Archivio Aperto di Ateneo
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Regional Profiles
The Somalia Standing Coordination Committee's documents present the profile of the following regions: Bari, Bay, Mudug, Nugal, Wuqooyi Galbeed, providing informations about economy, security, governance, revenue and other sector issues, such as infrastructure, education, health and disarmament.Qoraalladaani waxay muujinayaan muuqaalka qaar ka mid ah gobollada Soomaaliyeed: Bari, Bay, Mudug, Nugaal e Wuqooyi Galbeed, waxayna ka hadlayaan xagga dhaqaalaha, nabadgelyada, xukunka, dakhliga iyo arrima kale sida kaabayaasha, waxbarashada, caafimaadka iyo hubkadhigidda.Questi documenti operativi presentano il profilo delle seguenti regioni somale: Bari, Bay, Mudug, Nugal e Wuqooyi Galbeed (Nordovest), fornendo informazioni su economia, sicurezza, governance, reddito e altri settori quali infrastrutture, istruzione, sanità e disarmo
A lecture delivered by Dr. B.W. Andrzejewski at Somali Institute of Development Administration & Management on 16 August, 1977
Lecture delivered by Dr. B.W. Andrzejewski at Somali Institute of Development Administration & Management on 16 August, 1977, about the development of the written Somali language and the expansion of its vocabulary, by the insertion of techinical terminology and the dependency on foreign languages.Muxaadaro uu qabtay Dr. B.W. Andrzejewski16 Agosto 1977, oo uu kaga hadlayo horumarka qoraalka asoomaaliga iyo ballaarinta ereyada af soomaaliga, iyadoo la adeegsanayo farsamada ereybixinta iyo ka badaxbanaannidda af shisheeye.Conferenza tenuta dal Dott. B. W. Andrejewski all'Istituto somalo per l'amministrazione e la gestione dello sviluppo, il 16 agosto 1977, sullo sviluppo della lingua somala scritta e l'espansione del suo vocabolario, tramite l'inserimento di terminologia tecnica e la dipendenza dalle lingue straniere
Abitare la soglia : spazi e pratiche per una città plurale
Come è possibile costruire città accoglienti, inclusive e plurali? Da dove cominciare e con quali strumenti critici e pratici è possibile innescare dei processi di trasformazione in tal senso?
Per rispondere a queste domande la tesi si concentra nel ricercare gli spazi e le pratiche in cui sia possibile riconfigurare il rapporto, talvolta conflittuale, fra le ‘traiettorie simultanee’ (Massey) che abitano l’arcipelago (Cacciari) urbano attuale.
Emergono così da un lato gli spazi di Soglia, come quei terreni liminali, indecisi, ambigui, instabili, ibridi, in cui è possibile ripensare il rapporto fra le parti e dall’altro la pratica dell’Abitare come l’opportunità di creare una connessione attraverso lo sguardo, il corpo e lo spazio, fra alterità.
Il lavoro nasce dalla convinzione che il rapporto con l’Altro si debba ricercare in quella distanza che separa entità distinte e la cui misura è determinata da una complessa stratificazione di condizioni sociali, economiche, culturali, politiche che fanno del limite uno spazio di frontiera.
La tesi si compone di due parti: la prima in cui si costruisce un quadro teorico-critico di riferimento, atto a rivelare le potenzialità insite negli spazi di Soglia e nella pratica dell’Abitare; la seconda parte invece si sofferma ad osservare un luogo specifico, le Manifatture Knos a Lecce, in cui il quadro metodologico-operativo enunciato nella prima parte trova un efficace campo di osservazione e sperimentazione nel percorso che dagli Incontri del Terzo Luogo sta via via portando verso la formazione di una Scuola del Terzo Luogo
Androgini, isteriche, profetesse : la new woman tra ansie di degenerazione e profezie di rinascita
Questa tesi si sviluppa intorno all'immagine di tre scrittrici della Fin de siècle, le cui figure richiamano alla mente tre dei più comuni stereotipi che la cultura patriarcale ha elaborato allo scopo di "contenere" il concetto sfuggete di femminilità. Il fascino dell'androginia, la minaccia dell'isteria e il mistero della profezia sono atteggiamenti che hanno a lungo colorato e di frequente sostituito la complessità della "woman's question," un problema che, nelle ultime decadi del XIX secolo, aveva dominato la stampa britannica e francese segnando la nascita del movimento femminista.
