Archivio Aperto di Ateneo
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    Verso la europeizzazione del diritto penale?

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    Negli ultimi anni si sta assistendo una incessante compenetrazione del diritto dell’Unione europea e del sistema CEDU nei singoli ordinamenti interni, anche nella materia penale da sempre riservata alla sovranità degli Stati nazionali. Il presente lavoro mira a verificare se attualmente possa parlarsi di europeizzazione dello ius puniendi e quali limiti e conseguenze possano derivare dalla verificazione di un tale fenomeno. Invero, il lungo e tortuoso processo di affermazione della normativa sovranazionale è scandito da una continua tensione tra l’esigenza di integrazione della normativa europea a quella nazionale ed il contemporaneo bisogno di preservare quel patrimonio di principi fondamentali nei quali risiede, in definitiva, il “volto” dell’identità giuridico-costituzionale italiana. Il principio di legalità costituisce – quantomeno nella materia penale – un ostacolo invalicabile, considerato lo ius puniendi una delle massime espressioni della sovranità nazionale, in quanto tale non cedibile alle sempre più dirompenti forze europee, rappresentate sia dalle istituzioni dell’Unione che dal sistema CEDU. Ancora, deve aversi riguardo al principio di democraticità dei processi decisionali che sfociano nelle scelte di criminalizzazione, ai principi di ultima ratio e di necessaria offensività, alle tecniche di redazione delle fattispecie penali che devono conformarsi al principio di determinatezza e, da ultimo, alla proporzionalità della sanzione penale. D’altro canto, però, è indubbio che l’esperienza ormai dilagante della criminalità sovranazionale ponga l’imperante necessità di predisporre una regolamentazione sostanziale, e processuale, sempre più integrata e aperta alla “cooperazione” tra gli Stati membri

    Giudizio e sentimento : elementi di fenomenologia, psicologia e neurofisiologia

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    I nomi astratti : uno studio sul creolo della Martinica e della Guadalupa

