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La letteratura per l'infanzia in Abruzzo (1880-1950): Olindo Giacobbe scrittore per l'infanzia
Il progetto di ricerca è stato animato da motivazioni ed interessi di natura principalmente storiografica, nel contesto del quale, più esattamente, la letteratura per l’infanzia ed in specie lo sviluppo e l’affermarsi della stessa nella regione Abruzzo vengono ad essere affrontati da un’angolazione prevalentemente, anche se non esclusivamente, storico-critica. L’indagine si presenta suddivisa in due fasi, da considerare come poste in un relativo, dunque non rigido ordine cronologico; ciascuna di esse, infatti, rappresenta allo stesso tempo anche un ambito di ricerca in qualche modo distinto, quanto a finalità, contenuti, metodi, rispetto agli altri, nel mentre che risultano, tutti, strettamente ed imprescindibilmente correlati e connessi. Si è dunque voluto con la presente ricerca individuare, da una parte, le origini della letteratura per l’infanzia in Abruzzo e il legame, spesso inscindibile, con il Meridione, da rintracciare non solo a causa della vicinanza geografica, ma soprattutto per motivi storici e culturali; dall’altra attraverso l’analisi dell’intero e proficuo percorso di Olindo Giacobbe, valorizzare il “nuovo” approccio allo studio della disciplina, che l’autore Abruzzese ha prodotto con la produzione dei suoi manuali sottolineando, solo per citare un aspetto, la forte correlazione tra letteratura popolare e letteratura per l’infanzia, sostenendo l’importanza della prima come fonte primaria della letteratura infantile, in specie segnalando i lavori di Giuseppe Pitrè considerato tra i maggiori raccoglitori degli usi e costumi che il Paese nostro abbia espresso. Rapporto, tra letteratura popolare e per l’infanzia, che attraverso un significativo percorso di analisi il Giacobbe definitivamente chiarirà nel Manuale del 1947; scrive al riguardo: “[…] fu proprio la tradizione che offrì agli autori il suo prezioso e inesauribile materiale”.\ud
Il primo asse del progetto di ricerca, quindi, si è incentrato sull’analisi storica-sociale-educativa dell’Abruzzo, ed in particolar modo il periodo post unitario caratterizzato, questo, dall’impetuoso affacciarsi di una nuova generazione, dall’affermazione di un nutrito gruppo di artisti, scrittori, studiosi, che determinerà quello che suole definirsi il “risveglio degli Abruzzi”. A partire da questo “risveglio” si è cercato di rintracciare nel panorama culturale abruzzese la nascita della letteratura per l’infanzia attraverso l’analisi dei principali operatori culturali che hanno trattato questa disciplina spesso in maniera trasversale e quegli autori che, invece, hanno dedicato l’intera opera a questo aspetto dell’educazione. Non meno importanti, e per questo non trascurabili, gli editori che hanno dato voce ad autori minori in campo nazionale, e che si sono posti come fonte primaria di divulgazione attraverso la nascita di collane appositamente riservate a questo genere letterario. \ud
Il secondo asse, invece, si propone come fine quello di ricostruire il lungo dibattito che ha caratterizzato l’iniziale sviluppo e l’affermarsi della letteratura per l’infanzia in Italia, che, da un iniziale strumento di alfabetizzazione del popolo in nome dei principi riformatori, giunge al definitivo processo di affermazione critica, che si registra nel primo Novecento, identificabile con il fiorire della manualistica. La ricostruzione della nascita della letteratura per l’infanzia in Abruzzo, e nel Meridione in genere, ha visto l’analisi dei principali fogli, quindicinali e riviste edite nel periodo preso in esame dalla presente ricerca (1880-1950). Dall’analisi si evince che nell’Italia Meridionale la letteratura per ragazzi è in pratica un campo non coltivato, ritenuto di competenza scolastica e professionale ma non culturale. Indubbiamente, molto ha pesato su questo atteggiamento mentale il pensiero di Benedetto Croce il quale, come è noto, nega ogni legittimità culturale ed artistica alla letteratura per ragazzi, ma anche la concezione del bambino come soggetto-individuo che riceve dalla scuola le forme di primo avviamento alla cultura e di educazione dei sentimenti. Il progetto educativo di ciò che chiamo letteratura per l’infanzia, quindi, è fortemente vincolato all’istituzione a ciò deputata: la scuola. L’Abruzzo, dunque, così come Il Meridione, hanno rappresentato un territorio non ufficiale della letteratura per l’infanzia in quanto “terra di nessuno”. \ud
