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Making Sense of Users Participation in Open Source Projects: The case of a Mature Video Game
Through a cyberethnographic informed approach applied to a mature Free and Open Source Software video game collective this research addressed a central issue in contemporary information age: the increasing place taken by users in creating and maintaining innovative public goods thanks to the distributed carrying capacity of the Internet.
The empirical work is based on an ethnographic immersion in the field and on interviews and it is theoretically informed by Actor-Network Theory and integrated with insights coming from Action Nets
L'immagine della Cina nel pensiero giuridico dell'Europa del Settecento
Con il presente lavoro si cerca di ricostruire il dibattito sulla natura del sistema giuridico cinese che caratterizzò l'Europa nei secoli XVII e XVIII. Questo periodo lasciò in eredità un giudizio negativo, definendo il sistema giuridico cinese come un modello dispotico. Maggior artefice di tale conclusione è considerato Montesquieu, il quale dedicò molto tempo allo studio dell'esperienza giuridica cinese. Analizzando nel dettaglio i temi che coinvolsero il modello cinese, si scopre che questi non sono semplicemente luoghi della comparazione con un diverso sistema, ma sono momenti di riflessione critica sulla stessa tradizione giuridica europea.
Ciò che si tenta di fare è di recuperare la complessità e le implicazioni di un tema che solo apparentemente sembra ridursi alla semplice circolazione di modelli. Per comprendere a pieno il giudizio europeo sul “modello cinese” bisogna storicizzare i princìpi coinvolti, e vedere come dialogano con le esigenze del loro tempo.
Per avere un quadro d'insieme affianco tre campi di indagine: la cultura giuridica cinese ed il governo della dinastia Qing, ovvero della dinastia in diretto contatto con il mondo europeo; l'evoluzione del pensiero teologico ed in particolar modo le riforme protestanti; il pensiero giuridico settecentesco che traghetta le idee della prima modernità, ancora intrise di influenze medievali, fino alle esperienze della codificazione. Ciò permette di evitare le semplificazioni che fino ad ora hanno caratterizzato non pochi contributi scientifici. Molti sinologi, giuristi, ed esperti di storia della chiesa scontano un'incompletezza di fondo delle loro informazioni proprio per via di questa settorialità scientifica: settorialità dannosa per chi scrive nella misura in cui appiattisce il giudizio finale in una presa di posizione assoluta ed autoreferente.
Indagare l'immagine della Cina in Europa è un atto di interpretazione che deve farsi carico di un dialogo interculturale fra intellettuali appartenenti a culture diverse, a campi del sapere diversi, e partecipi di una stagione di cambiamento religioso e politico.
Si impone dunque una doppia comparazione, diacronica per sottolineare l'evoluzione di un pensiero, quello europeo, e al tempo stesso sincronica fra due culture giuridiche in un dato periodo storico. Da questa prospettiva l'immagine della Cina diventa poliedrica, destabilizzatrice della tradizione giuridica europea, e luogo di trasformazioni.
La convinzione di chi scrive è che il dibattito sul modello cinese non è stato una mera espressione di un gusto orientaleggiante. Al contrario esso riflesse tutti gli elementi critici della modernità, divisa fra tradizione e tensione verso il futuro.
La Cina rappresentò un'esperienza difficile da recepire, che poteva comportare una “rivoluzione” per il pensiero giuridico settecentesco. Il suo modello conduceva a conclusioni contraddittorie. Tutti gli esponenti delle varie scuole di pensiero occidentale potevano puntare le loro lenti sul mondo cinese e trovarvi esperienze a sostegno delle proprie tesi.
Nel dialogo con la Cina si fa ricorso all'intera tradizione occidentale per comprendere questo o quell'aspetto del meraviglioso impero cinese (tentativo reso più arduo dalla carenza degli strumenti linguistici). La questione del dispotismo cinese diventa il punto di partenza per rimettere in discussione tutta una tradizione di pensiero. Il giudizio finale dunque non riguarda solamente l'impero cinese, ma riguarda la tradizione europea stessa.
