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WHITE-PINK TRANSDIFFERENTIATION: IN SEARCH OF THE MOLECULAR MECHANISMS INVOLVED IN THE ADIPO-EPITHELIAL TRANSDIFFERENTIATION IN THE MOUSE ADIPOSE ORGAN
Riepilogo
L'organo adiposo dei mammiferi è caratterizzato da grande plasticità. Dopo acclimatazione al freddo, ad esempio, gli adipociti bianchi possono trasformarsi in adipociti bruni che producono calore per sostenere le esigenze termogenetiche del corpo. Al contrario, sotto sovraccarico lipidico, gli adipociti bruni possono transdifferenziare in adipociti bianchi che immagazzinano lipidi per tamponare l'eccesso di nutrienti introdotti con gli alimenti.
Recentemente abbiamo raccolto dati nella ghiandola mammaria di topi femmine gravide, gli adipociti bianchi non delipidano e acquisiscono una posizione pericitica, come si pensa, ma invece transdifferenziano in cellule epiteliali alveolari che producono latte. In particolare, tale transdifferrenziazione è reversibile, perché alla fine della lattazione le cellule epiteliali alveolari rapidamente riconvertono in adipociti bianchi che accumulano lipidi.
Nel tentativo di comprendere i segnali molecolari coinvolti nel processo di transdiffernziazione adipo-epiteliale, abbiamo ricreato un sistema di cocultura dove siamo stati in grado di riprodurre in qualche misura la transdifferenziazione di adipo-epiteliale. L'analisi molecolare dei fattori che intervengono nel nostro sistema sperimentale ha evidenziato il possibile ruolo del Fibroblast Growth Factor come un possibile candidato in grado di indurre la transdifferenziazione adipo-epiteliale anche in vivo
Dallo spazio fisico allo spazio fluido. evoluzione degli spazi commerciali in forme semi-solide
Questa ricerca tenta di indagare un nuovo habitat a densità intermedia (spazio fluido) nel quale materiali della costruzione si fondono con le regole e i paradigmi dell’immateriale tecnologico, e dove, nell’ambito specifico trattato ovvero quello degli spazi commerciali, le dinamiche di acquisto si evolvono sempre di più in occasioni esperienziali e di relazione.
La ricerca intrapresa si sviluppa a partire da una serie di domande ed in particolare su quale debba essere la risposta progettuale da dare a questi fenomeni in continua evoluzione e quali debbano essere gli strumenti di cui il progettista deve dotarsi per destreggiarsi in questo nuovo territorio in cui la “materia” diventa solo uno degli elementi del comporre.
Si è cercato inoltre di indagare quali saranno i paradigmi e le nuove regole dell’esperienza fisico-sensoriale nell’epoca della proliferazione di tecnologie sempre più invasive della sfera reale e in che modo tali trasformazioni negli d’uso dello spazio del commercio possono contaminare l’utilizzo che facciamo dello spazio “pubblico”
Job Instability and Fertility: How do `precarious' workers deal with childbearing? Italy and EU countries case studies
Capitolo I
I modelli di fertilità sono cambiati in modo significativo dal 1960 nella maggior parte dei paesi occidentali avanzati, con trend che evidenziano effetti di posticipazione nelle scelte di fertilità, con famiglie di più piccole dimensioni e con aumento di quelle senza figli. Ad oggi, il calo della fertilità è descritto come `uno dei più notevoli cambiamenti nel comportamento sociale nel ventesimo secolo' (Leete 1998) e si presenta come un aspetto di una serie di cambiamenti demografici, risultato di profonde trasformazioni socio-economiche. Questo processo, che vede una diversa tempistica tra i vari paesi, è conosciuta in letteratura come la Seconda Transizione Demografica (van de Kaa 1987; Lesthaeghe 1995). Dalla metà degli anni 1980, la correlazione a livello macro tra la partecipazione femminile alla forza lavoro (FLFP) e il Tasso di Fecondità Totale (TFR) ha cambiato segno, diventando positivo (Ahn e Mira 2002; Engelhardt e Prskawetz 2004; Billari e Kolher 2004). Questa review inizia con una panoramica delle teorie sull'economia della fertilità e le implicazioni empiriche quando prendono posto nel comportamento di fertilità nei paesi sviluppati, cercando di spiegare il declino della fertilità, più in generale e, infine, concentrandosi sul rapporto che esiste tra l'instabilità nel mercato del lavoro e le scelte di fertilità.
