Sapienza University of Rome

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    Azathioprine-Induced Peripheral T Cell Apoptosis And Drug Response In Patients With Crohn’s Disease

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    Background and Aim: the long time interval for a trial of thioupurine therapy and the potential side effects in spite of the proven efficacy, do not encourage their use as early therapeutic option in Crohn’s Disease (CD). The development of tests predictive of responsiveness represents a major attempt in the clinical management of CD patients. Azathioprine (AZA) is able to induce apoptosis of T cells; therefore we analyzed the “in vitro” thiopurine-induced T cells apoptosis in a group of CD patients with known response to a previous treatment with AZA. Methods: peripheral CD4+ T cells from 16 CD patients were stimulated with antiCD3/CD28 mAbs in the presence or absence of AZA or 6-MP or 6-thioguanine; apoptosis was assessed using Annexin V staining. Results: Apoptosis stimulation index (% of apoptotic cells in the presence of thiopurine / % of apoptotic cells in their absence) was significantly lower in non responder when compared to responder patients (1.46 (0.97-1.8) vs. 2.19 (1.58-2.65) median (range), respectively; p=0.002 by Mann Whitney test). Conclusions: evaluation of apoptosis stimulation index of peripheral CD4+T cell induced by AZA might represent a parameter useful for a proper selection of CD patients candidate to thiopurine treatment

    UNA OPPOSIZIONE DI TIPO PARTICOLARE. PCI E CENTRO-SINISTRA (1960-1968)

