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Le donne e la traslazione delle reliquie di Oltremare in Occidente nel secolo XII
ITALIANO: Il trasferimento in Occidente di reliquie provenienti dai principati latini d’Oriente nel XII secolo fu spesso utilizzato come strategia politico-religiosa nel sostegno al movimento e agli stati crociati. Il ruolo svolto dalle donne laiche o religiose in questo campo presenta connotazioni specifiche, dovute alla realtà multiculturale di Outremer, che rimandano sia ai modelli bizantini di trasmissione ereditaria delle reliquie sia a innovative strategie di legittimazione del potere femminile in un contesto politico molto delicato (in particolare per l’invio di reliquie della Vera Croce). Tra i casi analizzati spicca quello delle badesse del monastero di Santa Maria la Grande di Gerusalemme, la cui autorità di custodi del santuario gerosolimitano e di garanti dell’auten- ticità delle reliquie inviate consentiva un ampio margine di autonomia nella gestione del sacro. / ENGLISH: During the twelfth century the translation of relics from the Crusader states to the West was often used as a religious and political strategy to disseminate the crusading ideas and support the Latin East. Noble and religious women played a special role in this phenomenon, which deserves to be studied. Thanks to the cross-cultural background of the Latin East, women were able to re-use previous Byzantine patterns of relic translation and new strategies to legitimize their power in a difficult political situation (especially for translating relics of the True Cross). One of the best examples involved the abbesses of Saint Mary Maior of Jerusalem, whose au- thority as guardians of the holy shrine allowed them to guarantee the authenticity of the relics they sent in the West, thus gaining considerable independence in managing sacred items
Nomi di popoli, natura dei popoli. Note a margine di alcune cronache lombarde (1494-1530 circa)
ITALIANO: Il trentennio delle prime guerre d’Italia (1494-1530 circa) portò nella penisola e con particolare intensità in Lombardia sovrani e popoli (o meglio eserciti) di diverse etnie, stimolando tra intellettuali, diplomatici, uomini di stato, storici e letterati riflessioni comparative sulle loro forme di governo, regimi fiscali, istituzioni, usanze e “natura”. Col presente contributo si è tentato di vedere se e come questi temi circolavano a un livello culturale e sociale meno elevato e meno specializzato, esaminando in questa prospettiva sei tra cronache e storie lombarde in volgare, opera di autori (in ordine di anzianità Giovan Pietro Cagnola, Bernardino Corio, Ambrogio da Paullo, Antonio Grumello, Giovanni Andrea Prato, Gian Marco Burigozzo) non omogenei tra loro per cultura e per status, ma comunque non intellettuali “professionisti”, constatando per- lomeno da parte delle due figure più colte e legate alla corte, Cagnola e Corio, una compiuta tendenza alla naturalizzazione del politico. / ENGLISH: During the three decades of the early Italian Wars (c. 1494-1530) kings and peoples (or rath- er armies) belonging to different ethnic groups came into the Peninsula, and especially into Lombardy, thus fostering comparative reflections on the forms of government, fiscal systems, institutions, customs and «nature» among intellectuals, diplomats, statesmen, historians and scholars. This contribution aims to assess if, and how, these issues circulated at a lower and less-specialized cultural and social level. For this purpose, six Lombard chronicles and historical works written in the vernacular are scrutinized here. The authors (in chronological order Giovan Pietro Cagnola, Bernardino Corio, Ambrogio da Paullo, Antonio Grumello, Giovanni Andrea Prato, Gian Marco Burigozzo) did not share the same cultural level, nor did they be- long to the same social milieu, and none of them was a “professional” intellectual. Out of these authors at least two of the most learned and better connected to the court, that is Cagnola and Corio, show a clearer leaning to the naturalization of politics
La manualistica scolastica per i licei: il Medioevo nella costruzione dell'immagine della nazione
ITALIANO: Dopo l’unificazione italiana, uno dei tratti che meglio descrivono l’emergere di uno spazio didattico destinato alla storia, finalmente intesa come materia scolastica nel senso attuale del termine, fu senz’altro la centralità assegnata al Medioevo come momento fondativo delle vicende nazionali. Nello stesso periodo, il passaggio dalla storiografia risorgimentale alla scuola del metodo storico modificò progressivamente l’approccio degli studiosi verso i grandi problemi interpretativi della storia medievale. L’analisi di alcuni episodi salienti, proposta nei libri di testo più rappresentativi della seconda metà del XIX secolo, è utilizzata per mostrare come l’evolversi della temperie culturale in ambito storiografico abbia inciso profondamente sulla manualistica, nonostante le discrasie temporali che separano comunemente la ricerca professionale dalla sua traduzione didattica. / ENGLISH: After Italian unification, one of the facts that best describe the emergence of an educational space intended for history, finally understood as a school subject in the current sense of the term, was certainly the centrality assigned to the Middle Ages as a founding moment of the national history. In the same period, the transition from Risorgimento historiography to the school of the historical method gradually changed the approach of scholars towards the great interpretative problems of medieval history. The analysis of some salient episodes, proposed in the most representative textbooks of the second half of the 19th century, is used to show how the evolution of historiography profoundly affected history teaching at the secondary school level, despite the temporal dyscrasias that usually separate professional research from textbooks’ writing
