IRIS UNIME
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La comunicazione pubblica della salute tra profili istituzionali e prospettive di genere
Il lavoro di ricerca “La comunicazione pubblica della salute tra profili istituzionali e prospettive di genere” analizza la comunicazione della salute integrando due prospettive complementari: da un lato, quella legata alla comunicazione pubblica istituzionale e, dall’altro, la visione centrata sulle interazioni in contesti clinici attraverso la lente del genere. La collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, partner istituzionale del progetto, ha consentito di osservare concretamente le strategie comunicative istituzionali che, in un ecosistema mediale ibrido e convergente, devono declinarsi su più canali e livelli per consolidare una relazione di fiducia con i cittadini.
Parallelamente, si assume la prospettiva di genere come chiave interpretativa per analizzare le pratiche comunicative in ambito sanitario. Attraverso un’indagine qualitativa condotta presso il reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’A.O.U. Federico II, il lavoro esplora le dinamiche e i processi di interazione tra personale sanitario e pazienti. I risultati sottolineano il ruolo decisivo della qualità comunicativa e relazionale di cura nell’esperienza di degenza. La figura dell’ostetrica assume una funzione di mediazione, capace di integrare competenze cliniche, lavoro emotivo e capacità comunicative, restituendo alle pazienti agency e riconoscimento del proprio vissuto. L’approccio centrato sulla donna e sulla personalizzazione dell’assistenza favorisce una costruzione condivisa del significato dell’esperienza della nascita.
Nel complesso, la ricerca conferma che la comunicazione della salute costituisce un continuum tra livello istituzionale e pratiche interpersonali, dove informazione, empatia e negoziazione risultano fondamentali per promuovere fiducia, soggettività ed efficacia delle cure
LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE TRA TUTELA DEL LAVORO E DINAMICHE DI FINANZIAMENTO
La struttura del sistema previdenziale italiano, quale si presenta nell’attuale assetto ordinamentale, costituisce espressione significativa del processo di evoluzione dello Stato sociale e della progressiva riconsiderazione delle forme e dell’intensità dell’intervento pubblico in ambito previdenziale, maturata in risposta ai profondi mutamenti economici, demografici e occupazionali che hanno inciso sulla sostenibilità finanziaria del sistema e sulla portata della sua funzione redistributiva e solidaristica, trovando compiuta formalizzazione in un modello articolato su più pilastri, volto ad assicurare un equilibrio sistemico tra esigenze di tutela dei diritti sociali, adeguatezza delle prestazioni e stabilità complessiva dell’ordinament
Paesaggi mediati. Il videomapping come pratica di valorizzazione territoriale contemporanea.
La tesi analizza il videomapping come pratica contemporanea di valorizzazione territoriale, interpretandolo non come semplice tecnologia spettacolare ma come dispositivo culturale capace di produrre esperienza, significato e relazione nello spazio pubblico e di contribuire alla costruzione di narrazioni territoriali e alla valorizzazione del patrimonio culturale, con particolare attenzione alle ricadute spaziali, sociali e simboliche delle pratiche immersive.
L’introduzione definisce da subito il quadro concettuale e metodologico della ricerca collocando il videomapping all’interno delle trasformazioni contemporanee delle pratiche di fruizione culturale e della valorizzazione territoriale ed esplicitando una postura epistemologica consapevole della natura “in divenire” dell’oggetto di studio. L’impianto adottato è una triangolazione tra riferimenti teorici, osservazione dei dispositivi e analisi delle pratiche, integrato da un lavoro empirico basato su casi studio e interviste semi-strutturate. Il tipo di approccio, qualitativo e applicato, ha consentito di superare una lettura puramente teorica del fenomeno e di mettere in evidenza le condizioni concrete di produzione, le scelte narrative e le dinamiche relazionali che caratterizzano le pratiche di videomapping in contesti urbani e territoriali differenti.
