University of Naples Federico II

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    I Genovesi a Palermo: la Capela Mercatorum Ianuensium (sec. XV)

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    ITALIANO: Il cuore della operosa presenza genovese a Palermo fu la Capela mercatorum genuensium ubicata nel chiostro della Basilica di San Francesco d’Assisi grazie al preesistente rapporto di collaborazione con i francescani. Premesso un breve cenno sulla documentazione relativa alla nazione genovese in Sicilia e specialmente a Palermo, che vi svolge un importante ruolo commerciale, sociale, politico e religioso con punto di riferimento la Logia Ianuensis. Si ricordano le vicende della Capela, sulla concessione vicereale del 1480 di costituirsi in confratria disciplinantium, le opere d’arte in essa realizzate. Sono individuate presenze genovesi in altre fiorenti compagnie all’interno dello stesso complesso (San Francesco, San Lorenzo Immacolatella). Si rileva l’importanza del ritrovamento e pubblicazione del Libro dei Privilegi del Consolato di Genova e si segnala l’esistenza nella Biblioteca Comunale di Palermo di un codice contenente gli Annali di Caffaro e dei suoi continuatori fino a Jacopo Doria. Si aggiunge un cenno alla nuova monumentale chiesa di San Giorgio, fondata nel 1575, più vicina al nuovo porto per essere status simbol della nazione e per avere più spazi per le attività e per le sepolture che ricordano illustri personaggi, come la famosa pittrice Sofonisba Anguissola e i parenti di Cristoforo Colombo che utilizzano lo stesso stemma araldico del navigatore. / ENGLISH: The heart of the industrious Genoese presence in Palermo was the Capela mercatorum genuensium located in the cloister of the Basilica of San Francesco d’Assisi thanks to the preexisting relationship of collaboration with the Franciscans. Given a brief mention on the documentation concerning the Genoese nation in Sicily and expecially in Palermo, which plays an important commercial, social, political and religious role with reference to the Logia Ianuensis, the paper will recall the events of the Capela, the viceroy permission to group in confratria disciplinantium (1480), andits works of art. Genoese presences are identified in other thriving companies within the same complex (San Francesco, Sa(San Francesco, San Lorenzo Immacolatella). Noteworthy are the discovery and publication of the Book of Privileges by the Consulate of Genoa and the existence in the Municipal Library of Palermo of a code containing the Annals pf Caffaro and his continuators up to Jacopo Doria. The paper will conclude hinting at the new church of San Giorgio, founded in 1575 close to the new port to be the status symbol of the nation and to have more space for activities and for burials of famous people, such as the female painter Sofonisba Anguissola and the relatives of Christopher Columbus under the same coat of arms as the navigator

    Rodi dei Cavalieri e i Genovesi

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    ITALIANO: Rodi medievale è stata il punto centrale sia delle ricerche sulle relazioni politiche tra il Papato e gli altri poteri mediterranei sia di quelle sull’Ordine dei Cavalieri e il suo impegno nelle crociate, mentre si sa poco sulla società mista dell’isola e in particolare sul contesto mercantile genovese che faceva capo ad essa. Per molto tempo i genovesi cercarono di impadronirsi di Rodi, ed ebbero un ruolo di primo piano nella sua conquista quando i cavalieri la tolsero ai bizantini sottraendola all’incombente occupazione turca. Questo contributo esamina la presenza genovese nei secoli XIV e XV per confrontare il caso di Rodi con quello degli altri domini genovesi. / ENGLISH: Medieval Rhodes was the focus of investigations about the Knight Hospitallers politics toward Papacy and other Mediterranean powers. This subject is related to the Order of Jerusalem’s government and its commitent to the crusade as well, whereas we do not know so much about Rhode’s mixed society and overall about the Genoese milieu. For a long time the Genoese aimed to seize the isle and had a remarkable role in its conquest when the Knigt Hospitallers took it from the Byzantine and subtracted it from probable Turkish occupation. This paper investigates the point of Genoese presence in the 14th-15 th Centuries. The purpose is to compare the Rhodian case to other Genoese dominions in eastern Mediteranean

    Viviano, scriptor, notarius et iudex: un notaio al servizio della cancelleria ducale veneziana (1204-1223)

