Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
Not a member yet
    1390 research outputs found

    Geopolymeric and cementitious mortars for buildings: Comparison at the same strength class

    No full text
    La tesi ha riguardato lo studio di malte geopolimeriche e cementizie a parità di classe di resistenza meccanica (R1, R2, R3 e R4 secondo la UNI EN 1504-3:2006) per applicazioni edili. Nella prima parte sono state testate malte cementizie contenenti fibre o tessuti come rinforzo di pannelli murari assemblati con malta di allettamento in calce aerea o cementizia. I rinforzi migliori sono risultate le malte di classe R2 contenenti fibre in polipropilene, poiché hanno impedito il collasso sotto compressione assiale e incrementato del 47% la resistenza diagonale dei pannelli murari assemblati con malta cementizia. Nella seconda parte, malte cementizie e geopolimeriche appartenenti alle classi R1, R2, R3 e R4 sono state confrontate in termini di densità, lavorabilità, modulo elastico dinamico, tensione di aderenza, porosità, permeabilità al vapore acqueo, assorbimento d’acqua per capillarità, ritiro igrometrico libero e contrastato, resistenza ai solfati e comportamento a corrosione di eventuali barre immerse in acciaio nero e zincato indotta da cloruri o carbonatazione. Nei geopolimeri il ritiro libero è maggiore rispetto alle malte cementizie, ma quello contrastato è minore per via del basso modulo elastico. Le dimensioni dei pori influenzano la permeabilità al vapore, maggiore nei geopolimeri, e l’assorbimento d’acqua, minore nei geopolimeri con cenere volante. L’alta alcalinità dei geopolimeri ritarda il raggiungimento dello stato passivo delle armature, soprattutto se zincate, ma dopo un mese di stagionatura si ottengono velocità di corrosione simili a quelle riscontrate nelle malte cementizie. Durante l’esposizione ai cloruri e dopo carbonatazione, i geopolimeri in cenere volante proteggono maggiormente le armature in acciaio nero; mentre le malte cementizie proteggono maggiormente gli acciai zincati. Infine, è stata studiata la possibilità di ottenere geopolimeri “one-part” aggiungendo solo acqua agli ingredienti solidi per renderne più facile l’utilizzo pratico

    Regulation of lipid metabolism by strawberry extracts through AMP-activated protein kinase (AMPK) activation in HepG2 and 3T3-L1 cells

    No full text
    La regolazione del metabolismo lipidico è essenziale per il trattamento e la prevenzione delle malattie cardiovascolari, che risultano essere la principale causa di morte nel mondo. L’obiettivo principale del presente lavoro è stato quello di valutare gli effetti della fragole sull’AMP-activated protein kinase (AMPK), uno dei principali regolatori delle vie metaboliche coinvolte nella produzione di ATP e nel mantenimento dell’omeostasi nelle cellule di mammiferi e, quindi, nel metabolismo lipidico. Con questo scopo, due modelli cellulari sono stati utilizzati: human hepatocellular carcinoma cells (HepG2) e 3T3-L1 mouse embryo fibroblasts (3T3-L1), trattati con diversi estratti di fragola. Per la caratterizzazione del frutto, sono stati determinati i composti fenolici i flavonoidi totali e la vitamina C, così come la capacità antiossidante totale e l’attività di scavenger radicalico. È stata inoltre effettuata una identificazione e quantificazione all’HPLC degli antociani e dei folati. Per escludere il potenziale effetto citotossico degli estratti di fragola, si è valutata la vitalità cellulare, il tasso di apoptosi e di produzione di ROS intracellulari. In un secondo momento, sono stati confermati gli effetti ipolipemizzanti tramite la determinazione del contenuto di colesterolo totale, trigliceridi e colesterolo-LDL nei lisati cellulari, ed è stata anche determinata tramite western blot l’espressione di proteine legate alla cascata dell’AMPK. I risultati ottenuti dimostrano che gli estratti di fragola stimolano l'AMPK in maniera dipendente dall'LKB1, portando alla fosforilazione e alla conseguente inattivazione dell'acetil coenzyme A carbossilasi (ACC) e all'inibizione dell'idrossimetil-CoA reduttasi (HMGCR), rispettivamente i principali regolatori della sintesi degli acidi grassi e del colesterolo. Il trattamento con la fragola, inoltre, stimola il recettore LDL, la SIRT1 e la PGC1α, queste ultime due implicate nel bilancio ossido-riduttivo cellulare e nella biogenesi mitocondriale. Al contrario, la fragola riduce la sterol regulatory element-binding protein (SREBP) e la differenziazione dei pre-adipociti. Inoltre, gli estratti di fragola migliorano lo stato ossido-riduttivo delle cellule modulando la produzione di MDA, l’attività degli enzimi antiossidanti e la produzione di ROS. I risultati osservati vengono contrastati dal trattamento con il composto C, un inibitore farmacologico dell'AMPK, indicando come i numerosi effetti della fragola sul metabolismo lipidico siano mediati dall'attivazione di questa proteina

