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La pianificazione territoriale, la mobilità e "grupo de pressao" : il caso della triplice frontiera
1. GLI OBIETTIVI DELLO STUDIO
La finalità dello studio risiede nel costituire la base conoscitiva essenziale ttraverso la quale capire il contributo del sistema insediativo-urbanistico e della funzionalità sistemica della mobilità nella determinazione dell’esigenza e della consistenza di pre-condizioni e di vincoli su cui fondare e confrontare le strategie della pianificazione territoriale nelle aree metropolitane.
In altri termini il presente studio intende perseguire come obiettivo quello di individuare/definire i “segni” fisici effettivi delle trasformazioni che investono i territori metropolitani (in particolare dell’area Foz do Iguaçu/ Ciudad del Este, posta a confine dei tre stati Brasile/Paraguay/Argentina), di interpretarli e di ricondurli, il più possibile, entro criteri d’identificazione generalizzati. Il processo di conoscenza della conformazione dei luoghi (dei caratteri insediativi, della morfologia territoriale, della struttura funzionale) e dei fenomeni che tale conformazione ha prodotto, consentirebbe di cogliere e proporre indicazioni, in termini innovativi, per gli strumenti di pianificazione del territorio –oggi del tutto insufficienti in Brasile- e, attraverso un’operazione di contestualizzazione degli interventi, consentirebbe di individuare azioni strategiche, sia generali sia di settore. Le aree metropolitane sono “regioni urbane complesse” dove episodi variegati ed esperienze dissonanti raggiungono un’intensità assai rilevante; un’intensità che ci segnala in modo evidente che i criteri d’identificazione sono oggi fortemente in discussione. Se osserviamo una qualsiasi cartografia di un’area metropolitana abbiamo la conferma dello sgretolamento di molti dei “confini e delle partizioni che continuano a solcare le nostre mappe mentali”; regioni territoriali e città non sono più così distinguibili nella fisicità dello spazio. Continuiamo ad osservare ed a percepire solo i fenomeni di lunga durata, dai condizionamenti più stabili: l’orografia del terreno, la rete idrica, i tracciati di comunicazione. La grande forza di questi elementi morfogenetici ci spinge ad appoggiare l’interpretazione delle configurazioni urbane ai telai di supporto dei sistemi insediativi, cercando di comprendere, dalla loro evoluzione, gli aspetti della vita sociale che oggi si muove sul territorio. Le considerazioni fatte sin qui, oltre a quelle che possono essere condotte facilmente sulla peculiarità e specificità di un contesto territoriale metropolitano, ci spingono a verificare, con il presente studio, due ipotesi. La prima è che la funzionalità sistemica della rete stradale -della mobilità- in quanto strumento per creare nuove opportunità territoriali, diviene uno strumento privilegiato per contribuire all’identificazione dei modelli insediativi e di conseguenza assume un ruolo fondamentale prima nell’interpretazione e successivamente nella pianificazione territoriale; la seconda ipotesi è che la comprensione di quei fenomeni (anche sociali), legati alla costruzione del sistema insediativo-urbanistico, rappresenta una risorsa strategica per cogliere la logica che ha pilotato le scelte insediative spontaneistiche.
In particolare si è convinti che l’individuazione sul territorio di funzioni superiori maggiormente dinamiche, unitamente all’identificazione della formazione di nuove famiglie di attività tipicamente metropolitane , ci consentono di comprendere meglio le trasformazioni in atto sia sul territorio che sulla domanda di urbanità. Le considerazioni esposte conducono a definire come ambiti concettuali strategici dello studio il sistema delle funzioni metropolitane, il sistema della mobilità nonché le relazioni che li legano.
2. LA METODOLOGIA, LE FASI ED I TEMPI
La metodologia: Sulla scorta di quanto detto, consegue che occorre costituire e sistematizzare, in modo prioritario, attraverso la verifica delle interrelazioni esistenti tra sistema insediativourbanistico e funzionalità sistemica della rete stradale, l’eterogeneo patrimonio informativo inerente detti sistemi. Da questa finalità discendono due operazioni specifiche delle quali una riferita al sistema insediativo-urbanistico e l’altra a quello della rete stradale. La prima operazione è rappresentata dalla ricognizione delle componenti del sistema insediativo-urbanistico che contribuiscono a determinare la domanda di mobilità; difatti, in ragione del ruolo che la presente operazione svolge entro un più ampio processo di verifica delle trasformazioni esistenti su un territorio metropolitano, l’obiettivo perseguito è quello di creare le condizioni affinché, associando a tali componenti le esigenze di relazioni di cui sono portatrici, in una successiva fase di studio sia possibile arrivare ad un’articolazione teorica della domanda e, conseguentemente, alla definizione di un modello interpretativo del sistema della rete stradale. La seconda operazione è identificata nella valutazione della distribuzione territoriale delle possibilità offerte dall’attuale sistema della rete stradale e, di conseguenza, in un’operazione di chiaro/scuro, alla definizione di un modello interpretativo del sistema insediativo urbanistico. La costruzione dell’analisi: L’esistenza di due operazioni specifiche distinte induce a pensare di costruire una matrice articolata in due parti: una riguardante il sistema insediativo-urbanistico, l’altra relativa al sistema della rete stradale, ognuna delle quali organizzata secondo propri criteri di analisi ed indicatori.
In tal modo risulta possibile seguire un duplice senso di lettura: un primo consente di ottenere una visione complessiva della consistenza del sistema insediativo-urbanistico e di quello del sistema della rete stradale all’interno del territorio metropolitano, mentre un secondo, territorializzando le informazioni, permette di tracciare il profilo del territorio o di “ambiti orfologicamente/funzionalmente omogenei”. La lettura del sistema insediativo-urbanistico per la definizione degli attrattori di traffico: La scelta dei criteri di lettura e parimenti quella degli indicatori di questa matrice deve essere orientata in modo tale da porre in evidenza le relazioni dirette con il sistema della rete stradale; in altri termini, non si vuole fornire una rappresentazione esaustiva e completa della struttura e della consistenza del sistema insediativo-urbanistico, bensì tracciare una descrizione che, anche se parziale, sia tesa ad evidenziarne le implicazioni con il sistema della rete stradale. Si devono scegliere criteri ed indicatori atti ad evidenziare quelle componenti del sistema insediativo-urbanistico che costituiscono degli attrattori di traffico. Nello specifico una scelta come quella della “struttura funzionale” e della “presenza di famiglie di funzioni dinamiche”, rispettivamente come criterio di analisi e come indicatore, consentirebbe di determinare il volume e le caratteristiche della domanda di mobilità sul territorio ed all’interno di ambiti territoriali omogenei, poiché costituiscono le tendenze territoriali più significative per la formazione di un’area metropolitana. La lettura del sistema della rete stradale: Il processo di costruzione di questa matrice si basa sull’intersezione di due percorsi: il primo “teorico metodologico”, il secondo “logico processuale”. Il primo ha come finalità quella di individuare le tematiche attraverso le quali é possibile raggiungere l’obiettivo di definire l’attuale sistema della rete stradale; il secondo quella di individuare operativamente le fasi di lavoro.
Il “percorso teorico - metodologico”: Come detto nel paragrafo precedente l’obiettivo ultimo di questo percorso è rappresentato dalla valutazione del sistema della rete stradale condotta attraverso il riconoscimento (l’individuazione) di un insieme di “tematiche-chiave” intese come elementi interpretativi del territorio o di parti di esso. In questa ottica le “tematiche-chiave” dovrebbero costituire i criteri di analisi delle prestazioni offerte dal sistema della rete stradale, ossia i principi elementari attraverso i quali distinguere e classificare i dati e le informazioni. Il “percorso logico processuale”: Basandosi sul “percorso teorico metodologico”, deve essere definito come il prodotto di successivi confronti tra le “tipologie d’ambito”. Le tipologie sono intese come sintesi valutative relative alla morfologia peculiare di parti del territorio ed alle “tematichechiave d’interpretazione”; le “tipologie d’ambito” rappresentano quindi degli strumenti di espressione del giudizio di sintesi sulla dotazione e sulla qualità delle infrastrutture e del servizio che interessano l’ambito territoriale specifico, in relazione alla morfologia insediativa del territorio. Le fasi ed i tempi: Occorre precisare che il percorso di studio si svolge oltre che per “contenitori tematici” per fasi successive di lavoro . In particolare, da un lato sono individuati tre momenti successivi di articolazione dello studio rappresentati dalla fase di costruzione del quadro di riferimento, dalla fase del confronto e dalla fase propositiva; dall’altro i tre diversi “contenitori” individuati precedentemente2 costituiscono ambiti di analisi paralleli che, pur trovando una loro sintesi nella fase del confronto, connotano tutto l’iter di studio, nella convinzione della impossibilità di ridurre la pluralità degli aspetti costituenti le aree metropolitane -ed in particolar modo quella dell’area Foz do Iguacu/ Ciudad del Este - all’interno di una unica ed oggettiva proposta di studio. Riassumendo l'attività di studio, che ha avuto la durata di tre anni, è articolata in tre fasi consecutive: La prima fase è relativa alla costruzione del “quadro di riferimento”, cioè alla acquisizione ed elaborazione delle conoscenze necessarie allo sviluppo dello studio. A sua volta questa si suddivide in due sezioni. La prima, quella della raccolta ha carattere compilativo e consta di un’attività di selezione delle informazioni; la seconda, quella della valutazione, è rappresentata dalla elaborazione, sintesi ed analisi critica dei dati precedentemente acquisiti. La costruzione del “quadro di riferimento” è intesa come comprensivo dello studio del contesto territoriale, del contesto normativo-gestionale e del contesto socioeconomico. Per quanto riguarda il “contesto territoriale”, viene elaborata una griglia di lettura attraverso la quale individuare gli elementi strutturanti l’attuale modello di assetto dell’area metropolitana oggetto di studio anche al fine di pervenire all’identificazione di "ambiti territoriali omogenei". Quest’ analisi è condotta, a scala territoriale, sia attraverso ricerche bibliografiche che per mezzo di contatti diretti con i funzionari e gli amministratori coinvolti o preposti.
