Sapienza University of Rome

Pubblicazioni Aperte Digitali Interateneo Sapienza
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    Esperienze d'avanguardia nell'Italia tra le due guerre. L'espressionismo di Marcello Gallian. L'immaginismo di Umberto Barbaro e Dino Terra

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    La ricerca è incentrata sulle esperienze avanguardistiche di tre autori attivi a Roma a partire dalla metà degli Venti, e ne segue le vicende fino al termine del decennio successivo. Si tratta di percorsi artistici ed esistenziali molto diversi, e perfino antitetici: da un lato Marcello Gallian, fascista della prima ora, ormai spiantato e anarchico, fedele fino all’ultimo a un’idea di estremismo politico e letterario che ne fa col passare del tempo un emarginato sempre più irredimibile; dall’altro Umberto Barbaro e Dino Terra, “bolscevichi”, fondatori di un’avanguardia filosovietica destinata a soffocare tra le spire di un regime sempre più asfissiante. Nel corso del lavoro, però, condotto con analisi approfondite di alcune delle più significative opere dei tre autori, emerge anche un contesto comune, che è poi – al di là di uno spazio di condivisione reale, ovvero l’underground romano di quegli anni – proprio l’estremismo antiborghese, irriducibile a una società ormai pienamente di massa, e che sul piano letterario cerca con intensità vivissima uno sbocco formale nelle strategie sperimentali messe a punto dalle più avanzate avanguardie europee (espressionismo e surrealismo su tutte). È proprio su questo piano che la ricerca prova a traslare la figura e le opere dei tre autori nel contesto della letteratura europea tra le due guerre, restituendole ad una prospettiva più ampia

    I "giudizi immediati" a richiesta del P.m.

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    A seguito della modifica legislativa del 2008, accanto al tradizionale giudizio immediato richiesto dal P.m., fondato sull'evidenza probatoria, è stato introdotto il c.d. giudizio immediato "custodiale", fondato sullo status custodiae. Si tratta di due tipologie di rito immediato a richiesta dall'accusa fondate su presupposti differenti e volte anche a realizzare differenti finalità, oltre a quella propria dei riti speciali acceleratori

    Le regole del gioco permettono infinite partite. Giochi linguistici, magie verbali e lingue inventate nelle opere su carta di Gastone Novelli. Studio delle fonti e del contesto.

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    La tesi propone un percorso tra le opere su carta di Gastone Novelli (1925-1968) dove compaiono riferimenti a giochi linguistici, alchimie verbali, una lingua inventata e vari schemi come la griglia del cruciverba, il gioco dell'oca e altri. Lo studio delle fonti (di cui alcune inedite) ha permesso di analizzare le numerose citazioni da testi antichi e contemporanei di varie discipline. E' stata inoltre delineata la fitta rete di relazioni con gli scrittori della neovanguardia sia italiana che francese, in particolare l'attenzione è stata posta sul rapporto e le affinità con Giorgio Manganelli e René de Solier sia per la pratica del gioco linguistico sia per la conoscenza di discipline esoteriche e bizzarrie linguistiche. Sono stati inoltre proposti confronti con opere di artisti verbovisivi italiani che tra gli anni Sessanta e Settanta hanno adottato giochi linguistici di vario tipo

    La teoria del riconoscimento di Axel Honneth dalle sue origini a Das Recht der Freiheit

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    Il primo obiettivo che ci si pone in questo lavoro è delineare un quadro dettagliato e al contempo sistematico dell’opera di Honneth, a partire dai primi scritti fino all’ultima monografia ad oggi pubblicata dall’autore, Das Recht der Freiheit. La ricostruzione dell’itinerario teorico honnethiano è svolta in stretta interrelazione con l’analisi critica dei progressivi sviluppi del paradigma di Honneth: si cerca di mostrare, di volta in volta, i problemi teorici che in esso si pongono, le risposte che tali problemi ottengono all’interno della prospettiva honnethiana, le strade alternative che avrebbero potuto essere percorse e le questioni ancora aperte. Particolare attenzione è dedicata anche al confronto di Honneth con i suoi principali autori e ambiti teorici di riferimento: Hegel, Marx, Adorno, Habermas, le fonti storiografiche e la teoria psicoanalitica delle relazioni oggettuali; in vari punti della tesi ci si sofferma a esaminare il modo in cui essi vengono da Honneth interpretati e fatti confluire nell’elaborazione del paradigma del riconoscimento. Le finalità più puramente ricostruttive, che costituiscono la struttura di base della tesi, non sono quindi disgiunte da quelle di carattere critico: si mira, in altre parole, a un’analisi dell’opera di Honneth volta a evidenziarne acquisizioni significative ma anche limiti, tenendo conto altresì della letteratura secondaria riguardante le opere honnethiane

