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Decisioni strategiche, innovazioni tecnologiche e valutazione delle performance in sanità
Regolazione epigenetica della Trombomodulina e del Tumor Necrosis Factor mediata da PARP-1 nel mesotelioma maligno
Il cancro esercita un profondo impatto sul sistema emostatico dell’organismo, portando ad uno stato di ipercoagulabilità, che può condurre a complicanze trombotiche. Tra i tumori solidi, il mesotelioma maligno (tumore associato all’esposizione all’amianto) è tra quelli maggiormente interessati da complicanze trombotiche. La trombo-patogenesi è scatenata dal rilascio, da parte delle cellule tumorali, di fattori pro-coagulanti ed infiammatori, che contribuiscono al mantenimento dello stato di ipercoagulabilità. Il Tumor Necrosis Factor (TNF-α) è la citochina che più influisce sul sistema emostatico, mediante una down regolazione delle funzioni anti-coagulanti, quali l’inibizione della Trombomodulina (TM), un anti-coagulante naturale coinvolto in vari processi patologici, inclusi trombosi, infiammazione e cancro. Una ridotta o assente espressione di TM è associata con una prognosi drammatica del tumore.
In questo studio, abbiamo analizzato l’espressione di TM e del TNF-α e abbiamo osservato una ridotta espressione di entrambi i geni in campioni di biopsie con mesotelioma maligno (MM) rispetto ai tessuti pleurici sani di controllo (NM). Successivamente, abbiamo indagato il ruolo dell’epigenetica nel silenziamento di questi due geni, con maggior attenzione sull’analisi dei profili di metilazione dei rispettivi promotori, che sono risultati entrambi ipermetilati nei campioni bioptici MM, ma non in quelli sani NM. Il coinvolgimento della metilazione nel silenziamento di TM e TNF-α è stato confermato anche in vitro: le linee cellulari mesoteliali immortalizzate (Met5A) e quelle di mesotelioma maligno (H28) sono state trattate con l’agente demetilante 5’-Aza deossicitidina (5’aza dC) e con l’inibitore delle deacetilasi Tricostatna (TSA). In seguito al trattamento con 5’aza dC, sia TM sia TNF-α erano drasticamente ripristinati nelle cellule H28 ma non nelle Met5A (dove i trattamenti non avevano alcun effetto). Solo per il TNF-α abbiamo osservato una significativa riespressione anche in seguito al trattamento combinato 5’aza dC + TSA nelle cellule H28, facendo ipotizzare un possibile coinvolgimento anche dell’acetilazione nel silenziamento del TNF-α. Infine, abbiamo analizzato il possibile ruolo della Poli(ADP)-ribosio polimerasi (PARP-1) come regolatore epigenetico di questi due geni, valutando gli effetti del suo silenziamento sull’espressione di TM e TNF-α nelle linee cellulari Met5A e H28. Nelle Met5A, il silenziamento di PARP-1 determinava una forte riduzione di TM e di TNF-α, corrispondente ad un profilo di ipermetilazione del loro promotore; al contrario, nelle H28, il silenziamento di PARP-1 determinava una significativa riespressione di TM e una forte riduzione di TNF-α, corrispondente ad un profilo di ipometilazione e di ipermetilazione, rispettivamente.
Da questo studio è emerso un chiaro ruolo della metilazione nella regolazione dell’espressione di TM nel mesotelioma maligno e questo meccanismo sembrerebbe essere mediato da PARP-1, che esercita un effetto contrario sull’espressione di TM, nelle cellule di controllo rispetto a quelle tumorali. Più controverso è il meccanismo di regolazione epigenetica del TNF-α, in quanto la metilazione potrebbe non essere il solo meccanismo epigenetico coinvolto; si dovrebbe indagare anche il possibile ruolo dell’acetilazione e l’eventuale coinvolgimento di PARP-1 nell’espressione di questo gene, nel mesotelioma maligno
La libertà di stabilimento in ambito europeo e la tutela dei diritti dei lavoratori
Le riflessioni che costituiscono la presente tesi di dottorato hanno come origine due casi concreti (noti come Viking e Laval) che pongono all’attenzione della Corte di Lussemburgo il problema del conflitto tra libertà economiche (la libera prestazione di servizi nel caso Laval, la libertà di stabilimento nel caso Viking) e diritti sociali (il diritto ad un’azione collettiva, articolatosi, nello specifico in quello di sciopero nel primo caso e nel boicottaggio nel secondo) e, dunque, tra diritti che sono espressione di due centri contrapposti di interessi (le imprese ed i lavoratori).