La ricerca, poi, si è soffermata sull’analisi delle opere di Olindo Giacobbe che per l’Abruzzo ha rappresentato un importante punto di riferimento per lo sviluppo della disciplina e non solo per le sue origini. Lo scrittore abruzzese con le Note di letteratura per l’infanzia edito a Roma nel 1923 da Giorgio Berlutti e con le successive edizioni dal titolo Letteratura per l’Infanzia (Torino, Paravia, 1925) e del Manuale di letteratura infantile (Roma, Signorelli, 1947), ha dato impulso ad un nuovo approccio allo studio della letteratura per l’infanzia, può essere considerato, dunque, lo scopritore di un nuovo modo di leggere il mondo dell’infanzia, conferendo dignità letteraria alla manualistica, un genere oggi molto diffuso, che con La letteratura per l’infanzia di Pino Boero e Carmine De Luca, ha raggiunto gli apici della ricerca storico-pedagogico-letteraria nei nostri giorni
Italian civil society against the Mafia: policies, perceptions and anti-mafia movement analysis
There is no doubt that if the issue is Mafia in Italy, broadly, culture falls within the notion of Mafia phenomenon since Mafia’s power has mainly based on the intersection of the culture with its history, politics, and social life in Italy. Sicilian Cosa Nostra (Our Thing), Calabrian ‘Ndrangheta (Society of the Men of Honour), Neopolitan Camorra and Apulian Sacra Corona Unita (United Secret Crown), they all have become more powerful and invincible because of deeply rooted cultural, political, economic and social statuquo under the domination of the Mafiosi which have been protected by its social networks. Even though some preventive measurements have already been held by the state and some fruitful results have been attained, the mafia syndicates somehow managed to survive. The significant question appears in that point which also indicates the reasons of failure in the eradication of the Mafia from the country completely; the production of cultural resistance against the ‘other culture’ from which Mafia emerged and progressed can be a significant resource so as to erase the Mafia associations from the country permanently? This dissertation aims to bring the resistance against the Mafia to the fore so as to fill this lamentable lacuna by analyzing the works of the civil society and their fight against the Mafia through utilizing criminological, sociological and anthropological methods.\ud
Unsurprisingly, the state conception is the key and direct factor as a natural outcome of the crime prevention policies. But, more importantly, the role of the civil society, local people, non-governmental organizations and trade unions, as being the most vulnerable victims of the Mafia, have been neglected policy stakeholders in the creation of new culture –culture of lawfulness- till the last two decades. In this regard, there is not so much insight to attain a structural and clear perspective about the role and future risks and opportunities of the civil society in the combat against the Mafia. In this context, this thesis hopefully aims to fill a void in the field of combating Italian Mafia through taking in account the role of the civil society. Besides, this study moves from the spectrum of cultural sociology as a departure point of view and revisists the arena of social movements as being the crucial instrument for the creation of a new culture by the civil society. Thereby, this dissertation concludes that the story of the civil society in the fight against the Mafia is the fight of two different cultures; the Mafia created convenient atmosphere for subordination of the local people by applying violence, improving desultory atmosphere for market competition, entering any legal, half legal or illegal enterprise and seizing any opportunity to increase their profits. By contrast, cultural perspective of the civil society grounds on the civic action movement against the cultural hegemony of the former one so this new cultural deterrence targets to improve a new culture comprising lawfulness, solidarity, transparency and democratic quality in the long run. Therefore, the main research question emerges from the clashes of these two cultural representatives of the Mafia and civil society and the reflection of this struggle on the government which is about the role of the civil society in the fight against the Mafia in Italy and how do/can they shape the state policies in dealing with the risks posed by the Mafia to the social, political and human security of the country.\ud
