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Valutazione delle caratteristiche nutrizionali di differenti varietà di fragola (in vitro) e degli effetti di un consumo acuto o cronico di questi frutti sulla salute umana (in vivo)
Un'alimentazione sana è quella che fornisce tramite gli alimenti assunti quotidianamente la quantità di nutrienti che corrisponde al proprio fabbisogno. Ma l’alimentazione corretta permette anche alle persone sane di prevenire le malattie e migliorare il loro stato di salute. Nell’ambito della vasta gamma di prodotti alimentari di largo consumo, frutta e verdura ricoprono un ruolo di fondamentale importanza, grazie al loro notevole contenuto di composti benefici per la salute. La nostra attenzione si è focalizzata sul frutto della Fragola, tra i più ricchi in composti antiossidanti, composti specifici che costituiscono la barriera protettiva contro alte concentrazioni di radicali liberi responsabili dello stress ossidativo. Scopo di questo progetto di tesi è stato quello di valutare innanzitutto le caratteristiche nutrizionali di differenti varietà di fragola in studio (in vitro), e gli effetti di un consumo acuto o cronico di questi frutti sulla salute umana (in vivo). Abbiamo quindi analizzato con tecniche più generali la capacità antiossidante totale e il contenuto totale in polifenoli, con ulteriore indagine quantitativa sui flavonoidi e le antocianine, abbiamo confrontato i valori ottenuti che sono risultati significativi da genotipo a genotipo, e abbiamo confermato i risultati ottenuti in studi precedenti dove Sveva si era affermata essere tra le più interessanti varietà in studio, dimostrando anche nel nostro caso una elevata capacità antiossidante totale e un alto contenuto di micronutrienti, a scapito di un minor contenuto di antocianine. La cultivar OGM CALYPSO non si è messa in evidenza rispetto alle altre varietà, ma ha mostrato un aumento significativo delle antocianine rispetto alla cultivar parentale, caratteristica frutto proprio del miglioramento genetico subito riguardo appunto la quantità di antocianine. Rimanendo nell’ambito delle fragole, dopo aver portato a secco l’estratto metanolico dei frutti, abbiamo testato l’effetto gastroprotettivo di quest’ultimi su ulcere gastriche indotte da etanolo assoluto, nei ratti e la % di inibizione delle ulcere è risultata essere più elevata per quanto riguarda la cultivar Adria seguita tra le cultivar da Calypso OGM. Contemporaneamente siamo andati ad effettuare l’esame biochimico del contenuto gastrico dei topi in studio.
Accanto a ciò abbiamo voluto testare gli effetti di un consumo di fragole acuto o prolungato sulla salute umana, effettuando innanzitutto una valutazione della barriera antiossidante del plasma dei soggetti partecipanti allo studio con tecniche quali il TEAC il FRAP ma aggiungendo anche test rilevanti quali il BAP test e l’SHp test, per poi andare a valutare il livello di stress ossidativo nei vari momenti dell’assunzione attraverso la valutazione dei residui carbonilici nel plasma e abbinando il test degli idroperossidi, il dROMs test.
A ciò abbiamo affiancato uno studio sulla valutazione dei biomarker di stress ossidativo rilevabili nelle urine, quali l’8OhdG e i livelli di F2-isoprostani.
Il disegno dello studio è proseguito con un’analisi sulla variazione della % di emolisi spontanea ed indotta da un agente ossidante sui globuli rossi, che ci ha mostrato interessanti risultati di diminuzione della % d’emolisi sia per i controlli sia per i globuli rossi a contatto con l’agente ossidante, rimarcando quindi un effetto benefico di un’alimentazione arricchita da frutta, nel nostro caso fragole, sullo stress ossidativo spontaneo o indotto.
Al termine abbiamo condotto uno studio pilota sull’attivazione piastrinica, come possibile conseguenza di un consumo, di così grande entità, di fragole, ma i risultati hanno determinato una non significatività per quanto riguarda il numero di piastrine nei vari gradi di attivazione, ma con un comportamento diverso di due soggetti rispetto alla media.
