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Monitoraggio e valutazione nei progetti formativi erogati in modalità e-learning nella P.A. Un modello operativo di monitoraggio: l'esperienza MarchE-Learning
Questa tesi intende proporre un modello organizzativo ed operativo per la
realizzazione dell’attivita di monitoraggio e valutazione delle iniziative di formazione
del personale dipendente degli Enti Locali. A tale scopo, viene richiamata l’esperienza del progetto formativo MarchE-Learning, illustrandone i risultati e presentando il metodo seguito per lo svolgimento dell’attivita di monitoraggio dei percorsi formativi erogati in modalita e-learning (blended) nel periodo settembre 2008 – giugno 2009.
Nel primo capitolo, di inquadramento teorico e metologico, l’esperienza MarchELearning
viene collocata in riferimento alle principali linee e modelli metodologici
elaborati in letteratura. In particolare, l’impianto del processo di monitoraggio di
MarchE-Learning applica strumenti ibridi nel monitoraggio (Petrov et al., 2008).
Esso si basa cioe su un modello user-centred (Bevan, 2009), che Nielsen declina in
termini di “accettabilita” per l’utente (Nielsen & Loranger, 2006) ed Holmes
inquadra come “Learner-Oriented e-Learning Quality”, (Holmes, 2006). Per i criteri
di valutazione esso fa riferimento a Kirkpatrick (Kirkpatrick, 1994, 2005). In merito al
ruolo di docente e tutor esso considera l’approccio di Marshall – Shriver (1994)
(ISFOL, 2004, p. 223), e Van Slyke (1998) per la riflessione in merito a istituzioni e
soggetti in formazione (Ibidem, p. 224). In riferimento a Ferrari e Garavaglia
(Garavaglia & Ferrari, 2004) esso si focalizza sui processi, i bisogni degli attori della
formazione e l’impatto tecnologico. Fa inoltre riferimento a Silverman per la
distinzione che introduce tra aspetti quantitativi e qualitativi (Silverman, 2004).
Nel caso di studio MarchE-Learning sono stati considerati aspetti qualitativi e
quantitativi di ciascuna fase di realizzazione del progetto, con l’intento di
promuovere la buona qualità dei percorsi di formazione, di rafforzare le conoscenze
e competenze in possesso del personale della Pubblica Amministrazione Locale e, in
ultimo, di migliorare la qualità del servizio reso ai cittadini. In tale modo il ciclo
virtuoso _Analisi del fabbisogno _ Programmazione della formazione (piani
annuali delle attivita formative) _Progettazione della formazione _Erogazione dei
corsi di formazione _Monitoraggio e valutazione dei corsi _Migliore qualità e
formazione del personale dipendente della P.A. _Migliore qualità del servizio ai
cittadini assume una doppia valenza, strategica e operativa: da un lato esso
rappresenta una buona pratica da replicare nell’ambito delle Pubbliche
Amministrazioni che intendano promuovere la cultura della qualità del servizio e
dall’altro esso contribuisce a realizzare un miglioramento dell’efficienza del servizio
erogato ai cittadini [ISFOL, 2007; CNIPA, 2007]. A tale scopo e essenziale che tutte le
attivita del processo formativo siano orientate al perseguimento degli obiettivi
strategici dell’amministrazione. Solo così si potrà sviluppare una forte connessione
tra organizzazione e formazione e solo l’esistenza di tale pre-condizione consentirà
di fare della formazione un’attivita di sistema.
Il primo capitolo prosegue con una disamina di esperienze di monitoraggio di
eccellenza, soprattutto in riferimento al caso italiano. Anche se l’analisi fatta non ha
la pretesa di essere esauriente, essa rappresenta comunque il terreno da cui ha
preso le mosse il lavoro fatto nell’ambito del progetto MarchE-Learning. Basti citare
un’esperienza tra tutte quelle prese in esame: il monitoraggio effettuato sulla
formazione dei neoassunti 2008 nel mondo della scuola.
Il secondo capitolo presenta i tratti salienti del progetto MarchE-Learning,
introducendo qualche dato in grado di restituire le dimensioni e le caratteristiche
dell’esperienza, qui brevemente ricordate: il progetto ha coinvolto nel complesso la
Regione Marche, 37 Comuni, 5 Comunita Montane e 4 Province della regione; il
partenariato ha visto il coinvolgimento di tutti gli Atenei marchigiani; il progetto ha
complessivamente erogato 4 corsi, articolati a loro volta in 16 edizioni diverse; le
ore di formazione erogate sono state 9960, gli iscritti ai corsi 465, i corsisti formati
169. Il capitolo intende presentare gli obiettivi progettuali, la cronologia con cui le
attività si sono svolte e le principali milestones raggiunte/realizzate
nell’implementazione del progetto. Esso prosegue con l’illustrazione dell’impianto
del processo di monitoraggio, distinguendo l’attività in una fase di analisi preventiva
(ex-ante), la cui finalità consisteva nell’individuazione del fabbisogno formativo
degli Enti destinatari dell’attività di formazione, una fase di analisi in itinere,
finalizzata al controllo di aspetti qualitativi e quantitativi della formazione in e-learning
e in presenza e, infine, una fase di analisi e valutazione ex-post, volta
all’individuazione degli aspetti qualificanti dei percorsi formativi realizzati e degli
eventuali aspetti problematici riscontrati durante la realizzazione del percorso. In
particolare, la strategia di monitoraggio viene illustrata a partire dal Piano di
monitoraggio, sulla cui base l’intero processo e stato realizzato. Infine, ciascuno
degli strumenti utilizzati per la raccolta dei dati e delle informazioni (questionario
preliminare, questionario ex-post, focus group, questionario di customer
satisfaction, etc.) viene presentato nel dettaglio, costituendo un repertorio di
riferimento per altre iniziative similari.
