Sapienza University of Rome

Pubblicazioni Aperte Digitali Interateneo Sapienza
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    La politica estera e di sicurezza comune dell'Ue e il Trattato di LIsbona. Profili storici, politici e istituzionali

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    Gli studi sulla politica estera europea e sul ruolo internazionale dell’Ue hanno conosciuto una significativa espansione nel corso degli ultimi anni. Abbastanza sorprendentemente, tuttavia, non esistono opere complessive sull’evoluzione del sistema di politica estera dopo la fine della Guerra fredda. Questi ritardi non sono casuali. Hanno probabilmente a che fare con il paradosso, sottolineato da vari analisti, che caratterizza il rapporto tra gli studi teorici di politica internazionale e la politica estera comune, definita in senso lato come “il tentativo dell’Unione europea e dei suoi stati membri di assicurare che le loro molteplici e variegate relazioni esterne risultino al mondo esterno con un profilo più coerente possibile”. Alla luce di questa premessa, la ricerca: 1) analizza l'evoluzione del “sistema della politica estera dell'Ue”, che include le istituzioni, le regole formali e informali che guidano la formazione e l'attuazione dell'insieme delle politiche esterne che vengono realizzate in nome dell'Ue; 2) valuta il processo politico, incluso il risultato e l'attuazione della politica; 3) esamina l'impatto che le politiche comuni (o il mancato accordo su di esse) hanno sul sistema stesso, sugli stati membri e, se possibile, anche sul sistema internazionale

    Le dinamiche insediative del territorio compreso tra la via Flaminia e la via Trionfale, dal Tevere al V miglio, nella tarda antichità e nell'altomedioevo

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    La presente ricerca è stata avviata, nell’ambito del corso di dottorato, per approfondire le dinamiche insediative nella fascia territoriale compresa tra i due tracciati, della via Flaminia, ad est e della Trionfale, ad ovest, nel settore dal fiume Tevere al V miglio, inserendosi in quel filone di ricerche che negli ultimi anni hanno avuto come oggetto lo studio del paesaggio suburbano di Roma nei secoli di passaggio dall’antichità al medioevo. Questa proposta di lavoro è stata concepita al fine di ricostruire l’evoluzione del tessuto insediativo della zona nord-occidentale del suburbio romano, la cui importanza è ben nota fin dall’antichità.Come si è sopra specificato, il campo di indagine dello studio appare geograficamente circoscritto entro il limite generico del V miglio, termine che abbiamo fissato in questa sede per privilegiare, entro un ambito non estesissimo, la possibilità di approfondire in maniera capillare le problematiche individuabili nel settore considerato e per esaminare alcune significative testimonianze archeologiche riferibili alla fase tardoantica altomedievale - come per esempio la domusculta S. Leucii- da tempo trascurate. Per quanto riguarda l’ambito cronologico interessato dalla ricerca, si è deciso di considerare sistematicamente tutte le presenze a partire dal III secolo fino ad arrivare al X-XI secolo , momento di particolare rilievo per le trasformazioni del territorio ad opera degli enti ecclesiastici, sulla base di quello che è già noto attraverso l’analisi di un’area campione della via Flaminia. L’area su cui si è svolta l’indagine meritava un approfondimento con una ricerca complessiva di più ampio respiro che ne inquadrasse i fenomeni insediativi dal tardoantico all’altomedioevo. Se dal punto di vista storiografico, questa parte di territorio suburbano risulta poco conosciuta, è tuttavia evidente che la ricerca in questo settore si è rivelata particolarmente stimolante per la densità degli insediamenti e per la presenza del vicino fiume Tevere, che dovette costituire un elemento propulsore primario per l’assetto insediativo e per lo sfruttamento economico dell’area considerata. Per cogliere le diverse realtà insediative era fondamentale e necessaria una sistematizzazione di tutti i dati disponibili accompagnata da una lettura critica. L’obiettivo primario del progetto è stato, quindi, di tipo prettamente storico ed è stato rivolto alla ricostruzione delle dinamiche insediative della fascia territoriale in esame e alla comprensione delle trasformazioni nel passaggio dal tardoantico all’altomedioevo, con particolare attenzione alla geomorfologia antica, spesso determinante nelle scelte insediative e al paesaggio antropizzato in una prospettiva diacronica. Il raggiungimento di un livello di approfondimento e di un recupero delle informazioni sufficientemente elevato, tale da rendere l’indagine esaustiva, ha consentito di valorizzare, accanto alle emergenze monumentali più note e rilevanti, le forme minori di insediamento e di sfruttamento del territorio e di ricomporre nuove “unità” insediative, altrimenti non rintracciabili

    La certificazione e gli standard nei sistemi di stewardship: il caso del Forest Stewardship Council

