Sapienza University of Rome

Pubblicazioni Aperte Digitali Interateneo Sapienza
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    Caratterizzazione geometrica e granulometrica di stock sedimentari in ambiente marino: integrazione di dati multi sorgente, di campo e da remoto, tramite metodologie geostatistiche

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    In questa tesi vengono illustrati gli strumenti, i dati e le metodologie utilizzabili per la caratterizzazione da remoto di spiagge sabbiose. Il caso studio descritto è quello della caratterizzazione della spiaggia di Sabaudia (LT) con sensore LiDAR e iperspettrale aviotrasportati condotto nella primavera del 2009. I dati LiDAR sono stati utilizzati per l’estrazione della linea di costa e del piede della duna e per quantificare le differenze in volume di sedimento occorse tra il 2008 e 2009 sulla spiaggia di Sabaudia. I dati del sensore iperspettrale MIVIS, assieme alle analisi condotte su un numero ridotto di campioni di sedimento, sono stati utilizzati per una stima di dettaglio delle proprietà mineralogiche e granulometriche del sedimento in ciascun punto della spiaggia di Sabaudia. L’ambito applicativo approfondito in questa tesi è quello del ripascimento delle spiagge, ma i risultati ottenuti sono facilmente utilizzabili in un gran numero di applicazioni scientifiche, ambientali e di ICZM.Centro di Monitoraggio per la Gestione Integrata della zona Costiera della Regione Lazi

    RIVESTIMENTI TERMOSPRUZZATI PER BARRIERE TERMICHE DI NUOVA CONCEZIONE

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    Nel progetto di Dottorato presentato è stata ideata e presentata una innovativa configurazione multistrato di TPS di questo tipo, potenzialmente idonea sia ad un’applicazione in ambito propulsivo (rivestimento di palettature di turbine, camere di combustione, ugelli), sia come protezione termica per veicoli da rientro riutilizzabili. L’articolazione concettuale del lavoro è riassunta nello schema seguente: i.) dapprima una fase preliminare volta a verificare la realizzabilità del sistema ideato; ii.) quindi una estesa campagna di produzione e caratterizzazione dei materiali componenti del sistema per valutarne le proprietà, specie al variare della temperatura; iii.) il database dei materiali così realizzato viene utilizzato per una campagna di simulazione numerica necessaria da un lato a ottimizzare la struttura del sistema, dall’altro a valutarne le prestazioni in condizioni simili a quelle di esercizio; iv.) gli output delle fasi ii e iii vengono usati per individuare, produrre e testare materiali più performanti rispetto a quelli della fase ii; v.) viene prodotto il sistema aggiornato, realizzato con il patrimonio di conoscenze teoriche, sperimentali e simulative delle fasi precedenti. Il lavoro esposto ha riguardato la progettazione e realizzazione di un sistema TPS di nuova generazione. Allo stato attuale non sono ancora presenti sistemi di questo tipo nel panorama commerciale, altre proposte, a livello di ricerca accademica, vanno nella stessa direzione, ma non sono ancora mature. La fase di caratterizzazione, quella più impegnativa in termini di tempo e di risorse economiche, si è praticamente conclusa per quanto riguarda i materiali “standard”. Alcune delle caratterizzazioni eseguite per i materiali termospruzzati (segnatamente le prove meccaniche ad alta temperatura), sono di rarissima se non di nessuna presenza in letteratura, rappresentando di per sé un discreto valore scientifico. Per alcuni componenti, come il sistema Mo-Si-B, lo studio è in una fase più arretrata, pur avendo già consentito di mettere a punto parte dei processi produttivi, preliminari alle future fasi di preparazione delle polveri e termodeposizione. Anche lo studio relativo alla realizzazione di zirconati di cerio e lantanio ha dato discreti frutti, consentendo di mettere a punto tutto il processo di realizzazione, dalle polveri commerciali, fino al rivestimento vero e proprio, consentendo anche di realizzare i campioni spessi per le prove meccaniche ad alta T. Anche in questo caso non sono tuttora disponibili sul mercato produttori di polveri idonee alla produzione di questi materiali, obbligando a realizzare, come detto, tutto il processo. Il tema più controverso dell’attività, soprattutto sperimentale, è quello relativo alla caratterizzazione del molibdeno termospruzzato: purtroppo la sua estrema suscettibilità alla ossidazione ha limitato di molto le possibilità di indagine, fra l’altro proprio il materiale candidato alla sua sostituzione è quello più indietro nella fase di sviluppo. Per quanto riguarda gli UHTC infine, non vi sono stati particolari difficoltà: entrambi i materiali sono stati gestiti senza particolari problemi e hanno consentito di portare avanti le attività previste. Si segnala il sensibile progresso in termini di attivazione di meccanismi di protezione dall’ossidazione a caldo, specialmente alle temperature più alte sperimentate (1700 °C). Infine la fase di simulazione numerica ha consentito di condurre simulazioni termomeccaniche fortemente non lineari, sia in termini di proprietà dei materiali che di dipendenza non lineare dalla temperatura. Gli output delle simulazioni hanno consentito di indirizzare la futura fase di scelta della configurazione di TPS da realizzare, portando a scartare alcune configurazioni poco performanti. Purtroppo l’affidabilità delle simulazioni è stata ancora una volta parzialmente compromessa dal molibdeno: l’impossibilità di testarlo a più alte temperature fa sì che, durante la simulazione dell’esercizio, le sue proprietà meccaniche siano probabilmente sottostimate in termini di duttilità e capacità di plasticizzazione, portando il resto del sistema ad uno stato di sollecitazione molto intenso. Questo ha un notevole impatto sulla valutazione dello stato tensionale, anche perché è proprio lo strato metallico di molibdeno quello deputato ad attenuare le sollecitazioni all’interno del materiale

