Archivio Aperto di Ateneo
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    5899 research outputs found

    Fusioni e scissioni semplificate

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    Autonomia privata, concorrenza e proprietà  intellettuale.

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    L'«europeizzazione» del diritto privato è un dato innegabile che interessa tutti gli ordinamenti giuridici degli Stati membri. Il diritto privato europeo può essere definito come il diritto risultante del grado di uniformazione del diritto dei Paesi membri guardando sia al grado di omogeneità esistente tra i diritti degli Stati membri sia all’omogeneità indotta dal diritto dell’Unione europea. La Corte di giustizia dell'Unione europea svolge in ruolo fondamentale in questo ambito, anche attraverso l'elaborazione di principi generali del diritto dell'Unione europea che vengono utilizzati sia come parametro della legittimità degli atti di diritto derivato sia per interpretare le disposizioni di diritto primario e per colmarne le inevitabili lacune del diritto dell’Unione dovute alla peculiarità dell’ordinamento giuridico. È necessario analizzare l'influenza di questi principi generali sul diritto privato e verificare se e in che misura esistano dei principi generali propri al diritto privato stesso. Il principio dell’autonomia e il suo corollario, la libertà contrattuale, sono presenti, con delle variazioni, in tutti i sistemi giuridici europei. La Corte di giustizia, prendendo le mosse dalle tradizioni costituzionali degli Stati membri, ha elaborato un principio generale dell'autonomia privata nel diritto dell'Unione che è stato poi riconosciuto come diritto fondamentale nelle sue espressioni di libertà d'impresa, libertà contrattuale e diritto di disporre della proprietà privata dagli articoli 16 e 17 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Il principio generale dell'autonomia privata non è assoluto ma può subire delle limitazioni da parte del legislatore per il perseguimento degli obiettivi dell'Unione europea. La legittimità delle limitazioni, a seguito del riconoscimento dell'autonomia privata come diritto fondamentale, dovrebbero essere analizzate alla luce dell'art. 52 della Carta che prevede che le stesse debbano essere previste dalla legge, non possano ledere il contenuto essenziale del diritto e siano proporzionate alle finalità di interesse generale riconosciute dall'Unione. Dall'analisi della giurisprudenza della Corte di giustizia è possibile ricostruire le limitazioni all'autonomia privata che sono ammesse dal diritto dell'Unione. L'ambito in cui le suddette limitazioni sollevano maggiori problemi è quello dell'applicazione della disciplina in materia di concorrenza, soprattutto per quanto riguarda la fattispecie dell'abuso di posizione dominante prevista dall'art. 102 TFUE. Il dato normativo è molto generico e la nozione di abuso è stata sviluppata sulla base della pratica applicativa della Commissione e della giurisprudenza della Corte di giustizia che identificano i comportamenti suscettibili di configurare un abuso. Una delle forme più problematiche di applicazione dell'art. 102 TFUE dal punto di vista dell'autonomia privata dell'impresa in posizione dominante è quella che rinviene un comportamento abusivo nel il cosiddetto «rifiuto di contrarre». L'impresa che si rifiuta di contrarre quando è titolare di un bene o di un servizio indispensabili perché altre imprese concorrenti svolgano la loro attività abusa della sua posizione dominate e può essere obbligata a dare accesso al bene o al servizio alle imprese concorrenti. La giurisprudenza sul rifiuto di contrarre si applica anche alle imprese che sono titolari di diritti di proprietà intellettuale, secondo la dottrina delle essential facility sviluppata dalla Corte il rifiuto di un'impresa titolare di un diritto di proprietà intellettuale di dare accesso ad un prodotto o ad un servizio indispensabile per esercitare una data attività può costituire un comportamento abusivo quando sono integrate tre condizioni cumulative: il rifiuto costituisce ostacolo alla comparsa di un nuovo prodotto per il quale esiste una domanda potenziale dei consumatori ed è ingiustificato e idoneo a escludere qualsiasi concorrenza sul mercato derivato. La condizione relativa alla comparsa di un nuovo prodotto è stata interpretata estensivamente dalla Corte per comprendere anche lo sviluppo tecnologico di un prodotto. L'applicazione della dottrina delle essential facility in materia di standardizzazione riguardo l'obbligo di concedere in licenza brevetti SEP fornisce ulteriori elementi di riflessione. Basti notare che nelle sue decisioni con impegni, anteriori alla sentenza Huawei, la Commissione ha utilizzato come indice rilevante per le preoccupazioni sollevate sulla possibilità che il comportamento del titolare del brevetto SEP fosse contrario all’art. 102 TFUE, il semplice fatto che il possibile licenziatario si fosse mostrato disponibile a negoziare una licenza, un elemento di natura vaga e non vincolante vista la mancanza di qualsiasi riferimento alle circostanze e all’avanzamento delle trattative che non è stato ritenuto sufficiente dalla Corte per poter caratterizzare il comportamento dell'impresa dominante come abusivo. La sentenza della Corte si iscrive in un panorama caratterizzato dalla pluralità di soluzioni giuridiche, spesso divergenti, che avevano dato le giurisdizioni nazionali e da un notevole grado di incertezza sulla legittimità di alcuni comportamenti sia del titolare di un brevetto essenziale all’applicazione di uno standard che di imprese che, applicando lo standard senza licenza, violano il diritto di proprietà del titolare del brevetto. Incertezza aumentata a causa della pratica della Commissione di adottare decisioni con impegni accettando gli impegni proposti dalle imprese, invece di decisioni che accertano una violazione delle norme di concorrenza, impedendo lo sviluppo di regole chiare. Alla luce delle ultime decisioni della Commissione nei casi Samsung e Motorola e della risposta della Corte alla questione pregiudiziale nel caso Huawei non si può non affermare che è necessario provvedere a delineare in maniera più chiara i limiti del potere discrezionale della Commissione nel segno di un bilanciamento tra l’autonomia contrattuale, il diritto di proprietà e le esigenze di promozione dell’innovazione e della concorrenza

