Marche Polytechnic University

ACUBO (Archivio Aperto di Ateneo)
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    Characterization of two human monoclonal antibodies cross-neutralizing directed against the E2 envelop glycoprotein of hepatitis C virus

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    Nell’80% dei casi di infezione, il virus dell’epatite C (HCV) supera le difese dell’ospite e stabilisce un’infezione persistente, che espone il paziente al rischio di sviluppare cirrosi e epatocarcinoma. La terapia basata su ribavirina e interferone è costosa, poco efficace e gravata da effetti collaterali. Nonostante la grande variabilità genetica del virus, concentrata soprattutto a livello delle glicoproteine E1E2 dell’envelope, sono state descritte alcune regioni di E2 conservate tra i diversi genotipi, suggerendo che la scarsa variabilità di tali regioni è necessaria per mantenere alcune funzioni cruciali della glicoproteina nel ciclo virale. Pertanto l’identificazione e la caratterizzazione di anticorpi diretti contro queste porzioni conservate di E2 potrebbe fornire un contributo per lo sviluppo di una valida immunoterapia passiva e per la realizzazione di un vaccino efficace. In questa tesi sono stati caratterizzati due frammenti anticorpali monoclonali umani (Fab e20 e Fab e137) diretti contro la glicoproteina E2. e20 ed e137 sono stati clonati dal repertorio linfocitario di una paziente infetta in modo cronico da HCV genotipo 1b. Per selezionare dei cloni potenzialmente cross-reattivi, la library anticorpale ottenuta dalla paziente è stata screenata contro una glicoproteina E2 ricombinante derivata da un sottotipo diverso: 1a. Tramite studi di binding, e20 ed e137 sono risultati in grado di legare E2 di tutti i genotipi (tranne il genotipo 5 per il Fab e137). Esperimenti condotti con peptidi lineari, saggi di competizione con anticorpi diretti contro epitopi noti e la generazione di mutanti sito-specifici di E2 hanno dimostrato che e20 ed e137 sono diretti contro un epitopo conformazionale. In particolar modo, l’epitopo del Fab e20 coinvolge i residui aminoacidici: W437, F442, W529, G530 e D535; mentre quello del Fab e137 coinvolge: T416, W420, W437, L438, L441, F442, W529, G530 e D535. I residui W529, G530, D535 risultano essere conservati fra i vari genotipi e coinvolti nel legame di E2 al CD81. Saggi di competizione fra il Fab e20 o il Fab e137 e CD81 confermano che i Fab sono diretti contro una regione di E2 importante per il legame del virus al recettore cellulare. Si è osservato che i Fab riconoscono dei residui contenuti della porzione della glicoproteina E2 che va dall’aminoacido 436 al 447, regione descritta in letteratura come quella riconosciuta dagli anticorpi non neutralizzati in grado di interferire con l’attività dei cloni neutralizzanti. I nostri dati sembrerebbero contrastare questa affermazione, infatti i Fab e20 ed e137 non solo sono in grado di riconoscere alcuni residui contenuti in questa regione, ma possiedono anche un’attività neutralizzante rilevante. Inoltre il legame del Fab e137 viene abrogato anche da due mutazioni a livello dell’epitopo riconosciuto dall’anticorpo murino AP33, descritto in letteratura come il clone con un ampia cross-reattività ed un’elevata attività neutralizzante. I Fab e20 ed e137 possiedono una potente attività cross-neutralizzante. Nel saggio di neutralizzazione con pseudovirus, e20 ed e137 neutralizzano i genotipi 1a, 2a e 4 (IC50 intorno ai 7 μg/mL) e meno efficientemente i genotipi 1b e 2b. L’attività neutralizzante è stata confermata in un saggio di neutralizzazione basato sull’uso di un particolare isolato virale in grado di replicare in vitro (IC50 intorno ai 2 μg/mL). Grazie agli studi di cinetica di neutralizzazione è emersa la capacità dei Fab e20 ed e137 di inibire l’infettività virale agendo dopo il binding del virus alle cellule bersaglio; in particolare interferiscono con gli eventi immediatamente successivi al legame tra virus e recettori a bassa affinità. Analizzando questi dati, possiamo concludere che abbiamo identificato e caratterizzato due frammenti anticorpali con un ampia cross-reattività ed una potente attività crossneutralizzante, in quanto sono in grado di legare dei residui aminoacidici sulla glicoproteina E2 che svolgono un ruolo chiave nel ciclo virale e che risultano essere conservati tra i vari genotipi. Per cui questi Fab risultano essere fondamentali per lo sviluppo di una immunoterapia passiva efficace e per lo studio dell’interazione virus-ospite