Di fronte a casi come quelli oggetto delle suddette pronunce, il giudice comunitario realizza, in un quadro normativo non chiaro ed univoco in cui non esiste una norma precisa sulla base della quale risolvere e decidere tali conflitti, un’opera ermeneutica apparentemente equilibrata ma sostanzialmente conservatrice del primato economico che da sempre ha animato la nascita dell’Europa.
Queste pronunce rappresentano il pretesto per iniziare a riflettere attorno al rapporto, ancora più vasto, tra libertà economiche e diritti sociali, secondo una prospettiva sovranazionale particolare, come quella europea, di cui occorre necessariamente tener conto e coglierne le peculiarità rispetto ad altre dimensioni d’indagine.
Dopo aver brevemente introdotto, dunque, le specificità del contesto europeo rispetto a quelli nazionali, con particolare riferimento a quello italiano, l’attenzione si è poi rivolta alla libertà di stabilimento ed ai diritti dei lavoratori; in particolare, in entrambi i casi, è possibile rintracciare una dimensione patrimoniale e che non patrimoniale.
Evidentemente, gli aspetti di criticità si presentano quando le anime economiche di entrambi i diritti si incontrano e si scontrano.
La casistica da cui sono iniziate le mie riflessioni ha evidenziato, sin da subito, il lato diabolico della libertà di stabilimento nel momento in cui, spogliatasi delle proprie apparenze, viene esercitata per sfruttare le naturali diseguaglianze territoriali tra le tutele nazionali dei lavoratori europei (e non solo).
Ecco che allora la concorrenza economica si attua attraverso quella giuridica, esprimendo la propria incapacità a competere con gli ordinari e classici strumenti di competitività ed appetibilità sul mercato; a sua volta, la concorrenza tra norme esprime un diverso livello di giuridicità degli stati.
In relazione alla libertà di stabilimento, si pone poi il problema di verificare fino a quando è possibile realizzare un esercizio legittimo della stessa e dove, invece, si apre una prospettiva di un suo abuso; il confronto poi con l’art. 41 Cost. ha rappresentato un utile suggerimento verso un esercizio prudente e non selvaggio della libertà di cui trattasi.
L’analisi dei diritti dei lavoratori si è svolta in un’ottica comparativa tra il quadro normativo italiano e quello europeo, cogliendo come il carattere meno forte delle fonti di diritto europeo lascia meno spazio alla dimensione giuridica che solo recentemente sta rivendicando il proprio “status” e la propria importanza.
La consapevolezza dell’esistenza delle due inseparabili anime, patrimoniale e non, che coesistono all’interno di ciascun diritto, evidenzia l’importanza di un collegamento autentico e veritiero tra le norme sostanziali e quelle procedurali; la norma di carattere processuale, infatti, nel momento in cui individua la lex da applicare al caso di esercizio della libertà di stabilimento, effettua una scelta che si riflette anche sull’essenza più intima dei diritti della persona.
