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La nuova taxis del De materia medica di Dioscoride: tra accuratezza scientifica e sapere popolare
Dioscorides’ De materia medica aims at giving a new order to pharmacology, unlike the collector Crateuas, the physician Andreas, and other Dioscorides’ contemporaries. As it emerges in the preface, all these authors have dealt with things that everyone knew: they did not rely on their own experience and, in some cases, preferred an alphabetical order for the substances. According to Dioscorides, their organization would not have allowed to understand the δυνάμεις (‘properties’), on which are instead based the five books of De materia medica. As already noted by Riddle, Dioscorides tends to follow the same order when describing a plant: in particular, he deals with issues ranging from physical description to habitat, from medical to magical uses, from preparation to conservation. On the contrary, for the animals in the second book or the minerals in the fifth one we find several internal classifications. Nevertheless, the accuracy of this structure contrasts with two methodological problems: the fact that Dioscorides does not distinguish internal sections and tends not to cite his sources, with some exceptions. This paper intends to examine the concept of τάξις in Dioscorides’ De materia medica, showing the contrast between an ordered structure on the one hand and a scientific and popular knowledge on the other.Sin dalla prefazione, il De materia medica dioscorideo si propone di dare un nuovo ordine alla farmacologia, al contrario del raccoglitore Crateua, del medico Andrea e di altri personaggi più o meno contemporanei a Dioscoride: costoro avrebbero trattato questioni note a tutti, senza basarsi sulla propria esperienza e, in alcuni casi, prediligendo un ordine alfabetico delle sostanze. Secondo Dioscoride quest’organizzazione non avrebbe permesso di comprendere le δυνάμεις (‘proprietà’), attorno alle quali sono invece costruiti i cinque libri del De materia medica. Per le piante, come già notato da Riddle, si tende a seguire sempre il medesimo ordine, trattando questioni che spaziano dalla descrizione fisica all’habitat, dagli usi medici a quelli magici, dalla preparazione alla conservazione. Per gli animali nel II libro o i minerali nel V vi sono invece varie classificazioni interne ai diversi libri. L’accuratezza di questa struttura contrasta con due problemi metodologici, il fatto che Dioscoride non distingue le suddivisioni interne e tende a non citare le sue fonti, anche se con qualche eccezione. Fatte queste premesse, il presente contributo si propone di prendere in esame il concetto di τάξις nel De materia medica, mostrando un contrasto tra una struttura ordinata e il rifarsi sia a un sapere medico scientifico che uno popolare
Ancora sulla «funzione Gadda»: Lune storte di Giancarlo Leucadi
The paper briefly problematizes the Contini’s critical definition of the «funzione Gadda» and its great critical success. Then it intends to analyze an explicit case of ‘neogaddism’: Lune storte by Giancarlo Leucadi (1995). This detective novel has many quotes from Gadda’s works, a narrative structure which echoes the one of Pasticciaccio and it closely follows Gadda’s plurilinguism in a comical way.Dopo aver ripercorso brevemente e problematizzato l’etichetta continiana della «funzione Gadda» e la sua straordinaria fortuna critica, il saggio intende prendere in analisi in un caso esplicito di ‘neogaddismo’: il romanzo Lune storte di Giancarlo Leucadi (1995). Tale romanzo giallo, disseminato di citazioni gaddiane, riecheggia infatti l’impianto narrativo del Pasticciaccio e ricalca da vicino il plurilinguismo gaddiano, in chiave prevalentemente comica
«Non si può fare regola alcuna»: il ‘Ragionamento sopra le difficultà del mettere in regole la nostra lingua’ di Giovan Battista Gelli
In 1552, Giovan Battista Gelli published the Ragionamento sulle difficultà del mettere in regole la nostra lingua, stating the impossibility of reducing the Florentine language to a system of rules. This contribution aims to analyze Gelli’s linguistic positions, linking them to the context of the contemporary Questione della lingua and investigating the author’s perspective in relation to the thought of 16th-century Florentine authors, particularly Niccolò Machiavelli, Lodovico Martelli and Benedetto Varchi. Further space will be devoted to an examination of the author’s position regarding the authenticity of the De vulgari eloquentia, which Gelli did not consider to be Dante’s work.Nel 1552 Giovan Battista Gelli pubblicò il Ragionamento sulle difficultà del mettere in regole la nostra lingua, affermando l’impossibilità di ridurre ad un sistema di regole la lingua fiorentina. Il contributo intende analizzare le posizioni linguistiche di Gelli, collegandole al contesto della contemporanea Questione della lingua ed indagando la prospettiva dell’autore in rapporto al pensiero degli autori fiorentini del Cinquecento, in particolare Niccolò Machiavelli, Lodovico Martelli e Benedetto Varchi. Ulteriore spazio sarà dedicato all’approfondimento della posizione dell’autore riguardo l’autenticità del De vulgari eloquentia, opera ritenuta da Gelli falsamente attribuita a Dante
Studj Romanzi VIII - 1912
INDICE
M. S. Garver, K. McKenzie: Il Bestiario Toscano secondo la lezione dei codici di Parigi e di LondraF. d'Ovidio: Il Ritmo CassineseV. De Bartholomaeis: Liriche antiche dell’Alta ItaliaMiscellanea: G. Bertoni: I. Intorno all'autore della versione provenzale dei Disticha Catonis. - II. Ancora Le tre scritture. - III. Correzioni al testo della Dame à la Lycome. - IV. Il porto Delautis o De Lati
Studj Romanzi X - 1913
INDICE
G. Tappino: Il dialetto di CastellinaldoS. Pieri: Appunti toponomasticiF. d'Ovidio: «Bevanda» e «vivanda» e lor comitive 
Claudio Lagomarsini, L'invenzione dell'intreccio. La svolta medievale nell'arte narrativa
Review of Claudio Lagomarsini's L'invenzione dell'intreccio. La svolta medievale nell'arte narrativa.Recensione del volume di Claudio Lagomarsini, L'invenzione dell'intreccio. La svolta medievale nell'arte narrativa
