Sapienza University of Rome

Pubblicazioni Aperte Digitali Interateneo Sapienza
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    2176 research outputs found

    Strategie per la rappresentazione e la comunicazione dei processi di trasformazione degli spazi urbani. Un'area del Campo Marzio a Roma

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    This study focuses on the analysis of the several transformations which are observable in a particular area of the inner city of Rome, and furthermore aims to provide a working method that could be increased and widened, in order to be applied to further individual cases. The first step of the work consisted in leading an historical research, by means of bibliographical, cartographic and iconographic sources, which were essential to first draft a diachronic summary of all the permutations concerning the area, and to indentify the main temporal sections. The documents collected were subsequently arranged and interpreted, to serve as a basis for the final composition, in which the many pieces of information were then compared. The applicative and experimental phase was structured over two different scales of representation: a urban one and an architectonical one. A first series of processed images was meant to retrace the transformations suffered by the building pattern from the 16th century on. A deeper analysis focus on the essentially architectural aspect, and brought to the processing of further models at a more detailed scale. At last, the research is centred on a very narrow area: the Ripetta Harbour, a point of particular convergence for the whole economical and social life of the neighbourhood: the outcome consists in a sequence of 3D reconstructions, aimed to covey a visualization, as clear as it can be, of the changes that followed one another, both on an overall urban scale of the area itself, and on a more detailed level concerning the bordering buildings, which can be useful to whomever aims to develop further studies to be founded on this one