Lungo queste riflessioni si apre, così, l’ultima questione, “quale economia per quale diritto del lavoro o quale diritto del lavoro per quale economia”, nell’idea che sia possibile articolare funzionalmente il discorso; ma la risposta che ad essa verrà data sarà del tutto diversa dalle opzioni prospettate, mostrando con un’espressione sintetica, alla quale si rinvia, l’opzione preferibile a cui sono pervenuta all’esito della presente ricerca
Rigorous electromagnetic modelling of domestic induction heating systems
Lo sviluppo di un modello elettromagnetico rigoroso del sistema di riscaldamento a
induzione è un compito piuttosto complesso. Poiché il modello dovrebbe descrivere un’analisi
elettromagnetica del funzionamento del sistema, si devono prendere in considerazione diversi
parametri quali le proprietà dell’induttore, la sua geometria, il materiale e la tensione di
alimentazione, le proprietà del materiale di carico, lo spessore, le caratteristiche della ferrite e
la schermatura dell’alluminio.Inoltre, il modello deve considerare tutti gli accoppiamenti
magnetici e le interazioni del sistema.
Lo scopo principale del seguente lavoro era quello di sviluppare uno strumento di
progettazione che permettesse di simulare il sistema full-wave ed il suo funzionamento,
tenendo conto sia dei parametri geometrici che elettromagnetici del sistema. Lo strumento di
progettazione deve possedere la flessibilità parametrica al fine di analizzare i differenti casi di
impiego e le diverse configurazioni delle dimensioni del sistema e delle distanze tra le parti
interne. Ciò permette di portare avanti le simulazioni del funzionamento del sistema e di
calcolare tutte le correnti indotte nel carico, la loro distribuzione ed i loro valori, di valutare la
distribuzione di corrente nel substrato di ferrite e nella schermatura di alluminio. Il modello
deve offrire una valutazione rigorosa dell’impedenza di ingresso del sistema, poiché essa è il
parametro principale per il sistema di controllo elettronico.
Considerando il fatto che gli induttori moderni per cucine ad induzione sono per lo più avvolti
con filo Litz, uno degli scopi era quello di sviluppare un modello accurato della geometria
complessa di un filo Litz.
Questa tesi è organizzata nel modo seguente. Il secondo capitolo contiene un'analisi
panoramica dello stato dell’arte nell’ambito della cottura ad induzione. I materiali del sistema
vengono analizzati nel terzo capitolo. Il modello elettromagnetico completo è proposto nel
quarto e nel quinto capitolo. Questi capitoli contengono la spiegazione di equazioni derivate
che descrivono i campi elettrici e magnetici in ogni parte del sistema, il sistema di equazioni
del modello come rappresentazione analitica dei processi elettromagnetici nel sistema e,
infine, la sua soluzione numerica come equazione matriciale lineare.
La struttura del filo Litz è analizzata nel sesto capitolo. A partire da semplici esempi l’intera
geometria interna è stata modellata analiticamente ed in 3-D.
Per concludere il modello di sviluppo, il settimo capitolo rappresenta la completa
conferma sperimentale di ogni fase della modellazione. Incertezze, errori, correzioni e
considerazioni pratiche sono ivi menzionate
Discharge after acute stroke according to a clinical pathway: distribution and prediction of appropriate setting
Introduzione: Un organizzazione assistenziale sanitaria dedicata alla cerebrovasculopatia acuta richiede una adeguata disponibilità di risorse strutturali e la possibilità di predire il setting post-acuzie. In dati di letteratura provengono da poche surveys, caratterizzate da eterogeneità. Obiettivi: studio prospettico finalizzato ad una verifica sulla disponibilità delle strutture post-acuzie nell’ambito di una indagine in una popolazione specifica in un contesto assistenziale omogeneo organizzato secondo linee guida. Il secondo obiettivo di questo studio è dell’ordine della predittività. Metodi: pazienti consecutivamente ricoverati presso una Stroke Unit Integrata, nell’intervallo novembre 2000-novembre 20051012 e successivamente allocati secondo criteri di appropriatezza. Analisi mediante statistica descrittiva ed analisi multivariata. Risultati: Il 18 % sono stati allocati presso strutture dedicate alla riabilitazione intensiva; il 45% è rientrato a domicilio con o senza riabilitazione; il 