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Studio e sperimentazione di sistemi di alimentazione per motori a benzina ad iniezione diretta
La conservazione ed il restauro del legno, materia di oggetti d'arte e di architettura, attraverso l'impiego di polimeri sintetici e materiali compositi
Valutazione delle politiche di sviluppo rurale. Gli interventi agro-ambientali in uno studio regionale
Analisi fluidodinamica della camera di prova della galleria del vento ambientale. Applicazioni di aerodinamica ambientale
Barriere permeabili reattive per la messa in sicurezza e la bonifica dei siti contaminati
Peptidi natriuretici e adipociti umani: evidenze di una nuova via fisiologica alla lipolisi e all'utilizzo per termogenesi degli acidi grassi
Introduzione. Negli ultimi 10 anni è stata più volte dimostrata la presenza di una interazione reciproca tra il sistema dei peptidi natriuretici (NP) e il tessuto adiposo. I recettori dei NP, NPRA e NPRC, sono stati identificati sia nel tessuto adiposo di ratto sia in quello umano. Più recentemente i NP sono stati anche descritti come ormoni in grado di attivare la via lipolitica a livello degli adipociti in modo primate specifico. Gli adipociti rispondono infatti al trattamento con ANP inducendo la lipolisi in modo paragonabile a quella indotta dalle cotecolamine via recettori -adrenergici. Considerando quindi il parallelismo tra NP e catecolamine in termini di effetti sulla mobilitazione degli acidi grassi, siamo andati a verificare se i NP, come è ben noto per le catecolamine, siano anche in grado di stimolare il programma di termogenesi tipico degli adipociti bruni.
Metodi. Per rispondere a tale quesito, sono stati condotti studi in vitro utilizzando sia adipociti in coltura primaria, ottenuti da tessuto adiposo umano, sia una linea cellulare umana SGBS ottenuta da cellulule staminali di tessuto adiposo sottocutaneo. La metodica di Real time qPCR è stata utilizzata per l’analisi quantitativa dei livelli di espressione dei geni: adiponectina e leptina (markers di adipociti); uncoupling protein 1 (UCP1), -1α (PGC1α), Cytocrome C (marker di termogenesi e mitocondriogenesi), recettore attivo NPRA e di clearence NPRC e recettori β3-adrenergici.
Risultati. I risultati ottenuti mostrano che l’ANP agisce in vitro su entrambi i modelli cellulari inducendo non solo la lipolisi, come già noto, ma è in grado di indurre ed attivare l’espressione genica dei marker tipici del programma di termogenesi.
In particolare il trattamento con concentrazioni fisiologiche di ANP, induce l’espressione dei geni UCP1, PGC-1α e CYTO C, marker tipici del tessuto adiposo bruno, anche negli adipociti ottenuti da tessuto adiposo sottocutaneo.
Conclusioni. I peptidi natriuretici, via NPRA, promuovono negli adipociti bianchi l’acquisizione di caratteristiche e funzionalità dell’adipocita bruno attivando il programma di termogenesi, fisiologico meccanismo “brucia grassi” per cui si ha dispersione degli acidi grassi sotto forma di calore. Futuri studi saranno condotti per determinare la regolazione del recettore attivo NPRA e del recettore di clearance NPRC in modo da determinare come il rapporto NPRA/NRPC possa influenzare e predisporre all'obesità
Valutazione degli autoanticorpi contro il recettore del PDGF in pazienti co pre-sclerodermia e della loro relazione con l'attività e la severità di malattia
INTRODUZIONE
La sclerosi sistemica (SSc) è una patologia autoimmunitaria caratterizzata da fibrosi della cute e degli organi interni. La sua eziologia e la sua patogenesi sono tuttora sconosciute.
Questo studio è ispirato dalla recente scoperta della presenza di anticorpi anti-recettore del PDGF (PDGFR) nel siero di pazienti affetti da SSc. L’importanza di tali autoanticorpi risiede nella loro attività stimolatoria nei confronti del recettore: essi sono infatti in grado di innescare nei fibroblasti una cascata intracellulare che, attraverso l’attivazione delle proteine Ha-Ras, ERK1/2 e NADPH ossidasi, induce una iper-produzione di radicali liberi dell’ossigeno (ROS) e, successivamente, un aumento della trascrizione dei geni del collageno di tipo I e di -actina del muscolo liscio. Il circuito sembra essere in grado di automantenersi anche in assenza dello stimolo anticorpale che l’ha generato. Questo meccanismo può spiegare l’eccessivo stress ossidativo e l’eccessiva produzione di collageno, caratteristiche salienti del fenotipo dei fibroblasti in corso di SSc.
OBIETTIVI
Scopo di questo lavoro è stato quello di analizzare il repertorio immunoglobulinico della risposta autoimmunitaria nei confronti del PDGFR. Sulla base delle sequenze geniche individuate sono stati generati in vitro anticorpi monoclonali umani ricombinanti anti-PDGFR, con finalità di studio, diagnosi e terapia.
