2176 research outputs found
Sort by
Un commento al Teseida di Boccaccio di provenienza salentina (II metà del XV secolo)
Lo studio è incentrato sull'anonimo commento volgare al Teseida di Boccaccio trasmesso dal manoscritto It. 581 della Biblothèque Nationale de France di Parigi, testimone unico ricopiato in salento entro il 1487. Del commento, finora inedito e ignorato dagli studi sul Boccaccio, si offre l'edizione critica integrale corredata di studi filologici, di profilo linguistico e di lemmario. L'indagine filologica, volta al recupero delle fonti del commento, e l'analisi linguistica condotta su tutti i livelli (grafie, fonetica, morfologia, sintassi) consentono di individuare le peculiarità di questo apparato di chiose rispetto al resto della tradizione esegetica medievale in volgare intorno al poema boccacciano, definendone l'importanza nella storia della circolazione dei testi della grande letteratura nel Quattrocento meridionale
Studio archeometrico di ceramica figulina in stile Serra d’Alto e a fasce rosse (V millennio a.C.): centri di produzione, tecnologia e scambi di prodotti finiti in Italia sudorientale
Serra d’Alto-style and red bands figulina pottery remains (Middle Neolithic), from multiple settlements in Apulia region (southeastern Italy), were investigated and compared with clays collected near Neolithic villages. The integration of archaeometric results allowed us to understand the choices of raw material, the execution techniques and the social organization of production.
All samples were subjected to petrographic, mineralogical, microstructural and chemical analyses respectively by Optical Microscopy (OM), X-Ray Powder Diffraction (XRPD), Scanning electron microscope (SEM) and X-Ray Fluorescence (XRF). Chemical data were statistically processed by Principal Component Analyses (PCA) and Cluster Analyses (CA).
The valuable figulina pottery was manufactured in few specialized production centers, close to special clay outcrops and firing at high temperatures. The composition of the marly clay used matches the Subappennina clay, available only in quarries from a quite small area. We believe that the producers discarded Terra rossa clay, immediately available in several outcrops of the region, inadequate for its properties.The production was standardized and made by specialized artisans, most likely on a large scale. Trade was the main mechanism of pottery distribution in the region
Interplay of Nanog and microRNAs in controlling stemness and proliferation in Neural Stem Cells
The maintenance of Neural Stem Cells (NSC) from different niches of embryonic or postnatal forebrain (subventricular zone and hippocampus) as well as cerebellum is promoted by a number of stemness genes (e.g. Nanog, Oct4, Sox2). Inspite of our good understanding of the mechanisms regulating these stemness drivers, there is a poor knowledge about their target genes, whereby stem cell features are regulated. We identify herein miR-17/92 cluster as a target of Nanog. Nanog controls miR-17/92 cluster by binding to the upstream regulatory region and enhancing its transcription in NSC. Whereas miR-17/92 expression is upregulated in NSC, it decreases alongside differentiation and cell maturation. MiR-17 family further enhances both clonogenicity and proliferation of NSC. Conversely, antagonizing miR-17 family yields an opposing effect. MiR-17 family has a number of potential targets involved in cell cycle and proliferation. We identify here the Transformation related protein 53-induced nuclear protein 1 (TRP53INP1), a proapoptotic stress-induced p53 target gene. MiR-17 family expression paralleled the reduced TRP53INP1 levels. Silencing TRP53INP1 in NSC enhances both self-renewal and proliferation. Infact the increase of Nanog and miR-17 family expression helps in transition from G1 to S phase of NSC cycle coinciding with the reduction of TRP53INP1. Collectively, Nanog via miR-17/92 cluster regulates NSC by silencing TRP53INP1. These findings allowed us to expand the regulatory circuitry of p53 signalling via Nanog in NSC and suggested the role of miRNAs in the maintenance of NSC.MARIE CURIE ESR FELLOWSHIP, FP7ITN HEALING Projec
Bartolomeo Sanvito: scritture e scelte librarie. I manoscritti petrarcheschi
La tesi è suddivvisa in due parti: nella prima viene condotta un'approfondita analisi diacronica della scrittura del più prolifico copista e miniatore del primo Rinascimento italiano, Bartolomeo Sanvito (Padova, c. 1435-1511), ripercorrendo la sua vasta produzione manoscritta secondo una scansione cronologica in dodici fasi. La seconda parte si concentra sull'esame codicologico, paleografico e macrotestuale dei nove manoscritti petrarcheschi esemplati da Sanvito durante la sua lunga e fervida attività, per indagare il suo metodo di lavoro e il rapporto tra i "Canzoniere" e "Trionfi" da lui copiati con il manoscritto originale Vat. lat. 3195 e con l'edizione aldina del 1501, stampata seguendo il modello allestito da Pietro Bembo (ora Vat. lat. 3197). I risultati indicano che Sanvito non fu meramente un eccelso copista di professione estremamente innovativo, ma una figura eclettica, abile e colta, perfettamente confacente ai canoni dell'umanesimo, di cui fu materialmente un interprete straordinario nell'ambito della cultura scritta, al punto da lasciare una forte impressione anche nell'arte della stampa
La matematica in pratica. Curricolo, performance e materialità nell'insegnamento e nell'apprendimento della matematica
Questo lavoro è frutto di un’etnografia multisituata (Marcus, 1995) svolta nell’a.s. 2010-2011 in cinque istituti secondari di secondo grado di Roma ed all’interno dell’organizzazione che fa riferimento al progetto delle Olimpiadi della Matematica.