This dissertation argues that the role of NGOs, which are working on the strategies against the Mafia, in shaping of policy responses on the Italian government to the risks posed by Mafia groups, is identical but not substantial up to now because though each NGOs have identical objects and aims, that is difficult to observe that they have sufficient power to make necessary pressure on the government. Moreover, the same challenge is valid to transform their mobilization from small social movement structures to a mass movement to lead a radical social change. However, the main contention of the dissertation argues that underestimation of the role of the civil society in the fight against the Mafia should be the last thing to be done. Accordingly, it was found that NGOs, civil society, have the potential to create solutions but the governments are reluctant to demonstrate such cooperation. In doing so, the governments retain power which enjoy implementing top-down policies rather than bottom-up. Therefore, it tends to neglect the role of NGOs unless civil society has the potential to make major changes that can determine the policies of the ruling parties. Finally, this dissertation suggests that the most significant and effective policy to fight against the Mafia is resolving its strong social networks through the cooperation of the state and non-state forces. More to the point, such cooperation ought to be structured by bottom-up policies and a unification/council, which can be established and protected by legal statuaries, should be supported by consistent efforts of the state and non-state forces. Last but not least, Italy remains to be a role model for other countries where Mafia flourishes thanks to the civic resistance of the Italian civil society. Their unabated struggle is the harbinger of the Mafia’s defeat in the long run while serving to the needs of their ideals, creating bottom-up democracy and flourishing culture of lawfulness at the same time.\u
Design didattico di un Personal Hybrid Intelligent Learning Environment basato su un modello di Instructional Design multidimensionale.\ud
La ricerca propone il design didattico di un ambiente di apprendimento e-Learning (PHI-LE), personalizzato e tutorato tramite supporto di intelligenza artificiale.\ud
I parametri didattici necessari al design sono definiti attraverso la formulazione di un modello multidimensionale di Instructional Deisgn, il modello PENTHA, i cui principi di base seguono quelli del più recente approccio del processo di insegnamento / apprendimento, secondo il quale:\ud
- l’apprendimento è contestualizzato, coinvolgente e rilevante, ed è il risultato di una rete complessa, con numerose tipologie di nodi e connessioni di conoscenze, competenze, comunicazioni, rappresentazioni, relazioni, tecnologie e paradigmi diversificati;\ud
- il nuovo ruolo dello studente è quello di essere un e-learner, che si avvale della tecnologia per appropriarsi ed ottimizzare il proprio apprendimento. Le sue competenze di base diventano: abilità tecnologiche, creatività, uso e valutazione del pensiero critico, comprensione e gestione delle relazioni sociali e culturali, partecipazione ad attività di collaborazione, sviluppo di abilità comunicative. Egli si trova di fronte ad un panorama di informazioni e fonti informative molto complesso e dinamico. Ciò lo conduce alla necessità di diventare capace di selezionare le informazioni e le istruzioni ricevute, riconoscerne gli elementi utili per formare una propria identità personale e professionale. Il focus è la creazione di uno “Student Relationship Management” (SRM), dove gli studenti sono guidati e motivati ad un apprendimento continuo, e diventano decision managers in grado di arrivare a compiere scelte fattive nel proprio apprendere e percorso formativo (“fidelity”-, “studenting”-, “personalized learning” effect);\ud
