689 research outputs found

    Structural Refinement of Ni doped LiFePO4 Materials used in Energy Storage Devices

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    New materials with advanced functional properties are needed to improve the performances of energy storage devices like rechargeable lithium ion (Li-ion) batteries, currently used in a variety of applications. In this work\ud we have concentrated our efforts in the synthesis and detailed characterization of promising cathode materials such as metal-doped LiFePO4 Olivines.\ud We have succesfully synthesized Ni-doped solid solutions LiFe1−xNixPO4 (0≥x≤0.15,0.9,1.0) and the novel materials were characterized by elemental analysis and scanning electron microscopy. Some materials were electrochemically\ud tested by cyclic voltammetry, showing that Ni doping may play a role in reducing electrode polarization increasing slightly the performances in Liion cells at low Ni concentrations x. The solid solutions were deeply studied\ud by X-ray diffraction (XRD) and X-ray Absorption Spectroscopy (XAS), in order to check modifications of the lattice and of the local structure as well as possible correlations with the functional properties. Rietveld refinement of XRD data showed that Ni doping induces an anisotropic contraction of the unit cell which mainly concerns the volume of the M2 octahedral sites.\ud Results of both XRD and XAS techniques are consistent and indicates the formation of homogeneous impurity-free solid solutions for x ≤ 0.15, ordering of Li in the (octahedral) M1 site, and of Fe and Ni in the M2 site of the olivine structure. Ni doping is found to induce an anisotropic shrinking of the unit cell with both Fe and Ni six-coordinated with oxygens, occupying distorted octahedral sites. The local structure measured by XAS shows that\ud average Fe-O and Ni-O distances do not change appreciably with Ni doping indicating that the reduction of cell size is mainly associated with the presence of shorter Ni-O distances at M2 sites. Possible connections among the\ud presence of a distribution of distorted octahedra of different size in the structure and different electrochemical performances of the material as a function\ud of doping are briefly discussed.\ud Most results of this work, obtained in the framework of an extended collaboration, were published on an international scientific journal (Journal of Power Source, vol. 213, 287-295 (2012

    Dispositivi medici: profili di responsabilità e di gestione del rischio clinico.

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    Il settore dei dispositivi medici è caratterizzato da una notevole eterogeneità in quanto comprende numerose tipologie di prodotti con le più svariate applicazioni cliniche e livelli di criticità.\ud Le direttive comunitarie e le norme legislative italiane che le hanno recepite disciplinano tre categorie di dispositivi medici: dispositivi medici impiantabili attivi, dispositivi medici (in genere), dispositivi diagnostici in vitro. I dispositivi medici sono ulteriormente raggruppati in funzione della loro complessità e del potenziale rischio per il paziente, in quattro classi: I, IIa, IIb, III.\ud Il ruolo dei dispositivi medici nell'assistenza sanitaria è cruciale, perché la varietà e la capacità innovativa di questo settore apportano un contributo significativo e irrinunciabile al miglioramento della qualità e dell'efficacia dell'assistenza sanitaria.\ud In particolare, il settore dei dispositivi medici comprende un'ampia gamma di prodotti, dalle semplici bende ai prodotti più sofisticati per il mantenimento in vita, e svolge un ruolo fondamentale nella diagnosi, la prevenzione, il monitoraggio e la cura delle patologie, al fine di migliorare la qualità della salute dei cittadini .\ud L’elaborato analizza i diversi profili di responsabilità derivanti dall’uso di tali presidi, con particolare riferimento allo specifico contesto del rischio clinico. \ud Dopo una prima parte di carattere essenzialmente definitorio, nella seconda parte è stata approfondita l’evoluzione legislativa in merito, sia in ambito nazionale che comunitario, con particolare riguardo agli aspetti critici e alle peculiarità della stessa. L'impegno dell'UE ha riguardato principalmente il quadro normativo relativo all'accesso al mercato, i rapporti commerciali internazionali e la convergenza normativa al fine di garantire il massimo livello di sicurezza del paziente, senza tralasciare l'innovazione e la competitività del settore\ud La parte terza analizza i profili di responsabilità, in ambito civilistico e penalistico, correlati ai danni causati dai dispositivi medici, con il contributo di alcuni dei più interessanti casi di risonanza nazionale. La scarsità delle pronunce giurisprudenziali emerse in materia è probabilmente dovuta alla mancata attivazione delle procedure giudiziarie, come conseguenza della scarsa conoscenza delle problematiche derivanti dal cattivo uso e/o funzionamento dei dispositivi medici.\ud La parte quarta dell’elaborato affronta, invece, la valutazione delle criticità derivanti dall’uso dei dispositivi medici nell’ambito della gestione del rischio clinico: la cultura della sicurezza clinica richiede di valorizzare e potenziare la comunicazione e la formazione degli operatori sanitari, al fine di gestire in maniera ottimale il flusso comunicativo all’interno delle strutture sanitarie. \ud Nell’ultima parte sono riportati alcuni casi oggetto di consulenza tecnica connessi all’utilizzo di dispositivi medici di vario tipo, pervenuti all’interesse dell’Istituto di Medicina Legale di Macerata.\ud Si tratta di una tematica assai complessa, sia per la continua evoluzione tecnologica che caratterizza il settore, sia per i conseguenti riflessi sulla normativa in vigore.\ud Emerge, pertanto, che il concetto di sicurezza è un requisito gestionale e di sistema, nel quale l’evento incidente scaturisce da un’interazione fra fattori tecnici, organizzativi e di processo; all’interno di tale sistema in capo agli operatori sanitari sussiste una posizione di garanzia connessa ad un generale obbligo di arginare i potenziali fattori di rischio di danno, nella prospettiva di tutela del diritto alla salute, quale diritto di rilevanza costituzionale.\ud \ud \u