Le Olimpiadi della Matematica sono un progetto volto alla valorizzazione delle “eccellenze” in matematica in base al decreto legislativo n. 262 del dicembre 2007, promosso dal Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca, organizzato dall’Unione Matematica Italiana in collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa. Si tratta di una gara di risoluzione di problemi matematici inerenti all’algebra, la geometria, la teoria dei numeri ed il calcolo combinatorio.
L’obiettivo della tesi è di indagare le pratiche di insegnamento e di apprendimento della matematica nei due contesti, unitamente si approfondiscono le pratiche di valutazione di sistema tramite i dispositivi OCSE-PISA, IEA-TIMSS ed INVALSI e la valutazione degli studenti nell’istituzione scolastica, insieme alle pratiche di selezione nella competizione olimpica.
Le cornici teoriche di riferimento guardano all’Actor-network theory in educazione (Fenwick, Edwards, 2012), agli Science and Technology Studies (STS), ai practice-based studies ed al concetto di curricolo situato (Gherardi, Nicolini, 1998) e la sua traduzione in ambito educativo (Fenwick, Edwards, 2010).
Dal punto di vista metodologico si sono svolte delle osservazioni per l’intero anno scolastico in cinque classi quinte durante le tradizionali lezioni mattutine di matematica, negli allenamenti pomeridiani nelle scuole per la competizione olimpica, nelle gare presso gli istituti, nelle Università, nella finale nazionale di Cesenatico e nello stage di formazione/selezione che si tiene a Pisa dei membri del team italiano che parteciperà alle International Mathematical Olympiad. Oltre alle osservazioni si sono redatte delle note di campo ed effettuato un numero considerevole di interviste. Per quanto riguarda nello specifico il progetto olimpico si è ricostruita la forma del network ed il relativo networking, l’ecologia degli attori attraverso cui passa la conoscenza e l’apprendimento della matematica secondo un’ottica di cooperazione organizzativa ed inter-organizzativa (Bruni, 2008).
Il lavoro si propone di mostrare come la conoscenza matematica possa essere intesa alla stregua di una pratica scientifica e sociale che è possibile posizionare all’interno di diversi networks composti da materiali eterogenei (Law, 1992), derivanti da differenti comunità epistemiche (Amin, Cohendet, 2003) in cui si producono delle pratiche sociomateriali (Orlikowski, 2007) e situate (Lave, Wenger, 2006) che si collegano ad un curricolo allo stesso modo situato
La condizione sociale del lavoro nell'era della flessibilità
E’ noto come la flessibilità del lavoro, nel cosiddetto “ambito europeo”, sia avvertita ormai da tempo come una assoluta necessità. A conferma di quanto detto è sufficiente osservare la direzione seguita dalle riforme del mercato del lavoro che in tutti i singoli contesti nazionali si sono succedute negli ultimi due decenni: tutte, senza eccezioni, vanno nella direzione della flessibilizzazione dei mercati del lavoro. All’interno di questo quadro, le domande di ricerca a cui si tenta di dare risposta sono le seguenti: come vanno interpretate, dal punto di vista del lavoro dipendente, le concrete espressioni della flessibilità? Che tipo di conseguenze hanno le stesse sul benessere sociale sperimentato dai lavoratori e lavoratrici interessati dal fenomeno? Come va interpretata, più in generale, la flessibilità nell’ottica dell’analisi dell’evoluzione storica della condizione sociale del lavoro dipendente? La trattazione si apre nel primo capitolo con un inquadramento concettuale della flessibilità. Al centro dell’analisi vi saranno il carattere multidimensionale del fenomeno e la sua natura innovativa ed atipica nei confronti del cosiddetto lavoro standard. Dopo avere inquadrato concettualmente la flessibilità, mostrandone le concrete espressioni occupazionali, il secondo e terzo capitolo saranno dedicati ad un approfondimento della più discussa ed analizzata dimensione della flessibilità: il lavoro a tempo determinato. Il principale risultato dei primi tre capitoli sarà la sottolineatura di come l’innovazione e la specificità del lavoro flessibile si risolva, concretamente, in condizioni occupazionali ed economico sociali per il lavoro dipendente flessibile senza dubbio peggiori di quelle associabili all’idealtipo di lavoro standard. Nel quarto capitolo