- il nuovo ruolo del docente è diventare quindi anche un e-teacher, che non può più prescindere dall’accesso a risorse e competenze tecnologiche che gli consentono di migliorare le proprie pratiche d’insegnamento. Egli è guidato a diventare facilitatore, anomatore e collaboratore di un apprendimento sempre più auto-diretto degli studenti;\ud
- la consegute presenza di nuovi spazi per l’apprendimento (learning ecologies) e nuove strutture di apprendimento (learning network);\ud
- la necessità di realizzare un approccio collaborativo, creativo, integrativo e di “self-/network-regulated learning”: da teacher centered a student oriented; da un push mode teaching ad un pull mode learning; da un approccio goal/objective orineted ad uno creativo, flessibile, non lineare; da una strategia problem solving ad una problem posing; da un processo astratto, simbolico ed universale ad uno storico e contestualizzato, basato su azioni piuttosto che su performance.\ud
Requisito del modello PENTHA è quello di risultare flessibile alla applicazione e di essere di supporto:\ud
a) di diversificate tipologie di learning design, sulla base dell’approccio, dello stile di insegnamento e delle scelte didattiche dei vari docenti;\ud
b) di molteplici aree di attività (corsi adatti sulla base di regole didattiche), la cui selezione è indipendente dall’implementazione dell’architettura.\ud
Nel concetto PENTHA, la pianificazione didattica è concepita come ibrida, versatile e ri-disegnabile. Punto di partenza è il contesto e il senso logico dello Studente (progettazione per sfondi integratori), da ampliare con nuove questioni e situazioni problematiche.\ud
Nell’utilizzare un ambiente di apprendimento connettivista, il Modello suggerisce di concentrarsi più sul network piuttosto che sui contenuti e da un approccio iniziale direttivo propone un percorso verso uno massimamente auto-gestito dallo Studente. Il design si ramifica e allo stesso tempo permette la realizzazione di un percorso a spirale, usando in modo frattale, una visione olistica dei blocchi di conoscenza (curriculum, unità didattiche e moduli, episodi e luoghi di apprendimento etc), in una rete di azioni e significati. \ud
Il modello PENTHA propone un approccio multidimensionale dio una piattaforma con funzionalità che consentono di riscrivere dinamicamente il syllabus, ai della gestione dinamica e flessibile delle situazioni formative, con un feedback tempestivo dell'apprendimento degli Studenti, rispettando le loro preferenze ed esigenze di apprendimento, e nello stesso tempo di supportare questi in una gestione dinamica ed autonoma del proprio percorso di apprendimento. Del modello vengono descritte le componenti principali (5 dimensioni di scenario didattico) e l’ausilio di un tutoraggio automatizzato con supporto decisionale gestito da sistemi esperti, basato su un realtime profiling del percorso di apprendimento, e un network monitorato e valutato di connessioni.\ud
Il modello descrive anche un sistema di valutazione e di regole di tutoraggio ai fini della didattica proposta. \ud
Il design didattico proposto presenta tutte le componenti di aree e di navigazione per gli utenti, siano essi studenti o insegnanti. Di esso vengono proposte alcune implementazioni e sperimentazioni didattiche, con una valutazione critica conclusiva.\ud
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Il Flip-book: l'eBook progettato per la Lavagna Interattiva Multimediale: cosa, come e quanto è utilizzato.
•Motivazione\ud
Gli e-book - i libri elettronici - stanno prendendo sempre più campo, anche nel settore della didattica. In questo lavoro, oltre ad indagare lo sviluppo degli e-book, i possibili utilizzi, le tipologie individuabili in base al contenuto digitale, i supporti necessari ed utilizzabili per leggerli e consultarli, ci concentreremo sulla diffusione nel settore scolastico. In particolare il protagonista della ricerca è il Flip-book, un libro che non può essere definito esclusivamente elettronico, ma anche interattivo e multimediale. Il Flip-book è distribuito dalla casa editrice ELI, in associazione al libro di testo “Team Up in English” per l’insegnamento della lingua inglese nelle scuole secondarie di primo grado, progettato per essere utilizzato in classe con il supporto della Lavagna Interattiva Multimediale (LIM) e con il pc a casa dagli studenti per esercitarsi.\ud