20,4 % è stato destinato ad altre strutture di accoglienza post-acuzie. I fattori predittivi identificati sono principalmente costituiti dall’età e dallo stato funzionale, sia per la riabilitazione intensiva, sia per le altre strutture di accoglienza post-acuzie. Conclusioni: è possibile acquisire elementi per una accurata pianificazione, anche in fase precoce, con la possibilità di controllare i costi dell’assistenza post-acuzie. L’ appropriatezza di quest’ultima dipende comunque anche da una politica organizzativa mirata ad adeguare la disponibilità delle strutture alla specifica popolazione. In questa prospettiva, l’impiego di parametri predittivi può incidere sul management del paziente colpito da cerebrovasculopatia acuta
Clinical study about changes in visceral adipose tissue depots in lactating women
Il presente studio si pone l’obiettivo di valutare le modificazioni della composizione corporea, in particolar modo le variazioni dei depositi di tessuto adiposo viscerale, che avvengono nel periodo post-partum in donne che allattano. Lo scopo è quello di verificare se l’Allattamento sia efficace nel ridurre l’entità del Tessuto Adiposo Viscerale partendo dal presupposto che nel topo che allatta si è osservata una scomparsa dei depositi di tessuto adiposo viscerale. (Cinti 1999 Kurtis Ed) (1)
Studi epidemiologici suggeriscono che l’elevata mortalità associata all'obesità sia fortemente correlata all’aumento dei depositi di tessuto adiposo viscerale e allo sviluppo della sindrome metabolica (2). Per questo motivo qualsiasi situazione che influenzi la deposizione del tessuto adiposo viscerale deve essere attentamente valutata per le possibili implicazioni cliniche e farmacologiche.
I dati provenienti da diversi importanti studi di coorte suggeriscono che l’allattamento al seno possa ridurre il rischio di complicanze metaboliche nella donna. Gli autori hanno trovato una associazione protettiva tra la durata dell' allattamento al seno e l'incidenza di Diabete Tipo 2 (3), infarto miocardico (4), prevalenza della sindrome metabolica (5), ipertensione e iperlipidemia (6).
La fisiologia della riproduzione dei mammiferi fornisce una base biologica per queste associazioni. Durante la gravidanza, drammatici cambiamenti avvengono nel metabolismo della donna dal momento che il suo organismo si adatta a ''metabolizzare per due.'' (7). Questi cambiamenti metabolici hanno al finalità sia di supportare il feto in via di sviluppo che di consentire alla madre l'accumulo di riserve di energia in previsione dell’ allattamento (8). Questo accumulo è caratterizzato da ben descritti aumenti del tessuto adiposo viscerale, dall’aumentata produzione di insulina, dall’insulino-resistenza, e dall’aumento dei livelli di lipidi circolanti (9). Si ipotizza che, dopo la nascita, l'allattamento svolga un ruolo centrale nella mobilizzazione di questi grassi accumulati e determini il ''reset'' del metabolismo materno, riducendo il rischio materno di sviluppare malattie metaboliche. Più a lungo una donna allattata, più completamente elimina questi depositi accumulati. Al contrario, quando un donna non allattata, alterazioni metaboliche sfavorevoli tenderebbero a persistere per un periodo di tempo più lungo, aumentando i suoi fattori di rischio per malattie cardiovascolari.(10)
Al fine di studiare se nella donna in allattamento avvenga una riduzione dei depositi di tessuto adiposo viscerale come nel topo, è stata effettuata una fase di sperimentazione clinica mediante l’utilizzo dell’ Ecotomografia come tecnica di valutazione dell’entità e delle modificazioni tessuto adiposo viscerale, in quanto metodica non invasiva, a basso costo ed affidabile. Le variazioni del tessuto adiposo viscerale sono state effettuate utilizzando due differenti metodiche che hanno permesso di determinare lo Spessore del Tessuto Adiposo Viscerale Preperitoneale e lo Spessore del Tessuto Adiposo Viscerale del distretto compreso tra i Muscoli Retti dell’Addome e l’Aorta, sulla scorta dei dati presenti in letteratura. Studiando tali depositi di tessuto adiposo viscerale si è cercato inoltre di determinare un valore di “Cut-Off” che possa servire come un indice ecografico di obesità viscerale in gravidanza e come riferimento nello studio dalla mobilizzazione delle riserve lipidiche indotta dall’allattamento esclusivo.
