Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
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    Studio della composizione polifenolica, della capacità antiossidante e dell'effetto protettivo contro lo stress ossidativo di mieli monofloreali di Cuba

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    Diversi mieli uniflorali cubani sono stati analizzati per determinare il loro contenuto totale di fenoli, flavonoidi, acido ascorbico, aminoacidi, proteine e carotenoidi, così come la loro attività radical- scavenging e la loro capacità di formare radicali liberi. Il contenuto totale di fenoli, flavonoidi e carotenoidi varia considerevolmente: i valori più alti sono stati ottenuti nel miele Linen vine (Govania polygama (Jack) Urb). Il più alto contenuto di aminoacidi è stato trovato invece nel miele Morning glory (Ipomoea triloba L.), mentre nel miele Liven vine è stato riscontrato il più alto contenuto proteico. Allo stesso modo il miele di Linen vine ha mostrato la maggiore attività antiossidante (TAC), mentre la più bassa è stata trovata in Christmas vine (Turbina corymbosa (L.) Raf). L'acido ascorbico non è stato trovato in nessun campione analizzato. Una correlazione significativa (positiva) è stata rilevata tra i risultati della TAC ottenuti in paralello con i saggi FIA-ABTS e ORAC (r = 0.9565, p < 0.001). Una correlazione simile è stata anche stabilita tra i fenoli totali e la TAC,determinata sia dall’ ORAC (r = 0.9633; p < 0.001) che dal saggio TEAC (r = 0.9582; p < 0.001). E’ stata inoltre trovata una correlazione significativa tra l'attività radical-scavenging e il contenuto fenolico totale e tra il colore vs i fenoli totali, vs il contenuto di flavonoidi e tra i fenoli vs i flavonoidi. Le capacità di radical- scavenging e la formazione di radicali ossidrili sono state determinate mediante risonanza paramagnetica elettronica (spin trapping), mentre la capacità di scavenging del radicale superossido è stata determinata mediante il saggio della ipoxantina / xantina ossidasi. Il miele Liven vite e Singing bean hanno presentato la più alta capacità antiossidante nei confronti del radicale ossidrile. Liven vite e Morning Glory hanno anche presentato i valori più elevati di attività scavenging del radicale superossido, mentre i valori più bassi sono stati trovati nel miele Christmas vine. La formazione dei radicali ossidrili è stata trovata in tutti i mieli esaminati, con il miele Christmas vine che mostra i valori più alti. L’ identificazione e la quantificazione dei composti fenolici sono state eseguite mediante HPLC-DAD-ESI/MS: quattordici composti fenolici sono stati identificati (otto acidi fenolici e sei flavonoidi), di cui tre sono derivati glicosilati. Contenuti simili di polifenoli totali sono stati riscontrati in tutti i tipi di miele, ma la differenza più importante è stata dal punto di vista del profilo qualitativo. Ogni campione è stato suddiviso mediante estrazione in fase solida in quattro frazioni ed è stato calcolato il contributo relativo di ciascuna frazione alla TAC. I composti fenolici sono stati trovati come importanti contributori alla capacità antiossidante del miele, ma non sono gli unici responsabili. La capacità antiossidante sembra essere infatti il risultato dell'attività combinata di una gamma di composti fenolici e di altre componenti minori. Inoltre, il miele e i suoi estratti fenolici, separati in base alla idrofobicità, sono stati valutati per la capacità di inibire il danno ossidativo indotto da radicali e generato sia nella membrana degli eritrociti umani che nell’ omogenato di fegato di ratto Wistar. In questo studio si è stabilito che il miele e le sue frazioni fenoliche sono in grado di proteggere gli eritrociti contro il danno ossidativo indotto dall’ AAPH (2,2 '-azobis (2-amidinopropane) dicloridrato). In questo studio abbiamo anche scoperto che i mieli Liven vine e Christmas vine hanno la capacità di diminuire significativamente la concentrazione di idroperossidi lipidici e di malondialdeide, prodotti durante il processo di perossidazione lipidica in omogenati di fegato di ratto e nella membrana degli eritrociti umani, mostrando che la capacità di modulare la produzione e lo scavenging dei i radicali liberi possono contribuire alla capacità di alcuni mieli cubani di aiutare a risolvere alcune malattie infiammatorie in cui è coinvolto lo stress ossidativo