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    Lo scontro tra sostenitori e oppositori della formula di governo basata sull’alleanza della Dc con il Psi ha segnato profondamente la storia dell’Italia repubblicana, e ha avuto un’evoluzione alquanto contraddittoria che ha lasciato dietro di sé un paese ben diverso da quello che avrebbe potuto essere. Ha lacerato il tessuto partitico nel suo insieme, giacché le principali formazioni politiche si divisero al loro interno tra correnti più meno visibili, giungendo in taluni casi a scissioni e ricongiungimenti su basi piuttosto labili. Viene ricostruito in questo studio l’articolazione e lo sviluppo dell’approccio comunista al centro-sinistra nell’arco temporale che va dal 1960 al 1968. Rispetto alla sopravvivenza complessiva dell’indubbiamente innovativo esperimento, estendibile fino alla metà degli anni Settanta allorquando videro la luce gli esecutivi di solidarietà nazionale, si è inteso proporre una periodizzazione più ristretta che però, si ritiene, ne rappresenta il momento più vero e significativo. D’altronde, come hanno osservato Giuliano Amato e Luciano Cafagna in Duello a sinistra, le politiche del 19 maggio 1968 furono delle «elezioni-verdetto», un passaggio assolutamente cruciale. L’intento, infatti, era quello di seguire il Pci negli anni fondamentali e delicati della sua elaborazione concettuale sul tema in oggetto, evidenziare il dibattito interno, le differenze di analisi, il venir meno di quel monolitismo che solo Togliatti, con la sua indiscussa capacità di sintesi tra le diverse anime del partito, riusciva a cementare. Non a caso, era soltanto dopo la sua scomparsa che lo scontro diventava più palese e sicuramente lacerante, determinando l’alleanza di Amendola con Longo e la sconfitta di Ingrao. Le premesse della ridefinizione del mercato politico italiano hanno radici nella crisi del centrismo e nelle vicende della metà degli anni ’50, quando si apriva la ricerca di un’apertura a sinistra, si registrava la fine del patto di unità d’azione tra Pci e Psi e iniziava un tumultuoso processo di sviluppo economico e sociale. Indubbiamente gli anni del boom segnarono una cesura fondamentale, e l’idea del centro-sinistra nacque anche per ristabilire il primato della politica sull’economia e colmare la frattura che tra queste si era aperta. Quando negli anni Cinquanta fu lanciata la proposta per un cambiamento dell’asse parlamentare, il Partito comunista si mostrò possibilista in quanto la partecipazione dei socialisti non necessariamente avrebbe dovuto portare alla rottura dell’unità. Di contro, poteva subire un’accelerazione il percorso tendente alla realizzazione di una società più incline alle proprie aspirazioni. Al IX congresso nazionale del gennaio-febbraio 1960, Togliatti caratterizzò la sua relazione in senso fortemente aperturista, introducendo il concetto della collaborazione indiretta, indipendente dalle scelte del Psi. Tuttavia l’atteggiamento mutò molto rapidamente a seguito dei noti fatti di luglio e con la formazione del governo delle convergenze democratiche. La diversa espressione di voto del Pci e dei socialisti sulla fiducia produsse un solco ulteriore tra i due partiti, che divenne ancora più marcato quando, all’inizio del 1961, si presentò il problema della formazione delle amministrazioni comunali. In effetti, la realizzazione del centro-sinistra in periferia creò più di una difficoltà ai comunisti, giacché il loro atteggiamento sulla nuova formula era mutato in senso oppositivo. Si rese quindi necessaria una operazione di recupero dell’unità per evitare l’isolamento e per correggere l’impostazione del partito fratello, troppo subalterno alla Dc e, a loro avviso, proiettato eccessivamente verso posizioni socialdemocratiche. Intanto il quadro generale stava maturando molto rapidamente. La Chiesa giovannea e la Nuova Frontiera kennedyana impressero una forte accelerazione al processo di avvicinamento tra nenniani e cattolici. A quel punto nel Partito comunista nessuno era più propenso a credere che l’apertura ai socialisti fosse un’ipotesi irrealizzabile. Anzi, essendo già in una fase piuttosto avanzata, poteva essere gestita soltanto con una politica elastica. A ottobre, infatti, Togliatti assunse una posizione squisitamente tattica che capovolse radicalmente i più recenti atteggiamenti. Nel volgere di pochi mesi, insomma, la linea ufficiale del Pci era cambiata già tre volte, evidentemente per finalità strategiche. Con il famoso discorso alla Camera del 5 maggio 1962, quello della opposizione di tipo particolare, finalmente si pervenne ad una posizione certa, quantunque velata da una ambiguità di fondo che in sostanza lasciava aperta più di una strada. In effetti il partito non aveva risolto le contraddizioni interne degli ultimi anni, perseverando in una politica oscillatoria che si muoveva nell’ottica del caso per caso. Infatti, molti disegni di legge proposti dal governo furono votati dal Pci, che però contemporaneamente fomentava le piazze per non perdere il contatto con le masse. In un certo senso, fu la svolta rallentatrice imposta a novembre dalla Dc che gli consentì di ritrovare una certa unità e di ricollocarsi su un terreno di lotta sperimentato e più consono alla sua natura. Difatti, al X congresso sembrò prendere corpo l’ipotesi dell’abbandono della benevola opposizione, quantunque il dibattito facesse registrare una varietà di posizioni. Un mese più tardi, nel gennaio 1963, Togliatti ruppe gli indugi illustrando alla Camera una mozione di sfiducia dal sapore puramente tattico. Era ovviamente chiaro che non vi fosse alcuna possibilità di rovesciare il governo, ma essa si rendeva necessaria quale punto di partenza della campagna elettorale. Contemporaneamente, approfittando delle tensioni createsi tra la Dc e il Psi, il Partito comunista intraprese una pressante azione di penetrazione e di disturbo all’indirizzo della minoranza socialista nella speranza di realizzare l’antico sogno della svolta a sinistra. Orbene, dalle informazioni di massima fin qui riportate traspaiono pressoché tutti gli elementi che caratterizzarono la politica comunista nell’intero periodo oggetto di analisi, quantunque variabili nelle forme, nel metodo e fortemente dipendenti dalle circostanze che di volta in volta andarono maturando. Una strategia affatto lineare, fatta di continue oscillazioni tra caute aperture e drastiche chiusure a seconda delle esigenze, almeno fin quando non maturò la scelta definitiva della opposizione senza quartiere allorché era ormai evidente che fossero venuti totalmente meno tutti i presupposti programmatici. Ciononostante, la divisione interna tra la sinistra ingraiana e la destra amendoliana costituì una costante particolarmente caratterizzante, che persino Togliatti stentò a gestire. Sul centro-sinistra si giocò una partita interna al Pci - con risultati laceranti - la quale traeva origine dalle differenti interpretazioni del capitalismo e del miracolo economico. Il partito non riuscì mai – almeno fino al 1968 – ad andare oltre la proposizione delle riforme di struttura e della programmazione. E neppure il noto e studiatissimo convegno del ’62 bastò a dare delle risposte. Anzi, paradossalmente acuì i contrasti, spingendoli alle estreme conseguenze. Anche nella complessa manovra di condizionamento a sinistra, il Pci si mosse piuttosto confusamente e raramente con una politica unanimemente condivisa. Indubbiamente non riuscì mai a confrontarsi alla pari neppure con il Psiup, temendo sempre che fosse messa in discussione la sua supremazia. “I compagni della sinistra non sono dei comunisti”, sostenne Togliatti con una evidente accezione critica - riferendosi al Psi nel suo insieme - allorquando si approssimava la fondazione del partito di Vecchietti, alla quale si oppose tenacemente. Finanche per le politiche del ’68 sembrò che un’alleanza fosse impossibile, poiché le riserve - osservò un preoccupato Pajetta – non nascevano “da una mancanza di fiducia nel PSIUP, quanto da una mancanza di fiducia nella nostra politica unitaria”. Non è certamente un caso che Vecchietti e Lombardi accusassero i comunisti, nel 1965, di praticare una “politica di potenza” ai danni dell’intera sinistra, suscitando un ripensamento in un troppo a lungo sottovalutato Longo. E fu proprio il segretario a rilevare, con malcelata rassegnazione, che quando “cadevano le speranze del centro-sinistra, non siamo riusciti a fare nostre quelle speranze, e a far sorgere dal basso un movimento che raccogliesse gli impegni programmatici”. In estrema sintesi, il Partito comunista italiano giunse impreparato e confuso all’appuntamento con il centro-sinistra, il quale fallì parzialmente non in conseguenza della sua non continua opposizione, ma per la contemporanea arretratezza dell’intero alveo partitico, delle forze economiche e della società civile