    Trauma, passione, sostituzione: il pensiero di Emmanuel Levinas, dall'esperienza della sofferenza alla soggettività etica.

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    Il presente lavoro ha inteso indagare l’opera levinasiana cercando di mettere in rilievo il legame intercorrente tra esperienze pre–filosofiche e concettualità fenomenologica, e facendo valere la peculiare circolarità che «a partire dall’esperienza vissuta cerca di dire nel modo più rigoroso possibile, la struttura formale, per poi tornare a chiarificare, con tale guida, l’esperienza in questione» (Ferretti).\ud L’oggetto della nostra indagine è stato specificamente il rapporto tra esperienza del trauma (prigionia e Shoah) e la particolare concezione levinasiana della soggettività etica come approche, passione e sostituzione emergente in Altrimenti che essere. Per indagare questo rapporto, si è cercato di evitare un duplice pericolo: da una parte quello di scadere nel mero biografismo, o peggio in una riduzione psicologistica dell’opera levinasiana; dall’altra, quello di far valere troppo poco questo sfondo pre–filosofico, depauperandone la ricchezza potenziale per una interpretazione di spessore filosofico, e relegando entro le note del testo i rimandi, spesso enigmatici e allusivi, che un lessico, una semantica, e una «tropologia revulsiva» (Ricœur) — qual è quella di Altrimenti che essere —, lasciano chiaramente risuonare nella mente del lettore.\ud Dal punto di vista delle opere levinasiane studiate non si è inteso confrontarsi in prima istanza ed esplicitamente con le Letture talmudiche, ma si sono tematizzate le opere più strettamente filosofiche (cercando di problematizzare il rapporto tra i due tipi di produzione levinasiana). Questo perché abbiamo ritenuto che proprio nelle opere filosofiche, e soprattutto in Altrimenti che essere, si sedimentasse il debito dell’esperienza prefilosofica, la cui cifra di enigma e margine risalta tanto più quanto meno vi appare esplicitamente tematizzata.\ud La recente pubblicazione degli inediti della prigionia (Carnets) ci ha permesso di sondare un campo finora poco esplorato, alla luce del quale assumono maggiore ricchezza taluni aspetti della elaborazione successiva. Il capitolo di apertura ha indagato i Carnets recentemente pubblicati, tenendo sempre presente sia la produzione appena successiva (quella degli anni Quaranta e Cinquanta) sia lo sviluppo che, nelle note e nei documenti inediti, quel germinale “cantiere filosofico” avrebbe ulteriormente prodotto.\ud Il capitolo II ha inteso approfondire il tema della Shoah come margine (in senso derridiano) del pensiero levinasiano, attraverso una triplice prospettiva: il confronto con le interpretazioni filosofiche e teologiche della Shoah; l’elaborazione del concetto di trauma nella letteratura psicoanalitica, anche al fine di situare questo termine nel suo contesto di ricorrenza originario, e infine lo statuto filosofico del concetto di «trauma» e «esperienza» (anche alla luce di un confronto con il tema dell’avvio del pensiero), nello sviluppo fenomenologico del Nostro. Non si è trattato — in questo capitolo — di un’intenzione meramente ricostruttiva, ma piuttosto della delineazione dello sfondo teoretico che rendesse possibile orientare la problematizzazione della domanda interpretativa che la lettura di Levinas ci aveva suscitato: quanto incide l’esperienza del trauma nella elaborazione della nuova figura della soggettività come persecuzione, soggezione, passione, sostituzione?