Delineando i principali interrogativi di ricerca - accessibilità culturale, gratuità degli eventi, democratizzazione dell’arte, esternalizzazione del patrimonio nello spazio urbano, dimensione collettiva dell’esperienza, riconoscimento del videomapping come forma d’arte e come pratica di progetto territoriale - si chiarisce la struttura complessiva della tesi che muove dall’osservazione di un mutamento profondo del profilo del visitatore/turista, sempre più orientato verso esperienze immersive, interattive e sensoriali, e individua nel videomapping il dispositivo capace di soddisfare questa esigenza attraverso la costruzione di narrazioni territoriali situate nello spazio pubblico. Una pratica mediale complessa, in grado di stratificare seduzione estetica, allegoria simbolica e comprensione cognitiva, rendendo accessibili contenuti culturali anche complessi attraverso forme visuali condivise e la cui immersività viene interpretata come processo conoscitivo incarnato, in cui il corpo del fruitore diventa medium tra spazio, immagine e significato.
Il nuovo profilo narrativo dei territori è il protagonista del primo capitolo che pone le basi concettuali per comprendere il videomapping come dispositivo di mediazione tra spazio reale e spazio narrato, anticipando il suo ruolo nei processi di valorizzazione territoriale contemporanea. E’ in queste pagine che si costruisce il fondamento teorico-geografico della ricerca. Se lo spazio e il territorio vengono interpretati non come dati neutri, ma come costruzioni simboliche, esito di pratiche sociali, rappresentazioni e processi di significazione, il paesaggio è tradotto come forma simbolica, risultato di una relazione dialettica tra materialità, percezione e immaginario.
Il concetto di valorizzazione territoriale viene distinto da quello di promozione e marketing territoriale e definito come processo cognitivo, relazionale e partecipativo di produzione di senso, che implica selezione, narrazione e legittimazione di specifici elementi del territorio. Si tratta di un processo intrinsecamente politico in quanto stabilisce cosa è degno di essere mostrato, ricordato e comunicato e che può generare tanto riconoscimento quanto esclusione simbolica.
In un’epoca, definita “narrativa”, si sottolinea il ruolo centrale dello sguardo e dell’esperienza soggettiva nella costruzione del senso dei luoghi e il configurarsi dei territori sempre più come ambienti raccontati, in cui abitanti, visitatori e turisti diventano co-produttori di significato. Ed è proprio in questo contesto che si inserisce il linguaggio delle ICT (e in particolare del videomapping) come pratica capace di reinterpretare e riattivare il patrimonio culturale attraverso forme espressive immersive e multilivello.
La prospettiva immersiva, come paradigma culturale e percettivo nelle pratiche artistiche e comunicative contemporanee, viene analizzata, nel suo percorso dalla concentrazione alla percezione aumentata, nel secondo capitolo che, attraverso un confronto critico con le retoriche dell’immersione totale, evidenzia come il videomapping non produca una fuga dal reale, bensì una sua rinegoziazione in cui spazio fisico e immagine proiettata entrano in una relazione di co-costruzione. Luce-buio, sonorità-silenzio. Strumenti di modulazione dell’esperienza e di orientamento della percezione che non annullano la consapevolezza del contesto urbano ma anzi operano come dispositivi di attrazione e di interpretazione in quanto sinergicamente connessi da una progettazione narrativa e curatoriale che trasforma l’effetto immersivo in esperienza significativa e fa sì che il rischio di saturazione sensoriale ceda di fronte al potenziale di approfondimento cognitivo.
Si pongono le basi per una lettura critica delle pratiche analizzate nei capitoli successivi.
