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Consuetudini Barbariche. Un itinerario nel primordialismo giuridico europeo moderno
Il mio lavoro si è concentrato sulla fortuna delle antichità giuridiche e costituzionali germaniche nell’Europa moderna. Seguendo le evoluzioni del pensiero politico e giuridico francese, inglese e tedesco in un periodo compreso fra il XV ed il XIX secolo, ho indagato le condizioni, i motivi portanti e i principali sviluppi del revival delle consuetudini barbariche descritte nella 'Germania' di Tacito, nella sua continua oscillazione fra motivi politici e motivi scientifici.
Da un lato, infatti, s’è trattato di indagare una ‘fortuna politica’. In questo senso, la mia tesi configura un lungo itinerario nel ‘primordialismo giuridico’ europeo moderno, inteso come movimento di idealizzazione d’un universo etnogiuridico concepito come originario ed incorrotto – quello dei nostri selvaggi europei –, usato come metro di misura per giudicare le involuzioni della società moderna e per stimolare progetti di lotta e rielaborazione identitaria.
Tuttavia le esplosioni primordialiste dell’Europa moderna tradiscono tutte una indubitabile radice ‘scientifica’, che va identificata nella nascita e nello sviluppo degli studi storico-giuridici europei moderni, dal Rinascimento al XIX secolo. Anche la propaganda primordialista più involuta e contorta non si spiega se non s’è prima spiegata la forza d’attrazione che, fin dalla prima modernità, le antichità giuridiche (ed in particolare quelle barbariche) hanno esercitato sullo sviluppo delle scuole storiche del diritto moderne, le quali, aprendo le migliori intelligenze europee all’indagine sulle fonti originarie degli ordinamenti costituzionali del vecchio mondo, costituiscono la più lontana radice delle moderne scienze etnogiuridiche e folkloriche
Implicazioni eco-evolutive e conservazionistiche dell'introduzione di rane verdi del complesso Rana (Pelophylax) esculenta in Italia
La dea Aserah e il suo simbolo cultuale nelle attestazioni palestinesi di I millennio a.C.: sviluppo e problematiche del culto di un'antica divinità semitico-occidentale.
Il presente lavoro si propone di analizzare le attestazioni palestinesi di I millennio della dea Aserah (bibliche ed epigrafiche) concernenti un suo possibile ruolo quale oggetto di culto nella religione ebraica pre-esilica, attraverso una contestualizzazione del fenomeno religioso ebraico nel vicino contesto vicino-orientale
Ruolo dell'HPV nell'infertilità maschile
Introduzione: Le malattie sessualmente trasmesse (MST) rappresentano una nota
causa di infertilità maschile. È stata dimostrata l’associazione tra l’infezione da
papillomavirus (HPV) ed una significativa alterazione dei parametri seminali, in
particolare una riduzione della motilità. Nonostante l’HPV sia stato e sia tutt’ora
oggetto di molti studi, è stato considerato prevalentemente il genere femminile e
ad oggi restano da chiarire molti aspetti in ambito andrologico, su tutti il ruolo
clinico e laboratoristico di questo virus nel liquido seminale, la possibilità di una
diffusione nel circolo ematico e le strategie possibili per contrastare ed accelerare
la clearance dell’infezione.
Scopo: Gli scopi della ricerca sono stati quelli di valutare l'efficacia di una tecnica
di swim-up modificata per la rimozione dell’HPV da campioni di liquido seminale
infettati, di indagare la possibile associazione tra la presenza dell’HPV e di
anticorpi anti-spermatozoo e determinarne la clearance dell’infezione dal liquido
seminale, caratterizzare le cellule rotonde infette nel liquido seminale e valutare la
presenza del virus in cellule circolanti e valutare il ruolo del counseling nel
decorso clinico dell’infezione nelle coppie eterosessuali positive.
Materiali e metodi: Per raggiungere gli scopi prefissati, le metodiche utilizzate
nelle varie categorie di pazienti arruolati nelle diverse fasi della ricerca sono:
analisi del liquido seminale, TUNEL test, FISH per HPV e FISH per la
valutazione di aneuploidie, citofluorimetria, swim-up e swim-up con eparinasi III,
spermMar test, immunofluorescenza, PCR per HPV e INNO-LiPA.