\ud Il capitolo III ha inteso misurarsi teoreticamente con il concetto di eidos della santità quale emerge soprattutto in AE, cercando anche un confronto con la visione della speranza pensabile nella storia da parte di Kant (quello che Melchiorre chiama «schematismo storico»). In questa direzione, si è indagata la peculiare connessione tra «messianismo», come è inteso da Levinas, con la soggettività etica, per proporre una possibile risposta all’evento–Shoah. Questo capitolo ha inteso ulteriormente supportare, con precisi riferimenti testuali, quanto il pensiero levinasiano fosse debitore del trauma dell’Olocausto, cercando di individuare una proposta teoretica che illustrasse il particolare valore di «esemplarità» che Levinas vi riconosce, denominandolo Passione.\ud Nel capitolo IV abbiamo tenuto sempre come sfondo il capitolo IV di Altrimenti che essere, intitolato La sostituzione, sulla base dell’esegesi del quale si è cercato di proporre una delineazione della soggettività etica alla luce dell’approfondimento tentato nella parte precedente dello studio.\ud L’esergo di AE, la dedica alle vittime della Shoah, inaugura il tentativo di delineazione di una soggettività come ricostituzione del senso che è parso là sprofondare, consegnando all’oblio i volti e i nomi propri delle vittime. Il lessico “traumatologico” di AE trova dunque la sua origine e la sua profondità se inserito nell’orizzonte della risposta etica innanzitutto alla sofferenza «per niente» degli innocenti che, nell’evento Shoah, trova la sua esemplarità universale.\ud In particolare, questo ultimo capitolo ha inteso chiarificare il significato di un termine chiave in AE, quello di approche, facendo particolarmente valere la rilevante sovrapponibilità semantica — segnalata del resto dall’autore — con il termine korban, che traduce una delle dimensioni del «sacrificio» (che si è cercato di problematizzare adeguatamente) inteso, a partire da uno schema etico e in maniera nonviolenta, sempre come dono umanizzante di sé all’altro, che è contemporaneamente testimonianza della traccia dell’Illeità in cui avviene l’inversione del conatus essendi e la liberazione della soggettività del sé.\ud Proprio il carattere peculiare della dimensione del dono di sé — malgrado sé, che emerge nello strato profondo dello psichismo (lo je o moi, affetto da un trauma preoriginale, tanto più ossessionante quanto più cresce questa approche–avvicinamento verso l’altro e verso l’alto — nei confronti del volto, in cui si manifesta la mortalità del prossimo) indica l’eidos fenomenologico della soggettività etica come «santità», tema centrale di AE.\ud La questione inoltre dei limiti del sacrificio — emergente con l’apparizione del terzo e quindi con lo strato della riflessione filosofica sul dinamismo profondo dello psichismo — che nel nostro studio abbiamo toccato in conclusione, senza però approfondirla, può mostrare la via in cui orientare una praticabilità dell’etica concreta, quella in cui appare la società e quindi si rende necessaria la ricerca della giustizia e del diritto. La concreta prassi etica responsabile dovrà essere intessuta sempre del rimando all’eidos della santità, e dovrà vivere nel fremito di questo rimando; essa non sarà mai quindi rubricabile a semplice esasperazione “masochistica” del senso di colpa del sopravvissuto, come in primissima istanza una lettura frettolosamente “psicoanalitica” potrebbe dar adito a pensare. \ud Il contributo teoretico che si è inteso apportare agli studi levinasiani è stato dunque quello dell’affondo del plesso trauma–(passione)–sostituzione, dove il trattino non solo congiunge i termini, ma li annoda in un intrigo non disambiguabile o “liofilizzabile” in un detto etico definitivo.\ud Un’etica prescrittiva o precettistica, che ben difficilmente si potrebbe trarre dall’opera levinasiana, pagherebbe comunque il prezzo della perdita dell’autentico spessore del dire tradotto nel libro che abbiamo cercato di interpretare. In esso la profonda ed equivoca con- giuntura della soggettività etica emerge come attraverso una biffure: barratura che rivela, alza e sottoscrive il segno barrato con cui la soggettività si avvicina al Bene, ma che anche costringe a non interrompere il domandare, bensì a rilanciarlo e intensificarlo. \ud \u