    The role of network capability in SME's international performance - a case study of timber sector in the Democratic Republic of Congo

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    Il presente lavoro si colloca nel filone di ricerca sul Processo di internazionalizzazione in rete delle piccole e medie imprese “PMI” (Network Perspective of SMEs’ Internationalization process). Lo scopo è di contribuire alla nostra comprensione del processo di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese nel contesto attuale della globalizzazione. Adottando l’approccio teorico dei casi di studio, la tesi investiga su come e quanto l’abilità di lavorare in rete incide sulla performance nei mercati internazionali delle PMI. La base empirica della ricerca è costituita da due importanti PMI del settore del legname nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), ovvero SIFORCO (Société industrielle et forestière du Congo) ed ITB (Industrie de Transformation des Bois). Il fondamento teorico della tesi è il Network approach to strategic management e l’Interactive Network Approach to the internationalization process of firms; mentre il quadro analitico è la dynamic capability perspective. La scelta delle PMI come punto centrale della questa nostra ricerca è dovuta al loro importante ruolo nell’economia di gran parte di paesi. Nei paesi in via di sviluppo, quale la Repubblica Democratica del Congo (RDC), quasi tutte le imprese sono di piccola e media dimensione; esse quindi svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo economico e la competitività internazionale del paese. Peraltro, il settore congolese del legname è stato scelto come quadro empirico della presente tesi in base al suo contributo all’economia della RDC in termini di addetti e di export, data la qualità e la quantità delle risorse in legno delle foreste Congolesi. L’ipotesi di base della tesi è una relazione positiva tra l’abilità di lavorare in rete e la performance delle PMI nei mercati internazionali, cioè quanto più forte è l’abilità delle PMI di lavorare in rete, tanto migliore sarà la loro performance internazionale. Sulla base dei principali risultati, la ricerca conclude che le due aziende hanno delle insufficienze nel lavorare in rete, dovute soprattuto alla debolezza di legami e di poca collaborazione con altre imprese appartenenti alla rete. Il basso livello di gran parte dei parametri attenenti all’abilità di lavorare in rete nonché molti vincoli di livello nazionale ed internazionale incidono in modo negativo sulla performance internazionale di queste aziende. Tra importanti contributi, il presente lavoro: • apporta una nuova comprensione della Network management theory, della Network Perspective on SMEs’ internationalization e della Dynamic Capabilities Perspective, sulla base di una ricerca empirica; • evidenzia il ruolo dell’ambiente nazionale ed internazionale in quanto cruciale determinante della performance delle PMI nei mercati internazionali; • fornisce implicazioni manageriali tali da migliorare la performance internazionale delle PMI analizzate e la competitività del settore congolese del legname. In tal modo, questa tesi colma alcune lacune esplicite nella letteratura, in particolare la scarsità di studi sulla internazionalizzazione delle PMI provenienti dai paesi in via di sviluppo