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    1. Oggetto dello studio: i nomi astratti si presentano come elementi linguistici che nascono dalla combinazione della nozione di nome e della nozione di astratto, entrambe problematiche dal punto di vista dell’individuazione, e da cui essi ereditano una forte complessità definitoria. Il termine si applica in letteratura a elementi di natura diversa, non sempre accomunabili nella fenomenologia e appartenenti a piani differenti: è valida per una nominalizzazione di evento, un nome puro che denoti un individuo non reale, un nome generico, una metafora, ecc., ed è probabilmente tale varietà il motivo per cui, sebbene a questi fenomeni siano stati dedicati singolarmente dei contributi, un lavoro omogeneo che li raggruppi tutti insieme non esiste ancora. È innanzitutto a livello semantico che si incontrano dei problemi, dal momento che il significato dell’aggettivo astratto risulta esso stesso in una certa misura astratto, cioè è generico, visto che non denota nessuna proprietà nello specifico, come dimostra anche il fatto che il lessema prende un senso diverso a seconda dell’area semantica in cui viene utilizzato. La combinazione dell’aggettivo con il nome nome produce un’espressione in grado di denotare un nome immateriale, un nome generale, un nome concettuale, un nome ridotto, un nome derivato, un nome figurato, ecc…, o nessuna o tutte queste cose insieme. In secondo luogo, anche il concetto di nome manca di una definizione univoca, almeno dal punto di vista interlinguistico. Tradizionalmente, infatti, il nome si identifica con la parte del discorso che risponde ad una delle funzioni enunciative di base, la referenza, e a cui si associano tipicamente determinate classi semantiche di referenti e, a seconda del sistema linguistico, alcune caratteristiche grammaticali. A livello generale, un componente della classe semantica degli oggetti, materiale e individuale, viene codificato prototipicamente da un elemento linguistico la cui funzione sintattica è quella del nome, rappresentando il candidato migliore per l’instaurazione della funzione discorsiva della referenza. I nomi astratti rappresentano i casi in cui la convergenza tipicamente nominale fra tratti formali e contenuto semantico non si verifica, cioè in cui le occorrenze di formati semantici non prototipici (proprio perché codificano referenti immateriali, generici, derivati, figurati, ecc,…) espressi in una struttura grammaticale nominale. Con lo studio di questi fenomeni, quindi, si prospetta una riflessione generale sulle categorie prototipiche delle parole e sulle classi del discorso, in cui un’attenzione particolare verrà riservata alla dimensione semantica. L’attenzione al significato delle parole vale soprattutto per le lingue che mostrano un debole apparato di marche morfologiche, come i creoli della Martinica e della Guadalupa, nelle quali rintracciare il nucleo semantico dei lessemi è un’operazione essenziale per comprenderne le modalità di utilizzo nel discorso ed esaminarne l’espressione di tratti strutturali. 2. Obiettivi e struttura del lavoro: l’obiettivo del lavoro è lo studio della codifica linguistica dei nomi astratti, svolto prima in una prospettiva generale e in un secondo momento sull’analisi dei dati delle lingue creole della Martinica e della Guadalupa. This work aims to study the linguistic encoding of abstract nouns, firstly in a general frame and then examining datas from Martinique and Guadeloupe’s creoles. Nel primo capitolo vengono inquadrate le caratteristiche semantiche comuni alla classe dei nomi astratti e ne vengono elencati i tipi. La riflessione sulle categorie di astratto e concreto comincia dagli studi di filosofia logica sulla categorizzazione delle entità del mondo reale, che mostrano che l’esistenza del concetto di astratto non sarebbe possibile senza l’esistenza di quella di concreto, e che dunque per una definizione del primo è innanzitutto necessario stabilire la natura del secondo. Il prototipo di concreto si identifica in un individuo materiale, che, inserito nel discorso, codifica un nome puro caratterizzato da specificità. In the first chapter, common semantic properties in abstract noun classes are presented, and a first classification of the category is given. An insight into the abstract and concrete categories starts with logical studies on categorization of the entities of the world, showing that abstract couldn’t exist without concrete, and that the first one is cut out of the second. The logical concrete prototype is an entity which is material and individual, and, when is set into the discourse, encodes a pure noun, carachterized by specificity. I nomi astratti sono di base delle strutture nominali che non denotano il prototipo concreto, ma possono distaccarsene per diversi aspetti: possono esprimere entità di II o III ordine (Lyons 1977), o non individuare un elemento specifico nel discorso, o essere sottoposti ad un’espansione di significato. Ognuna di queste modalità di codifica del valore dell’astratto dà vita a una diversa tipologia di nomi, che, nonostante rechino ciascuna dei tratti grammaticali che le differenziano dalle altre, sono accomunate dall’essere meno specifiche di un nome concreto. Nel secondo capitolo si esplorano le proprietà strutturali delle nominalizzazioni di entità di II ordine. Le nominalizzazioni sono delle trasposizioni di contenuto predicativo in funzione sintattica nominale, pertanto sono caratterizzate sia da categorie grammaticali nominali sia da categorie verbali, di cui si esamina l’espressione cercando di individuare le più rappresentative del tratto semantico della specificità. Come si vedrà, le caratteristiche dell’astratto si riflettono maggiormente del numero, nella definitezza e nella specificità. Nel terzo capitolo viene presentata la codifica dei nomi II ordine nelle lingue creole della Martinica e della Guadalupa, in particolare dei nomi che denotano proprietà e stati. In una prima parte viene introdotto il sistema di funzionamento dei due