Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
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    Policentrismo marchigiano in rapporto all'identità produttiva agricola e territoriale. Applicazione dell'ESDP

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    La base per uno sviluppo locale sostenibile è prendere coscienza dell'importanza di una nuova pianificazione territoriale di area vasta, imponendo metodi di lavoro trasversali in cui ci siano relazioni fra governo del territorio, processi produttivi ed agricoli. La ricerca ha preso come riferimento lo Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo EDPS (Postdam, 11 maggio 1999), e la successiva Agenda territoriale dell’Unione Europea sulle città europee sostenibili (Lipsia, 25 maggio 2007) con i loro principi di coesione territoriale e sviluppo urbano, mettendo particolare attenzione sulle politiche integrate di sviluppo spaziale e sui temi della crescita economica sostenibile, promuovendo lo sviluppo di reti tra le aree urbane e una moderna concezione dello sviluppo urbano e territoriale. I territori devono essere visti come degli spazi multidimensionali in cui devono essere presi in considerazione tutti i molteplici fattori: la storia, la cultura, le geografie, i caratteri identitari, il sistema di relazioni, ecc. La ricerca focalizza l'attenzione: sul “rapporto urbano e rurale” con il problema delle tante città diffuse e dei centri urbani consolidati; sulla visione “sostenibile di ambiente e paesaggio” attuando la convenzione sul paesaggio ed investendo sulle reti ecologiche; sul policentrismo sia come strumento analitico, ma anche come concetto di programmazione e pianificazione promuovendo cluster competitivi e innovativi in termini di sostenibilità ambientale economica e sociale; sulle “politiche di gestione del territorio” analizzando e migliorando l’efficacia delle forme di governance attuali, promuovendo nuove partenership nelle diverse scale geografiche utilizzando strumenti strategici appropriati su basi sostenibili ed individuando linee guida di gestione sostenibile delle risorse territoriali

    La percezione del dolore e la potenziale richiesta di parto con analgesia

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    Obiettivo: Verificare l’impatto del background di ogni paziente sulla percezione del dolore, ed evidenziare come la percezione del dolore si modifichi in relazione al tempo trascorso dall’evento che ha scatenato il dolore. Materiali e metodi: Sono state incluse nello studio 544 pazienti afferite presso l’U.O. di Ginecologia e Ostetricia di Senigallia: 300 pazienti ricoverate presso la sezione di Ostetricia del reparto e 200 presso la sezione di Ginecologia Al momento del ricovero è stato fornito un questionario chiuso, a risposta multipla e restituito alla dimissione. Risultati: La soglia del dolore ammonta a 8.76 + 1.14; (P<0.0001) nelle pazienti ostetriche, e a 7.62+ 1.86.( P<0.0001) nelle ginecologiche; tale soglia è condizionata dall’età (anni 31,4 per il campione ostetrico e 40,08 per le ginecologiche), dalla residenza ( più alta in ambito rurale Ost.: 7,81 + 1,28; P = 0,001 / Gin.: 8,68 + 1,01; P = 0,001), dall’occupazione: manuale più bassa (Ost.: 8,9; Gin. 7,6 scala NRS), più elevata nelle condizioni non lavorative (Ost.: 9,45 Gin.: 10 scala NRS). Le pluripare hanno un’accettazione del dolore più alta delle primipare in entrambi i campioni: 8,46 e 9 della scala NRS. Il dolore percepito durante il parto corrisponde alle aspettative nel 45% dei casi, è inferiore nel 38% ed è superiore nel 17%. Il 43% del campione ostetrico richiederebbe parto analgesia nei parti successivi rispetto al 22% del campione ginecologico Conclusioni: Dal nostro studio è emerso che il background di una paziente influisce sensibilmente sulla percezione del dolore della stessa, e che tale percezione si modifica in relazione al tempo trascorso dall’evento che ha scatenato il dolore

    Studio dell'omeostasi glicemica ed individuazione di un marker precoce di ischemia intestinale nel modello animale di ischemia-riperfusione intestinale

