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Analisi dinamica di generatori di nuova concezione per la riqualificazione energetica degli edifici
Due recenti innovazioni nel settore termotecnico sono lo sviluppo di caldaie murali a gas cogenerative, ottenute
mediante l’adozione di motori Stirling in combinazione con bruciatori e scambiatori a condensazione adatte a un
contesto domestico e quello di sistemi di generazione ibridi gas-energia elettrica costituiti da una pompa di calore ariaacqua
e da una caldaia a condensazione.
Per giustificare gli investimenti per le trasformazioni della rete elettrica e la semplificazione normativa è
importante quantificare i risparmi di energia primaria ottenibili con tali tecnologie; inoltre a causa del maggior costo
iniziale è anche necessario quantificare i risparmi economici ottenibili con l’adozione di questo tipo di macchine.
Inoltre per la necessità di funzionare per un elevato numero di ore annue per generare i risparmi necessari al
rientro economico esse sono adatte ad essere installate in edifici di vecchia costruzione che, anche dopo interventi di
miglioramento dell’isolamento, abbiano elevate dispersioni termiche: per tale ragione esse costituiscono un sistema per
intervenire sul parco edilizio esistente.
Per questi motivi lo scopo di questo lavoro è quello di valutare mediante simulazioni dinamiche le prestazioni
energetiche ed economiche di una unità microCHP domestica, di un sistema ibrido e confrontarli con una caldaia a gas
a condensazione e con una pompa di calore con integrazione elettrica su un edificio unifamiliare, costruito negli anni 70
e situato a Milano
Le simulazioni effettuate hanno mostrato che l’unità microCHP presa in considerazione è in grado di generare
risparmi economici e riduzione del fabbisogno di energia primaria, ma solo con un’adeguata conduzione dell’impianto e
con l’adozione di sistemi di controllo sofisticati. Inoltre è emerso che il sistema ibrido può raggiungere un elevato
rendimento di generazione, ma solo con l’adozione di logiche di controllo sofisticate, mentre al contario la pompa di
calore con integrazione elettrica non è in grado di migliorare il rendimento di generazione nel caso esaminato
Il diritto al rimborso delle spese legali sostenute dal dipendente pubblico nei procedimenti giudiziari
In virtù del principio generale, risalente al paradigma del mandato, per cui chi agisce per un interesse non proprio in quanto legittimamente investito deve essere risarcito delle spese e dei danni subìti a causa della fedele esecuzione del suo compito, i giudici amministrativi e contabili hanno acconsentito affinché la Pubblica Amministrazione intervenga nella difesa del dipendente e dell’amministratore coinvolti in procedimenti giudiziari per fatti connessi al servizio, mediante il rimborso delle spese legali o l’ammissione al patrocinio, perché portatori di un interesse altruistico che si riversa a beneficio della collettività di cui la stessa P.A. è espressione.
La ricerca ha, in particolare, lo scopo di studiare il diritto al rimborso delle spese legali sostenute dal dipendente pubblico nei procedimenti giudiziari, cioè quel complesso e delicato meccanismo di diritto sostanziale caratterizzato dalla frammentarietà della disciplina, dalle scarse fonti dottrinarie, da una giurisprudenza spesso ambigua e dall’incidenza sulla finanza pubblica dei provvedimenti assunti al riguardo dalle Amministrazioni.
Il lavoro è organizzato come segue: nel primo capitolo, si descrive la responsabilità connessa al rapporto di lavoro con la P.A.; nel secondo capitolo, si affronta la disciplina del rimborso delle spese legali con l’esposizione della normativa e della giurisprudenza più rilevante; nel terzo capitolo, se ne espongono i presupposti; nel quarto capitolo, si articola il rimborso delle spese legali nei vari giudizi di responsabilità mentre, nel quinto capitolo, si trattano gli strumenti giuridici a tutela del dipendente per il mancato accoglimento della richiesta e la responsabilità di chi ammette al beneficio colui che non ne aveva il diritto. Infine, in un’ottica di studio comparato, nelle conclusioni si esamina il modello francese di responsabilità pubblica e si prende atto dell’esistenza in tale ordinamento di “un’obbligazione di protezione” a favore “dell’agente pubblico” in materia di responsabilità civile e penale
Effetto della fortificazione del latte con zinco sull'attività di batteri lattici e sulla qualità del formaggio
Lo zinco è ampiamente distribuito negli alimenti come le carni rosse, il tacchino, le ostriche, e molti altri. Tuttavia, il latte e la maggior parte dei prodotti lattiero-caseari sono alimenti nei quali lo zinco è presente in bassa quantità.
Nella prima parte di questo progetto è stato valutato l’effetto della fortificazione del latte con zinco solfato, zinco gluconato e zinco aspartato sull’attività acidificante di 44 ceppi di batteri lattici appartenenti alla specie Streptococcus thermophilus, 36 ceppi appartenenti alla specie Lactobacillus helveticus, 6 appartenenti alla specie Lactobacillus gasseri e 12 appartenenti alla specie Lactobacillus rhamnosus. Fra questi ceppi, 4 appartenenti alla specie Streptococcus thermophilus e 1 appartenente alla specie Lactobacillus helveticus hanno mostrato la migliore attività acidificante e sono stati utilizzati come colture starter per la produzione di formaggio Squacquerone e Caciotta arricchiti in zinco sui quali sono state effettuate analisi chimiche, microbiologiche e sensoriali.
Nella seconda parte del progetto, è stato valutato l’effetto di zinco solfato sull'attività di colture starter commerciali durante la caseificazione e la stagionatura. La composizione, la texture e le caratteristiche sensoriali del formaggio (Cheddar) prodotto sono state confrontate con un formaggio di controllo. L’analisi chimica ha riguardato il contenuto in grasso, proteine, ceneri, l’umidità, e la quantità di zinco e di calcio. L'ossidazione dei lipidi durante la stagionatura è stata valutata tramite il Thiobarbituric acid (TBA) test.
Sulla base dei risultati relativi alla prima parte del progetto, la risposta dei LAB alla aggiunta di zinco è risultata ceppo dipendente in presenza di tutte tre le fonti di zinco usate. Le prove sperimentali di caseificazione hanno evidenziato che la fortificazione con lo zinco non influenza le principali proprietà chimiche, microbiologiche e sensoriali dei formaggi realizzati.
Sulla base dei risultati relativi alla seconda parte del progetto, è emerso che la fortificazione con lo zinco non ha influenzato l'attività delle colture microbiche, sia durante la produzione del formaggio che durante il periodo di stagionatura. Dalle analisi chimiche effettuate sul formaggio sperimentale, è stato evidenziato un contenuto di proteine più elevato rispetto al formaggio di controllo, mentre i valori di umidità, grassi e ceneri sono risultati statisticamente uguali. Il di risultato del TBA-test per il formaggio di controllo alla fine della maturazione è stato superiore a quello rilevato per il
formaggio fortificato. Sebbene la pasta del formaggio fortificato sia risultata più dura, così come determinato dall’analizzatore di texture, il team di giudici (non addestrati) non ha rilevato differenze sulle caratteristiche sensoriali e sulla qualità generale dei formaggi valutati (fortificato e non fortificato). In conclusione si ritiene che la fortificazione del latte con sali di zinco sia utilizzabile per la produzione di formaggi freschi, semiduri e duri senza modificarne la qualità