuazioni superconduttive relative al parametro d’ordine (formalismo di Ginzburg-Landau)
risultano non alterate a campi magnetici elevati. La persistenza delle fluttuazioni di Ginzburg-Landau successiva alla
soppressione di quelle di fase è un risultato innovativo, dedotto grazie all’applicazione di argomentazioni di scaling.
I risultati sono stati pubblicati in [Pra10b] e [Pra11b]. Sia nei cuprati sia nei pnictidi, inoltre, gli elevati valori di
lunghezza di penetrazione e i piccoli valori di lunghezza di coerenza fanno sì che un’estesa regione del diagramma
di fase campo - temperatura sia occupata dalla cosiddetta fase mista (superconduttività di tipo II). In tali circostanze,
un campo magnetico applicato esternamente penetra all’interno del materiale anche in presenza di una fase superconduttiva
termodinamicamente robusta sotto forma di piccoli filamenti (chiamati vortici e caratterizzati ciascuno da
un’unità quantizzata 0 di flusso di campo magnetico al loro interno). La compresenza di fluttuazioni termiche e di
meccanismi di pinning (o ancoraggio) atomico delle linee di flusso determina in modo complesso il comportamento
globale della fase mista e la fisica dei vortici, come ampiamente discusso nel capitolo 2. In particolare, le linee di
irreversibilità sono state stimate per tre campioni optimally-doped di REFeAsO1−xFx (dove RE = La, Ce e Sm) attraverso
l’esame di misure di suscettività magnetica alternata. Questi risultati permettono di mettere in evidenza regioni vetrose
del diagramma di fase campo - temperatura dove le caratteristiche di assenza di dissipazione proprie della
fase superconduttiva possono essere sfruttate allo scopo (ad esempio) di applicazioni tecnologiche. Un’interessante
correlazione tra l’aumento di Tc e dell’estensione della fase vetrosa dello stato misto porta come risultato ultimo un
rinnovato interesse per le possibili applicazioni tecnologiche dei composti a base di Sm. L’esame dei dettagli precisi
del pinning delle linee di flusso permette anche di derivare caratteristiche interessanti dal punto di vista della fisica di
base. In particolare, una notevole soppressione della densità superfluida può essere messa in evidenza all’aumentare
del campo magnetico, dando un’ulteriore conferma allo scenario di una superconduttività a due bande già dimostrata
in letteratura da numerose altre tecniche sperimentali. I risultati descritti sono stati pubblicati in [Pra11a] e [Pra12].
Nella seconda parte della Tesi gli effetti di diversi ioni RE sulle proprietà fisiche dei composti REFeAsO1−xFx
vengono studiati da un punto di vista microscopico. Alcune semplici osservazioni empiriche in merito alla fase
superconduttiva nei materiali REFeAsO1−xFx rendono infatti evidente che la presenza di diversi ioni di terra rara (magnetici
e non) è cruciale nel determinare le proprietà fisiche dei composti almeno a livello macroscopico (esemplare
è il raddoppiamento del valore massimo di Tc a seguito di una completa sostituzione di La con Sm). Lo studio degli
effetti di tali sostituzioni anche a livello microscopico, relativamente al legame con i diagrammi di fase risultanti per
i ground-states elettronici di tali materiali, risulta quindi essere di estremo interesse. L’argomento è particolarmente
stimolante dal momento che, esaminando i primi diagrammi di fase inizialmente pubblicati in letteratura, comportamenti
qualitativamente diversi per i ground-states elettronici sono stati presentati a seconda dello ione RE considerato.
In LaFeAsO1−xFx, ad esempio, misure di spettroscopia muonica hanno messo in evidenza una netta e discontinua transizione
tra fase magnetica e superconduttiva in presenza di una concentrazione critica xc, diversamente da tutti gli altri
composti REFeAsO1−xFx. Misure di scattering di neutroni hanno infatti inizialmente suggerito che in CeFeAsO1−xFx
le stesse due fasi siano separate da un punto critico quantistico, contrariamente a SmFeAsO1−xFx dove una stretta
regione di coesistenza a livello nanoscopico delle due fasi è stata evidenziata da misure di spettroscopia muonica.