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    ITALIANO: La figura del notaio Viviano è indagata attraverso l’analisi della sua attività attestata a Venezia da numerosi documenti compresi tra il 1204 e il 1223. Il notaio appare essere stato il primo funzionario laico impiegato nella cancelleria ducale. In particolare egli risulta il principale redattore fra il 1209 e il 1217 del più antico dei Libri Pactorum, il più importante cartulario veneziano, nonché scrittore di altri documenti per il Comune, compreso un trattato stipulato ad Aquileia nel 1218. È inoltre da sottolineare il suo impegno per la produzione di due passionari per la chiesa di San Marco, allora cappella palatina. Oltre agli impegni pubblici, il notaio lavorò attivamente al servizio di vari istituti religiosi e di privati cittadini. Rimangono incerte e tuttora irrisolte la sua provenienza e formazione. / ENGLISH: The figure of notary Viviano is investigated through the analysis of his activity attested in Venice by numerous documents between 1204 and 1223. The notary appears to have been the first lay official employed in ducal chancellery. In particular he is the principal writer between 1209 and 1217 of the oldest of Libri Pactorum, the most important Venetian cartulary, as well as writer of other documents for the Municipality, including a treaty concluded in Aquileia in 1218. It’s to be emphasized his commitment to the production of two passionaries for the church of San Marco, then Palatine chapel. In addition to public commitments, the notary worked actively in the service of various religious institutes and private citizens. Its origin and professional training remain uncertain and still unresolved

    Digitale Erschließung der (kurialen) Quellen in der Slowakei

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    ENGLISH: Since Slovakia was part of the Kingdom of Hungary until 1918, research on the history and sources of this territory is not carried out exclusively by Slovakian historians. The publication of the sources of the Roman Curia relative to this territory were the outcome of different projects, some of which older (Monumenta Vaticana historiam Regni Hungariae illustrantia), others more recent (Monumenta Vaticana Slovaciae). Sources from different local archives have also been published in various other editions. At the moment a complex history portal () is being designed, in which the sources of the Roman Curia, among others, will made available in multiple languages with images and metadata to cater for a broader audience. / ITALIANO: La Slovacchia fino al 1918 faceva parte del regno d’Ungheria: ecco perché non solo i ricercatori slovacchi ma anche gli storici ungheresi (e di altri paesi) si occupano della storia di questo territorio e si dedicano alle edizioni di fonti. Le fonti legate alla Curia Romana sono state pubblicate sia in un progetto più risalente (Monumenta Vaticana historiam Regni Hungariae illustrantia) sia in un progetto più recente (Monumenta Vaticana Slovaciae). Le fonti curiali provenienti da archivi nazionali sono state pubblicate in ulteriori edizioni. Attualmente si sta preparando un portale assai complesso di taglio storico: . In esso i documenti curiali (e anche tanti altri) vengono resi disponibili in forma plurilingue grazie a immagini digitalizzate e forniti di metadati di modo che risultino fruibili da una larga comunità, non solo scientifica

    Royal Rulership in the Tenth and Early Eleventh Centuries: German and Italian Approaches in Dialogue

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    ENGLISH: Over the last few decades, German and Italian scholarships in the field of medieval constitutional history widened their traditional differences in research approach, as the studies on royal rulership (Königsherrschaft) in the tenth and early eleventh centuries seem to reveal. These studies define the subject of this article, which aims at raising awareness of the need to once again increase German-Italian cooperation. In this respect, the present essay briefly deals with selected issues and problems that are differently tackled by German and Italian scholarly traditions, and subsequently outlines four promising research paths for investigating royal rulership and kingship in the tenth and early eleventh centuries by means of an in-depth exchange between the two historiographies. These four new proposals concern macro-themes such as space, time, power-sharing practices, and the circulation of political models by making use of hostages. . / ITALIANO: Negli ultimi decenni la medievistica tedesca e quella italiana di ambito politico-istituzionale sembrano aver approfondito le loro tradizionali differenze metodologiche, come si osserva soprattutto negli studi sul potere regio (Königsherrschaft) nei secoli X-XI. Questi studi definiscono l’oggetto del presente articolo. Con l’auspicio di contribuire al rilancio di un proficuo dialogo italo-tedesco, il saggio offre dapprima una breve – e certo non esaustiva – riflessione storiografica, a partire da una selezione di temi e di problemi che sono generalmente affrontati in modo diverso dai medievisti tedeschi e italiani; successivamente sono presentate quattro nuove piste di ricerca, potenzialmente sviluppabili sulla scorta di un più intenso scambio tra le due storiografie, che ovviamente coinvolge la comunità medievistica internazionale nel suo complesso. Queste nuove proposte toccano i macro-temi dello spazio, del tempo, delle pratiche di condivisione del potere (sharing-power practices) e della circolazione di modelli politici tramite gli ostaggi

