Annali online Unife (Università degli Studi di Ferrara)
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    1987 research outputs found

    La philìa, orizzonte etico di una educazione democratica e di una scuola “umanizzante”

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    Abstract – After centuries under the illusion that fraternity might have been the bond of a more equitable society, facing the decline of the nation state, the return of arrogant globalisms, the need for a new cosmopolitanism and the impoverishment of schooling and education, despoiled of their metaphysical content, this principle returns to the cultural debate with the force of inactuality, that is the place of possibility, of moving against time and upstream, interrupting the linearity of an anti-communitarian education by recognising ourselves in the “philìa”. The school marked by “philìa” wants to overcome the boundaries of a closed citizenship, in order to look forward to a society based on respect for others, equality and a “conviviality of differences” as prerequisites for a democratic education.Riassunto – Dopo secoli in cui si era consumata l’illusione che la fraternità potesse essere il collante di una società più equa, dinanzi al declino dello stato nazione, al ritorno dei globalismi arroganti, alla necessità di un nuovo cosmopolitismo e all’impoverimento della scuola e della formazione, spogliate del loro contenuto metafisico, tale principio torna ad affacciarsi nel dibattito culturale con la forza dell’inattualità che è luogo della possibilità, di un andare contro il tempo e contro corrente, interrompendo la linearità di un’educazione anticomunitaria  per riconoscersi nella philìa. La scuola improntata alla philìa vuole superare i confini di una cittadinanza chiusa per guardare con speranza a una società improntata al rispetto dell’altro, all’uguaglianza e a una convivialità delle differenze quali presupposti di una educazione democratica

    Rappresentazioni, pratiche e criticità del benessere digitale a scuola. Uno studio sulle pratiche digitali di studenti di scuola secondaria di secondo grado

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    This article explores the evolving dynamics of adolescents’ digital practices and their implications for socialization, identity, and well-being. The research, conducted over two years with students aged 14-19 in Bologna, employed a mixed-method approach to examine media habits before and after the pandemic. The findings highlight increased screen time, a shift toward more functional forms of communication, and the challenges of managing fragmented identities across multiple platforms. Moreover, the study reveals a remarkable discrepancy between students’ and teachers’ perceptions of digital well-being and concerns regarding adolescents’ digital practices.Il presente articolo esplora le pratiche digitali - in costante evoluzione - degli adolescenti e il loro impatto su socia-lizzazione, costruzione dell’identità e benessere. La ricerca, basata su uno studio di due anni condotto con studenti tra i 14 e i 19 anni a Bologna, e impiegando un approccio metodologico misto, ha analizzato le pratiche digitali prima e dopo la pandemia. I risultati evidenziano un aumento del tempo trascorso davanti agli schermi, un orien-tamento della comunicazione verso forme più funzionali e le difficoltà nella gestione di identità frammentate tra di-verse piattaforme. Emerge, inoltre, una marcata discrepanza tra la percezione degli studenti e quella degli insegnanti rispetto al concetto di benessere digitale e alle preoccupazioni legate alle pratiche digitali degli adolescenti

    Ambienti musicali coevolutivi: uno studio di caso nella scuola secondaria di I grado

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    This contribution explores school inclusion through the lens of the co-evolutionary paradigm, which conceptualizes learning as a reciprocal transformation between the individual and the educational environment, and through embodied theories of cognition, which posit that knowledge emerges from bodily experience, action, and context. Within this framework, music, particularly in the Orff-Schulwerk approach, is understood as embodied cognitive practice and a generative relational context. Based on this theoretical foundation, a case study was conducted in a lower secondary school, focusing on a music workshop involving a student with autism spectrum disorder. The qualitative inquiry (participant observation, interviews, field notes, narrative analysis) reveals the student’s musical agency, peer co-learning, and a transformation of group relational dynamics. Music emerges as a generative environment capable of renewing educational practices and fostering situated and shared learning processes.Il contributo esplora l’inclusione scolastica alla luce del paradigma co-evolutivo, che concepisce l’apprendimento come trasformazione reciproca tra soggetto e ambiente educativo, e delle teorie embodied, secondo cui la conoscenza emerge da corpo, azione e contesto. In tale prospettiva, la musica, nella forma laboratoriale Orff-Schulwerk, si configura come pratica cognitiva incarnata e contesto relazionale generativo. A partire da questo impianto teorico, è stato condotto uno studio di caso in una scuola secondaria di primo grado, centrato su un laboratorio musicale con un alunno con disturbo dello spettro autistico. L’indagine qualitativa (osservazione partecipante, interviste, diario di campo, analisi narrativa) evidenzia agency musicale dell’alunno, co-apprendimento tra pari e rinnovamento delle dinamiche relazionali del gruppo. La musica emerge come ambiente generativo, capace di rinnovare le pratiche educative e promuovere apprendimenti situati e condivisi