ci si occuperà di presentare e discutere le principali tesi a sostegno della flessibilità. Come si cercherà di argomentare la motivazione ultima del sostegno alla flessibilità può essere rintracciata nella asserita capacità di stimolo alla crescita occupazionale derivante dalla flessibilizzazione dei mercati del lavoro: la flessibilità renderebbe le imprese maggiormente competitive, il che porterebbe a migliori risultati per quest’ultime e, conseguentemente, ad una crescita della domanda di lavoro. Lo schema di riferimento delle teorie sostenitrici della flessibilità del lavoro, così come il relativo dibattito internazionale, sarà indagato mantenendo come centrali due elementi di fondo: la strutturale incapacità (specie nel contesto Europeo) di riduzione dei tassi di disoccupazione dopo la piena occupazione del c.d. trentennio glorioso; la crescente competizione globale dei mercati dei beni e servizi. Questo è il contesto in cui sarà collocato il sostegno alla flessibilità espresso nel tempo dalla totalità dei governi nazionali, dalla Commissione Europea, dai principali istituti di cooperazione internazionale (per es. OCSE e FMI) e dall’ampia maggioranza del mondo accademico. Dalla trattazione che si porterà avanti nel quarto capitolo sarà possibile evidenziare dei primi risultati empirici in merito allo schema seguito dai sostenitori della flessibilità. In particolare, sarà possibile, seguendo le analisi svolte a livello internazionale sul tema, mostrare come per quanto riguarda la flessibilità salariale siano assai scarse le evidenze a favore della tesi secondo cui l’adeguamento ed adattamento dei salari alle condizioni di concorrenza conducano a positivi risultati occupazionali. Nel quinto e sesto capitolo ci si concentrerà su di un’analisi critica delle teorie che, focalizzando la loro attenzione sul lavoro a tempo determinato, hanno indicato specifiche interpretazioni (capitolo 5) o possibili correttivi socialmente accettabili (capitolo 6) alla instabilità occupazionale e retributiva derivante dalla flessibilità dei rapporti di lavoro. Il settimo capitolo avrà come scopo l’indagine empirica dei risultati occupazionali della flessibilità nella sua dimensione di lavoro a tempo determinato. Utilizzando ed elaborando dati ricavati dal database dell’OCSE, e seguendo la metodologia di indagine presente in letteratura, si confronteranno gli andamenti degli indici di protezione all’impiego (indici EPL OCSE) con gli andamenti occupazionali (andamenti nei tassi di disoccupazione e nei tassi di occupazione). Come per la flessibilità salariale sarà possibile, anche nel caso del lavoro a tempo determinato, rilevare la assenza di evidenze nella direzione indicata dai sostenitori della flessibilità. In altri termini, si sottolineerà la mancanza di una correlazione statisticamente significativa tra riduzione delle protezioni all’impiego e crescita dell’occupazione. Il successivo capitolo ottavo sarà focalizzato sull’analisi delle relazioni, individuate in letteratura, tra flessibilità ed andamenti della disuguaglianza sociale. Seguendo gli studi di settore, sarà possibile mostrare come la flessibilizzazione dei mercati del lavoro rappresenti uno degli elementi capaci di spiegare l’aumento delle disuguaglianze sociali che ha caratterizzato i paesi a capitalismo avanzato negli ultimi tre decenni. Nelle conclusioni, infine, sintetizzando e sistematizzando i principali risultati raggiunti nella trattazione svolta nel corso di tutti i capitoli, si passerà a dare risposta alle domande di ricerca da cui si è partiti. Secondo quanto si cercherà di argomentare, la flessibilità determina una evidente contrapposizione di interessi tra lavoratori ed imprese. Le imprese attraverso la flessibilità hanno la possibilità di giovarsi di condizioni di utilizzo della forza lavoro decisamente in linea con le proprie esigenze ed interessi. Ne deriva che appare del tutto comprensibile il favore con cui le imprese hanno da sempre guardato alla flessibilizzazione dei mercati del lavoro. Al contrario, per il lavoro dipendente l’innovazione e discontinuità storica rappresentata dall’adattamento flessibile alle esigenze espresse dai cicli produttivi determina un sensibile peggioramento nelle condizioni economico sociali ed occupazionali. Tale peggioramento potrebbe essere considerato dal lavoro dipendente come una