I risultati preliminari ottenuti in questo lavoro hanno fornito un buon punto di partenza per continuare l’indagine sui meccanismi legati allo stress ossidativo. Sarebbe interessante in futuro valutare l’effetto diretto di questi prodotti di ossidazione su organi maggiormente esposti allo stress ossidativo e pianificare magari studi su categorie di persone con malattie cronico-degenerative ad esso correlate
Caratterizzazione della frazione lipidica dei prodotti ittici nell'ambito del progetto Last Minute Fish
Il progetto si compone di due aree di attività, che sono state avviate in modo interdipendente l’una dall’altra.
La prima, il Last Minute Fish (LMF), ha una valenza e una ricaduta di carattere economico e sociale, mentre la seconda, concernente la caratterizzazione chimica della frazione lipidica di alcune specie ittiche, ha carattere preminentemente scientifico e tecnico-analitico con una ricaduta tecnologica e salutistica.
L’interesse per il pesce ed i prodotti ittici in genere, che rappresenta il motivo comune delle attività svolte, nasce dal ruolo che essi svolgono sul piano nutrizionale e dall’importanza che l’attività della pesca ha nella regione Marche, in particolare nelle città che si affacciano sul mare come la città capoluogo, coniugata alla presenza sul mercato del pesce di eccedenze di produzione strutturali, soprattutto in alcuni periodi dell’anno.
Questa seconda considerazione, associata all’importanza che viene sempre più riconosciuta all’eliminazione degli immani sprechi che le filiere alimentari producono, ha costituito la base per l’attivazione del progetto Last Minute Fish come applicazione locale dell’idea del Last Minute Market nata presso l’Università di Bologna.
Tale attività ha consentito il recupero di 1,3 tonnellate di prodotti ittici freschi, rimasti invenduti nei mercati all’ingrosso e destinati alla distruzione, e la loro messa a disposizione in forma gratuita nei confronti delle associazioni no-profit aderenti.
Oltre all’attività di collegamento logistico dei vari soggetti potenzialmente interessati ed al monitoraggio delle consegne di pesce, è stata attivata parallelamente l’attività relativa alla parte sperimentale.
Tale attività si è concentrata in modo particolare su tre specie di crostacei pescate nel Mar Adriatico: il granchio di sabbia (Leocarcinus vernalis), la mazzancolla (Penaeus kerathurus) e la pannocchia (Squilla mantis).
La disponibilità di una base di dati concernenti altre specie ittiche sia d’acqua salata che dolce, prelevate presso le mense aderenti al Last Minute Fish, ha consentito anche un confronto tra le varie specie.
Il profilo degli acidi grassi della parte edibile dei crostacei e delle altre specie ittiche è stato determinato mediante gascromatografia capillare accoppiata alla spettrometria di massa (GC/MS). La quantificazione è stata effettuata mediante analisi gascromatografica utilizzando un rivelatore a ionizzazione di fiamma (GC/FID).
E’ stata quindi determinata la composizione quali-quantitativa della frazione acidica della parte edibile delle tre specie di crostacei, sopra menzionate, con particolare attenzione alle frazioni degli acidi grassi polinsaturi (PUFA) ω3 e a quella degli acidi grassi furanici (FFA): i primi per il ruolo salutistico ormai confermato da decenni di ricerche ed i secondi in quanto componenti bioattivi di cui è stata dimostrata l’azione di prevenzione nei confronti dell’ossidazione dei PUFA.
Sono stati identificati trenta acidi grassi tra i quali quattro acidi grassi furanici saturi. Non sono stati trovati congeneri furanici olefinici.
Il profilo quantitativo mostra che i PUFA ω3 sono la classe di acidi grassi più presente in tutte e tre le specie.
Il granchio ha il quantitativo di PUFA ω3 più elevato, confrontabile con quello del pesce azzurro e, tra questi, l’acido grasso più presente è l’acido eicosapentaenoico (EPA), contrariamente a quello che accade nella maggior parte dei pesci, sia di mare che d’acqua dolce, in cui è l’acido docosaesaenoico ( DHA) ad essere percentualmente più rilevante. Inoltre ha il contenuto di acidi grassi saturi (SFA) più basso in assoluto tra tutte le specie analizzate.
Il contenuto di acidi grassi monoinsaturi (MUFA) in tutte e tre le specie è tra i più elevati, anche se il granchio ha contenuti più bassi: nonostante questo il contenuto di acido oleico del granchio è tra più elevati, non solo se confrontato con quello delle altre specie di crostacei, ma anche con quello delle altre specie ittiche analizzate.