    Una santa, una badessa e una principessa: note di lettura sul capitello di santa Giulia nel Museo di Brescia

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    ITALIANO: A Brescia, nel Museo di Santa Giulia, si conserva un capitello che costituisce un “masso erratico” nella produzione artistica legata al cenobio femminile, fondato dagli ultimi re dei Longobardi e dedicato a San Salvatore. Sulla base di una lettura iconologica delle immagini scolpite sulle quattro facce del capitello, il saggio mette in relazione quelle rappresentazioni con una precisa fase della storia del monastero, la piena età carolingia, quando le figlie di Lotario I e di Ludovico II, entrambe di nome Gisla, entrarono a far parte della comunità monastica. / ENGLISH: St. Giulia’s Museum in Brescia preserves a capital that is a veritable rarity in the artistic production linked to the nunnery, founded by the last Lombard kings and dedicated to Christ the Saviour. On the basis of an iconological reading of the images carved on the four faces of the capital, this paper correlates those representations with a precise phase in the history of the monastery, the late Carolingian age, when the daughters of Lothair I and Louis II, both named Gisla, became members of the monastic community

    La nobiltà di Seggio napoletana e il riuso politico dell’Antico tra Quattro e Cinquecento. Il "Libro terczo de regimento de l’Opera de li homini jllustri sopra de le medaglie" di Pietro Jacopo de Jennaro

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    ITALIANO: La particolare attenzione riservata all’«umanesimo civile» fiorentino e l’affermarsi nella storiografia anglo-americana del paradigma “repubblicano” hanno contribuito, in forme diverse, a limitare l’interesse degli storici per i contesti principeschi e monarchici della penisola italiana nel tardo Medioevo. Questa tendenza, unita alle gravi perdite documentarie dell’Archivio di Stato di Napoli, ha relegato finora le élites ascritte ai Seggi di numerose città del Regnum ai margini del dibattito storiografico internazionale. Nel corso del Quattrocento il riuso dell’Antico non trasformò solo i linguaggi di legittimità e l’azione dei principi, ma anche quelli delle élites urbane dell’intera penisola. A quali auctores essi s’ispirarono? Qual è il rapporto tra il classicismo e i progetti di riforme istituzionali? Il volume prova a rispondere a tali quesiti, soffermandosi sul contesto napoletano, finora poco indagato, attraverso l’analisi e l’edizione critica del Libro terczo de regimento de l’Opera de le medaglie di Pietro Jacopo de Jennaro. Si tratta di un’opera composta tra il 1500 e il 1504, come libero commento in medaglie agli Ab urbe condita libri di Livio, per ridefinire la preminenza politica della più antica nobiltà dei Seggi e per proporre un nuovo modello di governo misto. Attraverso l’esame di tale opera si ripercorrono i dibattiti relativi al rapporto tra rappresentanza e obbedienza, tra consenso e legittimità negli ultimi anni del regno dei Trastámara, offrendo nuovi spunti per ripensare il classicismo politico umanistico e i processi di chiusura oligarchica tra Quattro e Cinquecento. / ENGLISH: The specific attention paid to the Florentine «civic humanism» and the success of “republican” paradigm achieved by the Anglo-American historiography are responsible, in various forms, for limiting differently historical interests in the princely and monarchical contexts of the late Middle Ages Italian peninsula. This tendency, joined with the serious documentary loss of the Naples State Archive, put so far the Seggi élites of many Southern mainland cities away on the margins of historical international debate. During the 15th century the reception of the Antiquity transformed the legitimacy languages and the power practices both of the princes and of the whole peninsula urban élites. Which auctores did they inspire to? Which is the relationship between the classicism and the institutional reform proposals? This book tries to answer to these questions, focusing on the Naples context, not deeply investigated, through the study and the critical edition of Pietro Jacopo de Jennaro’s Libro terczo de regimento de l’Opera de le medaglie. It is a book wrote between 1500 and 1504, as free comment in form of medaglie to Livy’s Ab urbe condita libri, in order to legitimize the political prominence of Seggi antiqui lineages and to propose a new mixed government. By studying this work it is possible to identify the debates developed during the Aragonese kingdom fall, concerning the relationships between representation and obedience, consensus and legitimacy, and to offer new ways to rethink the humanistic political classicism and the establishments of oligarchical urban governments between the 15th and 16th centuries