    Intestinal absorption of fat in pretermin infant

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    L’assorbimento dei grassi alimentari è fondamentale nell’apporto energetico per la crescita questo è particolarmente vero per quanto rigurda le prime fasi di sviluppo. Nel neonato, e soprattutto nel neonato di peso estremamente basso (ELBW), una parte considerevole dell’apporto alimentare dei lipidi non viene assorbita dall’intestino e viene persa con le feci. L’inefficienza dell’assorbimento del grasso nel neonato pretermine è legata all’immaturità fisiologica della funzione pancreatica ed epatica, ciò risulta in ridotti livelli della lipasi pancreatica e dei sali biliari. Questo messo a punto è uno studio multicentrico prospettico randomizzato doppio-cieco effettuato su neonati pretermine per studiare l’assorbimento del grasso e la crescita con l’aggiunta nella formula, della lipasi stimolata dai sali biliari ricombinante (rhBSSL), verso il placebo. Abbiamo misurato la quantità totatale di grasso fecale, gli acidi grassi fecali, i lipidi del plasma e la composizione degli acidi grassi dei fosfolipidi e trigliceridi in neonati pretermine alimentati sia con rhBSSL che senza. Il contenuto degli acidi grassi nelle feci e nel plasma è stato analizzato con la tecnica della gas-cromatografia. Il contenuto del grasso nelle feci (espresso come mg di grasso/g di feci) è risultato essere più basso quando il bambino riceveva la formula con rhBSSL rispetto a quando era alimentato con formula senza rhBSSL (Placebo) (331.54±83.06 mg/g vs 375.13±102.80 mg/g, p=0.045). La percentuale di alcuni acidi grassi saturi era significativamente aumentata nel gruppo rhBSSL rispetto al gruppo placebo. La concentrazione degli acidi grassi monoinsaturi non era differente tra i due gruppi. Mentre per quanto riguarda gli acidi grassi polinsaturi l’acido linoleico, linolenico e arachidonico (ARA) erano significativamente più bassi nel gruppo rhBSSL rispetto al placebo, anche il contenuto dell’acido docosaesaenoico (DHA) era più basso quando la formula veniva supplementata con la rhBSSL. La concentrazione dei fosfolipidi e dei trigliceridi del plasma non risultava essere differente tra i due gruppi. L’aggiunta della rhBSSL ha inoltre causato cambiamenti statisticamente significativi nella concentrazione del DHA e ARA dei fosfolipidi plasmatici. Il DHA e ARA dei fosfolipidi del plasma sono risultati essere più alti nel gruppo la cui formula era supplementata con la rhBSSL rispetto al gruppo con formula senza rhBSSL. Riguardo al fatto che I neonati pretermine necessitino di una formula supplementata con LCPUFA è un qualcosa che è suggerito da molti anni e che oggi è entarata a far parte della pratica. Nel nostro studio l’uso di rhBSSL ha portato ad un migliore assorbimento e aumento nei fosfolipidi del plasma di ARA e DHA, questi risultati fanno supporre che la rhBSSL possa avere un ruolo fondamentale nell’assorbimento del grasso soprattutto degli LCPUFA

    Sustainability of agro-energy sector. Economic and environmental assessment of biofuels

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    L’urgenza di diversificare le fonti energetiche, l’aumento di fabbisogno energetico e il maggiore interesse nei confronti del cambiamento climatico hanno portato a una crescente attenzione verso le risorse energetiche rinnovabili. Secondo l’International Energy Agency (IEA), oltre l'80% della fornitura totale di energia primaria mondiale deriva da combustibili fossili. Le energie rinnovabili e i biocarburanti nel settore dei trasporti possono svolgere un ruolo importante nel ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento, contribuendo anche alla riduzione delle emissioni di gas serra. Tuttavia, una serie di questioni hanno ultimamente alimentato il dibattito sui reali benefici di un costante sviluppo dei biocarburanti, almeno per quelli di prima generazione dall’aumento dei prezzi agricoli per gli elevati costi di produzione, alla crescente concorrenza dei terreni agricoli agli effettivi benefici ambientali derivanti dai biocarburanti. I biocarburanti sono stati nell’occhio del ciclone, in particolare a partire dal 2008, durante la crisi dei prezzi quando sono stati da molti considerati la causa del loro aumento determinando pesanti critiche nell’opinione pubblica e costringendo gli stessi governi, tra cui la Commissione europea, a riconsiderare i propri obiettivi in termini di biocarburanti. L’anno successivo, il dibattito intorno a biocarburanti si è calmato traducendosi in una forte azione politica volta all’adozione di programmi di sostenibilità per la produzione di biocarburanti. Lo scopo del presente lavoro è quello di studiare la sostenibilità del settore agro-energetico, in particolare, dei biocarburanti nell’Unione europea e in Italia, tenendo conto del loro impatto economico, sociale e ambientale non solo in Europa ma anche a livello globale. La sostenibilità è un concetto multidimensionale e riguarda più gruppi socio-economici (produttori, consumatori e governo) (Khanna et al, 2009). Al fine di fare considerazioni riguardanti gli impatti della produzione di biocarburanti e la loro sostenibilità, il presente lavoro si divide in due parti: la prima riguarda i fattori che hanno contribuito allo sviluppo dei biocarburanti negli ultimi anni mostrando lo scenario attuale del loro sviluppo a livello mondiale, europeo e italiano. La seconda parte esamina le conseguenze del loro sviluppo partendo dai risultati economici del settore del biodiesel e dell’olio vegetale nel contesto italiano, per i quali dati dettagliati sono stati raccolti. Gli impatti dei biocarburanti sui prezzi dei prodotti alimentari e in ambito ambientale (come cambiamento di uso del suolo) saranno successivamente analizzati attraverso un review degli studi economici presenti in letteratura e attraverso l’applicazione di un modello di equilibrio generale (GTAP)