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•Dichiarazione del problema\ud
Quello che si vuole far emergere è l’effettivo impiego del Flip-book nell’insegnamento: cosa viene utilizzato del Flip-book? Quali tipologie di risorse multimediali vengono utilizzate maggiormente e sono recepite in modo migliore dagli alunni? Come viene utilizzato? Come imposta la lezione il docente? Quali strumenti ritiene realmente utili e quali superflui? Con che frequenza viene utilizzato in classe? Quotidianamente o saltuariamente?\ud
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•Metodo\ud
Per rispondere a queste domande, dopo uno studio approfondito delle scelte progettuali e delle caratteristiche che hanno portato a dotare il Flip-book di determinati strumenti e risorse multimediali, è stata condotta una ricerca di tipo qualitativo con rilevazioni sul campo, assistendo a lezioni svolte con l’ausilio della LIM osservando in modo diretto come il docente usa il Flip-book, che tipo di attività fa svolgere, le reazioni degli studenti e attraverso la conduzione di interviste semi-strutturate ai docenti e la distribuzione di questionari agli studenti.\ud
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•Risultati e conclusioni\ud
Dall’analisi dei risultati è emerso che il Flip-book viene considerato dai docenti come un ottimo supporto alla didattica ed ha consentito di trasformare la lezione da individuale a collettiva, sortendo evidenti miglioramenti negli studenti a livello di partecipazione, attenzione, collaborazione, motivazione, ecc. Oltre a evidenti vantaggi sono anche emersi elementi di miglioramento che potrebbero essere impiegati in una futura riprogettazione del Flip-book come una maggiore qualità dei contenuti didattici, una maggiore varietà di attività interattive e l’inserimento di esercizi più complessi e stimolanti, per soddisfare tutti i livelli di apprendimento. Inoltre l’uso del Flip-book è legato indissolubilmente alla presenza della LIM in classe: dove presente è utilizzato quotidianamente, dove non presente viene usato saltuariamente in apposite aule multimediali.\u
La trasposizione didattica in atto alla scuola primaria: tre studi di caso.
La ricerca nasce da un duplice interesse: da una parte quello per la metodologia di ricerca e di formazione degli insegnanti dell’analisi di pratiche; dall’altra quello per il rapporto tra didattica e discipline.\ud
Al termine di un percorso circolare pratica-teoria-pratica e teoria-pratica-teoria (Altet, 2003), sono giunta a coniugare i due interessi nel tema della trasposizione didattica in atto. \ud
Il lavoro si apre dunque con lo studio di autori che si sono occupati direttamente e indirettamente di trasposizione didattica al fine di comprendere - innanzitutto da un punto di vista teorico – come avviene tale processo.\ud
A partire dalla definizione di Yves Chevallard, il quale è stato il primo, nel 1985, a descrivere la trasposizione didattica come “quel lavoro che di un oggetto del sapere da insegnare fa un oggetto di insegnamento” (p. 39), sono giunta a elaborare un modello strutturato in cinque logiche (didattica, epistemologica, valoriale, dell’apprendimento, delle finalità) che mette in luce gli elementi interagenti nel processo di trasposizione.\ud
L’elaborazione di tale modello ha permesso di definire l’ipotesi di ricerca che mi ha guidata nella parte sperimentale del lavoro. Essa è la seguente: la trasposizione didattica in atto, ovvero nel momento della topogenesi (Chevallard, 1985) in cui il sapere diventa oggetto insegnato e appreso (Develay, 1995), è frutto dell’interazione di più logiche. Per definire la forma del sapere insegnato occorre analizzare i legami, in termini di coerenze e prevalenze, tra queste logiche. \ud
La sperimentazione del lavoro è consistita nell’analisi di alcuni episodi didattici di tre insegnanti di scuola primaria titolari, in classe 4°, della disciplina storia, al fine da una parte, di convalidare il modello elaborato, dall’altra, di esplorare la forma del sapere insegnato, frutto della mediazione del docente in classe. \ud
La ricerca si situa dunque in un paradigma che è al contempo nomotetico ed euristico.\ud