La definizione del “contesto normativo-gestionale” si svolge in due momenti; il primo si riferisce alla ricostruzione del quadro delle competenze attribuite dai soggetti politici che governano il territorio; il secondo individua le azioni indotte sul territorio da regolamenti e strumenti di pianificazione. All’interno di questo contesto è svolto un approfondimento conoscitivo relativamente al significato di area metropolitana espresso dai diversi attori ed alle possibili forme di partecipazione al processo decisionale attualmente offerte. Infine, relativamente al “contesto socio-economico", sono presi in esame i diversi cicli produttivi caratterizzanti l’area metropolitana oggetto di studio e consentono di cogliere i criteri che hanno guidato fino ad oggi le scelte. Nello stesso tempo si possono fornire i riferimenti principali per costruire un quadro di politiche territoriali e social nel futuro. I dati raccolti, essendo espressioni dei diversi modi di affrontare il tema (e di riflesso la disciplina urbanistica), danno la possibilità, nell’ultima parte, di effettuare delle riflessioni conclusive sulla necessità di integrare le scelte di pianificazione territoriale con quelle dela mobilità, in intesa con gli strumenti di gestione amministrativa .
In generale nello studio ci si è proposti di seguire un procedimento interattivo che da una parte evidenzi contributi, settoriali e non, riferimenti teorici e strumenti utili a comprendere e controllare i fenomeni di trasformazione in atto, e che cerchi, dall’altra, lo stimolo innovativo in alcuni casi specifici di studio. La seconda fase, che si pone come momento di sintesi dei tre contesti di analisi utilizzati nelle fasi precedenti, opera un confronto tra le metodologie individuate durante l’analisi del “contesto culturale” e le specificità dell’aree metropolitane rappresentate sia dalla sintesi del “contesto territoriale”, attuale e previsto, sia da quella del “contesto gestionale”. In questa fase ha un peso predominante l’indagine sul flusso e sulle caratteristiche del traffico veicolare e delle persone che attraversano il “Ponte Internazionale dell’Amicizia” (anche con un particolare sguardo ala domanda turistica) e il “Ponte Internazionale della Fratellanza”. La terza fase, propositiva, arriva all’individuazione non solo dei criteri di interpretazione, ma anche e soprattutto delle strategie da attuare per “provocare” trasformazioni sul territorio metropolitano secondo gli obiettivi predefiniti. Lo studio, difatti, intende giungere all’individuazione di un insieme di considerazioni che siano espressione dei diversi “contesti” analizzati, al fine di fornire non una soluzione ad un problema specifico ma una metodologia per la definizione/pianificazione delle aree metropolitane che offra flessibilità nel tempo e nello spazio e che sia garante della possibilità di espressione e rappresentazione di tutti i soggetti sociali.
3. IL CASO DI STUDIO/APPLICAZIONE:
Foz do Iguaçu3 insieme alla paraguayana Ciudad Del Est4 e all’argentina Puerto Iguazu, appartiene a uno dei più grandi poli turistici e culturali dell’America del Sud. La zona della "Triple Frontera" (chiamata così proprio perché in quest’area in cui si incontrano i territori di Brasile, Argentina e Paraguay) un’area metropolitana a tutti gli effetti per caratteristiche morfologiche e relazioni funzionali. Il territorio brasiliano si collega a quello del Paraguay attraverso il “Ponte dell’Amicìzia” 5 che collega le città di Foz do Iguaçu e Ciudad del Este: è l’accesso principale all’intenso commercio turistico che si sviluppa tra i due paesi. Consente Il movimento di 2,6 milioni di persone all'anno: turisti, residenti e lavoratori delle città di confine Foz do Iguaçu e Ciudad del Este. In certe stagioni, il flusso di traffico oltrepassa il numero di collegamenti quotidiani che arrivano a dieci mila (10.000) automobili e ottocento (800) autocarri, causando una congestione di traffico e conseguentemente il disagio e il ritardo nella fornitura di flussi di produzioni. I problemi derivanti dal confine tra Brasile e Paraguay soprattutto in prossimità del ponte e lungo le rive del fiume Paraná, non sono un problema locale o regionale, si tratta di un problema di sicurezza nazionale con riflessi internazionali. I problemi di sicurezza pubblica sono evidenti nella città di Foz do Iguaçu, una città turistica, in una posizione inferiore nel panorama nazionale è la quinta città tra i comuni con i più alti tassi di omicidio (per 100 mila abitanti intorno 98,7 nel 2008). Dopo il lavoro integrato della Polizia Federale, quella militare e comunale questo numero è sceso oggi a 69,6 omicidi, ma rimane la settima città nello stato del Paraná più violento. La Polizia Federale è responsabile della supervisione dei confini brasiliani. Si occupa del monitoraggio di ingresso/uscita delle persone nel/dal Paese, del controllo dei mezzi di trasporti e si preoccupano di combattere i crimini nazionali e transnazionali che si stanno verificando nella regione di confine: il traffico di droga, armi, donne e bambini; crimini contro la fauna e la flora. In tutto il confine ci sono solo 23 posizioni ufficiali di controllo della polizia federale. Tra i tanti problemi innescati dalle carenze della sorveglianza delle frontiere sul Territorio Brasiliano sono i clandestini, la droga, le armi e l'evasione fiscale. La mancanza di un maggiore controllo del fiume consente ai pescherecci illegali di trafficare droga, armi e perfino gli animali selvatici. La polizia federale stima che circa 40.000 persone al giorno attraversano il ponte di amicizia che collega la città brasiliana di Foz do Iguaçu e quella del Paraguay, Ciudad del Este, dimostrando l'elevato flusso di domanda. Un'azione strategica integrata per frenare l'illecito è necessario: il controllo delle frontiere spinge verso l’obiettivo di riqualificare l'immagine della città di Foz Iguaçu in una combinazione di politiche di sviluppo turistico e tutela/recupero paesaggistico. In particolare il Turismo a Foz do Iguaçu ha dimostrato di essere un settore altamente importante. Chiaramente c’è la necessità di lavorare di più e meglio, puntando sull'integrazione e sulla cooperazione tra tutti gli attori coinvolti nel settore, al fine di aumentare la competitività e rispondere più efficacemente alle sfide che nascono dalle nuove tendenze anche con la realizzazione di eventi capaci di attrarre visitatori. Tale strategia apre prospettive per garantire un maggiore sviluppo per tutte le regioni del Paese, creando posti di lavoro, incremento di reddito e riduzione delle disparità regionali.
Per quanto riguarda il settore turistico la città di Foz do Iguaçu si trova in una zona molto significativa: in uno importante nodo della rete territoriale sudamericano dove si congiungono gli elementi chiave della connettività e del movimento territoriale continentale. Il connubio di tre nazioni contribuisce alle politiche di integrazione territoriale del Mercosur, e quindi costituisce un importante corridoio per l'esportazione e l'importazione verso i paesi del Sud America. Meta turistica consolidata, secondo il Brasile nella scelta dei turisti stranieri quando nella loro viaggi di piacere, scelgono mete ricettive elette come “una delle sette meraviglie del mondo naturale”. Foz do Iguaçu riceve annualmente circa 1.400.000 visitatori provenienti da oltre 180 paesi diversi. Con questo, il numero di posti di lavoro generati dalle attività turistiche è cresciuto vertiginosamente nella città di Foz do Iguaçu, nel periodo tra il 2006 e il 2010. I dati del Ministero del Lavoro mostrano che le attività turistiche erano all’origine della creazione di 17.000 nuovi posti di lavoro nel 2010, raggiungendo la cifra di 8.829 e quindi un incremento del 17% tra il 2006 e il 2010.
La città di Foz do Iguaçu è nota a livello internazionale per il Parco Nazionale di Iguaçu, più precisamente per le cascate conosciute come Falls. Tuttavia, nonostante la città abbia una zona di conservazione di questa portata e di estensione territoriale, non ha altre iniziative in termini di tutela ambientale. Quello che possiamo vedere è la mancanza di conservazione permanente in gran parte del margine dei fiumi Paraná e Iguaçu. Le aree protette finiscono per essere invasa da occupazione illegale e utilizzate in gran parte come un percorso di contrabbando. Le aree ripariali sono invece di grande importanza ecologica, coperte o meno da vegetazione nativa, poiché hanno la funzione di preservare le risorse idriche, il paesaggio, la stabilità geologica, la biodiversità, la riproduzione/rigenerazione della fauna e della flora, la protezione del suolo e assicurare il benessere delle popolazioni umane.