Capitolo II
Questo lavoro si propone di indagare il rapporto tra il basso tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro e l’ancora più ridotto tasso di fecondità in Italia durante gli anni della recente crisi econimca (iniziata a partire dal 2008), concentrandosi sugli effetti che i nuovi tipi di contratti a forme flessibili intervenuti con l’attuazione della legge ‘Biagi' (L. 30/2003) hanno avuto sui giovani coppie relativamente alle loro scelte di fecondità. Dai dati individuali italiani longitudinali presi dal dataset EU-SILC (2004-2013) estraggo un campione di tutte le donne tra i 15 ei 45 anni conviventi con il partner e che sono attive nel mercato del lavoro. Costruisco la misura di instabilità del lavoro, per entrambi i partner, con le loro transizioni occupazionali nel mercato del lavoro registrate nei due anni precedenti e stimo un modello di probabilità lineare in differenze prime (controllando per l'eterogeneità non osservata e la potenziale presenza di endogeneità) al fine di studiare l'effetto di breve periodo che l’instabilità del lavoro genera nella scelta delle coppie di avere un (altro) figlio.
I principali risultati mostrano che, per le donne, mantenere un contratto a tempo determinato influisce negativamente ed è statisticamente significativo sulla scelta di procreazione, e produce un effetto maggiore anche rispetto a quello generato dal restare in disoccupazione. Per gli uomini, invece, è il trovare un lavoro la determinante che aumenta la probabilità della scelta di avere un (ulteriore) figlio, mentre la caduta e il restare in disoccupazione sono effetti che deprimono la fertilità.
Capitolo III
Il declino del TFR è variato ampiamente nella misura e negli anni tra paesi europei. Nei paesi del Nord Europa, il declino è iniziato presto, ma ha oscillato intorno al 1,85 figli a partire dalla metà degli anni 1970. Al contrario, tra i paesi dell'Europa orientale e meridionale il calo è stato più lento, è partito dalla metà degli anni 1970, ha raggiunto un livello estremamente basso pari al 1,3 nel 1994, per poi iniziare lentamente a riprendersi. Questi paesi sono conosciuti come i paesi con più bassa fertilità perché hanno tassi di fecondità che oscillano intorno a 1,3 figli per donna (Kohler et al. 2002).
Utilizzando i dati individuali dell’ indagine europea del reddito e sulle condizioni di vita (EU-SILC) 2005-2013, il presente studio indaga l’effetto cross-country e di breve periodo che l’instabilità del lavoro ha sulla scelta della coppia di avere un figlio in più.
Costruisco la misura dell’instabilità per entrambi i partner dal ritardo dello proprio status di attività registrato nel mercato del lavoro (che comprende il contratto temporaneo, permanente, e di essere disoccupati), concentrandomi in particolare sulle scelte di fecondità delle coppie attive nel mercato del lavoro. Al fine di tenere conto della eterogeneità non osservata e il potenziale presenza di endogeneità, stimo un modello Two Stage Least Square in differenze prime assumendo una condizione di esogeneità sequenziale. Poi raggruppo i paesi europei applicando una classificazione dei regimi di welfare e stimo gli effetti eterogenei dell’instabilità nel mercato del lavoro sulle scelte di fertilità che si manifestano tra i diversi contesti istituzionali.