A partire dall’osservazione della studiosa della Fin de siècle, Sally Ledger, secondo la quale in quel periodo storico il concetto di “degenerazione” non era mai invocato senza richiamare anche il concetto gemello di “rigenerazione,” questa tesi trasforma la relazione degenerazione/rigenerazione in uno schema euristico che consente di creare significative connessioni sia fra le autrici oggetto di studio, la francese Rachilde (1860-1953) e le britanniche Sarah Grand (1854-1943) e Mona Caird (1954-1932) che all’interno delle loro opere narrative.
Più nello specifico la tesi è strutturata in cinque capitoli: il primo, La New Woman tra ansie di degenerazione e profezie di rinascita, introduce comparativamente da un punto di vista storico-sociologico le figure della New Woman e della femme nouvelle, nelle loro diverse varianti, disegnando così il quadro delle nuove tipologie femminili sull’una e l’altra sponda della Manica.
I tre capitoli successivi sono invece dedicati a ciascuna delle scrittrici in oggetto, con particolare attenzione ad uno dei loro romanzi che diventa argomento di specifica e approfondita analisi: Rachilde e il suo Monsieur Vénus (1884) in Chi ha paura di Rachilde? Veneri maschili e decadentismo femminile in Monsieur Vénus (1884), Sarah Grand e The Heavenly Twins (1893) in “The Strange Case of Sarah Grand:” Restraining Diagnoses and Exploding Narratives in The Heavenly Twins (1893), Mona Caird e The Daughters of Danaus (1894) in “The priestess of revolt.” La rivoluzione di Mona Caird tra mimesi del presente, derive scientifiche e teosofia. Nell’applicare l’ipotesi di base della tesi, quella che individua una tensione produttiva fra le vecchie discipline scientifiche (il “discorso medico” positivista di stampo darwiniano e le derive pseudoscientifiche dell'eugenetica) e le nuove scienze (la nascente psicoanalisi, la sessuologia e le ricerche nel campo della teosofia) ovvero fra “degenerazione” della specie (femminile) e sua rigenerazione (New Woman), questo studio mette in luce in modo originale aspetti fino ad ora poco considerati, se non del tutto ignorati, dei romanzi e della poetica delle tre scrittrici.
L’ultimo capitolo, New Women di ieri, nuove donne di oggi, oltre a riprendere le fila dei discorsi intessuti nei capitoli precedenti, mettendo in relazione da un punto di vista critico le questioni estetiche relative alle tre scrittrici, rilancia teoricamente il discorso sul femminismo mostrando come questioni e tematiche presenti nella scrittura delle autrici in oggetto siano non solo leggibili e interpretabili alla luce delle categorie più aggiornate del pensiero femminile contemporaneo, ma anzi le abbiamo per certi versi anticipate
Implementing the Addis Ababa Declaration of the Fourth Coordination Meeting on Humanitarian Assistance for Somalia. Plan of Action (January - June 1994)
UNOSOM document on the conclusions of the fourth coordination meeting on humanitarian assistance in Somalia and the text of the Addis Ababa Declaration on the subject.Qoraal ay UNOSOM ka samaysay mirihii shirka afaraad ee ku saabsanaa gargaarka aadamiga ah ee loo fidiyay Soomaaliya iyo qoraalkii Qaraarka Addis Abeba oo ku saabsan arrinkaas.Documento UNOSOM sulle conclusioni del quarto meeting sull'assistenza umanitaria in Somalia e testo della Dichiarazione di Addis Abeba sulla questione
Applying genetic and genomic methodologies for the conservation of salamandrina perspicillata, euproctus platycephalus and rana italica
Because of a global crisis of biodiversity numerous plant and animal species are rapidly disappearing, and
among vertebrates amphibians represent the most threatened group. Together with species diversity, also the
ancient and extremely diversified amphibian genome is at risk of extinction. Since they are the most ancient
landdwelling animals, their genome very likely holds important keys to understand crucial evolutionary
events, among which vertebrate terrestrialisation. For this reason, amphibian conservation is a global
priority. Being genetic variability one of the key requisite for species to adapt to environmental changes, the
conservation of genetic diversity became one of the objectives of crucial importance in conservation biology.
