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Perché "Divina Commedia" si appelli il poema di Dante. Dissertazione di un italiano (1819) con le annotazioni manoscritte dell’Autore (1819-1841)
Perché Divina Commedia si appelli il poema di Dante. Dissertazione di un italiano è il testo di una conferenza (“Dissertazione”, nel titolo della pubblicazione; “ragionamento”, secondo la definizione dell’autore) letto da Domenico Rossetti alla Società del Gabinetto di Minerva il 2 gennaio 1818, edito – nel 1819 – a Milano dalla Società Tipografica de’ Classici Italiani, diretta – in quegli anni – da Antonio Fortunato Stella, uno dei maggiori stampatori e librai del primo Ottocento, in rapporti di amicizia e di cultura con alcuni tra i maggiori scrittori del suo tempo (tra gli altri: Leopardi, Monti e Porta). Lo scritto di Rossetti, che qualche critico ha considerato la prima Lectura Dantis italiana, prende le mosse dalla questione del titolo della Commedia di Dante (utilizzando passi e testimonianze dell’autore per sostenerne legittimità e sia pure indiretta paternità), per allargarsi a una interpretazione generale del poema. È un testo che Rossetti intendeva riprendere e rielaborare, aggiornandolo: come mostrano le Annotazioni manoscritte (1819-1841) apposte dallo stesso Rossetti a un esemplare del saggio, dove l’autore dialoga criticamente (e talvolta polemicamente) con studiosi precedenti e contemporanei da Schlosser a Witte, da Vico a Schelling, da Monti a Perticari, da Gabriele Rossetti a Foscolo; con argomenti tratti dal (e a sostegno del) suo particolare classicismo
L'etica tra storia, vite e teorie. Il caso Jägerstätter
According to Alasdair MacIntyre, moral crises are always epistemological crises. This is the consequence of the dramatic tension between theory and praxis typical of human lives.To fol-low the example of what MacIntyre does in the last chapter of Ethics in the Conflicts of Mo-dernity, in this paper I tell the story of the anti-nazi catholic Austrian farmer Franz Jägerstätter to present the peculiar relation between theory and praxis in the case of a man who chose the ultimate sacrifice in the name of truth. Even if it is impossible to generalise the beliefs and the precepts that guided Jägerstätter, it is possible to corroborate them for their consistency in edge cases like that
Somalia. Ipotesi per una ricostruzione fondata sulla legalità economica tra criticità geopolitiche e fattori criminali interni
Il saggio intende esporre delle ipotesi organizzative e strutturali concrete per riaffermare la Legalità, soprattutto in campo economico, asse fondamentale per il corretto funzionamento di uno Stato di diritto. Preliminarmente viene posto in risalto che per un’efficace e completa realizzazione della progettualità proposta, si rende necessario e improcrastinabile procedere a una pervasiva e capillare diffusione della cultura della Legalità Economica, quale conditio sine qua non per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di cui sopra, in particolare per arginare il nefasto fenomeno della corruzione, purtroppo gravemente radicato in Somalia. Per applicare, nel concreto, la Legalità Economica viene proposta una serie di precisi e mirati interventi statali, diretti a istituire specifici organismi e enti operanti sia nel settore della giustizia, soprattutto nella magistratura, che in quello economico-finanziario. Nello specifico, per la realizzazione di quanto così indicato risulta comunque indispensabile predi¬sporre accordi di cooperazione o collaborazione con Stati della U.E., possibilmente con quelli maggiormente attivi nella lotta alle mafie, in primis l’Italia, al fine di acquisire le necessarie competenze tecnico-giuridiche per porre in essere mirate indagini finanziarie per prevenire e contrastare il crimine economico, qui inteso come Corruzione, Riciclaggio e Finanziamento al terrorismo, che attualmente concorre a minare fortemente le fondamenta dello stato somalo. In conclusione, mediante “inferenze d’intelligence”, un procedimento epistemologico di tipo abduttivo (Sidoti 2002), viene rilevato che la realizzazione delle prospettive organizzative, così descritte, sarebbe fortemente soggetta a condizionamenti politici ed economici esterni, posti in essere da una potenza straniera asiatica, che possono costituire, tra l’altro, fattori criminogeni per