Sono state inoltre effettuate correlazioni tra le misurazioni antropometriche delle pazienti con allattamento esclusivo nei primi 6 mesi post-partum (Peso, Body Mass Index (BMI), circonferenza vita, circonferenza fianchi, Rapporto Vita/Fianchi o Waist/Hip Ratio (WHR), circonferenza coscia) e le variazioni dello spessore del tessuto adiposo viscerale.
Anche l’assetto glicometabolico, l’assetto lipidico pazienti è stato indagato al fine di verificare se esistessero correlazioni tra indici di insulino-resistenza, dislipidemia e accumulo di grasso viscerale, variazioni del peso e della distribuzione del tessuto adiposo nel periodo dell’allattamento.
Inoltre è stata effettuata una valutazione dello stato nutrizionale delle pazienti nell’immediato postpartum che, inaspettatamente, ha messo in evidenza uno stato deficit proteico in tutte le pazienti, indipendentemente dal loro peso, dal BMI e dall’entità dell’incremento ponderale gravidico
Supercritical CO2 transport. Flow assurance study for two industrial pipelines
La tecnologia “Carbon, Capture and Storage” è attualmente di grande interesse nel campo delle possibili soluzioni da adottare per combattere i cambiamenti climatici.
Tre sono le metodologie di cattura (Pre e Post Combustion, Oxyfuel Combustion). In ogni caso, per la quasi totalità degli impianti adibiti a CCS, è necessario un sistema di trasporto della CO2 dai siti di cattura (es: centrali elettriche) ai siti di stoccaggio (es: giacimenti dismessi).
Lo scopo di questo lavoro di tesi è di presentare un dettagliato studio di “Flow Assurance” di due ipotetiche condotte che operano il trasporto di CO2 supercritica su larga scala, con lo scopo di evidenziare le possibili criticità che si possono verificare durante l’utilizzo di questa tecnologia, e che dovrebbero essere investigate approfonditamente con un impianto pilota.
In primo luogo è riportata una revisione delle risorse presenti in letteratura, per reperire informazioni sull’argomento e di identificare problematiche riscontrate in condotte esistenti. Sulla base delle informazioni reperite, due ipotetiche condotte sono state definite in termini di routing, parametri ambientali e parametri operativi.
Inoltre tre differenti composizioni dello stream di CO2 sono state ipotizzate (una per ogni metodologia di cattura) e sono state caratterizzate da un punto di vista termodinamico.
Successivamente uno studio di Flow Assurance è stato condotto per mezzo di simulazioni in condizioni stazionarie e transitorie ed uno studio per la formazione di idrati. Le simulazioni sono state effettuate in entrambe le condotte e con tutte e tre le composizioni)
Dall’analisi svolta, sono stati ottenuti risultati riguardanti le differenze riscontrate nel trasporto delle tre differenti tipologie di fluido e problematiche relative ad alcune operazioni transitorie sono emerse.
Le simulazioni hanno dimostrato che la composizione associata alla tecnologia di cattura Post Combustion è caratterizzata dal comportamento più simile alla CO2 pura, mentre la il composizione associata all’Oxyfuel è quella che si discosta maggiormente. Quest’ultima, richiede la più alta pressione operativa in grado di assicurare un comportamento stabile alla linea.
Problemi di vaporizzazione in condotta sono emersi durante le operazioni di shutdown, e basse temperature di ingresso alla linea sono richieste per evitare la formazione di bolle che possono influenzare l’andamento delle successive operazioni di restart.
Relativamente al colpo d’ariete, le simulazioni hanno dimostrato che il comportamento della CO2 supercritica si differenzia a quello degli altri fluidi per la sua maggiore compressibilità.