    Effetti di attività antropogeniche sul ciclo vitale e abbondanza di Penaeus (Melicertus) kerathurus nel mare Adriatico

    No full text
    Penaeus kerathurus è una specie diffusa su fondali sabbio-fangosi Mediterranei; in Adriatico fu segnalata a partire dal 1863. I dati degli sbarcati indicano che in Adriatico questa specie è passata dalle 167 t del 2004 alle 550 t del 2010. Il presente lavoro è stato svolto al fine di identificare le cause che hanno portato all’aumento di questo stock. Lo studio della biologia riproduttiva ha evidenziato che il 53% degli esemplari è rappresentato da femmine. La taglia di prima maturità sessuale è di 40,3 mm (LC) per le femmine e di 19,7 mm LC per i maschi. L’indice gonado-somatico ha rivelato un picco nel mese di luglio, mentre lo sviluppo gonadico è risultato composto da 5 stadi: previtellogenesi, vitellogenesi iniziale e avanzata, ovociti maturi ed atresia. Il profilo del contenuto lipidico delle gonadi e il trend dell’IGS sono risultati significativamente correlati. La caratterizzazione ambientale di un tratto di mare protetto da frangiflutti ha dimostrato la presenza di esemplari giovanili di P. kerathurus nei mesi estivi, con un picco in agosto 2013, durante il quale la specie ha raggiunto elevate densità. Inoltre la distribuzione di frequenza delle lunghezze ha evidenziato uno spiccato dimorfismo sessuale; i maschi hanno mostrato un range di taglie compreso tra 17 e 38 mm e compreso tra 17 e 58 mm LC le femmine. Pertanto, l’area di studio sembra connotarsi come una possibile area di nursery per varie specie, tra cui P. kerathurus, che è stata regolarmente censita durante il periodo estivo dei tre anni di campionamento. Ciò lascia supporre che la costruzione di barriere frangiflutto possa aver modificato l’habitat, andando a formare una sorta di laguna artificiale, con caratteristiche termiche/idrodinamiche idonee ad essere sfruttate dalle fasi giovanili della mazzancolla, che in questo ambiente trovano le condizioni ambientali idonee per accrescersi. Lo studio ha inoltre evidenziato l’elevata capacità riproduttiva della specie e la netta stagionalità riproduttiva

    Cinetica e Metabolismo degli sterili vegetali nel neonato pretermine

    No full text
    RIASSUNTO I neonati prematuri (PI) con peso molto basso alla nascita (<1250g) necessitano di un’adeguata nutrizione composta da una minima nutrizione enterale e da una somministrazione per via parenterale di emulsioni lipidiche. La comprensione del metabolismo dei fitosteroli (FS) nei PI in nutrizione parenterale (NP) è importante per garantire una crescita sana durante le loro prime fasi di vita. Le informazioni sul metabolismo dei FS nei PI sono limitate, le fonti bibliografiche evidenziano una correlazione diretta tra un’elevata concentrazione di FS nel plasma e l’insorgenza della colestasi associata alla NP (PNAC). Lo scopo di questo lavoro è stato quello di studiare il metabolismo dei FS nei PI (età gestazionale <32 settimane) con basso peso alla nascita (<1250g) focalizzandoci sull’eliminazione di queste sostanze dall’organismo. I valori degli steroli nel plasma e nelle emulsioni lipidiche, sono stati ottenuti mediante analisi cromatografiche (TLC e GC/MS). Inizialmente abbiamo valutato l’esterificazione dei FS nei PI. I nostri risultati indicano che i PI esterificano meno gli steroli rispetto agli adulti, campesterolo (CA) e β-sitosterolo (SI) vengono esterificati maggiormente rispetto allo stigmasterolo (ST). In seguito abbiamo valutato l’emivita plasmatica (EP) dei FS dopo la sospensione della somministrazione di lipidi per via parenterale. I valori nei 28 PI analizzati sono: CA:11.0±3.7; ST: 13.1±5.7; SI: 9.4±3.0 giorni e nei FS totali (T-FS) 10.1±3.0 giorni. Lo ST ha un’emivita più lunga; risultato in linea con la sua minor esterificazione evidenziata nella prima parte. In 5 pazienti colestatici i valori della EP dei T-FS erano di 23.1±6.9 giorni. In conclusione, abbiamo dimostrato che i PI esterificano meno gli steroli rispetto agli adulti, e che i FS sono eliminati lentamente dai PI; ciò potrebbe renderli più vulnerabili alla PNAC e alle stesse problematiche patologiche che colpiscono i pazienti fitosterolemici

