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LA STRUTTURA FINANZIARIA DELLE PICCOLE IMPRESE: SCELTA O VINCOLO? UN’INDAGINE TERRITORIALE
Applicazioni avanzate di osmosi ed ultrafiltrazione per il trattamento di matrici complesse
La ricerca è rivolta al trattamento di matrici liquide complesse a sostegno del riutilizzo, della qualità idrica e del recupero energetico, attraverso applicazioni avanzate di trattamento a membrana.
Le strategie per raggiungere tali obiettivi coincidono con l’adozione di sistemi di trattamento integrati e rivolti alla minimizzazione del rifiuto liquido in accordo con il concetto dello scarico liquido zero.
Il processo applicativo è dedicato al trattamento del percolato di discarica, dei reflui industriali, dei surnatanti anaerobici e al trattamento acque reflue urbane. Le tecnologie utilizzate sono state l’osmosi inversa (RO), l’osmosi diretta (FO) e l’ultrafiltrazione (UF). Rispetto ai trattamenti convenzionali la filtrazione a membrana consente di ottenere un’ottima qualità dell’effluente ma è caratterizzata da aspetti limitanti quali lo sporcamento e i costi operativi. La mitigazione del fouling viene affrontata definendo i parametri operativi ottimali di processo e con l’adozione di sistemi di filtrazione multistadio.
In ambito ingegneristico, l’applicabilità del trattamento è affiancata dall’analisi di fattibilità tecnico-economica mediante il Valore Attuale Netto (VAN) che ha permesso di valutare il costo di trattamento per i percolati di 3.27 €/m3. In tale ambito la filtrazione RO risulta conveniente per recuperi di acqua superiori al 90%. Questo risultato è stato confermato dalle prove sperimentali ed il permeato è risultato conforme ai limiti allo scarico per corpi idrici superficiali. Per la stessa matrice è stata studiata l’applicazione dell’FO, processo meno energivoro che ha permesso di ottenere un recupero del 70% in configurazione FO-RO, con una draw solution NaCl. Sono stati definiti i flussi diretti di macroinquinanti e il flusso inverso di sale attraverso la membrana FO.
Lo studio del processo UF in configurazione AnMBR ha permesso di identificare le condizioni idrodinamiche sostenibili (SGDm) per il raggiungimento del bilancio energetico neutrale
Machine vision and IoT applications in intelligent retail environments
Il settore retail negli ultimi anni ha visto crescere sempre di più la necessità di acquisire informazioni sul comportamento dei clienti e come si muovono all’interno degli store. Queste informazioni consentono di ottimizzare il layout del punto vendita, migliorare l'offerta, innovare prodotti e massimizzare i profitti monitorando in realtime i comportamenti e le scelte dei clienti. Il punto vendita non è più ormai l'unico luogo dove avviene l'acquisto e per questo motivo deve essere in grado di allinearsi velocemente con l'esigenze dei clienti, trasformando gli spazi e l'esperienza di acquisto. Grazie all’utilizzo di soluzioni IoT basate sulla visione artificiale, sistemi di tracking indoor e sensori distribuiti per il monitoraggio ambientale è possibile raggiungere questo obiettivo. L’attività di ricerca ha avuto pertanto come focus principale lo studio ed il test di soluzioni basate sull’utilizzo di camere RGBD, sistemi UWB di tracking indoor e lo studio di reti distribuite di sensori capacitivi posizionati all’interno di pavimenti per il monitoraggio degli spostamenti. La validità dei sistemi di misura utilizzati e degli applicativi software implementati hanno permesso di realizzare un sistema completo di monitoraggio del punto vendita che, grazie all'uso di protocolli IoT di comunicazione, consente di sapere in tempo reale: quante persone entrano, come si muovano, come interagiscono, cosa comprano e quanto tempo impiegano a svolgere ciascuna delle precedenti azioni. Il percorso di ricerca è stato condotto in collaborazione con l’azienda Grottini Lab. Grazie a questa sinergia sono state effettuate numerose installazioni in ambienti di retail reali che hanno consentito di testare la validità delle soluzioni tecnologiche sviluppate ed allo stesso tempo di raccogliere numerosi dati utili all’analisi del comportamento di singoli e gruppi di individui negli ambienti retail
Contributions to the analysis of unstable slopes
Paratie di pali passivi sono state adottate con successo nel passato sia come intervento stabilizzante di fenomeni franosi attivi sia al fine di prevenire future instabilità, tanto da essere oggi una tecnica ampiamente accettata nella pratica ingegneristica.