Il terzo capitolo introduce i risultati del monitoraggio distinguendo tra i risultati
dell’analisi quantitativa, desunti prevalentemente dello strumento di monitoraggio
della piattaforma attraverso cui la formazione in e-learning e stata erogata, e
dell’analisi qualitativa, le cui rilevazioni si sono prevalentemente avvalse delle
risposte date dai partecipanti attraverso i questionari sottoposti loro ed il focus
group finale, che ha consentito di interpretare più chiaramente alcune risposte date
dai corsisti.
Sia l’analisi qualitativa, sia l’analisi quantitativa hanno consentito di mettere a fuoco
problematiche e punti di forza del processo di formazione e di formulare
orientamenti e suggerimenti la cui applicazione può rivelarsi utile in altri contesti
organizzativi e progettuali.
Il quarto capitolo si focalizza sull’esposizione del modello operativo di monitoraggio
e valutazione sperimentato in MarchE-Learning, specificando come esso sia riferito
in particolare alla dimensione della Pubblica Amministrazione Locale. Allo stesso
tempo si chiarisce come il modello, per la sua flessibilità, possa essere utilizzato
anche in riferimento ad altri contesti progettuali ed organizzativi. I tool testati e
sperimentati in MarchE-Learning, si sono infatti dimostrati un valido supporto alla
costruzione del sistema di dati che ha consentito di desumere i risultati
dell’esperienza e di trarre alcune linee guida ed orientamenti sulla cui base evitare
e/o risolvere preventivamente problematicità ricorrenti ed evidenziare aspetti di
eccellenza da replicare nella costruzione di altre iniziative, in contesti organizzativi
diversi. In particolare, tra le lezioni apprese sono da menzionare le seguenti:
• la collaborazione tra i gestori della piattaforma informatica, l’Ente
proponente, i partner che hanno svolto l’attività di docenza e tutoraggio e gli
autori del monitoraggio ha consentito di ricostruire dati e valutare aspetti
della formazione ri-utilizzabili in altri e similari progetti di formazione.
- L’importanza di animare le attività di formazione e stimolare la
collaborazione tra i corsisti, consentendo loro di sviluppare maggiormente le
strategie di lavoro collaborativo e di problem-solving su casi concreti.
- La necessità di strutturare un chiaro piano di lavoro per il monitoraggio,
stabilendo obiettivi, ruoli, responsabilità ed una chiara tempistica.
- La necessità di chiarire ruoli e compiti nell’ambito del partenariato, fissandoli
chiaramente all’interno delle specifiche contrattuali relative all’attuazione
delle attività di formazione.
Occorre che la didattica sappia accompagnare, supportare ed assistere i
corsisti nel processo di apprendimento; e fondamentale che siano attribuiti
chiaramente ruoli e responsabilità tra le diverse figure docenti e non (tutor
d’aula virtuale, tutor d’aula tradizionale, personale tecnico, etc.). La
comunicazione tra docenti, tra docenti e corsisti, tra docenti e tutor, tra
tutor e tra tutor e corsisti deve essere il più intensa possibile, sia nell’ambito
della piattaforma sia nelle attività di formazione in aula tradizionale, se il
modello formativo prescelto e blended. Offrire un supporto adeguato e
fondamentale per la buona riuscita della formazione.
- La facilità di accesso alla piattaforma e essenziale per la buona riuscita della
formazione; essa deve consentire al gruppo in formazione di partecipare alle
attività e di contribuire alla costruzione del dialogo pedagogico.
- Il coinvolgimento dei livelli dirigenziali nel processo di formazione e
essenziale per l’introduzione dell’innovazione nelle organizzazioni
destinatarie. In ogni caso, perchè tali processi di innovazione vengano
innestati all’interno delle organizzazioni, occorre certamente far leva
sull’adeguamento e rafforzamento delle competenze del personale. Perchè
non siano disperse le risorse (umane, finanziarie, strumentali), occorre
programmare l’innovazione e la qualità nell’ambito di piani o programmi di
formazione.
