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Senza lavoro?
La nuova rivoluzione tecnologica distrugger\ue0 inesorabilmente lavoro e dovremo abituarci a una societ\ue0 sempre pi\uf9 povera di occasioni occupazionali? Rifuggendo da previsioni apocalittiche cos\uec come da quelle ingenuamente ottimistiche, la Lezione offre alcune riflessioni su questa domanda che torna costantemente sui media e nel dibattito pubblico, politico e scientifico. Sulla scorta degli insegnamenti del passato, il futuro dipende dalle strategie delle imprese, della politica, e persino dei singoli attori sociali
<i>Nessuno poteva aprire il libro...</i>
L’iniziativa di offrire una Festschrift a fr. Silvano M. Danieli per il suo settantesimo compleanno rende omaggio a un uomo, a un professionista che con la sua attivit\ue0 ha lasciato un segno profondo nelle relazioni umane e nel mondo delle biblioteche. Fr. Silvano, bibliotecario della Pontificia Facolt\ue0 teologica “Marianum” e dal 2014 priore della comunit\ue0 di Studio Marianum di Roma, ha, infatti, svolto un ruolo strategico nello sviluppo di URBE, l’associazione che riunisce le biblioteche dei pontifici atenei romani in un’unica rete di servizi. Il qualificato elenco dei partecipanti, italiani ed europei, testimonia l’ampiezza dei gradimenti ottenuti nei suoi trent’anni d’attivit\ue0 bibliotecaria e di curatore della Bibliografia dell’Ordine dei Servi e della Bibliografia mariana. Le parole di Aelredo di Rievaulx (1109-1167), la figura di maggior spicco del monachesimo cistercense anglosassone, esprimono il senso del dono: \uabUn uomo, in virt\uf9 dell’amicizia che ha verso un altro uomo, diventa amico di Dio, secondo quanto dice il Signore nel Vangelo: Non vi chiamo pi\uf9 servi, ma amici miei\ubb (De spirituali amicitia, II, 14)
Le lingue della Chiesa
Nei secoli centrali dell’Et\ue0 Moderna il latino fu la lingua ufficiale della Chiesa di Roma, ma dall’analisi di bolle, editti e decreti emerge come il volgare fosse preferito quale lingua veicolare. Pur osteggiando la dottrina luterana, favorevole all’uso del volgare sia nelle Scritture sia nella liturgia, e riservando la conoscenza dei misteri della fede ai soli in grado di comprendere il latino, vescovi e inquisitori della Penisola utilizzarono proprio la lingua volgare per trasmettere bolle pontificie e decreti conciliari. Su quali temi era necessario farsi comprendere? Vi era fedelt\ue0 agli originali o si sfruttavano i margini di interpetazione per arginare la stretta repressiva imposta dal papato post-tridentino
<i>Elegiarum Libri Quattuor</i>
Il presente volume contiene l’edizione critica con commento filologico delle elegie latine del pi\uf9 importante poeta del Rinascimento polacco. Il commento in particolare non si limita alla raccolta di similia, ma s’interroga anche sui modi dell’imitatio di Jan Kochanowski, sottolineandone le straordinarie capacit\ue0 poetiche nonch\ue9 il suo rapporto vivo e vivace con i testi classici, che egli riutilizza abilmente per soddisfare le proprie esigenze di significazione
Pedagogisti e educatori tra scuola e universit\ue0
Con la convinzione del valore della stretta collaborazione tra scuola e universit\ue0, e dell’impegno per la costruzione di una educazione emancipatrice e democratica, sono qui raccolti profili e testimonianze relativi all’incontro personale dell’autore con pedagogisti (ed anche filosofi sensibili alla dimensione educativa) e uomini di scuola, uniti nella lotta per la costruzione di una scuola di tutti e liberatrice. Cos\uec alle pagine su Raffaele Resta, Giovanni Cal\uf2, Franco Lombardi e Luigi Volpicelli (entrambi maestri dell’autore), Dina Bertoni Jovine, Remo Cantoni, Marco Olivetti, Angelo Broccoli, Dina Tomasi, Santoni Rugiu, Remo Fornaca sono unite quelle sui direttori didattici Virgilio Zangrilli, Giacomo Santucci, Giustino Broccolini (poi professore associato), figure generose impegnate in ampie prospettive e azioni costruttive, formative e civili e non chiuse in specialismi tecnici ristretti e senza orizzonti
Papiri della Societ\ue0 Italiana. Vol. XVII
Questo volume XVII della serie PSI comprende l’edizione di 62 testi, tutti conservati su papiri appartenenti all’Istituto Papirologico \uabG. Vitelli\ubb. I frammenti di autori noti restituiscono brani di Omero, Erodoto, Senofonte, Demostene, Diodoro Siculo, nonch\ue9 degli Atti degli Apostoli, di Gregorio di Nissa e di Basilio di Cesarea; fra i testi adespoti spiccano alcuni frammenti di prosa erudita. I testi paraletterari comprendono, oltre a due frammenti astronomici, un lessico e due glossari omerici. Ampio \ue8 il ventaglio di testi documentari, di ambito sia ufficiale che privato: resoconti, richieste, contratti, certificati, dichiarazioni, conti, lettere
Diritto e violenza
Con l’avvento della modernit\ue0, il diritto entra in una contraddizione irriducibile. Deve, simultaneamente, porre argini alla forza di cui dispone lo Stato e usufruire della stessa per rendere le proprie decisioni vincolanti. Partendo da questa paradossalit\ue0, l’autrice ricerca, nei discorsi giuridici, filosofici e letterari della modernit\ue0, gli strumenti adeguati per assicurare al diritto una progressiva differenziazione dalla vis, superando tanto quella tradizione filosofico-giuridica che lo rappresenta come un Leviatano, quanto quella che lo vuole immune da ogni forma di violenza. In particolare, attraverso una lettura inedita delle narrazioni di Kafka e Melville, dimostra come i sistemi giuridici moderni, ancor prima di essere strumenti di controllo, siano sogni, fantasie di non violenza
Tre sculture del Rinascimento
La mostra a Villa La Quiete \ue8 incentrata su tre importanti sculture rinascimentali, mai esposte al pubblico. L’accurato restauro delle opere, eseguito in questa occasione, si pone nel solco del recupero del patrimonio artistico della villa intrapreso dall’Ateneo fiorentino, affiancato, in questo caso, dal gruppo Terna che ha contribuito, con un’elargizione liberale, al restauro di una delle opere in mostra: si tratta della bellissima Madonna con Bambino in stucco riferita alla bottega di Lorenzo Ghiberti. A questa si affiancano una rara terracotta raffigurante una Madonna con Bambino, di un seguace di Donatello, e un Cristo Salvatore, sempre in terracotta dipinta, realizzato dall’artista Agnolo di Polo, formatosi nella bottega di Andrea Verrocchio. Le tre sculture, parte del nucleo pi\uf9 antico delle collezioni della villa, sono un esempio rilevante della raffinata produzione delle poliedriche botteghe fiorentine del Rinascimento