    10th International Meeting on Taphonomy and Fossilization Comacchio (Ferrara), June 17th-19th, 2025

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    ANTONIO SENTA, RODOLFO VITTORI, Guerra civile. Bologna dal primo dopoguerra alla marcia su Roma, 1919-1922

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    Review to ANTONIO SENTA, RODOLFO VITTORI, Guerra civile. Bologna dal primo dopoguerra alla marcia su Roma, 1919-1922, Milano: Zero in condotta, 2024, pp. 376, € 20,00. ISBN 978-88-95950-81-5.Recensione a ANTONIO SENTA, RODOLFO VITTORI, Guerra civile. Bologna dal primo dopoguerra alla marcia su Roma, 1919-1922, Milano: Zero in condotta, 2024, pp. 376, € 20,00. ISBN 978-88-95950-81-5

    Arnold Schönberg e Edmund Husserl a confronto su aut-aut: Tracce del pensiero di René Leibowitz negli scritti di Luigi Rognoni ed Enzo Paci sulla dodecafonia

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    This article aims to reconstruct the historical premises of the Italian debate during the 1950s and 1960s concerning the analogies between Husserl\u27s phenomenology and Schoenberg\u27s mu-sic, particularly the twelve-tone method. By outlining the complex processes of reception, the text emphasizes the fundamental role of René Leibowitz and his monographs on the Second Viennese School in shaping the subsequent discourse in the journal aut aut and in the writings of Enzo Paci and Luigi Rognoni on the subject. This analysis does not limit itself to the aesthetic and critical implications of musical thought but also addresses the phenomenological impact on the ethical side of the debate around Husserl and Schoenberg.Questo contributo punta a ricostruire le premesse storiche del dibattito italiano tra gli anni Cinquanta e Sessanta attorno alle analogie tra la fenomenologia di Husserl e la musica di Schoenberg, in particolare al metodo dodecafonico. Delineando i complessi processi di ricezione, viene enfatizzato il ruolo fondamentale di René Leibowitz e delle sue monografie sulla Seconda Scuola di Vienna per l’evoluzione successiva del discorso sulla rivista aut aut e negli scritti di Enzo Paci e Luigi Rognoni sull’argomento. L’analisi non si limita alle implicazioni estetiche e critiche del pensiero musicale, ma affronta anche l’impatto fenomenologico sulla dimensione etica del dibattito attorno a Husserl e Schoenberg