La Macroproposta:
Molto è stato detto a proposito del fiume Paraná e del ruolo che riveste nella configurazione spaziale ed ambientale delle città che si affacciano su di esso ed in particolare per Foz do Iguaçu in Brasile e Ciudad del Est in Paraguay. La macroproposta mira a rideterminarne l’identità, senza limitarsi ad un progetto isolato. L’idea è di pensare ad un progetto “unico”, non solo per la sua complessità, non per la sua posizione strategica, ma per quanto può “provocare” a livello regionale e a livello nazionale nelle trasformazioni territoriali. Il progetto non dovrebbe solo dare soluzioni immediate ai problemi funzionali dell’area metropolitana (di confine dei tre stati), né essere un progetto di abbellimento mero delle sue aree, ma essere una proposta per l'integrazione degli enti pubblici con la società locale e cercare soluzioni al problema della sicurezza pubblica in collaborazione con gli aspetti dello sviluppo ambientale, socioeconomico e turistico. In tale approccio la sovrapposizione tematica è necessaria per sviluppare linee guida finalizzate a migliorare il rapporto dei fiumi Paraná e Iguaçu con la città di Foz do Iguaçu. Linee guida che si riferiscano sia al paesaggio urbano della città, sia alle aree prioritarie di intervento lungo il fiume. Il disegno può e deve, quindi, fungere da collante di un movimento di consolidamento di meccanismi istituzionali, sia per la sicurezza pubblica e al processo di gestione ambientale e urbana Foz do Iguaçu. La macroproposta, non è venuta da un approccio semplificato che considera solo un intervento fisico o una specifica azione di miglioramento, ma vuole essere connessa alle politiche necessarie per ottenere benefici territoriali, significativi miglioramenti della sicurezza pubblica, sviluppo socio-economico e tutela ambientale. Il tutto volto all’incremento della qualità della vita e verso lo sviluppo sostenibile.
Trattare la regione dei tre confini, più precisamente lungo il “bordo”, vuol dire, anche, fare integrazione tra i diversi saperi che gesticono la conoscenza e la trasformazione nelle politiche urbane. Il salto di qualità nella città può avvenire con un progetto di rinnovamento urbano che abbia in considerazione le generose risorse naturali, gli interessi della popolazione anche tramite le loro associazioni e ciò è quanto è stato configurato come un principio guida p
Esercizio improprio dell'azione penale
Il presente lavoro assume come punto focale l’esercizio, in maniera non sempre corretta, dell'azione penale nel suo evolversi durante l'iter processuale. A tal fine, lo studio prende le mosse dall'evoluzione storico-dogmatica del concetto di azione e, in particolare, dall'influenza esercitata dalle dottrine processualcivilistiche sull'inquadramento della natura giuridica dell'azione penale, evidenziando le difficoltà incontrate nella trasposizione di categorie concettuali privatistiche, quale appunto il diritto soggettivo, all'interno del rito penale. Il vizio di fondo, sotteso alle teorie di derivazione privatistica doveva rinvenirsi nell'erroneo convincimento di poter equiparare il contrasto che insorgeva tra accusa e difesa nel processo penale al binomio attore-convenuto delineato nel rito civile e, in particolare, avvicinare la posizione rivestita dall'attore (parte) a quella assunta dal pubblico ministero (organo di Stato). La partecipazione di costui al giudizio in qualità di organo di Stato nell'esercizio di una funzione pubblica, lo rendeva difficilmente accostabile, ancora prima che all'attore nel processo civile, alle stesse parti private presenti nel giudizio penale. Invero, il pubblico ministero non aspirava a soddisfare un interesse giuridicamente autonomo e contrario a quello perseguito dall'imputato, agendo esclusivamente a tutela dell'interesse generale all'osservanza della legge. La suddetta finalità, in quanto realizzabile tanto attraverso la condanna del colpevole quanto il proscioglimento dell’innocente, connotava di astrattezza la natura dell'azione penale: questa veniva promossa a prescindere, cioè, dall'esistenza o meno della ragione o del torto di chi agiva. La natura dell'azione penale ha, tuttavia, subito un profondo mutamento con il passaggio dal vecchio al nuovo codice di rito: la scelta del legislatore di collocare all'esito delle indagini preliminari il promovimento dell'addebito ha, infatti, contribuito ad arricchire, in termini di concretezza, la natura dell’azione penale. Rispetto allo schema tracciato dal codice Rocco, il pubblico ministero, avendo alle spalle l’espletamento di tutte le investigazioni necessarie a consentire una ponderata scelta sulla sostenibilità dell'accusa in giudizio, deve ritenersi in grado di avanzare una specifica domanda verso il giudice affinché proceda all’accertamento della responsabilità dell’imputato. La collocazione del potere d'accusa all'esito della fase investigativa, connotando di concretezza la natura dell'azione penale, non poteva che incidere, altresì, sulle modalità di formulazione dell'addebito, imponendo al pubblico ministero un maggiore rigore descrittivo nell'enunciazione dell'imputazione affinché sia agevole individuare il fatto in tutte le sue componenti rappresentative che valgano ad identificarlo, determinarlo e specificarlo. E proprio nel perseguimento di questa esigenza deve cogliersi la modifica apportata al testo degli artt. 417 e 429 c.p.p. dall'art. 18 della legge 16 dicembre 1999, n. 479, con la quale il legislatore ha affinato, in capo al pubblico ministero, il dovere di definire il fatto oggetto dell'imputazione «in forma chiara e precisa»: se la chiarezza implica la descrizione del fatto autonomamente individuabile, attinente alla qualità descrittiva; la precisione implica la descrizione del fatto sufficientemente dettagliata, attinente invece alla quantità descrittiva. L’introduzione di un maggiore rigore descrittivo, seppur d’ausilio alla redazione del capo d’imputazione, non ha, tuttavia, impedito il diffondersi di prassi giudiziarie in linea del tutto difforme dalle previsioni normative.
Due sono in particolare le ipotesi in cui l'imputazione non risulta conforme al modello legale. L'imputazione generica, quando il pubblico ministero, nel formularla, si limita a ricalcare la lettera della norma incriminatrice, senza attualizzare o descrivere specificamente tutti gli elementi (la condotta, l'evento, la collocazione spazio temporale dell'episodio criminoso) e l'imputazione alternativa, quando all'interno della medesima imputazione sono presenti due o più ricostruzioni fattuali in antitesi/alterità tra loro in modo che una ricostruzione esclude necessariamente l'altra.
Quanto ai rimedi volti a sanare siffatte patologie non esiste, tuttavia unanimità di vedute nel panorama dottrinario e giurispudenziale. Nel silenzio della legge in ordine ad una specifica sanzione d'inammissibilità o di nullità per l'ipotesi in cui il titolare dell'accusa si fosse sottratto al dovere di enunciare compiutamente il fatto oggetto di contestazione, invalse nella prassi una lettura estensiva della disciplina delle contestazioni suppletive prevista dall'art. 423 c.p.p., in virtù della quale il giudice dell'udienza preliminare sollecita il pubblico ministero affinché provveda alle opportune precisazioni e integrazioni. E, solo in caso di mancato adeguamento dell'imputazione da parte del pubblico ministero nei termini indicati dall'ordinanza del giudice, quest'ultimo può emettere il provvedimento conclusivo di restituzione degli atti al pubblico ministero e determinare la regressione del procedimento, in applicazione analogica dell'art. 521, comma 2, c.p.p., onde consentire il nuovo esercizio dell'azione penale. Tale schema procedurale, avallato da una nota pronuncia delle Sezioni Unite, omette, tuttavia, di considerare gli aspetti dell'addebito formulato in modo generico rilevanti sul piano delle cause di nullità disciplinate dall'art. 178 c.p.p. Escludere, tout court, il rimedio della nullità a favore di rimedi correttivi endofasici, significa, trascurare completamente il ruolo svolto dalla richiesta di rinvio a giudizio all'interno dell'udienza preliminare, poiché l'imputazione, oltre a rappresentare l'essenza dell'atto d'impulso processuale volto ad instaurare il giudizio, costituisce il substrato su cui si articola il thema probandum ed il thema decidendum del processo stesso. Ne discende che l'insufficiente descrizione dell'addebito si traduce nella simultanea lesione del corretto promovimento dell'azione penale, di cui all'art. 178, lett. b), c.p.p. e del diritto di difesa dell'imputato, di cui all'art. 178, lett. c), c.p.p., entrambe riconducibili nell'alveo delle cause di nullità di ordine generale
Il trattamento penale della criminalita' c.d. culturale. Considerazioni in tema di reati culturalmente motivati
La tematica dei reati culturalmente motivati è stata, tradizionalmente, oggetto di studi e ricerche prettamente criminologiche. Solo di recente si è imposta all’attenzione della dottrina e della giurisprudenza, stimolando l’interesse di molti studiosi autorevoli, sempre più convinti che anche il diritto penale debba affrontare le sfide poste dal pluralismo culturale e normativo tipico delle società contemporanee. Le inarrestabili dinamiche della globalizzazione e i massicci flussi immigratori degli ultimi decenni hanno indotto la scienza penalistica, ma anche i giudici, ad interrogarsi sul trattamento giuridico da riservare a quei reati commessi da membri di gruppi etnico-culturali di minoranza, immigrati nel nostro Paese, nel rispetto delle proprie regole culturali di origine. Nell’ambito del presente lavoro, dopo aver analizzato i concetti di multiculturalismo e società multiculturale, si ricostruiscono i diversi modelli teorici di integrazione per la gestione della diversità culturale, astrattamente a disposizione di un ordinamento giuridico. Vengono poi analizzate alcune fattispecie considerate maggiormente espressive del conflitto normo-culturale vissuto dal reo, come le violenze in famiglia che sfociano in omicidio (il caso Hina Saleem), il delitto di impiego di minori nell’accattonaggio e le mutilazioni genitali femminili. Nella parte centrale dell’indagine verranno indagate le possibili soluzioni proposte de iure condito per il fattore culturale in sede di colpevolezza, la categoria dogmatica maggiormente posta in tensione dal pluralismo culturale. Viene accolta infine una prospettiva de iure condendo. Dopo aver prospettato due vie percorribili per attribuire rilevanza alla motivazione culturale nella commissione di reati, si ritiene di poter concludere che la soluzione da privilegiare consista nella valorizzazione del ruolo della giurisdizione, nell’ottica di una sua sempre maggiore sensibilizzazione alla diversità culturale. Sperando che possa diffondersi quello che Stefano Rodotà ha definito “diritto dialogante”
Fluid geochemistry and natural gas hazard in the urban area of Rome
The city of Rome is located in the Roman Comagmatic Province, where large sectors experience a huge degassing both from soils and aquifers; gas composition is dominated by CO2, that can act as a carrier for other minor components such as N2, CH4, H2S and radon. Gases are produced at depth (throughout mantle degassing and/or decarbonation processes) and upraise towards surface through fault and fracture systems, thus characterising well defined enhanced permeability belts. Rising CO2 partly dissolves in shallow aquifers, pressurizing them when they are confined. Dangerous blowouts occur, even in urbanized areas, when these pressurized aquifers are reached by wells or excavations, at depths ranging from 350 to 10-15 m. Several human-triggered gas accidents occurred near Rome (Alban Hills volcano, Fiumicino) in the past ten years, creating a big concern for the local population; as a consequence, an evaluation of the level of Natural Gas Hazard (onwards NGH) to which these areas are exposed, with particular attention to urban areas, has to be done. Moreover, gases exhaled from soils and aquifers can enter houses, potentially reaching harmful indoor levels. Indeed, some gases (CO2, H2S) can have a short-term toxicity, while others (i.e. radon) can cause lung cancer at prolonged exposures.