Il modello proposto nell’ambito di MarchE-Learning ha cercato di proporre una
soluzione organizzativa e programmatoria attraverso la creazione di figure
specifiche denominate “Referenti della formazione” che, formati nella prima fase
del progetto a cogliere e segnalare il fabbisogno formativo degli enti di
appartenenza, dovevano essere attivate per la successiva fase di implementazione
dei corsi di formazione. A testimonianza che l’introduzione di innovazioni di
processo non e sempre facile, occorre evidenziare che queste figure non sono state
successivamente attivate e che, in molti casi, sono stati gli stessi dirigenti o
responsabili a indicare i partecipanti a ciascun corso per l’Ente di appartenenza.
Proprio l’esperienza del progetto attesta che innovare non e facile, pur nei casi in
cui sembrerebbero essere state poste tutte le condizioni necessarie al
cambiamento.
Il quinto capitolo riepiloga gli aspetti salienti del lavoro, evidenziando quanto sia
importante rendere i processi di formazione del personale un’attività di sistema, in
linea con la normativa in materia. Sempre più frequentemente vengono promosse
iniziative per sviluppare nella P.A. la consapevolezza dei benefici derivanti dai
processi di assicurazione della qualità e per introdurre o rafforzare l’uso di metodi e
strumenti che aiutino a implementare sistemi di gestione della qualità. Quest’ultimo
capitolo propone una riflessione su cosa si intenda per attività di sistema, ovvero un
processo strutturale permanente in cui la qualità dipende dalla possibilità di
produrre risultati coerenti con gli obiettivi previsti. Esso evidenzia inoltre come
un’attività di sistema sia strettamente connessa alla qualità del processo
programmatorio e del processo attuativo, asserendo che la formazione diverrà di
qualità solo se riuscirà a superare lo stadio dell’episodicità. All’episodicità della
formazione si associa spesso l’episodicità dell’indagine volta ad identificare il
fabbisogno formativo e, alla fine del processo, della valutazione di impatto. Ciò
rende evidente una criticità: il cambiamento prodotto dalla formazione
sull’organizzazione e sulla qualità dei servizi erogati all’esterno non sempre viene
misurato, con il risultato che il ciclo strategico della formazione non si chiude mai.
L’organizzazione che non verifica i propri risultati e non si valuta e un’organizzazione
che non apprende. L’organizzazione che apprende e quella che cerca di creare e
utilizzare nuove competenze e conoscenze a tutti i livelli della propria struttura e
che cerca di modificare le proprie prestazioni in forza di quanto acquisito, al fine di
migliorare la qualità del servizio prestato
Biomonitoraggio ambientale dei parchi e delle riserve naturali delle Marche mediante l'utilizzo dell'Ape domestica (Apis mellifera L.)
Gli inquinanti presenti nell’ambiente possono essere valutati con metodologie strumentali e biologiche, quest’ultime tramite l’impiego dei bioindicatori. Tra questi, l’ape domestica (Apis mellifera L.) riveste un ruolo primario e viene impiegata in Italia da più di venti anni in attività di monitoraggio della qualità ambientale dell’aria. La presente ricerca ha indagato, tramite l’utilizzo dell’ape domestica, la qualità ambientale dell’aria, per la presenza di agrofarmaci e metalli pesanti quali piombo, nichel, cadmio e cromo, in 10 comprensori all’interno dei parchi e delle riserve naturali della Regione Marche. L’indagine, realizzata negli anni 2008, 2009 e 2010, ha utilizzato 11 stazioni di biomonitoraggio, ciascuna composta da due alveari e due gabbie underbasket per la raccolta delle api morte. La presenza dei presidi fitosanitari è stata indagata sulla base della mortalità settimanale delle api e conseguenti analisi dei cadaveri, mentre, quella dei metalli pesanti, tramite l’analisi di campioni mensili di miele e di api bottinatrici. L’attività di ricerca non ha rilevato eventi di mortalità di api causati da agrofarmaci mentre l’analisi dei metalli pesanti ha evidenziato 6 casi di valori medi stagionali e 75 di valori mensili elevati, al di sopra della concentrazione media di rifermento. In conclusione, le indagini hanno messo in luce una buona qualità ambientale dei siti con la presenza, però di alcuni contesti di inquinamento potenzialmente critici e una situazione di particolare interesse dovuta alla presenza in tutte le aree protette, nel mese di ottobre degli anni 2008 e 2009, di elevati valori di cromo. Entrambi le situazioni sono meritevoli di ulteriori analisi di approfondimento. La ricerca ha fornito altresì un set di dati che costituisce un primo riferimento storico per future indagini
Studio dell'interazione trave-solaio in situazione sismica
In questo lavoro si affronta il problema dell’influenza esercitata dalla presenza del solaio sul comportamento delle travi e la sua evoluzione in fase post-elastica, con particolare riferimento alla variazione della rigidezza che si determina nelle travi secondarie a seguito del contributo offerto dagli elementi contigui costituenti le strutture di impalcato.