    Dynamic response of piles under lateral loading: full scale field test and numerical analysis

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    Negli ultimi anni il tema dell’interazione terreno-struttura ha suscitato un’attenzione particolare nel campo dell’ingegneria geotecnica e strutturale. Le caratteristiche dinamiche del sistema terreno-fondazione possono condizionare fortemente il comportamento sismico della struttura di elevazione. Questo problema è particolarmente importante nel caso di fondazioni profonde: le proprietà meccaniche e la geometria del terreno e delle fondazioni,così come la loro mutua interazione, possono influenzare le caratteristiche di rigidezza e smorzamento del sistema suolo-palo durante il moto sismico. Sia nella ricerca che nella progettazione avanzata questo problema può essere studiato in modo diretto, modellando l’intero sistema dinamico suolo-palo con un modello 3D agli elementi finiti, o utilizzando metodi teorici. I risultati di questi approcci sono molto sensibili al grado di dettaglio del modello e a molti parametri che definiscono le caratteristiche dinamiche del sistema terreno-palo. In questo contesto, i risultati di test sperimentali in situ, in vera grandezza o in scala ridotta, e i risultati di test di laboratorio rappresentano uno strumento essenziale per fornire i parametri necessari ai modelli numerici e analitici e per validarne i risultati. Tuttavia, in letteratura non sono molti i lavori che riguardano prove in situ in vera grandezza su fondazioni profonde. Questo lavoro presenta un esteso programma di prove sperimentali in situ in vera grandezza condotto su un gruppo di tre pali in acciaio al porto turistico di La Spezia, in Italia. Il programma comprende tre tipologie di prove dinamiche con differenti livelli di eccitazione: prove di impatto, prove di vibrazione libera e di vibrazione forzata. I pali sono vibro-infissi in argilla marina soffice in una configurazione ad L e non sono vincolati in testa. Il programma di prove è stato eseguito in due tempi: la prima campagna una settimana dopo la vibro-infissione dei pali e la seconda dopo dieci settimane. I pali sono stati strumentati con accelerometri disposti in testa a ciascun palo e con strain gages e trasduttori di pressione disposti lungo il palo d’angolo, utilizzando una tecnica non convenzionale per prove in sito in ambiente marino. Viene presentato e discusso il comportamento dinamico del complesso sistema suolo-acqua-palo soggetto a diversi livelli di forza. Con riferimento al palo singolo, ne viene presentata la risposta in termini di frequenze naturali, smorzamenti e forme modali dei primi due modi flessionali. Con riferimento al gruppo di pali sono valutati gli effetti dell’interazione palo-palo dovuti alla propagazione di diversi tipi di onde, in relazione alla direzione dell’azione. Si discute la variazione del comportamento dinamico del sistema nel tempo (per le due campagne di prove) dovuta alla ri-consolidazione del terreno vicino ai pali susseguente la vibro-infissione. Inoltre, viene effettuata una stima della velocità delle onde di taglio dello strato di terreno superficiale sulla base della misurazione dei ritardi temporali dei segnali accelerometrici alla testa dei pali. I risultati sperimentali sono inoltre confrontati con quelli ottenuti mediante differenti approcci numerici: in particolare sono stati sviluppati due differenti modelli 3D agli elementi finiti in ABAQUS, considerando elementi di tipo solido o di tipo shell per la modellazione dei pali, i cui parametri sono calibrati sulla base dei risultati sperimentali. Infine si mostrano i confronti con i risultati ottenuti mediante il modello 3D per l’analisi cinematica di fondazioni su pali formulato da Dezi et al. (2009), opportunamente modificato al fine di simulare le prove della campagna sperimentale