MATERIALI E METODI
Partendo dal sangue periferico di due pazienti affetti da SSc, abbiamo isolato e immortalizzato, mediante infezione con virus di Epstein-Barr (EBV), i linfociti B memoria IgG positivi .
I cloni linfocitari ottenuti sono stati quindi selezionati in base alla loro capacità di produrre anticorpi in grado sia di reagire specificamente contro il PDGFR umano che di indurre la produzione di ROS nei fibroblasti.
Da essi è stato estratto l’RNA totale, poi retrotrascritto in cDNA e analizzato in PCR mediante un set di primer in grado di amplificare l’intero repertorio immunoglobulinico umano.
Le regioni variabili delle catene pesanti e leggere così identificate sono state sequenziate e successivamente clonate in un apposito vettore plasmidico per essere espresse come IgG umane intere in cellule eucariotiche.
Gli anticorpi monoclonali ricombinanti sono stati purificati dai rispettivi sopranatanti di coltura, quindi testati in vitro:
i) mediante immunoprecipitazione su lisato totale di fibroblasti umani ottenuti da biopsia cutanea oppure mediante esperimenti di legame competitivo su fase solida, per saggiarne la capacità di interagire specificamente con il PDGFR umano nella sua forma nativa,
ii) mediante saggio biologico per la determinazione della produzione di ROS, per valutarne la capacità di generare stress ossidativo,
iii) mediante esperimenti di stimolo cellulare, per determinarne la capacità di indurre un’aumentata trascrizione dei geni del collageno di tipo I nei fibroblasti umani normali.
La modellazione per omologia della struttura tridimensionale del frammento Fab degli autoanticorpi monoclonali e della regione extracellulare del PDGFR umano, e le analisi di docking molecolare condotte in silico ci hanno inoltre permesso di costruire una library peptidica del PDGFR che è stata poi utilizzata per definire l’epitope mapping.
RISULTATI
L’analisi del repertorio immunoglobulinico dei cloni linfocitari B memoria autoreattivi nei confronti del PDGFR isolati dal sangue periferico dei due pazienti sclerodermici selezionati ha portato all’identificazione di tre distinte regioni variabili di catene pesanti e di cinque distinte regioni variabili di catene leggere, e all’ottenimento, previa opportuna ricombinazione all’interno di un vettore di espressione plasmidico, di un pannello di otto diverse IgG monoclonali umane.
Tali anticorpi monoclonali anti-PDGFR sono stati quindi caratterizzati, in termini di struttura e di attività biologica.
E’ ancora in corso la ricerca delle sequenze nucleotidiche delle regioni ipervariabili di tali autoanticorpi in una coorte di pazienti SSc confrontata con coorti di soggetti in fase di pre-sclerodermia, di soggetti con fenomeno di Raynaud e di soggetti normali, al fine di verificare la presenza di differenze statisticamente significative nell’espressione dei geni codificanti alcune delle sequenze immunoglobuliniche d’interesse e di stabilire una correlazione con l’attività e la severità di malattia.
CONCLUSIONI
Dal repertorio immunoglobulinico di soggetti affetti da SSc è stato isolato un pannello ristretto di autoanticorpi reattivi nei confronti del PDGFR umano, in grado di riprodurre in vitro la complessità delle immunoglobuline presenti nel siero in toto dei pazienti.
Abbiamo dimostrato che gli epitopi riconosciuti dagli autoanticorpi agonisti sono distinti da quelli degli autoanticorpi privi di attività agonistica.
Tali autoanticorpi costituiscono la prova evidente dell’esistenza nella SSc di un processo autoimmunitario diretto contro il PDGFR, suggerendo un loro ruolo attivo nella patogenesi della malattia, e rappresentano uno strumento prezioso di indagine, con ampia possibilità di applicazione futura in ambito diagnostico e terapeutico
Web-based grassroots initiatives for learning and knowledge enhancement: authentic engagement through social media
La recente comparsa dei social software ha offuscato il confine tra produttori e consumatori
di contenuti e ha spostato l'attenzione dall'accesso alle informazioni all'accesso alle persone.
I social software hanno amplificato le possibilità di incontrare persone con interessi comuni,
idee, valori, pratiche. La diffusione pervasiva dei social software è occorsa rapidamente,
sorprendendo la maggior parte, soprattutto nell'ambito della ricerca educativa e
dell’apprendimento. Iniziative sono state promosse per incanalare l'energia dei social software nel
sistema educativo, ma i risultati sono stati fluttuanti ed hanno indicato la necessità di una migliore
comprensione, sia dell’apprendimento, sia del Web sociale. Il Web fornisce innumerevoli possibilità
per l'apprendimento informale, che hanno coinvolto con successo un vasto pubblico, e le
comunità di nicchia stanno proliferando nell’effetto ‘Long Tail’. Perché tali iniziative spontanee
riescono ad impiegare efficacemente il software sociale per l'apprendimento e la valorizzazione
delle conoscenze? Per rispondere alla domanda, questa ricerca analizza le iniziative spontanee nel
Web, che beneficiano dei social software per l'apprendimento e lo sviluppo della conoscenza