L’analisi, svolta con l’ausilio del codice di calcolo Ansys, è condotta in due fasi: la prima in campo elastico lineare e la seconda in campo non lineare. Per tenere adeguatamente conto del comportamento post-elastico della struttura sono utilizzati elementi finiti di tipo solid per il calcestruzzo e di tipo beam per le barre di armatura.
Una volta predisposti il modello per l’analisi lineare e quello per l’analisi non lineare si svolge una sperimentazione numerica su una famiglia di impalcati, appartenenti ad un edificio a struttura intelaiata in c.a., costituiti da quattro campi di solaio in latero-cemento. L’azione del sisma è simulata con rotazioni equipollenti applicate ai nove nodi rigidi. L’analisi elastica lineare è condotta su sei tipologie di impalcati, tre con travi emergenti e tre con travi a spessore, ed è estesa ai corrispondenti grigliati di travi nude per un confronto tra le due tipologie di modello. Per l’analisi non lineare si esamina una sola morfologia di impalcato. Entrambe le analisi evidenziano come l’interazione trave-solaio abbia un’incidenza spesso significativa sulla rigidezza delle travi con conseguente condizionamento della risposta inelastica della struttura.
Con i risultati dell’analisi parametrica sono infine messe a punto formule empiriche con cui interpretare il comportamento di questa tipologia strutturale e valutare le principali grandezze in gioco tenendo conto della interazione trave-solaio
La Nad chinasi, enzima chiave della biosintesi del Nad(P)+ in mycobacterium tubercolosis, quale target per la progettazione razionale di nuovi inibitori ad attività antibiotica
Gli enzimi coinvolti nel metabolismo del NAD(P) rappresentano interessanti target per la ricerca di farmaci antitubercolari.
La fosforilazione diretta del NAD da parte della NAD chinasi è l’unica via ad oggi conosciuta per la produzione di NADP in cellule sia procariotiche che eucariotiche. La validità di questo enzima come target farmacologico è basata sulla sua essenzialità nella vitalità di Mycobacterium tuberculosis, e sulle differenti caratteristiche fra gli enzimi batterico e umano.
Allo scopo di trovare un inibitore selettivo per la NAD chinasi di M. tuberculosis, sono state eseguite analisi strutturali di quest’enzima, per il design di analoghi modificati del NAD e del poli(P).
Gli analoghi dinucleoside disolfuro del NAD sono risultati inibitori innovativi selettivi per il sito attivo delle NAD chinasi. Gli analoghi dei dinucleotidi polifosfato invece, e del poli(P), hanno mostrato una debole selettività per la mtNADK in quanto, mentre l’enzima umano è strettamente ATP-dipendente, quello micobatterico è in grado di utilizzare anche il poli(P) come donatore di fosfato. Le differenze esistenti nel comportamento catalitico e nella specificità di substrato fra i due enzimi saranno sfruttate per l’identificazione di farmaci antitubercolari innovativi.
Anche gli inibitori dell’enzima umano sono interessanti in quanto possono essere usati per ridurre l’apporto di NADPH esogeno durante stress ossidativo e in cellule tumorali. Recentemente, è stato proposto che le specie reattive all’ossigeno (ROS) derivanti dalla NADPH ossidasi svolgono un ruolo importante nell’angiogenesi fisiologica e patologica, rendendo quest’enzima un eccellente target per la terapia anticancro. La soppressione della NADPH ossidasi tramite l’inibizione della NAD chinasi potrebbe quindi mostrare effetti antitumorali.
Infine è stata indagata l’esistenza di un altro gene umano codificante per una NAD chinasi. La proteina C5orf33, una putativa NAD chinasi, è stata clonata ed espressa in Escherichia coli e parzialmente purificata per indagarne l’attività chinasica
Appropriatezza degli accessi al pronto soccorso. Analisi delle disuguaglianze nell'accesso ai servizi
OBIETTIVI
Lo scopo dello studio è quello di analizzare l’appropriatezza di utilizzo del Pronto Soccorso (PS) e
di descrivere i fattori socio-demografici, clinici, di salute percepita, organizzativi e confrontare gli
accessi di italiani e immigrati.
METODI
È stato arruolato un campione di pazienti adulti di età (>=14 anni) che in giornate campione nel
periodo anno 2010 si è presentato presso il PS del DEA Azienda Ospedaliera Universitaria
“Ospedali Riuniti” di Ancona. L’osservazione è stata condotta dalle 8 alle 20 in giorni sia feriali che
festivi. L’appropriatezza di ricorso è stata attribuita sulla base del codice urgenza, della causa e
dell’esito di accertamento in PS.
Sono stati esclusi i pazienti che accedono al PS con percorso veloce (fast track) e quelli con stato
di salute critico. Ad ogni paziente, previo consenso, è stata somministrata un'intervista .