Alessandro Gazzoli, Estranei. Un anno in una scuola per stranieri
Review of Alessandro Gazzoli's Estranei. Un anno in una scuola per stranieri.Recensione del libro di Alessandro Gazzoli Estranei. Un anno in una scuola per stranieri
Lacan, Nietzsche, and the Problem of a Supposed Decentered Subject from Psychoanalysis
The objective of this article is to compare some aspects of Friederich Nietzsche’s and Jacques Lacan’s conceptions of the subject. The text proceeds from the observation that in both Nietzsche and Lacan, human language, its function, and its field are considered from a primary and founding perspective of the world, that is, poetic, even though such proximity to this point of view hides some differences and tensions, which we will also try to identify. Such contrasts occur especially with regard to the greater breadth and radicality in the scope of Nietzsche’s critical reflection on the problematic nature of the characterization of the unity of the Self, even though Lacan’s decentered subject seems to follow in the same direction
Il serbatoio del chiostro lateranense: un’ipotesi di ricostruzione della fontana duecentesca
Since at least the 19th century, a thirteenth-century marble "tank", which originally belonged to the structure of a lost medieval fountain, has been preserved in the cloister of the Basilica of Saint John Lateran. Today it surmounts a Roman funerary stone with inscriptions and coats of arms added by Giuliano Dati in the first half of the 16th century. The article traces the history of the Lateran tank and proposes a reconstruction of the lost fountain to which it belonged, through a comparison with other similar works that appeared in European cloisters between the 12th and 13th centuries. Considering this and in light of what happened in the Middle Ages in the complex of Saint John, we try to clarify the original position of the fountain, the function and the meaning that it could have had for the canonical community of the Lateran. This is also accompanied by a stylistic analysis of the marble tank, to better define its chronology and its attribution, especially in relation to the Vassalletto cloister.Nel chiostro della basilica di San Giovanni in Laterano si conserva, almeno fin dall’Ottocento, un serbatoio marmoreo duecentesco, appartenuto in origine alla struttura di una fontana medievale ormai scomparsa. Oggi esso sormonta un cippo funerario romano con iscrizioni e stemmi aggiunti da Giuliano Dati nella prima metà del XVI secolo. L’articolo ripercorre la storia del serbatoio lateranense e presenta un’ipotesi di ricostruzione dell’aspetto originario della fontana perduta cui esso apparteneva, mediante un confronto con altre opere, morfologicamente affini, apparse in contesti claustrali europei tra XII e XIII secolo. In questa prospettiva – e alla luce delle vicende che hanno interessato nel Medioevo il complesso di San Giovanni – si prova a fare chiarezza sulla collocazione originaria della fontana, sulla funzione e sul significato che essa poteva avere per la comunità canonicale del Laterano. A ciò si affianca un’analisi stilistica del manufatto lapideo, per definire meglio la sua cronologia e la sua paternità, specie in relazione al chiostro dei Vassalletto
Prope flumen cui nomen Cantara. La chiesa medievale di San Nicola a Castiglione di Sicilia
This paper examines the architecture and pictorial decoration of the Church of San Nicola in Castiglione di Sicilia, a building of clear medieval origin and presumed Benedictine foundation, located near the Alcantara River in eastern Sicily. Based on scholarly sources and archival documentation, the research reconstructs the historical and conservation trajectory of the monument, highlighting the various restoration efforts undertaken in the second half of the 20th century. The study of the building's morphology - possibly part of a monastic complex - and its spatial configuration situates it in the historical and architectural context of 12th- and 13th-century Sicily, a period in which single-nave structures with apsidal ends and gabled facades were widespread, especially in rural areas. The interplay between eastern and western cultural influences, revealed through iconographic and stylistic analysis, places the church's decorative apparatus within the broader framework of Mediterranean artistic exchange, revealing both direct and mediated contacts with pictorial evidence from southern Italy of the 13th and 14th centuries. The proposed chronological and cultural interpretation is closely linked to the specific historical and topographical context of the church, with particular attention to the medieval road network and the potential role of the military orders of the Holy Land in shaping these patterns of artistic transmission.Il contributo ha per oggetto l’architettura e la decorazione pittorica della chiesa di San Nicola a Castiglione di Sicilia, edificio di indubbia origine medievale e di presunta fondazione benedettina sito nei pressi del fiume Alcantara (Sicilia orientale). Attraverso un riesame delle fonti erudite e d’archivio si offre una ricostruzione delle vicende storiche e conservative del monumento, gettando luce sui plurimi restauri del secolo scorso. La lettura morfologica della fabbrica e del suo assetto planivolumetrico permette di inquadrarla nel panorama storico-architettonico della Sicilia del XII-XIII secolo, nel quale l’opzione della navata unica absidata con facciata a capanna divenne modello alquanto diffuso, specie nei contesti suburbani. L’interferenza tra componenti orientali e occidentali che emerge all’analisi iconografica e stilistica dei dipinti superstiti segnala la partecipazione dell’apparato decorativo ad un vasto raggio di esperienze mediterranee che implica relazioni, dirette o mediate, con esempi pittorici attestati in Italia meridionale tra Due e Trecento. Le proposte di inquadramento cronologico e culturale tengono conto dello specifico contesto storico, topografico e viario, con particolare riferimento al ruolo potenzialmente svolto dagli ordini militari di Terrasanta in tali dinamiche di circolazione artistica.