    L'abate di Saint-Pierre: l'idea d'Europa per un nuovo sistema di governo

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    La figura dell’abate di Saint-Pierre si è prestata sempre a diverse interpretazioni, c’è chi lo considera un esponente del secolo passato, chi invece lo inquadra come precursore dell’Illuminismo, chi lo descrive come conservatore e chi come un progressista molto in anticipo per i suoi tempi. La sua produzione spesso viene criticata perché complessa, abbondante ma confusionaria, di solito utopica, priva di continuità e di coerenza. Nel prendere in esame questo autore si è cercato di inserirlo nel proprio contesto storico e culturale proprio per non lasciarsi fuorviare, per quanto possibile, da altre letture precedenti. Vista l’ambivalenza della critica in merito alla sua opera, si è cercato di dare voce al suo pensiero, e lasciare che fossero i suoi stessi progetti a guidarci nell’esame delle sue proposte e delle sue idee. Così nel primo capitolo, dopo una ricostruzione, seppure schematica, del processo evolutivo europeo, si è cercato di descrivere il periodo storico e l’ambiente culturale in cui si forma Saint-Pierre; la diversa e più complessa situazione politica della Francia, oltre che di un’Europa segnata dal pluralismo degli Stati territoriali. Ne emerge il ritratto di un uomo inserito nel proprio tempo, nei dibattiti culturali della sua epoca, nell’ambiente sociale e della corte di Luigi XIV ormai in declino. Il pensiero dell’abate recepisce il principio razionale cartesiano diffuso nella sua epoca, ma già rinnovato dalle critiche ad una visione strettamente meccanicistica della natura umana, che pure venivano avanzate da più parti. A questo proposito le riflessioni di Nicole, Pascal, Malebranche, diventano fonte di ulteriore approfondimento sui temi delle passioni, dell’amor proprio, dell’interesse ben inteso o chiarificato. Queste considerazioni venivano poi arricchite dagli apporti del Giusnaturalismo e dell’Empirismo, correnti che sottolineavano ulteriormente i limiti della visione cartesiana, soprattutto in termini di corrispondenza pratica verso le scienze come morale e politica, che restavano ai margini del pensiero di Cartesio, e in merito all’esclusione del dato sensoriale ed emotivo pure appartenenti alla natura dell’uomo. Le nuove opportunità che si aprono all’orizzonte della vita umana trasformano l’escatologia cristiana di un futuro paradiso celeste in un raggiungibile benessere terreno che porta il mito dell’eden nella realtà quotidiana. Assieme a questi nuovi aspetti si inizia a rilevare anche un atteggiamento di insofferenza verso un principio di assolutezza; il concetto di autorità è quello che più risente di questa tendenza a contrastare un potere che relegava ormai da troppo tempo la pur presente esigenza di libertà. Nel pensiero di Saint-Pierre ritroviamo questi influssi, ma soprattutto si rileva come egli sia uno tra i primi a dare voce all’esigenza di un principio di autorità meno preponderante. Egli prende le distanze non solo dall’assoluto che aveva stabilito la tradizione, ma anche dalla morale edificata su di un’acritica consuetudine e su modelli decisamente sbagliati, da una politica fondata sul capriccio e sul potere assoluto, e da una fede basata sui dogmi. L’abate vi preferisce un atteggiamento relativo ma non scettico, tendenza, quest’ultima, che avrebbe portato all’estremo opposto, di fare del libero esame e del principio di razionalità un altro assoluto. Gli eventi storici, il declino della Monarchia francese, le oggettive difficoltà e le critiche che questa subiva in merito alla propria politica autoritaria e di conquista, si innestavano a quelle considerazioni e contribuivano ad alimentare il dibattito culturale, come anche il pensiero dell’abate. Egli quindi esprime un principio di razionalità che chiamerà universale e che intende prendere in considerazione sia la ragione, il dato logico ed intellettivo, che la passione, l’emotività, l’aspetto psicologico. Troviamo in Saint-Pierre un’idea della natura umana fondata sulla ricerca dell’equilibrio dei suoi vari aspetti, un’armonia a sua volta sostenuta dall’idea dell’utile e dal progresso intellettivo e spirituale. L’uomo che pensa Saint-Pierre è un individuo che può migliorare e progredire, inserito nella società che egli stesso ha contribuito a creare, diviene anche fonte di miglioramento per gli altri. L’abate accoglie la visione giusnaturalistica che pone alla base della società un patto sociale, ma l’arricchisce sempre dell’aspetto emotivo e psicologico. In lui la ragione lavora sinergicamente con le passioni che non sono condannate a priori, ma che assumono anche un ruolo fondamentale proprio nel progresso umano. Di conseguenza il pensiero di Saint-Pierre condivide l’aspetto della ragione pratica ma è prevalentemente proteso alla pratica della ragione. La sua riflessione non vuole restare speculativa, anzi non lo è affatto, piuttosto intende divenire realtà, concretizzarsi, raggiungere i traguardi che la razionalità suggerisce. Una volta assimilati i nuovi princìpi e compresa l’importanza di una rinnovata razionalità si deve passare all’azione, e perciò predilige le scienze morali e politiche, per la garanzia che solo queste possono fornire di giungere allo scopo primario della scienza politica: il benessere degli individui membri della società che regola. Le sue riflessioni lo conducono verso una prospettiva universale, che assumendo la natura umana nella sua complessità, lo rende consapevole dell’esigenza di una riforma di tutto il sistema. La sua riforma però si indirizza principalmente all’individuo, è per il suo progresso e il suo benessere che l’abate si impegna in una serie di progettazioni che prendono in considerazione ogni aspetto della vita umana e ogni istituzione. Avendo come fine il benessere individuale e sociale e come regola l’utilità, la scienza politica che propone l’abate è un’idea di potere fondata sulle leggi, norme condivise dai membri della comunità e che lo tutelano proprio per condurlo a quella nuova forma di felicità, quel nuovo eden, che nella sua riflessione trova espressione concreta proprio nel suo vasto piano di riforme. Egli pur mostrandosi piuttosto critico nei confronti dell’istituto monarchico assoluto ne concepisce non di meno la possibilità di una riforma, in questo senso condivide le idee di molti suoi contemporanei, ma se