Il comune e la democrazia nella storiografia tra Ottocento e Novecento
ITALIANO: La centralità dell’età comunale nelle “storie nazionali” della seconda metà dell’Ottocento è indubbia, ma è la sua interpretazione storica e politica è sempre stata controversa. Seguendo il significato del termine “democrazia” nelle principali opere dedicate al comune, emergono tutte le contraddizioni che hanno sempre accompagnato la lettura dell’età comunale nella cultura italiana di fine secolo. Coesistevano due significati diversi del termine: democrazia come regime e democrazia come “classe sociale” (popolani, lavoratori di bassa condizione sociale). La prevalenza di quest’ultimo senso ha portato verso una graduale ma inarrestabile visione negativa del comune: un esperimento incompleto e destinato al fallimento proprio nel momento in cui voleva diventare “democratico”, perché l’ingresso delle masse nel gioco politico doveva condure necessariamente alla tirannia. / ENGLISH: The importance of the communal period in the ‘national histories’ of the second half of the 19th century cannot be denied: however, its historical and political interpretation appears far more contradictory. By examining the alternate significance of ‘democracy’ in the main studies devoted to the commune, it is possible to identify all contradictions which have always characterised the analysis of the communal period in the late 19th-century Italian culture. In particular, two different meanings of the term coexisted: democracy as regime and democracy as ‘social class’ (popular, low social status workers). This last meaning, led to a gradual, but relentless negative interpretation of the commune as an incomplete experiment, bound to fail precisely when it aimed to become ‘democratic’: the power to the masses led inevitably to the tyranny
Metamorfosi medievali. Ovidio e l’illustrazione dei classici nella cultura libraria italomeridionale
Veroli altomedievale, una città di confine. Scelte insediative tra memoria del passato e nuove esigenze difensive
Un bolognese a Cori nel XIV secolo. Spigolature dal "mancato" archivio di San Matteo in Merulana
La "féodalité" et la seigneurie dans la Calabre méridionale normande: une institution politique pour bâtir la paix ? = Feudality" and Lordship in Southern Norman Calabria: A Political Institution to Build Peace? = La "feudalità" e la signoria nella Calabria meridionale normanna: una istituzione politica per costruire la pace = Lehnswesen und Lehnsherrschaft in der normannischen Grafschaft Kalabrien: eine politische Institution zur Friedensstiftung?
FRANÇAIS: L’objet de cette étude est d’examiner comment la "féodalité" et la seigneurie dans la Calabre
méridionale normande ont aidé à reconstruire l’état de paix et quelle est l’originalité de la transition entre l’état de guerre et la nouvelle construction politique des Normands. Robert Guiscard, avec son frère le Grand Comte Roger, a conquis la Calabre: le centre et le nord ont été incorporés au duché de Pouille gouverné par Guiscard, tandis que le sud a été joint à la Sicile (qui n’a été définitivement conquise que dans les dernières années du XIe siècle) et donné à Roger Ier. Dans le sud de la Calabre, la situation était étroitement contrôlée par le Grand Comte, puissant aristocrate qui a bâti les fondations du futur "État normand", fondé par son fils Roger II. / ENGLISH: The objective of this study is to examine whether "feudalism" and lordship in southern Norman Calabria was important to reinstate peace and what were its original characters
in the transition from the state of war and the new political construction of the Normans. Robert Guiscard with his brother the Great Count Roger, conquered Calabria: the centre and the north were incorporated in the duchy of Puglia and governed by Guiscard, whereas the south was united to Sicily (as definitively conquered in the last years of the 11th century) and donated to Roger I. Southern Calabria, was under the grip of the Grand Count who built
the "Norman State" which would be the model of Norman Monarchy as later accomplished by his son Roger II. / ITALIANO: Gli obiettivi di questo studio sono di esaminare se la "feudalità" e la signoria nella Calabria meridionale normanna abbiano contribuito a ricostruire lo Stato di pace e scoprire quale sia stata l’originalità del passaggio dallo Stato di guerra alla nuova costruzione politica dei
Normanni in questa "subregione". Roberto il Guiscardo, con suo fratello Ruggero il Gran Conte, conquistò la Calabria: il centro-nord fu incorporato nel ducato di Puglia, governato dal primo; il sud, unito alla contea di Sicilia (isola che fu definitivamente conquistata negli
ultimi anni dell’XI secolo), venne concesso invece a Ruggero il Gran Conte. Verrà approfondita la storia della Calabria meridionale, la cui distribuzione del potere rimase strettamente controllata da Ruggero I, potente aristocratico che costruì le basi del futuro "Stato Normanno", fondato da suo figlio Ruggero II. / GERMAN: Gegenstand dieser Untersuchung ist die friedensstiftende Wirkung des Lehnswesens und der Lehnsherrschaft im südlichen normannischen Kalabrien und die Frage nach der Ursprünglichkeit dieses Umbaus zwischen Kriegszustand und Aufbau einer neuen politischen Entität durch die Normannen. Robert Guiscard hatte zusammen mit seinem Bruder, dem Grafen
Roger, Kalabrien erobert: Das Zentrum und der Norden wurden in das von Guiscard regierte Herzogtum Apulien eingebunden, während der Süden mit Sizilien (das endgültig in den letzten
Jahren des 11. Jahrhunderts erobert wurde) vereint und Roger übergeben wurde. Im Süden Kalabriens, war die Situation unter der straffen Kontrolle des magnus comes, ein starker
Herrscher, der für den zukünftigen „normannischen Staat“, den sein Sohn Roger II. formen sollte, die Grundlagen schuf