    Distretti industriali, localizzazione d'impresa e profittabilità

    No full text
    La tesi si compone di tre paper empirici che esplorano l’associazione fra profittabilità delle imprese manifatturiere e il loro territorio di insediamento analizzandone le determinanti. I primi due lavori si riferiscono all’Italia mentre il terzo estende l’analisi alla Gran Bretagna e propone uno studio comparato fra i due paesi. I dataset utilizzati sono stati ottenuti dalla fusione delle banche dati AIDA e FAME con le mappatura territoriali rese disponibili dall’OCSE, dagli istituti nazionali di statistica italiano e britannico e da precedenti lavori empirici. Nel complesso, sono state analizzate circa 70.000 imprese manifatturiere italiane e circa 135.000 companies manifatturiere britanniche. Il primo paper affronta una tematica caratteristica della manifattura italiana: i distretti industriali. Attraverso l’analisi del c.d. effetto distretto e la sua misura in specifici sottocampioni di imprese, viene proposta una originale chiave di lettura delle trasformazioni che stanno interessando questi particolari sistemi socio-economici localizzati. Il secondo paper analizza l’impatto della localizzazione sulla profittabilità delle imprese manifatturiere utilizzando una mappatura del territorio italiano molto più articolata che comprende le aree urbane e i territori prevalentemente manifatturieri. I risultati consentono una originale rilettura degli elementi di efficienza che caratterizzano i diversi territori. Il terzo paper analizza le companies manifatturiere britanniche. La mappatura proposta evidenzia una articolazione territoriale abbastanza dissimile rispetto a quella italiana. Ciononostante, in termini di impatto della localizzazione sulla profittabilità d’impresa sono riscontrabili interessanti analogie fra i due paesi. I tre contributi confermano la rilevanza dei territori in termini di impatto sulla profittabilità delle imprese manifatturiere e forniscono elementi per comprenderne le determinanti economiche sottostanti. Con rilevanti implicazioni anche in termini di policy

    Point Cloud as Informative System. From integrated survey to digital documentation of Cultural Heritage

    No full text
    La necessità di una documentazione validata ed economicamente sostenibile del Cultural Heritage (CH) invita alla ricerca di metodologie speditive per la digitalizzazione, per la documentazione, la diagnostica e la tutela. Attraverso l’uso di nuove tecnologie è possibile creare un vero e proprio fac-simile dell’oggetto, fedele all’originale, misurabile e oggettivo. L’obiettivo di questo lavoro di tesi è la definizione di best-practices, attraverso la sperimentazione di procedure di integrazione strumentale e analitica per trasformare il dato grezzo della nuvola di punti in informazione utile, senza passare per la fase di modellazione e lavorando sui dati tridimensionali acquisiti. La prima fase ha visto l’analisi di diversi casi studio per l’individuazione di punti deboli e punti di forza. Il successivo lavoro di ricerca è stato condotto sulla matrice di informazioni contenuta nel listato della nuvola di punti. Nella seconda parte sono descritte procedure di integrazione multi-strumentale. La terza parte, condotta durante lo stage al laboratorio MAP del CNRS di Marsiglia, mostra come a partire dalle sole grandezze geometriche sia possibile estrapolare informazioni per mezzo di analisi e operazioni di clustering, generando cartografie automatiche e quantitative, finalizzate all’implementazione di software per annotazioni 3D su nuvola di punti. Infine, nel progetto “ArcheoFano” si mostra come gli output delle integrazioni possano confluire in differenti metodologie di rappresentazione. In conclusione, questo lavoro giunge alla definizione di pratiche condivisibili e riutilizzabili per la digitalizzazione del CH, tramite la creazione di un sistema controllato e calibrato di dati integrati e l’estrapolazione semi-automatica di informazioni per la diagnostica. Questa ricerca si inserisce perfettamente nelle attuali politiche internazionali di gestione e tutela del CH e dimostra come una campagna diffusa di digitalizzazione tramite point cloud sia un mezzo efficace

    L'enzima Nicotinamide N-metiltrasferasi: un nuovo marker diagnostico e target terapeutico nel carcinoma uroteliale della vescica