Infine il dibattito settecentesco sulla Cina è il dibattito precedente la Rivoluzione.
Il rifiuto del modello cinese partecipa al rifiuto del ruolo della morale nell'ordinamento della società. A ciò seguiterà l'elogio della ragione e della legge come espressione di autorità e comando.
Una migliore comprensione della Cina forse avrebbe permesso di recuperare diversamente il sistema di valori della tradizione ed evitare di cadere, nel tentativo di laicizzazione del pensiero giuridico, nella fede assoluta per il normativo
Stability studies of critical components in SOFC technologies
The present thesis work focuses on the stability of intermediate temperature SOFC technologies and it is divided in two parts: (i)cathode stability in anode-supported cells and (ii)fabrication and operation of tubular metal supported SOFCs.
In the first part, the stability of ferritic perovskite cathodes currently implemented at IK4-Ikerlan and SOFCpower (LSF-SDC and LSCF-GDC, respectively) was studied in a specific experimental DoE design. The influence of cathode processing and operation conditions together with intrinsic degradation mechanisms and extrinsic ones related to chromium poisoning and air humidification were analyzed in detail. Moreover, the effectiveness of two interconnect coating materials, MCO spinel and novel LNC perovskite against chromium poisoning of the cathode was studied. With this commitment, anode-supported half-cells manufactured by SOFCpower were used making profit of the verified high reproducibility of these cells.
In parallel, work at IK4-Ikerlan in tubular MSC technology demonstrated critical instability related to the operation under high fuel utilization and deficient diffusion barrier layer (DBL) implementation. This allowed element interdiffusion during the manufacturing process between the metal support and the anode. In the second part of this thesis work, a second generation (G2) of tubular MSCs based on an innovative DBL has been developed in all aspects. This includes processing parameters optimization and stability studies. During this work, an intrinsic variable degradation mechanism related to the DBL and manufacturing process of MSC turned out to be critical in G2 cells stability during operation. At this point, understanding such a mechanism and determining its origin became the most fascinating challenge of my investigation.
Overall, this thesis work focuses in the study of critical parameters in SOFCs stability. Factors affecting the stability of cell components over a wide range of operation conditions and degradation mechanisms related to the manufacturing process and operation are considered in detail
Le garanzie di tutela del contribuente innanzi all'Amministrazione Finanziaria: riflessi applicativi della legge 7 agosto 1990, n. 241 in ambito tributario: spunti comparativi con il sistema amministrativo e tributario tedesco
La difesa del contribuente nel procedimento di accertamento. Il contraddittorio quale strumento imprescindibile. Interventi del legislatore e della giurisprudenza
Large Scale Aggregated Sentiment Analytics
In the past years we have witnessed Sentiment Analytics becoming increasingly popular topic in Information Retrieval, which has established itself as a promising direction of research.
With the rapid growth of the user-generated content represented in blogs, forums, social networks and micro-blogs, it became a useful tool for social studies, market analysis and reputation management, since it made possible capturing sentiments and opinions at a large scale and with the ever-growing precision.
Sentiment Analytics came a long way from product review mining to full-fledged multi-dimensional analysis of social sentiment, exposing people attitude towards any topic aggregated along different dimensions, such as time and demographics.
The novelty of our work is that it approaches Sentiment Analytics from the perspective of Data Mining, addressing some important problems which fall out of the scope of Opinion Mining.
We develop a framework for Large Scale Aggregated Sentiment Analytics, which allows to capture and quantify important changes in aggregated sentiments or in their dynamics, evaluate demographical aspects of these changes, and explain the underlying events and mechanisms which drive them.
The first component of our framework is Contradiction Analysis, which studies diverse opinions and their interaction, and allows tracking the quality of aggregated sentiment or detecting interesting sentiment differences.
Targeting large scale applications, we develop a sentiment contradiction measure based on the statistical properties of sentiment and allowing efficient computation from aggregated sentiments.
Another important component of our framework addresses the problem of monitoring and explaining temporal sentiment variations.