A first step to evaluate the NGH level is the identification of actively degassing areas; among other geochemical methods, this target can be achieved through the detailed knowledge of the distribution of dangerous gases in groundwater. By now, detailed information on CO2 and radon distribution in ground waters was assessed for the volcanic complexes around Rome and, partly, for the Fiumicino area. The study performed in groundwater could allow to discriminate areas where: i) analysis of indoor-gas levels has to be carried out and deepened, in order to lessen their impact on human health and ii) particular care has to be done in drilling new wells and or performing anthropic activities that could cause dangerous gas eruptions. Such a methodological approach is used to evaluate a possible NGH for the urban territory of the Italian capital, where about 2500000 people habitually live.
In order to achieve the so far presented goals, the present research was aimed at performing an extensive study of both chemical and isotopic features of the groundwater circulating in the urban area of Rome. The main objectives were: i) the chemical classification of waters, also to determine their quality, and the definition of the main water-rock interaction processes; ii) to assess dissolved CO2 and radon distribution in groundwater, as well as isotopic characterization of total carbon (i.e. carbon dioxide) to determine its origin; iii) the comparison between the gas distribution and both lithological and structural setting of the investigated area and iv) a first evaluation of the Natural Gas Hazard potentially affecting a very populated area. These targets have been reached by considering specific isotopic analysis (He, 3H, Sr) done on selected samples as a support for the identification of the main water-rock interaction processes (3H, Sr) and the assessment the origin of the dissolved gases (i.e. He); all acquired data have been used to draw a final model of both shallow and deep groundwater circulations in the frame of the tectonic setting of the investigated area.
Groundwater (192 samples) has been analysed for its chemical composition (major elements) and two main hydro-chemical facies have been recognised, each characterised by a different gas-water-rock interaction processes. Statistical approach allowed to divide waters into two main groups, referred to the lithological domains existing in the roman territory: volcanic (K-rich minerals) and sedimentary (alluvial, marls, clays). TDQ stands for Tor di Quinto, the third group of waters having chemical features completely different from the other ones and, consequently, considered as a separate entity.
The dominant hydro-chemical facies is the bicarbonate-alkaline earth, with an evident differentiation of chemical components between the volcanic and sedimentary waters. The former show a general enrichment in alkali (Na and K) and high alkalinity, while the latter show a quite constant (Na+K/Ca+Mg) ratio and deeply different bicarbonate content and high (Cl + SO4)/HCO3. Water interaction with alkali-rich volcanites of the roman area fully justify the observed distribution, while CO2 dissolution accounts for high alkalinity. On the contrary, waters circulating in sedimentary layers become enriched in SO4 and Cl, moving towards the Ca-SO4 (Cl) quadrant. Some waters have a bicarbonate-alkaline chemistry, typical of prolonged interaction of CO2-rich waters with volcanic rocks (with reaction such as: 2K (Na)AlSi2O6 + 2 H2CO3 + H2O → 2K (Na)+ + 2HCO3- + 2SiO2 + Al2Si2O5(OH)4), and possible cationic exchange with clays that cause the drop in the Ca + Mg content. The importance of discriminating the Na abundance with respect to K has a special meaning in the roman groundwater due to the particular K-rich minerals contained in the volcanic rocks. Indeed, the volcanic waters have an average Na/K = 2, very similar to the Albani and Sabatini rock compositions, while the sedimentary ones show Na/K = 20 due to interaction with sands, marls and clays. These distribution fully justify the different evolution of these waters due to different types and extent of gas-water-rock interaction processes. TDQ waters show a large range in the Na/K ratio, with bicarbonate-alkaline earth samples having a particularly low Na/K, very similar to the volcanic waters.
Dissolved CO2 plays an important role in defining the chemical evolution of groundwater. A general positive correlation between log PCO2 and salinity is observed. It is especially important for the CO2-rich waters belonging to the volcanic domain (south-eastern sector of Rome) that, apart few exceptions, have moderate saline content due to both the low solubility of silicate minerals and their low dissolution rate, even in acidic environment. Yet, CO2 increases the aggressiveness of the groundwater on the aquifer-hosting rocks, allowing the transfer of chemical elements into the solution. It is worthy of note the elevated log PCO2 and salinity of the TDQ waters.
By taking K as representative of the vulcanite compositions, the degree of the water-rock-interaction can be evaluated. Volcanic waters are enriched in the main constituent of the mineral-forming rocks, either major, minor (SiO2, Sr) and trace (Ba, Rb). Same trend is observed in the sedimentary waters for Cl, Na and SO4 (interaction with clays and marls). Both TDQ and some volcanic waters with high salinity circulating in the southern sector of Rome probably represent a diluted and/or a mixed term of geothermal aquifers hosted in the deep carbonate platform. The B/Cl ratio, the strontium isotopes and the tritium content of these waters fully support our inference.
CO2 distribution in groundwater, expressed as log PCO2, emphasised the presence of five sectors actively degassing in Rome: Cassia, Salaria, Tor di Quinto-Flaminio-Saxa Rubra in the north and Eur-Torrino and Appio-Tuscolano-Capannelle in the south. CO2 isotopic characterisation of these waters point out an inorganic (i.e deep) provenance of carbon dioxide, as recognised in the natural gas manifestations of Central Italy. Conversely, CO2-poor waters have an isotopic signature highlighting an organic (i.e. shallow) provenance of CO2. Radon-rich waters only partially mimic the CO2 distribution, mainly reflecting the outcrops of U and Ra-rich volcanites; they have been recognised in the southern-eastern (Appio-Tuscolano-Ardeatino) and eastern (Centocelle, Colli Aniene) sectors of Rome, where thick Alban Hills volcanic products largely outcrop. In the former huge sector, additional radon, beyond that produced by volcanic rocks, could be carried out toward surface by CO2. The other roman aquifers are hosted in the sedimentary layers, where a scarce presence of radon precursors have been found; as a consequence, average radon activity is low.
Summarising, four CO2 and one huge radon (and partly CO2) degassing areas have been recognised in the urban area of Rome. CO2 is produced both in the mantle and in the structural highs (through decarbonation process) of the carbonate platform beneath Rome (Tor di Quinto, Eur-Torrino and Appio-Tuscolano-Capannelle), upraise through faults and fractures, dissolving into shallow aquifers. In particular, the role of deep CO2 as a sound marker of deep tectonic structures in this sector of central Italy, was emphasised. He isotopes were used to evaluate the mantle contribution: values span from 24 to 50% in CO2-rich waters, emphasising the existence of deep-rooted faults beneath the city of Rome; they have the role of tectonic-derived pathways for deep-originated fluids.
Radon distribution is mainly controlled by the lithological setting of the investigated area. Indeed, high-activity radon waters circulate into the U and Ra-rich volcanites of the Alban Hills (south-eastern and eastern sectors), and only locally they receive an additional contribute from the huge flux of deep CO2, acting as carrier gas for radon.