Risultati: Il trattamento enzimatico dei campioni infetti si è dimostrato efficace
nella rimozione completa del virus e non ha comportato danni significativi alla
qualità degli spermatozoi trattati. Nei soggetti infetti, la presenza dell’HPV non
solo si associa ad una riduzione della motilità ma anche ad un incremento degli
anticorpi antispermatozoo (ASA) che si riducono e scompaiono al progredire della
clearance virale. Nel liquido seminale il virus è presente oltre che negli
spermatozoi e nelle cellule di sfaldamento anche nei linfociti B e nelle natural
killer (NK), cellule queste osservate positive anche in circolo in un piccolo gruppo di pazienti. Nel follow-up di coppie positive all’HPV si è osservato inoltre che un counseling mirato è efficace nel velocizzare il tempo di risoluzione dell’infezione che appare doppio nell’uomo rispetto alla donna.
Conclusioni: È sempre più evidente il ruolo dell’HPV nell’infertilità maschile e
la necessità di avere linee guida efficaci per prendersi cura dei soggetti e delle
coppie HPV positive. I risultati di questa ricerca, nonostante necessitino di
ulteriori conferme ci forniscono utili risultati e spunti di riflessione interessanti per sviluppi futuri. Innanzitutto il trattamento enzimatico dei campioni infetti si è rivelato efficace e sicuro nel rimuovere l’infezione e dovrebbe essere tenuto in considerazione soprattutto per i soggetti che si sottopongono a tecniche di fecondazione assistita. La forte associazione tra HPV e ASA suggerisce inoltre di valutare la presenza dell’infezione in soggetti affetti da infertilità idiopatica che
risultino positivi allo spermMar test. Inoltre nei soggetti e nelle coppie positive è consigliato un counseling mirato e un follow-up preciso che valuti non solo i siti
genitali ma anche il cavo orale per permettere e velocizzare l’eradicazione
dell’infezione. Futuri sviluppi di ricerca sono inoltre stimolati dal riscontro di
cellule circolanti positive all’HPV che rendono d’obbligo il chiarire quale sia il
significato clinico e laboratoristico di questo dato, e se e quali implicazioni possa
avere per il paziente
Analisi e prospettive per i complessi industriali dismessi. Il caso delle ex cartiere di Isola del Liri in provincia di Frosinone
La ricerca svolta, ha come sfondo la tematica del recupero e riconversione di
parti del costruito in disuso all'interno dei contesti urbani.
La ricerca si affianca al Progetto PRIN 2008, coordinato dal Prof. Franco Storelli e dal titolo "I sistemi di beni a rete. Gli edifici industriali dismessi e le linee d’acqua: nuovi ruoli funzionali, spazi, tecniche costruttive e linguaggi nel progetto di recupero" e, in coerenza con tale Progetto, pone l'attenzione sulle
preesistenze di archeologia industriale che caratterizzano numerosi centri del basso Lazio.
La provincia di Frosinone, e più nello specifico la Valle del Liri, costituisce l'area oggetto di indagine, particolarmente significativa per la presenza di numerosi e antichi impianti di produzione della lana e
della carta, legati sin dall'origine principalmente alla presenza della ricca rete fluviale. L'uso di acqua come primaria fonte di energia per la produzione e l'evoluzione delle strutture produttive hanno generato nel tempo una minore qualità delle aree urbane e degli ambiti naturali, compromettendo il carattere originario
dei luoghi, segnando il paesaggio e lasciando un enorme patrimonio edilizio in condizioni di abbandono e degrado. In relazione al rapporto instaurato tra il paesaggio industriale e il particolare paesaggio naturale che caratterizza i siti presi in esame, si indica la possibilità di reinterpretare la realtà delle antiche
fabbriche in una nuova realtà attraverso la riconversione dei manufatti ad altri ruoli.
Nei confronti dell'insieme degli opifici, viene proposta una lettura a sistema, nell'ottica di una loro ricollocazione nei contesti urbani attuali profondamente modificati rispetto al momento di realizzazione, mantenendone i valori originari. E' quindi considerata la possibilità che questi sistemi possano dar luogo ad un circuito di nuove funzioni, e in questo senso, di prefigurare una nuova rete di strutture in grado di erogare servizi a livello locale o anche regionale.