    La guerra delle Malvine/Falkland nella letteratura argentina: tre generazioni in conflitto

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    La guerra delle Malvine/Falkland nella letteratura argentina: tre generazioni in conflitto è frutto di un lavoro di ricerca svolto presso l’Università di Roma Tre nel triennio 2013-2015 e ha l’obbiettivo di analizzare la trattazione del breve scontro militare tra Argentina e Inghilterra (2 aprile-14 giugno 1982) in una produzione letteraria che va dai mesi immediatamente successivi fino ai giorni nostri (1982-2015). La ricaduta sociale del conflitto – oltre diecimila coscritti inviati a combattere, provenienti da tutto il territorio nazionale, 659 morti e 1068 feriti di parte argentina – mi ha spinto ad affrontare l’analisi utilizzando come variabili le diverse relazioni tra gli autori e l’esperienza della guerra. A seconda del rapporto che intercorre tra gli eventi e la loro narrazione, si delinea inoltre un panorama generazionale in cui risaltano principalmente tre approcci diversi. Il testo comprende la ricognizione dello stato dell’arte circa le ricerche sull’argomento. Si articola quindi in tre sezioni: la prima, denominata “L’urgenza della genesi”, è dedicata a Los pichiciegos di Rodolfo Fogwill (1982), identificato con il capostipite della letteratura sulla guerra delle Malvine. Fogwill crea un referente necessario per le generazioni successive che si fonda sulla sostituzione dell’eroe epico, abitualmente protagonista della letteratura di guerra, con un antieroe le cui vicende si muovono a cavallo tra la rappresentazione picaresca e quella farsesca. La seconda sezione, “L’urgenza della denuncia”, si occupa della generazione più prolifica sul conflitto attraverso la lettura dei romanzi Banderas en los balcones di Daniel Ares (1994), Las Islas di Carlos Gamerro (1998) e Sobrevivientes di Fernando Monacelli (2012). La distanza temporale tra le pubblicazioni, insieme al divario nelle scelte stilistiche e tematiche, estende gli orizzonti narrativi e consolida gli elementi comuni ai romanzi, caratterizzandoli come tratti costitutivi di un corredo genetico appartenente alla letteratura sul conflitto nel suo complesso. Nei romanzi s’innesca un meccanismo di esclusione dei protagonisti dalle vicende belliche che si identifica con quello degli autori dalle dinamiche della vita politica. Questi si pongono l’obbiettivo di dare voce a una generazione dispersa, assorbendo e consolidando all’interno di questo filone letterario scelte stilistiche autonome. La terza sezione, “L’urgenza della memoria”, raccoglie lo sguardo della generazione successiva, quella di Federico Guillermo Lorenz (autore di Montoneros o la ballena blanca, 2012), di Sebastián Basualdo (Cuando te vi caer, 2008) e di Patricio Pron (Una puta mierda, 2007). La generazione degli anni Settanta-Ottanta raccoglie da un lato l’elemento della marginalità sul quale si fonda la narrazione direttamente precedente, dall’altro crea un ponte con quella che ha esperienza del conflitto attraverso il tema della memoria, per colmare con il linguaggio il vuoto di quanto non è stato vissuto né detto. Ogni sezione viene contestualizzata storicamente all’interno del periodo in cui i romanzi sono stati scritti, al fine di porre i testi e gli autori in dialogo con gli eventi che influenzano sia la produzione sia la ricezione da parte del pubblico e della critica. L’approccio teorico utilizzato si fonda principalmente sul lavoro svolto dalla critica letteraria argentina, che si dedica all’argomento a partire dalla fine degli anni Ottanta, con particolare attenzione agli studi di Martín Kohan, Beatriz Sarlo, Rosana Guber, Federico Guillermo Lorenz, Lara Segade e Julieta Vitullo. Seguendo le orme di tali autori, si è risalito alle fonti teoriche a