Mentre i pali passivi sono generalmente impiegati con lo scopo di ridurre l’entità degli spostamenti del terreno, i criteri di progetto più comunemente utilizzati fanno riferimento alle sole condizioni limite del sistema palo-terreno, non considerando affatto fenomeni di interazione e per questo non risultando adeguati alla valutazione dell’effettivo campo di spostamenti sia dell’opera che del suolo adiacente.
Lo scopo della presente ricerca è quello di introdurre una metodologia di calcolo basata sugli spostamenti finalizzata all’analisi ed al progetto di pali passivi rigidi installati in diverse tipologie di terreno. In particolare, il metodo analizza il caso di un palo rigido immorsato in un terreno alla Winkler, sia libero che vincolato in testa. In particolare, il modello di terreno utilizzato permette l’implementazione di diverse stratigrafie di terreno e di considerarne lo spostamento come input di calcolo al fine di stimare la relativa deformazione del palo e le sollecitazioni di taglio e momento agenti sull’asta, in funzione dello spostamento raggiunto dal terreno. Un codice di calcolo scritto in linguaggio FORTRAN è stato sviluppato al fine di svolgere il calcolo numerico.
Il metodo proposto risulta implementabile all’interno dei tradizionali metodi all’equilibrio limite o più in generale all’interno di metodi disaccoppiati. Sono inoltre state sviluppate delle carte di progetto adimensionali per alcune semplici stratigrafie di terreno, nelle quali lo sforzo di taglio sulla superficie di scorrimento offerto dal palo è diagrammato, rispetto alla posizione della superficie stessa, rispetto al massimo momento flettente agente su di esso ed ai relativi spostamenti del suolo e della testa del palo
Osteoclast-specific Tsc2 deletion in mice increases bone mass: a model for the study of sclerotic bone lesions in Tuberous Sclerosis
La maggior parte dei pazienti affetti da Sclerosi Tuberosa mostra lesioni ossee di tipo sclerotico, la cui patogenesi e’ sconosciuta. Le lesioni sclerotiche potrebbero rappresentare un eccessivo e focale accumulo di osso. Lo scheletro e’ continuamente rimodellato dall’azione di osteoblasti, le cellule che producono tessuto osseo e osteoclasti (OC), che lo degradano. Evidenze dimostrano che la perdita dei geni Tsc1 o Tsc2 negli osteoblasti ha effetto negativo nella maturazione dello scheletro, ma la funzione del complesso TSC1-TSC2 negli OC non e’ noto.