This research is only the first step for the evaluation of the NGH in Rome. In the actively degassing areas a detailed soil-gas survey is highly recommended in order to measure and quantify how much gas, dissolved in the shallow aquifers, can reach and permeate soils, where houses and dwellings are built. Quick exploratory surveys to determine the CO2 and radon indoor levels in the individuated NGH-prone areas must be promoted by local authorities, mainly in the most populated sectors, where the presence of gas in soil and/or indoor could represent a very big concern
Sistematica e filogenesi dei rhinocerotini (Mammalia, Rhinocerotidae)
La tribù Rhinocerotini include le specie di rinoceronte attualmente viventi distribuite in aree limitate del Sud-Est Asiatico e dell'Africa, ma nel corso del Neogene e del Pleistocene questa tribù occupava un areale decisamente più vasto, comprendente quasi tutta l'Eurasia e l'Africa. Nonostante ciò, la posizione sistematica e le relazioni filogenetiche delle diverse specie, così come la loro distribuzione spaziale e temporale, sono molto dibattute o poco conosciute. La revisione sistematica di numerosi esemplari ascritti a questa tribù ha permesso di riconoscere come valide circa 40 specie, riducendone considerevolmente il numero rispetto a quanto precedentemente conosciuto. Una revisione dei records delle specie incluse in questa tribù ha permesso di ridefinire i limiti spaziali e temporali di ogni specie, indispensabili per poter ricostruire la storia evolutiva del gruppo. Il più antico rappresentate dei Rhinocerotini in Europa è Lartetotherium sansaniense, mentre in Africa il gruppo è rappresentato dalle specie Rusingaceros leakeyi e "Diceros" australis, entrambe del Miocene inferiore. La tribù è inoltre segnalata nel subcontinente Indiano, in depositi riferiti al Miocene basale, con Gaindatherium cf. browni e cf. Rhinoceros sp. (Bugti Hills, Pakistan). Lamassima distribuzione geografica della tribù Rhinocerotini si ha comunque nel corso del Pleistocene, quando diverse specie erano presenti in vaste aree dell'Eurasia e dell'Africa. Il gruppo non ha mai raggiunto il Nord America. Un'analisi di massima parsimonia, utilizzando PAUP*4.0b10 (Swofford, 2001) e TNT (Goloboff et al., 2003), ed un'analisi Bayesiana sono state condotte su un campione di 30 specie appartenenti ai Rhinocerotini e 15 specie appartenenti a gruppi esterni, per un totale di 45 specie e 156 caratteri considerati. La specie Trigonias osborni è stata utilizzata come outgroup nelle analisi. I risultati ottenuti mostrano che la tribù è supportata da 14 sinapomorfie non ambigue (US) e da una probabilità a posteriori (PP) pari a 1. All'interno della tribù sono stati riconosciuti i seguenti cladi minori:
Dicerotina, supportato da 11 US in TNT e 9 US in PAUP, PP >0.5 in BA;
Rhinocerotina, supportato da 9 US in TNT e 11 US in PAUP, PP>0.5 in BA;
Dicerorhinina, rappresentato solo da Dicerorhinus sumatrensis nell'analisi ma comprendente di fatto anche Dicerorhinus gwebinensis, supportato da 19 US in TNT e 17 US in PAUP, PP>0.5 in BA;
Coelodontina, supportato da 16 US in TNT e 13 US in PAUP; PP ambigua, PP>0.5 considerando il clade minore Stephanorhinus kirchbergensis, Stephanorhinus hemitoechus, Coelodonta. I risultati ottenuti con le differenti analisi sono leggermente in contrasto nel definire le relazioni fra i differenti cladi. Integrando i risultati ottenuti e considerando le recenti analisi molecolari viene proposta la seguente classificazione per la tribù in studio:
Famiglia Rhinocerotidae Gray, 1821
Sottofamiglia Rhinocerotinae Gray, 1821
Tribù Rhinocerotini Gray, 1821
Genere Rusingaceros Geraads, 2010
Rusingaceros leakeyi (Hooijer, 1966)
Genere "Nuovo Genere""Nuovo Genere" steinheimensis (Jäger, 1839)
Genere Lartetotherium Ginsburg, 1974
Lartetotherium sansaniense (Lartet in Laurillard, 1848)
Genere Gaindatherium Colbert, 1934
Gaindatherium browni Colbert, 1934
Sottotribù Dicerotina Ringström, 1924
Genere Paradiceros Hooijer, 1968
Paradiceros mukirii Hooijer, 1968
Genere Diceros Gray, 1821
"Diceros" praecox (Hooijer & Patterson 1972)
Diceros bicornis (Linneaus, 1758)
Genere Ceratotherium Gray, 1868
Sottogenere Ceratotherium (Pliodiceros) Kretzoi, 1942
Ceratotherium (Pliodiceros) neumayri (Osborn, 1900)
Sottogenere Ceratotherium (Ceratotherium) Gray, 1868
Ceratotherium (Ceratotherium) mauritanicum (Pomel, 1888)
Ceratotherium (Ceratotherium) simum (Burchell, 1817)
Sottotribù Rhinocerotina Gray, 1821
Genere Rhinoceros Linnaeus, 1758
Rhinoceros sondaicus Desmarest, 1822,
Rhinoceros sivalensis Falconer & Cautley, 1846
Rhinoceros unicornis Linneaus, 1758
Rhinoceros platyrhinus Falconer & Cautley, 1846
Sottotribù Dicerorhinina Ringström, 1924
Genere Dicerorhinus Gloger, 1841
Dicerorhinus sumatrensis Gloger, 1831Sottotribù Coelodontina Kalandadze & Rautian, 1992
Genere Dihoplus Brandt, 1878
Dihoplus schleiermacheri (Kaup, 1832)
Dihoplus miguelcrusafonti (Guérin & Santafé-Llopis, 1978)
Genere Indeterminato
"Stephanorhinus" pikermiensis (Toula, 1906)
"Stephanorhinus" megarhinus (De Christol, 1832)
Genere Stephanorhinus Kretzoi, 1942 sensu lato
Stephanorhinus lantianensis (Hu & Qi 1978)
Stephanorhinus jeanvireti (Guérin, 1972)
Genere Stephanorhinus Kretzoi, 1942 sensu stricto
Sottogenere Stephanorhinus (Stephanorhinus) Kretzoi, 1942
Stephanorhinus (Stephanorhinus) kirchbergensis (Jäger, 1839)
Stephanorhinus (Stephanorhinus) etruscus (Falconer, 1868)
Stephanorhinus (Stephanorhinus) hundsheimensis (Toula, 1902)
Stephanorhinus (Stephanorhinus) yunchuchenensis (Chow, 1963)
Sottogenere Stephanorhinus (Procerorhinus) Kretzoi, 1942
Stephanorhinus (Procerorhinus) hemitoechus (Falconer, 1859)
Genere Coelodonta Bronn, 1831
Coelodonta thibetana Deng et al., 2011
Coelodonta nihowanensis Kahlke, 1969
Coelodonta tologoijensis Beliajeva, 1966
Coelodonta antiquitais (Blumenbach, 1799)
Dicerorhinina è il sister group di Coelodontina e Rhinocerotina è il sister group di questo clade più grande; Dicerotina è il sister group del clade composto dai tre precedenti. Con il metodo della Morfometria Geometrica sono state condotte analisi su un campione di 235 crani appartenenti alla tribù considerata. L'analisi delle componenti principali mostra che la forma del cranio delle specie appartenenti alla sottotribù Rhinocerotina è ben distinta da quella delle specie appartenenti alle altre sottotribù. La forma del cranio nei Dicerorhinina è intermedia fra quella dei Rhinocerotina e quella dei Coelodontina. All'interno dei Dicerotina vengono individuate due differenti aree del morfospazio; una occupata dai crani di Diceros bicornis e l'altra occupata dai crani delle specie del genere Ceratotherium. La forma del cranio in quest'ultimo gruppo è vicina a quella dei Coelodontina. L'analisi dei raggruppamenti gerarchici conferma in buona parte i risultati ottenuti con la revisione sistematica. Test statistici rivelano che la morfologia del cranio nei Rhinocerotini è fortemente influenzata dalla filogenesi. La tribù ha probabilmente origine da rappresentanti tardo Oligocenici dei Teleoceratini: tuttavia questa ipotesi necessita di essere supportata da una revisione dettagliata di quest'ultimo gruppo. I rappresentanti del gruppo Dicerotina evolvono quasi esclusivamente in Africa e le maggiori apomorfie vengono acquisite dalla linea filetica che porta alla specie attuale Ceratotherium simum. I rappresentanti del gruppo Rhinocerotina evolvono esclusivamente nel Sud-Est Asiatico e nel Subcontinente Indiano. Le specie appartenenti a Dicerorhinina sono presenti nel Sud-Est Asiatico sin dal Pliocene ma la loro storia evolutiva rimane ancora poco conosciuta. I rappresentanti del gruppo Coelodontina erano ampiamente distribuiti in Eurasia ad eccezione del Subcontinente Indiano e parte del Sud-Est Asiatico. Alcune specie appartenenti alle diverse sottotribù acquisiscono indipendentemente caratteri morfologici simili nel corso dell'evoluzione del gruppo (ad esempio, setto nasale ossificato, ipsodonzia, riduzione della dentatura anteriore, presenza del corno frontale)
Tecniche hylemetriche per autenticazione : metodologie biometriche applicate ad oggetti inanimati
Negli ultimi anni si è assistito alla crescita costante dell’esigenza, da parte delle autorità così
come dei singoli individui, di incrementare la sicurezza contro le frodi; in particolare per quanto riguarda quella legata all’autenticità e alla provenienza garantita degli oggetti.
I sistemi di sicurezza tradizionali sono realizzati, quasi esclusivamente, con delle tecnologie che con il tempo possono diventare semplici ed economiche, ciò grazie agli sviluppi tecnologici dei mercati; pertanto quello che ora potrebbe essere considerato come antieconomico e complesso può divenire con il tempo oggetto d’interesse per eventuali frodi; inoltre un bene durevole, col trascorrere del tempo, potrebbe acquistare un valore tale per cui l’utilizzo di tecnologie di duplicazione, inizialmente costose, diventano economicamente convenienti. Affinché una tecnologia possa essere considerata utile all’anti-contraffazione deve avere anche una durata paragonabile a quella del bene da proteggere; questa condizione, per le tecnologie attualmente in uso, non sempre è rispettata.