    Design and synthesis of biomimetic compounds with pharmacological activity

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    L’impiego in campo farmacologico di peptidi bioattivi presenti in natura é ostacolato da numerosi svantaggi. Allo scopo di ottenere nuovi analoghi di amminoacidi per lo sviluppo di peptidomimetici piú stabili ed efficaci, sono stati sintetizzati due composti con restrizioni conformazionali, diastereomericamente puri. Uno di essi ha una struttura basata su di un anello γ-lattamico e contiene un centro quaternario. Esso puó essere utilizzato come precursore di analoghi della (R)-metilomoserina e dell’acido (R)-metilaspartico. Il secondo composto é un derivato di un α-hydrazino acido con restrizione conformazionale data da un anello imidazolidinonico. Tali composti possono essere anche impiegati nella produzione di foldameri. A tale scopo alcuni dei corrispondenti oligomeri sono giá stati sintetizzati e sono in atto i relativi studi strutturali e computazionali. Nello scenario globale del rapido sviluppo del fenomeno della resistenza batterica agli antibiotici, nuovi mimetici sintetici dei peptidi antimicrobici (SMAMPs) sono stati sintetizzati e testati come possibili farmaci antimicrobici. Il nuovo design ha facilmente permesso di variare gradualmente sia la rigiditá conformazionale che la idrofobicitá di tali molecole, allo scopo di costruire un modello struttura-attivitá (SAR). E’ stato cosí individuato un nuovo composto che presenta una MIC di 0.78μg/mL contro S. aureus e di 6.25μg/mL contro E. coli. E’ stato inoltre notato che per questa classe di composti, a differenza di altre precedentemente studiate, una elevata rigiditá conformazionale non é essenziale per una buona attivitá farmacologic