Per identificare il ruolo della proteina TSC2 negli osteoclasti abbiamo incrociato un topo CtskCRE, in cui Cre e’ espresso negli osteoclasti con un topo Tsc2fl/fl per generare un topo CtskCre; Tsc2fl/fl ora in avanti chiamato Tsc2ΔOC. I topi Tsc2ΔOC maschi presentano un incremento di 3 volte della quantita’ di osso trabecolare a 9 mesi di eta’ (p< 0.01), cosi’ come dello spessore della corticale ossea (1.5 volte, p<0.05). Caratteristiche simili sono state osservate a 3 mesi di eta’. Come pronosticato, gli OC derivati da topi Tsc2ΔOC hanno il segnale di mTORC1 aumentato ma presentano una normale maturazione ed una normale attivita’ secretoria in vitro. Per studiare la funzione degli osteoclasti in vivo, abbiamo misurato i livelli sierici di CTX1, un marker della loro attivita’ trovandolo normale sia nei topi maschi che femmine a 3 mesi di eta’, normale nelle femmine a 9 mesi di eta’ ed aumentato nei maschi a 9 mesi di eta’. La concentrazione sierica di P1NP, un marker di attivita’ degli osteoblasti e’ stata trovata elevata in tutti i gruppi considerati. Gli OC aumentano l’attivita’ degli osteoblasti mediante la secrezione di clastochine, un meccanismo chiamato coupling. L’ mRNA di CTHRC1 (una clastochina) e’ aumentato di 11 volte (p<0.001) nei femori di topi Tsc2ΔOC a 3mesi, ed e’ aumentato anche a 9. Il nostro modello suggerisce che la perdita di TSC2 negli OC stimola gli osteoblasti a produrre osso tramite mTORC1
Automatic analysis of electrocardiographic repolarization: innovative approaches in the time and frequency domains
La morte cardiaca improvvisa (SCD) rappresenta la causa principale di morte nei paesi industrializzati. Conseguentemente, a scopo preventivo, sono stati proposti numerosi indici, basati sull'onda T elettrocardiografica,cioè la ripolarizzazione cardiaca, tra i quali i più usati sono l'intervallo QT e la T-wave alternans. Tuttavia, nessuno di questi indici è stato in grado di fornire sensibilità e specificità sufficienti a giustificare terapie preventive. E' stato inoltre osservato che cambiamenti nella morfologia della ripolarizzazione si riflettono in variazioni del contenuto in frequenza delle onde T. Quindi gli obiettivi di questa tesi sono: (i) proporre indici basati sul contenuto in frequenza delle onde T e (ii) migliorare l'affidabilità dell'intervallo QT tramite una nuova procedura per l'identificazione della fine delle onde T (Toff).
(i) E' stata valutata la capacità di quattro nuovi indici, AUNE2-5, AUNE10-35, TCE10 e f99, sia nell'individuare la patologia sia come indici di rischio. L'indice f99 è risultato il più promettente: infatti, oltre a discriminare pazienti con patologie analogamente agli altri indici proposti, è anche utilizzabile come indice di rischio cardiovascolare.
(ii) L'onda T dominante (DTW), cioè un'onda globale di ripolarizzazione, è stata utilizzata per identificare i Toff tramite due algoritmi presenti in letteratura. La DTW è stata prima calcolata su tutte e 15 le derivazioni elettrocardiografiche, quindi su gruppi di derivazioni linearmente indipendenti per verificare se i risultati possano essere influenzati da ridondanza. L'identificazione dei Toff è risultata equivalente tra i due metodi quando la DTW è ottenuta usando le 15 derivazioni; Inoltre è stato verificato che non dipende dal numero di derivazioni usate per il calcolo della DTW, quando questo è superiore a 8.
In conclusione l'indice f99 e l'uso della DTW per migliorare l'affidabilità dell'intervallo QT sono un passo in avanti nell'analisi della ripolarizzazione cardiaca
Algoritmi meta-euristici per l'ottimizzazione dei sistemi di trasporto a chiamata
Scopo di questa tesi di dottorato è l’ottimizzazione dei sistemi di trasporto a chiamata in cui, ogni cliente, specifica un luogo di partenza (A) e uno di arrivo (B) con le rispettive finestre temporali. Si deve pertanto trovare un insieme di rotte, a costo minimo, ciascuna assegnata a un veicolo, per soddisfare le richieste sotto vincoli temporali, di precedenza ed accoppiamento: A precede B ed entrambi appartengono alla stessa rotta.
Il problema è stato studiato come Pickup and Delivery Problem with Time Windows (PDPTW) e come Dial-a-Ride Problem (DARP).