cui si sono appoggiati –Michail Bachtin e Walter Benjamin, in particolare ai saggi Epos e romanzo e Il narratore – per proporne una lettura autonoma. Per essere identificata all’interno di un filone narrativo a sé, la letteratura sul conflitto deve confrontarsi con l’elemento epico, con la rappresentazione dell’eroe e con il concetto di esperienza. Michail Bachtin sostiene che il romanzo è il risultato del processo di distruzione della distanza epica, ovvero la distanza tra il presente della narrazione e il passato assoluto in cui si colloca il mondo raffigurato dall’epica. L’annullamento della distanza con la materia narrata obbliga il narratore a relazionarsi con l’incompiutezza del presente, tempo in fieri. Eliminata la distanza che rende possibile esaltare le gesta del passato, il romanzo non può rappresentare le figure eroiche presenti nell’epica. Proprio perché gli autori hanno accesso a strumenti quali l’esperienza personale e l’invenzione creativa, nella rappresentazione della contingenza il valore dell’eroe si dissipa per trasformare i protagonisti in uomini comuni o in anti-eroi. Anche secondo Walter Benjamin il declino della narrazione epica coincide con la nascita del romanzo e in particolare con il suo legame con la trasformazione della narrazione da orale a scritta in età moderna (nascita della stampa). Per esemplificare il crollo insieme dell’epica e delle stesse condizioni di una narrazione, utilizza l’esempio dei soldati di ritorno dalla prima guerra mondiale, ammutoliti, privati della possibilità di raccontare la propria esperienza. La guerra è evento collettivo traumatico che genera una produzione letteraria posteriore di almeno dieci anni, in nulla corrispondente a quell’esperienza non trasferibile da chi l’ha vissuta. Obbiettivo di questa ricerca è dunque quello di inserire la letteratura prodotta in Argentina sul conflitto delle Malvine all’interno del discorso più ampio sulla ricostruzione della memoria collettiva del Paese, identificandone i canoni che ne delimitano l’esistenza come un filone letterario a parte

    Three essays on the impact of cash transfers on food security and labor supply: the case of South Africa.

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    This study analyses the theoretical pathways that link cash transfers to food security and labor supply and the assumptions that underlie their e ectiveness. It also provides an impact evaluation of the e ectiveness of one of the major unconditional cash transfer programmes implemented in South Africa - the Child Support Grant (CSG) - in sustaining food access and dietary diversi cation in the bene ciary households and in a ecting gender inequality from the perspective of the labor market status. We carry out a regression discontinuity design which exploits the variation induced by the expansion in the grant eligibility related to the child age on data from the National Income Dynamics Study covering years 2008, 2010-2011 and 2012. Our evaluation shows that the CSG is e ective in sustaining food expenditure in bene ciary households, especially the African headed households, the urban households and the poorest in monetary terms. Nonetheless, we also nd that the CSG is not e ective in allowing signi cant changes in the dietary habits of the more disadvantaged sub-populations. Our assessment on the employment opportunities and employment type experienced over time by adults in the bene ciary households shows that the CSG supports women, but not men, in participating in the labor market and in increasing their employment opportunities. Nevertheless, women mainly enter the labor market as self-employed or casual employed, rather than on a regular wage basis. This means that the CSG only partially promotes gender equality in the labor market