L’operazione di blowdown è invece risultata essere la più critica, in quanto temperature molto basse possono essere riscontrate sia all’interno della linea che nel sistema di vent
Endogenous and exogenous factors affecting root morphology and metabolism in olive
La gestione razionale di impianti moderni ed intensivi richiede un utilizzo delle risorse improntata alla massimizzazione degli assorbimenti ed al mantenimento degli equilibri morfologici e funzionali. Molte delle pratiche agronomiche vedono il loro effetto mediato dall’interazione con l’apparato radicale. Una conoscenza delle conseguenze morfologiche, architetturali, anatomiche e metaboliche che i fattori ambientali hanno sullo sviluppo radicale è pertanto imprescindibile ad un raggiungimento sostenibile degli obiettivi produttivi.
L’azione di fattori esogeni si combina inevitabilmente con aspetti che riguardano la fenologia e gli equilibri interni alla singola pianta. La sfida, per l’acquisizione di un background efficace nella gestione della pianta, consiste nell’integrazione di influenze singole e nella definizione di modelli capaci di chiarire i rapporti di stimolo e competizione che si instaurano a livello radicale e determinano precise strategie di allocazione e utilizzo delle risorse.
L’apparato radicale è preposto allo svolgimento di una vasta serie di funzioni e ciascuna di queste è prevalentemente attribuita a specifiche strutture. Alle radici di supporto si affianca la frazione di radici così dette “fini” a loro volta distinguibili in radici preposte al trasporto, all’esplorazione e allo stoccaggio di riserve (pioniere), e radici con funzione di assorbimento (fibrose). Diverso è il costo metabolico di ciascuna di queste strutture e diverso il ruolo giocato nel mantenimento degli equilibri della pianta. Uno degli obiettivi del lavoro è stato quello di valutare secondo quali principi la costituzione delle strutture radicali venisse variamente promossa a seconda delle condizioni endogene ed ambientali e quali fossero le conseguenze di queste scelte di allocazione di risorse sul metabolismo e sull’efficienza del sistema generato in risposta a stress.
Integrando la frazione ipogea con quella epigea, il lavoro ha altresì esplorato le dinamiche di sinergia e competizione tra organi, alla base della periodicità e stagionalità dei comportamenti della radice. Identificati i principi alla base degli equilibri nella singola pianta, uno sforzo ulteriore è stato rappresentato dall’inserimento del sistema pianta all’interno di una fitocenosi e dalla valutazione di comportamenti radicali in relazione alle dinamiche di competizione/sinergia instaurate con altre specie vegetali. Il lavoro approccia in maniera iniziale lo studio delle dinamiche di relazione a livello ipogeo e si propone di analizzare le conseguenze morfologiche e metaboliche di una convivenza di specie senza porsi l’obiettivo di definire la natura e le cause di tali rapporti.
Lo studio ha potuto dimostrare che per l’olivo:
1. Le basse temperature atmosferiche, fino ad un livello soglia di 7°C (temperatura minima), hanno indotto una riduzione lo sviluppo radicale. La relazione con le temperature aeree e quindi con l’attività della parte epigea è risultata più influente della temperatura del suolo stesso. Elevate temperature e scarsa disponibilità idrica sono state alla base di un ridotto tempo di emivita delle radici sottili, più longeve se prodotte in primavera che in estate ed a profondità maggiori piuttosto che superficialmente.
2. La ridotta disponibilità idrica ha influenzato lo sviluppo morfologico e la funzionalità della radice. In particolare, in presenza di condizioni non omogenee, è stata ridotta al minimo l’allocazione delle risorse in strutture pioniere posizionate in nicchie asciutte. La scarsa disponibilità idrica ha portato ad una riduzione dell’attività metabolica delle strutture radicali siano esse pioniere o assorbenti, ad un aumento del livello di danneggiamento delle pareti cellulari in strutture assorbenti e ad un accumulo di suberina e lignina nei tessuti soprattutto in strutture pioniere.