soluzione subottimale o uno spiacevole trade off (disoccupazione o occupazione di scarsa qualità) qualora risultassero empiricamente confermate le supposte positive ricadute occupazionali derivanti dalla crescita di competitività delle imprese resa possibile dalla flessibilità (i comuni interessi tra imprese e lavoratori a cui si sono richiamati nel tempo i diversi fautori della flessibilizzazione del mercato del lavoro). Tuttavia, come già anticipato, il principale risultato dell’analisi che si svilupperà nel corso della ricerca in merito alle relazioni empiricamente osservabili tra flessibilità, nelle sue diverse dimensioni, ed andamenti occupazionali è proprio la mancanza di una significativa e chiara relazione tra diffusione della flessibilità ed aumenti nei tassi di occupazione. Partendo da queste considerazioni, nelle conclusioni, si sosterrà la tesi secondo cui dal punto di vista del lavoro dipendente il generale fenomeno di flessibilizzazione del lavoro può essere letto come una forma storica di regressione sociale. Una regressione che, nel confronto con il “naturale” termine di paragone rappresentato dal lavoro standard, determina perdita di stabilità, tutele e benessere economico sociale senza che ciò possa essere in alcun modo razionalmente giustificato
I Fondi di investimento immobiliare nell'Housing Sociale: strumento poco efficace in un rapporto pubblico/privato ancora problematico
The aim of the research is to verify the effectiveness and assess the social benefits of the social housing property funds. This are recent instruments of public-private partnership in Italy. Trough this tool the
central and local housing policies are intended to respond to the emergence of the lack of affordable housing, opening up to the market. It was established, in this sector, in the transition between the traditional Edilizia Residenziale Pubblica (ERP, Public Residential Housing) to the Edilizia Residenziale Sociale (ERS, Affordable Residential Housing), better known as Social Housing.
In the Piano Nazionale di Edilia Abitativa (PNEA, National Plan for Residential Housing) launched in 2008 (Law no. 133/08, Art. 11) was introduced the Sistema Integrato dei Fondi Immobiliari (SIF,
Integrated System Property Fund) created by the cooperation of the Cassa Depositi e Prestiti and Banking Foundations. It is divided into a national "fund of funds" (National Property Fund) and further
streams of funding established at the local level. It aims to increase the offer of affordable housing capital maintaining a margin of profitability for the private investors involved, but taking a strong ethical stance.
The national fund constitutes a form of investment and not a subsidy for social housing. Also for this reason, the hypothesis of the research is that the effectiveness of the property funds is not demonstrated as regards to the ERS objectives. As well as those of the traditional forms of spatial planning such as Piani di Zona (Law no. 167/62) concerning affordable housing and more recently urban redevelopment programs. The instrument is considered in the broader framework of public-private relationships, both in
the process of spatial and urban planning and in the reconfiguration of welfare policies. The satisfaction of the general interest is assumed as the ultimate criterion of validity and critical framework of the work.
It analyses the transition in the Italian planning system from a top-down prescriptive framework to a model based on agreement; in particular, the recent evolution of Italian affordable housing system. At the same time are critically analyzed both the technical, economic and social aspects of social housing, and the interim results of the PNEA.
The difficult implementation of the property fund is caused by the current economic and financial global crisis, and its complex mechanism. The study takes into account the implications of an instrument technically and politically announced to pursue objectives of general interest in the social housing policy, but also oriented to support the construction industry and the actors deeply involved in the financialization of the real estate market. Therefore the study analyzes the role of the actors involved and
the endogenous and exogenous variables that affect the projects implementation at the local level by means of Fondi Immobiliari.