La precisa comprensione dei meccanismi fisici microscopici che regolano il comportamento della regione intermedia
tra le due fasi (in corrispondenza alla soppressione del magnetismo e all’associato emergere della superconduttività)
è di fondamentale importanza se si considerano le teorie proposte in merito al ruolo delle fluttuazioni magnetiche
nell’accoppiamento bosonico. Il progresso attuale della sintesi chimica dei materiali REFeAsO1−xFx, tuttavia, non
permette di controllare il livello di drogaggio elettronico ad un livello sufficientemente accurato da permettere un
esame sistematico e dettagliato di tale regione. L’applicazione di pressione idrostatica come metodo utile ad approssimare
e simulare l’effetto di una graduale sostituzione chimica viene discusso nel capitolo 5. Considerando misure
di magnetizzazione SQUID e spettroscopia muonica sotto applicazione di pressione esterna si è potuto concludere
che nel caso di LaFeAsO1−xFx i due diversi ground-states elettronici sono in competizione tra loro e che la perdita di
una frazione di volume dell’uno corrisponde ad un guadagno per l’altro, come è stato descritto in [Kha11]. Le misurazioni
estese anche a campioni contenenti Ce e Sm mostrano che lo scenario di segregazione macroscopica appena
descritto è verificato solo per LaFeAsO1−xFx. Nel capitolo 3, d’altra parte, un dettagliato esame di CeFeAsO1−xFx nella
regione di bassi valori di x attraverso spettroscopia muonica mostra che le differenze osservate da misure di neutroni
in paragone a SmFeAsO1−xFx sono in realtà solo da imputarsi a una differente sensibilità delle due tecniche al range
spaziale della fase magnetica ordinata. La spettroscopia muonica, in particolare, è estremamente sensibile anche a
ordinamenti a corto range e permette quindi di stabilire che la fenomenologia osservata in CeFeAsO1−xFx è qualitativamente
equivalente a quanto precedentemente riportato nel caso di SmFeAsO1−xFx. I risultati sono stati pubblicati
in [San10] e [Shi11].
Il capitolo 4 mostra infine come il diagramma di fase di CeFeAsO1−xFx possa essere esaminato da un punto di
vista microscopico anche attraverso misure di 19F-NMR. Da un lato, tali misure hanno permesso di perfezionare i
risultati già ottenuti attraverso la spettroscopia muonica e di definire con maggiore precisione l’estensione x della
regione di coesistenza nanoscopica. La tecnica della risonanza magnetica nucleare, d’altra parte, ha anche permesso
di ottenere ulteriori informazioni sulle proprietà magnetiche locali degli ioni di terra rara e, in generale, sulla fisica
dei composti REFeAsO1−xFx. Come già accennato, uno dei principali interrogativi ancora aperti in merito a tali materiali
riguarda il possibile ruolo degli ioni di RE nel meccanismo di accoppiamento bosonico. Più nel dettaglio: qual’è
il meccanismo microscopico che porta al raddoppiamento della Tc massima a seguito della sostituzione La/Sm? Si
tratta prevalentemente di un effetto dovuto agli stress meccanici del reticolo indotti dalle diverse pressioni chimiche
esercitate dai diversi ioni di RE a causa dei diversi raggi ionici corrispondenti? O il ruolo dello ione di terra rara
è meno passivo e possibilmente associabile alle interazioni con le bande FeAs e i già citati effetti di ibridizzazione
f − d? Da questo punto di vista, informazioni molto interessanti sono state ottenute attraverso sia magnetometria
SQUID sia 19F-NMR. Come discusso nel capitolo 1, la compresenza di due diversi (e scorrelati) tipi di elettroni nelle
bande FeAs in entrambe le principali regioni del diagramma di fase elettronico viene dedotta dalla comparsa di un
contributo indipendente dalla temperatura alla suscettività magnetica macroscopica in composti di CeFeAsO1−xFx
e SmFeAsO1−xFx. L’interpretazione proposta per l’elevato valore di tale contributo coinvolge la presenza di quasiparticelle
pesanti che risultano dall’ibridizzazione f − d che coinvolge direttamente gli ioni di terra rara. Inoltre,
l’indipendenza di questo contributo dalla temperatura risulta verificata anche in campioni superconduttori a temperature