The general aim of this thesis is to provide new insights about the mechanisms that contribute in shaping the
pattern of genetic diversity observed in three Italian endemic amphibian species. All of them are species of
conservation concern, protected by European and National laws. Due to their different conservation status
and specific research issues, their study was approached with different methodologies and perspectives.
As for Salamandrina perspicillata, an investigation at a very thin resolution scale (one population) was
carried out by using microsatellite markers. The main aim of this study was to clarify the mating strategy
adopted by females and understand how they can improve their fitness. This study provided the first
evidence of polygynandry in a salamandrid species and the first report, in natural conditions, of salamander
females that choose males genetically dissimilar from themselves to obtain indirect benefit (higher offspring
heterozygosity).
As for Euproctus platycephalus, due to its condition of endangered species (IUCN 2014), the analyses
focused on the investigation of the actual population genetic structure. In particular, the aim of this study was
to identify the possible Evolutionarily Significant Units (ESUs), along the whole distribution area of the
species, in order to plan adult individuals’ collection for an ex-situ breeding project. Since there were no
other genetic markers available for the species, apart from mitochondrial DNA (which would have not
provided the necessary resolution power), the novel Genotyping By Sequencing technique have been used.
Clusterization analyses revealed the presence of four ESUs, very likely comprising also adaptive groups.
The same genomic approach has been used for the third target species, Rana italica, with the aim of
investigating its current genetic structure at a regional scale (Latium region). In this case the clusterization
analyses suggest the presence of two different genetic groups. Further analyses focused on the estimation of
individual heterozigosity, in preparation for Heterozygosity-Fitness-Correlation evaluations.
Thus, before of GBS application on the above mentioned species, another goal of this project was to
produce the first genomic tools for these amphibian species
Il padre tra normativita' ed affettivita'. Ruolo e funzione paterna in rapporto alla disabilita' del figlio : uno sguardo pedagogico
La ricerca “Il padre tra normatività ed affettività. Ruolo e funzione paterna in rapporto alla disabilità del figlio: uno sguardo pedagogico” ha come oggetto la figura del padre in relazione alla disabilità di un figlio e si iscrive all’interno di un progetto più ampio sulla funzione paterna che coinvolge alcune università italiane e straniere (Roma, Bologna, Padova, Lione). Il dibattito intorno al ruolo del padre nei processi educativi del figlio – che la letteratura di settore descrive come
articolata lungo un continuum che va dall’assenza più totale alla sovrapposizione con la funzione materna (il mammo) – ha stimolato una riflessione soprattutto sulla sua funzione normativa.
Tale questione che ha indubbiamente una valenza generale riguardando tutti i padri, assume contorni ancora più significativi in riferimento al padre di un/a figlio/a disabile. In altri termini ci si è chiesti se e in che misura il padre di un figlio disabile agisca tale funzione normativa e in che misura questa si correli a quella affettiva. Di conseguenza, la domanda di ricerca che abbiamo posto
al centro della nostra indagine concerne la seguente questione: quanto i vissuti dei padri di figli disabili, le loro percezioni e convinzioni, sono il frutto di una epistemologia dominante che considera (ancora) la disabilità come tragedia personale − ossia alla stregua di un problema tutto interno alla persona che ne è portatrice – e, di conseguenza, sono l’esito dei dispositivi di tichettamento/marginalizzazione/esclusione insiti nelle retoriche discorsive che valorizzano l’abilismo, la produttività e la normalità?