la Somalia.This essay aims to present concrete organizational and structural hypotheses for reaffirming legality, especially in the economic sphere, a fundamental pillar for the proper functioning of a constitutional state. It is first emphasized that for the effective and complete implementation of the proposed proj¬ect, it is essential and urgent to proceed with the pervasive and widespread dissemination of the culture of economic legality. This is a prerequisite for achieving the ambitious objectives outlined above, particularly to curb the harmful phenomenon of corruption, which is unfor¬tunately deeply rooted in Somalia. To concretely implement economic legality, a series of specific and targeted state interventions are proposed, aimed at establishing specific bodies and entities operating both in the justice sector, especially the judiciary, and in the economic-financial sector. Specifically, to achieve the above, it is essential to establish cooperation or collaboration agreements with EU states, preferably those most active in the fight against mafias, primarily Italy, in order to acquire the necessary technical and legal expertise to conduct targeted financial investigations to prevent and combat economic crime — here defined as corruption, money laundering, and terrorist financing — which is currently undermining the foundations of the Somali state. In conclusion, through “intelligence inferences,” an abductive epistemological procedure (Sidoti 2002), it is found that the implementation of the organizational prospects described above would be highly subject to external political and economic influences, exerted by a foreign Asian power, which could constitute, among other things, criminogenic factors for Somalia
A survey of the history of calculating instruments through the Corrado Bonfanti Collection
The history of calculating instruments is closely linked to that of mathematics, accompanying its progress since civilization’s dawn. Even before writing, humans devised tools ‒ pebbles, notches, and knotted cords ‒ to count and record quantities. These devices laid the foundations for humankind’s pursuit of more efficient and reliable means of calculation. For centuries, such aids met everyday and commercial needs. The Scientific Revolution brought new challenges: advances in physics, astronomy, and navigation demanded faster, more precise computations. Human ingenuity produced increasingly sophisticated devices, sparking a transformation that led from mechanical machines to the modern computer. This paper traces the main stages of that evolution, from the Scientific Revolution to contemporary computing.La storia degli strumenti di calcolo è strettamente legata a quella della matematica, accompagnandone i progressi fin dagli albori della civiltà. Ancor prima dell’invenzione della scrittura, l’uomo ideò strumenti ‒ sassolini, tacche e cordicelle annodate ‒ per contare e registrare quantità. Questi dispositivi posero le basi per la ricerca di mezzi di calcolo sempre più efficienti e affidabili. Per secoli, tali ausili soddisfecero le esigenze di calcolo quotidiane e commerciali. La Rivoluzione Scientifica portò però nuove sfide: i progressi in fisica, astronomia e navigazione richiedevano calcoli più rapidi e precisi. L’ingegno umano produsse dispositivi sempre più sofisticati, dando avvio a una trasformazione che condusse dalle macchine meccaniche al computer moderno. Questo contributo ripercorre le principali tappe di tale evoluzione, dalla Rivoluzione Scientifica all’informatica contemporanea
Imagining a sustainable and beautiful Mogadishu that utilizes its stunning beaches
Mogadishu, once a bustling coastal city, has endured decades of civil war, lead¬ing to the near-total collapse of its infrastructure. Dysfunctional sewage systems, pothole-rid¬den roads, and electrical hazards pose daily threats to residents. Despite private investments in housing and business development, the absence of coherent urban planning leaves the city vulnerable to both environmental and climate-related risks. This paper envisions a greener Mogadishu by integrating urban forestry, reforestation, and sustainable landscaping, explor¬ing how planned green spaces, revitalized coastal areas, and environmentally friendly infra¬structure could transform the city into a resilient urban hub. The role of