Comparatismi
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La teoria dei generi letterari e la comparatistica: una ricognizione bibliografica ragionata
Since the 1970s, the notion of genre has re-emerged as a central concern in literary studies, shaping both artistic practice and critical theory. Scholars such as Ralph Cohen have described this shift as a generic turn, underscoring the performative nature of genre as a category that not only structures literary production and reception but also conditions theoretical and critical discourse. This article examines how the evolving concept of genre has influenced recent developments in comparative literature, a field particularly sensitive to transnational and cross-disciplinary approaches. By tracing key theoretical contributions and mapping their impact on the discipline, the study offers a critical bibliography that highlights the ways in which genre has guided literary theory and criticism throughout the past decades.La questione dei generi è tornata a occupare, a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, una posizione centrale all’interno del discorso letterario, tanto sul versante produttivo quanto su quello teorico ed ermeneutico, al punto tale da far parlare alcuni studiosi, come Ralph Cohen, di un generic turn nell’approccio della critica alla materia letteraria. La nozione di genere, d’altronde, non indirizza solo gli autori nel momento della creazione artistica o l’interpretazione del lettore, ma si presenta come una vera e propria categoria “performativa”, in grado di descrivere categorie testuali i cui caratteri dipendono in larga parte dalla loro formalizzazione, un’azione “modificante” che non interessa esclusivamente la sfera della produzione letteraria, ma anche l’ampio versante della scrittura critico-teorica. Ciò risulta subito evidente se si guarda alla letteratura comparata, ambito critico particolarmente interessato a una nozione trasversale e sovranazionale come quella di genere, e a come l’evolversi di quest’ultima abbia condizionato in maniera profonda i suoi recenti sviluppi. Il presente contributo intende, quindi, ripercorrere i recenti sviluppi della comparatistica legati all’evolversi del concetto di genere letterario, offrendo una bibliografia ragionata che andrà a soffermarsi sui più importanti contributi teorici sul tema e su come questo abbia indirizzato il pensiero critico-letterario degli ultimi decenni
Un rapporto dialettico. La forma breve nel sistema dei generi letterari
The study of the dialectical relationship between ‘forms and genres’ opens up interesting perspectives that look at the complexity of the work's creation and highlight fundamental aspects of the genre system, from both a diachronic and synchronic perspective. Particularly significant in this regard are studies on the ‘short form’, which have become increasingly widespread in recent decades. The short form interferes with multiple genres, crossing them transversally. By reviewing and discussing the results of research on this interaction, this contribution aims to highlight its many contributions and different perspectives for analysis.All’interno degli studi di comparatistica, un’attenta considerazione del rapporto dialettico tra le forme e i generi apre a interessanti prospettive, che guardano alla complessità del farsi dell’opera e mettono in luce aspetti fondamentali del sistema dei generi, secondo un taglio sia diacronico sia sincronico. Particolarmente significativi risultano, in quest’ottica, gli studi sulla forma breve, che negli ultimi decenni hanno conosciuto una crescente diffusione, come testimoniato dai convegni e volumi nati in ambito nazionale e internazionale. La peculiare ricorsività della forma breve, infatti, fa sì che essa entri in interferenza con più generi, attraversandoli trasversalmente. Ripercorrendo gli esiti delle ricerche su tale interazione, il contributo intende mostrarne i molteplici apporti: dal rilievo del “valore conflittuale” (Montandon) che la forma breve assume rispetto ai generi letterari vigenti, alla riconsiderazione del romanzo o di forme lunghe in virtù dell’innestarsi, al loro interno, della brevitas; dalle narrazioni brevi nate in seguito alla rivoluzione digitale, all’ibridazione di codici espressivi e media diversi
Il genere del romanzo nell’era della globalizzazione: tra global novel e romanzo-mondo
The article aims to provide a mapping of the complex contemporary theories that seek to redefine the genre of the novel within the political, historical, and economic dynamics of globalization and decolonization. The historical opposition between the Auerbachian mimetic tradition (the tradition of Waterloo) and the Bakhtinian multidiscursivity (the tradition of La Mancha) seems to resurface today in the tension between a global novel that follows the forms of chronicle and non-fiction, and a transcultural, multilingual worldly-novel more closely tied to the modes of the real maravilloso. These stylistic and ontological differences then resonate in the model of the world represented: on the one hand, the borderless globe of capitalism; on the other, the relational and decolonial worldliness among localities.L’articolo intende fornire una mappatura delle complesse teorie contemporanee che cercano di ridefinire il genere del romanzo all’interno delle dinamiche politiche, storiche, economiche, della globalizzazione e della decolonizzazione. La storica opposizione tra tradizione mimetica auerbachiana (la tradizione di Waterloo) e pluridiscorsività bachtiniana (la tradizione della Mancia) sembra riattivarsi nella contemporaneità tra un global novel che segue i moduli della cronaca e della non-fiction, e un romanzo-mondo transculturale e multilingue, maggiormente legato ai moduli del real maravilloso. Tali differenze stilistiche e ontologiche si ripercuotono poi nel modello di mondo rappresentato: da un lato il globo senza frontiere del capitalismo, dall’altro la Mondialità relazionale e decoloniale tra le località. 