RISULTATI
I questionari somministrati sono stati 519, al 91,1% dei soggetti è stato attribuito un codice non
urgente e al restante 8,9% urgente.
Le caratteristiche che si associano in maniera significativa al gruppo di accessi inappropriati sono
la giovane età (fascia di età dai 35 ai 45 anni 41% p<0.01), il sesso maschile (50,1%p <0,04), il
titolo di studio medio superiore (64% p<0,001), la modalità di accesso (decisione autonoma 51,1%
p<0,00), gli impegni di lavoro (50,3%, p<0,000). Sono inoltre risultate significative le variabili
organizzative: giorno della settimana, ambulatorio medico chiuso, difficoltà appuntamento, liste
attesa lunghe, la maggiore fiducia negli operatori e di attrezzature del PS.
Il ricorso ai servizi di emergenza è più frequente per gli stranieri di nazionalità (marocchina,
albanese, tunisina, rumena), Major Diagnostic Category apparato respiratorio, digerente,
osteomuscolare, incidenti sul lavoro e stradali e vi è una maggiore prevalenza dei codici bianchi
(16,8% rispetto a 9,2%) ricollegabile a situazioni di disinformazione. Si presentano
prevalentemente nei fine settimana e negli orari serali, ovvero in quei giorni in cui non sono
vincolati dagli orari intensi di lavoro e in cui non vi sono servizi sanitari aperti.
CONCLUSIONI
I risultati evidenziano come il ricorso inappropriato al PS sia a carico di pazienti giovani, attivi sul
piano lavorativo, in cerca di soluzioni rapide e fornite da personale specializzato e che gli
immigrati accedono al PS con modalità meno appropriate. Risulterà determinante il potenziamento
delle cure primarie h 24 e con la disponibilità di strumenti diagnostici
Bioengineering shape, structure and function in primary and stem cell derived cardiomyocytes: in vitro and in-silico models of exitations contraction coupling
L'industria farmaceutica sta attraversando una giuntura sfavorevole: lo sviluppo di nuove
sostanze è diventato un processo estremamente costoso (>500M$/sostanza che
finalmente raggiunge la fase dei trial clinici) e caratterizzato da una efficienza molto bassa
(solo ~5/5000 sostanze inizialmente sintetizzate raggiunge la fase finale) che
difficilmente potrà essere sostenuto ancora a lungo. Il ritorno su questo enorme
investimento, infatti, è minacciato dalla possibilità che effetti tossici diretti o indiretti -
dovuti per esempio a non comuni genetiche dei pazienti - possano non essere identificati
durante i trial clinici a causa della limitata popolazione su cui la sostanza chimica è testata.
Recentemente, un nuovo paradigma è stato proposto, noto come "Fail Fast, Fail Cheap"
(FFFC - fallire presto, fallire in maniera economica): questo si traduce nella pratica di
ingegnerizzare migliori modelli predittivi per gli esponenzialmente più economici stadi di
sviluppo che precedono i trial clinici, in modo da scoprire effetti tossici in queste fasi e in
definitiva massimizzare le probabilità per le ~5 sostanze approvate per trial clinici, di
essere veramente non tossiche. In questa tesi di dottorato l'autore ha esplorato due
nuove strategie per FFFX: i) un approccio teoretico/computazionale per descrivere -
tramite equazioni differenziali ordinarie e modelli di markov nascosti - la biofisica dei
sistemi biologici di interesse (in-silico) e ottenere predizioni sui possibili effetti tossici e
sull'efficacia di una potenziale droga e ii) un approccio sperimentale basato sull'uso di
cellule derivate da fonti primarie o cellule staminali (in-vitro) nonché nuove tecniche
nella scienza dei biomateriali, come microcontantact printing e planar patch clamping. Il
lavoro è focalizzato sull'uso di cellule cardiache (cardiomiociti) in quanto la tossicità
(diretta o indiretta) a livello cardiaco è stata introdotta - dagli organi istituzionali deputati
all'approvazione di nuovi farmaci in tutto il mondo - come una delle più importanti
metriche per l'approvazione di nuovi farmaci
Deterioramento cognitivo in pazienti con sclerosi laterale amiotrofica: eterogeneità del pattern neuropsicologico
Iperglicemia e memoria metabolica: GLP-1 e i suoi analoghi
E’ ormai pienamente compreso che il diabete mellito di tipo 2
(T2DM) sia un complesso disordine metabolico caratterizzato dal
deterioramento progressivo e continuo della funzionalità della cellula
beta, e dalla disfunzione endoteliale indotta dall’iperglicemia. Nei
pazienti diabetici, le oscillazioni glicemiche durante le fasi di digiuno
e post-prandiali non sono controllate in maniera ottimale, e ciò sembra
essere la conseguenza di un difetto della cellula beta di adattarsi alle
esigenze di insulina sistemica. L’eccessiva fluttuazione di glucosio
post-prandiale porta ad un aumento significativo di stress ossidativo, il
quale è noto essere un fattore importante nella patogenesi delle
complicazioni diabetiche. Una delle più promettenti terapie usate nel
trattamento del T2DM è quella incretino-mimetica per la sua
