Gruppo Italiano Frattura (IGF)
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    Simulazione della propagazione di difetti a fatica mediante il modello di zona coesiva

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    Le giunzioni incollate guadagnano sempre più mercato, nel campo delle costruzioni in genere, dove è necessario un alleggerimento delle strutture. Nel caso di geometrie di giunto semplici il dimensionamento avviene attraverso relazioni analitiche che restituiscono il valore massimo delle tensioni, il quale deve essere inferiore al limite di utilizzo dell’adesivo stesso. Quando le geometrie sono complesse l’approccio analitico diventa impraticabile, di conseguenza si provvede a verificare la correttezza della soluzione mediante analisi agli elementi finiti (EF). L’introduzione del modello di zona coesiva nell'analisi EF permette di simulare il danneggiamento ed il cedimento del giunto in condizioni quasi-statiche e impulsive. In questo articolo si vuole implementare il modello per la simulazione della propagazione a fatica di difetti, utilizzando il software agli elementi finiti ABAQUS assieme a subroutine esterne interagenti con il modello EF stesso. Un punto focale dell'implementazione sarà il calcolo automatico del tasso di rilascio di energia G in modo indipendente dalla geometria del difetto stesso. I parametri del modello ricavati da prove di tenacità a frattura e propagazione di difetti a fatica in modo I, saranno utilizzati come riferimento per la convalida dell'implementazione

    Utilizzo della tensione di picco per la verifica a fatica dei giunti saldati d’angolo con il metodo degli elementi finiti

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    In questo lavoro viene applicato il metodo della tensione di picco per l’analisi della resistenza a fatica di giunti saldati con cordone d’angolo limitatamente al caso di rottura al piede del cordone di saldatura. Il metodo è un’applicazione ingegneristica dell’approccio locale basato sul fattore di intensificazione delle tensioni per intagli (Notch-Stress Intensity Factor, N-SIF) di modo I, che assimila il profilo del piede del cordone di saldatura ad un intaglio a V con raggio di raccordo pari a zero. Inoltre si basa sull’utilizzo della tensione di picco singolare calcolata al piede del cordone mediante un’analisi agli elementi finiti lineare elastica con elementi aventi una prefissata dimensione, assunta pari a 1 mm in questo lavoro. La relativa semplicità di utilizzo e la robustezza del metodo lo rendono adatto all’applicazione in ambito industriale

    Notiziario IGF

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    Il gradiente implicito nella verifica a fatica di giunzioni saldate sollecitate a fatica

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    L’incremento delle potenzialità di strumenti per la progettazione assistita (come modellatori solidi e strumenti per FEA in grado di gestire modelli molto complessi) permette di ipotizzare lo sviluppo di strumenti numerici specifici per la previsione della resistenza a fatica delle giunzioni saldate. Tali strumenti potrebbero essere in grado di valutare l’influenza di geometria e carichi senza la necessità di elaborazioni successive, e spesso, del progettista (come nelle tensioni di Hot Spot). Il presente lavoro propone una metodologia di calcolo adatta alla previsione della vita a fatica di giunzioni saldate complesse. Un indice di resistenza è ottenuto innanzitutto risolvendo il problema tensionale completamente in modo numerico (agli elementi finiti) . La previsione della resistenza a fatica, è calcolata facendo uso di un modello analitico basato sul gradiente implicito che assume come tensione efficace la tensione equivalente non locale derivante dalla tensione principale. Dapprima verrà tarato il metodo su prove sperimentali eseguite su giunzioni saldate a croce, successivamente il metodo verrà utilizzato per la verifica a fatica di giunzioni saldate più complesse a sviluppo tridimensionale

    Resistenza a fatica di strutture in leghe di alluminio: normative a confronto e verifica sperimentale

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    Le problematiche relative all’utilizzo delle normative nell’ambito della progettazione a fatica di strutture in leghe di alluminio sono state di recente affrontate in numerosi lavori che hanno messo in luce sia le difficoltà legate al passaggio da normative oramai obsolete ad altre di nuova concezione, ma di caratteristiche e struttura completamente diverse, che la sostanziale carenza anche all’interno delle più recenti normative europee, quale l’Eurocodice 9, di molti risultati e metodi sviluppati in anni di ricerca scientifica e ormai indiscutibilmente consolidati. Il presente lavoro si propone di approfondire entrambe le tematiche tramite il confronto tra risultati sperimentali tratti da letteratura e le corrispondenti curve di resistenza proposte rispettivamente dalla normativa italiana UNI 8634, di recente ritirata, e dall’Eurocodice 9. In questo modo verranno messe in luce le differenze tra i valori di resistenza proposti dalle due norme e verrà illustrata sia la corrispondenza a volte poco soddisfacente con i risultati sperimentali che le conseguenze dovute alla mancata applicazione di assodati risultati teorici

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