L’elevata concorrenza effettuata, specialmente dai paesi emergenti, sfrutta gli investimenti e l’inventiva delle aziende leader per sottrarre loro quote di mercato con prodotti palesemente contraffatti o realizzati in modo molto simile al brand che intendono “attaccare”. Sul mercato si rilevano quotidianamente situazioni di contraffazione e di mercato parallelo; il brand subisce gravi danni di immagine, mentre i mercati paralleli danneggiano mercati consolidati a maggiore marginalità, oltre a creare conflittualità con la rete vendita ufficiale. Non tutti i fenomeni di contraffazione puntano allo stesso scopo. Talvolta il prodotto è contraffatto in modo palese e veicolato attraverso canali di vendita chiaramente non ufficiali, una situazione che paradossalmente crea un effetto positivo; diffonde il brand (e il desiderio di possederlo) attraverso una clientela che non potrebbe accederne e consapevole di possedere un falso (ciò al di là della legislazione). Talvolta il brand viene invece contraffatto in modo molto accurato e veicolato attraverso canali plausibili, in questo caso si creano contemporaneamente due danni: l’utente crede di acquistare un prodotto originale a un prezzo vantaggioso e il brand perde una vendita. L’unico modo per contrastare questi fenomeni è consentire l’identificazione certa del prodotto e la sua tracciabilità durante tutti i passaggi della catena di distribuzione. Le industrie del fashion si propongono sul mercato come aziende consolidate, fortemente strutturate e organizzate, capaci di gestire logiche di filiera produttiva e di mercato a livello internazionale. Un mercato globale caratterizzato da una forte delocalizzazione della produzione e dalla decentralizzazione delle attività, nell’ottica della crescita di competitività, ha tuttavia comportato numerose problematiche, causate soprattutto dall’impossibilità, per l’azienda, di monitorare con certezza attività, risorse, prodotti. Le criticità sono trasversali a tutti gli stadi della filiera, e sono in gran parte riconducibili a un problema fondamentale: l’impossibilità di accertare l’identità univoca del singolo prodotto. Oggigiorno, vista la delocalizzazione della produzione, è oneroso assegnare un nome o un numero di serie univoco e non “clonabile” al singolo prodotto. L’assenza del riconoscimento “unico” non consente una tracciabilità del prodotto lungo tutta la filiera, nonostante le numerosissime tecnologie presenti sul mercato.
La quasi totalità dei metodi utilizzati per l’anticontraffazione, si basano su caratteristiche aggiunte all’oggetto. La filosofia finora adottata, prevede di inserire dei “marchi/caratteristiche” utilizzando tecniche complesse e costose. In questo modo, si rende economicamente sconveniente duplicarle. La semplice commercializzazione di oggetti senza il corretto marchio/caratteristica consente l’individuazione della frode. L’inserimento di marchi e caratteristiche “complessi” ed economicamente onerosi, fa sì che tali sistemi possano essere utilizzati solo su oggetti di valore economico “considerevole”. Inoltre, con il progredire della tecnologia, la clonazione delle caratteristiche aggiunte diventa sempre più semplice e compatibile economicamente. Oggetto del lavoro presentato in questa tesi è stato quello di cercare di contrastare la clonazione di un oggetto mediante la ricerca di caratteristiche “instinseche”, alla stregua della biometria, che consentissero di identificare univocamente l’oggetto stesso. La teoria che permette un’identificazione di un oggetto in maniera univoca va con il nome di Hylemetria; questa richiede che la caratteristica utilizzata per l’identificazione debba avere le seguenti proprietà: essere unica, numerabile, non-invasiva, coerente, concisa, robusta, resistente alla contraffazione. Qualunque caratteristica che sia randomica e difficile/impossibile da riprodurre può potenzialmente essere una caratteristica Hylemetrica.
Nel settore della moda, gli attuali sistemi sono basati quasi esclusivamente sul riconoscimento visivo di dettagli. Scopo quindi della tesi è stata quella di cercare e proporre un sistema che consentisse al singolo capo di moda di essere identificato come unico ed essere totalmente verificabile come tale. Lo studio inizia con l’analisi di tutte le tecnologie anticontraffazione oggi presenti sul mercato, sia per mercati globali che di nicchia, ciò al fine di avere un quadro completo di tutte le soluzioni esistenti, con la definizione dei vantaggi e svantaggi nell’applicazione delle stesse agli oggetti e le relative tutele in termini di sicurezza. Le tecnologie anti-contraffazione possono quindi essere divise in quattro categorie analizzate approfonditamente: visibili (overt), progettate in modo da permettere all’utente finale di verificare l’autenticità di un oggetto su cui è posto (es. ODV, ologrammi, inchiostri a colorazione variabile), invisibili (covert), anche se sono invisibili ad occhio nudo (stampa invisibile, filigrane), permettono al proprietario del marchio di fabbrica di identificare i prodotti contraffatti; tecniche forensi, soluzioni ad alta-tecnologia che richiedono test di laboratorio o kit per test elaborati per valutare la loro l’autenticità; “Segui e traccia” (Track and Trace) che
consiste nell’assegnare, durante la produzione, un'unica identità ad ogni stock o al singolo pezzo, che poi rimane per tutta la catena di distribuzione sino al consumatore, tracciandone il percorso completo. La tecnologia segui/traccia presenta molte funzioni distinte: traccia un singolo oggetto attraverso tutta la catena di distribuzione, in ogni suo punto, conserva il percorso ed i passaggi eseguiti a seconda dei punti di controllo decisi a priori, permette l’autenticazione della data e dell’ora del pacco o dell’unità in cui sono applicati. Tale soluzione rappresenta quindi una soluzione migliore rispetto alle precedenti in relazione alla ricerca effettuata nella tesi. La tecnica fornisce anche altri importanti vantaggi quale un’elevata capacità di memorizzazione un elevato livello di sicurezza. Le soluzioni, all’interno di questa tecnica, che consentirebbero l’incorporazione dei dati in un capo di abbigliamento, sono due: “Codici a barre” e RFID. I primi, in particolare i più evoluti 2D (datamatrix, Qcode, VSCode, VIsual Code, Shotcode, Colorcode), pur incorporando l’identità del prodotto presentano una scarsa capacità di memorizzazione e salvo alcune soluzioni anche una scarsa sicurezza. Gli RFID forniscono un controllo totale, pur necessitando comunque di ulteriori definizioni degli standard. Inoltre, consentono un pieno automatismo, la possibilità di scambio di dati in maniera bidirezionale fra il lettore ed il tag e come detto pocanzi una capacità di memorizzazione potenzialmente elevata, campo fisico di lettura ampio da pochi centimetri ad alcuni metri. Ed infine, uno dei fattori più importanti elevata sicurezza sui tag (password e/o crittografia); condizioni che ne hanno fatto la soluzione ideale per un impiego nel lavoro qui proposto. Il passaggio successivo è stato quello di studiare i sistemi biometrici, semplici e complessi; cercando di sviluppare un metodo analogo applicabile agli oggetti e che consentisse di fornire uno strumento per combattere la contraffazione; si sono cercate soluzioni che potessero tener conto delle caratteristiche intrinseche dei singoli prodotti, alla stregua quindi delle impronte digitali, iride,
retina, geometria della mano, etc. per l’uomo; conseguenza logica è stata quella di trovare delle caratteristiche che potessero essere misurate con metodi non distruttivi, e che permettessero la verifica circa la veridicità ed unicità dell’oggetto stesso, rendendo questi complessi alla contraffazione.
Per quanto introdotto pocanzi, la soluzione al problema è stato trovato nell’hylemetria (e nelle PUF), che come indicato in precedenza ha lo scopo di identificare delle caratteristiche, alla stregua della biometria, che rendano un “entità” fisica unica e randomica al fine di identificarla univocamente.
Nel quadro di una lotta alla contraffazione, ciò che è stato importante capire, è stato quale fosse il legame tra un oggetto, e gli elementi di certificazione “indissolubili”. Nello specifico se fosse sviluppare dei sistemi anti-contraffazione che leghino le caratteristiche intrinseche di un oggetto ai moderni sistemi di riconoscimento.
A questo punto ci si è interessati a ricercare sistemi che tutelassero i dati Hylemetrici. Per fare questo era necessario comprendere quali fossero le classificazioni in termini di sicurezza e i limiti degli attuali sistemi.
I sistemi tradizionali spesso pur fornendo una risposta non consentono livelli di sicurezza adeguati, spesso addirittura fallimentari, come per l’ispezione visiva, utile quando si trattano dei documenti protetti con tecniche di stampa particolari (come nel caso delle banconote) ma ad esempio non applicabile ad altri casi. In aiuto a questi metodi viene utilizzata la crittografia In particolare è risultata molto utile ed idonea la funzione Hash. La funzione Hash è una funzione che “tritura” l’ingresso rendendolo non riconoscibile; quindi le caratteristiche uniche vengono “triturate” in modo “univoco”. Per avere la certezza che la funzione Hash non venga sostituita, (clonazione di un opera per esempio e sostituzione dell’Hash) è indispensabile che venga firmato digitalmente dall’autore o dall’ente certificatore.