Tra gli FFA e i PUFA ω3 esiste una correlazione lineare positiva significativa nel granchio che, anche per questo aspetto, si differenzia rispetto alle altre due specie.
I tracciati gascromatografici di specie acquatiche differenti come pesci di mare, pesci d’acqua dolce e crostacei evidenzia un profilo molto simile dal punto di vista qualitativo, con differenze che si esprimono solo all’analisi quantitativa.
Non sembrano esserci classi di acidi grassi o singoli acidi grassi che si possano considerare markers di una delle tre specie di crostacei oggetto di indagine
Food habits and environmental impact: an assessment of the natural resource demand in three agri-food systems
Riflessioni teoriche e possibili applicazioni del marketing territoriale: il caso della politica di comunicazione della Provincia di Fermo
Il marketing territoriale sta assumendo sempre maggior rilievo nel dibattito culturale ed accademico. Prima di tutto come conseguenza del crescente peso che
le politiche di sviluppo locale, di cui il marketing territoriale è parte, stanno acquisendo nei processi di crescita economica e sociale, a livello nazionale e regionale. In secondo luogo, in presenza di situazioni in cui l'offerta di territorio si presenta sovradimensionata rispetto alla domanda, s'impone il ricorso a politiche e tecniche, per sostenere la domanda ed adattarla alle sue esigenze. Nel marketing territoriale sono state comprese tutte quelle attività in grado di orientare e sviluppare il grado di attrattività di un'area geografica per gli utenti interni e soprattutto quelli esterni, il territorio, infatti assume valore in funzione della sua capacità di soddisfare gli interessi economici e non degli stakeholders rilevanti. Una delle principali differenze tra il marketing aziendale e quello territoriale, è che quest'ultimo è sottoposto alle scelte prese dalle autorità di governo e subordinato alla realizzazione dello sviluppo sostenibile. All'interno del territorio fermano, le sedi di impresa presenti al 31 dicembre 2008 erano 20756, le imprese agricole costituiscono il 23,6%, seguite da quelle commerciali e dell'industria, rispettivamente il 23,2% e il 21,5%. Malgrado la preponderanza del settore calzaturiero, sono emerse negli ultimi anni, imprese caratterizzate dall 'uso di tecnologie avanzate, nel settore delle materie plastiche (Picenum Plast), in quello della meccatronica e domotica (Sigma, Elsamec e Videx), e nel settore alimentare i pastifici di Campofilone. Il brand territoriale Marca Fermana, si pone come
obiettivo di identificare il territorio, per chi già lo conosce e soprattutto attrarre la domanda turistica potenziale, inoltre in veste di "marchio ombrello", può essere utilizzato dalle imprese attive sul territorio per valorizzare e posizionare i propri prodotti. Il 29 Marzo 2003, nasce il Sistema Turistico Marca Fermana, costituito dai 40 comuni della provincia, per un totale di 69 soggetti aderenti tra pubblici e privati, impegnato nell'informazione e promozione turistica, tra i vari progetti vi sono quelli di tutelare, valorizzare le potenzialità del territorio, destagionalizzare e
diversificare i flussi turistici, rilanciando un modello diffuso di turismo di qualità
Cemetery facilities between old symbols and new models in Italy of globalization
Il luogo consacrato, che un tempo era all’interno della città occidentale, nel cuore della città sotto il sistema capillare degli edifici religiosi, per effetto della cultura illuministica e di motivazioni igienico sanitarie e di ordine borghese (tutte le “diversità” dovevano essere recintate e controllate dalla città dei “normali”) viene espulso dalla città stessa fuori le mura.
Il cimitero ottocentesco, replica improbabile della città di cui è conseguenza, se non per decoro e per ostentamento di valori borghesi, si sviluppa nelle periferie fino a ampliarsi negli ultimi anni con la stessa logica e analogamente senza nessuna qualità.
L’originalità di questa tesi sta nel fatto che partendo dai modelli storici ormai superati arriva a studiare una nuova generazione di impianti cimiteriali ed il loro rapporto con la città in cui si intravede possibilità di un “non modello” plurale e flessibile più adatto a rispondere alle esigenze della contemporaneità e del futuro.