T < Tc, rendendo plausibile l’ipotesi di completa indipendenza di tali quasiparticelle con gli elettroni coinvolti
nella superconduttività. In uno scenario a più bande, i superportatori sono confinati su bande FeAs ben distinte da
quelle caratteristiche delle quasiparticelle pesanti che hanno origine dall’ibridizzazione f − d, che risultano quindi
essere una classe di portatori di carica ben distinta da quella che dà origine alla superconduttività. Allo stesso tempo,
in tutti i materiali esaminati è stato chiaramente evidenziato come le proprietà statiche e dinamiche della magnetizzazione
dei nuclei di 19F siano essenzialmente guidate dal magnetismo associato agli ioni di terra rara. La dipendenza
dalla temperatura del rate di rilassamento spin-reticolo 1lT1 segue una legge di potenza. Tale risultato può essere indiativo
di un’interazione indiretta di scambio tra i diversi ioni localizzati (tipo RKKY) mediata da elettroni liberi sulle
bande f − d. L’assenza di anomalie di 1lT1 in corrispondenza alla temperatura critica Tc sia nei composti a base
di Ce sia in quelli a base di Sm è un’ulteriore conferma che le bande FeAs ibridizzate con gli ioni RE sono completamente
svincolate dal meccanismo superconduttivo, come già suggerito dalle misure di magnetizzazione statica.
Chiare anomalie in 1lT1 corrispondenti alle temperature di transizione alla fase ordinata di onda di densità di spin
suggeriscono che l’ibridizzazione f − d coinvolga invece bande elettroniche FeAs associate con tale fase magnetica. In
conclusione, si può dedurre che la superconduttività e la fase magnetica emergano in uno scenario a multi-bande e
che siano associabili a bande diverse e scorrelate tra loro. I risultati relativi ai composti a base di Sm sono stati pubblicati
in [Pra10a] e [Pra10b]. Va sottolineato come l’analisi della dipendenza dalla temperatura di 1lT1 nei composti
a base di Ce debba ancora essere perfezionata. In particolare, le espressioni fenomenologiche utilizzate per descrivere
l’andamento di 1lT1 e relative a processi dinamici associati con transizioni elettroniche tra livelli energetici degli ioni
di Ce (la cui degenerazione risulta rimossa del campo cristallino) devono ancora essere motivate rigorosamente da
un punto di vista teorico e computazionale. I risultati di misure complementari di EPR (programmate per i prossimi
mesi) potranno possibilmente contribuire alla comprensione globale della fenomenologia osservata relativamente al
magnetismo degli ioni di Ce. Allo stesso tempo, l’esame di materiali con diversi ioni Pn (e con diversi elementi a
sostituire Fe) potrebbe permettere di ottenere ulteriori informazioni in merito alle proprietà dell’ibridizzazione f − d.
In particolare, la modifica alla struttura a bande realizzata sostituendo completamente Fe con Co è di estremo interesse
dato che una parziale diluizione Fe/Co induce superconduttività anche in materiali privi di ioni F−. A questo scopo,
misure di spettroscopia muonica su campioni di RECoAsO e RECoPO sono attualmente in corso di realizzazione
Stima delle condizioni di deflusso del traffico stradale
The aim of this study is the estimation of traffic flow conditions either in
urban or in freeway contests; in order to reach the objective of the
research, the micro and macro simulations have been adopted as model
tools, verified through specific experiments, carried out detecting
measurements with operational tools, as vehicles equipped with
differential GPS devices, and fixed traffic detectors, as radar technologies.
These tools either, technological or methodological, are different but
completing and give the opportunities to be integrated each other. The
macroscopic and microscopic models have been studied and analyzed; on
the basis of the results obtained during the calibration and validation of
some of the existing car-following models four new microscopic models
have been formulated; one of them considers the interaction between the
follower vehicle and 2 leader vehicles.