    Introduzione

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      Convinti con Gilles Deleuze che occorra uscire dalla filosofia per restarci, con questo numero de I Castelli di Yale ci proponiamo di porre in dialogo i saperi geografici e la filosofia. L’intento è quello di ripensare alcuni problemi classici della tradizione filosofica, di ridefinirne talune concettualità e di inoltrarsi sugli itinerari delle pratiche, attraverso le sollecitazioni provenienti dall’esperienza geografica. La polifonia del numero si coglie nella varietà tematica, nella diversità degli approcci, nelle metodologie adottate e negli incontri transdisciplinari che si riverberano ben oltre leterritorialità geografiche e filosofiche esondando in campi del sapere eterogenei e vasti. I testi raccolgono, inoltre, questioni e sollecitazioni attuali restituendo la complessità caleidoscopica del reale. La geografia mostra così la sua fisionomia ibrida di Giano bifronte, per usare l’espressione del geografo Giuseppe Dematteis, oscillando tra ciò che rassicura e inquieta, tra il rigore delle scienze dure e l’illimitata apertura delle immagini poetiche, rivelando tanto la contingenza quanto l’apertura a nuovi mondi possibili, a nuove versioni, attraverso cui cantare il poema del mondo. Gli autori non propongono, infatti, un semplice gioco di assonanze tra le due sponde, per intercettare, ad esempio, dove e quando la geografia informi il pensiero filosofico e viceversa, comprendono piuttosto l’urto con le realtà geografiche e con le geografie come un invito per sperimentare la metamorfosi delle nostre modalità di lettura e di compartecipazione al mondo. Per ascoltare questa polifonia, due sono i concetti-chiave che abbiamo sperimentato, attraverso l’arte mesologica del geografo Augustin Berque e che proponiamo come partitura generale e mobile.Alice Giarolo, Marcello Tanca 1) Mouvance insieme geografica e filosofica, con la quale far risuonare autori/approcci/posture, utilizzando utensili e tradizioni differenti per armeggiare con e attraverso concettualità ed esperienze. 2) Traiettività, ovvero la logica ternaria del “ma anche” – l’esperienza (geografica e non solo) è soggettività, corpi, sensazioni, valori, affetti; ma anche qualcosa che è irriducibile a tutto questo; è materialità, pietra, fiume, asfalto e terra ma anche ciò che sopravvive a tutte queste cose. La prossimità tra filosofia e geografia appariva manifesta già all’epoca dello stoico Strabone, il quale, nei suoi primi due libri di Geografia, si scaglia contro Eratostene (che, tre secoli prima, aveva misurato con precisione l’arco meridiano terrestre), reo di essersi limitato a misurare senza “pensare”. Il geografo, sembra dirci Strabone, è più un filosofo che un geometra. Si tratta, per altri pendii, di seguire le tracce di Bergson, emancipandosi dagli schemi del nostro intelletto per cogliere la vita che innerva la realtà e quindi anche la performatività dell’esperienza geografica e la sua morfogenesi. In questo numero anche la sezione “Discussioni” è tematica, giacché riordina gli appunti e le riflessioni che hanno accompagnato il lavoro di mappatura del Delta del Po dell’artista Iside Calcagnile, di cui sono presenti alcune immagini che hanno fatto parte della mostra Maps or Territories, Delving into the Po Delta – promossa dall’Università di Ferrara. Questo volume, dunque, si configura come un’istantanea, tanto parziale quanto necessaria, per fissare il divenire di questi incontri in una forma, per diagnosticarne lo stato dell’arte, per tastarne la ricchezza e coglierne la profondità. Convinti che ci saranno altre costellazioni possibili da sperimentare, altri dialoghi forieri di nuove possibilità, futuri carotaggi per sondare diverse texture e scendere ancor più in profondità. Il nostro augurio è che questa fotografia sia la prima di una ricca collezione, per inaugurare un album di famiglia, dove filosofia e geografia mostrano la loro comune genealogia e la loro capacità di tessere trame comuni. Un lessico famigliare e un orizzonte futuro

    Coniugare il futuro senza futuro. Dalla diseducazione linguistica alla diseducazione progettuale

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    Abstract – The relationship between young people and future is a fundamental issue of contemporary pedagogical reflection. In our time, fear of the future is more pronounced than in previous times because of the greater uncertainty and precariousness that characterize societies. The feeling of concern, anxiety and anguish affects, albeit in different ways, both the adult generation and the young generation with inescapable educational implications. The contribution proposes a brief reflection on the topic of education for the future, moving from the crises that cross and characterize the present, identifying in the linguistic, communicative and design deeducations, clear elements of defuturization.Riassunto – Il rapporto tra giovani e futuro rappresenta un nodo fondamentale della riflessione pedagogica contemporanea. Nella nostra epoca la paura del futuro si presenta più marcata che nelle precedenti a causa delle maggiori condizioni di incertezza del vivere e di precarietà che caratterizzano le società. Il sentimento di preoccupazione, inquietudine e angoscia, riguarda, seppure in modi diversi, sia la generazione degli adulti educatori che quella dei giovani con ineludibili implicazioni educative. Il contributo propone una breve riflessione sul tema dell’educazione al futuro, muovendo dalle crisi che attraversano e caratterizzano il presente, individuando nella diseducazione linguistica, comunicativa e progettuale, chiari elementi di defuturizzazione

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