Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
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    ANALYSIS OF TIGHT JUNCTIONS IN PLACENTAS AFFECTED BY CHORIOAMNIONITIS: IN VIVO AND IN VITRO ANALYSIS

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    La corionamnionite è una patologica gestazionale dovuta alla presenza di batteri, provenienti dal tratto vaginale, nel liquido amniotico. Questa patologia è caratterizzata da infiammazione acuta della membrana amniocorionica, della placenta e da elevate concentrazioni di citochine infiammatorie come IL-1β, IL-6, IL-8 e TGF-β nel liquido amniotico. È noto che le molecole infiammatorie sono coinvolte nelle alterazioni delle giunzioni cellulari ma, ad oggi, non è mai stato studiato il ruolo di queste citochine nella corionamnionite. Le giunzioni strette (Tight Junctions) e le giunzioni aderenti (Adherens Junctions) sono giunzioni intercellulari cruciali per l’adesione e la regolazione della permeabilità degli epiteli in una vasta gamma di tessuti e organi. In questo studio abbiamo analizzato l’espressione delle proteine e dei rispettivi mRNA che compongono le giunzioni strette (zonula occludent-1 e Occludina) e le giunzioni aderenti (VE-caderina e β-catenina) nelle placente e membrane fetali in gravidanze complicate da corionamnionite rispetto a gravidanze idiopatiche. I risultati ottenuti hanno mostrato una significativa diminuzione dell’occudina nelle placente e membrane affette da corioamnionite mentre non sono state evidenziate differenze significative per le proteine ZO-1, VE-caderina e β-catenina. Dal momento che le concentrazioni di IL-1β, IL-6, IL-8 e TGF-β sono elevate nel liquido amniotico delle gravidanze con corioamnionite, abbiamo valutato il ruolo di queste citochine sull’espressione dell’occludina utilizzando colture HUVEC. I nostri risultati hanno evidenziato un ruolo chiave dell’ IL-1β e TGF-β nel regolare la localizzazione dell’occludina. In conclusione, in questo studio abbiamo evidenziato un ruolo dell’ IL-1β e del TGF-β nel regolare le giunzioni strette, facilitando le infezioni intra-placentari e alterando le membrane amniotiche portando alla rottura della membrana amniotica e parto pretermine

    RAF KINASE INHIBITOR PROTEIN (RKIP) EXPRESSION AND FUNCTION IN UTERINE LEIOMYOMA

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    I leiomiomi uterini (detti anche fibromi, miomi) sono tumori benigni che originano dallo strato muscolare dell’utero (miometrio) e rappresentano la principale indicazione dell’isterectomia nel mondo. I leiomiomi uterini colpiscono circa il 77% delle donne in eta fertile e circa il 25% di esse presenta tumori con sintomatologia clinica evidente, tra cui la presenza di forte o anomalo sanguinamento uterino, dolore o pressione pelvica, infertilità e aborti ricorrenti. È comunemente noto che questi tumori sono caratterizzati da una elevata proliferazione cellulare ed una eccessiva deposizione di matrice extracellulare (ECM). Si ritiene che la crescita dei leiomiomi dipenda dall’azione degli ormoni ovarici mediante elementi intermedi come citochine e fattori di crescita. La Proteina Inibitore della Raf Chinasi (RKIP) ha un ruolo emergente come regolatore in diversi pathway molecolari ed è associato a un numero crescente di malattie, essendo coinvolto indiverse vie di trasduzione del segnale. Lo scopo della presente tesi è stato quello di indagare la presenza e il ruolo dell’RKIP nel leiomioma. Abbiamo dimostrato che l’RKIP è espresso nel miometrio e nel leiomioma. Per individuare il ruolo dell’RKIP, abbiamo eseguito esperimenti in vitro con un composto chimico quale la locostatina, capace di legarsi all’RKIP bloccandolo. Abbiamo dimostrato che il trattamento con la locostatina porta all’attivazione della via di segnale MAPK (fosforilazione di ERK), fornendo una opportuna validazione dell’efficacia nel bloccare l’RKIP. Inoltre, abbiamo dimostrato che l'inibizione dell’RKIP con la locostatina riduce le componenti della ECM, tra cui il collagene 1A1, la fibronectina, e il versican. In aggiunta, l'inibizione dell’RKIP con la locostatina riduce la proliferazione cellulare e la migrazione sia nelle cellule miometriali che di leiomioma. Infine, abbiamo dimostrato che il trattamento con la locostatina riduce l’espressione del GSK3β. Pertanto, anche se l'attivazione delle MAPK dovrebbe far aumentare la proliferazione e la migrazione, la destabilizzazione e l’inattivazione del GSK3β porta alla riduzione della proliferazione e della migrazione delle cellule miometriali e di leiomioma

