Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
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    Aspetti citologici e molecolari della cromatina nemaspermica umana

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    E' stato ampiamente dimostrato che il danno al DNA degli spermatozoi è una delle più importanti cause della ridotta fertilità maschile; sono stati condotti numerosi studi e differenti tecniche sono state introdotte per analizzare lo stato di frammentazione e quello di condensazione della cromatina nemaspermica. In questo lavoro sono state valutate quattro diverse metodiche (TUNEL, SCD, SCGE, CMA3) tra le più diffuse, al fine di rilevarne sensibilità e specificità. Inoltre, considerando che a fronte di una vasta letteratura scientifica mancano le linee guida per rendere confrontabili i dati resi noti dai laboratori in cui si studia questo aspetto dell'infertilità maschile (dovuti a differenze nelle procedure di esecuzione e valutazione dei saggi stessi), in base ai risultati ottenuti ho proposto una standardizzazione della tecnica TUNEL eseguita in citofluorimetria a flusso, giudicata da me e dal mio gruppo di ricerca tramite le opportune considerazioni scientifiche e rilevazioni statistiche, come la migliore per poter ottenere le informazioni più complete ed oggettive sullo "stato di salute" del genoma paterno; risulta infatti quanto mai importante poter garantire, soprattutto nei casi in cui l'infertilità viene trattata con le metodiche di procreazione medicalmente assistita, una valutazione il più possibile vicina alla complessa realtà biologica del seme maschile. In un secondo tempo ho invece studiato più a fondo il grado di condensazione e la complessa organizzazione del materiale genetico paterno, peculiare ed unica nel suo genere, volta a garantire alla cromatina non solo un'adeguata protezione da agenti lesivi esterni, ma probabilmente anche la funzione di portatrice di informazioni genetiche ed epigenetiche fondamentali e complementari a quelle apportate dalla cellula uovo, per garantire l'instaurarsi di una gravidanza e, di seguito, un corretto sviluppo embrionale. In effetti, confrontando i risultati da me ottenuti con quelli di altri studi, ho rilevato, in particolare, che alcune sequenze di DNA fondamentali per le prime, critiche fasi dello sviluppo, sono organizzate nel nucleo maschile in maniera non casuale, ma tale da costituire un codice di lettura regolandone precisamente l'accesso ai macchinari di trascrizione e sintesi proteica, nelle opportune modalità e nei giusti tempi

    Sviluppo di metodi e procedure sperimentali per la caratterizzazione aeroacustica dei getti

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    L'emissione acustica di getti d'aria è un problema molto importante per l'ottimizzazione dei sistemi nel settore industriale. In questa tesi il comportamento del getto è stato analizzato mediante diverse tecniche di misura, allo scopo di valutare le prestazioni e i limiti di ciascuna. Si sono scelte tecniche non invasive, allo scopo di non alterare il campo misurato. Inoltre le tecniche sono state selezionate tra quelle sensibili a diverse grandezze fisiche (acustiche e fluidodinamiche) allo scopo di valutare le correlazioni tra i diversi fenomeni. Si sono considerate: 1. l’interferometria dinamica tomografica 2. la sherografia 3. il beamforming acustico 4. l’olografia acustica Entrambe queste tecniche permettono la mappatura delle fluttuazioni di pressione all'interno e intorno al getto. In particolare, la misura fluido-dinamica, basata su interferometria, non necessita la presenza di inseminare il fluido. Si può concludere che delle tecniche appena esposte la tecnica di misura TLI è molto valida e in grado di fornire informazioni di estremo dettaglio in termini di analisi in frequenza ad altissima risoluzione. L’applicazione di TLI combinato alla misura acustica, tramite un microfono di riferimento posto in campo vicino al getto, permette di fare un’analisi coerente estrapolando il puro comportamento aeroacustico del getto. I tempi di analisi per questo tipo d’indagine sono estremamente lunghi. La tecnica shearography fornisce delle informazioni del comportamento in bassa frequenza del getto. La misura è piuttosto veloce, ma presenta dei limiti in termini di banda passante in frequenza. La tecnica di misura beamforming in far field è in grado di dare una buona localizzazione delle sorgenti, con una visualizzazione veloce, ma presenta importanti limiti in risoluzione spaziale. Per la tecnica di olografia acustica piana tramite STSF (Spatial Transformation of Sound Field) in near field, non sono soddisfatte le ipotesi del STSF cioè di avere sorgenti scorrelate e impedisce di avere una misura accurata