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    Scopo dello studio: l’IRi, rappresenta l’evento fisiopatologico chiave nella patogenesi dell’enterocolite necrotizzante. Nel presente studio abbiamo esaminato le variazioni dei livelli di insulina, glucagone e cortisolo in relazione ai livelli glicemici, durante l’IRi. (A) (B). Al fine di individuare un potenziale marker di ischemia intestinale abbiamo valutato la variazione dei livelli di miR 499 e miR 21 in corso di IRi (C). Metodi: (A) ratti adulti Sprague Dawley (n=7 IR) sono stati sottoposti a 60 minuti di ischemia intestinale e 120 minuti di riperfusione; n=6 ratti sono stati utilizzati come controlli. Prelievi ematici sono stati eseguiti preoperatoriamente e ai tempi 30 e 55 minuti di ischemia e 5, 15, 30, 60, 90, 120 minuti di riperfusione. I campioni di sangue sono stati analizzati dosando la glicemia e utilizzando il rat insulin kit, rat glucagon kit, rat cortisol kit. (B) ratti adulti Wistar giovani (young; 3 IR, 3 controlli) e anziani (old ; 7 IR, 5 controlli) sono stati sottoposti a IRi. I prelievi di sangue e i campioni ematici sono stati estratti ed analizzati come indicato in precedenza (C) ratti adulti Wistar giovani (young; 2 IR, 3 controlli) e anziani (old, 6 IR, 2 controlli) sono stati sottoposti a IRi. I prelievi di sangue sono stati effettuati nei tempi indicati in precedenza e combinati in 3 gruppi (preoperatorio, ischemia e riperfusione). I miRNA sono stati quantificati tramite qRT-PCR usando il TaqMan MicroRNA Assay. Risultati: (A) i ratti sottoposti a IR hanno presentato valori significativamente superiori di glicemia (p=0.03) a 60 minuti di riperfusione e di insulinemia (p=0.02) a 90 minuti di riperfusione, mentre non sono state osservate differenze nei valori ematici di glucagone. La cortisolemia è risultata significativamente maggiore nel gruppo controllo a 30 minuti di ischemia (p=0.02) e 30 (p=0.01), 60 (p=0.001) e 90 (p=0.0008) minuti di riperfusione. (B) Non sono state osservate differenze nella variazione dei livelli di glicemia nei ratti giovani e anziani. L’insulinemia è risultata maggiore (p<0.05) nel gruppo IR old rispetto agli IR young nel prelievo effettuato a 30 minuti di ischemia. Il gruppo old controllo ha presentato valori superiori di insulina, rispetto al gruppo young controllo, preoperatoriamente (p<0.05), a 30 (p<0.05) e 55 (p<0.01) minuti di ischemia, e a 5 (p<0.001), 30 (p<0.05), 60 (p<0.001), 90 (p<0.05) minuti di riperfusione. Non sono state osservate differenze nei valori plasmatici di glucagone nei ratti sottoposti a IRi, Non sono state osservate differenze nella variazione dei livelli di cortisolemia nei ratti giovani e anziani. (C) Nei ratti old IR e old controllo, il miR499 tende ad aumentare durante la fase di ischemia e di riperfusione. Nei ratti young IR il miR499 aumenta durante l’ischemia, e ancor più in fase di riperfusione. Nei ratti young controllo, il miR499 aumentano solo in fase di riperfusione, e supera i livelli del gruppo IR. Il miR 499 del gruppo IR e del gruppo controllo sono inferiori rispetto alle corrispondenti serie del gruppo old. Il miR 21, nei ratti old IR, ha una forte tendenza all’aumento, sia in fase di ischemia che di riperfusione, mentre nei ratti old controllo esso aumenta solo in fase di riperfusione. Nei ratti young IR, il miR 21 mostra un trend in decremento, mentre nei controlli i suoi livelli si riducono in fase di ischemia e aumentano durante la riperfusione. Il valore del miR 21 IR e controllo è inferiore al rispettivo del gruppo old. Conclusioni: (A)l’aumento della glicemia in fase di riperfusione nel gruppo IR non sembra dipendere dalla stimolazione cortisolemica e viene controllata da un’adeguata risposta insulinica. E’ presente una inadeguata risposta surrenalica all’Iri, compatibile con un quadro di critical illness-related corticosteroid insufficiency (CIRCI). (B) In condizioni normali nel ratto anziano la glicemia sembra essere controllata in modo adeguato dalla secrezione di insulina, anche se la quantità richiesta per mantenere livelli glicemici ottimali è superiore rispetto a quella secreta dai ratti giovani. Non ci sono differenze tra i due gruppi per quanto riguarda glicemia, insulinemia e cortisolemia. (C) l’aumento del miR 499 nei ratti old, sia IR che controllo, sembra essere dovuto alla laparotomia addominale. Negli old, rispetto agli young, il miR 499 assume un ruolo più specifico di marcatore di necrosi intestinale. Negli young IR, la riduzione del miR 21 potrebbe causare una riduzione della sua funzione inibitoria, sia nell’infiammazione, che nello sviluppo di fibrosi