ne differenzia decisamente per le proposte indicate come soluzioni. In realtà la progettazione dell’abate, proprio assumendo una prospettiva universale, è orientata ben oltre i confini della Francia, infatti moltissimi suoi progetti sono indirizzati più generalmente all’Europa. In Saint-Pierre vediamo prender forma un sistema di riforme destinato agli Stati europei, e ad ogni tipo di istituzione che deve uniformarsi ai nuovi princìpi ma soprattutto deve mirare al benessere individuale e sociale. Nel secondo capitolo si approfondisce il concetto di idea d’Europa e si prendono in esame i progetti di pace di Saint-Pierre. La considerazione dell’evoluzione dell’idea europea nella storia, anche se in modo necessariamente sommario, ci permette di comprendere quali differenze e quali progressi l’idea dell’abate assume rispetto al passato. L’esame della sua progettazione di pacificazione europea evidenzia ulteriormente un sistema completo di riforme ognuna collegata all’altra, che getta una nuova luce sulla sua produzione. Il suo progetto risulta essere la parte più importante di un intero piano riformatore, per ammissione dello stesso abate, ma già dagli argomenti trattati si capisce il collegamento con altre sue progettazioni più specifiche. Nella sua proposta, originale e piuttosto nuova, si riscontra un diverso concetto di potenza basato sull’autorità delle leggi, una differente idea di conquista, non più territoriale ma economica, culturale e sociale, una diversa idea di Stato che si sostanzia con la proposta di una nuova istituzione internazionale. Concetti come Monarchia universale, politica di equilibrio, conquista territoriale vengono denunciati come non corrispondenti al progresso del principio della ragione e dell’individuo. I temi della guerra e della pace trovano una diversa espressione, un differente sviluppo in ambito non solo più umanitario, ma anche economico, giuridico e politico. Per l’abate il suo Projet de Paix è la logica conseguenza del principio razionale, della ragione universale, della codificazione legislativa dipendente da quel patto sociale, che ha messo in essere la società, e che va estesa anche nell’ambito internazionale. Ma soprattutto diviene definitivamente chiaro come l’abate consideri la sua progettazione un unico piano di riforma che ha come scopo la realizzazione concreta del benessere individuale e sociale in Europa. Per raggiungerlo egli cerca di eliminare i conflitti tra Stati estendendo il potere della legge e del patto societario a quei rapporti internazionali, e di fatto istituendo una nuova comunità e una diversa istituzione. Il terzo capitolo prende in esame la valutazione complessiva che si è data alla produzione di Saint-Pierre nel tempo, e l’eredità che la sua vasta progettazione ci ha lasciato. Nel giudizio della sua epoca si è voluto mettere in risalto come spesso coloro che muovevano delle critiche verso il pensiero dell’abate, in realtà ne venivano indirettamente o direttamente influenzati. Ma soprattutto si rileva la continuità delle idee di Saint-Pierre, o forse sarebbe meglio dire del suo sogno riformatore, anche se prende decisamente strade diverse da quella da lui sperata. Per evidenziare come spesso le critiche dipendano da una visione parziale del pensiero e dell’opera dell’abate, si è dato nuovamente spazio a quei concetti più controversi che segnano proprio la sua riflessione. Così ritroviamo espressi, anche in modo più dettagliato i suoi concetti di status quo, che in realtà sottintende una diversa dinamicità e un ben altro sviluppo, di potere e di forma dello Stato, che non sono esattamente espressione di un pensiero conservatore ed assoluto, del concetto d’indipendenza e di molti altri. Poi si è cercato in qualche modo di contestualizzare l’apporto che il pensiero di Saint-Pierre può significare oggi. In questo si è voluto vedere un legame forse ambizioso con la riflessione del filosofo contemporaneo Jurgen Habermas. In particolar modo nel suo richiamo alla necessità di un ritorno alle utopie, e nella sua proposta di guardare all’Unione Europa come ad una prospettiva diversa, nuova e non più legata necessariamente ai concetti e alle teorizzazioni dello Stato nazionale. Ma l’eredità più importante che ci lascia l’abate è la sua visione equilibrata della natura umana e la sua prospettiva universale, che gli permettono di sviluppare una fiducia nell’uomo, nella società, nella politica, nel futuro che certo viene confusa con l’utopia, ma che in realtà alimenta un atteggiamento positivo, propositivo e dinamico. Del tutto diverso da ciò che invece viviamo oggi. La nostra società, ben lontana dal rappresentare quell’età d’oro che l’abate era sicuro avrebbero raggiunto i suoi posteri, è l’esempio della sfiducia, del disincanto, della passività rinunciataria senza speranza alcuna. Mancano le proposte nuove, le riflessioni ambiziose, gli slanci rischiosi, anche, ma riformatori. L’abate era un moderno, un uomo di ragione ma anche un uomo di fede, aspetti che per lui non si contraddicevano ma che anzi trovavano forza e sostegno l’uno nell’altro. La sua fiducia si ricollega a quella che dovrebbe avere il fedele cristiano, che è descritta da San Paolo e che resta la migliore definizione di fede, qualunque essa sia. In sostanza ci dice che la fede è un’aspettazione sicura di cose sperate, l’evidente dimostrazione di realtà benché non vedute. L’abate poteva avere quella fede perché in lui trovavano armonia le diverse componenti umane, perché non negava nessuna di quelle caratteristiche, e ad ognuna dava lo spazio per affermarsi e svilupparsi, perché la ragione non era l’unico principio assoluto cui riferirsi, ma si armonizzava con l’emotività e la spiritualità. Forse noi oggi dovremmo recuperare quella dimensione armonica, quell’idea equilibrata della natura umana, forse potremmo considerare i princìpi in modo relativo, mentre potremmo assumere una prospettiva universale che ci elevi dalla solita considerazione del particolare, del soggettivo, del personale. Forse così potremmo ritrovare quelle cariche utopiche che Habermas lamenta come mancanti, ed allora potremmo vedere nell’idea d’Europa non più solamente un’istituzione internazionale, che sovrasta le nostre vite invece di svilupparle nel benessere e nel progresso, come gli stessi trattati europei affermano, per ultimo quello di Lisbona, ma come un sogno comune che vale la pena di realizzare