L’osservazione degli episodi è stata condotta attraverso la registrazione video di alcune lezioni dei docenti partecipanti alla ricerca.\ud
L’analisi dei filmati è avvenuta classificando e descrivendo i dispositivi didattici (Rossi-Toppano, 2009; Rossi, 2009) presenti nelle lezioni, trascrivendo le interazioni verbali della maggior parte di essi e operando un’analisi interpretativa del contenuto delle trascrizioni (Van der Maren, 2006). \ud
L’analisi del contenuto dei corpus e gli elementi osservabili grazie ai filmati hanno permesso di rintracciare gli aspetti individuati come indicatori delle logiche del modello elaborato. La valutazione dell’interazione tra le logiche è stata il frutto del reperimento, in uno stesso aspetto della pratica, di indicatori appartenenti a logiche diverse. \ud
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Bibliografia:\ud
ALTET M.,2003, La ricerca sulle pratiche d’insegnamento in Francia, Editrice La Scuola,\ud
Brescia.\ud
CHEVALLARD Y., 1985, La transposition didactique. Du savoir enseignant au savoir enseigné, La Pensee Sauvage, Grenoble.\ud
DEVELAY M., 1995, Savoirs scolaires et didactique des disciplines, ESF Editeur, Issy-les-Moulineaux.\ud
ROSSI P.G., 2009, Tecnologia e costruzione di mondi, Armando Editore, Roma.\ud
ROSSI P.G., TOPPANO E., 2009, Progettare nella società della conoscenza, Carocci, Roma.\ud
VAN DER MAREN J.-M., 2006, Les recherches qualitatives: des critères varies de qualité en fonction des types de recherche, in L. Paquay, M. Crahay, J.-M. De Ketele (eds.), L’analyse qualitative en éducation. Des pratique de recherche aux critères de qualité, De Boeck,Bruxelles, pp. 69-84.\ud
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Sacra Hierosolymitana Religio: profili storico-giuridici e relazioni internazionali.
Capitolo I: nel sec. XVIII giunge a compimento un processo di trasformazione nelle funzioni dell’Ordine di S. Giovanni che finirà per far sentire i suoi effetti anche sul suo ruolo internazionale. Le cause di tale fenomeno vanno ricercate nel venir meno della tensione nella lotta ai pirati nel Mediterraneo e nel mutato clima culturale europeo che portò ad una frattura degli interessi all’interno delle diverse nobiltà nazionali presenti nell’Ordine. Il patrimonio gerosolimitano, territorialmente distribuito nell’ambito delle diverse Lingue in cui l’Ordine si articolava, ben poteva essere gestito da cavalieri extraregnicoli; in un contesto geografico ove i confini dei Priorati si sovrapponevano a quelli degli Stati, l’esistenza di questa organizzazione internazionale di matrice aristocratica cominciava a rappresentare un significativo fattore di disturbo nella vita dello Stato moderno. La situazione venne a cambiare alla fine del ‘700 quando le monarchie dettero vita a quel processo che è stato definito da A. Spagnoletti “nazionalizzazione” dell’Ordine. Facendo, a titolo esemplificativo, riferimento alla Lingua d’Italia, sarà il Re di Sardegna ad accendere le ostilità nel 1781, rifiutando l’exequatur all’assegnazione delle commende comprese nel territorio del suo Stato, se non effettuata in favore dei suoi sudditi. Imponendo alla Religione di nominare commendatori, per i beni posseduti nei territori sabaudi cisalpini, esclusivamente cavalieri regnicoli, Vittorio Amedeo III finì per provocare identiche reazioni da parte degli altri sovrani italiani. Alla fine, ciò che restava della Lingua d’Italia era ben poco: i sovrani si erano significativamente ingeriti nelle cose dell’Ordine ed i cavalieri avevano preferito seguire i propri interessi particolari piuttosto che quelli unitari della Lingua. Interessante la strategia di reazione elaborata dalla Milizia alla progressiva invasività degli Stati: il riferimento va ai tentativi intrapresi durante il gran magistero del portoghese M. Pinto de Fonseca, di trasformare quel modello di amministrazione decentrata di stampo aristocratico- feudale nel governo centralizzato di un piccolo principato. A.Blondy ha parlato, a tale proposito, di “monarchisation de l’Ordre”. Il solo modo di difendere l’Ordine era quello di trasformarlo in un principato sovrano, ove il Gran Maestro, appropriandosi dell’iconografia della sovranità, adotterà una precisa politica economica volta a valorizzare la posizione geografica dell’arcipelago. Sono anni caratterizzati da una gestione diretta dei rapporti con le potenze straniere attraverso l’instaurazione di rapporti “diplomatici” in senso tecnico: il fine è quello di dar vita ad una politica estera centralizzata capace di prescindere dalla mediazione delle circoscrizioni locali dell’Ordine. E’ in questo contesto che, nel 1776, sotto il Gran Magistero del francese E. de Rohan- Pulduc, il Capitolo Generale approva il Codice del Sacro Militare Ordine Gerosolimitano, un corpus legislativo, opera del giurista G.D. Rogadeo, da ricondursi nell’alveo delle contemporanee consolidazioni dell’area italiana.\ud