Trattandosi di uno studio pilota si è scelto di rilevare le percezioni dei protagonisti mediante interviste semi-strutturate. In questa fase sono stati coinvolti 14 padri di figli disabili tra i 6 ai 10 anni. In virtù del numero dei soggetti coinvolti si è proceduto ad una analisi qualitativa per mezzo del software N-vivo. L’intervista è stata da noi ritenuta una modalità efficace per attivare un dialogo autentico e dinamico in grado di consentire un approccio flessibile a un tema così delicato ed
intimo. Il ricorso a tale strumento, poi, ha permesso di raccogliere una notevole quantità di informazioni e di impressioni che i padri hanno rispetto al loro ruolo all’interno della famiglia, le loro esperienze personali e i loro compiti educativi.
I risultati hanno messo in evidenza alcuni aspetti significativi rispetto a quanto sottoposto a indagine: dalle risposte dei padri intervistati emerge una figura paterna affettiva, presente nella vita dei figli e collaborativa nella gestione del quotidiano. Funzione di cura è funzione normativa sono bilanciate, mentre i dati non confermano quei tratti disfunzionali (assenza vs mammismo) che una
parte della letteratura recente ha attribuito al padre. Tra i nodi maggiormente interessanti che sono emersi vi sono quelli inerenti: - l’elaborazione del “lutto impossibile” (Gardou, 2006) e della ferita narcisistica (Korff Sausse, 2006).
- il difficile equilibrio tra normatività e affettività;
- la propensione alla funzione di accudimento rispetto a quella propriamente educativa;
- la differente percezione tra il ruolo (essere padre) e la funzione (esercitare la paternità) in merito alla qualità e alla quantità di collaborazione con la madre nell’esercizio della genitorialità;
- i vissuti esperiti in tutte le dimensioni ora indicati.
La sfida, che appare una delle più importanti e, allo stesso tempo, più complesse in ambito socioeducativo, è stata quella di trasformare la risposta “specialistica” in “ordinaria”, laddove la focalizzazione sul “bambino disabile” di stampo bio-medico individuale sembra ancora prevalere a discapito di un approccio globale alla famiglia e al suo benessere.
Anche per questa ragione non si è scelto di “posare lo sguardo” su un tipo specifico di impairment, a motivo del fatto che lo scopo della nostra azione di ricerca non è quello di elargire/distribuire supporti compensativi meramente strumentali (che rinforzano l’azione di delega all’esperto e allo specialista) ma di co-costruire con i padri l’azione da intraprendere, a partire dai repertori di
competenza di cui sono possessori e portatori, i quali sono troppo spesso sottaciuti o non valorizzati poiché schiacciati dal peso delle interpretazioni derivate dai modelli socio-culturali imperanti
Semplificazione linguistica e commutazione di codice nella scrittura online di segnanti LIS esperti
La letteratura che analizza la produzione scritta di persone sorde profonde preverbali (le quali abbiano perso l’udito entro, indicativamente, il terzo anno di età) descrive la presenza di una serie di errori di natura morfosintattica, di punteggiatura e lessicali, che ricorrono con una certa regolarità (Tomasuolo & Volterra, 2007; Fabbretti & Tomasuolo, Scrittura e Sordità, 2006; Caselli, Maragna, & Volterra, 2006 (1994)). La presenza di tali errori sembra avere natura transnazionale e sembra prescindere dal percorso educativo seguito dalla persona sorda e dalla sua conoscenza di una lingua dei segni (LS), la comunicazione visivo-gestuale utilizzata da alcuni sordi per la comunicazione quotidiana (sordi segnanti) (Leeson, 2006). La presenza di caratteristiche morfosintattiche che si ritrovano anche nella scrittura di apprendenti stranieri di italiano o in quella di parlanti semicolti ha suggerito già da tempo l’idea che queste forme di scrittura potessero essere avvicinate e confrontate tra loro.