    c-FLIPL localizes at the Endoplasmic Reticulum and Mitochondria-associated membranes and regulates organelle morphology and ER-mitochondria crosstalk

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    Cellular FLICE-inhibitory proteins (c-FLIPs) regulate Death Receptor (DR)-induced apoptotic as well as non-apoptotic pathways, by modulating caspase-8 activation. Here we showed that the long isoform of c-FLIP unexpectedly controls the Endoplasmic Reticulum (ER) morphology and the physical and functional crosstalk between ER and mitochondria. Besides its previously described cytosolic localization, we observed that c-FLIPL is also retrieved at the ER and Mitochondria-associated membranes (MAMs), ER subdomains involved in the ER-to-mitochondria Ca2+ transport, lipid metabolism and ER stress-induced apoptosis. We demonstrated that the ablation of c-FLIPL in mouse embryonic fibroblasts (MEFs) specifically alters ER morphology, inducing ER-sheets proliferation and altering the luminal contiguity of this organelle. Re-introduction of c-FLIPL in c-FLIP-/- cells partially recovers these structural defects, therefore confirming the role of c-FLIPL in modulation of ER morphology. In agreement, we also reported that c-FLIP-/- MEFs show reduced expression of the ER shaping protein reticulon4 (RTN4), that is mainly known as regulator of ER biogenesis and dynamics. Furthermore, we observed that c-FLIPL ablation loosens ER-mitochondria juxtaposition. We demonstrated that functionally, c-FLIPL ablation lowers the cytosolic Ca2+-increase evoked either by agonist stimulation or passive ER discharge. Furthermore, c-FLIP-/- cells are more resistant than their WT counterpart to cell death induced by the ER stress inducers thapsigargin and tunicamycin. Taken together, our findings suggest a novel role for c-FLIP as regulator of ER function and ER-mitochondria crosstalk

    La biblioteca circolante di Angelo Fortunato Formiggini a Roma. Un’esperienza a cavallo tra biblioteca e editoria