Partendo da una genealogia storica e concettuale delle pratiche di proiezione scenica e ambientale, che individuano nel videomapping l’esito di una lunga tradizione di sperimentazioni tra arte, spazio e tecnologia, si mostra come la relazione tra immagine, architettura e pubblico sia stata, nel corso dei secoli, oggetto di continue rinegoziazioni, dedicando una particolare attenzione al passaggio dall’illusione all’allusione, ovvero dalla creazione di spazi fittizi alla costruzione di ambienti simbolici capaci di suggerire significati senza sostituirsi completamente alla realtà. Se le esperienze storiche di Son et Lumière sono antecedenti diretti delle pratiche contemporanee di videomapping applicate al patrimonio architettonico - rituali culturali capaci di trasformare temporaneamente l’architettura in scena e il pubblico in comunità spettante - la persistenza di logiche narrative e simboliche e la loro rielaborazione in pratiche attuali più orientate all’interattività, alla molteplicità dei linguaggi e alla flessibilità inaugura il tempo dello spatial correspondence, che permette di interpretare il videomapping come pratica di dialogo tra superficie architettonica e contenuto visivo, e traghetta dritti al cuore della ricerca empirica che, analizzando la diffusione internazionale dei festival delle luci (dalla Fête des Lumières di Lione, al Licht Festival di Gand e al Video Mapping Festival di Lille) e le loro diverse declinazioni, mette in evidenza differenze tra modelli organizzativi, strategie narrative e approcci al patrimonio .
Viene affrontato il tema della circolazione dei format e, insieme, del rischio di emulazione acritica che può condurre a processi di standardizzazione e perdita di specificità territoriale, ma si evidenzia, al contempo, la capacità di alcuni festival di sviluppare narrazioni autentiche, radicate nel contesto locale e in grado di attivare capitale culturale e relazionale e di funzionare sia come strumenti di marketing urbano sia come dispositivi di produzione di senso e partecipazione. I festival delle luci dunque come modelli, circolazione e differenziazione.
La ricerca prosegue nella sua dimensione applicativa analizzando reti internazionali, comunità artistiche informali e progetti sperimentali.
Particolare rilievo assumono il ruolo delle residenze artistiche, delle reti collaborative e dei processi di co-creazione come alternative ai grandi format standardizzati e un progetto nello specifico: MAPPA!, laboratorio di interpretazione e valorizzazione del paesaggio in contesti periferici e marginali attraverso il videomapping che, così, viene interpretato come strumento di place-making, capace di attivare relazioni tra artisti, istituzioni e comunità locali.
L’analisi evidenzia come la riuscita di tali esperienze dipenda dalla capacità di integrare competenze tecniche, sensibilità artistiche e conoscenza profonda del territorio, evitando logiche estrattive e promozionali.
A offrire un ulteriore sguardo diretto sulle pratiche creative, sui processi di progettazione e sulle tensioni tra autonomia artistica, committenza e finalità territoriali, nonché una prospettiva privilegiata di osservazione e di studio delle dinamiche e delle responsabilità narrative nei confronti del patrimonio,sono le interviste semi-strutturate condotte con artisti e professionisti del settore dalle quali emergono tra i temi più ricorrenti il rapporto tra suono e immagine, la scrittura luminosa e che restituiscono complessità e pluralità di punti di vista.
La sintesi di cui alle conclusioni mette in luce i risultati della ricerca e riafferma e rafforza il carattere relazionale, situato e connesso del videomapping come pratica di valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale, mostrandolo come un dispositivo capace di produrre esperienza collettiva, attivare immaginari e riorganizzare temporaneamente lo spazio pubblico, a condizione di una progettazione consapevole e contestuale.
Di questo nuovo linguaggio, al confine tra arte e media, si mostra così la capacità di connettere esperienza estetica, narrazione culturale e dimensione territoriale, offrendo strumenti operativi utili alla progettazione culturale contemporanea
Neuromorphic and Bio-Inspired Learning Strategies for Sustainable and Low-Power AI
In the contemporary digital era, the proliferation of intelligent systems is increasing
exponentially, challenging the capabilities of conventional computing
paradigms. As an increasing number of applications migrate to the edge, the
necessity for sustainable and low-power solutions has become increasingly urgent.
This demand has contributed to the advancement of neuromorphic computing,
a field inspired by the principles of biological neural processing. Neuromorphic
computing offers an energy-efficient, online learning and adaptation alternative
to traditional systems, especially under strict resource constraints.
Concurrently, biologically plausible and backpropagation-free approaches are
emerging as complementary strategies that draw inspiration from the brain learning
mechanisms, avoiding implausible mechanisms of traditional deep models.
Neuromorphic and biological plausible approaches are shifting Artificial Intelligence
(AI) towards more natural, adaptive, and sustainable systems.