peculiarità anti-iperglicemica consistente nell’aumentare la secrezione
di insulina in seguito all’assunzione di nutrienti. Il Liraglutide è
attualmente usato nel trattamento del T2DM ed è un analogo del GLP-
1, un ormone incretinico derivato dal glucagone che migliora la
disfunzione endoteliale. Diversi studi confermano gli effetti benefici
del Liraglutide, uno dei quali riguarda la riduzione dei livelli di
HbA1c dopo il trattamento. In questo lavoro ipotizziamo
l’implicazione del Liraglutide nella prevenzione dell’insorgenza della
memoria metabolica e dei fattori di stress generati dall’iperglicemia
cronica e oscillante. I nostri dati mostrano che in cellule HUVEC
esposte per un periodo prolungato ad alto glucosio cronico e oscillante
si induce la memoria metabolica anche dopo la normalizzazione dei livelli di glucosio, mostrando un’alta espressione dei marcatori di
stress ossidativo e delle proteine coinvolte nell’apoptosi. Dosi
crescenti di Liraglutide, mostrano una down-regolazione delle
proteine coinvolte nel processo apoptotico e innescate da p53, quali
PUMA, PTEN, p21, TIGAR, e l’inibitore di p53 MDM2. Il
meccanismo attraverso cui il Liraglutide previene l’attivazione del
pathway di p53 potrebbe essere mediato dalla via di PTEN. I dati
mostrano un coinvolgimento indiretto di PTEN con Liraglutide, il
quale ripristina il potenziale antiossidante all’interno della cellula.
Liraglutide attiva AKT che fosforila mdm2, inibendo p53.
Probabilmente il Liraglutide agisce nella riduzione del danno, e nell’
attivazione di ATM, riducendo l’iperglicemia correlata all’ossidazione
come risultato di un’alta attivazione di AKT indotta dal farmaco. In
conclusione, il Liraglutide potrebbe attenuare l’insorgenza della
memoria metabolica in vitro, suggerendo che l’attivazione del
pathway di AKT potrebbe supportare l’ipotesi dell’effetto
antiossidante del Liraglutide
Ecology of early life stages of small pelagic fishes Engraulis Encrasicolus and Sardina pilchardus in the Adriatic Sea
I piccoli pesci pelagici, in particolare acciughe e sardine, sono specie molto importanti in Adriatico
sia dal punto di vista ecologico che socio-economico.
La variabilità annuale degli stocks di queste due specie è dovuta non solo ad un’intensa attività di
pesca, ma è anche fortemente condizionata da fattori ambientali che ne determinano il successo del
reclutamento e la sopravvivenza dei primi stadi vitali.
La mia tesi di dottorato è finalizzata a studiare alcuni aspetti ecologici dei primi stadi di sviluppo di
acciughe e sardine durante i principali periodi di reclutamento e ad analizzare come i fattori
ambientali presenti in Adriatico possano contribuire, sia a scala locale che stagionale, a determinare
la loro abbondanza e distribuzione spaziale in due aree di nursery situate al largo del delta del Po e
nel Golfo di Manfredonia.
Entrambe le specie fanno fronte ai cambiamenti ambientali adottando differenti strategie
riproduttive e alimentari, in modo tale da trarre vantaggio dalle risorse disponibili e da rendere
possibile la loro coesistenza in un bacino relativamente ristretto come quello adriatico.
Tra le variabili ambientali, la temperatura è una delle più importanti in quanto influenza la crescita
somatica come anche la formazione degli otoliti, modificando i tassi di deposizione del carbonato di
calcio, numero e ampiezza degli incrementi. Inoltre, può influenzare fortemente anche il periodo e
la durata degli stadi di sviluppo ontogenetico (es. metamorfosi).
Infine, specifiche forzanti fisiche del bacino adriatico, come circolazione, vortici e fronti, giocano
un ruolo chiave nel trasporto di uova e larve delle due specie dalle aree di deposizione a quelle di
nursery, creando le condizioni per un incremento nella produzione primaria locale e,
conseguentemente, una maggiore disponibilità di cibo.
Una sincronizzazione tra processi fisici (es. dinamica delle masse d’acqua) e processi biologici (es.
disponibilità di cibo, bassa predazione e comportamento riproduttivo degli adulti) è, perciò,
necessaria per aumentare la probabilità di sopravvivenza dei primi stadi di vita delle due specie. e
limitarne la dispersione
Relationship between carbon allocation patterns and evolutionary trajectories in marine phytoplankton
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ABSTRACT Negli oceani attuali, il fitoplancton è principalmente dominato dalle microalghe della linea rossa, con clorofilla a e c, mentre le microalghe della linea verde, con clorofilla a e b, contribuiscono solo in misura minore. Tuttavia, la composizione specifica del fitoplancton è cambiata nel corso dei tempi geologici e le microalghe della linea verde dominavano gli oceani dell’Era Paleozoica, mentre, a partire dall’Era Mesozoica, le alghe della linea rossa diventarono dominanti e diedero origine ai gruppi che sono più importanti negli oceani attuali.