    Paul-Henri Thiry d'Holbach: la contagion sacrée e il suo antidoto: l'ateismo etico.

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    Della riflessione filosofica del barone d’Holbach (1723-1789), padre e principe della cultura atea moderna, finanziatore e grande collaboratore dell’Encyclopédie, pubblicista della migliore letteratura clandestina di inizio Settecento, definito come l’indiscusso maître d’hôtel de la philosophie grazie alla nutrita fauna di intellettuali che per trent’anni si riunirono nel suo salotto parigino in rue Saint-Roch, l’Italia si interessa ben poco. \ud Delle quattordici opere filosofiche immesse dal barone sul mercato editoriale tra il 1761 e il 1776 , tramite il canale della stampa e diffusione clandestina -dati i contenuti altamente eterodossi che mai avrebbero ricevuto l’imprimatur tipico delle pubblicazioni ufficiali ed “allineate”- l’Italia, in ben duecento cinquant’anni, è riuscita a tradurne e pubblicarne soltanto otto. Nessuna opera politica del barone è stata mai tradotta in italiano né la sua opera più importante di filosofia morale, ovvero La Morale universelle ou les devoirs de l’homme fondés sur sa nature (1776) e, cosa ben più stupefacente, nessuna opera filosofica anticristiana, eccezion fatta per le Lettere a Eugénie apparse in traduzione italiana nel 2009, è mai riuscita a varcare le soglie di una qualsiasi casa editrice.\ud Il motivo di questa condanna all’oblio della riflessione holbacchiana risiede proprio nella produzione anticristiana che copre gli anni che vanno dal 1761 al 1770 e nell’elaborazione del primo sistema materialistico ed ateistico di interpretazione della realtà presente nel Système de la nature (1770), culminante nella prima e “scandalosa” difesa senza riserve dell’ateo virtuoso. Il Système, infatti, oltre a concludere la dura requisitoria intrapresa contro la contagion sacrée e a presentare la formulazione più coerente ad articolata di ciò che si suol chiamare “materialismo”, elabora e fonda sull’ateismo stesso - considerato come l’esito più coerente di un’indagine scientifica del datum naturale – una morale integralmente naturale, distruggendo, così, definitivamente, una secolare tradizione filosofica e religiosa che aveva indicato come sinonimi, tra di loro, ateismo ed assenza di virtù. Oltrepassando, anzi, capovolgendo totalmente il pur “progressista” Bayle - per il quale l’ateo poteva esser virtuoso nonostante i suo princìpi, grazie cioè ad una “felice” e naturale incoerenza tra il piano delle opinioni e quello della condotta, l’ateo, proprio in quanto tale, è necessariamente virtuoso: i princìpi speculativi di cui si avvale possiedono, infatti, un carattere determinante sia in materia di conoscenza della distinzione tra bene e male sia in ambito di azione morale.\ud Questo studio si propone, quindi, di analizzare proprio i due momenti destruens e costruens del mandato filosofico holbacchiano che, se da una parte hanno provocato l’esclusione del pensatore dal novero dei grandi ed importanti filosofi canonizzati dalla storiografia ufficiale, dall’altro ne hanno sancito la particolarità stessa dell’esperienza filosofica. \ud L’analisi della riflessione holbacchiana è stata articolata in quattro grandi parti che corrispondono ai quattro capitoli che compongono la ricerca.\ud \ud 1. Le matrici filosofiche clandestine della lotta alla “contagion sacrée”.\ud \ud Il primo capitolo è stata dedicato alla ricostruzione di quel particolarissimo contesto culturale che ha indirizzato, informato ed orientato la critica holbacchiana alla religione organizzata: ovvero il mondo della letteratura filosofica clandestina francese di inizio Settecento. È proprio da questa cultura “sommersa” e serpeggiante, dai suoi protagonisti e dai loro manoscritti che il barone ha tratto, infatti, gran parte degli argomenti utilizzati nella sua requisitoria contro l’erreur sacrée. Le riflessioni di Mirabaud, Du Marsais, Fréret, Meslier, Boulanger, Burigny, assieme a quella dei free thinkers inglesi, costituiscono le genuine matrici filosofiche clandestine dell’ateismo etico holbacchiano.