    L'Italia nella politica estera dell'Albania 1957-1985

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    La ricerca analizza l’evolversi del ruolo dell’Italia nella politica estera dell’Albania tra il 1957-1985. Sono trattate le relazioni politiche e diplomatiche, economiche e culturali tra l’Albania e l’Italia, accennando anche alle relazioni tra il Partito del Lavoro albanese e il PCI, in un periodo quasi trentennale che va dalla firma dell’Accordo di attuazione del Trattato di Pace con l’Italia, all’inizio della fine del regime albanese con la scomparsa di Enver Hoxha. Le relazioni tra l’Italia e l’Albania durante la “Guerra Fredda” furono relazioni tra due paesi con ideologie, sistemi politici ed economici contrari. Furono relazioni ai confini di una guerra che con le armi non si combatté mai. E sono sempre i confini che risentono di più dell’irriducibile ostilità, poiché diventano un punto di attrito e di probabile scontro. Le relazioni bilaterali oscillarono tra momenti di tensione e distensione. Le tensioni si collocarono sul piano più ampio ideologico, politico e militare della Guerra Fredda, ma anche sulle questioni attinenti all’attuazione del Trattato di Pace. L’accordo di Roma del 1957 servì da base per risolvere definitivamente le questioni delle riparazioni, le restituzioni e altre questioni particolarmente sentite, come il trasferimento dei resti dei soldati italiani caduti durante la guerra sul territorio albanese. Le relazioni diplomatiche si elevarono a rango di ambasciata nel 1964 e l’Italia intensificò le proposte per stabilire relazioni a livello politico. Uno spazio importante è dedicato alla posizione dell’Italia all’uscita dell’Albania dal Trattato di Varsavia. Ci fu allora un “disgelo” nelle relazioni tra i due paesi, culminato nella visita del primo alto ufficiale italiano a Tirana. Questa situazione di maggior comprensione fu compromessa nel 1974 da un atto terroristico all’Ambasciata albanese a Roma, oltre ai timori che gli albanesi nutrivano su un risveglio del fascismo italiano, arrivando al punto di ritenere che l’Italia si stesse preparando a compiere un’aggressione militare contro il loro paese. L’Albania si stava dirigendo verso il totale isolamento, cominciato dal rifiuto a partecipare ai processi di distensione nell’Europa e seguito dalla rottura delle relazioni con la Cina. Nonostante l’auto-segregazione sul piano politico ed ideologico, le difficoltà economiche spinsero il paese a ricercare uno sviluppo ulteriore delle relazioni commerciali con l’Italia. Nel 1979 tra i due paesi ci furono visite reciproche dei ministri rispettivi del Commercio con l’Estero, che segnarono un punto importante non tanto economico, ma soprattutto politico nelle relazioni bilaterali. Tuttavia, l’Albania mancò l’occasione di una maggiore apertura verso l’Italia e l’occidente. Il libro “l’Eurocomunismo è anticomunismo” di Hoxha, il leader incontestabile albanese liquidò ogni asserzione su una maggiore apertura e un presunto cambiamento del corso politico del paese verso l’Italia. La “primavera” nelle relazioni tra l’Albania e l’Italia tra il 1983-1985 fu dettata soprattutto dalle forti difficoltà economiche albanesi, senza tralasciare che fosse anche il frutto di una politica estera italiana più attiva e apprezzata. Nello sviluppare questo lavoro, mi sono servita principalmente di Fonti archivistiche del Ministero Affari Esteri Albanese. Riguardo alle fonti secondarie, i volumi che trattano le relazioni italo-albanesi nel periodo della “Guerra Fredda” non sono molti, ma sono tuttavia fondamentali per comprendere l’ideologia alle basi della politica estera albanese e per collocare le relazioni tra i due paesi sul piano storico e ideologico dell’epoca

    I Littoriali del lavoro nell'Italia fascista (1936-1942)

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    Ptanois Posin. Letterati e musici itineranti nelle fonti epigrafiche di età ellenistica (Beozia, Delfi, Cicladi)

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    Analisi sistematica delle fonti epigrafiche di età ellenistica relative agli intellettuali e ai musici itineranti, per la Beozia, l'area cicladica e Delf

    How Emotional States Modulate Cognitive Control Components Affecting Performance (A Police Officer’s Perspective)

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    Cognitive psychology research focused on the relationship between automatic and controlled cognition referring to split-second decisions (Payne, 2001, 2006) and examined the effect that race as an ethnic group factor leads to a response bias in shooting decisions using videogame-like tasks (Correll, Park, Judd, & Wittenbrink, 2002; Correll et al., 2007). A weapon bias was reported in judgement denoted as a perceptual weapon-tool classification (Payne, 2001, 2006) and as a behavioural shoot-do not shoot decision (Correll, Park, Judd, & Wittenbrink, 2002; Correll et al., 2007; Greenwald, Oakes, & Hoffman, 2003). The aim of this research was to investigate the impact of arousal, valence and content of IAPS pictures on measures of perceptive sensitivity (d’), response bias (c) and reaction times (RTs). Two Weapon Identification Tasks (WIT) and two First Person Shooting Tasks (FPST) were performed manipulating emotional and arousing contents of visual stimuli. Findings are consistent with the hypothesis that affective modulation influences response bias activation and performance, and that content of stimuli amplifies the effect size

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