In questo lavoro verifichiamo l’applicabilità dell’ipotesi che la varietà di italiano scritto usata da persone segnanti esperte, in particolare sordi italiani segnanti la lingua dei segni italiana (LIS), possa essere considerata come una forma semplificata dell’italiano e prendiamo in considerazione la possibilità che alcune forme non standard considerate tipiche di questa forma di scrittura possano essere la manifestazione di possibili influenze interlinguistiche dalla lingua dei segni. A partire da questa ipotesi, la varietà di italiano scritto usata dai sordi viene confrontata con le varietà popolari o con varianti in uso da parte di apprendenti stranieri per evidenziare le caratteristiche tipiche della semplificazione linguistica e verificare la presenza di eventuali meccanismi devianti dalla norma. Nell’ultimo caso, le forme non standard sono state confrontate con le caratteristiche considerate tipiche della scrittura dei sordi e con alcune costruzioni grammaticali e sintattiche della LIS, al fine di validare l’ipotesi di una possibile influenza da questa lingua all’italiano, nella sua varietà scritta.
Il lavoro di ricerca qui esposto ha previsto la costruzione di un corpus costituito da 91 testi composti di commenti in italiano scritto a video in LIS pubblicati sulle pagine Web e Facebook del sito VLOG-Sordi, negli anni che vanno dal 2009 al 2014. Vista la natura dei testi, questi ultimi sono stati analizzati su tre livelli: presenza di caratteristiche tipiche della scrittura online, descrizione delle regole morfologiche alla base della semplificazione linguistica e presenza o meno di forme di prestito interlinguistico e commutazione/mescolanza di codice dalla lingua dei segni. Tra gli strumenti utilizzati per l’analisi, il sistema di analisi automatica “Corrige!” ha favorito l’individuazione di forme non standard di scrittura dell’italiano, in modo da preparare il materiale per l’analisi eseguita dalla ricercatrice. L’individuazione del sito Web più adatto per la raccolta dei testi, la raccolta stessa e l’individuazione di alcune caratteristiche sociolinguistiche degli autori dei testi è stata resa possibile dalla collaborazione costante con alcuni esponenti della comunità sorda segnante italiana e dalla collaborazione con l’amministratore del sito.
I risultati hanno reso evidente che la scrittura online dei sordi segnanti presenta alcune tra le caratteristiche già elencate dagli studi sullo scritto trasmesso e sulla comunicazione mediata dal computer. Dal punto di vista stilistico, la scrittura online dei sordi non sembra differire da quella di altri utenti della rete: si presenta lo stesso utilizzo di emoticons e maiuscole funzionale all’espressione di tratti sovrasegmentali tipici del parlato, l’uso diffuso della forma diretta nello scritto, così come un uso impreciso della punteggiatura e dell’accentazione delle parole (già osservati, per esempio, da Orletti, 2004, Pistolesi, 2004, Fiorentino, 2004). Da un punto di vista morfologico la scrittura online dei sordi presenta le stesse caratteristiche standard di questo gruppo di utenti, da noi interpretate come forme di semplificazione dello scritto. Il confronto con altre forme di semplificazione linguistica come l’italiano popolare ha rivelato l’esistenza di tratti paragonabili a quest’ultima, soprattutto per i casi che riguardano concordanze logiche, “estensione” e sostituzione di preposizioni, omissioni di articoli, analogie nel paradigma dell’articolo, accordo del verbo con il soggetto e l’uso diffuso di malapropismi (caratteri già definiti propri dell’italiano popolare in Berruto, 1983, 1987, 2003, e D’Achille, 2003, 2010).
Dal punto di vista semantico-funzionale sembrano emergere casi tipici della commutazione di codice, visibili soprattutto a livello di struttura della frase e con riferimento a scelte lessicali atipiche per il parlante monolingue italiano. Casi di commutazione di codice sono visibili nell’uso di strutture tipiche della LIS nella costruzione di frasi in italiano scritto e nella traduzione letterale di modi di dire e usi figurativi di alcune frasi tipiche della LIS per veicolare gli stessi significati in italiano scritto. Esistono, ancora, casi che si collocano a metà tra semplificazione e commutazione di codice, meritevoli di ulteriori approfondimenti da condurre alla luce dei più recenti lavori sull’interferenza linguistica nell’italiano degli stranieri (con riferimento, per esempio, ai lavori di Chini, 1995, Chini e Ferraris, 2003, Valentini, 2005, Alfonzetti, 1992).