    No full text
    L’enzima nicotinamide N-metiltrasferasi: un nuovo marker diagnostico e target terapeutico del carcinoma uroteliale della vescica Il carcinoma uroteliale della vescica è uno dei tumori urologici di più frequente riscontro e rappresenta un’impostante causa di morte per cancro. Sebbene la cistoscopia e l’analisi citologica del sedimento urinario costituiscano il "gold standard" per la diagnosi e il monitoraggio di tale tumore, entrambe le procedure presentano dei limiti. Pertanto, risulta di fondamentale importanza l’identificazione di biomarcatori che possano impiegati per la diagnosi precoce e non invasiva del carcinoma uroteliale della vescica. Oggetto del presente lavoro di ricerca è l’enzima nicotinamide N-metiltrasferasi (NNMT). E’ stato dapprima analizzato il profilo di espressione genica del tessuto sano e canceroso di un paziente affetto da carcinoma della vescica. I risultati hanno mostrato l’overespressione del gene per NNMT nel tessuto patologico rispetto a quello sano. L’analisi dei livelli di espressione dell’enzima è stata pertanto estesa a 28 pazienti affetti da carcinoma vescicale. Le indagini svolte hanno evidenziato un’overespressione dell’NNMT (mRNA e proteina) nel carcinoma rispetto al tessuto sano adiacente. I livelli di espressione dell’NNMT sono stati inoltre valutati nelle cellule di sfaldamento dell’urotelio vescicale reperite in campioni urinari ottenuti da 55 pazienti affetti da carcinoma della vescica e 107 soggetti sani, mediante Real-Time PCR. I risultati hanno mostrato un significativo aumento dell'espressione dell'NNMT nelle urine dei soggetti affetti da neoplasia rispetto ai controlli. L’analisi della curva ROC ha consentito di determinare un’eccellente accuratezza diagnostica relativa al test basato sulla valutazione dei livelli urinari dell'NNMT e di individuare il valore di cut-off che meglio discrimina i soggetti malati da quelli sani. I risultati riportati nel presente studio indicano l'NNMT quale potenziale marcatore molecolare del carcinoma uroteliale della vescica e suggeriscono un suo impiego nella diagnosi precoce e non invasiva di tale neoplasia

    Il ruolo dell'Inflammosoma nella progressione del danno epatico

    No full text
    Contesto e obiettivo: La steatosi epatica non alcolica (NAFLD) è la forma più comune di malattia epatica cronica. L’inflammosoma NLRP3 può suscitare una risposta pro-infiammatoria, quando attivato, ma regola anche l'omeostasi intestinale e la composizione del microbiota intestinale. L’inflammosoma NLRP3 è stato implicato nella patogenesi di obesità, di diabete e nella progressione del danno epatico cronico, ma il suo ruolo nella NAFLD è controverso. Pertanto, lo scopo di questo studio è stato quello di indagare il ruolo dell’inflammosoma NLRP3 in NAFLD. Metodi:I topi Nlrp3 - /- e topi wild-type C57BL/6 sono stati alimentati con una dieta ricca di grassi con il fruttosio (HFHC), o con una dieta di controllo (chow) per 12 settimane. Risultati: I topi Nlrp3-/- alimentati con HFHC ha mostrato una riduzione della spesa energetica e questo ha portato ad un aumento del peso corporeo, ad una superiore massa grassa e ad una maggiore espressione del fattore di necrosi tumorale a livello del tessuto adiposo (TNF-α). I topi Nlrp3-/- nutriti con HFHC hanno sviluppato più steatosi epatica, misurato dal contenuto di trigliceridi, rispetto ai topi WT alimentati con HFHC a causa della aumentata attività epatica di SCD-1 (un regolatore di lipogenesi epatica) e dell’elevata espressione di PPARɣ2 (che regola l'assorbimento e stoccaggio dei lipidi). Un’aumentata ossidazione mitocondriale degli acidi grassi e una ridotta espressione della NRF2, il "principale regolatore" della risposta antiossidante, hanno portato ad un aumento della produzione di superossido nei topi Nlrp3-/- alimentati con HFHC. In seguito ad un’alimentazione ipercalorica HFHC, la mancanza di inflammosoma NLRP3 era associata ad un significativo cambiamento del microbiota intestinale (un più alto rapporto Firmicutes/Bacteroidetes, e un aumento dei livelli dei batteri muco degradanti Akkermansia e Desulfovibrio), che è stato associato ad una barriera intestinale permeabile. Allo stesso tempo, l’espressione epatica del TLR4 e TLR9, dei macrofagi infiammatori nel fegato, e il punteggio NAS sono aumentati nei topi Nlrp3-/- alimentati con HFHC, indicando un aumento della risposta infiammatoria e del danno epatico. La sterilizzazione intestinale mediante antibiotici ha determinato una riduzione del peso corporeo, della traslocazione batterica e del danno epatico nei topi Nlrp3-/- nutriti con HFHC. Conclusioni: La mancanza di inflammosoma NLRP3 è legata a gravi alterazioni metaboliche e alla progressione del danno epatico forse a causa della traslocazione di prodotti batterici