Le cartiere sorte nel tempo hanno rivestito, fino allo scorso secolo, una grande importanza per il territorio di appartenenza originando un singolare apparato costruito lungo le linee d'acqua, coinvolgendo il
territorio oltre la scala locale. Si tratta di insediamenti industriali privati della loro funzione originaria durante gli ultimi venti anni del '900, ma che permangono ancora oggi in una particolare relazione con i caratteri di identità dei luoghi, il tessuto urbano e il paesaggio. Proprio questo rapporto di interdipendenza tra l'ambito naturale e l'ambito artificiale è esplorato nel lavoro di ricerca attraverso lo
studio e le analisi a diverse scale: sono indagati sia i diversi sistemi che strutturano il contesto urbano e territoriale caratterizzanti i luoghi, sia i singoli opifici in disuso.
L'aera specifica presa a riferimento è circoscritta al centro urbano di Isola del Liri, caratterizzato dalla
concentrazione di una notevole quantità di cartiere, la maggior parte delle quali in disuso, distribuite lungo il fiume Liri e affiancate a suggestive cascate naturali, dove i salti di quota del terreno garantiscono
maggiore portata d'acqua, un tempo utile alla produzione. Le analisi svolte, in riferimento ai casi di studio, sono legate al rapporto tra gli aspetti tipologici della cartiera, l'apparato costruttivo, gli aspetti spaziali, la relazione con il contesto. Oltre al valore storico - documentale a testimonianza di una importante realtà produttiva nei luoghi di appartenenza, ancora oggi percepibile nei siti, altri valori sono stati riconosciuti
alle cartiere tra cui quello delle spazialità interne
Urbanesimi possibili. Abitare in un "quartiere" oltre il Grande Raccordo Anulare di Roma
ARTE E MONACHESIMO BENEDETTINO NELL'ALTO LAZIO DALLE ORIGINI AL XII SECOLO. Documenti, forme insediative e monumenti nelle diocesi di Nepi e di Civita Castellana
Lo studio si propone di colmare una lacuna storiografica relativa alla vicenda storico-artistica del monachesimo benedettino medievale in un'area circoscritta del Lazio settentrionale (le antiche diocesi di Nepi e di Civita Castellana) particolarmente interessata dal fenomeno. La ricerca, oltre a prendere in considerazione gli aspetti documentari e monumentali, si è focalizzata sulle questioni di politica territoriale papale, ed ecclesiastica in genere, connesse alla diffusione capillare del monachesimo benedettino
IDENTIFICATION AND ANALYSIS OF ALLERGENIC SUBSTANCES IN ATMOSPHERIC PARTICULATE MATTER ACTING AS A CARRIER OF TOXIC-HARMFUL COMPOUNDS INTO HUMAN RESPIRATORY TRACT
Il bioaerosol è presente sia in ambienti indoor che outdoor e può avere diverse sorgenti e, di conseguenza, diversa composizione, concentrazione e distribuzione nelle diverse frazioni granulometriche del particolato. Identificare quali agenti allergenici specifici, responsabili degli effetti negativi sulla salute umana, siano presenti nel bioaerosol è essenziale per stabilire strumenti di valutazione dell'esposizione.
Pertanto, scopo del presente progetto è stato di mettere a punto o rendere più affidabili dei metodi di estrazione ed analisi di composti utili per dare informazioni sull’allergenicità dell’atmosfera nel materiale particolato (PM) a diverse granulometrie.
In particolare è stata migliorata l’affidabilità del metodo per l’analisi di ergosterolo mannitolo e arabitolo quali bioindicatori delle spore fungine. Sono stati inoltre sviluppati un procedimento analitico per la determinazione nelle PM delle micotossine quali metaboliti secondari dei funghi e un metodo per l’estrazione e l’analisi di amminoacidi liberi e materiale proteico totale quali bioindicatori più generici del bioaerosol. Gli amminoacidi liberi vengono emessi in atmosfera da piante ed animali e provengono dalla degradazione di peptidi e proteine in atmosfera per reazioni enzimatiche e fotocatalitiche. Peptidi e proteine provengono da batteri, funghi, acari della polvere, pollini, peli di animali e muffe.