\ud \ud 2. La Contagion sacrée: la critica antireligiosa holbacchiana.\ud \ud Dopo aver mutuato da questa variegata cultura filosofica sommersa, i temi chiave e le argomentazioni principali riguardanti la critica alla religione organizzata, specificatamente cristiana, lo studio si è concentrato interamente sulla requisitoria destruens del barone attraverso l’analisi di una particolare trilogia di opere indirizzate contro l’erreur sacrée e cioè Le Christianisme dévoilé (1761), La Contagion sacrée e le Lettres à Eugénie (edite entrambe nel 1768). \ud Attraverso l’esposizione dei contenuti delle tre opere sopra citate, si è esaminato, che cosa e come della tradizione materialistica clandestina dell’inizio del XVIII secolo sia stato ripreso, filtrato ed integrato nella riflessione filosofica holbacchiana, ma soprattutto in che cosa sia consistita l’originalità del barone rispetto alle suggestioni delle sue fonti.\ud \ud 3. «Les principes de l’athéisme, ou le Système de la nature».\ud \ud Tra la lotta alla contagion sacrée e la definitiva rivincita dell’apôtre de la nature, si è ritenuto indispensabile accennare brevemente alla prospettiva materialistica holbacchiana: essa, infatti, non funge semplicemente da anello di congiunzione tra i due momenti, ma giustifica e fonda l’intero impianto su cui il barone passa ad elaborare i contenuti del suo sistema ateistico. È proprio dal materialismo deterministico esposto nel Système e dalla conseguente nuova immagine antropologica dell’uomo che il barone passa a dedurre, scientificamente, i princìpi naturali delle azioni dell’uomo in società, in una parola, i doveri della morale umana.\ud \ud 4. Fenomenologia dell’ateismo. \ud \ud L’ultimo capitolo della ricerca si è concentrato quindi sull’esposizione e l’analisi, attraverso gli ultimi capitoli del secondo tomo del Système de la nature, del frutto più originale e “scomodo” del pensiero holbacchiano: l’ateismo etico.\ud Nel Système, infatti, il barone, oltre a risolvere certe oscillazioni di pensiero riguardanti alcuni temi caratterizzanti la sua critica religiosa, espone compiutamente il valore, lo scopo e i fondamenti della sua “innominabile” prospettiva. Attraverso una vera e propria fenomenologia dell’ateismo, d’Holbach non solo realizza quella rivoluzione morale “mancata” dai clandestini della generazione precedente, sostituendo all’equivoca morale teologica la saine morale naturale - fondata su basi rigorosamente naturali e razionali - ma, cosa ben più importante, fornisce al pensiero filosofico occidentale il primo vero sistema ateistico d’interpretazione della realtà, conseguenza necessaria e logica, di un naturalisme bien dévéloppé.\ud L’ateismo etico holbacchiano non rappresenta semplicemente il frutto più originale dell’intero impegno filosofico del barone ma costituisce, proprio a causa delle argomentazioni che lo sorreggono, un problema euristico cui occorre prestare attenzione. Permettere a d’Holbach di esprimersi e di interrogare ancora la contemporaneità significa iniziare a prestare ascolto a quel pensiero “diverso” e “sotterraneo” che ha accompagnato, fin dall’inizio, l’esperienza filosofica del mondo occidentale e che ha costituito, attraverso i suoi contributi, una parte davvero rilevante di quelle “radici culturali” che hanno informato e che ancora contraddistinguono il nostro universo culturale. \u

    La comunicazione economico finanziaria in Albania.