creoli, seguito da una riflessione sulla definizione tradizionale di parte del discorso, la quale sembra poco compatibile con la struttura delle lingue in questione. Queste ultime, inoltre, mostrano un’alta marcatezza della categoria della specificità, e infatti l’opposizione dei valori di astratto e concreto è spesso ben visibile a livello grammaticale; ciò porterà anche a ridefinire la nozione di nome astratto, mostrando che nelle lingue creole essa è rappresentata tanto quanto nelle lingue indoeuropee. Infine, sarà possibile formulare una scala di astrattezza su cui disporre i nomi che esprimono i vari tipi semantici di II ordine. Nel quarto e ultimo capitolo vengono analizzate le clausole completive esprimenti entità di III ordine nelle lingue creole partendo dalla classificazione semantico-sintattica proposta dalla Grammatica Funzionale di Dik. La selezione di alcuni tratti strutturali della frase che ospita la clausola completiva, dal verbo reggente alla forma del complementatore, sembra essere influenzato dallo stesso fattore di specificità, correlandole ancora una volta ai valori semantici di concreto e astratto, permettendo una suddivisione delle strutture a livello di frase tra fattive e non fattive. 3. Metodologia L’approccio adottato per lo studio è quello funzionalista, e la dimensione d’analisi privilegiata è quella semantica. Il termine nome astratto, infatti, si applica a fenomeni linguistici che si verificano su diversi piani, i quali vanno opportunamente separati. Livello 1: semantico Il livello 1 identifica le classi semantiche dei referenti. Si tratta di gruppi di referenti che portano proprietà comuni, e, nel caso dei referenti astratti, di entità che non sono oggetti concreti, quindi eventi, come i processi, le proprietà, i risultati, ecc. Livello 2: formale Il livello 2 identifica la codifica grammaticale (morfologica e sintattica) del prototipo semantico (formati semantici, Simone e Lombardi Vallauri 2010, 2011) del referente (livello 1); in altre parole, quando vengono introdotti nel discorso, in base alle loro proprietà, i referenti sono codificati da lessemi recanti un certo set di tratti strutturali, cioè una determinata forma. Quando la funzione referenziale è instaurata su un evento, le strutture che lo codificano sono nominalizzazioni morfologiche o solo sintattiche (conversioni), o clausole argomentali. Livello 3: modulazione di referenza Il livello 3 si identifica nell’interfaccia tra la semantica e la pragmatica, dal momento che il significato di un lessema (che ha una sola forma) può cambiare in base al tipo di referenza (generica o, all’opposto, specifica) che viene su di esso instaurata. L’astrazione coincide in questo caso con il concetto di referenza generica. La modulazione della referenza può applicarsi a qualsiasi nome, indipendentemente dal tipo semantico che esso codifica con il suo significato lessicale, perciò si differenzia dagli altri due livelli descritti perché, seppur concorra alla formazione di un senso astratto (generico), non si vincola alla corrispondenza biunivoca tra forma e significato primario del lessema, dipendendo piuttosto dall’uso nel contesto. Un nome che denota un oggetto, quindi, mantenendo esattamente la stessa forma, può avere una referenza (prototipica) specifica, prendendo un significato concreto, o una referenza generica, prendendo un significato astratto. Tuttavia, se si adotta un punto di osservazione puramente semantico, i valori della modulazione della referenza applicati ai nomi possono identificare due tipi diversi di entità, ossia la classe, quando la referenza è generica) e l’individuo (quando la referenza è specifica). Vi sono lingue, infatti, in cui il livello della codifica formale è meno sviluppato che in altre, e come è già stato accennato, tra queste compaiono le lingue creole della Martinica e della Guadalupa, in cui il set di tratti strutturali deputato a segnalare la differenza tra le parti del discorso, per esempio, è assai ridotto rispetto a quello della loro lingua di base, il francese. Nonostante ciò, in queste due lingue la proprietà della specificità riceve una codifica ricca e sistematica, attribuendo ai concetti di classe e di individuo una salienza forse maggiore rispetto alla codifica dei tradizionali formati semantici. Per queste ragioni, nel lavoro lavoro si è preferito incentrare l’analisi partendo sempre dal significato dei nomi, trattando le marche di generico e specifico come realizzazione formale dei formati di classe e individuo, cioè privilegiando il punto di osservazione semantica appena presentato. 4. Raccolta dei dati La maggior parte dei dati utilizzati per questo lavoro è stata raccolta personalmente intervistando degli informatori madrelingua durante un periodo di ricerca presso il Dipartimento di Scienze del linguaggio dell’Università di Paris 8 Saint-Dénis (Parigi), sede del laboratorio del gruppo di ricerca sulle grammatiche creole, CRGC (Groupe de Recherche des Grammaires Créoles), diretto dalla Prof.ssa Anne Zribi-Hertz. I parlanti selezionati sono tutti bilingui di creolo della Martinica o della Guadalupa e di francese, di età tra i 21 e i 65 anni; i questionari che sono stati loro rivolti si sono composti di frasi in francese da tradurre in creolo, o frasi in creolo di cui approvare o disapprovare la grammaticalità. Ci si è avvalsi dell’aiuto degli informanti soprattutto per i dati relativi allo studio sulle parti del discorso e le nominalizzazioni sintattiche, i nomi di proprietà e di processo, gli aggettivi e la complementazione. Inoltre, sono stati utilizzati alcuni file sonori, trascritti e talvolta glossati, disponibili in linea sul sito dell’APICSOnline (The Atlas of Pidgin and Creole Languages Structures Online, www.apics-online.info/, sezione del WALS, The World Atlas of Language Structures, dedicata esclusivamente ai pidgins e ai creoli, diretto da Michaelis, Maurer e Haspelmath) oppure messi a disposizione da Zribi-Hertz e da Glaude sul sito di Ethnologue,nella sezione Risorse OLAC (www.language-archives.org/language/gcf )