Al fine di studiare la presenza delle spore fungine aerodisperse, abbiamo analizzato il contenuto di ergosterolo, arabitolo, e mannitolo, quali biomarcatori, nel particolato atmosferico a diverse granulometrie. Dopo aver effettuato lo studio dell’effetto matrice ad opera di eventuali interferenti presenti in polvere urbana sugli analiti di nostro interesse, le particelle campionate sui filtri sono state estratte purificate e analizzate per i due polioli e per lo sterolo. Tuttavia i tre marcatori hanno mostrato di essere diversamente distribuiti nelle frazioni granulometriche dell’aerosol, provando di avere sorgenti diverse. L’ergosterolo ha dimostrato di essere l'unico tracciante affidabile alle nostre latitudini, probabilmente a causa della bassa concentrazione di spore fungine che rende significativa la presenza delle altre fonti locali di mannitolo e arabitolo, quali la combustione di biomassa, spruzzi di mare ed emissioni da piante. Inoltre, al fine di sostenere la combustione della biomassa come ulteriore sorgente di arabitolo e mannitolo nel bioaerosol, le loro concentrazioni sono state confrontate con i contenuti di xilitolo e levoglucosano nelle stesse frazioni di particolato, avvalorando tale ipotesi.
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Le concentrazioni di spore fungine sono state perciò calcolate utilizzando il solo ergosterolo come biomarcatore, attraverso un fattore di conversione che lo correla ad esse, in due siti di campionamento, uno suburbano/rurale e uno urbano, dove il materiale particolato è stato collezionato in diversi periodi stagionali.
Lo studio ha mostrato che le spore fungine sono mediamente distribuite nelle sole frazioni granulometriche con diametro aerodinamico 0,65 μm. Le concentrazioni trovate sono rispettivamente inversamente e direttamente proporzionale alla temperatura atmosferica e all’umidità relativa e sono più abbondanti in autunno presso il sito suburbano/rurale e in inverno presso il sito urbano. A seconda del sito di campionamento e della stagione, tra lo 0,1 e lo 0,8 % di PM10 e tra lo 0,3 e il 2,4 % di OC è costituito da spore fungine.
In condizioni favorevoli di pH, umidità, temperatura, presenza di substrati, funghi filamentosi possono produrre micotossine, come metaboliti secondari. Pertanto, un metodo analitico finalizzato alla determinazione di micotossine in tracce, nei campioni di particolato atmosferico, è stato sviluppato e applicato a campioni raccolti in ambienti interni ed esterni, sui quali era stata verificata la presenza di spore fungine.
Per questo studio, sono state prese in considerazione cinque micotossine: l'aflatossina B1, l’ocratossina A, la tossina T-2, lo zearalenone e la fumonisina B1, scelte, a seguito dell’esame della letteratura, sulla base di studi effettuati in precedenza in altre matrici reali. Per esse è stato sviluppato un metodo analitico per la loro determinazione simultanea, utilizzando l’HPLC-MS/MS.
A questo scopo, si è proceduto con lo studio della frammentazione in spettrometria di massa e della separazione cromatografica; è anche stata ottimizzata la procedura di estrazione e la purificazione su cartucce SPE. Sono stati calcolati i recuperi dell’intero metodo analitico (tra il 40 e l’80%), e i LOD che hanno mostrato di essere sufficientemente bassi per tutte le micotossine.
Il metodo sviluppato è stato applicato a campioni di particolato sia outdoor che indoor. La presenza di micotossine non è stata rivelata in nessuno dei campioni analizzati.
Infine, sono stati presi in considerazione gli amminoacidi liberi e combinati presenti nel materiale particolato atmosferico. Le proteine sono una delle classi più abbondanti di allergeni cui il sistema immunitario può rispondere. La loro presenza in atmosfera, così come quella di amminoacidi liberi, può essere un indice sia del materiale biologico disperso, sia dell’allergenicità dell'atmosfera sotto studio.
Pertanto, nell’ambito di questo progetto di dottorato, è stato proposto un metodo per la rivelazione di amminoacidi non derivatizzati mediante cromatografia liquida ad alta risoluzione accoppiata a spettrometria di massa tandem (HPLC-MS/MS) in modalità Multiple Reaction
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Monitoring (MRM). In particolare, lo studio si è focalizzato sull'applicazione di questo metodo per la determinazione di tali composti in particelle di dimensioni diverse, tra cui la frazione ultrafine.
Poiché non vi sono materiali di riferimento standard (SRM) con valori certificati per gli amminoacidi, la loro estrazione, purificazione ed analisi è stata ottimizzata con la polvere urbana SRM 1649a del National Institute of Standards and Technology, sebbene gli amminoacidi non siano presenti nel certificato di analisi.