    Game Theory Approach to Competitive Economic Dynamics

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    This thesis deals both with non-cooperative and cooperative games in order to apply the mathematical theory to competitive dynamics arising from economics, particularly quantity competition in oligopolies and pollution reduction models in IEA (International Environmental Agreements)

    Le fonti scolastiche del De iure belli ac pacis

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    Il presente lavoro di tesi consiste nell’analisi testuale del De iure belli ac pacis alla ricerca delle citazioni che Grozio ha fatto delle opere e dei passi degli autori appartenenti alla corrente della cosiddetta Seconda Scolastica, la quale a buon diritto fornisce la tipologia più ampia e significativa di fonti tra quelle moderne. La finalità della tesi è di attestare il considerevole peso esercitato da questi autori sul pensiero del filosofo di Delft nella fondazione del diritto naturale, attraverso un raffronto diretto tra le parole di Grozio e quelle della fonte citata. La Seconda Scolastica ricopre un ruolo chiave perché è proprio nel misurarsi con essa che Grozio coniuga la sua attitudine all’erudizione con la sua vocazione di teologo e di teorico del giusnaturalismo, volto a individuare i criteri di un’equità naturale non solo in tutte le questioni che riguardano la guerra (le sue cause giuste e ingiuste, la liceità di ciò che vi è permesso, il diritto di preda, il diritto sui prigionieri, il limitato diritto di devastazione, la tregua, la parola data tra nemici, etc.), ma anche nei temi che esulano da essa (i beni comuni degli uomini, l’acquisizione della proprietà per diritto delle Genti, la sovranità e la sua alienazione, il postliminium, il diritto di sepoltura, il giuramento, i contratti, le pene e la loro comunicazione, etc.). L’Introduzione prende in esame uno dei temi più rilevanti e cruciali del trattato: il Bellum, in tutte le sue declinazioni. Il primo capitolo, Excerpta di luoghi groziani, riporta tutti i passi in cui Grozio cita esplicitamente gli autori della Seconda Scolastica. Tutte le citazioni sono state numerate progressivamente con l’esponente numerico in grassetto tra parentesi quadre a margine sinistro nel capitolo primo, a partire dai Prolegomeni fino alla conclusione del libro terzo. Il secondo capitolo, Un sistema di fonti, riporta in ordine alfabetico di autore, da Acosta a Vitoria, i brani originali dei 36 autori a cui fa riferimento Grozio nella sua opera, per permettere al lettore un riscontro diretto dei passi groziani con quelli delle fonti citate. A ogni riferimento testuale è affiancato a margine sinistro il riferimento all’esponente numerico che identifica immediatamente i passi groziani schedati nel primo capitolo. Nell’Appendice, sono stati riportati tutti i passi de Historiae de Rebus Hispaniae Libri XXX di Juan de Mariana, opera a cui Grozio ha attinto copiosamente per l’aneddotica e le vicende storiche.Sapienza-Università di Rom