    The role of Neuroglobin in hematopoietic system

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    Hemoglobin and Myoglobin are proteins that belong to the globins family and are able to deliver and conserve oxygen. In the 2000 a new component of this family has been identified and named Neuroglobin (Ngb). Ngb is mainly expressed in the nervous system, from which it takes its name, but it is located also in the gastrointestinal tract, in the endocrine tissue and in the retina. Ngb is a monometric protein formed by 151 aminoacids (17 KDa) and has a high affinity for oxygen. The human Ngb gene is located in the chromosome 14q24. Over the evolution, the Ngb gene has been conserved and this suggests its relevant role in biological systems. Ngb, as all the globins family’s members, is an heme protein that shows the heme prostetic group, by which can reversibly bind oxygen and other ligands. The iron atom in the prostetic group can have the oxidative state +2 (ferrous) or +3 (ferric). Both in the ferrous and in the ferric state the Ngb is hexacoordinated with other endogenous ligands (proximal and distal hystidine) and O2 or CO crowd-out the distal hystidine to link themselves to the protein. Even though many studies have been conducted, it is not completely clear which functions the Ngb has. It is known that the Ngb plays a protective role in neurons under conditions of hypoxia and hyschemia. Moreover it plays, too, a protective function during the oxidative stress and lipidic peroxidation. However the mechanism by which Ngb can protect neurons has not been completely elucidated yet. Several studies have shown which mechanisms this function can be linked to: 1) the Ngb ability to scavenge reactive oxygen and nitrogen species; 2) its high affinity for oxygen that allows the organism to have a bulk of oxygen during hypoxia conditions; 3) its role in the signal transduction. In fact, the body of literature suggests that Ngb, in its ferrous state and linking oxygen, is quickly converted in the ferric state and only the latter is able to bind the Gα subunit of the G protein, that in turn is bound to the GDP. The link between the Ngb in the ferric state and the G protein does not allow the release of the GDP and consequently the activation of the G protein itself. This way Ngb halts the signal transduction that leads to cell death and guarantees the survival of the cells. Additionally, in the ferric state Ngb can bind Flotillin-1, a protein mainly express in rafts, small membrane domains, rich in sfingolipids e cholesterol, that function as platforms to concentrate and segregate signal molecules during cellular processes. Thus in rafts there are several proteins involved in the signal transduction, among which G proteins. Flotillin is an integral membrane protein that plays a key role in assembling rafts and in the signal transduction. Two different isiform of Flotillin are known: Flotillin-1 and Flotillin-2. The Flotillin-1 gene is localized in the chromosome 6 and code for a 46 KDa protein, particularly expressed in neurons, but also present in the fagosomes membrane, in endosomes and in the nucleus. The function of Flotillin is associated with its localization in rafts and it is involved in many cellular processes: it participates in the glucose income in insulin-stimulated cells; it induces the neuronal regeneration; it participates in the fagosome maturation; it drives the proliferation of prostatic cancer cells and finally it defines an endocytic Clatrin-dependent pathway. According to this information, the aim of the project is to evaluate either the possible expression of Ngb in myeloid cells, and to analyze its function in this specific cell system, and to find a functional relationship between Ngb and Flotillin-1. In this project, a significant expression of Ngb has been individuated in myeloid cells (THP1, U937 and HL60) and in lung cancer cells (H1299, H1650 and H1975). According to these findings, the expression of Ngb during the myeloid differentiation has been analyzed. The expression of Ngb, as well as of Flotillin, increases during the differentiation. Additionally, Ngb is mainly expressed in macrophagic cells. Because of the neuroprotective role of Ngb during the oxidative stress, its expression has been evaluated during a specific condition of stress that occurs in myeloid cells, that is the fagocytosis. The Ngb level improves during the fagocytic process, as well as Flotillin-1, and increases even more during the fagocytosis realized by mature macrophages, which have a basic role in this process. These results suggest a possible involvement of these two proteins in this mechanism. Moreover, the Ngb expression has been analyzed in specific conditions that could have induced cellular stress and apoptosis, particularly during serum deprivation (by testing concentrations of serum lower than the concentration used in standard conditions) and after treatment with hydroxyurea (a DNA synthesis inhibitor). In both these situations there was not a modification in the Ngb expression, suggesting that probably the protein is not involved. Conversely, a remarkable increase of the Ngb expression in myeloid cells has been observed after H2O2 treatment, inducing oxidative stress. This result could suggest that, during oxidative stress conditions, Ngb may play a protective role in myeloid cells as well as shown in neurons. Different drugs can induce oxidative stress, such as Isoniazid (Inh), a first line anti-tubercolar drug. Inh is able to reversibly bind both the ferric and ferrous iron of the heme group in the truncated hemoglobin of the Mycobacterium Tuberculosis. This link modify the heme group properties, making the hemoglobin unable to perform its normal functions. The Ngb, too, has an heme group whose ferrous iron is converted in ferric iron under oxidative stress conditions to