Dopo estrazione ad alta pressione e temperatura con H2O/MeOH 80:20, è stata eseguita una purificazione con due cartucce SPE in serie, per garantire l'analisi in tracce di tali composti in una matrice particolarmente complessa come il particolato atmosferico.
Grazie alle fasi di purificazione e all'analisi in HPLC/MS-MS in modalità MRM, è stato possibile ottenere una determinazione senza interferenze ed un aumento del rapporto segnale-rumore (S/N) degli amminoacidi non derivatizzati.
Il presente metodo, adatto alla polvere urbana SRM 1649a, è stato applicato a campioni collezionati in atmosfera reale. Le concentrazioni di amminoacidi liberi nelle particelle atmosferiche sospese ultrafine, fine e coarse, sono rispettivamente 12,05, 21,18 e 7,64 ng m-3 con una concentrazione totale nel PM10 di 40,9 ng m-3. Serina, alanina, glutammina, treonina e glicina sono i più abbondanti amminoacidi in atmosfera. In particolare la serina è la più abbondante, pari al 28% del totale di amminoacidi liberi.
Il contenuto percentuale p/p degli amminoacidi liberi nelle tre frazioni ultrafine, fine e coarse del particolato risultano rispettivamente 0,67, 0,22 e 0,04 %, e rappresentano circa lo 0,2 % in peso di materiale particolato PM10 urbano.
Gli amminoacidi collezionati con diversi tempi di campionamento, con l’impattore multistadio e con il campionatore di PM10 sono del tutto comparabili. Questo dimostra l’assenza di eventuali enzimi nel materiale particolato campionato che potrebbero degradare le proteine e i peptidi a causa della durata del campionamento.
Sono state anche studiate le proteine su campioni di polvere urbana a diversa granulometria, per avere informazioni, in particolare, sulle particelle ultrafine.
Il metodo di estrazione di amminoacidi combinati in campioni di particolato nell'aria ha previsto tre soluzioni in serie: A) soluzione acquosa di NaCl 0,02 M; B) 20% (v/v) propanolo, ditiotreitolo (DTT) 1 mM, 1% (v/v) soluzione acquosa di acido acetico; C) tampone Tris-HCl pH = 8, sodio dodecil solfato (SDS) 0,005%, DTT 1 mM. I diversi valori di pH e forza ionica, l'impiego di tensioattivi e di agenti redox garantisce l'estrazione di amminoacidi combinati con differenti caratteristiche di solubilità.
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Il metodo di analisi ha previsto l’utilizzo di un kit di quantificazione con reagente NanoOrange, che, interagendo con le proteine, forma un complesso fluorescente che emette a 570 nm a seguito di eccitazione a 470 nm. La concentrazione proteica atmosferica è risultata di 1,6 mg m-3, che rappresenta il 6% p/p del PM10. Il contenuto percentuale p/p di amminoacidi combinati è pari al 21% nella frazione ultrafine, 7 % nella frazione fine e del 3 % nella frazione coarse.
La distribuzione dimensionale degli amminoacidi liberi e combinati dimostra una maggiore percentuale p/p nella frazione ultrafine delle particelle. Pertanto amminoacidi e proteine sono in grado di raggiungere le regioni alveolari di scambio e di penetrare nel sistema cardiovascolare, causando eventuali effetti negativi sulla salute umana.
In conclusione, nella frazione ultrafine del materiale particolato le spore fungine non vengono rivelate, mentre gli amminoacidi liberi e combinati costituiscono circa il 22% della quantità totale atmosferica. Poiché tali particelle in gran parte sfuggono la sorveglianza dei macrofagi alveolari ed è così loro garantito l'accesso agli interstizi polmonari, esse e le componenti di cui sono costituite possono raggiungere, tramite il sangue, il sistema cardiovascolare, la milza, il fegato, il cervello, dove possono causare reazioni chimiche avverse ed esplicare perciò la loro nocività.
Pertanto, il campionamento e l'analisi della composizione chimica e lo studio delle particelle ultrafine sono da considerarsi essenziali per comprendere i danni potenziali nell'ambiente e il loro impatto sulla salute umana, anche al fine di migliorare la corrente legislazione