    L’incastellamento nei Monti Lucretili : insediamenti e popolamento tra il X e il XV secolo

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    Questo lavoro è rivolto allo studio del fenomeno dell’incastellamento nella zona dei Monti Lucretili, area situata della zona della Sabina romana divisa tra l’autorità dell’abbazia di Farfa, della chiesa di Tivoli e dal monastero di Subiaco. Per analizzare la tematica degli insediamenti medievali incastellati si è proceduto mettendo a confronto due approcci metodologici: quello storico e quello archeologico. La sintesi dei risultati raggiunti attraverso i differenti metodi di ricerca ha portato a delle nuove conclusioni su un tema che ormai è al centro del dibattito nella medievistica italiana dagli ultimi decenni. La comprensione del fenomeno dell’incastellamento in quest’area, già indagata da Pierre Toubert nell’ambito del suo modello e da Jean Coste sulla base delle fonti documentarie, è stato il principale obiettivo della ricerca; il lavoro ha portato, infatti, alla definizione delle dinamiche insediative che hanno originato la nascita, lo sviluppo e la fine del sistema incastellato in quest’area della Sabina. Ogni centro incastellato dell’area campione dei Lucretili è stato studiato attraverso l’analisi sia delle fonti scritte che di quelle archeologiche. Ad oggi risultano essere 26 i siti interessati da questa dinamica insediativa, tra questi undici sono tuttora esistenti, ovvero Civitella, Licenza, Montorio Romano, Moricone, Nerola, Orvinio, Palombara, Percile, Roccagiovine, S. Polo dei Cavalieri, Scandriglia; i castelli abbandonati sono invece quindici: Castel del Lago, Castiglione, Fistula, Macla, Marcellino, Montefalco, Monteverde, Petra Demone, Poggio Runci, Saccomuro, Santacroce, Saracinesco, Spogna, Turrita e Vallebuona

    Ethnobotanical Survey in Bali (Indonesia) to Conserve Biodiversity and Cultural Value of Food and Nutraceutical Plants