    Coxeter groups: statistics and Kazhdan-Lusztig polynomials

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    Among the Coxeter groups most studied there are finite Coxeter groups and Weyl affine groups. For each of them, a combinatorial interpretation is known as subgroups of generalized permutation groups. This thesis introduces new statistics on these affine permutation groups which extend the well-known concepts of excedance and major index widely studied for finite Coxeter groups. At the same time, this work introduces new techniques that allows us to compute some families of Kazhdan-Lusztig polynomials for Coxeter groups and, where possible, try some link with the combinatorial statistics. In particular we give an explicit formula that computes KL polynomials on pairs of Boolean elements and finally we compute KL polynomials for all the quasi-minuscule parabolic quotients, showing that in this context all non-zero polynomials are monic monomials

    Una misura per l’alessitimia in età evolutiva: validazione italiana dell’Alexithymia Questionnaire for Children.

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    The aims of the study were to investigate factor structure and and reliability of the Alexithymia Questionnaire for Children, originally validated by Rieffe et al. (2006), on an Italian population. A total sample of 1265 participants, ranging in age from 8 to 14 years, filled in the Italian version of the Alexithymia Questionnaire for Children during school time. A sub-sample (N = 29) was retested after eight weeks for an assessment of the measure’s stability. The three-factor model reported good fit indices on the total sample, even though not all items loading on the Externally Oriented Thinking (EOT) factor appeared statistically relevant. Moreover, the model was only partially invariant across gender and age groups: analysis indicated developmental gender-specific differences on Difficulty Identifying Feelings (DIF) and EOT factors. In regard to reliability, the Total Score showed a Cronbach’s Alpha of 0.66, and test-retest reliability coefficients ranged from a minimum of 0.65 (Difficulty Describing Feelings, DDF) to a maximum of 0.91 (Total Score). In conclusion, the three-factor model was confirmed and some evidence emerged concerning its generalization to gender and age-groups