Per l’esposizione del lavoro condotto per la ricerca l’elaborato è stato diviso in due parti. La prima parte, introduttiva e di stampo prevalentemente teorico, è distribuita su tre capitoli e intende fornire un quadro delle ricerche finora condotte sull’argomento, qui riportate a sostegno della nostra indagine: il primo capitolo introduce l’argomento sordità a partire dall’esperienza linguistica vissuta dalla persona sorda e fornisce una descrizione delle modalità attraverso le quali i sordi apprendono le lingue verbali e, se del caso, le lingue dei segni; nel capitolo 2 viene approfondita l’argomentazione intorno alla varietà di scrittura usata dai sordi, confrontando studi internazionali e nazionali sull’argomento; nel capitolo 3 vengono presentati gli studi linguistici condotti a partire dall’ipotesi di multilinguismo dell’italiano medio e alcuni dei fenomeni che ne derivano (semplificazione linguistica, interlingua, commutazione e mescolanza di codice). La seconda parte dell’elaborato espone in maniera più dettagliata i momenti della ricerca: la scelta delle metodologie da utilizzare, dei testi più adatti per la costruzione del corpus e i metodi di estrazione dello stesso (capitolo 4); l’analisi del contesto di provenienza del corpus e del profilo sociolinguistico degli autori dei testi ivi contenuti (capitolo 5); la descrizione dei fenomeni di semplificazione e di interferenza linguistica osservabili nei testi raccolti (capitolo 6)
I principi di diritto comune nell'attività amministrativa
La tesi si pone l’obiettivo di indagare la funzione di alcuni principi giuridici che trovano la loro origine o, comunque, la loro piena evoluzione nei rapporti tra privati, per poi essere applicati in modo sempre più incisivo anche ai soggetti pubblici. Ci si sofferma in particolare sui principi di buona fede, correttezza e diligenza, ascritti dalla dottrina maggioritaria alla nozione di clausole generali. Si fa poi un più sintetico riferimento ai principi di concorrenza e trasparenza, affermatisi più di recente nell’ordinamento italiano con finalità diverse, in gran parte imposte dal diritto europeo. Si tenta di evidenziare la diversa rilevanza che tali principi hanno assunto nell’attività amministrativa, in particolare in quella autoritativa.
La trattazione inizia con una breve premessa sulle nozioni di principi di diritto, di clausole generali e di standard valutativi, al fine di porre in luce la diversa rilevanza che le varie categorie possono esplicare nel diritto civile e nel diritto amministrativo.
Segue un’analisi ricostruttiva della crisi del modello tradizionale di diritto amministrativo, inteso come sistema normativo autonomo e contrapposto a quello di diritto privato. Sono posti in luce i mutamenti normativi e giurisprudenziali che hanno contribuito ad un progressivo ripensamento della nozione di diritto comune nel diritto amministrativo, come insieme di tecniche capaci di contribuire ad un’effettiva tutela dell’amministrato di fronte ai pubblici poteri.
La tesi affronta poi nel dettaglio i diversi principi presi in considerazione.
Dopo una breve introduzione sul significato dei principi di buona fede, correttezza e diligenza nel campo privatistico, si passa ad esaminare le evoluzioni che hanno condotto ad una notevole espansione delle clausole generali come limiti all’autonomia negoziale.
In particolare, ci si sofferma sulla peculiare rilevanza dei suddetti principi nei settori del diritto del lavoro e del diritto societario, caratterizzati da intrinsechi squilibri di potere privato. In tali campi, le clausole generali hanno svolto un ruolo, per alcuni aspetti, analogo a quello dei principi pubblicistici sulla discrezionalità, consentendo al giudice ordinario di elaborare un modello di sindacato sulla legittimità dell’uso del potere privato mediante i concetti di interesse legittimo di diritto privato e di eccesso di potere dei soci di maggioranza. Ciò ha indotto una parte della dottrina ad interrogarsi sulla comparabilità del potere pubblico con quello privato e sulla speculare utilizzabilità dei principi di correttezza e buona fede nel sindacato sul potere pubblico.
