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Distributed field estimation in wireless sensor networks
This work takes into account the problem of distributed estimation of a physical field of interest through a wireless sesnor networks
PROBLEMATICHE GEOTECNICHE ED AMBIENTALI CONNESSE CON LA REALIZZAZIONE DI STAZIONI METROPOLITANE
The new C Line of Rome Underground -T4, T5 and T6A lots- mainly runs into volcanic deposits deriving from the Colli Albani apparatus, widely extended in south-eastern areas of Rome. The local hydrogeological framework is very complex due to the large variations of permeability in function of granulometry, cementation processes and secondary fracturing of pyroclastic strata.
The bottom of the excavation of the underground stations lies 25/ 30 meters below the groundwater level. In order to allow dry conditions and to prevent bottom heave during excavation, the groundwater level is lowered by deep wells systems. Some dewatering field tests showed how the local stratigraphy strongly affects the dewatering efficiency. Steady state filtration FEM analyses allowed to compare permeability of soil with Lefranc in situ tests results and to verify the efficiency of grouted plugs.
Due to the presence of a densely built urban environment, the selected solution for the construction of the stations consists of a “cut and cover” excavation about 35-55 m depth retained by multi-propped diaphragm walls to minimise settlements and prevent damage to the structures. The diaphragm walls were carried out with hydromills and self guided mechanical grab.
An intense programme of monitoring was set up to control and prevent the effects induced by the excavation during the entire construction progress. The work presents the in situ measurement of ground surface settlement due to lateral diaphragm walls installation of some stations of the new C Line using different construction techniques. Numerical analyses carried out to interpret situ measurements for two different stations of T4 lot, namely Pigneto and Malatesta, showed the main influence of presence of soft soil on the settlements due to diaphragm wall installation.RomaMetropolitane S.r.l
“Spontaneous generation of RNA”
The field of prebiotic chemistry deals with experimental and theoretical approaches and scenarios toward an understanding of how biologically relevant molecules may have been formed and how they may have developed into protocellular systems, which eventually led to the origin of life.
In this context, many progresses has been made, in recent years, in the field of the origin of nucleobases, nucleotides and oligonucleotides. We have shown that formamide (HCONH2), one of the simplest molecules grouping the four most common elements of the universe H, C, O and N, provides a chemical frame potentially affording all the monomeric components necessary for the formation of nucleic polymers. In the presence of the appropriate catalysts, and by moderate heating, formamide yields a complete set of nucleic bases, acyclonucleosides and favours both phosphorylations and transphosphorylations. We also observed that nucleoside phosphorylation and oligomerization may take place in water in nonenzymatic abiotic conditions. Both observations contribute to the understanding of the origin of informational polymers. Finally, we present experiments showing the non enzymatic ligation of oligo RNAs in water leading to the formation of RNA of biologically relevant length, ready to undergo to Darwinian selection
Design, synthesis, conformational study and biological evaluation of structural analogues of native bioactive peptides
I MARMI POLICROMI NELL’ARCHITETTURA SACRA DEL TARDO CINQUECENTO ROMANO. STORIA, CONSERVAZIONE E RESTAURO
L’affermazione a Roma, negli ultimi decenni del XVI secolo, del gusto per le policromie marmoree nella decorazione degli spazi sacri è stata oggetto di una ricerca incentrata sulla comprensione storico-artistica del fenomeno, sulle questioni relative alle tecniche di lavorazione e assemblaggio dei materiali impiegati e, infine, sulle problematiche inerenti la conservazione e il restauro delle stesse finiture.
Dopo un preliminare inquadramento storiografico – che occupa il primo capitolo –, teso ad evidenziare apporti fondamentali e valutazioni critiche preminenti riguardo a tale manifestazione artistica nella più recente letteratura, lo studio si è concentrato, nella prima parte del secondo capitolo, nel tentativo di far emergere specificità tematiche connotative del fenomeno nel quadro dell’architettura del secondo Cinquecento; premettendo a ciò un necessario excursus sull’impiego delle tarsie marmoree nell’architettura antica, nel Medioevo e nel Quattrocento. In tal modo, si è tentato di precisare, indagando anche sulle figure coinvolte (architetti, committenti e maestranze), il dispiegarsi di questa elaborazione artistica che grande influsso ebbe non solo nella Roma papale, ma anche in grandi centri quali Firenze e Napoli. A tal proposito, ripercorrendo i grandi cantieri decorativi nelle fabbriche papali e le “piccole” realizzazioni di cappelle gentilizie nelle chiese romane, si è potuto dibattere intono alle motivazioni che spinsero verso un cambiamento così radicale di gusto, avvenuto nel panorama artistico cinquecentesco, individuando anticipazioni e rapporti di scambio fra i centri promotori di questo mutamento.