protect neurons. Thus, the Ngb expression has been evaluated after treatment with different concentrations of Inh in this cellular system and consequently a dose-dependent increase of Ngb expression has been observed. Afterwards, combining the myeloid differentiation with oxidative stress conditions (H2O2-induced), a higher Ngb level has been measured in mature myeloid cells compared to the Ngb expression in undifferentiated cells. Finally the functional relationship between Ngb and Flotillin-1 in the hematopoietic system has been studied. First of all the possible influence of Flotilin-1 on Ngb has been evaluated. According to this purpose, over-expressing Flotillin-1 cells and Flotillin-1 knockdown cells have been generated. In the first condition no variations in the expression of Ngb have been observed, in the latter a remarkable decrease in the protein have been noticed. The lack of Flotillin-1 prevent Ngb from increasing also in H2O2-induced oxidative stress conditions. This data suggests a possible protective and stabilizing function of Flotillin-1 on Ngb. To confirm this hypothesis, the physical interaction between these two proteins has been investigated by setting up a co-immunoprecipitation assay with an antibody anti-Flotillin-1, and then a Western Blotting with an antibody anti-Ngb, in myeloid cells both in basal conditions and after an H2O2-induced oxidative stress treatment. The results obtained showed that, in myeloid cells, the physical interaction occurs only after H2O2 treatment, thus in conditions of oxidative stress. In conclusions, to sum the data collected during this project: Ngb is expressed in myeloid cells and in lung cancer cells, too; its expression increases during the myeloid differentiation, the fagocytosis and the oxidative stress; additionally, its level tends to diminish in Flotillin-1 knockdown cells; and finally, Ngb interacts with Flotillin-1 during the oxidative stress. According to these results, further studies could be conducted to elucidate and better understand the functions of Ngb in different cellular systems. As examples, the role of Ngb could be analyzed in myeloid progenitors treated with growth factors and induced to differentiate in granulocytes or monocytes. Moreover, as a support to the hypothesis that Ngb has a potential protective effect in myeloid cells under oxidative stress conditions, consequences of the silencing or over-expression of Ngb could be evaluated.Emoglobina e Mioglobina sono due proteine appartenenti alla famiglia delle globine in grado di trasportare e conservare l’ossigeno. Nel 2000 è stato identificato un terzo membro di questa famiglia: la Neuroglobina (Ngb), particolarmente espressa nel sistema nervoso, (da cui il nome) ma non solo, infatti la si ritrova anche nel tratto gastrointestinale, nel tessuto endocrino e nella retina. Si tratta di una proteina monometrica costituita da 151 amminoacidi (17 KDa) con un’alta affinità per l’ossigeno. Il gene della Ngb umana è situato sul cromosoma 14q24. Nel corso dell’evoluzione il gene della Ngb non ha subito molti cambiamenti e ciò ne sottolinea un ruolo rilevante. La Ngb, come tutti i membri della famiglia delle globine, è una emo proteina, con un gruppo prostetico eme, grazie al quale è in grado di legare reversibilmente l’ossigeno ed altri ligandi. L’atomo di ferro del gruppo prostetico può trovarsi nello stato ferroso (Fe2+) o ferrico (Fe3+). Sia nella forma ferrica che ferrosa la Ngb è esacoordinata con ligandi endogeni (istidina prossimale e distale) e O2 o CO spiazzano l’istidina distale per legarsi essi stessi. Nonostante i numerosi studi effettuati, non si conoscono ancora perfettamente quali siano tutte le funzioni della Ngb. Sicuramente è chiaro che la Ngb svolge una funzione protettiva nei neuroni in condizioni di ipossia ed ischemia. Inoltre la Ngb svolge un’azione protettiva in condizioni di stress ossidativo e perossidazione lipidica. Però il meccanismo completo con cui riesce a svolgere questa sua funzione neuroprotettiva non è stato ancora bene delucidato. Diversi studi hanno sottolineato come questa funzione possa essere collegata: 1-alla capacità della Ngb di eliminare tutte le specie reattive dell’ossigeno e dell’azoto; 2-alla sua elevata affnità per l’ossigeno che garantisce una riserva d’ossigeno utile in condizioni di ipossia; 3-alla sua capacità di intervenire nel meccanismo di trasduzione del segnale. Infatti la letteratura suggerisce che la Ngb nella forma ferrosa (legante l’O2) viene subito convertita nella forma ferrica e solo quest’ultima è in grado di legare la subunità Gα della proteina G legata a sua volta al GDP e ne impedisce il rilascio di quest’ultimo, inibendone quindi l’attivazione. In questo modo la Ngb impedisce l’attivazione della trasduzione del segnale che porta poi alla morte cellulare, garantendo di conseguenza la sopravvivenza cellulare. E’ noto che solo nella forma ferrica la Ngb può legare (oltre a Gα) la Flotillina-1, una proteina particolarmente espressa nei rafts, piccoli domini di membrana, ricchi in sfingolipidi e colesterolo che funzionano da piattaforme per concentrare e segregare molecole segnale in modo da compartimentalizzare i processi cellulari. Nei rafts sono quindi presenti diverse proteine coinvolte nella trasduzione del segnale, tra cui le proteine G. La Flotillina è una proteina integrale di membrana che svolge un ruolo chiave nell’assemblaggio dei rafts e nella trasduzione del segnale. Se ne conoscono due isoforme: Flotillina-1 e -2. Il gene della Flotillina-1 è localizzato sul cromosoma 6 e codifica per una proteina di 47 KDa, particolarmente espressa nei neuroni, ma anche nella membrana dei fagosomi, degli endosomi e nel nucleo. La funzione della Flotillina è associata alla sua localizzazione nei rafts ed è coinvolta in molti processi cellulari: partecipa all’ingresso del glucosio nelle cellule stimolate con