Then, the attention has been focalized on the fusion of data detected by
two different sensor types in order to improve the traffic flow estimation.
Starting from the application of the procedure reported in Wang,
Papageorgiou (2005) based on the correction through the Extended
Kalman Filter of the second order traffic model, also a different type of
measurement has been taken into account, such as probe vehicles, which
has been added to the conventional fixed ones, in order to improve the
estimation process.
Different data fusion techniques have been analyzed, such as the fusion of
measurements and the fusion of estimations. Moreover, an application
with freeway real data has been carried out in order to validate the
procedure
Esperienza e ritualità massoniche nella letteratura della goethezeit
In uno studio epocale del 1959, dal titolo Kritik und Krise, ancora oggi rimasto ineguagliato per la capacità critica e il taglio intellettuale con cui seppe considerare il fenomeno sociale, politico, culturale dell’Illuminismo, Reinhart Koselleck individuava una significativa affinità tra la Massoneria e le elite letterarie nel Settecento europeo: «Nel continente, due formazioni sociali hanno dato un’impronta decisiva all’età dell’Illuminismo: la République des lettres e le logge della Massoneria. L’Illuminismo e il segreto appaiono fin dall’inizio come una coppia storica. […] Un raffronto tra le due formazioni, relativamente indipendenti tra loro, proverà il sorprendente parallelismo esistente tra di esse». Il presente studio si propone di rettificare le affermazioni di Koselleck, di verificarne le intuizioni, fino a dimostrare come i rapporti tra la Massoneria e le elite letterarie europee furono, in realtà, più profondi di quanto appaia a uno sguardo superficiale.
La critica che si è occupata della Massoneria ha già richiamato l’attenzione sull’incisiva presenza di motivi massonici nella letteratura europea tra Settecento e Ottocento, soprattutto nell’ambito di lingua e cultura tedesche, in un’epoca che è stata definita «l’età della Massoneria». Da Goldoni a Goethe, da Lessing a Mozart, l’esperienza rituale latomistica sembra aver affascinato intellettuali e artisti europei, che trovarono nell’atmosfera delle logge materia da trasfigurare attraverso la loro arte e che seppero altresì farsi mediatori della cultura massonica presso un pubblico di lettori costantemente alla ricerca di novità. A ben vedere, ci furono momenti significativi – e sono questi, in particolare, che qui ci interessa individuare – in cui i due ambiti, il massonico e il letterario, giunsero a sovrapporsi consapevolmente, e ciò in virtù dell’intuizione da parte delle elite settecentesche del profondo significato dell’esperienza e della ritualità massoniche. Attraverso tale ricognizione critica si vuole quindi documentare come molti autori della Goethezeit (da Goethe a Schiller, da Jung-Stilling a Saint-Martin, da Blake a Lessing) abbiano inteso rielaborare narrativamente suggestioni provenienti dall’ambito della cultura, dell’esperienza e della ritualità massoniche.