A questo punto si è stati in grado di proporre un sistema che consentisse l’acquisizione di strutture random casuali e non duplicabili, già presenti nell’oggetto o introdotti artificialmente, e la loro codifica attraverso procedure di firma digitale asimmetrica, per garantirne la non duplicabilità e la non ripudiabilità. La procedura d’identificazione “sicura” proposta prevede che il “realizzatore” (designer) di moda una volta realizzato il singolo capo di abbigliamento, parte di una collezione/lotto, estragga una caratteristica Hylemetrica (presente sul capo stesso o opportunamente introdotta), e la invii alla funzione Hash. L’uscita di tale funzione, attraverso la chiave privata del designer viene crittografata; inoltre il designer firma digitalmente il singolo oggetto. Le informazioni per la decodifica, le informazioni per estrarre l’Hash e il link alla maison, vengono memorizzati su un RFID inserito nel capo; l’inserimento deve essere fatto in modo che il RFID non possa essere rimosso senza distruggerlo e/o senza danneggiare il capo. Ovviamente invece di un RFID è possibile utilizzare un codice a barre bidimensionale, comunque da tener presente, che le informazioni presenti su un codice a barre sono limitate rispetto a quelle memorizzabili su un RFID.
A questo punto il comparatore attraverso un apposito software (APP) ed un semplice smartphone in grado di leggere RFID (o codice a barre 2D) accede alle informazioni presenti sul RFID e qualora non tutte le informazioni fossero presenti sul RFID (scelta discrezionale della casa di moda), si collega alla maison. A questo punto l’app, con opportune indicazioni, chiede all’utente l’acquisizione di un particolare “unico” (caratteristica Hylemetrica) da catturare. Acquisito il particolare d’identificazione (ad esempio un specifico ricamo), l’app provvede ad estrarre l’Hash. Viene effettuato il controllo tra l’Hash memorizzato e l’Hash estratto; e se le due informazioni “coincidono” si ha la “certezza” che il capo è stato realizzato dal Designer “A” fornendo quindi l’informazione sull’originalità del capo.
Il sistema proposto (procedura di autenticazione) consente quindi l’integrazione fra più tecnologie fornendo maggior sicurezza sulla provenienza e autenticità dell’oggetto, e proponendo una metodologia accessibile ad un largo numero di utenti; la sicurezza alla contraffazione è garantita dall’acquisizione di strutture random casuali e non duplicabili (teoria Hylemetrica) già presenti nell’oggetto o introdotti artificialmente (caratteristiche microscopiche che rendono l’oggetto unico), e la codifica attraverso procedure di firma digitale asimmetrica per garantirne la non duplicabilità e la non ripudiabilità; in altre parole si realizza una sorta di passaporto (Fashion-passport) del capo di moda verificabile sia direttamente che da remoto, nulla ne vieta anche una versione cartacea. Nella parte finale della tesi si sono quindi analizzati ed effettuate delle proposte concrete di sistemi che permettessero di tutelare la non duplicabilità dei sistemi commercializzati in particolare nel campo della moda (alcuni esempi sono comunque non settoriali); evitando tutti gli inconvenienti dovuti ai metodi tradizionali, puntando essenzialmente sul basso costo di produzione e sulla semplicità.
In particolare si è mostrato il processo che porta al dato hylemetrico (prima del Hash). Sono state quindi proposte alcune tecniche Hylemetriche, naturali o artificiali; a riscontro della validità e dell’efficienza del tecnica scelta. Per quanto concerne tecniche hylemetriche naturali implementabili, sono state considerate le tipiche trame “randomiche” dei tessuti, la Sfumatura di colori presenti nei fili delle cuciture, la marcatura del pellame; in relazione a questo ultimo caso è stato poi mostrato in maniera esaustiva il procedimento di riconoscimento Hylemetrico. Esempi di tecniche Hylemetriche artificiali sono l’inserimento di fibrille fluorescenti presenti nelle banconote; un’etichetta con presenza di fibrille fluorescenti a cui è possibile per altro stampare, ad esempio, il bordo di un barcode 2D Datamatrix. Nello specifico è stata studiata dettagliatamente una tecnica Hylemetrica artificiale applicabile su un’etichetta, o su una parte dell’oggetto, mediante l’uso di una tintura/vernice fluorescente sotto illuminazione UV; la cui nebulizzazione produce delle minuscole goccioline che si disperdono in modo “randomico”.
Sono stati in conclusione mostrati altri due ultimi esempi, entrambi legati all’inserimento all’interno dei capi di moda di strutture che possano interagire con campi elettromagnetici “esterni”, possibilità offerta dall’inserimento di strutture metalliche distribuite casualmente. Nel primo caso si sono inserite delle strutture sensibili ai campi elettromagnetici all’interno di cuciture (sei “piccoli” frammenti di ferrite). Questi frammenti, se investiti da microonde si scaldano e il calore può facilmente essere rivelato da una termocamera, divenendo un dato hylemetrico. L’altro esperimento proposto in tale contesto propone l’uso di piccole pagliuzze di rame distribuite in modo casuale. Queste pagliuzze possono essere presenti tra la pelle esterna e la fodera di una borsa, così come tra i due strati di una cintura e/o di un portafoglio. Queste strutture possono essere visualizzare “tramite” telecamere operanti nei THz e considerati come dati Hylemetrici. In conclusione si sono quindi proposte nuove caratteristiche Hylemetriche impiegabili per la lotta alla contraffazione, impiegabili in un ambito tecnologico che ne consente un impiego vasto e diversificato con costi che si ritengono bassi e che possono garantire per un lungo tempo un buon livello di sicurezza
Interazioni tra le attività del recettore per gli estrogeni alfa e la rete di segnali basati sull'ubiquitina
17β-estradiol (E2) controls a plethora of physiological processes but plays also a critical role in breast cancer progression, thus the fine comprehension of the mechanisms that control E2-induced cell proliferation would help to identify new putative druggable targets for the treatment of breast cancer. The ubiquitin (Ub)- system is gaining much attention for cancer therapies because it allows to build a complex interactions network that is critical for signal transduction to many cellular processes. The Ub-based network depends on non-covalent binding between ubiquitinated proteins and proteins that possess an ubiquitin binding domain (UBD).
Interestingly, recent papers reported that the Ub-system deeply impacts the E2 signalling by modulating the estrogen receptor (ER) α sub-type, which is the principal mediator of the E2 mitogenic effects. In particular, while ERα polyubiquitination controls the receptor turnover and transcriptional activity, ERα monoubiquitination is required for the E2-dependent activation of rapid signalling to cell proliferation. Even if it has not been clarified how the Ub modification on ERα modulates the receptor activities, one attractive possibility is that ERα could recognize and transduce the Ub modification on itself or on interacting proteins through an UBD.
Thus, the main goal of the present PhD project was to understand the noncovalent Ub-binding abilities of ERα and their regulatory role(s) in E2-dependent cellular processes.
To this purpose, initial experiments performed in vitro showed that ERα has two different Ub-binding surfaces (UBSs): in A/B and E domains. By focusing on the E domain Ub-binding ability we identified the structural determinants required for ERα to non-covalently associate to Ub (i.e., L429, A430) in vitro and in cell lines. Next, we analyzed the regulatory role of the ERα-UBS in E2-dependent cellular processes. In particular, we found that even if the L429A,A430G (LAAG) mutation did not alter ERα ability to bind E2, cells expressing the mutant ERα did not proliferate after E2 treatment. Because the E2-dependent cell proliferation depends on the activation of extra-nuclear signalling kinases, we evaluated the activating phosphorylation of some signalling pathways activated by E2. Our results indicate that the ERα-UBS mutation impairs the E2-induced activation of the PI3K/AKT as well as the E2-induced PI3K/AKT-dependent ERα Ser118 phosphorylation. The finding that this residue is not phosphorylated in LAAG ERα cells after E2 treatment further suggested an impairment of the ERα-UBS mutant ability to mediate E2 target genes expression.
DNA Micro Arrays experiments definitively demonstrated that the LAAG mutant ERα was less transcriptionally active than the wt receptor. Interestingly, the Ingenuity Pathway Analysis helped us identifying CREB1 as another transcription factor activated by E2 through wt but not throught LAAG ERα. We found that E2 triggered CREB1 transcriptional activation through the PI3K/AKT activation and the mutations of the ERα-UBS impair this pathway. Thus, it is possible that an ERα-UBSdependent membrane complex, responsible for the E2-triggered PI3K/AKT signalling activation, controls cell proliferation through the regulation of ERα and CREB1 activation required for gene transcription.
Overall, the data reported in this PhD project indicate that the ERα possesses an UBS on its E domain that plays a critical role for E2-induced nuclear and extranuclear signalling to cell proliferation. In conclusion, our findings open new avenues in the field of E2-activated molecular mechanisms to physiological effects that now have to include also the noncovalent Ub-binding abilities of ERα. Given the key role played by ERα in breast cancer progression, the comprehension of the regulatory role of the ERα-UBS on E2 mitogenic effects reveals new putative druggable target. In this respect, the interference of the UBD:Ub interaction by using specific small molecules has been already proposed as a future pharmacological target against cancer
Dual rna-sequencing approach for dissecting nontypeable haemophilus influenzae and host cell transcriptomes
Characterization of host-pathogen interactions is critical for the development of next-generation therapies and vaccines. Classical approaches involve the use of transformed cell lines and/or animal models which may not reflect the complexity and response of the human host. The Gram-negative bacterium nontypeable Haemophilus influenzae (NTHi) commonly resides as a commensal in the human nasopharynx from where it can disseminate to local organs to cause a wide spectrum of diseases including otitis media, chronic obstructive pulmonary disease, cystic fibrosis and bronchitis. Successful colonization by NTHi depends on its ability to adhere and adapt to the respiratory tract mucosa, which serves as a frontline defense against respiratory pathogens. In opportunistic infections, colonization is followed by either a paracellular route across the epithelial barrier or invasion of non-phagocytic and epithelial cells. However, the temporal events associated to a successful colonization are far from being fully characterized.