Dopo una ricerca bibliografica sugli aspetti modellistici e metodologici, si è esaminata una formulazione di Programmazione Lineare Intera Mista e si è approfondita l’analisi delle meta-euristiche, tra cui quella di un Algoritmo Genetico (AG). Con riferimento all’AG, si è definito e implementato un algoritmo per il tuning dei suoi parametri d’input, basandosi su una tecnica di Racing (F-RACE). I risultati computazionali, condotti su istanze di benchmark, hanno mostrato che l’AG, opportunamente settato, in diversi casi, raggiunge il Best Known.
Si è proposta, inoltre, una versione del DARP bi-obiettivo per minimizzare il tempo totale di attesa dei veicoli presso clienti raggiungi in anticipo rispetto alla loro finestra temporale e il tempo di viaggio della rotta più lunga. Per tale problema, si è, quindi, progettato un approccio risolutivo a due stadi: dapprima, usando l’AG e un’euristica ibrida (Tabu Search- Simulated Annealing), si è generato un insieme di rotte ammissibili, fornito in input, successivamente, a una formulazione matematica bi-obiettivo di set-partitioning con vincoli aggiuntivi, risolta mediante l’approccio epsilon-vincolato. La bontà di questo approccio risolutivo è stata valutata confrontando le prestazioni con quelle del metodo della somma pesata. Gli esperimenti numerici hanno mostrato che l’approccio proposto è in grado di fornire una buona approssimazione della frontiera paretiana
Tecnologie ed apparati per comunicazione a frequenze radio: dalla connettività in ambito domotico alla caratterizzazione del canale radio in banda EHF
L’attività di ricerca si è concentrata su diversi temi: i sistemi AIS, la progettazione di dispositivi per la caratterizzazione del canale radio a 76GHz ed i sistemi domotici. Per quanto riguarda l’attività in banda 76GHz il lavoro di ricerca ha riguardato la progettazione e realizzazione dei sistemi riceventi, trasmittenti e di condizionamento ed analisi dei dati. I prototipi sono stati realizzati sia negli aspetti meccanici, che elettronici. Il trasmettitore campione è basato su un oscillatore locale a 12 GHz di derivazione commerciale. Per adattarlo alle esigenze di progetto l’unità è stata sottoposta a reverse engineering e riprogrammazione del PLL. Il segnale viene moltiplicato per 3 da un moltiplicatore armonico commerciale e per 2 da un diodo per microonde (package smd 0102) il cui circuito è stato assemblato con l’aiuto di micromanipolatori. Il segnale a 76GHz viene irradiato da una parabola da 25cm. Tutto il sistema è controllato da una scheda Raspberry PI, che acquisisce anche dati meteo ed elettrici per mezzo di una scheda figlia, anch’essa sviluppata ad hoc. I dati raccolti sono immagazzinati in un database MySQL e resi disponibili per il controllo attraverso interfaccia WEB. L’alimentazione del sistema è realizzata con tecnologia POE. Il ricevitore è parte di un progetto più ampio, volto a realizzare un transverter. La sezione in alta frequenza è simile alla precedente e differisce solo nella tipologia di componente usato per l’ultima moltiplicazione armonica: un doppio diodo al posto di uno singolo. Il segnale ricevuto viene convertito a 144MHz e reso disponibile al connettore della IF. Viene quindi effettuata una ulteriore conversione in discesa a 50 MHz attraverso un mixer bilanciato ed un oscillatore locale realizzato con Si570 (VXCO controllato I2C). La conversione ha consentito il riuso di filtri e ha dato la possibilità di potere correggere eventuali derive in frequenza del sistema. La frequenza dell’oscillatore locale è infatti controllata dalla Raspberry PI attraverso un programma in C. Il segnale viene quindi fornito ad un power meter Analog Devices con uscita in tensione. La tensione risultata viene acquisita attraverso un ADC Microchip a 18bit e riflette, non essendo presenti circuiti di controllo automatico del guadagno, l’intensità del segnale ricevuto a 76GHz. Il valore di tensione viene quindi