Capitolo II: dagli Atti del Congresso di Vienna, emerge che lo scopo principale della missione giovannita era quello di ottenere una formale garanzia da parte delle Potenze alla restituzione dell’arcipelago maltese; soltanto nel caso in cui questo obiettivo si fosse rivelato impossibile gli inviati avrebbero potuto domandare un altro luogo del Mediterraneo da assegnarsi all’Ordine in sovranità. Nella Memoria presentata dai Ministri dell’Ordine Sovrano di San Giovanni Gerosolimitano al Congresso Generale di Vienna, il documento politicamente più rilevante elaborato dalla Missione, il fine è attirare l’attenzione sull’Ordine, sollecitare le cure di un’Assemblea dalla quale dipendeva il suo stesso destino. In essa, tuttavia, non si trova alcun accenno all’arcipelago: alla luce degli esiti della “I pace di Parigi”, che aveva tolto ogni velleità all’anelito di rientro a La Valletta, la scelta di un luogo alternativo ove ristabilire l’Ordine è lasciata alle valutazioni di opportunità del Congresso. Nonostante gli sforzi dei ministri, l’Atto finale del Congresso non fece alcun riferimento all’Ordine, nemmeno in termini di un’enunciazione dei suoi diritti e delle sue pretese. Il 17 giugno i due inviati prepararono il loro congedo dall’assise, redigendo una circolare nella quale prendevano atto della circostanza per la quale il Congresso aveva quantomeno lasciata aperta la questione. Ma cosa potevano fare di più i plenipotenziari giovanniti? Non certo arroccarsi sulla pretesa ad oltranza dell’applicazione nei confronti della loro causa del principio di legittimità: l’equilibrio di potenza lo impediva. Come a Vienna, nei successivi Congressi della Restaurazione l’Ordine dovette fare i conti, prima ancora che con il fondamento giuridico delle proprie pretese o con l’esiguità delle risorse finanziarie rimaste disponibili, con il suo stesso destino. Scrive F. D’Avenia che “i suoi ampi privilegi giurisdizionali, il suo ricco patrimonio e il suo antico e riconosciuto ruolo di arbitro della legittimazione nobiliare, avrebbero comunque scatenato l’attacco degli Stati nazionali ottocenteschi, insofferenti a qualsiasi istanza alternativa di potere”.\ud
Capitolo III: nella ricostruzione di W.Grewe, il Congresso di Vienna segna il passaggio dal predominio culturale francese alla “British age of the International legal order”. Se Napoleone era riuscito a sovvertire la nozione corrente di legittimità sostituendo la forza al diritto, il Congresso rifiuta la debellatio come annientamento dell’organizzazione e delle istituzioni positae di uno Stato derivante dall’occupazione totale del suo territorio da parte di un belligerante. Klüber, nel suo Droit des gens del 1819, sottolineerà, ai fini dell’acquisizione della sovranità territoriale, la necessità della libera cessione da parte di un sovrano nonché l’imprescindibilità del riconoscimento da parte degli altri Stati: due istituti del diritto internazionale che finiscono per rappresentare il contenuto del “principio di legittimità”. Scrive Talleyrand nelle istruzioni ai plenipotenziari di Francia al Congresso: “il diritto pubblico europeo è la legge generale del territorio che forma il comune dominio dell’Europa. Uno dei principi di questo diritto è che la sovranità non può essere trasferita per il solo fatto della conquista”. E’ alla luce di questo dibattito che la Religione viene riconosciuta al Congresso come un governo in esilio: si parla di “perdita” di Malta, non di cessione. Se era vero che con la Convention del giugno 1798 il Gran Maestro Hompesch aveva ceduto l’arcipelago, era pur vero che l’aveva fatto a seguito di un’invasione che “alcun motivo di diritto o anche d’utilità non giustificava né scusava”. Il riconoscimento