Il risultato principale di questo lavoro è che l’effetto medio cross-country che l’instabilità nel mercato del lavoro genera sulle decisioni di fertilità della coppia non è statisticamente significativa, a causa degli enormi effetti fissi specifici per paese.
Questi impatti, quando distinguo tra i sei diversi regimi di welfare, rilevano invece una variazione di comportamento profonda tra le coppie nelle scelte di fertilità che è molto legata alla struttura istituzionale e alle politiche attive sociali promosse dai propri regimi di welfare
RUOLO DEI microRNA NELLA PATOGENESI DEL MESOTELIOMA MALIGNO: UN APPROCCIO BASATO SULLE “EVIDENZE SCENTIFICHE” E SULL’ANALISI COMPUTAZIONALE
I MicroRNA (miRNAs) sono dei piccoli RNA non codificanti in grado di regolare l’espressione genica a livello post-trascrizionale. Essi hanno un ruolo fondamentale nei più svariati processi cellulari. L’espressione aberrante dei miRNA è stata correlata alla patogenesi di numerose neoplasie compreso il Mesotelioma Maligno (MM), un tumore letale correlato all’esposizione ad amianto, resistente alle terapie ad oggi disponibili. In questo studio sono state condotte una rassegna sistematica della letteratura ed una meta-analisi qualitativa per cercare di identificare i miRNA rilevanti nella diagnosi precoce del MM. E’stato identificato un gruppo di miRNA MM-associati caratterizzati da una potenziale rilevanza clinica. Essi sono stati definiti “mesomiRs” e comprendono i miR-126-3p, miR-103a-3p, miR-625-3p, circolanti ed i miR-16-5p, miR-126-3p, miR-143-3p, miR-145-5p, miR-192-5p, miR-193a-3p, miR-200b-3p, miR-203a-3p, miR-652-3p, tissutali. I mesomiRs sono stati sottoposti ad analisi bioinformatica e funzionale per individuare sia il loro ruolo giocato nella deregolazione delle vie di trasduzione del segnale alla base della patogenesi del MM, sia il loro potenziale diagnostico.
In una seconda fase del lavoro, lo studio si è focalizzato sull’allestimento di un metodo sperimentale per analizzare i miRNA differenzialmente espressi tra campioni di MM tissutali e cellulari, e controlli sani. Il miR-214 si è rivelato come il più down-regolato nei campioni patologici rispetto ai controlli.
L’analisi in silico di predizione dei target, corroborata dal confronto dei dati sperimentali in letteratura, ha portato all’identificazione della proteina EZH2 come target verosimile del miR-214.
Questi sono la base per ulteriori studi sulle specifiche interazioni miRNA-target e i dati fornisco nuove evidenze per lo sviluppo di futuri agenti terapeutici.
Questo lavoro dimostra inoltre che un approccio di data-mining ben progettato, affiancato dall’analisi bioinformatica, può svelare informazioni interessanti sui meccanismi alla base della patogenesi del MM e delle patologie dovute all’esposizione all’amianto
Development of innovative approaches for assessing the impact of personal care products and other micro-contaminants in the marine environment
Le attività umane stanno modificando la biodiversità e la composizione degli ecosistemi di tutto il mondo, mettendo in pericolo la loro capacità di fornire servizi ecosistemici. La produzione ed il consumo di prodotti cosmetici per la cura personale, prodotti solari ed altri micro-contaminanti, tra cui prodotti farmaceutici, sono in aumento in tutto il mondo, raggiungendo livelli inaspettati, con potenziali conseguenze a livello di inquinamento ambientale. Questi composti sono ben noti per avere effetti negativi su differenti organismi marini. Un attenta valutazione scientifica degli impatti dei composti rilasciati in ambiente marino è necessaria. La presente tesi comprende sia esperimenti di laboratorio che sul campo, con particolare attenzione all'impatto di diverse categorie di prodotti per la cura personale e altri micro-contaminanti, inclusi i prodotti farmaceutici, su differenti organismi ed ecosistemi marini. I nostri risultati hanno mostrato che prodotti solari, filtri UV inorganici ed altri