Along this direction, we propose novel time series correlation methods tailored specifically for large scale analysis of sentiments aggregated over users demographics.
Our methods help to identify interesting correlation patterns between demographic groups and thus better understand the demographical aspect of sentiment dynamics.
We bring another interesting dimension to the problem of sentiment evolution by studying the joint dynamics of sentiments and news, uncovering the importance of news events and assessing their impact on sentiments.
We propose a novel and universal way of modeling different media and their dynamics, which aims to describe the information propagation in news- and social media.
Finally, we propose and evaluate an updateable method of sentiment aggregation and retrieval, which preserves important properties of aggregated sentiments and also supports scalability and performance requirements of our applications
Questioning Muslim Identity: A Critical Analysis of the Discourse on Muslim Integration
The continuing difficulty of integrating Muslims, especially immigrants, into the European nations, has led many ruling political leaders to question the merits of multiculturalism and simultaneously to promote integration through the strengthening and inculcation in the Muslim of a more general set of political values. This thesis aims to examine how these national debates are interconnected and how they attempt to frame a common discourse on integration of Muslims.
In order to analyse this debate, I have selected three national debates in France, Germany and the UK and applied a Critical Discourse Analysis (CDA) in order to compare similarities and the degree of convergence within the European public sphere. The analysis has sought to identify convergence by looking into the shared strategies of discourse through which civic integration is articulated, depending on the cultural and political particularities of each national context.
The most significant finding to emerge from this study is that Muslims are asked to accept integration with their host countries, through a normative construction of collective identity that cuts across the different national discourses of Europe. These discursive constructions are based on similar definitions of the national values that belong to the European identity and, perhaps more crucially, those that do not belong. Accordingly, the normative and cultural assumptions that underlie various national discourses on civic integration are, in fact, based on European universalism, redefined at the national level.
At the same time, this debate on integration systematically excludes the important economic and social problems of Muslim newcomers. Specifically, the discourse on civic integration avoids reference to any welfare program that attempts to produce economic security and social solidarity; Muslims become exclusively responsible for their own integration and civic integration is reduced to only their ability to internalise dominant values
Mechanisms of learning and plasticity across sensory modalities: insights from bilateral deafness and intense visual training
Interacting with the external environment is an inherently multisensory experience. Therefore, understanding how unisensory deprivations occurring early in life affect this interaction has always been a hot topic of research. In this thesis I aim to contribute to this prolific debate by further investigating the effects on behavior exerted by early-acquired bilateral deafness. In the past decades many studies have extensively investigated this topic, focusing mainly on explaining the changes occurring within the visual modality of deaf people, ultimately aiming at understanding to what extent the intuitive assumption that deaf adults ‘see better’ than hearing controls is really true. This approach proved highly informative, yet many fundamental aspects of behavior remained largely overlooked. The aim of this thesis was to identify these missing aspects and try to address them as systematically as possible. In particular I focused on four critical domains: (i) the investigation of the behavioral reorganization that occurs within the tactile modality of deaf adults (Chapter 2, Study 1; Study 2); (ii) the possible modifications of the interactions between two intact sensory systems (i.e., vision and touch) as a consequence of auditory deprivation (Chapter 3); (iii) the finer-grained definition of which mechanisms of visual attention are modified by bilateral deafness (Chapter 4, Study 1; Chapter 5); (iv) the further understanding of the role of extensive visual training in driving the behavioral improvements reported in the deaf population compared to hearing