Il terzo capitolo accoglie invece al suo interno la disamina analitica del linguaggio, ottenuta anche e soprattutto grazie all’impiego di schede di lettura (riportate in appendice, assieme a un abaco delle figure impiegate) dei circa trenta episodi prescelti. Tali schede, organizzate in due parti, a carattere filologico la prima e più strettamente illustrativa (con restituzioni grafiche di dettaglio) la seconda, hanno offerto la possibilità di concentrare l’attenzione sulle relazioni intercorrenti fra lo spazio architettonico nel suo complesso e le relative decorazioni policrome impiegate: ovvero come e con quali peculiarità il marmo-colore utilizzato, scandendo le superfici architettoniche (verticali e orizzontali), ha riformulato figurativamente lo spazio. Sono stati così presi in esame i marmi utilizzati (in riferimento alla loro qualità cromatica, nonché alla loro provenienza e lavorazione), le procedure di realizzazione delle superfici colorate, la scelta delle figure geometriche e/o naturalistiche (in rapporto al risultato conseguito sul piano percettivo) e la relazione fra superficie policroma marmorea e ulteriori elementi decorativi, come stucchi, dorature e pitture.
Nel quarto capitolo, entrando più nel merito della questione tecnico-esecutiva di tali rivestimenti, si è puntata l’attenzione – grazie all’apporto di un approfondimento archivistico-documentale – sugli aspetti legati all’esecuzione materiale degli apparati decorativi. Sono stati così precisati ruoli e competenze delle varie figure coinvolte (anche in riferimento alla loro diverse provenienze); si sono affrontate le dinamiche del cantiere e l’organizzazione interna alle botteghe artigiane; ci si è soffermati sugli strumenti e i metodi di lavorazione.
Nel quinto e ultimo capitolo è stata esaminata la questione relativa alla conservazione e al restauro delle superfici policrome, individuando nel loro stato attuale forme e fenomeni di degrado riscontrabili con maggiore frequenza e precisando modalità e tecniche di restauro utilizzate nel passato su tali rivestimenti. Infine si sono descritte e puntualizzate le diverse tipologie d’intervento prevedibili (dall’intervento di riproposizione con marmi antichi o di cava moderni, all’utilizzo di tecniche di finto marmo o marmi artificiali), individuandone potenzialità e aspetti problematici
Finite Element Modeling of Dielectric Elastomer Actuators for Space Applications
A special actuator device with passive sensing capability based on dielectric elastomer was studied and specialized to be used in space applications. The work illustrates the research project modeling procedure adopted to simulate the mechanical behavior of this material based on a finite element theory approach. The Mooney-Rivlin’s hyperelastic and Maxwell’s electrostatic models provide the theoretical basis to describe its electro-mechanic behavior. The validation of the procedure is performed through a numerical-experimental correlation between the response of a prototype of actuator developed by the Risø Danish research center and the 3D finite element model simulations. An investigation concerning a possible application in the space environment of dielectric elastomer actuators (DEA) is also presented.European Space Agenc
Pelvic Organ Prolapse: a new combined approach
Il passaggio nell’uomo dalla stazione orizzontale a quella verticale ha richiesto un pavimento pelvico robusto e resistente, atto a sopportare il peso degli organi addominali e pelvici. Gli orifizi per il passaggio attraverso il diaframma pelvico di organi provvisti di muscolatura propria (retto, uretra, e vagina nella femmina), insieme all’invecchiamento fisiologico del connettivo che compone i legamenti ed i muscoli pelvi-perineali, comportano il cedimento delle aree sottoposte a maggior pressione come la regione pelvica. Il prolasso pelvico (definito in letteratura come prolasso urogenitale) è una patologia dell’età adulta del sesso femminile molto frequente, dato che il rischio di subire un intervento chirurgico per il trattamento di un disordine della statica e della dinamica della pelvi è di circa il 10% per una donna con una vita media di 80 anni2,5-6. Tale patologia, oggi più facilmente diagnosticabile grazie allo sviluppo di nuove tecnologie radiologiche dinamiche, si presenta prevalentemente nelle donne di età superiore ai 40 anni e con un’incidenza di circa il 30-40%7,12. La strategia chirurgica adottata è fondata sul principio del sostegno dei 3 compartimenti. Le attuali tecniche prevedono approcci per via trans-vaginale o per via trans-addominale, con o senza l’utilizzo di rinforzi protesici. L’autore riporta nel presente lavoro i risultati preliminari di un nuovo tipo di trattamento chirurgico per la correzione del prolasso tricompartimentale frutto della combinazione di due differenti tecniche, valutandone fattibilità e risultati a breve e medio termine
Multichannel Passive Radar: signal processing and experimental prototype development
In the framework of research activity on passive radar systems for target detection and localization in this thesis three main topics are presented: (i) the joint exploitation of the signals of opportunity
received at multiple carrier frequencies, which can provide the best performance in term of detection capability, since it exploits all available information and makes the detection scheme robust with respect
to both the content of the broadcast radio program and the propagation channel conditions; (ii) the setup of a new acquisition device with up to four input channels; (iii) the exploitation of new promising waveforms of opportunity (DVB-T signals), which represent an interesting choice for PBR systems development