    Sviluppo di un modello finanziario innovativo per la diffusione delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica: PACE (Property Assessed Clean Energy)

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    Nell’ottemperare i target climatici attraverso differenti tecnologie e politiche di sostegno, questo studio introduce un innovativo modello finanziario per la diffusione delle energie rinnovabili. Le barriere di carattere finanziario rappresentano il principale ostacolo all’avvio degli interventi di efficientamento, in particolar modo per i nuclei familiari a basso reddito che difficilmente riescono ad aver accesso al credito, come risultato della loro condizione economica e “merito creditizio”. Implementare una politica come il PACE – Property Assessed Clean Energy – significa provvedere all’investimento iniziale per conto dei proprietari di immobili residenziali, interessati all’installazione di sistemi fotovoltaici e termali nonché interventi di efficienza energetica. Questo modello consente ai governi locali di raccogliere risorse attraverso l’emissione di obbligazioni dedicate al finanziamento di progetti energetici puliti. Il finanziamento erogato è recuperato attraverso un aumento concordato della durata di 20 anni di un’imposta legata all’immobile oggetto dell’intervento. Il settore privato come banche, istituti finanziari, venture capital forniscono i fondi necessari garantiti dal governo

    Development of innovative analytical techniques for the characterization of the lipid fraction in Adriatic Sea fish