    Strategie di ventilazione nell'edilizia scolastica per l'ottimizzazione della qualità dell'aria, del comfort termico e dei consumi energetici

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    La ricerca affronta lo studio della ventilazione all’interno degli ambienti scolastici ai fini della qualità dell’aria, del comfort interno e del risparmio energetico. Questa tesi nasce da una collaborazione tra l’Università Politecnica delle Marche e la Provincia di Ancona, ovvero l’ente di gestione dell’edilizia scolastica per quanto riguarda la formazione superiore. Su tutto il patrimonio edilizio si è intervenuti in precedenza sia per quanto riguarda l’accessibilità per i diversamente abili che dal punto di vista della messa in sicurezza. Negli ultimi anni invece si è posto il problema della sostenibilità e in particolare come limitare lo spreco dei consumi. La maggior parte degli edifici gestiti sono stati realizzati prima degli anni ’80, in assenza cioè di normative specifiche per il risparmio energetico (D.l. 192 e 311). L’adozione delle più recenti normative sul risparmio energetico ha obbligato ad una riduzione del tasso di infiltrazione e ventilazione di aria esterna, contribuendo così ad aumentare le concentrazioni di inquinanti, peggiorando la qualità dell’aria interna degli ambienti con il rischio dell’insorgenza della Sick Building Syndrome. La problematica è ancora più sentita nelle scuole, ambienti che per la loro densità di occupazione (da 4 a 10 volte maggiore di un edificio commerciale), i tempi prolungati di esposizione e la sensibilità degli occupanti dovrebbero garantire standard di qualità ambientale già più elevati della media: queste considerazioni rendono l’edilizia scolastica la tipologia più interessante per questo tipo di indagini. Questi ambienti necessitano di tassi di ricambi d’aria che, se effettivamente applicati con un sistema di ventilazione naturale, difficilmente riusciranno a rientrare nei parametri limite delle normative energetiche (è noto infatti come la percentuale più alta dei consumi energetici sia dovuta alla ventilazione). Obiettivi della tesi sono quelli di: - definire una metodologia integrata di indagine per la valutazione in situ di qualità dell’aria e comfort ambientale; - valutare a livello qualitativo e quantitativo l’efficienza di alcune strategie di ventilazione diverse per tipologia (ventilazione naturale/meccanica), tipo di distribuzione dell’aria e tipo di immissione, applicate ad un caso concreto; - sviluppare una metodologia di ottimizzazione della gestione del sistema impiantistico scelto, la cui attenzione sia sempre orientata, più che al solo risparmio energetico, al binomio comfort-consumi; - sviluppare una metodologia di progettazione integrata (o retrofitting dell’esistente) che tenga conto fin dall’inizio non solo degli aspetti strutturali ma anche impiantistici ed in particolare della ventilazione; Lo studio ha visto l’analisi di un caso reale e la progettazione ottimizzata dell’ampliamento dello stesso. L’edificio in questione è l’ITIS Volterra di Torrette di Ancona e l’ampliamento previsto ospiterà la nuova sede dell’Istituto Nautico Elia. L’edificio esistente è stato analizzato con una sessione di monitoraggio invernale in cui quattro diverse strategie di ventilazione sono state valutate all’interno di un’aula ed una primaverile-estiva in cui due aule diverse per strategie di ventilazione sono state confrontate tra loro. L’ampliamento invece è stato valutato attraverso un prototipo analizzato con l’ausilio di software di simulazione termodinamica ed energetica a regime stazionario e dinamico in cui sono stati analizzati diversi parametri di comfort tra cui la ventilazione, studiando diverse strategie per il periodo estivo