This thesis explores neuromorphic and biologically plausible learning strategies,
with a focus on their application in the design of low-power, sustainable intelligent
systems. The investigation encompasses Spiking Neural Networks (SNNs),
event-driven processing, and local plasticity-based rules. By comparing these
paradigms across different application domains, the work highlights trade-offs
in accuracy, latency, power consumption, and scalability. Experimental results
demonstrate how carefully designed algorithms can achieve significant gains in
efficiency without compromising performance, paving the way toward the next
generation of intelligent, autonomous systems
Water-Dispersible Supramolecular Nanoparticles Formed by Dicarboxyl-bis-pillar[5]arene/CTAB Host–Guest Interaction as an Efficient Delivery System of Quercetin
Supramolecular nanoparticles offer an efficient strategy to enhance the solubility, stability,
and bioavailability of poorly water-soluble therapeutic molecules. In this study, water-
dispersible SNPs were successfully prepared from dicarboxyl-bis-pillar[5]arene (H) and
cetyltrimethylammonium bromide (CTAB) using a microemulsion method. Dynamic light
scattering revealed that the resulting CTAB/H nanoparticles possessed a size distribution
centered around 40 nm, a positive surface charge (+15 mV), and exhibited high colloidal
stability over three months. 1H NMR, 2D TOCSY, 2D NOESY, diffusion ordered NMR spec-
troscopy, and UV-Vis investigations confirmed the inclusion of the CTAB alkyl chain within
the pillar[5]arene cavity, supporting the formation of stable supramolecular assemblies
capable of efficiently encapsulating the poorly water-soluble flavonol quercetin (Q). The
CTAB/H system displayed low cytotoxicity (up to 50 μg/mL) and pronounced antioxidant
activity, as evidenced by DPPH, ABTS, and FRAP assays. Quercetin-loaded nanoparti-
cles (CTAB/H/Q) enhanced cellular uptake and exhibited a marked cytoprotective effect
against H2O2-induced oxidative stress in NIH-3T3 fibroblasts
Health Benefits of Nuts Bioactive Compounds: Focus on Oxidative Stress and Inflammatory markers
Oxidative stress and inflammation are key contributors to the development of numerous inflammatory, metabolic, and neurodegenerative diseases. Increasing evidence highlights the role of diet, particularly the Mediterranean diet, in modulating these processes through the intake of bioactive compounds. Nuts represent an important source of polyphenols, unsaturated fatty acids, vitamins, and minerals; however, the biological potential of specific nut fractions and by-products remains only partially explored. This PhD thesis investigated the antioxidant, anti-
inflammatory, and regenerative effects of bioactive compounds derived from almonds and cashews using validated experimental models of acute inflammation, wound healing, and neuroinflammation induced by a metabolic condition known as hyperhomocysteinemia. Almond skin extract was evaluated in a carrageenan-induced paw edema model, while the wound-healing properties of almond oil were assessed in a murine excisional wound model. In addition, the effects of cashew nut supplementation were examined in a methionine-induced hyperhomocysteinemia
model, focusing on oxidative stress, neuroinflammation, and neuronal damage. The results demonstrate that nut-derived compounds significantly reduce oxidative stress and inflammatory markers, limit tissue damage, and promote repair processes. These protective effects are consistently associated with activation of the Nrf2/HO-1 antioxidant pathway and inhibition of NF-κB signaling. In the central nervous system, cashew supplementation attenuated glial activation, reduced apoptotic signaling, and preserved neuronal integrity. Overall, this work supports the potential of nuts and their by-products as sustainable sources of bioactive compounds with antioxidant, anti-inflammatory, and neuroprotective properties, suggesting their possible application in nutraceutical and preventive strategies against inflammation and oxidative stress related disorders
Modulation of autophagy and apoptosis processes in experimental models of neuroinflammation
Neuroinflammation represents a key pathological mechanism underlying the onset and progression of several neurodegenerative diseases, including Alzheimer's disease (AD). Persistent activation of innate immune pathways, together with oxidative stress and impaired cell death processes, contributes to neuronal dysfunction and degeneration. In this context, the interplay between inflammasome activation, autophagy, and apoptosis has emerged as a critical determinant of neuronal survival and inflammatory balance in the central nervous system.