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    In the first chapter, we report the first ethnobotanical study of wild and semi-wild food plants used by the inhabitants of the villages of Bali. Considering the urgent need to avoid the loss of this traditional knowledge, 50 informants from 13 “Bali Aga” villages across four districts were selected for our field investigation. Ethnobotanical data were collected through different interview methods (direct observation, semi-structured interviews, key informant interviews, individual discussions, focus-group discussions, and questionnaires). The 86 recorded species belonging to 41 families and 68 genera, including angiosperms (82) and pteridophytes (4), are categorized as wild (33) and semi-wild (53), of which 63.64% are native to Malesian, Indian, and Indochinese. Wild and semi-wild edible plants play an important role in providing the Balinese with various essential nutrients. Fourteen species (16.28%) are also used medicinally. In recent years, with the growth of the tourist industry, the wild habitats of edible plants have been severely impacted. Traditional knowledge related to wild and semi-wild edible plants is also endangered. Therefore, the management of these resources and the preservation of biodiversity along with indigenous knowledge are of primary importance. In the second chapter, we report the first study to document plants species used as Loloh, reporting the phytochemical components and pharmacological properties of the most cited plants. Documenting the plants used in herbal drinks in Bali by local communities to treat various ailments (providing some information on phytochemistry and pharmacology of the most interesting plants). Loloh are herbal drinks produced and consumed exclusively in Bali (Indonesia) to prevent and treat different ailments. Ethnobotanical data were obtained through semi-structured interviews (individual and group discussions) and questionnaires. Plant specimens were collected, identified and made into herbarium vouchers. A total of 51 plants species (belonging to 32 families) have been documented for their use in the various preparation of Loloh. Different plants and plant parts are used to prepare Loloh to treat heartburn, fever, diarrhea, hypertension, aphthous stomatitis (canker sores), and other minor health problems. These plants are mainly prepared as decoctions, are juiced or simply added to the preparation. The most cited plants (> 30 informants) are Alstonia scholaris (L.) R. Br., Blumea balsamifera (L.) DC., Cinnamomum burmanni Nees ex Bl., and Piper betle L. These plants are well studied with multiple demonstrated pharmacological activities (e.g., antimicrobial, anticancer, antidiabetic). The Balinese communities still preserve a rich ethnobotanical knowledge. Several species are well known for their pharmacological properties, but some [such as Pneumatopteris callosa (Blume) Nakai and Dendrocnide stimulans (L. f.) Chew] are understudied and could be promising candidates for further research. In the third chapter, we have hypothesis on local knowledge of cultivated plants in home gardens has a long tradition in Bali. In order to study this tradition in depth, an ethnobotanical study was conducted in thirteen traditional villages, and data on home gardens was collected through key informant interviews and semi-structured interviews. Thirty-six species of cultivated plants comprising 29 genera and 20 families have been documented, of which 37.50% are native to the Malesian region, 21.43% to the Indian region, and 12.50% to the Indochinese region. 33.33% of all recorded plant species are trees, especially fruit species. The major use categories reported for cultivated plants were as vegetables (46%), medicines (23%), and as edible fruits (20%). However, 22.22% of all recorded plants appear in more than one use category. Cassava [Manihot esculenta Crantz], banana [Musa paradisiaca L.], sweet potato [Ipomoea batatas (L.) Poir.], papaya [Carica papaya L.], and ridged gourd [Luffa acutangula (L.) Roxb.] were identified as the main sources of plant vegetables consumed among the local population. Many plants are typical of home gardens throughout the tropics, but species richness in home gardens differed substantially between villages according to the level of preservation of traditional uses. In general, home gardens provide a broad and diverse basis for self-sufficiency, and it is important to promote awareness of traditional uses of cultivated plants. In the fourth chapter, different quantitative indices were proposed to determine the cultural importance of ethnobotanically valuable plants in order to develop a tool for the evaluation of immaterial cultural heritage. These indices were applied to an ethnobotanical survey of food and nutraceutical plants traditionally consumed in Bali, Indonesia. The uses of the plants were grouped into 6 use categories. The Cultural Food Significance Index (CFSI), use value (UV), relative frequency of citation (RFC), relative importance (RI), cultural value (CVs), and informant consensus factor (ICF) were calculated for a list of plants cited by fifty informants in different traditional villages on the island. This evaluation of the cultural importance of plants through different indices produced interesting variations. Colocasia esculenta (L.) Schott came highest in the preference ranking for RFC, UV and CVs. Arenga pinnata (Wurmb) Merr. was in first place for CFSI and RI. Artocarpus heterophyllus Lam., Lablab purpureus (L.) Sweet and Cinnamomum burmanni (Nees & T. Ness) Blume were also high in the CFSI, RI, and CVs. The ICF results revealed a well-defined food tradition. The combined use of these indices, as opposed to any single index, makes it possible to quantify the role that a given plant plays within a particular culture. In the fifth chapter, in order to understand possible impacts on traditional ethnobotanical knowledge (TEK) in Bali, we interviewed local people living in 13 traditional villages regarding the number of known plants and their uses. We analyzed socioeconomic factors influencing change of such knowledge at both individual (informant) and community (village) level. We identified a total of 149 food and nutraceutical plants being used in the study area. Neither gender, occupation, income, nor level of formal education had a significant effect on TEK. However, informant’s age and village status were found to play an important role in the retention of TEK at an individual level. At the village level, the use of Internet/smart phones was an important predictor of cultural erosion. Keywords: Bali, ethnobotany, cultivated plants, cultural erosion, food plants, herbal drink, home garden, nutraceutical plants, quantitative ethnobotany, wild and semi-wild plant