    Nonlinear dynamics in microelectromechanical systems

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    La tesi affronta lo studio delle dinamiche nonlineari in alcuni dispositivi MEMS. Le tematiche di dinamica nonlineare attualmente affrontate in letteratura sono indispensabili per studiare la loro risposta. L’accuratezza della modellazione dinamica nonlineare è importante per garantire l’affidabilità dei risultati e gli strumenti attuali di dinamica nonlineare riescono ad interpretare scrupolosamente i dati sperimentali della risposta di questi dispositivi. La tesi considera due diversi casi-studio. Il primo caso-studio è un dispositivo MEMS con carico assiale, forma iniziale ad arco molto ribassato e attuazione elettrostatica ed elettrodinamica. È analizzato in un intorno della biforcazione da una singola ad una doppia buca di potenziale. Sia le configurazioni statiche nonlineari sia l’analisi dinamica lineare non possono essere risolte in forma chiusa e sono approssimate con il metodo di Galerkin. Vengono usate per costruire un accurato modello ridotto delle dinamiche nonlineari ad un solo grado di libertà. In questo modello il termine del quinto ordine (che dipende dall’espansione in serie di Taylor nell’equazione del moto) è eliminato per avere una buona approssimazione delle buche di potenziale e del comportamento globale. Altri modelli ridotti sono considerati e paragonati. Si esegue l’analisi dinamica nonlineare, con l’uso combinato di curve di risposta in frequenza, ritratti di fase attrattori-bacini e mappe di comportamento. In un intorno di ciascuna frequenza naturale, la risposta del dispositivo presenta le tipiche caratteristiche di un oscillatore softening. I casi di singola e doppia buca di potenziale vengono paragonati. Il secondo caso-studio analizza i dati sperimentali di pull-in dinamico in risonanza primaria di un dispositivo MEMS (un accelerometro capacitivo). Iniziando da questo caso particolare, si affronta la tematica dell’integrità dinamica in un sistema meccanico. Viene eseguito il suo calcolo qualitativo, scegliendo gli strumenti più appropriati in base alle condizioni sperimentali considerate. Si evidenzia l’efficacia di questa analisi, mostrando l’accuratezza delle curve di percentuale costante di fattore di integrità nell’interpretare l’esistenza di disturbi negli esperimenti e nella pratica. Inoltre, si mostra il loro utilizzo nella progettazione