micro-contaminanti possono alterare significativamente, anche a basse concentrazioni, le funzionalità degli organismi marini, causando inoltre danni durante le prime fasi di sviluppo (cioè in P. lividus). Abbiamo inoltre osservato che le creme solari definite eco-friendly, naturali o reef-safe, non sempre sono risultate compatibili con la vita marina. La maggior parte dei prodotti definiti "eco-friendly" e / o "reef-safe", in realtà non sono stati testati sugli organismi marini. Nel complesso questi risultati suggeriscono che a causa della diffusione dei prodotti per la cura personale e dei prodotti farmaceutici, ed il loro costante rilascio in ambiente marino, collegato all'aumento del turismo negli ecosistemi costieri e tropicali, tali contaminanti possono compromettere seriamente la vita marina, le reti alimentari e la funzionalità dell'ecosistema anche a larga scala spaziale. Rigorose procedure sono quindi necessarie per testare l'effettiva eco-compatibilità di prodotti esistenti, prima della loro immissione sul mercato, su diversi organismi marini modello per sviluppare cosmetici che rispettino effettivamente l'ambiente marino
Diseño teórico metodológico para una propuesta de implementación de un "Ecomuseo de la Ruralidad" en la Provincia de Sancti Spiritus, Cuba"
L'unico “Ecomuseo della ruralità” che si conosce a Cuba, “La Terrazas”, non possiede le prerogative concettuali che distinguono questo tipo di esperienze. Si localizza in un'area ambientale protetta, con restrizioni produttive e di partecipazione dei cittadini. Implica una scarsità di riferimenti pratici utili per stimare i fondamenti teorici che potrebbero supportare la creazione di ecomusei della ruralità in alcune aree dell’isola.
In molti paesi europei, gli ecomusei all’interno di aree rurali sono diffusi; tanto da permettere la costituzione di reti per lo scambio di esperienze, soprattutto con riferimento ai processi partecipativi. La scarsità di risultati teorico applicativi negli ecomusei a Cuba, richiede lo sviluppo di studi in grado di approfondire e promuovere metodologie fondate su basi teoriche adeguate, che consentano di arricchire esperienze che risultino sostenibili e utili per lo sviluppo locale a Cuba.
La ricerca ha avuto quale obiettivo la definizione di una strategia teorico-metodologica per l'implementazione di un “Ecomuseo della ruralità”.
Le principali fasi della ricerca sono consistite in:
a) Lo studio dello stato dell'arte
b) La diagnosi e valuttazione della situazione attuale.
c) Il disegno della strategia.
I risultati dalla ricerca sono consistiti in:
a) Valutazione della situazione attuale degli ecomusei a Cuba.
b) Valutazione dei potenziali delle risorse territoriali per l'implementazione di ecomusei nella provincia di Sancti Spiritus.
c) Identificazione e valutazione degli attori da coinvolgere per l'implementazione di un ecomuseo.
d) Valutazione della participazione della comunità nel processo di costruzione di un ecomuseo.
e) Proposta di strategia per l'implementazione di ecomusei.
La ricerca ha permesso di dimostrare che a Cuba gli ecomusei della ruralità sono alternative per lo sviluppo locale, mediante lo studio dei potenziali locali rurali e il coinvolgimento di attori individuali, istituzionali ed organizzazioni non governative
Studio della sensibilità gustativa: un nuovo approccio al sovrappeso e all'obesità
INTRODUZIONE
L’obesità è un importante problema di salute specie nei paesi industrializzati. Vari studi stanno valutando come la sensibilità gustativa possa influenzare tale patologia; da dati di letteratura emerge che variazioni patologiche di BMI sono associate ad una ridotta capacità sensoriale gustativa. Lo scopo del nostro lavoro è stato quello di valutare la relazione che intercorre tra sensibilità gustativa e indice di massa corporea, per capire se una alterata percezione gustativa possa portare ad un aumento dell’introito calorico con conseguente sviluppo di sovrappeso/obesità.