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    Questo lavoro affronta l’introduzione e l’evoluzione della normativa sulla comunicazione economico finanziaria della Repubblica d’Albania. Il problema di fondo su cui si colloca il mio studio fa riferimento alla difficile e rapida evoluzione del sistema sociale, economico, culturale e legislativo della Repubblica d’Albania.\ud Si è posto l’obiettivo di analizzare l’evoluzione della normativa di bilancio in Albania e di affrontare le sue caratteristiche con riferimento alla normativa vigente.\ud Il mio lavoro è composto da quattro capitoli che affrontano quanto segue.\ud Il primo tratta dell’evoluzione storica della normativa contabile nel periodo che va dai primi anni novanta fino ai giorni d’oggi.\ud Nel secondo si fa un’analisi dei principi contabili, dello stato patrimoniale e del conto economico.\ud Il terzo affronta la rilevazione e la valutazione delle principali poste di bilancio.\ud L’ultimo riguarda il cash flow, il prospetto di variazione del capitale e le note al bilancio

    I diritti sociali in Georges Gurvitch.

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    Questa ricerca cerca di analizzare nell’opera di Georges Gurvitch la teoria del diritto sociale partendo dalle tecniche che fondano la pluralità e il conseguente pluralismo sociale per poi definire il concetto stesso di controllo al fine di determinare la portata critica della dichiarazione dei diritti sociali.\ud Si è cercato di non tralasciare i risvolti concreti sottesi allo studio di Gurvitch, atttraverso le categorie del produttore, del consumatore-utente, del cittadino e le relative interazioni e di chiarire, altresì, l’interconnessione costante tra filosofia del diritto sociologia giuridica, al fine di mostrare l’intuizione fondamentale di Gurvitch e la sua contemporaneità. \ud Per quanto detto, nel presente lavoro si è reso necessario affrontare anche le tematiche della sociologia del diritto, tematiche che anche cronologicamente, all’interno della costruzione giuridico-filosofica dell’autore, si pongono in posizione intermedia tra un primo periodo caratterizzato da una riflessione incentrata prettamente sulla filosofia del diritto ed un secondo periodo in cui l’autore si interesserà della filosofia sociale. \ud La ricerca è stata suddivisa in quattro capitoli che trattano rispettivamente la tecnica pluralista, il pluralismo sociale e la democrazia pluralista; il diritto sociale; la dichiarazione dei diritti sociali; il controllo sociale.\ud L’opera scientifica di Gurvitch può essere suddivisa in due periodi: il primo anteriore alla prima guerra mondiale e caratterizzato dall’interesse prevalente per i problemi del diritto o meglio della filosofia del diritto; il secondo, posteriore alla guerra e caratterizzato dall’interesse prevalente per i problemi della sociologia e della filosofia sociale. \ud Se Gurvitch, come filosofo del diritto abbraccia i principi del pluralismo giuridico e del diritto sociale, nella sociologia del diritto come cultore di questa materia, presenta il pluralismo giuridico e il diritto sociale come espressione della materia stessa, ovvero fa coincidere sostanzialmente la sociologia del diritto con il pluralismo giuridico e con l’idea di diritto sociale. \ud La sociologia del diritto secondo il filosofo russo è l’espressione delle concezioni pluralistiche che ricollegano il diritto alla vivente realtà sociale.\ud Dunque, il punto di vista di Gurvitch, o meglio la sua costruzione di pensiero, fa coincidere la sociologia del diritto con i principi del pluralismo giuridico, e questa coincidenza viene maggiormente delineata nel primo capitolo degli Elementes in cui l’autore presenta come precursori della sociologia del diritto quegli stessi autori che nelle opere precedenti aveva presentato come sostenitori dei suddetti principi, nello specifico Pruodhon, Duguit, Ehrilch.\ud Con il concetto di pluralismo giuridico viene quindi definita quella corrente di pensiero che si oppone al concetto stesso di statalismo, corrente questa che pone le sue fondamenta sull’idea di uno Stato monopolizzatore del potere politico, produttore egli stesso del diritto ed unica fonte di questo, mettendo in secondo piano altre forme di produzione normativa come la consuetudine, il diritto formato in via giudiziaria e la dottrina.\ud Il pluralismo giuridico si basa sull’opposto, ossia che il diritto non è accentrato solamente nello Stato ma risiede in entità diverse da esso.