Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
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    1390 research outputs found

    Identification of the enzyme nicotinamide mononucleotide deamidase "orphan enzyme" of the vitamin B3 biosynthesis

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    Nell’ultimo decennio le nostre conoscenze relative alla biosintesi e al riciclo della vitamina B3 negli eubatteri sono notevolmente aumentate sia grazie al sequenziamento del genoma di numerose specie batteriche che ha consentito lo sviluppo di analisi di genomica comparativa, sia grazie all’avanzamento degli studi sulla struttura e funzione di molti degli enzimi coinvolti. Tuttavia, alcuni enzimi chiave rimangono ancora appartenenti alla categoria dei cosiddetti “orphan enzymes”, enzimi la cui attività è stata sperimentalmente dimostrata, ma di cui non si conoscono ancora i geni corrispondenti. Fa parte di questa categoria l’enzima nicotinammide mononucleotide (NMN) deamidasi il quale catalizza la conversione dell’ NMN a nicotinato mononucleotide (NaMN) e quindi gioca un ruolo essenziale nella conversione della vitamina B3 nella sua forma coenzimatica NAD. L’esistenza di questo enzima è documentata in numerosi studi che hanno dimostrato direttamente la presenza di una significativa attività NMN deamidasica in estratti di cellule batteriche. Inoltre, nei batteri il cui genoma è stato sequenziato, l’esistenza dell’enzima può essere indirettamente predetta attraverso la ricostruzione in silico dell’insieme delle vie metaboliche responsabili della biosintesi e della conversione a NAD della vitamina. Infatti, la ricostruzione del pattern metabolico nelle specie batteriche in grado di convertire la vitamina B3 a NMN, ma che mancano dell’enzima che catalizza la conversione diretta dell’ NMN a NAD, evidenzia l’esistenza di un gap metabolico (missing gene) che può essere colmato solo ipotizzando l’esistenza di un’ attività NMN deamidasica in grado di indirizzare l’NMN alla via deamidata per la sintesi del NAD, che appare priva di gaps. Oltre a svolgere un ruolo chiave nella conversione della vitamina B3 a NAD, l’NMN deamidasi potrebbe essere importante per il controllo dei livelli intracellulari di NMN: è riportata infatti un’azione tossica dell’NMN nei confronti dei batteri a causa della suo effetto inibitorio sulla DNA ligasi NAD-dipendente. In aggiunta l’enzima potrebbe essere coinvolto anche nella biosintesi della vitamina B12 in quanto il prodotto della reazione catalizzata, l’NaMN, è il donatore del gruppo riboso-fosfato indispensabile per la sintesi della vitamina B12. Nonostante numerosi tentativi il gene codificante l’NMN deamidasi rimane sconosciuto. In questo lavoro viene descritta l’identificazione del gene per mezzo della purificazione e del sequenziamento dell’enzima NMN deamidasi dal batterio Shewanella oneidensis

    Health inequalities and cancer: new models of care

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    Un’ampia letteratura ha ormai dimostrato come la salute sia largamente influenzata da fattori esterni alla medicina e al sistema sanitario, quali appunto i determinanti sociali, ambientali, economici e comportamentali. Il tema delle disuguaglianze di salute si colloca nell’intersezione di molteplici sfere e discipline, dalle scienze sociali a quelle mediche, dall’economia alla politica, fino agli aspetti morali e di etica dei diritti umani. Differenze nella mortalità e nella morbilità tra i gruppi socioeconomici sono state documentate fin dall’inizio del secolo. Sono sempre meno le persone che muoiono per malattie infettive e sempre più quelle che sviluppano malattie croniche. L’aumento di fattori di rischio come stili di vita insalubri, alimentazione scorretta, inattività fisica, consumo di tabacco ed uso di alcool ha portato ad uno sviluppo più precoce di malattie croniche negli ambienti sempre più urbanizzati, e i sistemi sanitari non sono ancora, totalmente, preparati per gestire la richiesta di cure e trattamenti. Spesso sono i più poveri che si trovano, insieme alle loro famiglie, a lottare contro i danni economici e sociali che una lunga malattia può provocare. In particolare, attualmente, il cancro resta la seconda principale causa di morte, senza tener conto dei costi economici per la società. Alla luce di tutto ciò, ci è sembrato utile ragionare e indagare sulla situazione attuale dell’incidenza e della mortalità per tumore, e l’associazione tra l’incidenza della malattia e le condizioni socio – economiche. Nella prima parte dell’elaborato ci si è focalizzati sugli approcci teorici alle disuguaglianze di salute e sui determinanti di salute, integrando l’approccio epidemiologico con quello sociologico. Per comprendere la portata del fenomeno in oggetto, si è data un’ampia descrizione e analisi dal punto di vista numerico. Le analisi fatte hanno evidenziato grosse disparità, soprattutto, a livello geografico. Infine, ci si è concentrati sui nuovi modelli assistenziali per i malati cronici, in particolare il Chronic Care Model, i cui principi generali sono ormai riconosciuti come fondamentali. Questo modello è rappresentativo del nuovo paradigma medico, volto all’empowerment del paziente, e della comunità e alla qualificazione del team assistenziale