    PERFORMANCE PSICOMOTORIA E ATTENZIONE VISIVA NEI SANZIONATI PER GUIDA IN STATO DI ALTERAZIONE PSICOFISICA DA SOSTANZE PSICOATTIVE

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    I conducenti sanzionati per guida in stato di alterazione psicofisica (da alcol e/o sostanze stupefacenti) potrebbero essere a maggior rischio neurocognitivo a causa dell’esposizione a multipli fattori di rischio. L’obiettivo dello studio è stato valutare la performance psicomotoria e, in particolare l’attenzione ed efficienza visiva, nei soggetti sanzionati sia per guida in stato di ebbrezza alcolica che sotto effetto di sostanze stupefacenti e identificare, tra questi, eventuali soggetti a maggior rischio di recidiva e sinistrosità. La valutazione della performance è stata condotta al termine della procedura di accertamento di idoneità alla guida prevista presso la Sezione di Medicina Legale mediante la somministrazione dei seguenti test: Choice Reaction Time, Response Competition Task, Visual Search e Eye Tracking, rispettivamente indaganti le funzioni di memoria a breve termine e seriale, concentrazione, tempi di reazione, attenzione ed efficienza visiva. Un significativo rallentamento dei tempi di reazione è stato rilevato per i conducenti che assumono farmaci psicoattivi e gastroprotettori; sul rallentamento psicomotorio incidono anche età e titolo di studio. Nei soggetti sanzionati alla guida sia per alcol che per sostanze stupefacenti si è osservato una correlazione lineare tra aumento dei tempi di reazione e aumentati valori sierici di fosfatasi alcalina. I conducenti recidivi e incorsi in incidenti stradali alcol correlati hanno presentato riduzione dell’efficienza visiva per esplorazione di poche aree di interesse (predeterminate nel test) e osservazione ripetute del centro dell’immagine. Poiché trattasi di abilità strettamente correlate alla guida, i risultati ottenuti sembrano promettenti nell’applicazione di un approccio integrato in sede di valutazione dell’idoneità alla guida ai fini dell’identificazione dei soggetti a maggiormente a rischio