    Studio di un approccio biologico per la riduzione dei fanghi di supero: i cicli alternati in linea fanghi

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    Il principale argomento del lavoro di tesi riguarda l’applicazione del processo Cicli Alternati in Linea Fanghi per minimizzare la produzione di fanghi di supero. Questi rappresentano uno dei problemi maggiori nel processo a fanghi attivi, che ad oggi è il metodo più diffuso per il trattamento di reflui civili. La rimozione del carbonio e dell’azoto avviene attraverso l’ossidazione a prodotti innocui e la conversione in nuova biomassa: la crescita genera quindi fango che necessita di essere trattato e smaltito. Il ricorso alle classiche destinazioni finali, quali la discarica e lo spandimento in agricoltura, è reso più difficile dalle stringenti normative in tema ambientale. Ad oggi, la ricerca ha proposto diverse soluzioni per fronteggiare questa situazione con una diminuzione della crescita dei fanghi. Il processo a Cicli Alternati in Linea Fanghi è una strategia con approccio biologico: una quota della portata di ricircolo viene trattata in una vasca dedicata dove alla fornitura d’aria si alternano fasi di semplice miscelazione. L’obiettivo del processo è di ridurre il fango attraverso l’induzione sia di un metabolismo disaccoppiato sia di lisi cellulare. Il livello di ORP nella vasca di trattamento non è mantenuto fisso ma è lasciato variare in due fascie dal controllo automatico: una compresa tra - 400mV e -200mV, l’altra tra -200mV e +50mV. I parametri operativi che definiscono un setting sperimentale sono l’HRT della vasca e le percentuali di tempo giornalieri trascorse in ogni fascia di ORP. Lo studio è stato organizzato in due fasi: nella prima sono stati effettuati test in laboratorio e nella seconda il processo è stato applicato in due impianti in piena scala. La reale riduzione di fanghi occorsa negli impianti è stata valutata con il calcolo del coefficiente di crescita osservata attraverso un rigoroso bilancio di massa. La presenza di metabolismo disaccoppiato indotto è stata esaminata con la determinazione del coefficiente di crescita eterotrofica, mentre i cationi monovalenti e la costante di decadimento sono stati utilizzati quali indicatori della lisi cellulare. Il coefficiente di crescita osservata minimo a seguito dell’applicazione nell’impianto in piena scala da 11.000 AE è stato pari a 0,11 kgTVS/KgCODr, mentre nell’impianto da 35.000 AE è risultato pari a 0,09 kgTVS/kgCODr

    Prestazioni idrauliche e durabilità di calcestruzzi plastici per diaframmi profondi