archiviato in un database MySQL e può essere aggregato ai dati meteo raccolti dal trasmettitore per consentire uno studio più accurato dei fenomeni propagativi in questa banda di frequenza. Il progetto ha visto la collaborazione di alcuni radioamatori locali che hanno messo a disposizione alcuni strumenti per la verifica dei segnali a 76GHz. Appena disponibili sul mercato sono anche state acquisite due unità commerciali operanti a 76GHz che possono operare in ambiente indoor e sono il ’riferimento’ per la calibrazione ed il test dei prototipi realizzati internamente. Le unità trasmettitore e ricevitore sono collegate tra loro attraverso un link point-to-point realizzato in tecnologia Hiperlan. I sistemi AIS sono nati come ausilio alla sicurezza della navigazione marittima, e prevedono l’invio periodico, da parte di natanti e stazioni fisse, di brevi messaggi contenenti i dati di posizione e stato della navigazione. I segnali inviati dalle stazioni fisse del sistema sono particolarmente interessanti in quanto il numero delle stazioni ricevibili (ed in particolare da una ricevente posta in una posizione favorevole come Ancona) varia in funzione delle condizioni di propagazione troposferica. Per confermare questa affermazione è stato realizzato un sistema ricevente composto da unapparato radio commerciale ed un software, scritto in inguaggio PHP, in grado di decodificare le stringhe di testo ricevute. I dati raccolti sono immagazzinati in un database MySQL e pubblicati attraverso un sito web. La serie temporale delle stazioni fisse ricevute è stata confrontata con altri indicatori della bontà della propagazione troposferica: l’intensità del segnale ricevuto da un trasmettitore campione posto in Croazia e le mappe di propagazione redatte sulla base delle condizioni metereologiche. Positivo il riscontro ottenuto in questo secondo caso, a testimonianza del fatto che le stazioni fisse del sistema AIS possano essere usate come indicatore indiretto della bontà della propagazione troposferica in banda VHF. Da questo progetto sono nate una collaborazione con un sito di ascolto radio FM a lunga distanza (fmlist.org) con sede in Germania, con il sito Marinetraffic.com e con il prof. Dimitrios Lekkas professore associato presso l’Università dell’Egeo. In ambito domotico ed AAL, l’attività di ricerca è stata rivolta alla realizzazione della ’Smart Insole’ ed alla interoperabilità tra diverse piattaforme. Nel primo caso è stata curata la realizzazione del sistema di acquisizione dati e comunicazione radio, con particolare riferimento alla parte di gestione dell’energia del sistema, valutando diverse soluzioni hardware per aumentare l’autonomia di funzionamento del dispositivo. Sono stati analizzati diversi prodotti (circuiti integrati di gestione della ricarica per accumulatori LiPO), scegliendo poi un prodotto Microchip che è stato ampiamente caratterizzato ed adattato alle esigenze del progetto. Lo studio ha portato alla realizzazione di una unità molto compatta che integra sia la parte di elaborazione ed invio dati, sia la gestione energetica del sistema, consentendo anche la ricarica wireless. Il secondo contributo è stato dato nella realizzazione della infrastruttura di elaborazione e immagazzinamento dati, integrando nel sistema uno storage molto capiente in tecnologia iSCSI. Ulteriore contributo è stato dato nella ottimizzazione della rete di sensori e nella gestione dei flussi dati verso l’elaboratore centrale
Effetto del Learning sulle variabili macroeconomiche
Lo scopo principale di questo lavoro `e studiare l’effetto sulle variabili macroe-
conomiche aggregate delle decisioni prese da parte di imprese in grado di se-
lezionare il comportamento, o la strategia, da adottare tra le diverse possibili.
Il contesto economico `e quello del modello di Greenwald–Stiglitz in cui, a causa
del rischio di bancarotta, le imprese producono una quantit`a proporzionale al
loro patrimonio netto.