MATERIALI E METODI
Lo studio è stato condotto su:
-24 soggetti di controllo normopeso (15 femmine e 9 maschi, BMI 21.8 ± 2.0)
-12 pazienti sovrappeso (6 femmine e 6 maschi, BMI 27.9 ± 1.2)
-11 pazienti obesi (8 femmine e 3 maschi, BMI 38.5 ± 5.7)
Al momento del reclutamento, nessun paziente era affetto da altre patologie, fuorché l’obesità.
Inoltre i soggetti selezionati non erano fumatori
Ciascun partecipante è stato sottoposto al test della sensibilità gustativa basato sul test dei “Taste strips” ossia tamponi di cotone impregnati di una soluzione contenente una sostanza in differenti concentrazioni (4 concentrazioni per ognuno dei 4 gusti di base); sono stati impiegati anche olio di colza puro e acqua deionizzata
I risultati sono stati analizzati mediante test t di Student, regressione lineare con il test di Pearson, ANOVA per valutare il numero dei riconoscimenti corretti in funzione dello stimolo.
RISULTATI
I soggetti di controllo normopeso hanno mostrato una maggior capacità di riconoscimento globale dei gusti rispetto ai pazienti sovrappeso ed obesi.
Tale capacità è risultata essere inversamente proporzionale sia al BMI che all’età.
CONCLUSIONI
In conclusione, possiamo confermare che soggetti sovrappeso ed obesi del nostro campione mostrano una riduzione generalizzata della sensibilità gustativa. Possiamo ipotizzare che questa alterazione possa contribuire allo sviluppo dell’obesità
Ecotoxicological potential of Non-Steroidal Anti-Inflammatory Drugs (NSAIDs) in marine organisms: bioavailability, biomarkers and natural occurrence in Mytilus galloprovincialis
I residui dei composti farmaceutici presenti in ambiente rappresentano una problematica emergente dato che le informazioni riguardo la loro presenza, distribuzione e potenziale ecotossicologico sono molto limitate, specialmente per le aree costiere. In questa tesi è stata valutata la sensibilità del mitilo Mediterraneo Mytilus galloprovincialis nei confronti di diversi farmaci anti infiammatori non steroidei (FANS), applicando un approccio integrato che ha previsto sia attività di laboratorio che indagini di campo. In condizioni di laboratorio i mitili sono stati esposti a diverse concentrazioni ambientalmente realistiche (25, 2.5 e 0.5 μg/L) di acetaminofene AMP, diclofenac DIC, ibuprofene IBU, ketoprofene KET e nimesulide NIM, per diversi tempi di esposizione (da 14 a 60 giorni). Il potenziale ecotossicologico dei FANS è stato valutato combinando le analisi chimiche del bioaccumulo dei farmaci con un approccio multi-biomarker, basato sullo studio di un ampio numero di risposte subcellulari che rappresentano dei segnali di allerta precoce di alterazione cellulare e di tossicità. Per alcune condizioni sperimentali, le alterazioni funzionali misurate a livello cellulare sono state integrate con modificazioni trascrittomiche a livello molecolare attraverso la tecnica di microarray a DNA. I risultati ottenuti hanno dimostrato che i mitili sono in grado di bioaccumulare DIC, IBU e NIM non seguendo, tuttavia, una cinetica dose dipendente, mentre AMP e KET non sono mai stati misurati indipendentemente dalla dose e dal tempo di esposizione. Ciononostante, tutte le molecole testate e tutte le condizioni sperimentali hanno determinato l’insorgenza di alterazioni a carico dei parametri immunitari, modulazione del metabolismo lipidico e danno genotossico. Le analisi trascrittomiche hanno rivelato modificazioni a carico degli organismi esposti alle dosi più basse, sia nel breve (KET e NIM) che nel lungo termine (KET). I risultati ottenuti a livello molecolare supportano le alterazioni misurate a livello cellulare e suggeriscono che il meccanismo di azione dei FANS negli invertebrati risulta essere molto simile a quello ampiamente documentato nei mammiferi. Le indagini a lungo termine hanno permesso di comprendere che l’effetto dei FANS si mantiene costantemente per 60 giorni. Le indagini in campo hanno rivelato, per la prima volta, la presenza di DIC, IBU e NIM nei mitili naturali campionati in primavera e in estate da tipiche aree turistiche del Mare Adriatico centrale. Complessivamente tutti i risultati hanno dimostrato che il M. galloprovincialis è una buona specie sentinella per i FANS, e il reale pericolo ecotossicologico dei farmaci nel Mediterraneo
Le politiche di bilancio nella letteratura nazionale ed internazionale. Un'analisi empirica nelle imprese in crisi
Il lavoro affronta il tema delle politiche di bilancio (o earnings management) assumendo due differenti, ma complementari, prospettive di analisi.