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    La ricerca si basa principalmente su prove di conducibilità idraulica e prove di compressione non confinata, eseguite su calcestruzzi plastici e su miscele acquacemento- bentonite. I calcestruzzi plastici hanno mostrato buone prestazioni idrauliche per i diaframmi. Essi raggiungono permeabilità inferiori a 10-8 cm/s dopo 50-60 giorni con le miscele confezionate con il prodotto premiscelato e dopo circa 4 mesi con le miscele “tradizionali”. Le miscele con inerti hanno mostrato una permeabilità maggiore delle miscele senza inerti. Le prestazioni idrauliche dei calcestruzzi plastici non sono influenzate dalla composizione granulometrica degli inerti, ma dipendono fortemente dalla omogeneità della miscela. Le miscele senza inerti preparate con tecnica di miscelazione più potente ed efficace hanno mostrato una permeabilità inferiore. Sono state eseguite prove di immersione in soluzioni di acido cloridrico e di acido solforico, che si sono rivelate utili per una valutazione qualitativa delle prestazioni della miscela ternaria sottoposta all’attacco acido e solfatico. L’alterazione avviene in modo progressivo dall’esterno verso l’interno del materiale. La parte più interna dei campioni, visibilmente inalterata, mantiene le originarie caratteristiche meccaniche anche se l’analisi XRD ha rivelato la presenza di ettringite a testimonianza della diffusione dei solfati all’interno dei campioni. La parte esterna alterata mostrava la totale dissoluzione del carbonato di calcio e la precipitazione di gesso ed ettringite. La miscela acquacemento- bentonite ha dimostrato un forte potere tamponante nei confronti dell’acidità delle soluzioni. L’attacco solfatico si è rivelato più deleterio all’aumentare della concentrazione mentre non è risultato dipendere dal pH della soluzione. E’ stata proposta una metodologia per la valutazione della durabilità della miscela ternaria in base alla concentrazione dei solfati in soluzione, utile in fase di progetto dei diaframmi

    Effetto angiogenico di fibre sostitutive dell'asbesto

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    A causa delle proprietà altamente tossiche e cancerogene delle fibre di amianto, da anni si sta tentando di trovare uno o più materiali, con analoghe caratteristiche chimico fisiche che, da soli o in combinazione, possano sostituirlo nei suoi molteplici utilizzi. Nel presente studio, abbiamo valutato l’effetto angiogenico di tre sostituti dell’amianto, le fibre di lana di vetro (GFs), le fibre ceramiche (CFs) e quelle di wollastonite (WFs), in un modello in vitro per lo sviluppo dei vasi sanguigni (Angio-kit), comparandolo con quello indotto dalle fibre di crocidolite (AFs). In tale modello, è stato valutato il rilascio, nel terreno di coltura, dei mediatori angiogenici IL-6, sIL-6R, IL-8, VEGF-A, e i suoi recettori solubili sVEGF-R1/2, dopo esposizioni a due concentrazioni delle quattro fibre minerali: 0,25 e 0,5 cm2/cm2. La formazione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e la vitalità cellulare sono state invece valutate in cellule endoteliali primarie HUVEC. Tra le fibre minerali testate, la wollastonite induceva una marcata formazione di vasi sanguigni, associata al rilascio di IL-6, IL-8, VEGF e dei suoi recettori solubili. E’ stata inoltre osservata, nelle cellule HUVEC esposte a wollastonite, la produzione di ROS associata ad una riduzione della vitalità cellulare. Per valutare il coinvolgimento di vie di trasduzione del segnale intracellulare, nella determinazione del responso angiogenico a seguito dell’esposizione a wollastonite, la via di segnalazione dell’EGFR, la formazione di ROS e l’attivazione di NF-kB sono state inibite incubando le cellule HUVEC con AG1478, NAC (N-acetylcysteine) e PDTC (pyrrolidine dithiocarbamate) ed è stato quindi determinato, nel terreno di coltura, il rilascio di citochine e fattori di crescita dopo 7 giorni di incubazione con le fibre. In tali condizioni, si è dimostrato che la fosforilazione di ERK 1/2, indotta da l’EGFR, e l’attivazione, via ROS, di NF-kB sono coinvolte nel rilascio di citochine e fattori pro-angiogenici a seguito dell’esposizione a wollastonite, la quale si comporta come un potenziale agente angiogenico in grado di indurre la formazione di nuovi vasi sanguigni

    The Burn-Out Syndrome in medical and social operators of the primary care unit (ZT n. 7) and the University Hospital of Ancona-Marche