Di fatto questa nuova generazione è lontana da un approccio lugubre e spettrale tipico di alcune interpretazioni precedenti per aprirsi ad un atteggiamento di tipo più nordico in cui il cimitero è spesso addirittura anche parco urbano, bosco, giardino, nel quale concedersi alla lettura, alla distensione e alla pace coniugando idee qualitative a programmi realistici in una visione che contenga le tante idee di morte
Da monomeri gamma-lattamici a strutture biomimetiche complesse
Le attuali strategie di drug delivery di peptidi biologicamente attivi, che possiedono un vasto potenziale nelle applicazioni terapeutiche, impongono modifiche strutturali degli stessi, allo scopo di migliorare le proprietà biologiche del ligando originale. Per superare problemi di selettività, efficienza e stabilità nei confronti dei processi proteolitici, nonché di biodistribuzione e biodisponibilità, sono spesso impiegati analoghi sintetici di peptidi bioattivi. Inoltre, l’affinità di binding dei peptidi bioattivi per i loro recettori e la conseguente trasduzione biologica del segnale dipendono sia dalla conformazione dello scheletro peptidico sia dall’orientamento delle catene laterali dei gruppi che costituiscono il farmacoforo. Quindi le considerazioni topografiche sono un approccio importante per esplorare i requisiti stereochimici essenziali per il riconoscimento dei recettori e la trasduzione del segnale, così che nuovi amminoacidi conformazionalmente costretti sono incorporati nei templati peptidici. Infatti l’impiego di amminoacidi beta-sostituiti enantiomericamente puri, nei ligandi peptidici bioattivi, a livello dei residui chiave del farmacoforo é un mezzo interessante per la comprensione delle interazioni di binding ligando-recettore e per il design di peptidomimetici. Negli ultimi anni la ricerca nel nostro gruppo è stata rivolta alla sintesi di nuovi amminoacidi conformazionalmente costretti, utilizzando strategie di sintesi asimmetrica con l’obiettivo di ottenere mimetici di oligopeptidi naturali bioattivi. In questo ambito, a partire da derivati gamma-lattamici ottenuti da un addotto di Baylis-Hillman, sono stati sintetizzati analoghi protetti dell’acido 2S,3R-3-metilaspartico, che mostra proprietà citotossiche su E.coli ed è il precursore dell’unità C della criptoficina I, un agente anticancro isolato da cianobatteri Nostoc. Sono stati preparati, inoltre, analoghi ciclici dell’alfa-metilomoserina e dell’alfa-metilaspartato. Gli oligomeri dei beta-amminoacidi (beta-peptidi) possono costituire un’utile alternativa agli alfa-peptidi in quanto sono in grado di formare in soluzione strutture secondarie definite (foldameri) e non vengono attaccati dalle proteasi. In particolare, sono stati studiati numerosi esempi di foldameri a base pirrolidinica, tra i quali il sistema dell’acido trans-ACPC. Gli oligomeri realizzati con questo monomero presentano una struttura ad elica 12 e, se resi anfifilici, sono in grado di agire come antibiotici. In questo ambito, nel nostro gruppo di ricerca è stata realizzata in precedenza la sintesi di un esamero ad elica 12, a partire da un beta-amminoacido costruito sul sistema gamma-lattamico. Successivamente il nostro interesse è stato rivolto alla preparazione di sistemi con centro quaternario, e allo studio dell’effetto di tale centro sulla conformazione del foldamero (effetto Thorpe-Ingold). E’ stata quindi realizzata la sintesi di un esamero avente tutti i residui con centro quaternario, e calcoli di dinamica molecolare, confermati dalla spettroscopia NMR, hanno evidenziato la formazione di un’elica 8. E’ stato inoltre condotto lo studio del passaggio della struttura secondaria da elica 12 a elica 8, grazie alla realizzazione di due esameri misti, uno con centro quaternario nel residuo 3 (a partire dall’estremità N-terminale) e uno con centro quaternario nei residui 2 e 4 (dall’estremità N-terminale). Infine, nell’ambito della sintesi di analoghi conformazionalmente costretti di nucleosidi, la nostra attenzione è stata rivolta alla preparazione di acidi pirrolidin uretano nucleici (PyUNA, Pyrrolidinyl Urethane Nucleic Acids) chirali. Sono stati sintetizzati quindi gli analoghi protetti dei nucleosidi naturali ed è stata realizzata la sintesi di un dimero T-T
Tools and methods based on knowledge elicitation to support engineering design
Le aziende di successo sono quelle che hanno saputo valorizzare le risorse umane e che hanno creato soprattutto le condizioni perché la conoscenza ed il know-how presente potesse evolvere e svilupparsi. Ciò non avviene per caso ma solo nel momento in cui si capisce che la conoscenza è la più grande ricchezza di un’impresa. Queste considerazioni sono sempre più necessarie se si considera l’evoluzione dell’economia occidentale e la difficoltà di accontentare il sempre più esigente consumatore finale che ricerca prodotti in poche quantità più ridotte ma sempre più personalizzabili.