    IL DEEP MIXING PER APPLICAZIONI AMBIENTALI - ASPETTI PROGETTUALI E VERIFICA DELLE PRESTAZIONI

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    Il Deep Mixing è un metodo di consolidamento efficace ed economicamente vantaggioso che consiste nel trattamento del terreno mediante miscelazione meccanica in situ con cemento, calce o altri leganti. Le caratteristiche di tale tecnologia ne assicurano un impiego vantaggioso per applicazioni ambientali, quali la realizzazione di barriere verticali impermeabili e gli interventi di Solidificazione/Stabilizzazione in presenza di siti contaminati. Una intensa attività di laboratorio a supporto delle procedure di QC/QA (controllo e assicurazione di qualità) accompagna le diverse fasi di progettazione, esecuzione e monitoraggio di un intervento Deep Mixing e riguarda per esempio i test di miscelazione per il confezionamento di provini di miscela terreno-legante o il prelievo di campioni di miscela fresca o indurita in situ su cui eseguire le opportune prove di laboratorio. Pur dimostrandosi di assoluta importanza ai fini del buon esito di un intervento di Deep Mixing, le relative procedure di laboratorio impiegate nei processi di QC/QA non risultano essere ancora standardizzate a livello nazionale ed internazionale, con evidenti impatti e ricadute. Tale problematica è l’oggetto della ricerca internazionale “International Collaborative Study on Deep Mixing Method” attualmente in fase di svolgimento e a cui partecipano tutti gli esperti nel settore Deep Mixing e all’interno della quale si colloca il presente lavoro di Tesi di Dottorato. L’obiettivo della attività di ricerca è stato quello di fornire utili indicazioni e valido supporto verso la standardizzazione a livello nazionale ed internazionale delle procedure di laboratorio impiegate nei processi di QC/QA (controllo ed assicurazione di qualità) associate ad un intervento di Deep Mixing. In particolare, lo scopo è stato quello di analizzare e calibrare la fase di miscelazione e confezionamento dei provini di miscela terreno-legante, apportando un contributo alla definizione dei concetti di “lavorabilità” della miscela e di “applicabilità” della tecnica di confezionamento dei provini stabilizzati. È stato condotto un estensivo programma sperimentale su sette terreni reali eterogenei di Roma (presso il DICEA, sono state realizzate 21 miscele) e sulla Kawasaki Clay (presso il PARI, sono state testate 9 miscele) stabilizzati mediante cemento Portland, al fine di indagare l’influenza di differenti tecniche di confezionamento sulle proprietà fisiche e meccaniche dei provini stabilizzati. Sono state preparate trenta miscele aventi diversa lavorabilità variando il contenuto d’acqua e il contenuto di legante e rapporto acqua/ cemento. Dalle miscele confezionate sono stati prodotti circa 900 provini impiegando le cinque tecniche di confezionamento proposte dallo studio internazionale. I provini sono stati testati mediante prove di compressione e prove di permeabilità a diversi tempi di maturazione. In particolare sono state messe a punto due procedure di laboratorio tra loro collegate per la valutazione della lavorabilità di miscele terreno-legante e per il confezionamento di provini stabilizzati da sottoporre alle diverse prove di laboratorio, largamente impiegate nelle varie fasi di un intervento di Deep Mixing. Tali procedure saranno proposte per una successiva standardizzazione a livello nazionale ed internazionale. La procedura nuova ed alternativa per la misura della lavorabilità, basata sulla misura diretta del momento torcente (Mt) necessario per ruotare la lama di un miscelatore a contatto con la generica miscela all’interno della ciotola di miscelazione, ha consentito di superare i limiti degli attuali dispositivi sperimentali basati sull’impiego del “Laboratory vane”. La nuova metodologia proposta garantisce una buona ripetibilità della misura in un più ampio range di lavorabilità e di caratteristiche dei terreni compresi quelli a struttura granulare. La nuova procedura è stata utilizzata per misurare la lavorabilità delle trenta miscele terreno-legante. Le tecniche di confezionamento impiegate, così come indicato nello studio internazionale, sono state: Nessuna Compattazione (N.C.), Tapping (TA.), Rodding (RO.), Compattazione Statica (S.C.25 ed S.C.50) e Compattazione Dinamica (D.C.). È stato quindi definito un indice di applicabilità (IA) in grado di permettere la scelta della più idonea tecnica di confezionamento per una data lavorabilità della miscela terreno-legante. L’indice IA fornisce l’indicazione sulla tecnica di confezionamento capace sia di assicurare la massima ripetibilità dei risultati rispetto le altre (in termini di minimi errori relativi) sia di produrre provini maggiormente omogenei e quindi aventi le migliori proprietà fisico-meccaniche (in termini di densità e resistenza a compressione qu). Dai dati sperimentali ottenuti, l’applicabilità di ciascuna tecnica di confezionamento per la preparazione di provini di miscela terreno-legante è risultata funzione della lavorabilità della miscela. Considerando i dati complessivamente ottenuti presso il PARI e presso il DICEA è stato quindi possibile definire i range di applicabilità delle tecniche di confezionamento in funzione della lavorabilità delle miscele terreno-legante (espressa dal parametro Mt, momento torcente). Altro obiettivo della ricerca è stato lo studio di “tire chips” (granulato di copertone) come additivo, per migliorare le caratteristiche delle miscele terreno-legante; questa fase è stata eseguita in collaborazione con il Foundation Group (PARI). È stata condotta una campagna di prove di laboratorio al fine di studiare l’effetto dell’aggiunta di “granulato di gomma da pneumatici” - tire chips - sulle proprietà meccaniche di una miscela terreno cemento, impiegato nella realizzazione di barriere impermeabili eseguite mediante la tecnologia del Deep Mixing. Il terreno studiato è una Sabbia argillosa artificiale, caratterizzata da un contenuto d’acqua del 16% e costituita dal 64% di Sabbia “Soma sand”, 27% di Argilla “Kawasaki clay” e 9% di Ghiaia. Sono stati impiegati tre diversi tenori di tire chips, additivati alla medesima miscela terreno cemento di partenza. Utilizzando apposita apparecchiatura triassiale, sono state eseguite prove di permeabilità durante i diversi gradini di carico di un processo di compressione ad espansione laterale libera. È stato anche possibile impiegare un Micro-Focus X-ray Computed Tomography (CT) scanner per eseguire delle tomografie ai raggi X dei provini di miscela testati. I risultati ottenuti indicano come la resistenza e la rigidezza dei provini testati si riducano con l‟incremento di tire chips, che portano verso un comportamento meno fragile. Contestualmente è stata osservata una riduzione della permeabilità a parità di step de formativo. L’ultima fase dello studio, eseguita in collaborazione con l’Università di Padova e la Bauer Group, ha riguardato il confronto tra i risultati di prove di laboratorio e quelli ottenuti con prove in sito effettuate in un campo prova di Cutter Soil Mixing a Zandvoort (Olanda). A partire dalle misure ottenute “real time” dei parametri di produzione di alcuni pannelli CSM di prova è stato possibile individuare il binder content effettivo, utile per ricreare il medesimo mix design in laboratorio, impiegando il terreno prelevato in sito e il legante utilizzato in cantiere secondo gli stessi dosaggi. Sui provini confezionati in laboratorio sono state condotte prove meccaniche e fisiche i cui risultati andranno integrati e confrontati con quelli ricavati a seguito di simili prove di laboratorio su campioni prelevati “wet grab” e di opportune prove in sito sui pannelli CSM in vera grandezza, al fine di valutare l’influenza sui risultati della procedura di prelievo di campioni in cantiere e delle condizioni effettivamente presenti in sito, quali: temperatura di maturazione, condizioni di confinamento, eventuale drenaggio di acqua ad opera degli strati sabbiosi. Si riportano le principali conclusioni dello studio sperimentale: L’estensivo programma sperimentale condotto ha consentito di ottenere indicazioni decisive riguardo l’influenza delle tecniche di confezionamento sulla rappresentatività delle prove preliminari di laboratorio così come condotte in un trattamento di Deep Mixing. I risultati ottenuti, che costituiscono una base suscettibile di integrazione con i dati ricavati dalle diverse organizzazioni partecipanti al programma di ricerca internazionale “International collaborative study on Deep Mixing”, hanno chiara evidenza applicativa con ricadute sui criteri di progettazione e controllo. In base ai risultati sperimentali illustrati nella tesi, che però necessitano di ulteriori approfondimenti, si può preliminarmente concludere che l’utilizzo di granulato di copertone come additivo in miscele terreno-cemento può essere impiegato con successo al fine di minimizzare la possibilità di perdita di tenuta della barriera verticale impermeabile nei casi di deformazioni considerevoli