Nella prima parte, attraverso un’analisi comparata dei contributi della dottrina italiana ed internazionale, si approfondiscono i presupposti ed i caratteri fondamentali di tali politiche.
La review della letteratura consente di individuare nella ineliminabile discrezionalità valutativa insita nella sua composizione il fattore primario cui ricondurre ogni politica di bilancio.
L’approfondimento successivo riguarda, invece, il giudizio circa l’ammissibilità di tali politiche. La dottrina ragionieristica italiana si mantiene, per lungo tempo, favorevole ad accorte politiche contabili, in grado, anche mediante la creazione di riserve “occulte”, di favorire la crescita dell’impresa e proteggerne gli interessi.
In mercati finanziari molto sviluppati, come quelli anglosassoni, il giudizio degli studiosi è invece decisamente negativo rispetto al compimento di politiche di bilancio in grado di ridurre la trasparenza informativa e la “decision usefulness” dei dati contabili.
Rilevanti differenze si riscontrano, infine, con riferimento all’approccio alla ricerca. La dottrina italiana mantiene, fino a tempi recenti, un orientamento di tipo “normativo” e prescrittivo; laddove, al contrario, la ricerca in ambito internazionale assume connotati prevalentemente “empirici”, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso.
Sulla scorta dei profondi cambiamenti intervenuti anche nella ricerca accademica nazionale e al deciso avvicinamento all’orientamento affermatosi specie nel contesto anglosassone, la seconda parte del lavoro è dedicata ad un’indagine empirica svolta nel contesto delle imprese italiane non quotate in stato di crisi.
Si intende, in particolare, verificare se, e in che misura, tali aziende ricorrono a politiche di bilancio strumentali, rispetto ad un campione di imprese “sane”. L’analisi viene condotta su 104 imprese coinvolte in procedure concorsuali, nel corso degli anni2013 – 2015, poste a confronto con un pari numero di imprese non in crisi, comparabili per settore e dimensione.
L’individuazione delle pratiche di earnings management si avvale di metodi basati sull’analisi delle componenti non monetarie del working capital, scomposte in modo da ottenere una stima della parte manipolata dagli amministratori.
I risultati della ricerca evidenziano politiche contabili particolarmente “aggressive” (c.d.
di income increasing), da parte delle imprese in crisi, negli esercizi più distanti l’apertura della procedura concorsuale; salvo poi riscontrare un effetto “riversamento” ed una correzione di segno opposto nel periodo immediatamente precedente l’accertamento del dissesto.