La sfida per le aziende meccaniche italiane è quella di commercializzare prodotti di qualità ma continuando a sviluppare soluzioni innovative in tempi rapidi e contenendo i costi. Per vincere bisogna investire sulla parte più importante di un azienda: la progettazione, al fine di assicurare il futuro all’impresa stessa tramite strategie dedicate all’innovazione ed alla tecnologia.
Non esiste un manuale in grado di guidare l’ottimizzazione di una tipologia di progettazione, esistono però molte alternative sia commerciali che personalizzate per ingegnerizzare ed automatizzare il processo di progettazione industriale.
In particolare, all’interno di questa tesi è stato analizzato lo stato dell’arte sui sistemi Knowledge Based e sui loro aspetti implementativi. Una profonda analisi sul Knowledge Elicitation è stata richiesta per poter catturare e poi formalizzare non solo la conoscenza esplicita ma anche quella implicita e tacita. Con molta accuratezza è stato generalizzato il tipico flusso di progettazione al fine di trovare le criticità e poter fondare le basi sull’introduzione di procedimenti migliorativi. Sono stati proposti tre diversi livelli di metodologie di progettazione, uno per ogni grado di automazione. Il livello base di progettazione automatizzata è il livello della progettazione basata sull’esperienza in cui i progettisti hanno un buon livello di competenze ingegneristiche e conoscenze informatiche basilari tramite le quali poter implementare piccoli strumenti di lavoro come librerie di features oppure tabelle di variabili personalizzate per ridurre le operazioni ripetitive in fase di progettazione. Passando ad un livello di automazione maggiore, quello intermedio, le conoscenze ingegneristiche del progettista devono essere maggiori perché la progettazione è basata sulla prototipazione virtuale, quindi sull’uso ingegneristico di applicativi commerciali in grado di
automatizzare calcoli per la valutazione rapida delle prestazioni fisiche del prodotto. Al livello più automatizzato corrisponde una progettazione completamente basata sulla conoscenza aziendale implementata su applicativi software dedicati; quindi, in aggiunta alla competenza ingegneristica, sono richieste altre competenze riguardanti la programmazione ad oggetti ed in particolare conoscenze specifiche sulle interfacce di programmazione messe a disposizione da molti software ingegneristici.
Per poter formulare l’approccio metodologico di questa tesi sono state seguite da vicino molte aziende localizzate nella regione Marche, tuttavia ai fini della trattazione sono stati riportati solo due degli esempi più significativi. Mentre nel primo caso applicativo si è valutata e realizzata una metodologia di lavoro basata sulla prototipazione virtuale, nel secondo caso si è accuratamente formalizzata la conoscenza al fine di realizzare un applicativo software dedicato alle specifiche richieste dei progettisti
Nanoindentazione: dalla calibrazione all'applicazione ai materiali metallici massivi e ai rivestimenti
La valutazione delle proprietà meccaniche rappresenta un aspetto importante nella progettazione e nello sviluppo di componenti ingegneristici con elevate prestazioni strutturali e tribologiche. Dato
che nelle tecnologie odierne i sistemi meccanici tendono a diminuire nelle dimensioni fino a scala nanometrica, le tecniche di caratterizzazione meccanica dei materiali hanno spostato il range di
misura dai mN ai μN.