La casa “derelitta”: Rapporto tra spazi abitativi e personaggi nel romanzo "Amore Proibito" di Halit Ziya Uşaklıgil
Il presente contributo intende esplorare la relazione tra i protagonisti e lo spazio abitativo in Akş-i Memnu (Amore proibito) di Halit Ziya Uşaklıgil, uno dei più importanti romanzi del panorama letterario turco. Questo è un testo particolarmente complesso in cui si intrecciano svariate tematiche. In questa cornice, l’aspetto che maggiormente risalta è lo stato di perenne “abbandono” in cui si trovano i vari personaggi: Bihter, Nihal, Behlül, Adnan Bey, Firdevs Hanım, Mademoiselle de Courton sono individui lasciati a se stessi, naufraghi in balia dei vortici dei loro monologhi interiori. I personaggi di Amore proibito, uomini e donne abbandonati e derelitti, sono destinati a vivere in unambiente familiare altrettanto “derelitto”. La casa/villa, centro focale della narrazione e spazio (an)affettivo e costrutto culturale, è un universo composto da oggetti che simboleggiano i desideri che spingono i personaggi all’azione nonché le delusioni a essi legate
Abitare nel labirinto: "La casa di foglie" di Mark Danielewski: un’architettura del disorientamento
Casa di foglie di Mark Danielewski (2000) è tra i più notevoli esempi di ipertesto a stampa, debitore tanto di Borges quanto dell’ecosistema mediatico introdotto dal world wide web. In questa ultima prospettiva, l'applicazione al testo dei principi dell'architettura dell'informazione come strumento di analisi da un lato ne sottolinea le complesse strutture compositive e la loro somiglianza con quelle del mondo digitale, dall’altra suggerisce un parallelo con l’architettura della casa al centro della narrazione. In entrambi i casi, l’autore gioca a sovvertire la deontologia delle due discipline e a fare a pezzi la familiarità e l’ordine rassicurante cui abitazione e libro dovrebbero rispondere: sia l’uno che l’altro si trasformano in un labirinto dell’orrore, intreccio disorientante in cui si ritrovano intrappolati senza apparente via di uscita sia i protagonisti del romanzo che i lettori del libro
Guy de Maupassant: lo spazio privato della follia
A partire dalla nascita del romanzo moderno sino a oggi, almeno in Occidente, la casa è ed è stata spesso il luogo privilegiato per rappresentare una dimensione allucinata e misteriosa all’interno della trama. Non è da meno Guy de Maupassant: in alcuni suoi racconti, infatti, la casa cessa di essere un simbolo dello spazio familiare, un rifugio fisico e spirituale o il luogo dell’espressione individuale, per trasformarsi in un luogo invivibile, con manifestazioni di entità inquietanti, in cui scompare un netto confine tra l’interiorità del personaggio e l’esteriorità del mondo reale. Il contributo analizza alcuni racconti di Maupassant, in cui la casa è stato psicopatologico del personaggio, mentre gli elementi inquietanti al suo interno (come gli specchi) amplificano e riflettono le ansie del personaggio stesso
Il ‘cinismo abitativo’ nelle architetture sussurranti di Alessandro Mendini
Secondo Alessandro Mendini, la dimensione privata dell’abitare è uno dei contesti in cui si manifesta maggiormente la contraddittorietà insita nella società e nella cultura postmoderna di massa, che egli preferisce chiamare ‘neo-moderna’. Nel 1983, Mendini pubblica la raccolta Architettura Sussurrante, un disco che raccoglie brani musicali e di sound art creati a partire dai suoi scritti sul ‘cinismo abitativo’ e sulla ‘infelicità’ del progetto domestico. Prendendo spunto da questa singolare operazione discografica, si ripercorre l’evoluzione del pensiero critico del designer milanese, con particolare attenzione alla progettazione e al valore degli spazi abitativi e degli oggetti domestici. Il primo brano del disco, Casa Mia, include frammenti di Casa non casa, un editoriale pubblicato per la rivista “Modo” nel 1979. L’album, realizzato in collaborazione con i Matia Bazar, la compagnia teatrale Magazzini Criminali e altri artisti, viene ristampato nel 2019 con l’aggiunta del compact disc Extrasussurrante, contenente versioni precedentemente inedite e nuove rielaborazioni. Attraverso un’analisi storica e culturologica del percorso progettuale di Mendini e dei suoi scritti messi in musica, si offre una prospettiva critica sul rapporto tra la dimensione intima dell’ascolto e la messa in dubbio della funzione della casa che, da asset familiare, simbolico e di rifugio, si rivela portatrice di un minaccioso disincanto rispetto alla sfera privata dell’abitare. In anni recenti, Mendini tornerà nuovamente su questi temi cercando di offrire soluzioni per una casa più ‘emozionale’