La riflessione teorica su presupposti e caratteri delle politiche di bilancio induce però a considerare con una certa cautela i risultati di analisi empiriche che finiscono per ridurre il complesso tema della discrezionalità valutativa all’applicazione di un modello econometrico che, per quanto raffinato, non potrà mai cogliere ogni aspetto rilevante delle politiche in esame
Evidence of beta cell dedifferentiation in human type 2 diabetes
La dedifferenziazione beta cellulare nell’uomo
Recenti studi sugli animali hanno dimostrato che le cellule β del pancreas nei modelli murini di diabete di tipo 2, diventano dedifferenziate in risposta all’iperglicemia, ritornando ad uno stato simile alla cellula progenitrice. Inoltre, le cellule β si convertono in altre cellule endocrine, comprese cellule che producono glucagone, dette "α-like", fornendo così una potenziale spiegazione per l’ iperglucagonemia che accompagna il diabete.
Partendo dai risultati ottenuti con il modello murino, abbiamo analizzato, con tecniche di immunofluorescenza al confocale e microscopia elettronica, campioni di pancreas umani fissati e inclusi in OCT di 15 donatori sani e 15 donatori con diabete di tipo 2 (M/F 9/6 vs 7/8 NS; età (±SD) 56±18 vs 66±17 NS; BMI (kg/m2) 26±6 vs 29±6 NS; anni dalla diagnosi di diabete di tipo 2 12±8).
All’esito di tali analisi abbiamo rilevato, nei soggetti diabetici, un aumento di quasi tre volte del numero di cellule delle isole pancreatiche che non producono più nessuno dei quattro principali ormoni pancreatici, ma che ancora conservano le caratteristiche di cellule endocrine (positività per Sinaptofisina e Cromogranina A).
Tali cellule rappresentavano il 31,9% delle cellule β nei diabetici rispetto all’8,7% dei controlli, e costituivano il 16,8% di tutte le cellule endocrine nelle isole dei diabetici, contro il 6,5% dei controlli (p <0.001).
Inoltre, l’espressione dei fattori di trascrizione FOXO1 e NKX6.1, marcatori della β cellula matura, sono risultati diminuiti o dislocalizzati (dal nucleo al citoplasma) nelle cellule β dei diabetici, confermando che la disfunzione β cellulare si accompagna ad una perdita della maturità della cellula stessa.
Un 15% delle cellule glucagone-positive nei diabetici è risultato positivo per FOXO1 citoplasmatico, con un aumento di 7 volte rispetto ai controlli (p=0.005). Poiché FOXO1 citoplasmatico è inattivo, i risultati sono compatibili con la spiegazione che queste cellule rappresentano antiche cellule β che, attraverso la perdita di funzione di FOXO1, sono in fase di conversione in cellule che producono glucagone-"α-like".
Infine, nei roditori le cellule β dedifferenziate ritornano ad una fase di cellula progenitrice, caratterizzata dall’espressione del fattore di trascrizione Neurogenin3. Neurogenin3 è assente nel pancreas umano adulto. Tuttavia, utilizzando le informazioni raccolte dal profilo di espressione genica di modelli animali di de-differenziazione β cellulare, abbiamo scoperto che ALDH1A3 rappresenta un nuovo marker di tale popolazione cellulare.
Abbiamo trovato un aumento di quasi quattro volte del numero di cellule positive per ALDH1A3 con NKX6.1 citoplasmatico (marker esclusivo della β cellula) nei diabetici rispetto ai controlli (p=0.009). Inoltre, queste cellule erano insulino-negative.
Questi dati sono coerenti con la possibilità che, allorché le cellule β perdono la loro identità (indicato dalla perdita di insulina e trasferimento di NKX6.1 nel citoplasma), esse acquisiscono l’immunoreattività per ALDH1A3, presentando un aspetto dedifferenziato.
I nostri dati sostengono quindi i risultati ottenuti dai modelli sperimentali, suggerendo che, nel diabete di tipo 2, le cellule β non si perdono in modo permanente e in parte si convertono in cellule α, potendo quindi giustificare l’iperglucagonemia che si riscontra nei soggetti diabetici.
In conclusione, l'ipotesi è che le cellule β sottoposte allo stress iperglicemico dedifferenzino per trovare riposo (sleeping cells), preservando la ri-differenziazione a condizioni metaboliche più favorevoli