controls (Chapter 2, Study 3; Chapter 4, Study 1; Study 2; Chapter 5). This set of results highlight that deafness-related plasticity exerts multifaceted effects on behavior, which extend selectively to certain functions but not to others, and that even produced selective aspects of impaired behaviors. Importantly, these data also provide initial evidence that vision and touch might to a certain extent, reorganize independently from one another as a consequence of early bilateral deafness and that also the way they interact with each other shows some modified aspects. Finally, the majority of the behavioral modifications I documented in this thesis depended from deafness per se and was not ascribable to training-related effects. Unexpectedly but very interestingly, what clearly emerged from this set of results is the remarkable flexibility of which are capable the reorganized sensory systems, and in particular the reorganized visual system of deaf adults
Neuro-cognitive Mechanisms Mediating the Impact of Social Distance on Human Coordination
To model strategic interactions standard game theory assumes that agents have common knowledge of rationality. This allows agents to use deduction to form expectations on the behavior of their counterparts. In coordination games however, deduction fundamentally fails to prescribe a unique solution to agents, raising a “matching” problem in game theory. The question is, when deduction is of no use, how are agents to match or decouple their choices? The thesis explored here is inspired from the recent finding that humans recruit the same neural structures to reason about themselves and similar but not dissimilar others, and of friends but not strangers; a finding which has led some investigators to speak of self-referential mentalizing. This meshes nicely with the widely-established cross-species observation that social beings usually exhibit a preference for similar others; as well as with the well-known observation that social closeness fosters cooperation. However, as investigated by nearly all previous experiments, cooperation critically required agents to match their choices. My work adds to the experimental literature in several respects: i) it shows that both objective social closeness (friendship) and psychological closeness (perceived lab-induced similarity) can have an opposite effect on strategic interactions, depending on whether they require to match or decouple choices; ii) that this behavior is best explained by synergistic contributions of expected reciprocity and altruism, which we show to be dissociable both in behavior and the brain. From a neural perspective, expected reciprocity relies on the ventromedial prefrontal cortex, an area previously implicated in reward, interpersonal similarity and depth of reasoning; while the temporo-parietal junction is particularly important for altruism. Taken together, our results provide novel insight into the neuro-cognitive mechanisms that facilitate social cohesion
Soggetto, diritto, lavoro, nel pensiero di Simone Weil (1909-1943)
Oggetto di questo percorso di ricerca è il fondamento giusfilosofico del lavoro, ricostruito e interpretato a partire dall’opera di Simone Weil. Intorno all’action travailleuse, l’Autrice offre un’ampia riflessione – filosofia e politica, teoretica ed empirica – che si ricostruisce qui in una duplice dimensione, ontologica ed etica. A livello ontologico, il lavoro emerge come incontro tra uomo e mondo, secondo una dinamica di potenza e decreazione che originariamente contrappone e connette spirito e materia. Dal punto di vista etico, il lavoro definisce e struttura il rapporto tra uomo e società: eco ne è l’articolo 1 della nostra Costituzione. Coerentemente all’impostazione weiliana, i due livelli, distinti ma inseparabili, non saranno esaminati come logicamente collegati – come se il secondo derivasse dal primo – ma analogicamente giustapposti.
La giustapposizione si tiene in forza di un concetto peculiare alla filosofia weiliana: l’attenzione. In base a questo elemento, è secondo noi possibile riformulare l’origine della riflessione sul diritto nei termini di una domanda nuova: per chi il diritto? Il concetto di attenzione risulta funzionale a ridiscutere il paradigma antropologico dell’età moderna, centrato sull’individualismo, e ad aprire spazi a un’antropologia alternativa, fondata sulla relazione e normativamente centrata sulla cura. Passando dal piano etico al piano giuridico, il motivo dell’attenzione ricade sulla definizione del ‘giusto’: attraverso la revisione di certe categorie caratteristiche del legalismo formalista, è possibile ripensare la giustizia come la ‘grammatica’ del caso concreto, vicina all’επιεικεια aristotelica.