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    Angelo Fortunato Formiggini, editore modenese nato nel 1878 e morto suicida nel 1938, è noto, oltre che per le sue raffinate edizioni, per aver fondato la rivista di informazione bibliografica "L'Italia che scrive", pubblicata dal 1918 al 1938 con lo scopo di far conoscere la produzione editoriale italiana e di costituire uno spazio di intervento e di dibattito sui problemi più pressanti nella difficile situazione in cui versava l’editoria italiana dei primi decenni del secolo. A partire dai libri ricevuti per recensione sulla rivista, ma in una prospettiva assai più ampia a favore della diffusione del libro e della divulgazione della cultura, Formiggini istituì a Roma una biblioteca circolante, inaugurata il 1 aprile 1922, che arrivò a contare oltre 40.000 volumi, una dimensione assai rilevante nel panorama bibliotecario italiano dell’epoca. L’oggetto della presente ricerca è la ricostruzione storica dei fatti relativi alla Biblioteca circolante, la sua organizzazione e il suo funzionamento. Per raggiungere tale obiettivo una fonte fondamentale è stata l'Archivio editoriale Formiggini, conservato presso la Biblioteca Estense di Modena, sia per quanto riguarda la presenza di documenti relativi alla Biblioteca circolante, sia per analizzare la ricca corrispondenza tenuta per trent'anni da Formiggini nello svolgimento della sua attività, in particolare con alcuni tra più noti bibliotecari dell’epoca come Guido Biagi, Guido Calcagno, Luigi De Gregori, Ettore Fabietti, Domenico Fava, Tommaso Gnoli, Albano Sorbelli. Rispetto alle esperienze di biblioteche popolari o circolanti attive in quegli stessi anni, la Biblioteca circolante di Formiggini ebbe come utenza privilegiata quella classe media borghese, le cui esigenze di lettura e di informazione non erano soddisfatte né dalle biblioteche governative e di ricerca, destinate prevalentemente al ceto intellettuale, né dalle biblioteche popolari promosse dal movimento di educazione popolare di matrice socialista o cattolica, come nel caso delle classi sociali più deboli. Formiggini, che pur essendo un editore manifestò un interesse e una competenza sulle tematiche biblioteconomiche non comuni, ebbe a proposito della biblioteca alcune intuizioni molto moderne, come ad esempio l’idea di biblioteca intesa non come “museo” e deposito inutilizzato di libri, ma come servizio pubblico destinato a favorire la circolazione dei libri e la promozione della lettura. Questa apertura alla circolazione delle idee, insieme alle complesse vicende che videro Formiggini opporsi violentemente a Giovani Gentile, fu all’origine dell’isolamento della biblioteca rispetto alle politiche culturali del regime e la privò di qualsiasi appoggio di natura sia economica che istituzionale. Per questa ragione, quando la situazione economica di Formiggini divenne critica, egli non riuscì a ottenere nessun aiuto finanziario e fu costretto infine a cederla a un privato. La collezione libraria della Biblioteca circolante è andata dispersa, con l’eccezione di un blocco di oltre 500 volumi conservati presso la Biblioteca Estense. Si tratta di una porzione piccola, ma particolarmente utile non solo per poter analizzare un numero significativo di esemplari di quella raccolta, ma anche per indagarne gli elementi paratestuali, utili fra l’altro a comprendere alcuni aspetti del funzionamento della biblioteca stessa. Non rimane invece traccia di quella che sarebbe stata la principale fonte di informazioni per ricostruire il profilo della Biblioteca circolante, cioè il suo catalogo (per autori e per materie), anche se per fortuna ne esiste una versione a stampa, in diverse edizioni che ha consentito di analizzare la racconta libraria e di identificare le linee culturali presenti

    “Multistabilità nell'auto-organizzazione percettiva: Differenze individuali e correlati elettrocorticali”

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    The main purpose of the present investigation was to evaluate individual differences in multistable perception in relation to electrocortical measures. Multistable figures, in fact, allow two or more equally plausible interpretations, without changes in their physical characteristics. Perceptual multistability has encountered a constant interest, over the years, from psychological researchers because it reflects the mechanisms of perceptual organization when the information from environment is vague or inconsistent. According to a constructivist view, an ambiguous figure is good investigating tool for highlighting the role of unconscious inferences, expectations, knowledge and attention in perception. Although there are many studies and researches on multistable perception, the neural mechanisms underlying the construction of the perceptual pattern are not yet completely understood. This is mainly due to the fact that the amount of experimental findings continues to bring evidence in favor of two basic theoretical hypotheses, without succeeding in fully support one or the other interpretation. One possible explanation focuses on passive bottom-up processes while another supports top-down influences. In a comprehensive and detailed review, Long and Toppino (2004) suggest a hybrid model attempting to overcome this debate. These authors, in fact, advise the investigators to consider interactions between low-level (sensory) and high-level (cognitive) processes in multistable perception. Event related potentials (ERPs) are optimal investigation tools for understanding the contribution of bottom-up and top-down mechanisms in multistability perception. In fact, these measures offer timing information that distinguish neural responses related to basic sensory features from those associated with mental representation (Eagleman, 2001). The goal of this doctoral thesis was, therefore, to investigate the relation between individual variability in perceptual switching behaviour and ERPs associated with multistable perception. These findings may provide new understanding on individual strategies in perceptual reorganization

    The role of Parietal Cortex in the Online Control of Hand Movement Trajectory: an Inactivation and a Case Report Study