    The role of investor sentiment in the real estate market

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    La teoria dei mercati efficienti si basa sul presupposto che l’investitore è razionale nell’effettuare scelte in condizioni di incertezza; pertanto le dinamiche di prezzo delle attività finanziarie riflettono cambiamenti dei fondamentali dei titoli stessi. Di contro, nell’ambito della finanza comportamentale il sentiment degli investitori e i limiti dell’arbitraggio hanno un ruolo importante nella determinazione dei prezzi delle attività finanziarie. I fondi immobiliari quotati (Real Estate Investment Trusts - REITs) sono di particolare interesse in tale contesto in quanto sono caratterizzati da un doppio livello di prezzo. Da un lato, le attività finanziarie rappresentative del veicolo di investimento sono scambiate sui mercati azionari (mercato immobiliare indiretto); dall’altro lato, le attività immobiliari che compongono il portafoglio d’investimento vengono negoziate nel mercato immobiliare diretto. Il contributo che questa tesi di dottorato intende offrire alla letteratura sul tema del pricing dei REIT è duplice. In primo luogo, viene affrontata la questione relativa al ruolo del sentiment degli investitori nelle dinamiche di prezzo delle attività finanziarie rappresentative del veicolo d’investimento del fondo immobiliare. A tal fine, viene analizzato l’effetto in termini di pricing sia della componente “razionale” del sentiment, ossia legata a cambiamenti dei fondamentali del mercato immobiliare, sia della componente "irrazionale" del mercato azionario. In secondo luogo, questa analisi rappresenta uno dei primi tentativi d’indagine circa il ruolo svolto dalle caratteristiche specifiche di ciascun fondo, con particolare attenzione alla struttura proprietaria, ai fini della determinazione della rispettiva sensibilità al sentiment degli investitori. A tal proposito è stata creata una misura di tale sensibilità rispetto al sentiment: il “sentiment beta”. Al fine della costruzione dell’indicatore di “sentiment” si ricorre all’analisi delle componenti principali (PCA) per poter misurare la varianza comune di alcune proxies del sentiment degli investitori individuate dalla letteratura (approccio “top-down”). Un Vector Error Correction Model (VECM) viene invece utilizzato al fine di analizzare sia la relazione di breve periodo, sia il processo di aggiustamento verso l’equilibrio di lungo periodo tra il mercato immobiliare diretto ed indiretto. Questa tesi di dottorato è strutturata come segue: dopo un’introduzione del ruolo del sentiment degli investitori nel mercato immobiliare, il capitolo 2 analizza più in dettaglio la letteratura esistente in tema di sentiment degli investitori con riferimento sia al settore finanziario sia a quello immobiliare; successivamente, il capitolo 3 illustra le metodologie di costruzione degli indici di sentiment individuate dalla letteratura esistente. L'analisi empirica circa l'influenza del sentiment sulla dinamica dei prezzi dei REITs nell’ambito del mercato statunitense è presentata nel capitolo 4, mentre il capitolo 5 è dedicato alla misurazione del sentiment beta al fine di testare l’ipotesi di "Hard-toarbitrage, Difficult-to-Value". Infine, nel capitolo 6 seguono le conclusioni finali, utili a sintetizzare l’influenza del sentiment sul pricing dei fondi immobiliari, nonché a proporre possibili sviluppi di indagine futuri