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    Il burnout o sindrome da burnout è un processo stressogeno legato alle professioni d'aiuto (helping professions) . Queste sono le professioni che si occupano di aiutare il prossimo nella sfera sociale, psicologica, etc. Si parla quindi di infermieri, medici, psicologi, psichiatri, assistenti sociali, ecc. Queste figure sono caricate da una duplice fonte di stress: il loro stress personale e quello della persona aiutata. Ne consegue che, se non opportunamente trattate, queste persone cominciano a sviluppare un lento processo di "logoramento" o "decadenza" psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacità per sostenere e scaricare lo stress accumulato. Letteralmente burnout significa proprio "bruciare fuori". Dunque è qualcosa d’interiore che esplode all’esterno e si manifesta. Le professioni socio-sanitarie fanno parte delle cosidette “professioni d’aiuto” che negli ultimi decenni sono al centro di numerosi focus di attenzione, sia per quanto riguarda i cambiamenti legislativi, sociologici e di immagine. Nel 1976 Christina Maslach, definisce il burnout come: “la perdità di interesse per la gente con cui si lavora”, cioè la tendenza a trattare i pazienti in modo distaccato e meccanico quando le richieste di lavoro diventano eccessive. Tra gli aspetti epidemiologici della sindrome del Burnout descritti nella letteratura, non sembra esistere un accordo unanime tra i differenti autori, sebbene si riscontri un determinato livello di coincidenza per alcune variabili: età; sesso; stato civile; turnazione lavorativa; anzianità professionale; sovraccarico lavorativo. Oggi il burnout rappresenta un rischio troppo elevato per ogni contesto organizzativo: i costi economici, la produttività ridotta, i problemi di salute ed il generale declino della qualità della vita personale o lavorativa (tutte possibili conseguenze di questa sindrome) sono un prezzo troppo alto da pagare. E' dunque consigliabile l'adozione di un approccio preventivo per affrontare il problema burnout. E' fondamentale fare un investimento sulle persone per poter contare su lavoratori ben preparati, leali e dediti, capaci di realizzare un lavoro di qualità. Questo tipo di investimento deve prendere in considerazione i valori umani presenti nell'ambito dell'attività lavorativa, cercando così di rafforzare l'organizzazione per una futura sopravvivenza. Esistono 2 modelli principali di interpretazione della sintomatologia del burnout: il modello di Maslach: 1. esaurimento emotivo 2. depolarizzazione 3. ridotta realizzazione personale. Il modello di Cherniss: 1. sintomi fisici 2. sintomi psicologici 3. reazioni comportamentali 4. cambiamento di atteggiamento con gli utenti. Lo scopo della nostra ricerca è quello di studiare un campione di una popolazione che lavora nell’ambito socio-sanitario della zona territoriale n° 7 di ancona (Ancona, Falconara, Chiaravalle, Osimo e Loreto) e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria degli Ospedali Riuniti di Torrette che sappiamo essere a rischio di burnout e cercare di stabilire il livello di burnout in questo campione, studiare le relazioni tra i punteggi di burnout ottenuti ed alcune variabili quali :sesso, età, ruolo, sede di lavoro, anni di servizio, tipo di contratto di lavoro, turnazioni, stato civile e presenza o assenza di figli. Quindi una volta individuata questa categoria a rischio di burnout, abbiamo contattato via e-mail, coinvolgendo il maggior numero possibile del personale medico e paramedico, inviando loro un questionario QB (Test Breve di Potter) . Tale questionario consiste in 25 domande relative alla salute del lavoratore, il suo stile di vita, la vita di relazione ed i rapporti con gli altri colleghi, le soddisfazioni oppure frustrazioni ottenute svolgendo questo tipo di lavoro. A ciascuna risposta viene assegnato un punteggio da 1 a 5, 1: raramente, 2: qualche volta, 3: non saprei 4: spesso 5: continuamente. Sommando il punteggio di tutte le risposte alle 25 domande si ottiene un punteggio totale che viene catalogato in 3 categorie: da 25 a 50 ……. Basso rischio di burnout (OK), da 51 a 75…….medio rischio di burnout (meglio intraprendere qualche misura preventiva), >75 …alto rischio, candidato al burnout. Il campione di 1594 operatori sanitari studiato, appartenenti alle diverse strutture ospedaliere, mostra una condizione di burnout di livello medio-alto (livello basso= 51%, livello medio= 42%, livello alto= 7%). E’ emerso inoltre, che il punteggio (livello) di burnout è significativo per : professione, ruolo, anni di servizio, turnazione, figli, invece, no è significativo per: sesso, età, sede di lavoro, contratto di lavoro, stato civile. Si può asserire, quindi, che lavorare in ospedale è lavorare in un ambiente protetto da tanti punti di vista: posto garantito, o quasi, ambiente mediamente stimolante dal punto di vista culturale, contatto quotidiano con pazienti e colleghi. Di contro restano le pessime condizioni contrattuali, il doversi confrontare quotidianamente con una politica sanitaria disorientata e disorientante, la percezione dell’importanza del proprio lavoro contrapposta al suo non totale riconoscimento a livello sociale. E' dunque consigliabile l'adozione di un approccio preventivo per affrontare il problema burnout. E' fondamentale fare un investimento sulle persone per poter contare su lavoratori ben preparati, leali e dediti, capaci di realizzare un lavoro di qualità. Questo tipo di investimento deve prendere in considerazione i valori umani presenti nell'ambito dell'attività lavorativa, cercando così di rafforzare l'organizzazione per una futura sopravvivenza. Gli strategie di prevenzione del burnout sono in parte legate alla responsabilità del singolo operatore ed in parte legate ai doveri dell’organizzazione, quindi si parla di una prevenzione primaria che consiste nella selezione del personale e nella formazione continua sia a livello tecnico, ma anche a livello comunicativo, relazionale ed una prevenzione secondaria con tecniche specifiche e precisi compiti del direttore