Si pone poi in rilievo la distinzione, elaborata nel diritto civile, tra regole di validità e regole di comportamento. Il principio di non interferenza tra le due categorie di norme è stata riaffermata di recente dalla giurisprudenza ordinaria per evitare uno sconfinamento dell’uso delle clausole generali come cause di invalidità contrattuale, che nel diritto privato sono tipizzate dal codice.
Infine, si dà dato atto di una recente tendenza del giudice civile ad ampliare ulteriormente l’utilizzo delle clausole generali come limiti dell’autonomia negoziale, al di fuori dei settori del diritto del lavoro e societario, fino a porle a fondamento di un sindacato sulla ragionevolezza e sulla proporzionalità dell’esercizio delle potestà private in un rapporto contrattuale tra imprese.
Si passa poi ad affrontare nello specifico il ruolo dei principi di buona fede, correttezza e diligenza nell’azione amministrativa. Nell’ambito dei rapporti obbligatori della P.A., superate le iniziali resistenze, i principi civilistici sembrano aver trovato una diffusa applicazione da parte della giurisprudenza amministrativa, sebbene rimangano posizioni difformi che ritengono la portata delle clausole generali limitata ai soli rapporti paritetici.
Per sviluppare l’analisi e trattare il tema dei principi di diritto comune nell’attività autoritativa dell’amministrazione si prendono le mosse da un breve esame delle posizioni dottrinarie che hanno attribuito una crescente rilevanza al ruolo dei principi giuridici nella discrezionalità amministrativa. Successivamente si tentano di ricostruire i diversi studi che si sono soffermati sullo specifico problema della funzione dei principi di buona fede, correttezza e diligenza nel diritto pubblico. Si osserva l’evoluzione da una nozione di buona fede come corollario dei principi di imparzialità e buon andamento, ad una collegata al principio di affidamento rispetto a precedenti comportamenti dell’amministrazione, fino all’inserimento della buona fede nella tematica della legalità sostanziale e dei principi e delle garanzie procedimentali che vincolano l’azione amministrativa nel suo complesso.
Si analizza, in particolare, la responsabilità civile dell’amministrazione, ambito nel quale la correttezza della condotta dell’amministrazione ha assunto una rilevanza centrale. Dopo un’analisi delle problematiche legate all’applicazione delle norme civilistiche sulla responsabilità per danno all’attività pubblicistica dell’amministrazione, si esaminano le posizioni dottrinarie che hanno attribuito ai principi di correttezza, nell’ambito del comportamento illecito dell’amministrazione, un ruolo autonomo rispetto ai principi pubblicistici rilevanti ai fini dell’illegittimità.
L’ultimo capitolo concerne l’applicazione all’azione amministrativa di principi emersi più di recente nel diritto comune e, in particolare, il principio di concorrenza ed il principio di trasparenza. Anche di tali principi si osserva una forte espansione in ambito privatistico.
I suddetti principi, a differenza delle clausole di buona fede, correttezza e diligenza, sembrano essersi sviluppati in funzione di efficienza del mercato, piuttosto che per esigenze di giustizia e solidarietà sociale.
Il principio di concorrenza, di derivazione europea, ha prodotto un rilevante impatto nell’ordinamento italiano, in primo luogo, sulla disciplina privatistica dei contratti, imponendo alle imprese il divieto di porre in essere una serie di condotte, conformando in tal senso l’autonomia negoziale.
Nel diritto europeo, tuttavia, al principio di concorrenza sono attribuiti obiettivi ulteriori rispetto all’imposizione di puntuali divieti agli operatori economici, legati in gran parte a esigenze di integrazione del mercato interno.