    Lo spirito e le idee. L'organizzazione della cooperazione intellettuale nella Società delle Nazioni

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    Il presente studio ricostruisce le tappe che hanno condotto alla costituzione di un’organizzazione internazionale per la cooperazione intellettuale in seno alla Società delle Nazioni. Nello specifico il tema approfondisce le origini e la nascita della Commissione internazionale per la cooperazione intellettuale della Società delle Nazioni (1922), accompagnate dalla creazione di strutture tecniche di supporto come l’Istituto internazionale di cooperazione intellettuale (Parigi); l’Istituto per l’unificazione del diritto privato (Roma); l’Istituto per la cinematografia educativa (Roma). L’opera delle sottocommissioni, tra cui quella per le relazioni interuniversitarie, con relative politiche di mobilità docenti-studenti nell’ambito di specifici progetti, corsi universitari, borse di studio, congressi internazionali. L’impegno dell’Italia nella promozione della cooperazione intellettuale, con un’attenzione particolare rivolta all’esperienza della regia Università di Roma che, soprattutto a metà degli anni Venti, ha ospitato eventi internazionali di rilievo tra cui importanti conferenze di esponenti stranieri della cultura e della politica

    INNOVATIVE TECHNOLOGIES FOR THE VIBRATION CONTROL OF EQUIPMENT IN CRITICAL FACILITIES

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    The present thesis settles in the framework of the dynamic modelling, seismic mitigation and permanent health monitoring of equipment in critical facilities. The main objective is to assess the feasibility and the effectiveness of innovative mitigation Technologies including: the passive isolation of a single equipment (equipment isolation systems); the passive isolation of a raised floor, on which a group of several equipment is anchored (isolated raised-floor systems); a non-conventional Tuned Mass Damper (TMD), realized by converting a large mass already present on the structure, e.g. the mass of an equipment, into a tuned mass, in order to reduce the structural response. The area of research is believed to have the potential for a wide application, since a still limited number of authors has addressed the theoretical and technical issues associated with the seismic design and protection of equipment. As a result, international seismic codes and standards also appear to be inadequate in this regard. Furthermore, the proposed technologies give the opportunity of addressing topics of significant scientific interest: the analysis of the dynamic interaction between an equipment and its supporting structure, generally neglected in current Literature and seismic codes; the definition of reduced-order generalized models, introduced for design purposes; the constitutive modelling of nonlinear hysteretic isolation systems; the dynamic analysis of non-proportionally damped systems and nonlinear hysteretic systems; the stochastic analysis of the dynamic response, given the probabilistic nature of the earthquake excitation; the proper definition of energy indices to assess, in a synthetic and effective way, the performance of the proposed mitigation technologies. A distinctive aspect of the work is eventually given by the use of shaking table tests on reduced scale models, for the sake of dynamic identification and seismic analysis. In the end, the thesis aims at defining criteria and methodologies to harmonize the seismic design of equipment with the one of the structure, in a joint and coordinated effort to achieve the operational performance objectives prescribed to critical facilities by international seismic codes