\ud Per Gurvitch l’assolutismo statalista e l’individualismo borghese non sono così antitetici come solitamente appaiono nelle normali classificazioni della scienza politica.\ud Nei suoi scritti si radicalizza l’idea che la sovranità moderna, specialmente quella post-rivoluzionaria, è un amalgama di dominio e di potere che stabilizza e regolarizza in maniera funzionale un ordinamento che prima di essere giuridico era di natura sociale.\ud Cercare una definizione ed una valutazione della democrazia, ed anche della qualità della vita politica, si dimostra una via impraticabile se viene esperita in maniera scientifica.\ud Nel trattato del 1932 Gurvitch affronta il problema delle relazioni tra il diritto sociale e la potestà coercitiva dello Stato distinguendo in proposito tra quattro tipi di diritto sociale. Il primo tipo è costituito dagli ambiti di diritto sociale puro ed indipendente, superiore o almeno equivalente per importanza al diritto dello Stato. L’autore esemplifica queste forme di diritto sociale facendo riferimento al diritto internazionale, al diritto non organizzato della Nazione in quanto comunità, che dobbiamo sempre considerare prevalente rispetto alla volontà dello Stato in quanto apparato; il diritto canonico legittimato dalle modalità della separazione tra lo Stato e la Chiesa, e quello che Gurvitch definisce il diritto economico. Questo ultimo, è il potere che i grandi soggetti economici, come gruppi e non come individui, hanno di dare una autonoma veste giuridica ai rapporti economici, a volte anche dopo confronti improntati alla lotta, come ad esempio nel caso dei contratti collettivi di lavoro.\ud Un secondo genere è quello del diritto sociale puro, ovvero il diritto dotato di una sfera di autonomia giuridica al di fuori del volere statale, ma non del tutto indipendente, poiché sottomesso in alcune parti alla tutela della legge in generale. In questa tipologia Gurvitch inserisce tutte le azioni che lo Stato pone in essere per integrare i gruppi fra loro ed il diritto che contrassegna e caratterizza le forme <<della proprietà federalista>>, citando a tal proposito le società per azioni, le cooperative, in cui lo Stato può assumere il compito di regolamentare alcuni rapporti fra gli aderenti e l’istituzione, ad esempio tutelare il diritto di recesso dei singoli.\ud Il terzo tipo di diritto sociale è annesso all’ordinamento statale ma con autonomia giuridica riconosciuta ai gruppi, è il caso dell’autogoverno locale, delle corporazioni di mestieri aventi carattere obbligatorio sancito dallo Stato, le associazioni sindacali quando sono soggetti di diritto pubblico, i sevizi pubblici decentrati, gli ordini professionali e le minoranze etniche.\ud L’ultimo genere è quello del <<diritto sociale che si condensa in ordine del diritto statale>>.\ud La ricerca è poi proseguita con l’analisi della dichiarazione dei diritti sociali.\ud Nel 1944, Gurvitch delinea la conclusione di 15 anni di ricerche nel campo della filosofia della legge in una Dichiarazione dei Diritti Sociali che dedica specificamente al futuro della Francia, ma i cui principi fondamentali sono evidentemente validi per la ricostruzione della società in genere. \ud Il progetto di Dichiarazione dei diritti sociali è stato tradotto in Italia solo nel 1949 ed appartiene alla letteratura del tempo di guerra, ovvero a quella letteratura programmatica che durante lo stesso conflitto ha preparato il terreno per la ricostruzione morale ed istituzionale che avrebbe dovuto investire i vari Stati appena fosse stata riconquistata la pace.\ud L’autore è mosso dalla convinzione che non sia più possibile una reale e stabile democrazia politica se questa non viene integrata da un’analoga democrazia economica, e di conseguenza coglie la necessità di analizzare i mezzi idonei per garantire alla democrazia sociale ed economica un contenuto quanto più concreto possibile.\ud Come sostenuto da Bobbio, il progetto dell’autore si distingue da ogni altro tentativo compiuto dalla dottrina precedente poiché interpreta la crisi dello Stato moderno, l’interna inadeguatezza del regime democratico analizzata alla luce dei principi del pluralismo giuridico.\ud Nell’ultimo capitolo viene trattato il controllo sociale che può essere definito come un insieme di saperi, poteri, strategie e istituzioni attraverso cui le élite di potere preservano un particolare ordine sociale, collocato in un preciso momento storico che dona specificità al concetto di normalità e di patologia. \ud Il secolo XX si caratterizza per lo studio del controllo sociale come ramo particolare della sociologia.\u