La nanoindentazione è una tecnica sviluppata di recente che permette di misurare le proprietà meccaniche su volumi molto piccoli partendo dai dati che si ottengono mediante acquisizione continua della forza applicata e della profondità di penetrazione. Inizialmente utilizzata per la
valutazione di durezza e del modulo elastico di piccoli volumi e dei film sottili, la nanoindentazione permette oggi di ottenere informazioni anche su altre proprietà meccaniche, quali il comportamento
a frattura, a creep e le tensioni residue ecc.
La nanoindentazione è attualmente utilizzata soprattutto per la caratterizzazione meccanica dei rivestimenti sottili, ma essa può essere applicata con successo anche allo studio dei materiali massivi. L’elevata precisione e automazione delle misure rendono le prove di nanoindentazione di
facile esecuzione rispetto alle altre prove meccaniche. Nonostante ciò, è importante sottolineare che sono molteplici i fattori che incidono sull’accuratezza della misura delle proprietà meccaniche. La prima parte dello studio mira proprio ad analizzare l'influenza di queste fonti di errore.
Nella seconda parte del lavoro vengono gettate le basi per lo sviluppo di nuovi standard di misurazione in svariati campi di applicazione e per la definizione e preparazione di nuove norme a
supporto della tecnologia di misura nel campo della caratterizzazione dei nanomateriali.
Infine, sono presentati e discussi i risultati ottenuti applicando la tecnica della nanoindentazione a diversi casi di studio, riguardanti sia i rivestimenti sottili che i materiali massivi
Managing organizational knowledge: new tools to support decisions
La conoscenza è considerata un asset strategico e una fonte di vantaggio competitivo per le organizzazioni. L'importanza della conoscenza emerge anche nella recente diffusione di esperessioni
come “knowledge worker”, “knowledge organzation” e “learning organizaton”.
Nonostante l'attenzione data alla conoscenza siamo lontani dallo sviluppo di metodi e tool condivisi sulla gestione della conoscenza nelle organizzazioni: vi sono varie definizioni di conoscenza e diverse
teorie sul come gestirla. La gestione della conoscenza è strettamente collegata ai sistemi informativi, cioè l'insieme dei sistemi hardware, software, procedure, persone, etc che sono responsabili
dell'acquisizione, elaborazione e diffusione della informationi nelle organizzazioni. I sistemi informativi devono essere progettati per supportare il flusso di conoscenza all'interno dell'organizzazione al
fine di sfruttarne il valore. Recentemente nuove tecnologie sono state sperimentate per introdurre un nuovo approccio per supportare la creazione e la condivisione di
conoscenza nelle organizzazioni: esse sono caratteristiche del Web 2.0. Esse forniscono un nuovo paradigma di gestione della conoscenza basato su un insieme di nuovi principi, il più evidente e importante di
loro è la collaborazione. Come usare queste tecnologie e le loro applicazioni dentro un'organizzazione sono ancora oggetto di
discussione L'obiettivo di questa tesi è l'indagine sull'utilizzo di nuovi strumenti di gestione della conoscenza per il supporto alle decisione all'interno di organizzazioni, in particolare imprese. Se la conoscenza è definita come informazione utilizzabile essa ha un valore sol quando può
essere usata a supporto di decisioni, c'è un forte legame tra i processi di gestione della conoscenza ed i sistemi a supporto delle decisioni. La prima parte di questo lavoro comprende una rassegna della
letteratura sulla conoscenza e i sistemi di gestione della conoscenza, una particolare attenzione è data all'introduzione delle nuove tecnologie del Web 2.0 all'interno delle organizzazioni. L'introduzione
di queste applicazioni modifica i processi di creazione e gestione della conoscenza e nello stesso tempo trasforma la struttura
dell'organizzazione. La seconda parte della tesi ha lo scopo di analizzare e sviluppare due strumenti di gestione della conoscenza, uno per gli investimenti tecnologici e l'altro per la creazione collaborativa di mappe di conoscenza, e di discutere i problemi delle loro applicazione a
supporto delle decisioni nelle organizzazioni.