    Agro-energies and sustainable development: an economic and legal analysis

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    Today, “sustainable development" and "renewable energy" are keywords in the international debate, which has the aim to support a wide improvement of living conditions and to ensure equal access to the available resources. In the recent years, the sustainability issue has gradually become more important, thanks to the support of a new economic and social environment that has encouraged its growth. Therefore, the research has focused on the relationship between agro-energy and sustainability. In order to analyze this further, we must reflect on the meaning of sustainable development. The work started with the analysis of the concept, how it was born, its evolution and the response of the European legislation. Today, it is recognized that the sustainable development is directly linked to the concept of Corporate Social Responsibility. From a legal point of view, the interweaving of the market rules and liability rules has made necessary to deepen the relationship between CSR and Soft law, in order to determine whether the social and the legal responsibility may be considered as separate or complementary issues. In the second section, the focus shifts to the agro-energy sector, describing the types, the issues linked to them and the future prospects of a fast growing sector. Finally, the third section of the study aims to be the "synthesis" of the first two, as it puts together the concepts analyzed in the previous parts and it attempts to explain the relationship between agro-energies and sustainable development and who are the subjects responsible for them, by what means and in which ways

    The impact of traceability in the agri-food industries: the case of the Italian poultry supply chain

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    Food traceability is an essential tool through which companies guarantee food security and achieve competitive market advantages. European regulations impose food operators to implement traceability, and consumers are increasingly demanding additional information on food origin and characteristics. Thus, it is crucial for firms figure out the appropriate level of traceability to implement. The main goal of this work is to investigate the relationship between traceability implementation and its consequences on firms’ operations. The main research question is if the level of traceability influences or not perceived benefits, costs, and difficulties in its implementation. On this baseline, a survey is conducted to empirically test the theoretical construct. The target of the investigation is the Italian poultry meat supply chain. With the support of UNAITALIA association (The National Union of meat and egg supply chains), it as been possible to in-Depth analyse the structure and operation of this supply chain. The industry is characterised by a high level of vertical integration and, since 2004, has implemented a voluntary labelling system in order to track and trace additional information of products. Processing industries are the leaders of the supply chain, able to influence all operators working upstream and downstream. Therefore, through a questionnaire the supply chain leader firms have been interviewed. The sample consisted of nine firms while respondents were eight. Despite the population selected is small, it represents over 90% of poultry meat produced in Italy. Findings indicate that firms implement a Medium and Deep level of traceability. These two groups show a significant difference in terms of difficulties in implementing traceability. Conversely, no significant difference is found in relation to costs and benefits. In general firms with a lower level of traceability perceive all aspects investigated (benefits, costs, and difficulties of traceability implementation) as having a greater impact on their operations compared to Deep traceability group. Moreover, firms with lower traceability showed more significant difficulties in implanting the EC Reg. No. 1169/2011 on food labelling into force since May 2015. The main limitation of the survey is the small sample due to the peculiar configuration of the industry and the limitation to a single food supply chain. Nevertheless, through a punctual measure of the traceability level in the supply chain, the research contributes to reduce the existing gap in the literature. On a practical side, it explores for the first time how traceability impact firms of the poultry supply chain. Future development of the analysis should focus on the impact of traceability practices on consumers’ satisfaction and willingness to pay for extra information on food products.La rintracciabilità nel settore agroalimentare è uno strumento essenziale attraverso cui le imprese garantiscono la sicurezza alimentare e ottengono vantaggi competitivi sul mercato. Le normative europee impongono agli operatori del settore alimentare l’implementazione di un sistema di rintracciabilità e, al tempo stesso, i consumatori sono sempre più esigenti riguardo le informazioni di qualità e provenienza fornite sui prodotti alimentari. Per rispondere a queste esigenze è fondamentale per le imprese capire il livello ottimale di rintracciabilità, che massimizzi obiettivi di profitto e che soddisfi le esigenze dei portatori d’interesse pubblici e privati. L'obiettivo principale di questo lavoro è indagare il rapporto che intercorre tra la rintracciabilità e i suoi effetti sulle imprese. La principale domanda di ricerca è verificare come il livello di rintracciabilità influenza i benefici, i costi e le difficoltà percepiti dalle imprese. Su questa base è stata condotta un’indagine per testare empiricamente il costrutto teorico, volto a determinare un indice sintetico che descriva il livello di rintracciabilità. La filiera della carne avicola italiana è stata scelta come target dell’indagine. Con il supporto dell’associazione UNAITALIA (Unione Nazionale delle Filiere delle carni e uova), è stato possibile analizzare in profondità la struttura e il funzionamento di questa filiera. Il settore è caratterizzato da un elevato grado d’integrazione verticale e dall'attuazione di un sistema di etichettatura volontaria, che ha lo scopo di monitorare e rendere disponibili informazioni aggiuntive sulla carne prodotta. Le industrie di trasformazione sono i leader della filiera, in grado di influenzare tutti gli operatori che lavorano nelle altre fasi a valle. Per questo queste imprese a capo della filiera sono state selezionate come destinatarie del questionario condotto. Vista la forte concentrazione del settore, la propalazione oggetto dell’indagine è costituita da nove imprese, mentre i rispondenti sono otto e rappresentano più del 90% della carne di pollame prodotta in Italia. I risultati indicano che le imprese intervistate appartengono a due gruppi in funzione del livello di rintracciabilità: livello di rintracciabilità medio (sei imprese) e profondo (2 imprese). Questi due gruppi mostrano differenze significative in relazione alla difficoltà di attuazione del sistema di rintracciabilità. Al contrario, nessuna differenza significativa è stata individuata in relazione ai costi e benefici. In generale le imprese con un più basso livello di rintracciabilità percepiscono tutti gli aspetti indagati (benefici, costi e difficoltà di attuazione rintracciabilità) con un maggiore impatto sulle loro attività rispetto alle imprese con un livello di rintracciabilità più elevato. Inoltre, le imprese con un livello di rintracciabilità inferiore hanno mostrato maggiori difficoltà nell’implementare il Regolamento UE 1169/2011 sull'etichettatura dei prodotti alimentari in vigore da Maggio del 2015. L’indagine si è occupata di descrivere la rintracciabilità nelle industrie di trasformazione della carne avicola in Italia. L’analisi di questo specifico settore è sia un punto di forza dell’analisi, che una limitazione dovuta al ristretto numero di aziende intervistiate, che rispecchia però la forte concentrazione esistente nel settore. Nonostante ciò, la ricerca contribuisce ad arricchire la letteratura esistente che si è occupata di misurare il livello di rintracciabilità nelle filiere agroalimentari. Inoltre esplora per la prima volta la filiera avicola dal punto di vista dell’impatto della rintracciabilità sulle imprese. Un possibile futuro sviluppo dell’analisi dovrebbe concentrarsi sul punto di vista del consumatore, per meglio capire se l’aumento del livello della rintracciabilità, e dunque delle informazioni fornite sul prodotto, impattano positivamente sulla soddisfazione e sulla disponibilità a pagare