    STRATEGIE RICOSTRUTTIVE DELLA ZONA D'APOGGIO DEL PIEDE NEI TRAUMI DELL'ARTO INFERIORE

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    La copertura delle perdite di sostanza del piede, in particolare della zona d’appoggio, tallone e avampiede, ha sempre rappresentato un grosso problema per il chirurgo ricostruttore. Le particolarità anatomiche e funzionali di queste regioni spiegano l’enorme numero di tecniche utilizzate e le divergenze d’opinione relative alla ricostruzione delle regioni anatomiche portanti. Lo sviluppo della microchirurgia, l’avvento dei lembi liberi negli anni ’70, nonché la descrizione di numerosi lembi loco-regionali muscolo-cutanei o a flusso retrogrado, hanno considerevolmente migliorato la prognosi delle perdite di sostanza del piede. Infine la piu’ recente descrizione di lembi, sia liberi che locali, basati sui vasi perforanti hanno ulteriormente contribuito al trattamento di queste lesioni, riducendo al minimo le sequele legate al sito donatore. Attualmente il chirurgo plastico dispone dunque di molteplici soluzioni per la copertura delle perdite di sostanza di questa regione. L’obiettivo di questo studio è quello di analizzare i mezzi di copertura della zona d’appoggio del piede utilizzati in un periodo di 20 anni, di precisare l’evoluzione nel tempo dei mezzi utilizzati, al fine di meglio definire le indicazioni chirurgich

    "L'ouverture sur les nouveaux possibles" nell'epistemologia piagetiana

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    The aim of this research is to reconsider the biological works of the young Piaget in relation to the epistemological analysis of "possibility" in order to underlie the conceptual extension of heredity that seems to be one of the more interesting open question of the actual molecular and evolutionary biology

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