Questo cambiamento di dominanza del fitoplancton è stato messo in relazione con la variazione della chimica degli oceani che si è verificata lungo la scala dei tempi geologici. La concentrazione di SO42- negli oceani è aumentata in maniera monotonica dall’Era Paleozoica (~1-10 mmol L-1 SO42-) a oggi (28 mmol L-1 SO42-). Nonostante sia difficile avere informazioni dettagliate sull’abbondanza di NO3- e PO4- negli oceani del passato, ci sono evidenze che anche il rapporto N:P sia cambiato lungo la scala dei tempi geologici, e che gli oceani siano passati dalla limitazione da P a quella da N, dall’Era Paleozoica al presente. Inoltre, il cambiamento dello stato redox degli oceani causato dall’accumulo di O2 rilasciato dalla fotosintesi dal Neo-Proterozoico alla fine del Paleozoico, ha determinato il cambiamento dell’abbondanza di alcuni metalli in tracce, come Fe, Cu, Mn, Mo, Cd e Zn. È stato ipotizzato che la stechiometria elementale media possa essere il link tra il cambiamento della chimica degli oceani e il successo evolutivo delle microalghe della linea rossa. È stato riportato che le microalghe della linea rossa hanno una maggiore richiesta di quegli elementi (S, P, Mn) la cui disponibilità è aumentata quando gli oceani sono diventati più ossidati; il contrario è stato
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osservato per le microalghe della linea verde, che hanno una maggiore richiesta di nutrienti meno abbondanti in condizioni ossidate (N, Fe, Cu, Zn). Questo suggerirebbe che le alghe della linea rossa siano meglio dotate per far fronte alle condizioni chimiche degli oceani ricchi di ossigeno. Dato che gli organismi della stessa linea evolutiva condividono la stechiometria elementale e i percorsi metabolici, dovrebbero rispondere in maniera simile alla variazione di disponibilità di nutrienti, allocando il C nelle stesse categorie di composti. Le modalità di allocazione del C influiscono sulla biologia delle microalghe attraverso l’impatto che il contenuto energetico esercita sulla palatabilità della cellula e mediante l’effetto della densità cellulare complessiva sulle velocità di affondamento. I differenti composti organici in cui viene allocato il C (proteine, lipidi e carboidrati) non sono equivalenti in termini di densità e di richiesta di energia. Dunque, nella scala dei tempi geologici, le modalità di allocazione del C possono aver avuto un ruolo rilevante sulle traiettorie evolutive del fitoplancton. Può essere ipotizzato che, negli oceani ossigenati e permissivi dal punto di vista ecologico che emersero dall’estinzione di massa Permo-Triassica, le alghe della linea rossa si siano avvantaggiate delle modalità di allocazione del C che ne diminuirono la palatabilità e permisero loro un miglior controllo della galleggiabilità. Lo scopo di questa tesi è valutare l’impatto della variazione della disponibilità dei macro- e micro-nutrienti sulle traiettorie evolutive del fitoplancton. Al fine di perseguire questo scopo, ho pianificato quattro esperimenti per investigare il ruolo potenziale dei seguenti fattori:
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Disponibilità di NO3-
Rapporto N:P
Disponibilità di SO42-
Disponibilità di Fe, Cu e Mn
Il primo esperimento è stato condotto su dieci differenti specie di microalghe appartenenti alle linee evolutive verde e rossa (Amphidinium klebsii, Chlorella marina, Cyclotella meneghiniana, Dunaliella parva, Dunaliella salina, Phaeodactylum tricornutum, Skeletonema marinoi, Tetraselmis suecica, Thalassiosira pseudonana, Thalassiosira weissflogii) e su un cianobatterio (Synechococcus sp.), mentre, per gli altri esperimenti è stato selezionato un numero minore di specie. In parziale disaccordo con l’ipotesi, le modalità di allocazione del C e la loro variazione in risposta ai cambiamenti della disponibilità dei nutrienti (NO3-, SO42- e metalli) erano differenti in alghe che condividono le medesime traiettorie evolutive. Anche gli organismi appartenenti allo stesso genere (Dunaliella parva e Dunaliella salina, Thalassiosira pseudonana e Thalassiosira weissflogii) avevano diverse modalità di allocazione del C in risposta a differenti concentrazioni di NO3-. D’altra parte, le modalità di allocazione del C erano fortemente influenzate dalla taglia cellulare. Quando la biomassa è stata caratterizzata in termini di livello di riduzione complessivo, l’ipotesi è stata verificata, dato che le alghe appartenenti alle due linee evolutive erano marcatamente distinte. Le specie della linea rossa mostravano un livello di riduzione più basso in condizioni che mimano gli oceani attuali, mentre il contrario era vero per le alghe della linea verde. Il maggiore livello di riduzione delle alghe negli oceani attuali si può tradurre in un maggiore contenuto energetico e quindi in