    Innovative bioremediation strategies for contaminated marine sediments

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    I sedimenti marini costituiscono un serbatoio per i contaminanti organici ed inorganici, provenienti da attività industriali, inquinamento atmosferico, fiumi, fuoriuscite accidentali, fognature ed altre fonti. I sedimenti di dragaggio sono spesso caratterizzati dalla presenza di elevate concentrazioni di contaminanti organici e inorganici, influenzando il ri-uso dei sedimenti e/o il loro smaltimento. Diversi tipi di trattamenti possono essere utilizzati per ridurre il livello di contaminazione, e tra le tecnologie disponibili, strategie eco-compatibili di biorisanamento possono essere scelte, come la biostimolazione di comunità microbiche autoctone o la bioaugmentazione, introducendo specifici ceppi microbici. La stimolazione microbica mediante aggiunta di nutrienti è un approccio comune, in grado di migliorare i tassi di biodegradazione di idrocarburi nei sedimenti marini. I metalli, che non possono essere degradati, possono passare da uno stato redox ad un altro, influenzando la loro solubilità. Il biorimedio di contaminanti inorganici può essere indirizzato al cambiamento di speciazione e ripartizione dei metalli, aumentando la loro solubilità in acqua o la loro stabilità nel sedimento. È stato inoltre osservato che l'applicazione di strategie per la bonifica dei sedimenti è in grado di determinare cambiamenti nella composizione della comunità procariote, con la selezione di alcuni ceppi piuttosto che altri. Questa tesi si occupa di biorisanamento di sedimenti contaminati, e le principali domande poste sono: 1- I trattamenti diretti alla degradazione di idrocarburi possono influenzare la ripartizione dei metalli? 2- È possibile valutare la performance di degradazione degli idrocarburi utilizzando semplici modelli cinetici basati sui tassi di crescita dei procarioti? 3- Esiste una relazione tra la degradazione degli idrocarburi e la biodiversità batterica? 4- Quali sono i potenziali ruoli dei filotipi procariotici dominanti nella degradazione di idrocarburi e nella ripartizione dei metalli? Esperimenti di microcosmo sono stati allestiti per rispondere a queste domande. Nel primo esperimento, l'attenzione è stata indirizzata a sedimenti contaminati da idrocarburi del petrolio e metalli pesanti. L'ipotesi era che in esperimenti di microcosmo in condizioni anaerobiche sottoposti a strategie di biostimolazione e bioagumentazione, una maggiore biodegradazione di idrocarburi modificasse la ripartizione dei metalli pesanti, con potenziali ripercussioni sulla la loro mobilità e biodisponibilità. L'approccio di bioremedio utilizzato in questi esperimenti ha determinato una diminuzione significativa della concentrazione di idrocarburi, ma anche cambiamenti della ripartizione dei metalli pesanti. È stata affettuata un'altra serie di esperimenti, e un modello cinetico semi-empirico è stato applicato con successo ai dati sperimentali delle variazioni temporali delle concentrazioni residue di idrocarburi e alle abbondanze microbiche, in grado di prevedere le prestazioni del biorisanamento. Tale modello, eventualmente adattato alle caratteristiche biogeochimiche sito-specifiche del sito, può essere uno strumento utile nella progettazione di tecnologie eco-compatibili per la bonifica di sedimenti contaminati. Cercando di capire meglio gli effetti dovuti alla manipolazione dei sedimenti in prove di laboratorio, sono stati studiati i cambiamenti nella comunità batterica in esperimenti di biorisanamento con sedimenti marini contaminati, sia in condizioni aerobiche sia anaerobiche. Una correlazione positiva è stata trovata tra la biodiversità batterica e l’efficacia di biodegradazione degli idrocarburi, sia in condizioni aerobiche sia anaerobiche. L’efficacia del biorimedio potrebbe essere stata aumentata da possibili interazioni facilitative tra microrganismi. Considerando l'importanza della biodiversità procariotica ai fini del biorimedio, è stato effettuato uno studio per determinare la composizione dei principali procarioti coinvolti nel biorisanamento di sedimenti contaminati in condizioni anaerobiche. Dai dati del sequenziamento dei dominanti geni che codificano per il 16S rRNA, si è riscontrato che la maggior parte degli archaea che componevano la comunità microbica era affiliata al phylum degli Euryarchaeota, in particolare agli ordini del Methanomicrobiales, Methanosarcinales e Thermoplasmatales. Le sequenze geniche batteriche appartenevano agli Alpha-, Gamma- e Deltaproteobacteria, Firmicutes, Chloroflexi, Actinobacteria, Bacteroidetes e Verrucomicrobia. I risultati di questo lavoro suggeriscono che nei sedimenti anossici specifici taxa batterici influenzano l’efficacia di degradazione degli idrocarburi mentre gli archaea potrebbero essere coinvolti nei cambiamenti di ripartizione dei metalli. Questa attività di ricerca ha permesso non solo di avere una migliore comprensione del ruolo delle comunità microbiche in relazione al destino dei contaminanti per i campioni di sedimento specifiche, ma anche di acquisire conoscenze e competenze utili nel campo del biorimedio di sedimenti contaminati. Infatti, si possono incontrare molte difficoltà legate all’eterogeneità del campione, concentrazione in traccia dei contaminanti, differenze sitospecifiche. Quindi risulta fondamentale l’utilizzo di un approccio metodologico interdisciplinare, basato su strumenti di ecologia microbica, biogeochimica e analisi di processo