    Leandro Mazzocchi, Filippo Antonio Gualterio, il giovane Luigi Fumi e la scoperta del Medioevo a Orvieto

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    ITALIANO: Leandro Mazzocchi, Filippo Antonio Gualterio e Luigi Fumi, nel corso di un secolo, hanno indirizzato la scoperta del Medioevo a Orvieto su tre diversi percorsi storici e artistici: eclettico, legato alla Scuola di belle arti di Siena, per Mazzocchi; politico “neoguelfo” per Gualterio; un’epoca storica chiusa, che può essere contrapposta alle tensioni del quotidiano, per Fumi. Il duomo di Orvieto, con la sua storia, i suoi cantieri neomedievali e le sue raccolte documentarie, riunisce le tre visioni del Medioevo orvietano, non scevre dalla dispersione del patrimonio storico artistico. / ENGLISH: Over the course of a century, Leandro Mazzocchi, Filippo Antonio Gualterio and Luigi Fumi, guided the discovery of the Middle Ages in Orvieto along three distinct historical and artistic directions: eclectic (linked to the School of fine arts of Siena) for what concerns Mazzocchi; political (“Neo-Guelf”) as regards Gualterio; and in Fumi’s case, a self-contained historical period, which could be counterpoised to the quotidian tensions. The cathedral of Orvieto, with its history, its neo-medieval construction yards, and its documentary collections, embodies these three visions of the Middle Ages in Orvieto, one not free from dispersal of its historical and artistic heritage

    "Non c’è Dio": semantica di un misero

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    Moving towards the medieval intelligence of imagines one meets the polysemic character of in-sipiens, framed in the initial letter of Psalm 52 between XIII and XV centuries and in the tarots card the Fool. This fool is ‘senseless’ at various levels and experiences a semantic and narrative density, both textual and iconographic. All those nuances of meaning are not alien at all to the observer interacting with this figura, really and deeply a miser: a real presence resuming ad unumthe dramatic reality of denying the human accomplishment according to the harmony given by God to the created world

    La Val Grue. Brevi notizie storiche sui paesi della valle

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    ITALIANO: La Val Grue, come altre valli del Basso Piemonte confinanti con la Liguria, prende nome dal torrente che la attraversa. Il territorio, abitato in tempi remoti dai Liguri, rifugio per i cristiani perseguitati dall’impero romano, signoria dei vescovi di Tortona in epoca feudale, nell’Ottocento, dopo la caduta di Napoleone Bonaparte, è accorpato, come il resto del Piemonte, al Regno di Sardegna. Nei vari secoli, la vita in valle non è stata facile, funestata da epidemie di peste e colera, carestia e terremoto: tuttavia memorie del passato – come antiche pievi, chiese, ruderi di strutture difensive, edifici di pregio, opere d’arte – sono tuttora presenti e meritano di essere conosciute. I centri abitati, che si incontrano seguendo il corso del Grue, sono: Dernice, Garbagna, Avolasca, Casasco, Montemarzino, Montegioco, Cerreto Grue, Sarezzano, Viguzzolo. Le attività che vi sono praticate sono, prevalentemente, agricoltura, allevamento, produzione vinicola e casearia, affiancate da accoglienza e ristorazione. / ENGLISH: The Val Grue, like other valleys in Lower Piedmont bordering Liguria, takes its name from the stream that flows through it. The territory, inhabited in ancient times by the Ligurians, a refuge for the Christians persecuted by the Roman empire, lordship of the bishops of Tortona in the feudal era, in the nineteenth century, after the fall of Napoleon Bonaparte, is merged, like the rest of Piedmont, to Kingdom of Sardinia. Over the centuries, life in the valley has not been easy, marred by epidemics of plague and cholera, famine, earthquake: however memories of the past – such as ancient parishes, churches, ruins of defensive structures, prestigious buildings, works of art – are still present and deserve to be known. The inhabited centers along the Grue are: Dernice, Garbagna, Avolasca, Casasco, Montemarzino, Montegioco, Cerreto Grue, Sarezzano, Viguzzolo. The activities practiced there are, mainly, agriculture, breeding, wine and dairy production, accompanied by hospitality and caterin

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