Per tale ragione la concorrenza si è affermata come principio generale anche per quanto concerne l’attività dei poteri amministrativi. In primo luogo, la concorrenza è stata assunta a uno dei principi fondamentali nella materia dei contratti pubblici, al fine di consentire la più ampia partecipazione alle gare in un’ottica di concorrenza “per” il mercato. In secondo luogo, il principio di concorrenza ha fondato l’adozione di misure di liberalizzazione, amministrativa ed economica, che hanno fortemente ridimensionato il potere di intervento autoritativo dello Stato sulle attività commerciali.
Il principio di trasparenza è sorto nel diritto commerciale, da un lato per assicurare la correttezza negli scambi, dall’altro per riequilibrare le disparità di poteri negoziali derivanti da situazioni di asimmetria informativa. Nell’analisi del principio di trasparenza, si prende in considerazione in primo luogo il diritto societario, nel quale la trasparenza è intesa come dovere di informazione sia interno agli organi a garanzia dei soci, sia esterno a tutela degli investitori e del corretto funzionamento del mercato. Sono poi esaminate le discipline generali e settoriali che impongono obblighi di informazione a tutela del consumatore per disciplinare le posizioni di disparità contrattuale.
Infine, si affronta il principio di trasparenza nel diritto amministrativo. In tale settore, accanto alle problematiche legate allo squilibrio di potere dovuto alle asimmetrie informative, si pongono esigenze legate al controllo democratico dell’azione pubblica. Da un iniziale chiusura nei confronti dell’applicabilità della trasparenza ai pubblici poteri, tale principio, anche su impulso del diritto europeo, ha assunto connotati sempre più pregnanti nel diritto amministrativo, sebbene non si sia, ad oggi, ancora giunti ad un’affermazione piena della trasparenza intesa come totale conoscibilità del processo decisionale pubblico, e si mostrano alcune resistenze rispetto ad un completo accoglimento del principio di diritto comune.
Si conclude nel senso che l’attività amministrativa è, nel complesso, governata oltre che a principi tipicamente pubblicistici, anche da principi di origine privatistica, non solo per quanto concerne l’attività di diritto privato, ma anche quella prettamente pubblicistica.
Tuttavia, la progressiva affermazione dei principi di diritto comune all’attività amministrativa discrezionale autoritativa, ha seguito percorsi diversi.
Nel caso della buona fede, correttezza e diligenza, la riflessione si è concentrata sulla possibilità un accoglimento nel campo dell’attività amministrativa autoritativa dei principi privatistici così come elaborati nei rapporti tra privati. I suddetti principi, in quanto principi generali dell’ordinamento, sono trasmigrati dal diritto privato al diritto amministrativo, pur con le limitazioni e le divergenze dovute al diverso campo di applicazione.
Nel caso della concorrenza e della trasparenza il discorso è parzialmente diverso.
La concorrenza assume connotati peculiari con riferimento ai comportamenti degli operatori economici privati e a quelli dei pubblici poteri. Pur accedendo alle tesi privatistiche che fanno assurgere la concorrenza a clausola generale, il principio cui devono attenersi le imprese private rimane legato agli specifici divieti ad esse imposti dalla disciplina antitrust.
Le amministrazioni, invece, sono vincolate al principio di concorrenza inteso in un’accezione diversa. Da un lato, nell’ambito dei contratti pubblici la concorrenza assume un ruolo legato al principio di massima partecipazione alle gare. Dall’altro l’attività autoritativa delle amministrazioni è vincolata al principio generale di concorrenza inteso quale fondamento della più ampia liberalizzazione delle attività imprenditoriali.
Infine, per quanto concerne la trasparenza, essa è riferita a numerose istanze conoscitive e persegue diverse finalità nei vari settori ai quali si applica. Pertanto, sebbene possa parlarsi di un principio di diritto comune, che attiene in senso ambio alla lealtà nei rapporti, la sua applicazione ai pubblici poteri non sembra potersi ricondurre ad un vero e proprio recepimento del principio così come elaborato nel diritto comune