    Relazione tra ipovitaminosi D, sindrome metabolica, diabete di tipo 2 e steatosi epatica non alcool-correlata (NAFLD)

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    Gli studi sperimentali condotti per questa tesi hanno indagato la relazione tra l’ipovitaminosi D e la presenza di malattie del metabolismo come la SM, il T2D e la presenza di NAFLD in diverse popolazioni: soggetti afferenti presso gli ambulatori di Malattie Metaboliche per sospetta SM, con e senza NAFLD, soggetti normopeso e pazienti obesi. Lo studio ha evidenziato la presenza di una forte correlazione tra ridotti livelli sierici di 25(OH)D3 e la presenza e severità di NAFLD, indipendentemente dalla presenza di SM e insulino-resistenza nelle diverse popolazioni studiate. Per approfondire il ruolo del tessuto adiposo nel determinare ipovitaminosi D, legata al possibile sequestro intra-adipocitario di questa molecola lipofilica, è stata selezionata una popolazione adulta di soggetti obesi con o senza SM, confrontabili per sesso, età, BMI, circonferenza vita, circonferenza fianchi e percentuale di massa grassa. Attraverso questo sotto-studio è stato dimostrato che la presenza di ipovitaminosi D si associava alla diagnosi di SM indipendentemente dagli indici antropometrici e dalla massa grassa, suggerendo l’esistenza di un nesso causale tra ipovitaminosi D e fenotipo dismetabolico nelle popolazioni studiate. Per indagare il metabolismo della vitamina D in corso di epatite e comprendere se questa molecola potesse svolgere un’azione diretta sul fegato, è stata studiata l’espressione immunoistochimica delle 25-idrossilasi e del VDR in sede epatica in pazienti con NASH o HCV. Nei soggetti con NASH la presenza di basse concentrazioni sieriche di 25(OH)D3 si associava ad un maggior danno epatocitario e la minore espressione del VDR su colangiociti ed epatociti correlava con un NAS score più severo. Nei pazienti con epatite da HCV stata altresì osservata una correlazione diretta tra l’espressione del VDR e delle 25-idrossilasi negli epatociti e una ridotta espressione di CYP27A1 in presenza di fibrosi severa, indipendentemente dalla concentrazione sierica di vitamina D. Questo studio ha provato per la prima volta che il danno necro-infiammatorio in corso di epatite HCV-correlata è più accentuato nei pazienti con cellule infiammatorie scarsamente positive per il VDR. In conclusione, questo progetto dimostra la presenza di una forte associazione tra ipovitaminosi D e malattie metaboliche associate all’insulino-resistenza. La vitamina D potrebbe rivelarsi, pertanto, un determinante ancora poco indagato della risposta epatica al danno cronico indotto da differenti noxae patogenae e potrebbe influenzare direttamente la patogenesi, la progressione e la prognosi delle epatopatie su base metabolica e virale

    Seamless handover in heterogeneous wireless networks

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    The present thesis introduces decision criteria for the handover among heterogeneous wireless networks also known as vertical handover. The goal is to select the best network that can support the required service(s) and avoid excessive switching among di erent networks in order to minimize service interruptions and power consumption. Firstly we address the vertical handover between speci c broadcast technologies using a single aggregate function (SAF), then we generalized the approach in order to consider heterogeneous technologies and their possible optimization at link layer. To avoid unnecessary handover in the SAF approach we introduced a probabilistic approach that has minimal computational complexity while maintaining a trade-o between received bits and number of vertical handovers. In the last part of the present thesis we propose an approach based on a multi-criteria decision technique that permits to consider the out-of-service parameter and includes parameters that are a ected by a degree of uncertainty

