Annali online Unife (Università degli Studi di Ferrara)
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    1987 research outputs found

    INDICE

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    Presentazione

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    Volti della Bildung tra utopia e progresso: da Lessing a Dewey

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    In Lessing’s The Education of the Human Race (Die Erziehung den Menschengeschlechts, 1780) the concept of Bildung is represented as the ending point of the process of the emancipation of reason and of the liberation of humankind from its limits. It is the utopia of the “new age of the Spirit”. The analysis of this work by Lessing is intended to point out his implicit vision of education, surviving until 20th century and resurfacing in authors such as John Dewey. The conclusions of the paper focus on the connection between religion on one hand and education and civilization on the other, which also represents a problematic issue in pedagogical reflection.  Abstract – Riassunto – L’educazione del genere umano di Lessing (Die Erziehung den Menschengeschlechts, 1780) spiega la Bildung come esito del processo di emancipazione della ragione e di liberazione dell’uomo dal limite, sullo sfondo dell’utopia di una “nuova era dello Spirito”. L’analisi del testo lessinghiano nei suoi snodi fondamentali intende mettere in luce la visione implicita dell’educazione che lo permea, e che si prolunga – anche nella riflessione pedagogica – fino all’inizio del secolo XX, riemergendo in autori come John Dewey. Nelle conclusioni un’at­ten­zione particolare è poi rivolta al nesso tra religione ed educazione, che continua a costituire un punto problematico centrale anche per la riflessione pedagogica

    La formazione dell’insegnante a una pedagogia del sentire. Un dialogo tra Friedrich Schiller e Hannah Arendt

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    The need for an aesthetic education of Man, intended as Schiller does, re-emerges in a reflection on teacher training and as a pedagogical opportunity to structure an interdisciplinary and “embodied” vision to the knowledge. A vision that restores sensitivity to the teacher\u27s epistemological and methodological posture and opens up the possibility of a formative action that is qualified as an education to/of feeling and constitutes, just with Schiller, another domain that does not oppose but rather recomposes the unity rational-sensitive, ethical and aesthetic, in a becoming process that is a game of the "living form". Along this trajectory, the political thought of Hannah Arendt (1971-1978) is intercepted to recognize category of appearance as the relational dimension that connotes the sentient being, proposing an aesthetic curvature and a phenomenological matrix to education itself. The ontological need for an education to feeling that re-qualifies appearance and its plurality, returns into this paper as a premise and frame for a workshop proposal and the consequent experience lived by a group of students, future teachers and educators, to reflect on the meaning of this experience and on its pedagogical efficacy or necessity, which is recognized in that “incessant search for the background underlying mere appearances” (Arendt) which connotes modern science as much as a possible pedagogical poetics. In this sense, retracing the thoughts of Schiller and Arendt can help to reconfigure a Bildung model capable to recognize the function of the arts and re-found a pedagogical model on the link between active life and contemplative life.La necessità di una educazione estetica dell’uomo intesa alla Schiller riemerge in una riflessione sulla formazione degli insegnanti e sulla opportunità pedagogica di strutturare una visione interdisciplinare e “embodied” al conoscere. Una visione che restituisce sensibilità alla postura epistemologica e metodologica dell’insegnante e apre alla possibilità di un agire formante che si qualifica come educazione al sentire/del sentire e costituisce, proprio con Schiller, un altro dominio che non oppone bensì ricompone l’unità razionale-sensibile, etica ed estetica, in un divenire che è gioco della “forma vivente”. Lungo questa traiettoria viene intercettato il pensiero politico di Hannah Arendt grazie al quale riconoscere nella categoria di apparenza la dimensione relazionale che connota l’essere senziente, proponendo all’educazione stessa una curvatura estetica e una matrice fenomenologica. La necessità ontologica di una educazione al sentire che riqualifichi l’apparenza e la sua pluralità, ritorna nello scritto come premessa e cornice ad una proposta laboratoriale e alla conseguente esperienza vissuta da un gruppo di studenti futuri insegnanti ed educatori per riflettere sul significato di tale esperienza e sulla sua efficacia o necessità pedagogica che si riconosce in quella “ricerca incessante del fondo sottostante alle mere apparenze” (Arendt) che non solo connota la scienza moderna quanto una possibile poetica pedagogica. In questo senso, ripercorrere il pensiero di Schiller e della Arendt può contribuire a riconfigurare un modello di Bildung in grado di riconoscere la funzione delle arti e rifondare un modello pedagogico sul nesso tra vita attiva e vita contemplativa