Un’enciclopedia sintetica della quotidianità: La temporalità ridotta della Vita istruzioni per l’uso di Georges Perec
L’articolo indaga la componente della temporalità romanzesca della Vita istruzioni per l’uso di Georges Perec, che si caratterizza per l’estrema compressione. Questa particolare configurazione temporale, spesso snobbata dai critici, rappresenta una delle contraintes su cui è basato il grande progetto di Perec, l’altra faccia del cronotopo del romanzo, costituito dagli spazi di un condominio parigino di dieci piani e cento stanze. Dopo il confronto con una tipologia di romanzi accomunati dalla riduzione del tempo della storia all’interno delle ventiquattr’ore di una singola giornata – il romanzo circadiano o romanzo di una giornata – la temporalità della Vita istruzioni per l’uso diventa chiave ermeneutica per riflettere sull’enciclopedismo dell’opera e sul suo affondo nella dimensione privata dell’abitare, legata alla registrazione del quotidiano che Perec definisce infraordinario
La dimensione spaziale dell’entrelacement: "Palazzo Yacoubian"
Fa parte della tradizione letteraria araba, come sostiene l’eminente critico Kilito, trasformare affabulazioni, processi giudiziari, cerimonie rituali e rappresentazioni teatrali in una messinscena di drammi sociali che equivalgono a una dichiarazione di sovranità dell’ordine contro l’indeterminatezza e il disordine. La letteratura contemporanea araba, e in particolare oggi al-Aswani, mostrano come le storie vengano utilizzate come un vero e proprio tool: ciò si riscontra nel romanzo Palazzo Yacoubian, dove tutti raccontano qualcosa per mentire, nascondersi, sopraffare, rimodellando le loro life narratives in relazione al genere, all’età, alla personalità dell’ascoltatore e al rapporto che hanno con esso, nel tentativo di prevedere la sua reazione e persuaderlo: una particolare attenzione in cui, va detto, si riconosce sempre l’antica ossessione da parte di Sherazade, nelle Mille e una notte, circa gli effetti prodotti su Shariyar dalle storie che ella gli narra nottetempo. In Palazzo Yacoubian la categorizzazione degli spazi innesca una logica del contagio narrativo che lega indissolubilmente la morfologia dell’entrelacement alla dimensione abitativa
Vivere Wonderland: Entrare, Abitare e Uscire
Cosa significa vivere un mondo finzionale? In questo articolo affronterò questa domanda discutendo il caso specifico di Wonderland (nei due libri di Carroll del 1865 e 1872 e in varie interpretazioni) attraverso i tre momenti dell’entrare, dell’abitare e dell’uscire. Generalmente considerato come uno spazio di evasione, sosterrò che Wonderland è in realtà un luogo sia costruito che abitato da Alice attraverso il suo linguaggio (nonsense). Dopo un’introduzione generale, nel primo paragrafo (“Entrare”), analizzerò il movimento di discesa dell’ingresso a Wonderland e fornirò una panoramica di alcune sue implicazioni (geologiche, psicoanalitiche, esistenzialistiche, psichedeliche). Nel secondo paragrafo (“Abitare”) definirò cosa significa abitare Wonderland, attraverso un’analisi generale dei giochi e del linguaggio e una close readingdi un passaggio dai libri. Ciò che emerge è che le conversazioni agonistiche che Alice intrattiene durante i suoi viaggi in Wonderland definiscono gli spazi e le geometrie del mondo. Nel terzo paragrafo (“Uscire”) mi concentrerò sull’uscita e sul momento in cui Alice si sveglia, indagando cosa rimanga dei suoi viaggi e dimostrando che non si tratta di una storia di pura evasione. Le conclusioni si concentreranno sul concetto di mondo possibile/mondo fittizio (Lewis 1986; Pavel 1989) e suggeriranno cosa possiamo imparare dal nonsense e dai libri di Carroll