Ci si sofferma sugli esempi più significativi, con i quali – riprendendo i termini utilizzati da Koselleck – il “segreto” custodito gelosamente dalla Massoneria venne reso “pubblico” dalla Repubblica delle Lettere attraverso i media della letteratura, della poesia e del teatro, non in base a una presunta, ideale finalità comune o per un puro vezzo esotico e ornamentale – per non dire triviale, come è stato più volte affermato dalla critica –, bensì in virtù della comprensione da parte degli autori presi in considerazione del potenziale estetico, narrativo, performativo dei rituali
massonici, che furono rielaborati in numerosi romanzi e drammi di quella che, insieme a Goethe, dal Settecento in poi, possiamo propriamente definire Weltliteratur. A ben vedere, infatti, all’epoca
la Massoneria rappresentava sì un vincolo ideale tra uomini di differenti ceti, nazionalità e confessioni religiose, la piattaforma comune per un superamento di confini di ogni tipo in nome dell’ideale di un modernissimo cosmopolitismo, ma lo spazio della loggia, “libero” dalle ingerenze del potere secondo l’analisi di Koselleck, sembrava offrire soprattutto un sistema coerente e conchiuso di pratiche rituali e iniziatiche che, spesso in virtù di una “educazione estetica”,
prevedevano un difficile e lento lavoro dell’iniziato su se stesso e sulla propria personalità, al fine di una rigenerazione intellettuale e spirituale. In tal senso, con uno sguardo costantemente rivolto alle peculiarità della ritualità massonica (presso i sistemi latomistici degli Illuminati di Baviera, della Rosacroce d’oro, dei Fratelli d’Asia, degli Eletti Cohen, ecc.) si intende dimostrare come una serie di opere letterarie (dal Nathan der Weise di Lessing a Das Heimweh di Jung-Stilling, dai Wilhelm Meisters Lehrjahre di Goethe al Don Karlos di Schiller, fino al Frankenstein di Mary Shelley) tra Settecento e Ottocento, possano essere considerate quali consapevoli estensioni di tali pratiche iniziatiche, ora rivolte, a partire dall’intuizione del potenziale dei nuovi mezzi di comunicazione
settecenteschi, al pubblico di lettori o di spettatori al di fuori dello spazio “eteropico” delle logge massonich
Governance mutilivello e politiche urbane per il cambiamento climatico
Il mondo scientifico ormai concorda sull’effettivo verificarsi dei cambiamenti climatici nonostante
manchino ancora certezze sull’entità degli effetti e la distribuzione degli impatti. A fronte di una
difficoltà sempre maggiore nel raggiungimento di accordi internazionali formali e vincolanti, si afferma
la convinzione che sia necessario prioritariamente intervenire alla scala locale.
Oggetto della ricerca sono dunque le politiche urbane indirizzate ai cambiamenti climatici, dal punto di
vista dei contenuti, degli strumenti e degli attori.
Piuttosto che approfondire gli aspetti tecnici delle politiche climatiche locali e prima di guardare ai
contenuti specifici delle misure, si ritiene importante focalizzare l’attenzione sulla governance e sui
meccanismi decisionali, per questo motivo al fine di approfondire le ricadute territoriali e la dimensione
urbana delle politiche per il cambiamento climatico si è ritenuto opportuno fare riferimento alla
letteratura che descrive il processo di consolidamento della complessa architettura istituzionale che
caratterizza la cosiddetta “transnational climate governance”.
Il contesto di analisi entro cui si muove la ricerca è occidentale ed europeo, in quanto la lotta ai
cambiamenti climatici è oggi diventata una delle priorità dell’agenda politica UE.
L’attenzione è focalizzata in particolare sul Patto dei Sindaci, iniziativa lanciata dalla Commissione
Europea nel 2009, al fine di stimolare il contributo dei governi locali al raggiungimento degli obiettivi
del “pacchetto energia-clima” e promossa come autentico modello di “multilevel governance”.
La ricerca utilizza strumentalmente il Patto dei Sindaci per interrogarsi sull’identità delle politiche
climatiche alla scala locale nell’intersezione tra politiche ambientali e politiche di sviluppo appunto in
un prospettiva di governance multilivello.
Nell’ambito del Patto dei Sindaci, saranno in particolare approfondite le specificità della risposta dei
governi locali italiani. obiettivo di questo approfondimento è anche la messa a fuoco del possibile
contributo che può venire dallo studio e dalla pratica di politiche climatiche locali all’evoluzione di un
sistema di governance tendenzialmente immaturo come quello italiano
La corte penale internazionale e l'espansione del paradigma garantista : il diritto penale mondiale
Questa tesi discute la possibilità/necessità di applicazione della teoria garantista di Luigi
Ferrajoli ai sensi della legge penale internazionale. Si inizia con l'analisi del paradigma
‘protogarantista’, rappresentato dallo stato legislativo di diritto e la conseguente
introduzione del principio di legalità (validità formale). Il Diritto Penale, in questo
scenario, è il primo modello giuridico del paradigma garantista. Con l'introduzione del
giuscostituzionalismo, le leggi passano a rispettare non solo la procedura formale per la
loro creazione, ma anche i contenuti e i significati delle costituzioni rigide (validità
sostanziale), che caratterizzano il paradigma garantista ‘forte’. Si analizza, poi, la teoria
del ‘costituzionalismo garantista’ di Ferrajoli, con i principia iuris, la tesi della
democrazia costituzionale e il rispettivo sistema di garanzie. Dinanzi al fenomeno della
globalizzazione, si sostiene la necessità di ampliamento del paradigma garantista nella
sfera internazionale, in modo che ci sia una protezione efficace dei diritti umani.