    Didattica della filosofia: una riflessione a partire da Kant e Hegel per analizzare l’intreccio tra conoscenze e competenze

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    Starting from the perspectives of Kant and Hegel for what concerns the didactics of philosophy, we try to show that the gap between “teaching how to philosophise” and “teaching philosophy” conceals many consonances. Hence, Kant and Hegel pedagogical reflections are the common thread for an inquiry about contemporary didactics of philosophy. In particular, we try to reason through the concepts of “knowledge” and “skills”, which are actually unavoidable in didactics, underlying their mutual necessity in the process of learning/teaching philosophy. That is clear if we consider philosophy to be an art, whose training requires to “put your hands in the dough”, as with every other art or profession. If philosophy is an art and its learning/teaching process is a training, then there is the problem of its standard. The standard of philosophy turns out to be not a mere list of contents, but a twist of knowledge and skills.A partire dalla querelle che contrappone Kant e Hegel rispetto alla didattica della filosofia, abbiamo cercato di mostrare che la distanza fra “insegnare a filosofare” e “insegnare la filosofia” in realtà nasconda diverse consonanze. I due autori hanno fatto dunque da filo rosso per un’indagine sulla didattica della filosofia odierna. Nello specifico, abbiamo cercato di ragionare nei termini, attualmente imprescindibili, di conoscenze e competenze, sottolineando come esse siano elementi inscindibili nel processo di apprendimento/insegnamento della filosofia. Ciò risulta chiaro se si concepisce la filosofia come un’arte, il cui apprendistato richiede di “mettere le mani in pasta”, proprio come l’apprendistato di altre arti e mestieri. Se la filosofia è un’arte e il suo apprendimento/insegnamento un apprendistato, sorge il problema di quale ne sia il canone. Il proprio della filosofia si configura non come un mero elenco di contenuti, ma come un intreccio di conoscenze e competenze

    Io sono un corpo. Politiche e pedagogie della maschilità

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    Studying men means reading them within the category of patriarchy, analysing it according to the axes of its internal hierarchy, homo-sociality and the command to inter-gender competition. These policies of western masculinities are closely related to the male body, defined through a precise ideology of sports activity and a strict standardisation of sexual intercourses. Thus described, the masculine is shown not as the pure effect of a biological and anatomical injunction (sex), nor as the mere outcome of a socio-cultural construction/constriction (gender), opening spaces to the possibility of future validation of the hypothesis - here suggested - that masculinity is the social product of a complex educational system (formal, non-formal, informal) which is indeed incorporated by individual men, but which can be the object of collective pedagogical criticism.Studiare il maschile significa leggerlo all’interno della categoria di patriarcato, analizzandolo secondo gli assi della sua gerarchizzazione interna, dell’omosocialità e dell’ingiunzione alla competizione inter-genere. Tali vere e proprie politiche della maschilità occidentale si danno in stretta relazione col corpo maschile, definito proprio attraverso una precisa ideologia dell’attività sportiva e una puntigliosa normazione valoriale dell’attività sessuale. Così descritto, il maschile si mostra non come puro effetto di un dettato biologico e anatomico (sex), né come mero esito di una costruzione/costrizione socioculturale (gender), aprendo spazi alla possibilità di validazione futura dell’ipotesi – qui suggerita – che il maschile si dia socialmente come prodotto di un complesso sistema educativo (formale, non formale, informale) che viene sì incorporato dai singoli uomini, ma che può essere oggetto di una critica pedagogica collettiva

    Tratti binari e tratti monovalenti nella rappresentazione delle vocali

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    The paper deals with the nature of segmental primitives. Although the conception of features as binary units has dominated phonological literature for decades, it has been challenged in convincing ways by the alternative theory according to which primitives are monovalent units. The paper compares the two aforementioned approaches by focusing on the representation of vowels. I will argue in favour of the unarist conception through a discussion of data concerning vowel harmony and metaphony in Italo-Romance varietie

    Introduzione

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    Copertina e frontespizio (Vol. 12, n. 20/2020)

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