The case studies chosen (Fondo Federale Immobiliare Lombardia e Fondo Parma Social House ) were the only ones recently completed through the implementation of property funds. They address economic and financial issues, social utility and process and planning instrument within the ERS. The case studies underline the effects of this approach in connection with their economic feasibility, their technical aspects of spatial planning and the implications they have on this particular sector of real estate market. Then the study concludes that the new tools are poorly effective in responding to the current housing emergency of Italy and that the initial expectations connected with the SIF have been largely unmet. Such conclusions are also confirmed by benchmarking the property fund against similar foreign experiences of affordable
housing creation within the market model (i.e. Dutch Housing Associations and the U.S. Trust Funds).
All this leads to confirm the permanence, in Italy, of still problematic aspects in the process of urban transformation based on public-private partnerships with the intent to provide affordable housing.
Therefore, bearing in mind the general interest and the profitability of private investment, the study proposes some solutions to enhance the capability of the ERS and of the Integrated System Property
Fund. It discusses some mechanism that could better ensure the fulfillment of the affordable housing service, generating that greater social utility that justifies the activation of public resources and the locally based public-private partnership
Il Life Cycle Sustainability Assessment per la valutazione della sostenibilità aziendale
This paper aims to analyze a method of analysis that highlights the results of the evaluation global sustainability, understood as environmental sustainability, but also economic and social, remains today a subject to be fully developed.
The application of the related tools for the realization of a model adaptable to strategies and management of sustainability in general and, in particular enterprise, based on Life Cycle Thinking represent the point of departure for the entire developed, which is proposed as the ultimate goal, the analysis of the methodology and instruments through the application to a case studyThe research work has been summarized into four chapters.
In the first chapter summarized the path of research done during the PhD, the evolution of the research program carried out and starting points.
The second chapter analyzes the approach to Life Cycle Thinking and Innovation made by it in view of the sustainability indicators, through a careful literature review and analysis of the development and dissemination of the approach
theoretical.
In the third chapter, however, described and analyzed in the analysis tools
prospect of application of the three pivotal Life cycle assessment tools, social -
LCA and Life Cycle Costing in the global vision of the Life Cycle Sustainability
Assessment.
Finally, in the fourth chapter is proposed to apply the whole methodology to
a case study. The case does not qualify as a tourist service for this
in the chapter is an introduction to the proposed sustainable tourism and a study
the art of the application of the methodology to the field with practical application to a structure
PROGETTARE PER GOVERNARE: IL RUOLO DELLA CLASSIFICAZIONE NELLE POLITICHE ARCHIVISTICHE DEL PASSATO E DEL PRESENTE
La finalità del progetto di ricerca è stata la realizzazione di uno studio
sull’evoluzione degli strumenti di classificazione e sulle modalità con cui si è sviluppato il
pensiero classificatorio in Italia anche al fine di comprendere con maggior concretezza
l’evoluzione dei principi che hanno portato alla definizione di quelli che ancora oggi sono gli strumenti archivistici indispensabili per la gestione dell’archivio corrente.
Gli obiettivi che hanno guidato la ricerca hanno un significato storico e metodologico
e possono essere definiti nel modo seguente:
1. contribuire all’arricchimento della conoscenza sul momento storico che ha
visto l’introduzione del sistema classificatorio e le sue evoluzioni;
2. offrire un percorso completo finalizzato a fornire un quadro storico unitario di
conoscenze sul tema della classificazione;
3. sensibilizzare gli stessi archivisti verso un’attività che deve essere considerata il principale dei requisiti funzionali
archivistici di un sistema documentario affidabile.
Il lavoro ha permesso di:
1. analizzare le istituzioni che hanno utilizzato il sistema di gestione delle carte
basato sul binomio titolario-protocollo prima del periodo napoleonico, in particolare nei territori trentini, lombardi e veneti;
2. rintracciare le magistrature che a partire dal XVIII secolo hanno utilizzato titolari di classificazione;
3. verificare i meccanismi di contaminazione tra il modello asburgico di organizzazione delle carte e il ‘metodo italico’.Le indagini hanno permesso di dimostrare la presenza di titolari di classificazione antecedenti al periodo napoleonico, in particolare nella seconda metà del XVIII sec. nei territori dell’Impero asburgico. È possibile infatti affermare che il concetto di classificazione delle carte ha origini antecedenti rispetto alle modalità di organizzazione delle stesse in archivio
secondo il quadro precostituito