Pertanto, si affronta la crisi della sovranità degli Stati, la democrazia a livello
sovranazionale e la possibilità di costruire una sfera pubblica internazionale, che passa
attraverso il rafforzamento della Corte Penale Internazionale. Il paradigma garantista
potrà essere chiamato ‘forte’ se i crimini internazionali disposti nello Statuto di Roma,
nonché i principi del diritto penale internazionale e di procedura penale internazionale,
saranno considerati jus cogens, ossia, d’applicazione obbligatoria. Il compito
dell'operatore, quindi, è quello di rispettare l'art. 21(3) del Trattato di Roma, secondo il
quale le norme del diritto penale internazionale devono essere coerenti con i diritti
umani internazionalmente riconosciuti
L'antiamericanismo in Egitto dopo l'11 settembre : regime e opposizione nello specchio dei media (2001-2009)
Con la caduta delle Torri Gemelle, l’antiamericanismo è divenuto un fenomeno che ha acquisito sempre più rilevanza politica e accademica. L'antiamericanismo mediorientale ha poi assunto una rilevanza globale, divenendo un argomento centrale per quanti cercano di analizzare il contesto e le dinamiche internazionali, il ruolo della super potenza statunitense, il suo declino e la sua influenza nella sfera delle relazioni internazionali.
Il seguente studio presenta l’evoluzione storica del dibattito scientifico maturato fino ad ora attorno a questo fenomeno, delineandone fasi, variabili, tipologie e interpretazioni. Concentrandosi sul caso dell’Egitto, l’analisi studia l’anti-americanismo al sorgere del nuovo secolo quando l'alleanza tra Washington e il Cairo è stata condizionata da un clima di ostilità dominante. Lo studio si conclude il 4 giugno 2009, giornata nella quale il neo eletto presidente statunitense, Barack Hussein Obama, è salito sul podio dell'Università del Cairo per proclamare il discorso della mano tesa al mondo arabo.
La ricerca si serve di fonti di diversa natura, di cui si fa un uso incrociato che permette di mettere in luce aspetti di una realtà molto complessa. Considerata la natura autoritaria del contesto nel quale si è svolta la ricerca, per fare luce in modo più esaustivo sul fenomeno indagato, oltre all’analisi della stampa di regime, di partito e indipendente, la ricerca si serve di diari virtuali di giovani attivisti e di interviste a esponenti dell’opposizione.
Partendo dall’analisi del dibattito nato attorno al concetto di scontro di civiltà, l’analisi si sposta sulle figure del presidente George W.Bush e Barack Hussein Obama per cercare di capire l'incidenza della figura presidenziale nella determinazione dell'anti-americanismo. In seguito si presentano le critiche mosse alla politica estera statunitense nella regione e, nello specifico, a quella realizzata in Egitto. Infine si tratta l'antiamericanismo come un'arma di battaglia politica per spiegare fino a che punto soprattutto il regime, ma anche le forze di opposizione, se ne sono serviti per screditare i loro avversari e rafforzare la propria posizione all'interno della dinamiche politiche nazionali.
Evidenziando la multidimensionalità del fenomeno studiato e la polivalenza del termine, dall’analisi risulta più corretto parlare di antiamericanismi, utilizzando nell’indagine un approccio inclusivo che rinunci a ogni pretesa di esclusività.
L'analisi condotta riduce anche l'importanza attribuita alla componente culturale, ribadendo la centralità di quella politica nell’evoluzione dell’antiamericanismo. Infine la ricerca conferma che i diversi attori politici egiziani hanno fino ad ora fatto un uso strumentale dell’opposizione alla Casa Bianca.