    BONE MINERAL METABOLISM IN PATIENTS WITH NEUROFIBROMATOSIS TYPE 1 (VON RECKLINGAUSEN DISEASE)"

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    The neurofibromatosis type 1 is characterized by specific cutaneous features (neurofibromas, “café-au-lait” spots of the skin) and alterations of several tissue (nervous, vascular) and bone deformities, such as scoliosis, congenital pseudoarthrosis of the tibia and dysplasia. Moreover, several studies have shown systemic involvement of bone tissue in NF1 patients, leading to reduced bone mass. Aim of our study was to evaluate some bone mineral metabolism parameters before and after calcium and vitamin D supplementation in NF1 patients. We evaluated in 70 NF1 consecutive patients the mineral metabolism and bone mineral density compared to 40 normal subjects (NS). We showed bone alterations in 35% of patients and the increase of bone formation markers, such as bone isoenzyme of alkaline phosphatase (41.2±15.5 UI vs. 25.6±8.7UI, p<0.05) and osteocalcin (18.1±5.6 ng/ml vs 7.6±1.9 ng/ml; p<0.05), reduction of circulating levels of (25OH)-vitamin D (21.8±12.3 ng/ml) with an high percentage of hypovitaminosys D (>60%). Moreover, we revealed a significant reduction of bone mass density at spine (L1-L4) (0.935±0.13 gr/cm2 vs 1.110±0.17 gr/cm2; p <0.001) and femoral neck side (FN) (0.765±0.09 gr/cm2 vs 0.839±0.12 gr/cm2; p<0.02), with high prevalence of osteoporosis (18%) and osteopenia (44%). After 12-months of calcium (1200mg/die) and cholecalciferol supplementation (800UI/die) we found a significant increase of (25)OH-vitamin D level (21.8±12.3 ng/mL vs 35±13 ng/mL; p <0.01) without changes in bone mass density. In conclusion, NF1 patients may present mineral bone involvement, with vitamin D deficiency; Calcium and vitamin D supplementation is necessary to restore these bone mineral metabolic alterations