3. In condizioni non limitanti, lo sviluppo dei germogli non ha comportato una riduzione degli accrescimenti radicali ed il picco di maggior accrescimento dei due organi è stato, al contrario, ampiamente simultaneo. Lo sviluppo vegetativo è inoltre risultato essere positivamente correlato con l’aumento di produzione di ramificazioni laterali negli organi ipogei.
4. La condivisione dello spazio da parte di apparati di specie diversa ha ridotto lo sviluppo radicale sia in termini di accrescimenti medi per singola radice sia in termini di numero di elementi in attiva crescita. La competizione tra strutture erbacee ed arboree è risultata particolarmente forte nei primi 0.2 m di suolo mentre è andata attenuandosi più in profondità
On-farm research for efficient organic matter management in low-input farming systems
Il presente lavoro di tesi ha l'obbiettivo di studiare alternative modalità di gestione della
sostanza organica in diversi agroecosistemi, evidenziando sia gli aspetti qualitativi che quantitativi.
L'effetto di differenti pratiche colturali basate sulla gestione della sostanza organica,
caratteristiche del metodo biodinamico e biologico, sulla produzione di biomassa, produttività e sul
metabolismo microbico del terreno è stato investigato attraverso un approccio multidisciplinare,
che ha compreso prove di campo on-farm e anche esperimenti in serra e in laboratorio con metodo
riduzionistico.
Le prove in pieno campo sono state condotte in aziende commerciali nella regione Marche e
in piccole aziende basate sull' auto-sussistenza alimentare nello stato africano dello Swaziland. In
entrambi i casi, gli agricoltori sono stati coinvolti nell'iniziativa alla stregua di veri e propri
partner della ricerca; ciò ha consentito di ottenere una visione di sistema sull'efficacia e fattibilità
delle tecniche investigate; inoltre questo approccio ha aiutato a mettere in luce i principali
inconvenienti nella gestione della sostanza organica.
Durante i tre anni di ricerca di dottorato, cinque esperimenti sono stati effettuati:
− Esperimento di laboratorio per testare la fitotossicità di diverse sostanze organiche;
− Esperimento in serra per valutare l'effetto di una determinata preparazione biodinamica sulla
germinazione di un miscuglio polifita da sovescio;
− Ricerca on-farm in due aziende commerciali biodinamiche e biologiche nella regione Marche
(Italia) per investigare l'effetto sulla produttività di seminativi e sulla crescita di olivo di
diverse combinazioni, qualitative e quantitative, di sostanze organiche;
− Esperimento di laboratorio per valutare l'effetto di una determinata preparazione
biodinamica sul metabolismo microbiologico del terreno;
− Ricerca on-farm in Swaziland (Africa) per valutare modalità alternative di gestione della
sostanza organica in un sistema colturale di piccola scala, basato sull'auto-sussistenza
alimentare, mediante un approccio comunitario
Study of cubic monoolein-cytochrome C-water phase: protein concentration, temperature and pressure effects
I lipidi esibiscono un comportamento ricco di diverse fasi liotropiche e termotropiche, a causa del loro
carattere antipatiche: questo è un punto molto importante, infatti ogni variazione dei parametri fisicochimici
della componente lipidica può portare in gran parte a modificare lo stato di membrana e quindi
influenzare l’attività delle proteine presenti.Il comportamento di fase e le proprietà strutturali del
monoacilglicerolo (monoleina) è stato investigato da lungo tempo in quanto esibisce un vasto
polimorfismo. In particolare la monoleina in acqua mostra diverse mesofasi caratterizzate da un alto
grado di disordine conformazionale delle catene idrocarburiche.
Variando la concentrazione di acqua si passa da una fase lamellare (L-alfa) ad un’esagonale inversa (H
II) a due fasi cubiche bi continue inverse : Ia3d (Q230) e Pn3m (Q224).
Le fasi cubiche sono uniche nella loro capacità di inglobare proteine al loro interno, comparare con
altre fasi lipidiche. Una grande varietà di proteine globulari con un peso molecolare di circa 5000-
15000 sono intimamente legate alle fasi lipidiche e in alcuni casi ne promuovono la transizione di fase.