La rivolta scoppiata in Egitto il 25 gennaio 2011 ha in parte sconvolto le dinamiche locali, modificando alcuni aspetti dell'antiamericanismo. Dall'analisi emerge dunque la necessità di intraprendere nuove piste di ricerca per comprendere le linee evolutive di questo fenomeno e il suo divenire
Modellazione numerica degli acquiferi, finalizzata alla valutazione degli scambi idrici sotterranei tra i Monti Lepini e la pianura Pontina
This paper tells about the hydrogeological studies carried out to evaluate groundwater exchanges between Lepini Mountains carbonatic ridge and the Pontina Plain, Latium Region (Fig. 1), by means of numerical model simulations.
The study area has been investigated several times in the past (Mouton J.,1977; Celico et al.1983), with concern about quantitative hydrogeology regarding both Lepini Mountains and the plain and also the exchanges with nearby hydrogeological bodies (Colli Albani volcanic one and Valle Latina alluvial one). More recent studies (Petitta M., 1994; Celico F., 2002) have developed finite differences numerical models about the carbonatic ridge only, while the conceptual and numerical model presented here is the first that analyze groundwater relations between the ridge and the plain. To do so the work has sorted many pieces of information about the geological setting, focusing specially on the fractured ridge characteristics in order to set the equivalent porous media hypothesis. Moreover, the artificial channel network of the plain has been taken into account, considering its role for land reclamation draining areas otherwise flooded. Great importance has been given to the springs located at the bottom of the ridge, because they are the most significant expression of groundwater circulation. The spring recharge areas have to be determined and bounded in order to plan water management actions. The model calibration has allowed achieving this goal, putting together the ridge partitioning due to tectonics arrangement and the flowpath approach. Calibration results have yielded hydraulic conductivity values that minimize specific target residuals; target points are located both in the ridge and the plain and concern head and flow measurements.
The numerical model runs steady state simulations and the implemented boundary conditions have been the constant heads, the No-flow cells, the pumping wells and the drains. Model reliability has been tested through residual analysis, as formerly mentioned. This model can be put down as a regional Screening one (Feinstein et al., 2006), therefore it cannot be used to simulate local groundwater behavior. It can be used to understand and improve circulation pattern knowledge and to test conceptual model hypotheses to identify areas where further analysis is necessary with new hydrogeological information
Analisi dei fattori di pericolosità geologica presenti nella città di Roma attraverso l'esame di alcuni casi di studio
Nell’ambito del dottorato è stata approfondita l’analisi di alcuni fattori di pericolosità geologica legati a movimenti gravitativi e alla presenza di falde idriche superficiali attraverso l’esame di casi di studio per i quali si era in grado di ricostruire un quadro conoscitivo di dettaglio.
Il reperimento di una ingente mole di dati geognostici e la disponibilità di dati interferometrici satellitari ha permesso infatti di utilizzare metodi di analisi che hanno integrato approcci di tipo storico, con quelli convenzionali di tipo geologico-tecnico, anche con modellazioni matematiche, fino a quelli tecnologicamente più evoluti tramite il remote sensing.
Gli studi sono stati condotti anche partecipando al “Progetto UrbiSIT” che l’Istituto di Geoingegneria e Geologia Ambientale del Consiglio Nazionale delle Ricerche sta realizzando per conto del Dipartimento della protezione civile con l’obiettivo di definire metodologie e realizzare prodotti operativi per la gestione della pericolosità geologica e per la microzonazione sismica in aree urbane.
L’attività di ricerca svolta, oltre a permettere un approfondimento dell’analisi di alcuni dei fattori di pericolosità geologica noti per l’area romana, quali subsidenza, sprofondamenti legati a cavità sotterranee e frane, ha consentito di individuarne altri legati alle dinamiche idrogeologiche presenti nelle valli alluvionali del Tevere e dei suoi affluenti in grado di ingenerare, se non debitamente studiate nella fase di progettazione di opere in sotterraneo (metropolitane, parcheggi, reti di servizi etc), problemi anche gravi alle strutture in fase di costruzione e/o ai fabbricati adiacenti a tali strutture.