    ALZHEIMER’S DISEASE: AN OVERVIEW ON OXIDATIVE/NITROSATIVE STRESS AND GENDER RELATED ASPECTS

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    Stress ossidativo e perossidazione lipidica a livello cerebrale sono tra i principali meccanismi molecolari coinvolti nell’insorgenza dell’Alzheimer (AD). Inoltre, anche il genere potrebbe giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo della malattia. Sulla base di precedenti studi che dimostrano un’alterazione piastrinica in pazienti AD, lo scopo del presente lavoro è stato quindi quello di valutare l’impatto del genere sui livelli di stress nitrosativo e sulla funzionalità di piastrine di pazienti AD e controlli sani. In secondo luogo, si è andati a valutare se i livelli plasmatici di LDL ossidate (ox-LDL) rilevati nell’AD fossero influenzati dall’attività di enzimi coinvolti nella perossidazione lipidica. I maschi AD mostrano una produzione piastrinica di NO e ONOO- maggiore delle femmine AD. La stessa differenza di genere è presente nel gruppo di controllo. Un andamento simile è riscontrato per la concentrazione di Ca2+ intracellulare, mentre l’attività della Na,K-ATPasi e la fluidità delle membrane mostrano un andamento opposto. A livello plasmatico, si osservano maggiori livelli di ox-LDL, una maggiore attività dell’enzima platelet activating factor acetyl hydrolase (PAF-AH) e una diminuita attività dell’enzima paraoxonase-1 (PON1) nei pazienti AD rispetto ai controlli sani, senza alcuna differenza di genere. L’attività di PAF-AH e PON-1, rispettivamente, correlano positivamente e negativamente con la gravità della malattia. Il rapporto PON1/PAF-AH è invece inversamente correlato con i livelli di ox-LDL. L’alterazione di tali parametri biochimici, in combinazione con una ridotta capacità totale antiossidante plasmatica riscontrata negli AD, potrebbero contribuire allo status infiammatorio e all’ossidazione lipoproteica tipica della malattia. Inoltre, i maschi hanno una maggior compromissione piastrinica rispetto alle femmine, mentre tali differenze di genere non sono presenti a livello di stress ossidativo plasmatico

    Knowledge intensive entrepreneurship: from the entrepreneurial intention to start-up and growth

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    Il presente lavoro mira ad analizzare l’intero processo imprenditoriale, partendo dallo studio dell’ecosistema, attraverso l’analisi dei fattori che influenzano la propensione imprenditoriale, fino alla costituzione della nuova impresa e il ruolo che un incubatore può avere nel suo sviluppo. L’analisi dell’ecosistema imprenditoriale si focalizza sulla definizione degli attori che lo compongono, le relazioni tra di essi e sulle politiche che dovrebbero essere implementate per la creazione di un ecosistema funzionante. Non esiste una “formula” prestabilita; ogni “area geografica” deve trovare un suo modello, che risulta essere unico. La seconda parte del lavoro si focalizza sulle fonti dell’offerta imprenditoriale. In particolare viene studiata la propensione imprenditoriale di un campione di studenti dell’Università Politecnica delle Marche. La scelta di analizzare un campione di studenti universitari nasce dalla possibilità di anticipare i trend futuri dell’attivazione imprenditoriale in settori ad alto contenuto di conoscenza. In linea con i risultati già ottenuti, i dati mostrano come la propensione imprenditoriale è influenzata da un ampio numero di fattori che possono essere raggruppate in variabili psicologiche, sociali e di contesto. Ma, nello stesso tempo, si evidenziano alcune differenze: l’università assume un ruolo centrale nello stimolo alla propensione imprenditoriale; il contesto istituzionale non influenza la probabilità di uno studente di attivarsi a livello imprenditoriale; il supporto della famiglia e il “role model” dei genitori influiscono con rilevanti differenze di genere. E’ interessante notare, che in paese come l’Italia, caratterizzato da imprese familiari e dal ruolo fondamentale del social network dell’imprenditore, il supporto della famiglia non influenza la probabilità di diventare imprenditori, se si considera il campione degli studenti analizzato. Il passaggio da “manifestazione della propensione di attivazione imprenditoriale” a “costituzione della nuova società” è caratterizzato da un alto tasso di “abbandono”. Questo passaggio viene analizzato attraverso le dinamiche che si creano in un campione di 380 “potenziali” imprenditori durante l’attività di scouting svolta nell’incubatore d’imprese JCube. L’analisi oltre a generare molti dati qualitativi, ha permesso di capire meglio le principali cause di abbandono nella fase pre-start-up, così da fornire indicazioni di policy sia a livello istituzione sia a livello di soggetti, come gli stessi incubatori d’impresa, che supportano i neo-imprenditori con servizi specializzati

    Biomarkers of Sudden Unexpected Death in Epilepsy (SUDEP)