Questo riesame delle premesse epistemologiche e teoretiche del giuspositivismo non è estraneo al dibattito filosofico giuridico attuale e a due sue espressioni, in particolare, che sembrano proseguire la linea di pensiero aperta da Simone Weil. Si tratta della ricerca sviluppata da Martha Nussbaum e Amartya Sen nota come capability approach, dove la (discussa) elencazione delle basic human capabilities è sovrapponibile al decalogo dei bisogni della persona umana argomentato dalla Weil. Di nuovo attraverso il lavoro di Martha Nussbaum, la filosofia dell’attenzione recupera la dimensione cognitiva, e insieme etica, del ‘sentire’: παθος e λογος non sono tra loro opposti, ma orientano l’azione all’interno della sfera assiologica in cui ciascuno si identifica. Il concetto stesso di ‘razionalità’ ne esce rivisto in senso più inclusivo; e, da qui, il ruolo delle emozioni e la pratica dell’empatia vengono riabilitati come centrali per il ragionamento giudiziale, in antitesi con un modello costruito sulla logica deduttiva.
La filosofia dell’attenzione, di cui il fenomeno del lavoro è paradigma, diventa così dispositivo di interpretazione, costruzione ed educazione del ‘giuridico’. La facoltà di attenzione a cui l’uomo (che lavora) va educato diventa capacità di sentire, e questa, pre-condizione dell’azione e del giudizio, è da intendersi come capacità di lettura di porzioni più o meno ampie di realtà. Uno strumento del pensiero – o forse più precisamente un ‘risveglio’ del pensiero – che, sempre secondo le premesse della Weil, non può che tornare indispensabile a chi eserciti la funzione giurisdizionale e, probabilmente, non soltanto a costoro
La giustizia riparativa ed il sistema del Giudice di Pace: principi, istituti e prospettive di un modello alternativo di risoluzione dei conflitti in materia penale
Questa ricerca nasce da una riflessione sulle problematiche poste dal multiforme modello dalla restorative justice, spostando l’attenzione da una vasta e per molti versi eterogenea base disciplinare a cui la giustizia riparativa fa riferimento ad un ambito interno alla giustizia penale, per cercare di capire se e in che misura questo modello, favorendo modalità alternative di definizione dei conflitti, possa essere sviluppato nel nostro ordinamento allo scopo di contribuire con efficienza ed efficacia alla sua evoluzione.
L’indagine prende le mosse dalle istanze fondative della giustizia riparativa, descrivendo il quadro in cui essa si inserisce e dedicando uno specifico spazio ai temi della tutela della vittima e delle teorie della pena, per poi riflettere, nel secondo capitolo, sulla nozione di restorative justice, sui suoi contenuti e sui suoi termini, entro i quali si possono collocare le pratiche di mediazione e le condotte riparatorie.
I possibili riflessi della riparazione sul diritto penale introducono nell’indagine una prospettiva di grande rilievo: quella del contributo del modello in esame ad una gestione più economica della pena e del processo penale, non appena ne sia definita la corretta delimitazione operativa.
Il capitolo terzo prende in esame gli atti sovranazionali in tema di giustizia riparativa e di mediazione, con un’analisi approfondita delle fonti europee, per poi valutare le soluzioni più significative offerte dagli ordinamenti francese, tedesco e spagnolo, caratterizzati da sistemi processuali diversi fra loro.
Il quarto capitolo è dedicato approfonditamente al sistema del giudice di pace nella realtà giuridica penale italiana. Pur con i limiti che derivano alla riforma dalla sua applicazione ad un numero circoscritto di reati (e addirittura – secondo alcuni convinti sostenitori della restorative justice – da un’accentuazione solo relativa dell’elemento riparatorio e di incontro tra vittima e offensore), con il decreto legislativo del 2000, in vigore quindi da più di dieci anni, il legislatore italiano si è posto dichiaratamente in questa prospettiva elaborando, nell’ambito della giustizia penale degli adulti, un modello diverso rispetto a quello tradizionale e caratterizzato da profili ed istituti di estremo interesse.
Proprio a partire da questo microsistema – dall’accentuata vocazione sperimentale – e di quanto appreso grazie all’esame delle esperienze straniere, l’indagine si conclude con alcune ipotesi di sviluppo, tenendo conto della necessità di ricercare adeguati correttivi ai problemi emersi in un quadro di riferimento assai complesso ed in particolare alle difficoltà tecniche che incontra il sistema della giustizia formale nel percorso di arricchimento dei propri strumenti operativi