Solo pochi diagrammi di fase lipide-proteina-acqua sono stati completamente determinati, ma il ruolo
della proteina nella transizione di fase non è ancora chiaro.
In questa tesi è stato studiato in particolare il sistema monoleina-citocromo c –acqua. In questo sistema
avviene una transizione fase cubica- fase cubica quando la monoleina è in equilibrio per alcuni giorni
con un eccesso di soluzione di citocromo c. questa proteina ha l’effetto di promuovere la transizione di
fase da Pn3m a Im3m (Q229).La monoleina forma la Pn3m in eccesso d’acqua mentre forma Im3m in
eccesso di soluzione di citocromo c.
In questa tesi lo studio delle variazioni strutturali sono stati condotti variando la concentrazione di
proteina e valutando gli effetti della variazione di temperatura e di pressione nella transizione di fase
Pn3m a Im3m usando le tecniche del SAXS (Small Angle X Ray Scattering ) e la spettroscopia
elettronica di assorbimento (EAS).Gli esperimenti sono stati fatti usando il diffrattometro in dotazione
presso il nostro laboratorio e quello del dipartimento di fisica dell’università di San Paolo e la luce di
sincrotrone di Grenoble (ESRF), Amburgo (DESY), Campinas (San Paolo-Brasile ).
I campioni sono formati da 50 mg/ml di monoleina e diverse concentrazioni di citocromo (1-5-10-25-
50 e 100 mg/ml).In primo luogo, abbiamo studiato l'influenza della concentrazione Cytocrome-C sulla
transizione di fase cubica Pn3m formata dalla monoleina.. Abbiamo iniziato con 25 mg / ml di lipide,
ma la concentrazione non era sufficiente per effettuare tutti gli esperimenti necessari. Così abbiamo
deciso di utilizzare 50 mg / ml (MO Cv = 0,614) e le concentrazioni di citocromo c (1, 5, 10, 25, 50,
100 mg / ml).Tutte le misure sono state eseguite dal primo fino al ventunesimo giorno dopo la
preparazione del campione, al fine di indagare la cinetica di tale transizione. È interessante notare che,
la concentrazione di proteina gioca un ruolo importante nella transizione di fase monoleina. Tutti gli
esperimenti SAXS sono stati effettuati in Brasile, presso l'Istituto di Fisica dell'Università di San Paolo,
sotto la supervisione del Prof. Rosangela Itri.
Il secondo passo è stato quello di valutare l'influenza della temperatura sul sistema monoleina-acquacitocromo,
e osservare la differenza con il diagramma di fase tradizionale della monoleina.
Il comportamento strutturale termo tropico del sistema MO / citocromo è stata studiato tramite
diffrazione con un range che va dai 25 ai 90 ° C; tale analisi è stata effettuata presso il sincrotrone
DESY di Amburgo (Germania) in diversi giorni della preparazione dei campioni, dal primo fino al
giorno tredici. L'analisi della temperatura è interessante perché permette di il comportamento della
componente lipidica temperature che vanno oltre il suo status di denaturazione delle proteina.
In questa tesi,alta pressione è utilizzata per ottenere alcuni contributi sulla comprensione della
struttura di sistemi biologicamente interessanti come monoleina e citocromo c.L'analisi è stata
effettuata nei laboratori dell’ ESRF di Grenoble (Francia) a diversi giorni dalla preparazione del
campione, a 2 e 8 giorni.
Sistemi di monoleina e acqua sono stati poi usati per la nuova tecnica del drug delivery per la cura di
particolari patologia come il morbo di Parkinson usando dispersioni in acqua di monoleina sotto forma
di cubosomi o Solid Lipid Nanoparticules. Infine all’interno dei canali formanti dalla monoleina sono
stati introdotti oltre che proteine anche nucleotidi per testare la loro influenza sulle transizioni di fase