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    Il paradosso eschimese ha avuto il merito di focalizzare l’interesse dei ricercatori verso la componente lipidica del pescato. È difatti opinione diffusa nonché scientificamente approvata che una dieta a base di pesce è in grado di influenzare positivamente lo stato di salute dell’uomo. Una stretta relazione lega il consumo di pesce ad una bassa incidenza di patologie dell’apparato cardiovascolare, ad una efficace azione neuro protettiva, ma anche ad azioni protettive nei confronti di importanti malattie infiammatorie quali artriti reumatoidi e malattie infiammatorie croniche dell’apparato digerente. I primi studi attribuivano queste attività benefiche esclusivamente alle presenza dei acidi grassi polinsaturi della serie 3, quali l’acido eicosapentaenoico (C20:5), docosapentaenoico (C22:5) e docosaesaenoico (C22:6); recenti studi hanno vagliato la possibilità che anche altri componenti presenti nella frazione lipidica dei pesci siano direttamente coinvolti nella protezione di malattie. Tra questi, particolare attenzione è stata rivolta verso gli acidi grassi furanici (F-Acidi) e i componenti fosfolipidi contenenti acidi grassi 3. Importanti studi sperimentali hanno attribuito agli F-Acidi importanti azioni benefiche nell’organismo umano: attività protettiva nei confronti di patologie coronariche, attività inibitoria dell’aggregazione piastrinica e dell’ureasi batterica, azione antiossidante nei confronti dell’acido linolenico, potenziale attività antitumorale. I fosfolipidi costituiscono le membrane cellulari di tutti gli organismi viventi, sono coinvolti nel processo di invio dei segnali e sono precursori di molecole biologicamente importanti. Inoltre, i loro prodotti di degradazione e ossidazione sono determinanti nelle infezioni dei tessuti e sono coinvolti nelle disfunzioni patologiche come l’ischemia e le infiammazioni. In particolare, le innumerevoli ricerche riguardanti le proprietà biologiche dei fosfolipidi costituiti da acidi grassi 3, unite all’aumento dell’applicazione di tali lipidi nell’industria farmaceutica ed alimentare hanno stimolato lo sviluppo di tecniche analitiche atte a caratterizzare la componente lipidica delle diverse matrici alimentari. Sull’onda di tali considerazioni il presente lavoro di tesi ha avuto come obiettivo la messa a punto di metodiche analitiche innovative in grado di caratterizzare la frazione lipidica di diverse specie ittiche ponendo particolare attenzione all’individuazione e quantificazione dei principali componenti bioattivi (PUFA 3, F-Acidi, specie molecolari fosfolipidiche) . Il lavoro è stato articolato in diverse fasi sperimentali. Nella prima fase sono state individuate e ottimizzate le metodiche analitiche più idonee per la caratterizzazione della frazione lipidica di alcune specie ittiche (pesci, molluschi e crostacei) del mare Adriatico. In dettaglio, l’identificazione e quantificazione dei PUFA 3, degli acidi grassi furanici e delle specie molecolari fosfolipidiche nei diversi prodotti ittici è stata effettuata mediante l’utilizzo di cromatografia liquida e gassosa accoppiate alla spettrometria di massa (GC/FID, GC/MS, HPLC/ESI/MS-MS). Nella seconda fase è stata studiata la distribuzione dei PUFA 3 e degli acidi grassi furanici nelle diverse parti anatomiche dei pesci in relazione al loro ciclo riproduttivo. A tale proposito sono state prese in considerazione due specie di fondamentale importanza per la pesca locale: l’alice e la sarda. Queste due specie presentano un ciclo riproduttivo inverso e sono annoverate fra quelle appartenenti al cosiddetto “pesce azzurro”, una tipologia di pesce considerato povero dal punto di vista del valore commerciale ma valido dal punto di vista nutrizionale perché presenta una frazione lipidica è estremamente ricca di PUFA 3. E’ stata esaminata la frazione lipidica del filetto (parte edibile), del cervello, degli occhi e delle gonadi (normalmente considerati materiale di scarto) delle due specie ittiche campionate nell’arco di un anno. Nella terza parte sperimentale sono state caratterizzate le specie molecolari fosfolipidiche di due tipologie di pescato: pesci ossei e molluschi. Tra i pesci ossei sono state prese in esame anche due specie alloctone, scelte tra le più diffuse a causa del loro basso prezzo di acquisto, e una specie di acqua dolce nostrana. I valori ottenuti dalle analisi dei profili lipidici del pangasio, del persico e della trota fario confrontati con quelli ottenuti dalle altre specie marine in esame hanno prodotto interessanti risultati dal punto di vista della qualità, mettendo in evidenza somiglianze e differenze tra le componenti lipidiche delle specie indagate. Nella quarta parte l’attenzione è stata rivolta verso tre specie di crostacei. La frazione lipidica delle parti edibili di mazzancolle, pannocchie e granchi è stata analizzata con particolare attenzione verso la caratterizzazione delle specie molecolari fosfolipidiche. In questo studio sono state separate alcune tra le principali frazioni lipidiche, mediante estrazione in fase solida. Dopo aver purificato lipidi neutri, fosfatidilcolina, fosfatidiletanolammina e il suo plasmalogeno l’attenzione è stata focalizzata sulla presenza degl’acidi grassi furanici e quindi sulla loro distribuzione nelle differenti frazioni lipidiche purificate. In conclusione il lavoro si propone di affinare tecniche analitiche già esistenti nonché di metterne a punto nuove. Oltre ad analizzare quantitativamente le specie ittiche prese in considerazione, la caratterizzazione della frazione lipidica ha consentito l’individuazione di bio marker, ovvero molecole caratteristiche presenti esclusivamente in alcune specie piuttosto che in altre. Nell’ottica della lotta contro un sempre crescente numero di frodi legate alla genuinità dei prodotti ittici lavorati, tali indicatori potrebbero rivelarsi un interessante strumento per attività di controllo analitico

    Approfondimento sull'analisi di rischio sanitario ambientale

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    Sistemi domotici: gestione energetica e autodiagnosi

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