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    The role of the Superior Parietal Lobule (SPL) of the primate brain in the control of hand and eye movements has been investigated through two experiments. In one experiment two macaque monkeys were trained to perform arm movements under two task conditions. In the first the animal performed direct reaches from a central location to one of 4 peripheral visual targets. In a second condition (50% of the trials) a sudden change of target location occurred, either during the hand reaction-time (RT) or at movement-time (MT) onset. The animals were required to adjust as fast as possible their hand trajectory to reach the second target location. A behavioral testing was performed before and after SPL inactivation. The inactivated area had previously been studied in the same task by recording the activity of 225 cells that showed modulation by hand position, speed and movement direction, as well as by saccadic signals. In separate sessions, unilateral and bilateral injections of the GABA-A agonist muscimol were performed within area 5 (PE/PEc) of the SPL. As control, physiological saline was injected in the same loci. Bilateral muscimol injections caused an increase of the hand RT and MT toward the first target in the direct reaches, and to both the first and second target in the corrected ones. In the latter, this resulted in an increase of the time necessary for the correction of the hand trajectory and in an elongation of the hand-path toward the first target location. During corrected reaches, an elongation of the eye RT to both first and second target was also observed, together with a change of eye-hand coupling, which could partially explain the hand reaching disorder. These results identify SPL as a crucial node in the on-line control of hand and eye movement, and highlight the role of an eye impairment in the emergence of the movement disorder characteristic of Optic Ataxia (OA). In a second experiment a patient with OA from unilateral tumor lesion of the right SPL and a group of 8 age-matched normal control subjects were asked to perform reaching movements from a central position to peripheral visual targets presented on a touch-screen. The subjects were also requested to perform a similar center-out task under isometric condition, where a force had to be applied to an isometric manipulandum in order to move a visual cursor from the center of the workspace to peripheral visual targets. Both tasks were 3 performed with and without central fixation (extrafoveal and foveal condition, respectively). The results show no major impairments in the temporal aspects of the movement (such as eye and hand RT and MT). On the contrary, in the extrafoveal condition the patient showed larger constant errors (CE) of the movement endpoints than controls in both the reaching and isometric task. In the foveal condition statistically higher CEs were observed only in the isometric task. The patient also showed a higher variability in the endpoints' position as compared to controls across all tested conditions. These results show that OA can emerge not only when a hand movement is performed, but also when only a force pulse of desired strength and direction has to be generated

    Sviluppo di algoritmi di crittazione crittograficamente sicuri con tempo di latenza nullo

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    I principali risultati della tesi sono i seguenti: 1) Si mostra come un CSPRBG può essere usato per produrre un sistema di crittazione con le seguenti caratteristiche: - tempo di latenza nullo (le operazioni matematiche per la protezione del messaggio possono cioè essere eseguite prima e indipendentemente dalla creazione del messaggio stesso); - il sistema crittografico (di tipo pseudo-OTP) eredita lo stesso tipo di sicurezza del CSPRBG usato. 2) Si forniscono due esempi di CSPRBG (esistenti in letterarura) per cui esistono risultati di “provable security” (sotto opportune ipotesi) e che siano anche discretamente efficienti - throughput dell'ordine di 1Mb/sec; - il primo è un CSPRBG di tipo Micali-Schnorr che viene ampiamente sviluppato, con riguardo ai problemi di implementazione, nel seguito della tesie per il quale esistono risultati di provable security recenti (Steinfield-Pieprzyk-Wang 2006) - il secondo, il CSPRBG QQAD, anch'esso proposto di recente, viene riportato per evidenziare il fatto che il sistema può essere reso resistente anche ai quantum computers. 3) Si prendono in esame i problemi di implementazione per quanto riguarda il primo esempio. Si mostra come alcuni aspetti degli usuali algoritmi di aritmetica modulare possono essere (leggermente) migliorati, anche rispetto a implementazioni recenti (libro di riferimento “Modern computer arithmetic”, Paul Zimmerman, 2010) 4) Vengono esplicitamente discusse varie possibilità di adattamento del sistema (i.e. Per ottenere un throughput più elevato) e presi in esame possibili problemi; viene discussa la possibilità di implementazione su smart-card (in modo tale da ottenere un sistema “tampering resistant”). 5) Viene discusso il problema della raccolta e della gestione di dati casuali in quantità sufficiente per il funzionamento del sistema. 6) Vengono discusse alcune possibili applicazioni

    Impatto dell'esposizione combinata a silice libera cristallina e a pressione barometrica bassa nei minatori cileni in altitudine sottoposti a turni di lavoro non convenzionali

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    Si dimostra che l'aumentata ventilazione polmonare in altitudine come meccanismo di compensazione dell'ipossia costituisce rischio di contrarre silicosi nelle miniere sulle montagne delle Ande. È proposta correzione dell'attuale TLV-TWA per la silice libera cristallina per il lavoro in altitudine e con turni non convenzionali.Sono state misurate la ventilazione polmonare, frequenza cardiaca, frequenza respiratoria e saturazione dell'emoglobina a diverse altitudini: 800 mslm, 1500, 3000 e 4000 mslm.Codelco-Andina, Cile (Corporaciòn del Cobre

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