L’attività ha riguardato in una prima fase problematiche di carattere generale con l’esame delle dinamiche geologiche ed idrogeologiche esistenti nelle piane alluvionali della città e degli sprofondamenti causati nell’area urbana da cavità sotterranee di origine antropica, principalmente cave nel sottosuolo per l’estrazione di materiali da costruzione.
Nel primo caso è stata esaminata la pianura alluvionale del Tevere nel centro storico, nella zona di Campo Marzio e Prati, individuando e analizzando nel dettaglio i fattori di rischio legati alla presenza: a) di falde idriche in pressione collegate idraulicamente al fiume e di falde idriche molto superficiali nei terreni di riporto; b) di terreni molto compressibili. Sono stati poi esaminati due casi di studio particolari relativi alle interferenze tra edifici e terreni alluvionali: quello relativo ai possibili impatti sulle falde idriche sotterranee, in particolare quella contenuta nei terreni di riporto, dovuti alla costruzione del parcheggio sotterraneo del Nuovo Mercato Trionfale, situato nel tratto terminale di uno dei paleo affluenti di destra del Tevere e quello relativo ai cedimenti differenziali riscontrabili in un antico monumento romano come il Septizodium .
Nel secondo caso sono stati esaminati in maniera incrociata i dati sui dissesti provocati da cavità sotterrane e i dati delle osservazioni da satellite al fine di individuare possibili movimenti precursori degli sprofondamenti. Sono stati in particolare analizzate le situazioni relative ai dissesti avvenuti a Roma tra il 1992 e oggi, periodo per il quale esiste la copertura di dati satellitari, esaminando in particolare il caso di studio relativo alla voragine avvenuta nel 2008 a Via Galatea.
La ricerca si è quindi concentrata sullo studio del colle Palatino e aree limitrofe, case history principale dell’attività di ricerca svolta, in quanto in tale zona sussistono molteplici fattori di instabilità, quali frane, cavità sotterranee, cedimenti in terreni alluvionali, e in quanto nell’ambito del Progetto Urbisit si sono resi disponibili una grande mole di dati geologici, geotecnici, geofisici, nonché di dati radar satellitari, che hanno permesso di adoperare metodologie di studio integrate che posso essere utilizzate per l’analisi dei rischi geologici anche in altre zone dell’area urbana.
Nell’ambito delle ricerche svolte sono stati più volte utilizzati dati interferometrici satellitari che sono stati messi a disposizione per le attività del presente dottorato dal Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Gli studi eseguiti in zone urbane a forte complessità, quali quelle esaminate nei casi di studio, hanno permesso di verificare l’importanza e l’efficacia di metodologie di studio che integrino i dati storici, i dati geologico-tecnici e quelli di remote sensing. La valutazione delle trasformazioni del territorio basata sull’uso delle fonti e della cartografia
storica risulta di fondamentale importanza per inquadrare correttamente le problematiche alla luce
dei caratteri fisici originari e delle modifiche apportate dall’uomo dall’antichità fino ad oggi.
L’assetto stratigrafico del sottosuolo delle aree urbane, comprendendo anche i terreni di riporto, ha
una complessità tale che la sua ricostruzione è possibile solo con indagini geognostiche e geofisiche
di dettaglio, adeguatamente progettate e realizzate.
L’interferometria rappresenta sicuramente uno degli strumenti da utilizzare per il futuro vista la
capacità delle acquisizioni radar satellitari di discriminare in vaste aree spostamenti dell’ordine di
pochi mm/anno, altrimenti difficilmente rilevabili in zone fortemente urbanizzate.
Solo attraverso l’uso degli approcci sopra descritti, supportati se del caso anche da modellazioni
matematiche, si possono acquisire informazioni attendibili e utili alla definizione del modello
geologico, geotecnico e idrogeologico da mettere alla base della progettazione di nuove opere in
contesti altamente vulnerabili come quelli delle aree fortemente urbanizzate