    Sponges of the coralligenous community in the Mediterranean sea

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    Il principale obbiettivo di questo studio è stato la descrizione della diversità della spongofauna associata alle concrezioni coralligene, il principale hot spot di biodiversità dell’intero bacino del Mediterraneo. I campionamenti sono stati effettuati in immersione in quattro siti del Mar Ligure tra 30 e 40 m di profondità: Punta del Faro (Area Marina Protetta di Portofino), Punta Manara, Isola Gallinara (stazioni Falconara e Sciusciaù) e Santo Stefano. I blocchi di coralligeno, con un volume medio di circa 20 l ciascuno, sono stati raccolti in ciascun sito e tutte le spugne presenti sulla loro superficie sono state prelevate, identificate e raggruppate in accordo con le loro caratteristiche morfo-funzionali. Gli esemplari insediati sul lato ombroso e quello illuminato dei singoli blocchi sono stati raggruppati separatamente. Inoltre due blocchi per ciascuna stazione sono stati tagliati in sezioni spesse 2 cm per consentire la raccolta e l’identificazione delle specie endolitiche. In totale 108 specie di poriferi sono state raccolte e identificate: 59 da Portofino, 54 dall’Isola Gallinara, 53 da Punta Manara e 37 da Santo Stefano. La diversità, dominanza e ricchezza specifica della comunità a spugne studiata è risultata significativamente correlata con il livello di illuminazione. In tutti i siti le spugne erano più abbondanti, sia in termini di numero di individui che di ricoprimento percentuale, sul lato ombroso dei blocchi rispetto al lato illuminato; i valori dell’indice di ricchezza specifica hanno confermato la maggiore biodiversità del lato ombroso. Su questo lato le spugne incrostanti erano le più abbondanti a causa della minore competizione con la componente algale. Al contrario il lato illuminato ospitava in prevalenza spugne massive e arborescenti che erano dunque particolarmente sottoposte all’impatto antropico. E’ possible ipotizzare che un’elevata presenza e diversità di queste specie indichi siti caratterizzati da bassi livelli di impatto. Le spugne perforatrici (8% delle specie identificate durante questo studio) rappresentano un gruppo molto importante da un punto di vista della dinamica dei substrati calcarei; il numero di specie perforanti era alto (10) in confronto con i dati riportati in letteratura (4 specie). Le spugne insinuanti, viventi nelle fessure interne alla struttura coralligena, rappresentavano il 25% delle specie individuate essendo Stoeba plicata la specie più abbondante. Cliona viridis, Jaspis johnstoni e Stoeba plicata erano le specie che raggiungevano la maggiore profondità all’interno delle concrezioni penetrando 5 cm nel substrato. Da un punto di vista biogeografico due specie, Eurypon sp. e Forcepia sp., tra quelle identificate sono probabilmente nuove; Quattro specie: Paratimea oxeata, Clathria (Microciona) haplotoxa, Eurypon denisae e Haliclona (Gellius) tenuisigma, sono nuovi ritrovamenti per la fauna italiana; 11 specie sono nuovi ritrovamenti per il Mar Ligure: Cliona burtoni, Paratimea oxeata, Acarnus souriei, Clathria (Microciona) armata, Eurypon coronula, Eurypon denisae, Eurypon sp., Forcepia sp., Mycale (P.) serrulata, Merlia normani, Bubaris carcisis, Halicnemia geniculata, Dendroxea lenis, Haliclona (Gellius) bioxeata, Haliclona (Gellius) marismedi and Haliclona (Gellius) tenuisigma; 19 specie rappresentano nuovi ritrovamenti per la comunità coralligena: Stelletta stellata, Cliona burtoni, Paratimea oxeata, Acarnus souriei, Clathria (Microciona) armata, Clathria (Microciona) haplotoxa, Eurypon denisae, Eurypon sp., Forcepia sp., Hymedesmia (Hymedesmia) baculifera, Hymedesmia (Hymedesmia) rissoi, Phorbas mercator, Plocamionida ambigua, Mycale (Aegogropila) tunicata, Mycale (Paresperella) serrulata, Merlia normani, Hymerhabdia typica, Halicnemia geniculata, Haliclona (Gellius) bioxeata and Haliclona (Gellius) marismedi. Secondo la letteratura disponibile 285 specie di poriferi sono fino ad ora descritte per le concrezioni coralligene del Mediterraneo. I nostri dati aumentano questo valore a 310 e confermano che il coralligeno è una straordinaria riserva di biodiversità ancora largamente inesplorata. Le spugne sono il più importante phylum del coralligeno e, anche se non partecipano direttamente alla deposizione della matrice carbonatica, agiscono attivamente sia nella demolizione che nel compattamento della struttura. I nostri dati chiaramente indicano che i rilievi fotografici sono largamente insufficienti a stimare la diversità dei poriferi del coralligeno: le spugne perforatrici ed insinuanti sfuggono, ad esempio, a questa analisi. Questo lavoro, che considera per la prima volta le specie epilitiche ed endolitiche potrebbe rappresentare un riferimento per ulteriori studi su questo habitat che dovrà essere inserito nei programmi di tutela dell’ambiente marino