Il primo strumento analizzato è progettato per aiutare imprese nelle loro decisioni sugli investimenti tecnologici. L'applicazione di questo strumento come è proposto in letteratura è analizzata secondo una prospettiva di gestione della conoscenza, questa visione critica
sottolinea i punti deboli del metodo. Per superare questi il presente lavoro propone una revisione del modello e illustra un'applicazione in un'impresa per verificare i miglioramenti introdotti. I risultati
mostrano che il metodo migliora la capacità di supportare i processi di comprensione e assimilazione della conoscenza creata. Questa parte termina con il progetto di un'applicazione web per il supporto e
l'utilizzo di questa metodologia.
La sezione successiva pone l'attenzione su un nuovo strumento a supporto della collaborazione e la creazione collettiva di mappe di conoscenza. Partendo dai limiti che le tradizionali applicazioni del
Web 2.0 mostrano quando utilizzati per risolvere problemi in modo collaborativo nelle organizzazioni un nuovo strumento è analizzato. Esso ha l'obiettivo di favorire l'intelligenza collettiva per risolvere
problemi complessi. Il tool è progettato per essere usato sul Web, ma il suo valore per creare mappe di conoscenza e le sue potenzialità quando usato in un'organizzazione sono discusse in questo lavoro.Inoltre un modello per sfruttare una nuova caratteristica dell'applicazione: l'introduzione di un sistema di votazione, è
sviluppato. Il sistema di votazione apre nuovi scenari di utilizzazione
dello strumento dentro una organizzazione; seguendo i principi dell'Enterprise 2.0 dove applicazioni sviluppate per Internet sono
riconosciute di valore dentro organizzazioni per supportare la collaborazione e i processi di gestione della conoscenza. La prima applicazione su larga scala di questa caratteristica è stata effettuata e
una preliminare applicazione del modello, collegato con il sistema di votazione, è sperimentata. L'esperimento è analizzato per discutere potenziali applicazioni del tool sia dentro organizzazioni sia per aprire
la i processi di gestione della conoscenza e dell'innovazione fuori i confini della singola impresa. Lo sviluppo e l'applicazione di questi nuovi strumenti forniscono nuovi scenari sulle opportunità e i problemi legati alla loro applicazioni nelle imprese. Le applicazioni del primo strumento mostrano come una metodologia
strutturata può supportare il processo di trasformazione di conoscenza
implicita e la rende importante per la presa di decisioni. L'esperimento condotto prova l'utilità delle nuove caratteristiche nel modello. Tuttavia ci sono questioni aperte sia sull'utilizzazione di questo metodo da parte di organizzazioni senza il supporto di esperti, sia circa la quantità e la struttura dei dati richiesti dal tool.
La seconda applicazione è un novo approccio alla discussione collaborativa e la presa di decisione. Questa ricerca apre una nuova
prospettiva: il suo utilizzo per creare mappe di conoscenza all'interno
di organizzazioni e per catturare conoscenza dai clienti. Queste possibilità vengono dall'introduzione di un sistema di votazione.
Ulteriori ricerche e applicazioni di questo tool e di strumenti similari devono essere condotte per indagare la loro qualità da un punto di vista di cattura e gestione della conoscenza in nuove forme organizzative
Single-minded intention commitment strategy in ALAN
L'obiettivo di questa tesi è quello di introdurre il concetto di obbligazione in ALAN, un linguaggio di programmazione orientato agli agenti-oggetti che permette di fondere il paradigma di programmazione orientato agli oggetti con quello orientato agli agenti.In particolare l'attenzione è rivolta all'introduzione di una strategia di obbligazione "single-minded" per le intenzioni che permetterà ad un agente modellato in ALAN di poter reagire in maniera significativa ai cambiamenti che avvengono nel suo ambiente.Per poter ottenere tale risultato prima di tutto viene analizzata la strategia di obbligazione delle intenzioni attualmente adottata nel linguaggio, dopodichè un insieme di modifiche da apportare sia al modello che alla semnatica operazionale del linguaggio vengono proposte ed applicate allo stesso.Nella tesi viene introdotta anche una nuova architettura parallela per gli agenti. L'architettura proposta non solo permette l'implementazione della strategia di obbligazione "single-minded" delle intenzioni tenendo in considerazione e limitando il possibile degrado delle prestazioni del sistema, ma permette anche agli agenti di esguire in maniera concorrente le loro fasi di percezione, di ragionamento e di attuazione, conducendo alla creazione di agenti più capaci e reattivi