    Interazioni fra suolo e soluzioni ecologiche in agro-ecosistemi: vigneto e seminativo

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    In ambito agrario la conoscenza del bilancio idrico, delle caratteristiche e della dinamica dell’acqua che arriva al suolo risulta utile per poter valutare in modo appropriato la produttività delle colture e verificare la sostenibilità del sistema agricolo. Di fatto, un inquinamento continuo e massiccio del suolo può comportare oltre alla contaminazione diretta delle acque di percolazione e di falda anche possibili danni alla microflora e microfauna. In ogni caso, quantificare l’effettivo contributo all’arricchimento in nutrienti o inquinanti delle acque sotterranee e superficiali attribuibile all’agricoltura e/o ad attività antropiche non risulta poi semplice. Per questo motivo si è deciso di andare a studiare proprio la dinamica dell’acqua, dei nutrienti e dei possibili contaminanti in essa presenti e gli eventuali processi di interazione e scambio di quest’ultima con piante e suolo. Pertanto è stato scelto un sito a vigneto (Azienda Agraria Didattico Sperimentale Pasquale Rosati della Facoltà di Agraria, Agugliano, Ancona) dove andare a monitorare throughfall e bulk precipitation e un altro a seminativo (Azienda Baldoni di Rocca Priora, Falconara Marittima, Ancona) dove campionare ed analizzare le soluzioni telluriche. Nel primo caso di studio l’idea è quella di riuscire a caratterizzare il throughfall della vite, a partire dalla composizione chimica dell’acqua di pioggia che impatta la pianta, per poter così discernere quale sia l’apporto alla costituzione del throughfall attribuibile all’attività della pianta piuttosto che alle deposizioni secche accumulatesi sulle sue superfici. Ed arrivare quindi a determinare le caratteristiche dell’acqua che arriva al suolo e dei nutrienti che quest’ultima può veicolare. Lo scopo del secondo lavoro svolto è stato invece quello di riuscire a porre in relazione suolo e soluzioni telluriche campionate e analizzate, facendo particolare attenzione alle possibili interazioni e correlazioni esistenti tra le proprietà dei nutrienti e/o inquinanti e quelle dei differenti orizzonti attraversati dalle acque di percolazione. Nel sito a vigneto sono stati campionati bulk precipitation e throughfall (sia sotto viti vere e artificiali). Tali campioni già caratterizzate per la mia tesi di laurea (pH, conducibilità, acidità totale, carbossilica e fenolica) sono stati ulteriormente analizzati in maniera più dettagliata durante i tre anni di dottorato misurando: contenuto in anioni quali F-, Cl-, Br-, NO3-, PO43-, SO42- mediante cromatografo isocratico dotato di un rilevatore conduttimetrico Dionex CD20 e contenuto in cationi quali Ca2+, Mg2+, K+, Na+ tramite spettrofotometria per assorbimento atomico con spettrofotometro Shimadzu AA-6300 equipaggiato con bruciatore a fiamma alimentata da una miscela di aria e acetilene), contenuto in NH4+ utilizzando il sistema FOSS Fiastartm 5000 - EPA Analyzer (metodo Application note 5203). Nel sito a seminativo sono stati scavati quattro profili pedologici. Ognuno dei quali è stato descritto e campionato secondo i criteri del Soil Survey Division Staff e suddiviso sulla base degli orizzonti riconosciuti. All’interno di ogni profilo sono stati installati dei lisimetri a disco (plate lysimeter – Prenart soil disks) per il campionamento delle soluzioni telluriche. Nell’area è stato posizionato un sistema di raccolta dell’acqua piovana in modo da poter determinare ad ogni evento piovoso le caratteristiche e le concentrazioni dell’acqua prima che questa abbandoni il suolo. Ad ogni campionamento è stato misurato il volume di acqua raccolta da ogni lisimetro e sono state svolte le prime analisi di caratterizzazione generale: pH, conducibilità, contenuto anionico (PO43-, NO3-) e contenuto cationico (Ca2+, Mg2+, K+, Na+) mediante cromatografo isocratico dotato di un rilevatore conduttimetrico Dionex CD20 . Su tutti i campioni di suolo sono state condotte analisi di caratterizzazione generale (pH, conducibilità, tessitura reale, tessitura apparente, P disponibile, N totale, C totale, C organico, cationi scambiabili [Ca2+, Mg2+, K+, Na2+], CSC, calcare totale, sostanza organica), e mineralogia