policies in enabling these transformations is highlighted, drawing from successful urban renewal examples in post-conflict cities like Kigali, Rwanda, offering a pathway for Mogadishu to shed its legacy of war and emerge as a city of hope and renewal. Additionally, the paper examines the potential of Mogadishu’s scenic beaches, such as Lido Beach and Jaziira Beach, to become thriving tourist attractions through strategic ecological and infrastructural enhancements.Mogadiscio, un tempo vivace città costiera, ha subito decenni di guerre civili che hanno portato quasi completamente al collasso le sue infrastrutture. Sistemi fognari disfunzionali, strade piene di buche e pericoli elettrici rappresentano minacce quotidiane per i residenti. Nonostante gli investimenti privati nell’edilizia abitativa e nello sviluppo commerciale, l’assenza di una pianificazione urbana coerente rende la città vulnerabile ai rischi ambientali e climatici. Questo articolo immagina una Mogadiscio più verde attraverso la silvicoltura urbana, la riforestazione e la progettazione paesaggistica sostenibile, creando spazi verdi pianificati, rivitalizzando le aree costiere attraverso infrastrutture ecocompatibili che possono trasformare la città in un centro urbano resiliente. Viene evidenziato il ruolo delle politiche nel favorire queste trasformazioni traendo spunto da esempi di successo di riqualificazione urbana in città post-conflitto come Kigali, in Ruanda, offrendo perciò a Mogadiscio un percorso per liberarsi dall’eredità della guerra ed emergere come una città di speranza e rinnovamento. Inoltre, il documento esamina il potenziale delle spiagge panoramiche di Mogadiscio, come Lido Beach e Jaziira Beach, che possono diventare fiorenti attrazioni turistiche attraverso strategici miglioramenti ecologici e infrastrutturali
The political and legal position of Italians as an Austrian nationality
This article aims to provide an overview of the social, legal and political positioning of Austro-Italians within the Habsburg Monarchy at the end of the 19th century. The research is based on material from the Austrian secret police, which is preserved in the Austrian State Archives. After 1867, around 800,000 Italians lived under Austrian rule in Tyrol (Trentino) and the Littoral (Trieste and Istria). Three currents can be identified among them: the first was concerned with preserving their language and culture; the second demanded autonomous structures; and a few radical irredentists demanded annexation to the Kingdom of Italy. The government’s failure to establish an Italian-language university in Trieste led to the greater politicization of public life among Austro-Italians. Many sports and cultural associations had a patriotic orientation and were often supported by associations from the Kingdom of Italy
Autonomy and loyalty: the position of Friulian Catholics in the final years of Austria-Hungary
The political action of the Catholic political movement in Eastern Friuli developed within a perspective of loyalty to the Austrian state and constant demands for strong local autonomy, in a multilingual province and in opposition to the local Italian liberals. The two deputies Bugatto and Faidutti were constantly committed to the territory and its people, also in collaboration with other Italian deputies in Vienna. In the final days of Austria-Hungary, this resulted in an ill-advised endorsement of Emperor Charles’s belated manifesto, with a view to supporting the people’s desire for self-determination in institutional matters, even in the face of the Empire’s obvious dissolution, a choice that would have negative consequences for Friulian Catholics politics in the post-war period
Energia dal futuro. La sfida della fusione nucleare
Nel dibattito sulla transizione energetica, la fusione nucleare emerge come una tecnologia chiave per un futuro a basse emissioni. Pulita, sicura e virtualmente inesauribile, può rivoluzionare il sistema energetico e contribuire agli obiettivi climatici. L’incontro ha offerto un confronto sulle prospettive di integrazione della fusione nel mix energetico del futuro, esplorando lo stato della ricerca in Europa, la Roadmap europea della fusione e il ruolo del progetto italiano DTT. Focus anche sull’impatto industriale in Italia e sul contributo al progetto ITER delle aziende del Friuli Venezia Giulia