    Molecular tools for contaminated sediment monitoring

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    La presente tesi di dottorato ha posto i primi passi con le domande generate dalle ricerche precedenti e considerando i problemi esistenti per le contaminazione ambientali. Il presente progetto è stato effettuata in tre fasi. In primo luogo, abbiamo verificato l'idoneità di Solea solea come bioindicatore per valutare l'effetto biologico di sedimenti contaminati ambientali sugli organismi acquatici. Una serie di geni sono stati identificati mediante DNA microarray e alcuni di essi sono stati parzialmente clonati e ottimizzati per il loro uso come biomarker di tossicità. Questi geni sono stati quantificati mediante Real Time PCR. Abbiamo dimostrato che la caratterizzazione chimico / fisiche di sedimenti contaminati non sono sufficienti per determinare la tossicità dei sedimenti (capitolo 1). Successivamente, abbiamo analizzato il pool di geni ottimizzati in Sparus aurata per valutare la differenza dell’effetto biologico di due sedimenti contaminati (campionati nello stesso luogo, il Nord Est d'Italia). Possiamo concludere che tutti i biomarcatori ed il bioindicatore qui utilizzati hanno un’alta capacità di rispondere a bassa tossicità di sedimenti contaminati che in questo caso ha effetti più nocivi sugli organismi animali più elevati rispetto a quelli contaminati (capitolo 2), infine, si analizza l'uso di innovative tecniche di biologia molecolare (microarray), nel monitoraggio ambientale delle costiera della California meridionale. Questi risultati evidenziano l'utilità di un approccio multi-specie microarray come strumento diagnostico sensibile per la presenza di interferenti endocrini in ambiente acquatico (capitolo 3). L'integrazione di innovative tecniche molecolari per il monitoraggio ambientale prodotto risultati che contribuiscono in maniera significativa alla valutazione della marina sedimenti contaminati e al miglioramento della gestione del pollution.and ambiente marino Inoltre, questo studio rivela nuove possibilità di ricerca per individuare nuovi bioindicatore europeo Ecosistema e nuovi biomarcatori per lo sviluppo di un responsabile di linee guida di gestione dei sedimenti contaminati

    Variazioni longitudinali, batimetriche e biogeografiche di abbondanza, biomassa e diversità della meiofauna a foraminiferi bentonici nel Mediterraneo profondo e Atlantico