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    La SUDEP (Sudden Unexpected Death in Epilepsy) è una complicanza devastante dell’epilessia e rappresenta la più comune causa di mortalità prematura in epilessia. Studi volti alla definizione di fattori di rischio clinici hanno permesso di identificare gruppi ad alto rischio. Tuttavia al momento non esistono validati biomarkers genomici, elettrofisiologici o strutturali predittivi di aumentato rischio di SUDEP. Al fine di definire la base genetica della SUDEP, abbiamo condotto una analisi di sequenziamento esomico per esaminare la prevalenza di varianti con effetto deleterio in soggetti deceduti per SUDEP rispetto a pazienti epilettici non deceduti e controlli con altre patologie. Abbiamo riscontrato una prevalenza significativamente aumentata di varianti deleterie diffuse a livello dell’intero genoma nei soggetti deceduti per SUDEP in confronto agli altri gruppi. Un secondo studio di neuroimaging è stato dedicato alla valutazione di anomalie regionali del volume della sostanza grigia in soggetti deceduti per SUDEP, confrontati con soggetti epilettici viventi rispettivamente ad alto e basso rischio per SUDEP, e controlli sani. Abbiamo riscontrato un aumento del volume della sostanza grigia in emisfero destro a livello di amigdala, parte anteriore dell’ippocampo e paraippocampo nei soggetti deceduti per SUDEP e nei soggetti ad alto rischio, rispetto ai soggetti a basso rischio ed ai controlli. Sia il sequenziamento esomico sia il neuroimaging strutturale hanno fornito dati significativi per il profilo di rischio di SUDEP. La definizione dei meccanismi eziologici della SUDEP è fondamentale. La traslazione di tali dati in algoritmi predittivi di rischio individuale consente di promuovere la ‘medicina personalizzata’, allo scopo di adottare strategie preventive e ridurre il rischio individuale di SUDEP in pazienti con epilessia

    Non-invasive extraction of the fetal electrocardiogram from abdominal recordings by positioning electrodes on the pregnant woman abdomen

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    Il cuore è il primo organo che si sviluppa nel feto, particolarmente nelle primissime settimane di gestazione. Rispetto al cuore adulto, quello fetale ha una fisiologia ed un’anatomia significativamente differenti, a causa della differente circolazione cardiovascolare. Il benessere fetale si valuta monitorando l’attività cardiaca mediante elettrocardiografia fetale (ECGf). L’ECGf invasivo (acquisito posizionando elettrodi allo scalpo fetale) è considerato il gold standard, ma l’invasività che lo caratterizza ne limita la sua applicabilità. Al contrario, l’uso clinico dell’ECGf non invasivo (acquisito posizionando elettrodi sull’addome della gestante) è limitato dalla scarsa qualità del segnale risultante. L’ECGf non invasivo si estrae da registrazioni addominali, che sono corrotte da differenti tipi di rumore, fra i quali l’interferenza primaria è rappresentata dall’ECG materno. Il Segmented-Beat Modulation Method (SBMM) è stato da me recentemente proposto come una nuova procedura di filtraggio basata sul calcolo del template del battito cardiaco. SBMM fornisce una stima ripulita dell’ECG estratto da registrazioni rumorose, preservando la fisiologica variabilità ECG del segnale originale. Questa caratteristica è ottenuta grazie alla segmentazione di ogni battito cardiaco per indentificare i segmenti QRS e TUP, seguito dal processo di modulazione/demodulazione (che include strecciamento e compressione) del segmento TUP, per aggiustarlo in modo adattativo alla morfologia e alla durata di ogni battito originario. Dapprima applicato all’ECG adulto al fine di dimostrare la sua robustezza al rumore, l’SBMM è stato poi applicato al caso fetale. Particolarmente significativi sono i risultati relativi alle applicazioni su ECGf non invasivo, dove l’SBMM fornisce segnali caratterizzati da un rapporto segnale-rumore comparabile a quello caratterizzante l’ECGf invasivo. Tuttavia, l’SBMM può contribuire alla diffusione dell’ECGf non invasiva nella pratica clinica

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