Recent improvements in tissue engineering techniques including the development of differentiated primary cell cultures and organotypic 3D cellular models have significantly increased our understanding of microbial pathogenesis by providing physiologically relevant representations of human upper airway tissue. Bridging of these techniques with the currently available next-generation sequencing technologies is a conceptually novel approach for studying infection-linked transcriptome alterations in such systems. Massively parallel cDNA sequencing (RNA-seq) offers the possibility of comprehensive and simultaneous whole genome transcriptional profiling of both host and invading pathogen, and overcomes the existing technical and economical limitations of probe-dependent methods.
Taking advantage of the technological advances, we reconstituted the ciliated human bronchial epithelium in vitro using primary bronchial epithelial cells to simultaneously monitor the infection-linked global changes in NTHi and infected host epithelia gene expression by dual RNA-sequencing (RNA-seq). Acquisition of a total of nearly 2,5 billion sequences allowed construction of high-resolution strand-specific transcriptome maps of NTHi during infection of host mucosal surface, and monitoring of metabolic as well as stress-induced host-adaptation strategies of this pathogen. The initial stage of colonization was characterized by the binding of NTHi to cilia. Temporal analysis of host mRNA signatures revealed consequent remodeling of target cell cytoskeleton and junction complexes elicited by bacterial infection, with a profound effect on intermediate filament network of bronchial epithelium. At later stage of infection when bacteria start to internalize, NTHi down-regulated the central metabolism and increased the expression of transporters indicating alterations in the bacterial metabolic regime due to the evolving substrate availability. Concurrently, the oxidative environment generated by infected cells instigated bacterial expression of stress-induced defense mechanisms including the transport of exogenous glutathione and the activation of the toxin-antitoxin system.
Notably, as part of our screening for novel signatures of infection, we identified a global profile of noncoding transcripts that are candidate small RNAs regulated during human host infection in Haemophilus species. Our data by providing a robust and comprehensive catalogue of regulatory and adaptive responses reflecting the complex crosstalk between the host and invading pathogen, may provide important insights into NTHi pathogenesis and the development of efficacious preventive strategies
Tecnologie PVD per l'integrazione di proprietà strutturali e funzionali di materiali
I film sottili sono rivestimenti metallici o ceramici spessi dalle decine di nanometri ad alcuni micron; introdotti industrialmente negli anni ’60 hanno avuto un’enorme diffusione e oggi hanno raggiunto un elevato grado di sviluppo tecnologico.
Il lavoro della mia tesi ha avuto quindi come focus la tenacità a frattura dei rivestimenti sottili come key technology enabler per una nuova generazione di rivestimenti PVD anticorrosione, capaci di unire proprietà funzionali (protezione dalla corrosione) e strutturali (resistenza al graffio, durezza, resistenza a usura) ; lo sviluppo dell’argomento è stato duplice, con una prima parte del dottorato dedicata allo sviluppo di metodi affidabili per la misura di questa quantità nei rivestimenti sottili e una seconda parte dedicata allo sviluppo di rivestimenti sottili ad elevata tenacità a frattura, utilizzando la tecnica di misura precedentemente sviluppata. Questa attività di tesi è il coronamento di una successione di progetti di ricerca incentrati sui film sottili, dove sono state studiate separatamente molte delle tematiche affrontate poi nel progetto finale.
Gli articoli pubblicati nell’ambito dei progetti summenzionati sono:
· Produzione e caratterizzazione di rivestimenti in nitruro di alluminio su leghe di alluminio, Proceedings AIMAT 2012,2012,Mattia Piccoli, Marco Sebastiani,Marco Renzelli e Edoardo Bemporad
· Rivestimenti PVD di nitruro di alluminio su alluminio, Galvanotecnica e Nuove Finiture, 2013, 64 149-156,2013 Mattia Piccoli, Marco Renzelli, Marco Sebastiani, Rashid Ali
· Focused Ion Beam and nano-mechanical testing for high resolution surface characterization: new resources for Platinum group metals testing” Platinum Metals Review 58 (1) 3-19 2014, Marco Sebastiani, Marco Renzelli ,P.Battaini, Edoardo Bemporad
· Characterization of Thin Films Using High Definition Confocal Microscopy, Leica Science Lab 2014, Marco Renzelli, Edoardo Bemporad
· Multi scale assessment of the toughness of a PVD coating, Proceedings of the 28th SMT Conference, Tampere, Finland,2014, Marco Renzelli, Edoardo Bemporad
· Design of Stress-optimized Ti/TiN Multilayer PVD coatings for mechanical application, Proceedings of the 28th SMT Conference, Tampere, Finland,2014, Rashid Ali, Marco Sebastiani, Marco Renzelli, Edoardo Bemporad
· 10B enriched film deposited by e-beam technique on Al2O3 substrates for high efficiency thermal neutron detector, Surface and Coatings Technology,2014, G. Celentano, A. Vannozzi,A. Mancini, A. Santoni et al
· Niobium-Niobium oxide multilayered coatings for corrosion protection of proton-irradiated liquid water targets for [18F] production, Thin Solid Films, 2014, Hanna Skliarova, Marco Renzelli, Oscar Azzolini et al
· Corrosion resistance of decorative thin films: fulfill the expectations, Marco Renzelli, Edoardo
· Determination of the Wear Coefficient of Coated Samples Using a Novel Methodology, Giuditta Montesanti, Cesare Di Cesare, Marco Renzelli, Edoardo Bemporad, Proceedings of the 11th European Vacuum Coaters Symposium, Anzio 2014.
· Thin film deposition and characterization for neutron detection applications, C. Misiano, D.M. Trucchi, Marco Renzelli, Edoardo Bemporad, A.Santoni, A.Vannozzi, G.Celentano, European Physical Journal.
Ai congressi internazionali ICMCTF-2013 e ICMCTF-2014 sono stati presentati i risultati ottenuti nell’ambito dei progetti sul Nitruro di Alluminio e Ossinitruro di Cromo, e due manoscritti sono in corso di pubblicazione. Un secondo articolo sul progetto dei rivestimenti in Niobio è in scrittura, mentre è prevista la pubblicazione futura in una rivista peer-reviewed dei risultati del lavoro oggetto della tesi.
La mia attività si è intesa fin da subito come un proof of concept dell’idea stessa di una ottimizzazione di questo tipo, quindi è stato scelto una tipologia di rivestimento di composizione tradizionale, ben conosciuto in letteratura, in modo da poter esplorare questa nuova variabile nello spazio dei parametri senza avere l’handicap di ulteriori incognite. E’ stato eseguito uno studio approfondito della fisica di processo ed è stata studiato il comportamento dell’impianto di deposizione (curve di avvelenamento) con le stesse tecniche impiegate dai maggiori esperti in sputtering reattivo in DC. Il risultato di questi sforzi è stato lo scoprire come piccoli cambiamenti della composizione del gas di processo hanno enormi influenze nella tenacità a frattura dei rivestimenti PVD, con differenti campioni che sottoposti alla stessa prova di indentazione sferica si cominciano a fratturare a carichi molto diversi, 1500 N vs 3500 N. Questi risultati mostrano come anche per un materiale conosciuto come il CrN ci sia ancora spazio di ottimizzazione della tenacità a frattura in complementarietà con gli studi sulla creazione di multilayer ottimizzati per l’applicazione
Value chain analysis, social impact and food security. The case of quinoa in Bolivia
This research is about opportunities and risks in including smallholder farmers involved in niche productions (as neglected and underutilized crops) in global value chains in order to improve their livelihoods with a specific focus on food security. In the first chapter - starting from the evidence of the failure in achieving the goal established at the World Food Summit to halve people suffering malnutrition - I refer to the debate on policies to advance towards food security, given the failure of the trade-based approaches adopted since the 80’s. New proposal appeared, like the food sovereignty framework and the right to food approach, taking together the ‘technical’ side of food security with the broader issue of farmers’ wellbeing. The choice to use a value chain analysis depends on the evidence that global value chains are becoming more and more important also for agricultural trade. In chapter two I focus particularly on the concepts of upgrading and governance. Upgrading (as is the move that firms do within a value chain to improve their outcome) is now understood not only for its economic consequence, but for social side too. Three approaches to governance are later presented, focusing particularly on the approach of ‘governance as normalizing’ and its linkage with convention theory. The second part of the thesis is about the case study, represented by an evaluation of the boom generated by the increased demand for quinoa (a former neglected Andean grain) for Bolivian farmers. In the third chapter there is a review of the so-called quinoa-boom, from the time it was ignored from Bolivian consumers too, until the increase of demand from Western countries in last two decades. The fourth chapter is dedicated to the reconstruction of the quinoa value chain in the Southern Altopiano of Boliva: I present the market map explaining the different steps that took the current configuration; each step is characterized by different governance structures, associated to different quality conventions using the convention theory’s categories. The fifth chapter is about the impact of the quinoa boom on quinoa farmers, using a multidimensional approach that consider indicators for economic, social, environment, food security and cultural sides. My analysis confirm the good impact for economic and social wellbeing, I argue that the effect on nutrition is also positive, while there are worries for negative environment and cultural consequences. These outputs are finally associated to the changes happened into the value chain, moved from a producer-driven to a buyer-driven governance with evolution of quality attributes in adverse way for farmers. In the last chapter different possible patterns for the future of quinoa business are faced; finally I make some considerations about the necessity to join value chain analysis with local development, so an approach considering more strongly the combination of economic activities and social structures in each territory