insulina, induce la rigenerazione dei neuroni, partecipa alla maturazione dei fagosomi, stimola la proliferazione di cellule cancerose di prostata e definisce un pathway endocitico Clatrina-indipendente. In base a tutte queste informazioni lo scopo di questo lavoro è quello di andare a valutare innanzitutto se la Ngb sia espressa nelle cellule mieloidi e poi eventualmente capire quali siano le sue funzioni in questo sistema e se esista anche qui una relazione funzionale tra Ngb e Flotillina-1. E’ stata individuata un’ampia espressione della Ngb nelle cellule mieloidi utilizzate (THP1, U937 e HL60) ed anche in linee cellulari derivanti dal cancro ai polmoni (H1299, H1650 e H1975). Sulla base di questo rsultato siamo andati poi a valutare l’espressione della Ngb durante il differenziamento mieloide. Abbiamo riscontrato che l’espressione della Ngb, così come quella della Flotillina, aumenta durante questo processo ed in particolare la Ngb è espressa a più alti livelli in cellule macrofagiche. Visto che nei neuroni la Ngb ha una funzione protettiva nei confronti dello stress ossidativo, siamo andati a studiare l’espressione della Ngb durante una condizione di stress ossidativo che si verifica nelle cellule mieloidi, vale a dire durante la fagocitosi. Abbiamo osservato che l’espressione della Ngb aumenta nel corso di questo processo, così come la Flotillina-1, ed aumenta ancora di più durante la fagocitosi a carico di macrofagi maturi, che hanno un ruolo fondamentale nel processo stesso. Questi risultati suggeriscono un possibile coinvolgimento di queste due proteine in questo processo. Siamo andati poi a studiare l’espressione della Ngb in cellule mieloidi in condizioni che potrebbero indurre stress cellulare o apoptosi: durante la deprivazione di siero (testando diverse concentrazioni di siero al di sotto di quella utilizzata in condizioni standard) ed in seguito a trattamento con idrossiurea (un inibitore della sintesi di DNA). In entrambe le situazioni non abbiamo riscontrato nessuna varazione nei livelli di espressione della Ngb, suggerendo probabilmente un mancato coinvolgimento della Ngb stessa. Mentre abbiamo registrato un considerevole aumento di espressione della Ngb in seguito a trattamento delle cellule mieloidi con H2O2 per indurre stress ossidativo. Questo risultato ci consente di ipotizzare che durante condizioni di stress ossidativo la Ngb, oltre ad una funzione neuroprotettiva, svolge la stessa funzione di protezione anche nelle cellule mieloidi. Diversi farmaci sono in grado di indurre stress ossidativo, uno di questi è l’isoniazide (Inh), farmaco anti tubercolare di prima linea. Inh inoltre è in grado di legare reversibilmente il Fe in forma ferrica e ferrosa del gruppo eme dell’emoglobina troncata del Mycobacterium tuberculosis, legame che perturba le proprietà del gruppo eme, renendo l’emoglobina incapace di svolgere le sue normali funzioni. Dato che anche la Ngb ha un gruppo eme, che viene convertito nella forma ferrica in condizioni di stress ossidativo per poter espletare la sua funzione neuroprotettiva, siamo andati a valutare l’espressione della Ngb in seguito a trattamento delle cellule mieloidi con varie concentrazioni di Inh. Abbiamo riscontrato un aumento di espressione della Ngb all’aumentare delle dosi di Inh somministrata. Avendo osservato che l’espressione della Ngb aumenta durante il differenziamento mieloide ed in condizioni di stress ossidativo, abbiamo pensato di combinare i due processi e vedere cosa accadesse alla Ngb. Abbiamo così osservato che l’espressione della Ngb aumenta ancora di più nel caso di stress ossidativo indotto in cellule mieloidi dfferenziate. In fine siamo andati a studiare la relazione tra Ngb e Flotillina-1 nel sistema ematopoietico. Prima di tutto siamo anadati a valutare se l’espressione della Flotillina-1 influenza quella della Ngb. Pertanto abbiamo prodotto cellule mieloidi sovra-esprimenti la Flotillina-1 e cellule in cui la Flotillina-1 è stata sileziata. Nel primo caso non abbiamo riscontrato nessuna variazione di espressione della Ngb, mentre abbiamo osservato una notevole diminuizione di espressione della Ngb nelle cellule in cui la Flotillina-1 era stata silenziata. L’assenza della Flotillina-1 impedisce l’aumento di espressione della Ngb anche nel caso di trattamento con H2O2 per indurre stress ossidativo. Questi risultati suggeriscono una possibile funzione protettiva e di stabilizzazione da parte della Flotillina-1 sulla Ngb. Per confermare questa ipotesi siamo andati a studiare se esiste un’interazione tra queste due proteine. Pertanto abbiamo messo a punto un esperimento di co-immunoprecipitazione utilizzando un anticorpo anti-Flotillina-1, seguito da Western Blotting con un anticorpo anti-Ngb. Questo è stato fatto in cellule mieloidi sia in condizioni basali che in seguito a trattamento con H2O2 per indurre stress ossidativo. Abbiamo ottenuto un risultato positivo, ossia un interazione, solo dopo trattamento con H2O2. Quindi in cellule mieloidi la Ngb interagisce fisicamente con la Flotillina-1 solo in condizioni di stress ossidativo. In conclusione possiamo affermare che la Ngb è espressa in cellule mieloidi e di cancro al polmone; la sua espressione aumenta durante: il differenziamento mieloide, la fagocitosi e lo stress ossidativo; la sua espressione diminuisce in cellule in cui la Flotillina è stata silenziata; interagisce con la Flotillina-1 durante lo stress ossidativo. In base ai risultati ottenuti sarebbe interessante andare a studiare il ruolo della Ngb nei progenitori ematopoietici sottoposti a fattori di crescita e di differenziamento verso la linea granulocitaria o monocitaria. Inoltre per rafforzare i dati che sostengono un potenziale ruolo protettivo della Ngb in condizioni di stress ossidativo in cellule mieloidi, andrebbe valutato l’effetto conseguente alla sua sovra-espressione e al suo silenziamento