    Djibouti, 1929

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    Tratto da “Atlas France”, 1929. Immagine tratta dal sito "Mogadishu: Images from the past" (https://mogadishuimages.wordpress.com/) e inclusa nell'Archivio Somalia con il consenso del curatore della collezione Rick Davies.Raadraaca: “Atlas France”, 1929. Sawir laga soo qaatay mareegta "Mogadishu: Images from the past" (https://mogadishuimages.wordpress.com/), waxaana lagu biiriyay Kaydka Soomaaliya, kaddib markii oggolaasho laga helay qofka diyaariyay oo ah Rick Davies.From "Atlas France", 1929. Image taken from the website "Mogadishu: Images from the past" (https://mogadishuimages.wordpress.com/) and included in the Somali Archive with the permission of the owner of the collection, Mr. Davies

    Somalia, circa 1841

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    Immagine tratta dal sito "Mogadishu: Images from the past" (https://mogadishuimages.wordpress.com/) e inclusa nell'Archivio Somalia con il consenso del curatore della collezione Rick Davies.Sawir laga soo qaatay mareegta "Mogadishu: Images from the past" (https://mogadishuimages.wordpress.com/), waxaana lagu biiriyay Kaydka Soomaaliya, kaddib markii oggolaasho laga helay qofka diyaariyay oo ah Rick Davies.Image taken from the website "Mogadishu: Images from the past" (https://mogadishuimages.wordpress.com/) and included in the Somali Archive with the permission of the owner of the collection, Mr. Davies

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