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    L’Androgino e il simbolo

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    oai:ojs.riviste.unimi.it:article/745Da sempre il mito dell’androgino è stato al centro dell’interesse dell’uomo, come protagonista indiscusso delle mitologie arcaiche o in quanto oggetto di rappresentazioni artistiche disseminate sullo sfondo di varie epoche storiche. Grazie alla sua plasticità semantica sembra essere evocato ogni qual volta venga posta la domanda sull’origine dell’uomo. Sotto numerosi punti di vista, infatti, può apparire come simbolo dei simboli in virtù della sua predisposizione a rappresentare ogni sorta di dualità essenziale, al di là della semplice polarità sessuale. Viene gelo-samente custodito nel seno di ogni cultura proprio perché la sua indicibi-le natura appartiene a ogni uomo: si plasma con la medesima materia, onirica e impalpabile, di cui è fatto l’inconscio

    Elementi per un’estetica dell’immagine egizia

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    L’immagine egizia, che si declina nelle forme dell’arte e nella scrittura geroglifica, non è né rappresentazione o imitazione della natura né e-spressione, ma creazione di una realtà altra parallela a quella sensibile: la sua funzione è performativa. L’immagine, lungi dall’essere phantasma, vive di per sé ed è una realtà concreta da usarsi, non una realtà trasfigu-rata da fruirsi. È un simulacro che va a supplire l’oggetto cui somiglia –un esempio è dato dalle libagioni dipinte sulle stele funerarie. Fine dell’artista non è la mimesis, ma la ricostruzione, secondo un canone, di una realtà differente, che si anima per magia. L’immagine nasce nella sepoltura e il suo fine non è solo il tramandare la memoria del defunto, ma prolungare la vita: la morte, tradotta in immagine, non solo ricorda la vita che è stata, ma torna a essere vita e l’invisibile, non più confinato nel regno degli inferi e delle ombre, si fa visibile, mostrando la sua mai perduta realtà. Ora, l’assenza di una dialettica tra immagine e realtà impedisce la fioritura di una riflessione filosofica, di un pensiero astratto, perché ciò che i geroglifici, che sono pittogrammi fonetici, indicano trapassa subito nell’oggetto senza che possa costituirsi come concetto. Tuttavia, a gli egizi questo non interessa: l’immagine, ipostatizzando ciò che designa, lo sacralizza perché essa è al servizio di un’ideologia. Ma sacralizzare non è solo propagandare, bensì inserire un oggetto nell’ordine del cosmo, prolungando l’opera di creazione del Demiurgo che la società si sforza di mantenere attraverso l’azione del Faraone

    Che fine ha fatto il futuro?

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    Recensione di Marc Augé, Che fine ha fatto il futuro? Dai non luoghi al non tempo, trad. it. di G. Lagomarsino, Eleuthera, Milano 2009, pp. 112

    Le rêve de Diderot o la pittura sognata

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    Recensione a Denis Diderot, L’antro di Platone, a cura di Alfonso M. Iacono, ETS, Pi-sa 2009, pp. 49

    Il chiliagono visualizzato. Un filo conduttore della filosofia cartesiana della conoscenza sensibile dal Compendio di musica alle Meditazioni di filosofia prima

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    Uno studio comparativo di due esempi cartesiani relativi alla percezione dei rapporti musicali e geometrici consente di isolare un filo conduttore della teoria della conoscenza sensibile del filosofo: alcune scelte teoriche sembrano infatti trasversali alle diverse fasi e alle significative ridefinizioni del suo pensiero gnoseologico, esemplificate da alcune importanti prese di posizione rilevabili nella Diottrica e nel Mondo. L’unificazione teorica della percezione visiva e di quella uditiva, possibile solo sul sostrato metafisico della mens (non necessariamente intesa radicalmente come res), analizzato nel Compendio di Musica solo a un livello ancora embrionale, si rivela il presupposto ineliminabile di tale ricerca

    Edipus: lo scarrozzante e Dioniso. Variazioni sul mito da Giovanni Testori

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    Tra le molte riscritture contemporanee del mito di Edipo, quella di Giovanni Testori, terzo e conclusivo capitolo della Trilogia degli Scarrozzanti, si evidenzia certamente per i suoi smaccati caratteri di originalità e autonomia dal modello. Non dunque una ri-scrittura, ma una scrittura che al mito ruba i presupposti per un’ elaborazione del tutto nuova dal punto di vista della vicenda, della forma e del linguaggio. Il saggio si propone di analizzare l’Edipus alla luce del modello sofocleo, evidenziandone i caratteri di continuità ma soprattutto mettendo in luce i punti di rottura con una tradizione che è un solco lungo cui Testori inizia il proprio cammino e da cui subito fuoriesce per prendere un’altra strada: la strada tortuosa di un autore che ha fatto della sperimentazione formale e linguistica un caposaldo della propria poetica non allineata

    La parola al silenzio. Un rimedio alla parola parlata

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    Il panorama estetico contemporaneo sembra prestarsi ad accogliere ma-nifestazioni artistiche caratterizzate dalla completa estrinsecazione, ver-bale e non, dei significati che veicolano, annullando così l’aspetto simboli-co e misterioso dell’opera d’arte e fornendo ai fruitori interpretazioni preconfezionate della stessa. È il fenomeno del kitsch, che mortifica il potere evocativo dell’arte, trasformandone i prodotti in forme non più che artigianali e in beni di immediato consumo. A questa tendenza cercano di fare fronte, attraverso la potenza granitica del silenzio, alcuni tentativi di pochi ma significativi nomi, legati ad ambiti artistici differenti, con la volontà di restituire vigore e autenticità alla parola abusata, risemantizzandola

    Per un illuminismo perenne

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    Recensione a Elio Franzini, Elogio dell’illuminismo, Bruno Mondadori, Milano 2009, pp. 160

    Les Naufragés du Fol Espoir del Théatre du Soleil: aurore nel buio

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    Recensione allo spettacolo Les Naufragés du Fol Espoir del Théatre du Soleil, in calendario a Cartoucherie (Parigi), fino al 31 dicembre 2010

    Intervista a Luigi Maio

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    Luigi Maio è attore, compositore, autore e regista, ma soprattutto è il “musicattore”. La sua passione per la recitazione e il teatro nasce in lui da piccolissimo: «ero un bambino logorroico – mi confessa all’inizio del nostro incontro – e i miei genitori, per salvarsi da questa “babele di parole” mi regalarono una cassetta dell’Histoire du soldat di Stravinskij, che mi lasciò senza parole, stimolando la mia fantasia come mai nulla era riuscito prima; ho visto anche la rappresentazione teatrale, ma mi ha deluso moltissimo per la netta separazione di parti recitate e suonate, mancava di continuità, così deciso che l’avrei messo in scena a modo mio». Da quel momento a oggi è trascorsa una carriera, che in parte è ripercorsa nell’intervista, composta da tanti spettacoli, fatiche, premi e riconoscimenti. La notevole poliedricità dell’attore e la sua capacità di spaziare tra i vari campi del sapere gli hanno permesso di esprimere, durante il nostro dialogo, la sua concezione dell’arte di recitare e del senso di questa nella contemporaneità, della sua opinione sul “bello”, fino ad arrivare ad argomenti prettamente filosofici come il rapporto tra estetica ed etica e la definizione e rappresentazione del male e della figura del diavolo, da Luigi così spesso interpretata

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