    Tecnologia Zigbee wireless sensor network per il monitoraggio dell'energia prodotta da un campo fotovoltaico di medie dimensioni

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    In questo documento viene mostrata un’applicazione del protocollo ZigBee per reti di sensori wireless (WSN) con lo scopo di monitorare l’energia elettrica prodotta da un campo fotovoltaico di medie dimensioni e altri parametri necessari alla manutenzione e alla diagnosi dei guasti; il controllo viene effettuato a livello di singolo modulo fotovoltaico. L’applicazione prevede che il circuito di controllo venga inserito nella stessa scatola di derivazione del modulo fotovoltaico e che venga configurata la rete wireless in maniera automatica. Il monitoraggio e il controllo dell’energia prodotta da un impianto fotovoltaico è di fondamentale importanza in quanto l’energia prodotta influisce direttamente sul flusso di cassa da cui deriva la convenienza economica o meno dell’investimento effettuato sull’impianto fotovoltaico. Ad oggi sono particolarmente diffusi i sistemi di controllo di energia effettuati a livello del convertitore statico cc/ca; questi raggruppano una o più stringhe e cioè un numero generalmente elevato di moduli FV; in questo modo è possibile vedere se l’impianto sta producendo energia in modo efficiente, ma non permette di individuare le cause di un’eventuale inefficienza dovuta ai singoli moduli FV. Le cause di malfunzionamento potrebbero essere svariate: sporcizia sulla superficie, ombreggiamento, guasto elettrico, danneggiamento o addirittura furto, e naturalmente l’inefficienza può riguardare uno o più moduli. Il sistema di acquisizione dati proposto in questo documento prende in considerazione il singolo modulo con i sensori posti all’interno di ogni scatola di derivazione. Il dati acquisiti vengono valutati dal software che individua le cause di malfunzionamento distinguendo le situazioni anomale da quelle normali: ad esempio, una mancata produzione di energia può essere dovuta sia ad un guasto elettrico sia all’assenza di radiazione solare nella fase notturna: il confronto fra il singolo modulo e tutti gli altri individua se si tratta di una situazione normale o anomala

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