    Effect of Permethrin on Rat Heart

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    Permethrin, a member of the family of synthetic pyrethroids is widely used as insecticide in agriculture and other domestic applications. To investigate possible cardiotoxicity under invitro study using alkaline comet assay indicated that permethrin induced oxidative damage to purine bases in the heart cells. Pyrimidines oxidation was evaluated using Endonuclease III (Endo III), but the results did not reveal any significant changes. Plasma membrane fluidity, polarity, lipid and protein oxidation were studied in isolated rat heart cells exposed to permethrin metabolites (METP), 3-phenoxy-benzyl alcohol (3PBA), 3-phenoxy-benzaldehyde (3PBALD) and 3-phenoxybenzoic acid (3PBACID). Results show that METP can change membrane fluidity at different depths of the bilayer according to their partition coefficient. All METP increase protein and lipid oxidation, and the peroxidative lipid damage decreases with the type of METP produced during the transformation pathway from parent compound to 3PBACID.\ud The ex vivo study to evaluate the effect of early life permethrin treatment (1/50 LD50, from 6th to 21st day of life) on heart of adult rats showed increased DNA damage, decreased membrane fluidity, increased cholesterol content, protein and lipid oxidation in whole heart cells from adult rats treated with permethrin during the neonatal period with respect to control rats. Moreover, the same group showed higher levels of cholesterol, L-1β, IL-2, IFN-γ, rat-Rantes and IL-10 cytokines and decreased albumin content in plasma. Lower cholesterol levels and perturbation in the phospholipid lateral diffusion together with decreased GSH levels and increased GPx activity were measured in heart mitochondria of the treated group. Our findings support the evidence that the neonatal period has a critical role in the development of heart disease in adulthood.\ud Early life permethrin exposure on rat hearts induces the production of reactive oxygen species (ROS) in heart cells that could represent one of the risk factors associated with the development of CVD-related diseases.\ud Nuclear factor erythroid 2-related factor 2 (Nrf2) controls the antioxidant response element (ARE)-dependent gene regulation in response to oxidative stress, while NF-kB transcription factor complex is one of the cellular sensors, which responds to oxidative stress and regulates gene expression. The effects on expression of Nrf2 and NF-kB target genes in the heart tissue of old rats treated with permethrin during its early life (1/50 LD50, from 6th to 21st day of life) was investigated using a qRT-PCR. The comparative expression analysis of the target genes showed 1.62-fold increase in Nrf2 mRNA expression and a 1.31-fold increase in NF-kB mRNA expression. Moreover, measurement of intracellular calcium level, a parameter used to test heart functionality associated with ROS was found to be increased in heart homogenates between the treated and control rats.\ud It is important to examine the toxic effects of pesticides since they constitute an important link in food chain. The study was framed to evaluate the genotoxic effects of permethrin using randomly primed polymerase chain reaction to analyse the genomic DNA profiles generated. The molecular genetic variability among the treated rat genomes and control were evaluated using ten 10-mer random primers. Out of these 9 primers gave positive and detectable bands. Most DNA of the samples both control and treated revealed polymorphic bands including appearance of new bands for the primer RG-9, which did not appear in the DNA samples of control. Random amplified polymorphic DNA (RAPD) study indicated the effect of permethrin to induce DNA changes were not genotoxic for the rat genomic in vivo

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