    Innovative method and tool to manage workflow exceptions using process knowledge

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    Negli ultimi decenni, l'industria manifatturiera ha subito sconvolgimenti importanti e cambi in conseguenza della rapida evoluzione del mercato globale. Le aziende sono costrette ad affrontare contesti dinamici, che richiedono un abbassamento del lead-time, la progettazione di prodotti ad alta qualità e la riduzione dei costi in tutte le fasi di sviluppo prodotto. Per poter gestire la complessità dovuta da questo contesto, le aziende mirano ad un modello di impresa innovativo, ossia la ”Extended Enterprise”, ottimizzando i processi di business che la caratterizzano, al fine di ottenere una velocizzazione dello sviluppo di nuovi prodotti, dei processi e servizi, attraverso l'adozione di piattaforme collaborative in cui tutti gli attori possono condividere dati di prodotto e di processo, integrare applicazioni software, ed essere supportati da strumenti flessibili per la gestione dei processi aziendali. Competitività e dinamicità richiedono l’integrazione dei dati e lo sviluppo di ambienti collaborativi efficaci al fine di sostenere le interazioni tra i partner, lo scambio di dati e la gestione e risoluzione di eventi imprevisti che si possono verificare durante i processi aziendali. Ad oggi, la tecnologia basata sull’automazione dei processi è considerata come essenziale per integrate applicazioni e sistemi informativi eterogenei, per poter migliorare l’efficacia e la produttività dei processi di business. I WfMSs (Workflow Management Systems) vengono usati per supportare la fase di modellazione, analisi ed esecuzione dei processi di business. I sistemi odierni, comunque, sono troppo rigidi per rispondere alle eccezioni o deviazioni che determinano una divergenza fra lo stato previsto nel processo modellato e lo stato attuale. Per eccezioni si intende sia una situazione non modellata dal WfMS che una deviazione fra quello che è stato pianificato e ciò che sta accadendo. La pratica comune ha dimostrato che il manifestarsi di queste situazione è molto comune in quasi tutti i processi, per cui la loro gestione è molto importante nel migliorare i processi intra ed inter-aziendali. Gli obiettivi della tesi possono essere sintetizzati nella definizione di una nuova metodologia ed un nuovo strumento software in grado di gestire le eccezioni dei processi di business utilizzando la conoscenza di processo. Per la realizzazione di questi obiettivi, si deve fornire un modello per la rappresentazione delle eccezioni, della conoscenza di processo, ed algoritmi per la risoluzione delle eccezioni. Queste tesi rappresenta un passo avanti nella definizione di un WfMS innovativo che permetta la gestione dinamica dei processi considerando il modello delle aziende estese, gli obiettivi dei processi e le regole di processo. Il sistema software sviluppato è in grado di gestire dinamicamente le istanze di processo e le relative deviazioni del modello, durante la loro esecuzione, eseguita da un WfMS commerciale. Il sistema presentato, al fine di definire una soluzione di fronte ad un’eccezione, estrae delle informazioni da un database che contiene la conoscenza di processo ed incrementa come dimensioni man mano che nuovi casi vengono risolti. Le eccezioni di processo vengono risolve durante l’esecuzione dei workflow grazie allo sviluppo di tecniche di intelligenza artificiale, basate sugli algoritmi CBR (Case-Based Reasoning). Questi permettono di analizzare il dominio delle eccezioni estraendo il caso più simile comparato a quello attuale, ed identificando di conseguenza anche le azioni risolutive. Il WfMS, quindi, si adatta eseguendo le azioni definite, ripristinando il processo normalmente. La tesi propone alcuni casi studio relativi al mondo industriale e delle telecomunicazioni. Sono stati testati alcuni processi relativi ad una extended enterprise, al fine di valutare i reali vantaggi del metodo e dello strumento software proposto, così come i loro limiti

    Algoritmi per il miglioramento della qualità audio e delle prestazioni di riconoscimento del segnale vocale affetto da rumore

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    La crescente domanda di sistemi hands-free ed interfacce uomo-macchina basati su tecnologie vocali pone la necessità di algoritmi per il miglioramento della qualità acustica ed il riconoscimento vocale. Questo è dovuto alla degradazione del segnale vocale causata dal rumore additivo e/o dagli effetti della riverberazione. Oltre alla ricerca di feature robuste, le due principali linee di ricerca volte a migliorare le performance dei riconoscitori vocali in ambienti rumorosi sono la model-adaptation e il miglioramento delle feature acustiche. Anche se il primo approccio permette di ottenere risultati migliori, il secondo presenta comunque notevoli vantaggi. In primo luogo, l'indipendenza dal back-end: tutte le operazioni sono compiute sui vettori delle feature fuori dal motore di riconoscimento vocale, offrendo così notevoli vantaggi implementativi. In secondo luogo, la facilità di implementazione: la parametrizzazione degli algoritmi risulta estremamente più semplice rispetto agli algoritmi basati su model-adaptation e non è richiesto nessun adattamento del modello acustico. Questo giustifica perché le metodologie di miglioramento delle feature acustiche sono ancora largamente considerate. Questa tesi si occupa del miglioramento delle feature acustiche in scenari mono- e multi-canale. Verranno presentati diversi stimatori Bayesiani, sia nel dominio spettrale che in quello cepstrale. Verranno implementate alcune ottimizzazioni nel dominio spettrale e generalizzate a quello cepstrale, generando così soluzioni nuove ed efficaci rispetto a quelle recentemente apparse in letteratura