    Il comportamento igrometrico di pareti ad alto isolamento

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    L’Italia ha accolto i contenuti della direttiva 2002/91/CE “Rendimento energetico nell’edilizia”, con la pubblicazione del DLgs 192/05, successivamente integrato con il DLgs 311/06 “Disposizioni correttive e integrative al DLgs 192/05” e il recente DPR 59/09. Le nuove disposizioni normative con lo scopo di ridurre i consumi energetici e le emissioni di gas inquinanti, rivolgono particolare attenzione alle prestazioni dell’involucro e dei singoli componenti edilizi. Da un lato, quindi, il settore dei materiali da costruzione, soprattutto quello dei materiali per l’isolamento termico, proteso anch’esso alle problematiche ambientali e all’esigenza di costruire in modo più “sano”, indirizza verso l’adozione di materiali naturali e dal basso impatto ambientale. Dall’altro però, la necessità di rispettare i limiti di trasmittanza per le strutture opache, imposte dalla normativa, spinge i costruttori e i progettisti a realizzare componenti edilizi a bassa permeabilità al vapore, “stagni”, che si traduce il più delle volte nel realizzare pareti con elevati spessori di isolamento, “super-isolate”. In questo contesto, il funzionamento dell’involucro edilizio, ne risulta completamente modificato: non è più responsabile della trasmissione di vapore verso l’esterno, ma è un elemento i cui componenti interagiscono in modo differente (“disaccoppiato”) con il vapore prodotto dalle sollecitazioni interne ed esterne. Inoltre, la presenza di materiali fortemente igroscopici, come molti materiali naturali, secondo i principi della bioedilizia, compromette ulteriormente tale funzionamento a causa dell’acqua accumulata nell’involucro opaco, dovuta alla capacità dei materiali di accumulare e rilasciare vapore. Inoltre, il raggiungimento di alti valori di umidità relativa nell’ambiente interno favorisce il verificarsi di fenomeni di condensa e formazione di muffe sulle superfici interne dell’involucro che, oltre a provocare il deterioramento dei materiali edilizi, sono dannosi alla salute dell’uomo. Questi nuovi disposti normativi, incentrati principalmente sul risparmio energetico, trascurano la questione del benessere igrometrico, andando a discapito del comfort abitativo in ambienti interni vissuti abitualmente dall’uomo, relativamente alla loro destinazioni d’uso. In risposta a tali esigenze di riduzione dei consumi energetici, nella tesi di dottorato è stata valutata l’efficacia igrometrica di pareti inerziali massive rispetto a quelle leggere, e la risposta dinamica di tali soluzioni se sollecitate da differenti carichi interni e la capacità di sistemi di controllo passivo di ridurre le variazioni di umidità relativa in ambienti interni occupati. L’attività svolta è stata esclusivamente di tipo analitico e sono stati utilizzati software igrometrici dinamici, in grado di restituire le condizioni climatiche indoor (temperatura e U.R.) una volta assegnate le condizioni climatiche esterne e l’involucro edilizio. E’ stato implementato il metodo di calcolo, per determinare il carico dinamico di vapore interno, mediante la creazione di una legge sinusoidale, che mette in relazione il numero di persone nella stanza, la durata della loro permanenza, e la produzione di vapore oraria in seguito alle attività da loro svolte. La prima fase di simulazione, è stata condotta valutando il comportamento igrometrico dinamico dell’elemento opaco, in relazione alle problematiche connesse con l’entrata in vigore del Dlgs.311/06, mediante simulazioni annuali nelle quali sono state messe a confronto diverse tipologie costruttive, inerziali e leggere, che si differenziano per la presenza/assenza della massa, per tipologia di isolante (più o meno igroscopico), presenza della barriera al vapore, differenti condizioni climatiche esterne e per ambienti a differente grado di permeabilità all’aria. I risultati sono stati analizzati in relazione a problematiche di tipo igrometrico quali le condizioni climatiche e il rischio di formazione di muffe sullo strato di finitura superficiale (ai fini del benessere termoigrometrico), il possibile deterioramento dei materiali di finitura e isolanti naturali e la valutazione sulla perdita di conducibilità termica dell’isolante termico. La seconda attività analitica, ha avuto come obiettivo quello di dimostrare che l’involucro opaco, a media e bassa trasmittanza leggero e massivo, non è un mezzo di trasmissione di vapore verso l’esterno, ma è un elemento che interagisce dinamicamente, in alcune sue parti, con l’ambiente che lo circonda, presentando un comportamento igrometrico “disaccoppiato” nei confronti dei flussi di vapore che lo investe. I risultati hanno evidenziato che la parte esterna ed interna dell’involucro opaco, reagiscono diversamente alle sollecitazioni dinamiche, ed è stata proposta una stima dello spessore della parete, rivolto all’ambiente interno, realmente interessato dal fenomeno dinamico di accumulo e rilascio di vapore dei materiali che lo compongono, e si è valutata la quantità di vapore, seppure minima, che diffonde verso l’esterno attraverso la parte centrale della parete. Infine, una volta dimostrata l’importanza dello strato di finitura interno, sono stati parametrizzate le caratteristiche igrometriche che regolano la capacità di accumulo e di diffusione della finitura interna a intonaco e l’influenza di finiture interne, a differente grado di “Moisture Buffering Capacity”, applicate ad una parete massiva tradizionale in ambienti interni caratterizzati da carichi di vapore interni dinamici

    Control systems to augment the confort and security of marine vessels

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    A shared tabletop interface for fostering conversation after the museum visit

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