    Socio-Economic Analysis of Mediterranean Deep-Sea Ecosystem Goods and Services

    No full text
    Il mare profondo rappresenta l’ambiente più grande del nostro pianeta, ma anche il meno esplorato. A causa dei cambiamenti climatici e dei crescenti impatti antropici, l’esistenza dei beni e servizi che questo ambiente fornisce è a rischio. Stime monetarie di tali benefici sono carenti. Elevata è la biodiversità che il mare profondo e, più in generale, gli oceani ospitano. Dalla letteratura emerge una grande variabilità della disponibilità a pagare (DAP) delle persone per la tutela della biodiversità marina. L’area geografica, le specie investigate e l’ammontare dei costi sono le variabili che maggiormente influenzano tale DAP. Molte delle relazioni tra la DAP e le variabili esplicative risultano non lineari. Una migliore comprensione della percezione che le persone hanno del mare profondo può facilitarne la valutazione economica. Utilizzando la metodologia Q, emergono punti di vista che differiscono per l’importanza attribuita a specie e habitat. L’uso di diverse condizioni di istruzione e le conoscenze scientifiche sono fattori importanti nel determinare la percezione che gli intervistati hanno del Mar Mediterraneo profondo, sebbene non sufficienti a spiegarne interamente la soggettività. Una grande eterogeneità nelle preferenze espresse da cittadini italiani, riguardo la loro DAP per la salvaguardia di tale ambiente, emerge da un esperimento di scelta discreta. Solamente alcuni dei soggetti intervistati, maggiormente sensibili verso la tutela delle risorse naturali, appaiono disponibili ad una donazione per la protezione del Mar Mediterraneo profondo, in particolar modo di ambienti a coralli. Persone con un elevato reddito, e che in passato hanno effettuato donazioni per la salvaguardia dell’ambiente, sono particolarmente disponibili a finanziare la ricerca scientifica sul Mar Mediterraneo profondo. Nessuna DAP emerge, invece, per ridurre il riscaldamento globale

    Development of a methodology for the optimal sensor placement to optimize air temperature monitoring in large spaces.

    No full text
    La presente tesi descrive lo sviluppo e la validazione di un tool, Sensor Optimization Unit (SOU), per l’ottimizzazione della misura della temperatura dell’aria in grandi ambienti, dove impianti HVAC mantengono condizioni di comfort termico ottimali, tramite un controllo basato sulla misura della temperatura dell’aria all’interno dell’ambiente, trascurando la distribuzione della stessa. Il SOU caratterizza la distribuzione del gradiente orizzontale di temperatura all’interno dell’ambiente attraverso simulazione, misurazioni o un approccio ibrido. Un algoritmo di ottimizzazione, basato su un innovativo indice di performance di misura, definisce il numero minimo e la posizione ottimale di sensori da installare all’interno dell’ambiente, al fine di massimizzare l’accuratezza nella misura della temperatura. L’ottimizzazione continua valutando l’impatto dell’errore di misura sul comfort termico e sui consumi energetici dell’HVAC. La metodologia sviluppata è stata applicata e validata su tre casi di studio reali. L’errato posizionamento di un termostato, all’interno di una piscina indoor, ha generato un valore di incertezza della misura superiore all’accuratezza del sensore stesso per il 42% del periodo preso in considerazione. La soluzione ottima calcolata dal SOU ha ridotto questo il valore al 1.5% del periodo stesso. L’applicazione del SOU in una sala fitness ha confermato come soluzione ottima, calcolata dal tool, tramite l’applicazione dell’indice di performance, coincida con quella calcolata tramite valutazione dell’impatto dell’incertezza di misura sul comfort e consumi dell’HVAC. L’indice di performance di misura è stato applicato ad un ufficio open space, dove il monitoraggio della temperatura avviene tramite una rete di sensori controllati da un BMS. La selezione ottimizzata di soli due, dei sei sensori disponibili, garantisce un’accuratezza della misura all’interno dell’incertezza del sensore stesso

    0

    full texts

    1,390

    metadata records
    Updated in last 30 days.
    ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
    Access Repository Dashboard
    Do you manage Open Research Online? Become a CORE Member to access insider analytics, issue reports and manage access to outputs from your repository in the CORE Repository Dashboard! 👇