The present study aimed to investigate the molecular mechanisms involved in neuroinflammatory responses and neurodegeneration, focusing on the modulation of autophagy and apoptosis pathways and the regulatory role of non-coding RNAs. Additionally, the potential neuroprotective effects of two phytocannabinoids, cannabidiol (CBD) and cannabigerol (CBG), were evaluated in experimental models of Alzheimer’s disease–related neurotoxicity.
The proposed in vitro model of Alzheimer’s disease (AD) was established by exposing human neuroblastoma SH-SY5Y cells and human microglial HMC3 cells to oligomeric β-amyloid1−42. Cellular responses were evaluated using complementary approaches, including MTT assays for cell viability, quantitative RT-PCR for inflammatory and apoptotic gene expression, fluorescence-based detection of reactive oxygen species (ROS), and Western blot analysis of proteins involved in inflammasome activation and autophagy (NLRP3, LC3B, and p62). Drebrin expression, a cytoskeletal protein associated with synaptic plasticity, was further assessed by immunofluorescence.
Small RNA-seq combined with bioinformatic analysis was employed to characterise the miRNA expression profile associated with neuroinflammatory conditions. Differential expression analysis and functional enrichment of predicted miRNA target genes allowed the identification of regulatory networks linked to inflammation, oxidative stress, apoptosis, and mitochondrial dysfunction.
The results suggest that exposure to β-amyloid induces a marked inflammatory and oxidative response in both neuronal and microglial cells, accompanied by alterations in autophagy-related pathways and activation of apoptotic mechanisms. Treatment with CBD and CBG demonstrated potential neuroprotective effects, reducing oxidative stress and modulating key molecular pathways associated with neuroinflammation and cell death. Moreover, miRNA profiling revealed specific regulatory signatures potentially involved in the modulation of inflammatory and degenerative processes.
These findings contribute to a deeper understanding of the molecular mechanisms linking neuroinflammation, autophagy, and apoptosis in neurodegenerative contexts and highlight the potential role of cannabinoids as modulators of neuroinflammatory pathways. Such insights may support the identification of novel therapeutic targets and strategies aimed at slowing or preventing the progression of Alzheimer’s disease
Aflatoxin B1 and Ochratoxin A in Commercial Plant-Based Meat Alternatives: Occurrence, Ingredient-Level Exploratory Patterns, and Dietary Risk
Plant-based meat alternatives (PBMAs) are increasingly consumed, yet their mycotoxin profile remains undercharacterized.
In this study, aflatoxin B1 (AFB1) and ochratoxin A (OTA) were investigated in commercially
available PBMAs and assessed dietary exposure under a full-substitution scenario. Ingredient-level patterns
(legume- vs cereal-based matrices), estimated daily intake (EDI), and risk via the margin of exposure (MOE) and
combined MOE (MOET) were explored. Concentration patterns were toxin-specific: AFB1 was observed in
legume-based products, whereas OTA clustered in cereal-based products. Among OTA-positive samples, burgers
and other formats showed no material difference, indicating that elevated values are not confined to a single
product format. Under the conservative full-substitution scenario, MOE/MOET values were below 10,000,
indicating potential concern per EFSA, largely driven by OTA and a small subset of higher-contaminated items.
Mycotoxin occurrence in PBMAs reflects the underlying ingredient matrix (legumes vs cereals) rather than a
specific commercial format. In the present dataset, this full-substitution scenario represents a conservative upper
bound; real-world exposure is expected to be lower under partial replacement and heterogeneous consumption.
These results provide actionable evidence for risk managers and product developers. Particular attention was
given to products marketed toward vegetarian and vegan consumers, which may not always fall unambiguously
under existing commodity-specific maximum limits for mycotoxins in European legislation. Consequently, a
more rigorous screening of the PBMA market in Europe is suggested, with the aim of further refining risk
assessments