    Terra e denaro a Cuba : la guerra dei Dieci Anni e il declino della élite creola (1868-1895)

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    indagine etnobotanica su alcune piante selvatiche alimentari e prodotti tradizionali finalizzati allo sviluppo di catene alimentari basate su prodotti della tradizione

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    A recent global analysis of extinction risk for the world's plants (IUCN Sampled Red List Index for Plants, 2010) has revealed that the world’s plant species threatened with extinction. The industrial agriculture is one of the main causes for the loss of plant biodiversity. This ethnobotanical survey focuses on the conservation and use of plant resources in their natural habitat ('in situ' or 'on farm' conservation), working with smallholder farmers in some central and southern regions of Italy In particular, the project would like to be a starting point to improve the development of food chains of traditional local products, based on the use of wild food plants interesting from a nutraceutical point of view (e.g. antioxidants). The project research consisted in three phases: Ethnobotanical survey: The aim of this phase is to explore the traditional knowledge about edible wild plants in an unknown area of the Avellino province (Picentini Mountains). In all, we interviewed 64 key informants, whose age ranged between 40 and 93 years and nearly 2100 ethnobotanical reports about food traditional uses was collected. The research resulted to the identification of 101 plants belonging to 37 families, whose food use is interesting from the ethnobotanical point of view. Nutraceutical analysis: We evaluate the antioxidant activity (ABTS, DPPH) and the total phenolics content (Folin-Ciocalteu) of five herbaceous plants (Cichorium intybus, Helminthotheca echioides, Hypochaeris radicata, Tordylium apulum and Reichardia picroides) widely used in central Italy, where are being consumed raw or cooked to prepare various traditional dishes. Evaluation of the cultural erosion: With regard to this aspect, the research has provided support to the evaluation of cultural erosion in the island of Bali. Moreover we selected the territory of Tolfa studied nearly 20 years ago to evaluate the cultural erosion of wild food plants uses. This ethnobotanical study, identifying a high richness in wild food plant uses in an area never studied before, investigating some of the factors which contribute to the cultural erosion of Traditional Knowledge (TK) and evaluating the antioxidant properties of some wild food plants, provides a useful contribution for the development of food chains based on traditional products

    La valle dell'Amaseno tra memoria storica e processi di valorizzazione del patrimonio storico culturale