dell’esistenza in vita della Milizia, prim’ancora che della legittimità delle sue pretese, di cui già all’art. 10 del Trattato di Amiens, trovava conferma nel mantenimento delle relazioni diplomatiche con le principali Corti e nel regolare accreditamento dei suoi ministri in seno al Congresso. Occorreva ricercare “la sanzione dell’Europa”, ovvero l’accordo delle Potenze circa il luogo del ristabilimento. E’ quello che l’Ordine di San Giovanni cercherà di ottenere lungo l’evolversi del periodo di riferimento della ricerca, forte anche di una consolidata impostazione dottrinale di cui fanno testimonianza le pagine delle Lezioni su gli Statuti del Sagr’Ordine Gerosolimitano di A. Micallef (1792), cappellano dell’Ordine dal 1751, Professore di Diritto Civile presso l’Università di Malta
Structure and expression of the Euplotes raikovi macronuclear pheromone genes
Euplotes (and reasonably other ciliates as well) has very proficiently invested in its pheromone/mating-type systems to control both the basic (quantitative and qualitative) aspects of life, i. e., reproduction and sex. To reproduce (i. e., multiply mitotically), or to mate (i. e., engage in a sexual process with inevitable detriment to reproduction) is an alternative that cells can apparently decide in relation to which type of pheromone-receptor association, i. e., autocrine versus paracrine, turns out (in the time and space) to be more effective on their surface.\ud
The nearly one hundred species of Euplotes all evolved multiple mating types. Based on analyses of Mendelian genetics, these mating types have for long been assumed to be determined by multi-allelic series of genes inherited at a single genetic locus (i.e., the mating-type or mat locus) and deputed at the synthesis of mating type-specific signaling proteins. The chemical characterization of these signaling proteins (known as pheromones) from an array of Euplotes species has now permitted to evolve in the study of Euplotes mating types from an approach of Mendelian genetics to an approach of molecular genetics.\ud
In this new experimental context, my PhD work was directed to clone and characterize the full-length macronuclear pheromone genes from different mating types of E. raikovi and to study their mechanisms of expression. Up to now, only one gene encoding the deviant pheromone family member, Er-23, has been completely characterized in E. raikovi. Additional information on the structure of other E. raikovi pheromone genes has been derived from analyses of cDNA clones isolated from type-I cells, as well as from the determination, by PCR amplification, of the pre-pro-Er-2 and pre-pro Er-10 coding regions [...]. The results obtained in my PhD research provide new insights into this topics, since ten different macronuclear genes coding for closely homologous pheromones were identified and their mechanism of expression characterized. As previously observed in E. nobilii, a species which is phylogenetically closely related to E. raikovi [...], the E. raikovi pheromone genes appear to be structurally highly conserved, in particular at the level of their 5’ regions. In addition, analyses of their mechanism of expression suggest that this mechanism is much more complex than previously thought, since multiple mRNA’s are generated not only in relation to the activity of multiple sites of the initiation of the transcription, but also in relation to the removal of introns from the conserved 5’ regions
Tra libertà religiosa e coercizione: minoranze confessionali e statuti personali in Israele.
IFRS Financial Statement according to XBRL Taxonomy:\ud Content and structure of the future financial reporting.
The current work represents an academic contribution for the dis-cussion regarding the comparability between different IFRS financial statements and analyzes potential paths to the construction of more reliable, transparent and comparable financial information. This, by evaluating the processes and taxonomy related with eXtensible Business Reporting Language (XBRL) and its contribution for reduc-ing the lack of accounting comparability. The document results on academic recommendations on how to enhance the current IFRS taxonomy and potential strategies for reaching a broad comparability scenario in the near future