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    Il Mar Mediterraneo contiene, su scale spaziali relativamente limitate, un numero di habitat che potrebbe potenzialmente rappresentare degli “hot-spots” di biodiversità. Lo studio della biodiversità dei foraminiferi associati a questi habitat/ecosistemi offre un apporto significativo alle attuali conoscenze riguardo a questo gruppo di protisti, in termini di biodiversità e funzionamento di ecosistemi marini profondi. Studi sui foraminiferi moderni di ambienti profondi nel Mar Mediterraneo non sono molti e sono generalmente rivolti alla componente politalamica fossilizzante delle associazioni. Di seguito si presenta il risultato di uno studio, effettuato su 19 siti della crociera Trasmed (11 Maggio-27Maggio 2007, 28 Giugno-12 Luglio), su foraminiferi bentonici vivi (colorati con Rosa Bengala) in campioni di sedimento batiale e abissale. Sono state analizzate la densità, la composizione specifica e la biomassa di questi protisti, attraverso un transetto dall’Atlantico (Seine Abyssal Plain) al Mediterraneo orientale, tra 1850 e 4345 m di profondità. Sono state analizzate le frazioni di taglia 63-150μm e >150μm di due repliche di campioni per i primi 5 cm di sedimento, inclusa anche l’analisi dei taxa monotalamici (sia con guscio rigido che organico). I risultati evidenziano che i campioni atlantici mostrano generalmente abbondanze elevate rispetto ai campioni del Mediterraneo, mentre nel bacino mediterraneo si evidenzia una densità generalmente relativamente bassa e un trend in diminuzione verso est. I valori di biomassa (nella frazione >63 μm) basati sul metodo volumetrico (Altenbach, 1985) variano da 68.41 mgC m-2 nei siti della regione di Alboran a 0.48 mgC m-2 alla stazione Ierapetra, a sud di Creta. Nelle associazioni a foraminiferi i taxa monotalamici a guscio organico rappresentano un elemento importante che in alcuni siti profondi (Ierapetra, Mediterraneo orientale) diventa l’unica componente della fauna bentonica a foraminiferi. I maggiori rappresentanti di questa componente sono le specie Nodellum membranacea, incluse le forme “Like Nodellum”, e Resigella moniliforme, che sono state riscontrate in Atlantico, Pacifico e Antartico, ma non sono comuni in Mar Mediterraneo. Tutti i taxa monotalamici descritti in questo lavoro sono riportati per la prima volta in questo ambiente. I taxa politalamici agglutinanti e calcarei sono generalmente più abbondanti nella frazione più sabbiosa e inoltre la loro abbondanza aumenta rispettivamente nei campioni del bacino Almeria-Oran/Algero-Provenzale e in quelli del bacino Tirrenico. Inoltre i campioni atlantici sono estremamente ricchi di frammenti di forme tubulari appartenenti ai generi Rhabdammina e Rhizammina e di individui Komokiacea. Le analisi statistiche uni- e multivariate consentono di individuare una chiara variabilità longitudinale nella biodiversità dei foraminiferi verso est così come alcune relazioni tra la composizione delle specie dell’associazione a foraminiferi e la quantità e la composizione biochimica della materia organica nel sedimento, la granulometria e la profondità. In particolare la diversità di specie cambia in relazione alla batimetria e alla disponibilità di cibo, mentre la composizione tassonomica è direttamente collegata alla qualità e alla quantità della materia organica a disposizione. Le variazioni di abbondanza e biomassa sono associate alla granulometria del sedimento; abbondanza, biomassa e composizione tassonomica della fauna a foraminiferi bentonici sono significativamente spiegate (DISLTM) dalla percentuale di argilla nel sedimento, mentre la composizione in specie è correlata alla percentuale di silt nel sedimento. Infine, l’analisi della PERMANOVA mostra che la composizione in specie della fauna a foraminiferi bentonici cambia significativamente sia su scala locale che su mesoscala (i.e. tra regioni e tra stazioni all’interno delle regioni). I dati presentati in questa tesi di dottorato permettono di descrivere per la prima volta la biogeografia dei foraminiferi monotalamici nel Mediterraneo profondo, e anche di poter comparare i dati di biomassa dei foraminiferi con quelli della meiofauna. I risultati ottenuti mostrano che una varietà di specie monotalamiche come Resigella moniliforme e Nodellum membranacea, e le morfospecie Allogromidae sp.9, Saccamminidae sp.3 e Saccamminidae sp.5 sono ampiamente distribuite in Mediterraneo. I dati presentati in questa tesi permettono per la prima volta di descrivere la biogeografia dei foraminiferi monotalamici in ambienti marini profondi del Mar Mediterraneo e anche di comparare dati di biomassa dei foraminiferi con quelli della meiofauna. Secondo i risultati diverse specie monotalamiche come Resigella moniliforme e Nodellum membranacea, e le morfospecie Allogromidae sp.9, Saccamminidae sp.3 e Saccamminidae sp.5 sono ampiamente distribuite in Mediterraneo. In confronto alla biomassa della meiofauna, quella dei foraminiferi bentonici mostra in generale valori importanti, in particolare nel bacino Algero-Provenzale e nel bacino Levantino, dove i valori sono paragonabili a quelli della biomassa della meiofauna. Questo indica che i foraminiferi bentonici non possono essere esclusi nelle stime del budget di C in ambienti profondi

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