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    La presente ricerca, mediante un approccio geografico, ponendo come obiettivo la centralità del territorio in una prospettiva multiscalare, si propone di indagare le dinamiche evolutive della valle del fiume Amaseno nel corso dei secoli, e precisamente dal XVII secolo al XX secolo. Alla luce di un approccio semiotico e decostruttivista è stata utilizzata la fonte cartografica storica per rintracciare gli elementi di continuità e discontinuità nelle fasi di territorializzazione; essa è uno strumento di particolare utilità e rilievo nelle indagini sui fenomeni spaziali propri della geografia storica1. Nello specifico, l’obiettivo di questa ricerca è quello di riconoscere le valenze culturali del territorio in esame, al fine di promuovere e potenziare i valori identitari, acquisendo e interpretando le dinamiche dei processi evolutivi. Il lavoro si propone di fornire uno strumento per una fruizione consapevole e razionale del complesso di beni geografici che costituiscono l’identità locale al fine di promuovere una tutela e una valorizzazione durevole delle componenti storiche, sociali ed economiche sedimentate nel paesaggio odierno e dell’intero territorio della valle. Marc Bloch ci fa riflettere su una delle tematiche di rilievo dell’indagine geostorica, il tempo: «il tempo della storia, realtà concreta e viva restituita all’irreversibilità del suo corso, è il plasma stesso in cui stanno i fenomeni, e come il luogo della loro intellegibilità […] ora, questo tempo vero è, per sua natura, continuità. Ma è anche perpetuo mutamento. Dall’antitesi tra questi due attributi derivano i grandi problemi della ricerca storica» (BLOCH, 1950, p. 43). Accanto al tempo, vi è il territorio, nella sua concezione sistemica, patrimonio di stratificazioni storiche depositate nel corso di fasi di territorializzazione in cui si è esplicata l’azione umana che ha contribuito a dare forma e identità al paesaggio. La posizione geografica della Valle ha costituito per l’insediamento umano fin dall'antichità motivo di attenzione e di interesse particolare. Si tratta di una realtà territoriale costituita da una varietà geomorfologica e paesistica che spazia dall'Agro, in cui si possono cogliere i tratti caratteristici del sistema mezzadrile, alla montagna, costituita da estese aree boschive dove domina l’organizzazione socio-economica agro-silvo-pastorale; dalla palude ai campi fertili circondati da sorgive, dalle zone di fondovalle, attraversate dal fiume Amaseno, ai centri urbani inerpicati sulle colline del monti Lepini e Ausoni. Questa interessante dicotomia territoriale fa della valle dell’Amaseno un caso di studio di rilevante interesse per gli studi delle dinamiche geostoriche. Un’identità radicata che ha le proprie origini e radici nel Latium preromano e che si è conservata nel corso del Medioevo e nell'Età moderna, negli avvicendamenti di poteri, configurazioni statuali e domini politici. È la storia di una terra di confine, luogo di contese feudali e conflitti, di annessioni e riconfigurazioni della geografia politico amministrativa. Può rientrare a buon diritto nel filone di studi di storia locale, in cui lo studio specialistico di questo circoscritto territorio può costituire uno strumento scientifico di conoscenza per l’analisi di fenomeni di carattere più generale. La ricerca si è focalizzata sulla messa a punto di un’architettura di sistema in grado di soddisfare svariate indagini mediante l’ausilio dei Sistemi Informativi Geografici (GIS): dall’analisi geo storica a quella gelogico-geomorfologica, per passare a un’analisi archeologica e toponomastica attraverso il confronto tra diversi livelli informativi a scala generale o di dettaglio, al fine di fornire uno strumento di lavoro volto alla lettura diacronica del paesaggio, all’archiviazione e alla fruizione dei dati cartografici e archivistici e infine alla tutela e valorizzazione di un patrimonio di particolare pregio e valore storico culturale. Sulla base della cartografia selezionata e sullo studio dei vari itinerari di pellegrinaggio della via Francigena del sud già esistenti sono stati elaborati due itinerari culturali che ripercorrono le principali fasi di strutturazione del territorio, attraverso l’identificazione degli edifici religiosi più rilevanti, meta e sosta dei pellegrini. I percorsi di ecoturismo ipotizzati hanno lo scopo di rendere fruibile e accessibile alla popolazione locale il patrimonio naturalistico di cui dispone il territorio, creando un contatto con la natura e un rafforzamento dell’identità culturale del territorio. A tal proposito, la fruizione, strettamente collegata al concetto di valorizzazione, rappresenta il «momento della messa a disposizione del bene, perché costruisca la cultura del pubblico e divenga radice della sua identità» (GULLINI, 1999, p. 18). L’obiettivo non è unicamente quello di attirare potenziali visitatori, quanto quello di promuovere processi di consapevolezza e riconoscimento nella rete locale, delle enormi potenzialità del territorio in cui vive e lavora

    A recent poetic lament from Brava

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    The article presents a song written in Chimini, the Swahili dialect spoken in the town of Brava (southern Somalia), dating back to the period of political unrest after the collapse of Siyad Barre regime, the authors provide also an English translation.Maqaalku wuxuu muujinayaa maanso lagu tiriyay afka Chimini, oo ah lahjad Sawaaxili oo looga hadlo magaalada Baraawe, waxaana la tiriyay xilligii burburka qaranka Soomaaliyeed. Curiyayaasha maansada ayaa maasadooda u tarjumay af Ingiriisi.L'articolo presenta un componimento poetico scritto in Cimini, il dialetto swahili parlato nella città di Brava (Somalia meridionale), risalente al periodo di instabilità politica successivo al crollo del regime di Siyad Barre. Gli autori ne forniscono anche la traduzione in lingua inglese

    Framework for planning of long-term reconstruction and recovery - Draft

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    Guidelines for macroeconomics reconstruction prepared by the International Monetary Fund.Qoraal tilmaamaya habkii loo raaci lahaa dibudhiska dhaqaalaha, waxaana soo diyaariyay hay'adda IMF (miisaaniyadda lacageed ee caalamiga).Linee guida per la ricostruzione economica preparato dal Fondo Monetario Internazionale

    Fotografia M13

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    Tratto da "Rivista delle colonie italiane" - Anno VI - 1932 - n.1

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