    Effetti biologici e tossicologici dei sedimenti contaminati sugli organismi marini: dalle analisi del rischio alle opzioni di gestione

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    Lo studio della qualità dei sedimenti rappresenta un aspetto cruciale in particolar modo per tutte quelle attività di movimentazione che prevedono il dragaggio di matrici sedimentarie e l’individuazione di opportune soluzioni di gestione. Il presente lavoro è incentrato sullo sviluppo di un modello per la valutazione integrata del pericolo associato ai sedimenti contaminati. Il modello è basato su un approccio multidisciplinare di tipo Weight Of Evidence ed ha previsto lo studio di 4 differenti Linee di Evidenza (LOEs): analisi chimiche, misure di biodisponibilità, valutazione degli effetti sub-letali attraverso l’utilizzo di biomarkers e saggi biologici; al fine di ottenere una valutazione dei sedimenti multidisciplinare ed integrata. Ciascun modulo è in grado di esprimere il pericolo associato alla presenza di contaminanti nel sedimento mediante indici sintetici di pericolo. L’impiego di un quinto modulo integrativo basato su un approccio WOE consente di ottenere un indice di pericolo integrato. Il modello è stato validato attraverso la sua applicazione in due casi studio. Il primo caso studio ha previsto l’impiego dell’Anguilla Europea (Anguilla anguilla) come specie bioindicatrice, esposta sia in condizioni di laboratorio a sedimenti fortemente inquinati provenienti da un sito industriale, sia in campo, mediante esperimenti di traslocazione in due aree portuali moderatamente contaminate. La concentrazione di idrocarburi alifatici, idrocarburi policiclici aromatici e di metalli in traccia differiva notevolmente tra le varie diverse tipologie di sedimento. Tali differenze sono state confermate dai risultati delle analisi ecotossicologiche (bioaccumulo, biomarker e saggi biologici), che hanno evidenziato notevoli differenze anche in termini di effetti tossici misurati. Sulla base del confronto tra una valutazione dei dati effettuata mediante l’applicazione del modello e quella effettuata sulla base del solo giudizio esperto, è emerso come il modello sia stato in grado di discriminare in modo efficace le differenze esistenti tra le tipologie di sedimenti, sia mediante l’utilizzo dei singoli moduli sia in fase finale di elaborazione del giudizio integrato. Esso pertanto può essere considerato un utile strumento a supporto di indagini di maggior complessità volte alla definizione del rischio ecologico di ambienti marini. Il secondo caso studio ha riguardato l’analisi di 5 tipologie di sedimento provenienti dalla laguna di Venezia. I risultati ottenuti per mezzo dell’utilizzo dei singoli moduli e attraverso l’integrazione di questi (modulo WOE), sono stati confrontati con lo schema di classificazione dei sedimenti adottato dal Protocollo di Venezia del 93’ (colonna A,B,C e oltre C), e con altre Sediment Quality Guideline (SQGs) adottate a livello nazionale ed internazionale. L’utilizzo dell’approccio integrato proposto, permettendo di considerare anche gli effetti tossici dei sedimenti misurati per mezzo di analisi ecotossicolgiche, ha incrementato il valore scientifico dello studio. Al contrario la classificazione adottata dal protocollo di Venezia, basata esclusivamente sul confronto delle concentrazioni chimiche dei sedimenti con limiti di riferimento, non ha permesso di discriminare in modo approfondito le differenze esistenti tra le 5 tipologie di sedimento. Il modello consente di esprimere in modo sintetico dati complessi, attraverso l’utilizzo di indici di pericolo integrati. L’impiego di approcci multidisciplinari integrati, maggiormente rigorosi e più rappresentativi dal punto di vista ecologico, risulta di fondamentale importanza nella valutazione della qualità dei sedimenti, fornendo inoltre un utile supporto nella scelta di opportune soluzioni di gestione

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