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una maggiore palatabilità delle cellule per i pascolatori. Questo può aver avuto un ruolo nel favorire l’ascesa alla dominanza delle alghe della linea rossa. Il tasso di crescita della diatomea Thalassiosira pseudonana è stato saturato a un N:P di 13, mentre il tasso di crescita delle alghe della linea verde Dunaliella salina è stato saturato a un N:P di 76. La diatomea non ha cambiato il tasso di assimilazione del NO3- in funzione del rapporto N:P. L’alga verde, invece, ha mostrato una maggiore sensibilità alla disponibilità di NO3- e ha cambiato in maniera apprezzabile il tasso di assimilazione del NO3- in risposta al rapporto N:P. La composizione organica di T. pseudonana è rimasta inalterata in un intervallo di N:P compreso tra 2.6 e 13; per valori di N:P superiori, la diatomea ha modificato la sua composizione e ha aumentato il costo di produzione della biomassa (entrambi sono rimasti costanti quando il rapporto N:P era tra 38 e 152). Dunaliella salina ha cambiato le modalità di allocazione del C in ogni condizione di coltura e ha diminuito il contenuto energetico delle cellule quando è stata coltivata a maggiori rapporti N:P. Dunque, la diatomea ha speso meno energia per produrre la sua biomassa in condizioni di disponibilità di N che mimavano quelle degli oceani moderni; l’alga verde, invece, ha speso meno energia quando è stata cresciuta in condizioni simili al Paleozoico.
La disponibilità di SO42- ha influenzato i tassi di crescita delle diatomee P. tricornutum e T. pseudonana e dell’alga verde D. salina: quando queste specie sono state coltivate alla concentrazione di 28 mmol L-1 di SO42- (che
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mima quella degli oceani attuali), i loro tassi di crescita erano più alti di quando sono state coltivate a una concentrazione di 3 mmol L-1 di SO42- (che mima quella degli oceani del Paleozoico). I tassi di crescita di T. suecica non sono stati interessati dalla disponibilità di SO42-. Nelle alghe verdi, l’efficienza di uso dell’N non è cambiata in funzione della disponibilità di SO42-, mentre quella delle diatomee era maggiore quando la concentrazione di SO42- era alta (28 mmol L-1). La produttività di C delle alghe verdi era più alta a basso SO42- (3 mmol L-1), ma era più bassa ad alto SO42-. Il contrario era vero per le due diatomee. In P. tricornutum e T. pseudonana, il tasso di sintesi delle proteine normalizzato per unità di RNA era considerevolmente maggiore a 28 mmol L-1 di SO42- piuttosto che a 3 mmol L-1 di SO42-. Questo non era vero per le alghe verdi, per le quali non è stato notato nessun cambiamento significativo di questo parametro in funzione delle concentrazioni di SO42-. Le due alghe verdi e le due diatomee usate nei precedenti esperimenti sono state coltivate anche in presenza di differenti concentrazioni di Fe, Cu e Mn. Secondo l’ipotesi che suggerisce che le alghe della linea rossa hanno una maggiore abilità a crescere in ambienti più ossidati, un aumento della disponibilità di Cu e una diminuzione della disponibilità di Fe e Mn dovrebbero favorire queste alghe su quelle della linea verde. I nostri risultati non sembrano confermare pienamente questa ipotesi, dato che le risposte in termini di crescita delle quattro specie alla disponibilità di questi metalli non sono coerentemente correlate alla linea evolutiva. Infatti, la maggior disponibilità di Cu ha stimolato la crescita di P. tricornutum e delle due alghe verdi, ma non di T. pseudonana; la maggior disponibilità di Fe non ha avuto effetto sulle diatomee, ma ha stimolato la crescita di D. salina; il Mn ha stimolato la crescita delle diatomee, ma non quella di D. salina e T. suecica.
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In conclusione, gli esperimenti riassunti sopra mostrano che:
La diminuzione della disponibilità di NO3- nel corso della storia della terra può aver favorito le alghe della linea rossa
Il declino del rapporto N:P osservato attraverso il Mesozoico può aver avuto un impatto positivo sull’ascesa alla dominanza delle alghe della linea rossa
I cambiamenti secolari dell’abbondanza di SO42- sono compatibili con un ruolo di questo nutriente nell’aver facilitato la predominanza della linea rossa negli oceani moderni
Il cambiamento dello stato redox per se non ha avuto un impatto sull’evoluzione del fitoplancton