A differenza del modello originale, in questa tesi la dinamica aggregata
emerge naturalmente dall’insieme dei comportamenti individuali: piuttosto che
essere ricavata dal valore atteso delle relazioni microeconomiche, la produzione
aggregata `e data semplicemente dalla somma di quelle singole, senza assumere
la presenza di un ‘agente rappresentativo’. Inoltre viene rilassata l’assunzione
secondo la quale gli agenti sperimentano poca incertezza rispetto al prezzo di
mercato futuro.
Viene cos`ı descritto un meccanismo di selezione e di implementazione di
regole di previsione per tale prezzo futuro. In base all’informazione che si rende
mano a mano disponibile le imprese compiono una stima statistica del prezzo
e dell’errore di previsione. In base alla stima dell’errore commesso gli agenti
scelgono di volta in volta quella che, secondo la loro valutazione, risulta essere
la regola vincente.
Dalla simulazione numerica emerge una dinamica per la produzione aggre-
gata caratterizzata da fluttuazioni persistenti e decisamente influenzata dal com-
portamento degli individui. Vengono analizzati due diversi scenari, con due
possibili regole di previsione in ogni scenario.
Nell’ultima parte della tesi viene introdotto un semplice modello analitico
con l’obiettivo di catturare alcune caratteristiche della dinamica comportamen-
tale delle imprese.La tecnica matematica adottata `e quella delle master equations
, equazioni che descrivono l’evoluzione temporale della probabilit`a di un
sistema, composto da numerose unit`a, di trovarsi in un particolare stato.
Questo approccio sembra essere promettente in quanto consente di descrivere
in un quadro unico la dinamica e le fluttuazioni delle variabili macroeconomiche.
Inoltre permette un’analisi del comportamento del sistema anche al di fuori
dell’equilibrio
Sviluppo dell'eolico offshore nel Mare Adriatico: ricostruzione del campo di vento di mesoscala e uso di reti neurali artificiali per la previsione di producibilità energetica a breve termine
Il progetto P.O.W.E.R.E.D. (www.powered-ipa.it) ha avuto come principale obiettivo la
definizione di linee guida condivise per il futuro sfruttamento energetico del potenziale eolico del Mare Adriatico.
Mediante un modello meteorologico di mesoscala dell’intero bacino Adriatico (implementato nel codice numerico PSU/NCAR MM5v3) è stata effettuata un’analisi di hindcasting delle risorse anemometriche dell’area nel periodo 2009-2011, ampliando lo studio anche agli anni 2008 e 2012, sebbene non richiesto dal progetto. Si è così ottenuta una caratterizzazione di
medio termine del potenziale anemometrico di tutta l’area, le cui maggiori risorse
anemometriche sono concentrate fra Puglia, Montenegro e Albania: è dunque il basso Adriatico la zona più promettente per la futura installazione di wind farm offshore.
La validazione del modello fisico utilizzato nelle analisi di hindcasting richiede il confronto con dati anemometrici acquisiti da stazioni di misura di elevata qualità. Non essendo ancora operativo il network P.O.W.E.R.E.D. di torri anemometriche, i risultati numerici sono stati
validati con le osservazioni ricavate da alcune stazioni meteorologiche campione, evidenziando un buon grado di accordo con i dati sperimentali. Tramite un’analisi CFD (Computational Fluid Dynamics), è stata poi accertata la fattibilità tecnica dell’utilizzo di una piattaforma offshore
esistente come struttura di supporto di una torre anemometrica da installare in mare aperto, come previsto dalle richieste del progetto.
Infine, è stato sviluppato un approccio alla previsione di breve termine (24-48 h) della
producibilità energetica di un parco eolico. Il metodo proposto, basato sull’integrazione di un modello fisico (MM5v3) e di reti neurali artificiali (ANN: Artificial Neural Network), è stato testato su una wind farm esistente, confermando la capacità di tale sistema di forecasting di ridurre l’errore associato alla stima dell’energia prodotta dall’impianto