    STUDIO DI FOLLOW UP DELLE SPONDILOARTROPATIE ENTEROPATICHE IN ETA' PEDIATRICA

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    INTRODUZIONE:IL 18-30% DEI CASI DI MORBO DI CROHN E IL 15% DI RETTOCOLITE ULCEROSA ESORDISCONO PRIMA DEI 20 ANNI DI ETA'. LA SPONDILOARTRITE ENTEROPATICA E' UNA MALATTIA INFIAMMATORIA CRONICA CHE SI ASSOCIA A QUESTE DUE FORME CLINICHE.LA COLITE INDETERMINATA E L'IPERPLASIA LINFOIDE SONO QUADRI PIU' SFUMATI E POCO SI SA DELLA LORO ASSOCIAZIONE CON MALATTIE INFIAMMATORIE ARTICOLARI. SCOPO DELLA RICERCA: VALUTARE CARATTERISTICHE CLINICHE E STRUMENTALI DI UNA POPOLAZIONE DI PZ PEDIATRICI AFFETTA DA DISTURBI GASTROINTESTINALI E ARTROPATIA; VALUTARNE L'ASSOCIAZIONE CON QUADRI DI COLITE INDETERMINATA E IPERPLASIA LINFOIDE OLTRE CHE DI MORBO DI CROHN E RETTOCOLITE ULCEROSA (IBD); VALUTAZIONE DELLE CARATTERISTICHE ECOGRAFICHE E DI RISONANZA MAGNETICA ARTICOLARI: VALUTAZIONE DELLA RISPOSTA ALLA TERQPIA FARMACOLOGICA. PAZIENTI E METODI: STUDIO DI 262 PZ PEDIATRICI AFFETTI DA ARTRALGIE E DOLORE ADDOMINALE, VALUTATI CLINICAMENTE DA UN ESAME OBIETTIVO REUMATOLOGICO E A LIVELLO STRUMENTALE DA UN'ECOGRAFIA ARTICOLARE DEL GINOCCHIO E DALLA RMN DELLE SACROILIACHE. VENIVANO SELEZIONATI 62 PZ, SOTTOPOSTI A COLONSCOPIA E A SCREENING DELL'HLA DI CLASSE I. RISULTATI: DIAGNOSI DI MALATTIA INFIAMMATORIA CRONICA DELL'INTESTINO (CROHN, RETTOCOLITE ULCEROSA) IN 29 PZ, DI COLITE (CI)INDETERMINATA IN 14 BAMBINI E DI IPERPLASIA LINFOIDE (IL) IN 19 CASI. L'ETA' MEDIA ALL'ESORDIO ERA SOVRAPPONIBILE; L'ESORDIO ERA SEMPRE DI TIPO GASTROINTESTINALE NELLE IBD, MENTRE RISULTAVA DI TIPO ARTROPATICO NEL 21.4% DI CASI DI CI E NEL 21% DELLE IL. L'ASSOCIAZIONE CON HLA DI CLASSE I SI E' RIVELATA PIU' FREQUENTEMENTE CON IL B35 E IL B44 NEI CASI DI SPONDILOARTRITE (SPA) ASSOCIATA A CI. LA RISPOSTA ALLA TERAPIA FARMACOLOGICA ERA POSITIVA PER TUTTE LE MANIFESTAZIONI ARTICOLARI, TRANNE QUELLE ASSIALI NELLA CI. ECOGRAFICAMENTE, METTENDO A CONFRONTO 28 SPA CON 23 CASI DI ARTRITE IDIOPATICA GIOVANILE (AIG), ERA PRESENTE VERSAMENTO ARTICOLARE E CISTI DI BAKER IN ENTRAMBE LE PATOLOGIE, SEBBENE CON MAGGIORE FREQUENZA NELLE AIG (P=0-008 E P<0.0001 RISPETTIVAMENTE).iNFINE REPERTI SIMILI DI SCLEROSI SUBCONDRALE E DI EROSIONI OSSEE VENIVANO RISCONTRATI NEI TRE SOTTOGRUPPI (IBD, CI, IL). DISCUSSIONE:DA QUESTO STUDIO EMERGE L'ESISTENZA DI UNA NUOVA ENTITA' CLINICO-NOSOGRAFICA: LA SPA ASSOCIATA A CI E IL, CONFERMANDO E AMPLIANDO LE NOSTRE CONOSCENZE SUL LINK FRA INTESTINO E ARTICOLAZIONI

    Siracusa, archeologia e cultura di una città antica

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    Le vicende che hanno interessato Siracusa nell’arco di diversi millenni hanno trasformato il volto dell’antica apoikía. Infatti la pólis, nata come colonia di popolamento, è divenuta palcoscenico per le dinastie che si sono susseguite, sovrapponendo “scenografie” sempre nuove al vecchio aspetto e quindi dando inizio ad un processo di stratificazione bidimensionale. Tale circostanza ha suggerito di considerare il “palinsesto Siracusa” nella sua complessità, cercando di seguire la città nel suo sviluppo millenario e di dare risalto alle cesure riscontrate all’interno di una continuità apparente. Ma, le dimensioni eccezionali del sito hanno suggerito di concentrare l’attenzione su uno dei quartieri della tetrápolis, Ortigia, che per secoli si è identificato con la Città. I problemi posti da un tale caso di archeologia urbana hanno reso necessaria la sperimentazione di un nuovo metodo di approccio alla ricerca, che tenesse conto delle informazioni edite anche per ambiti cronologicamente lontani dall’Antico. Pertanto, sono state raccolte ed esaminate le notizie storiche, le informazioni antiquarie e i dati archeologici prodotti in settori diversi, al fine di ricomporre un mosaico organico attraverso disiecta membra talvolta dimenticati. Il lavoro ha portato alla formulazione di nuove ipotesi relative all’aspetto ed alla forma della centro, tenendo conto inoltre dei fenomeni culturali che hanno preso parte ai processi storici

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