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    Questa ricerca è da considerarsi un percorso effettuato a partire dallo studio di particolari strumenti e meccanismi di coordinazione e regolazione sociale, che costituiscono una risposta alla complessità della società moderna, quali gli standard, le certificazioni e i sistemi di stewardship, fino ad arrivare alla loro integrazione e implementazione in un sistema di gestione e di tutela ambientale. Standard e certificazioni, garantendo l'affidabilità e il controllo delle organizzazioni che li adottano, grazie alle loro caratteristiche di volontarietà e di imparzialità, costituiscono non solo un elemento di distinzione e un criterio di inclusione su determinati mercati, ma entrano a far parte della cultura e delle pratiche quotidiane delle organizzazioni, diventando una vera e propria strategia di gestione. Questi possono essere implementati anche all'interno di schemi di stewardship, che sono degli innovativi modelli di governance, fondati sui principi di partecipazione attiva di tutti gli attori del sistema, di soddisfazione degli stakeholder e di distribuzione del potere. L'elemento di originalità di tale percorso è costituito dallo studio dell'integrazione dei sistemi di certificazione e stewardship in un modello unificato di gestione responsabile, che, nonostante sia adottato in diversi ambiti, non è mai stato approfondito dagli studi organizzativi. Questo modello è caratterizzato da un approccio sistemico e si distingue dagli altri, grazie alla funzione di responsiveness, ovvero una responsabilità di sistema basata sull'immedesimazione dei soggetti negli obiettivi di sistema, e grazie all'accountability, cioè una responsabilità accreditata e visibile, attribuita alle organizzazioni e imprese che aderiscono a questo tipo di programma. Dopo una analisi della letteratura su standard, certificazioni e stewardship, che ha incluso anche l'analisi di documenti redatti in determinati contesti di applicazione e che ha evidenziato come questi schemi si rafforzino reciprocamente, per comprendere il funzionamento del modello integrato da un punto di vista empirico, è stato preso in osservazione il caso del Forest Stewardship Council (FSC). Il FSC è una organizzazione internazionale e no profit, che persegue lo scopo di una gestione responsabile delle foreste ecologicamente appropriata e vantaggiosa, oltre che dal punto di vista ambientale, anche da un punto di vista sociale ed economico. Esso poggia su uno schema di stewardship e di certificazione, a cui aderiscono volontariamente proprietà forestali e aziende che lavorano prodotti di origine forestale. Per ricostruire nel dettaglio gli aspetti strutturali e organizzativi di questa realtà è stata effettuata quindi una ricerca esplorativa, che si è avvalsa di diverse fonti, tra cui i manuali di certificazione e i documenti di FSC e la costruzione di un rapporto individuale con la sede italiana di FSC. Per indagare poi sulle modalità con cui le imprese entrano a far parte dello schema del FSC e su come esse percepiscono gli elementi di differenziazione del sistema unificato di stewardship e certificazione, si è proceduto alla raccolta di dati empirici, sia attraverso la consultazione di fonti secondarie, sia attraverso un'indagine ad hoc. Dopo lo studio dei risultati della Market Survey del 2010, condotta dall'agenzia ZEM dell'Università di Bonn, e dopo una analisi etnografica dei siti web delle aziende certificate del Lazio, sono state somministrate delle interviste ai dipendenti responsabili della certificazione forestale o ai titolari di tali imprese, con lo scopo di ricostruire le esperienze di certificazione. In questo modo è stato possibile approfondire il discorso sulle motivazioni che spingono alla scelta di certificarsi e di adottare in particolare una certificazione di stewardship, su come questa entri a far parte della cultura aziendale e su come viene percepito il sistema di stewardship in cui è inserita la certificazione

    Caratterizzazione morfo-dinamica della regione occipitale del cranio nel genere Homo: Una prospettiva evo-devo

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    The PhD project is based on 3D geometric morphometrics analysis (GMM) of the rear portion of the human cranium (the area surrounding the posterior fossa) in fossil and recent samples. The aim is not simply to quantify the differences in occipital morphology between human species and lineages, but also to relate these differences to the phenomenon of encephalization, which should be regarded as the primary determinant for the variability in cranial morphology within the genus Homo, from both the ontogenetic and evolutionary perspectives. With the emergence of the genus Homo at the beginning of the Early Pleistocene, the non-allometric increase of cerebral volumes (encephalization) – and the subsequent development of the cranium along differential growth vectors (mainly antero-posterior directed) – has led to disturbance of the postural equilibrium between the skull and the spine that occurred in the Late Miocene with the transition to bipedalism and its maintenance among the australopithecines. This disturbance resulted in functional responses, both direct and indirect, in terms of increased instability in the patterns of cranial ossification (due to differential brain growth, highlighted by the presence of ontogenetic stress indicators such as sutural ossicles on the rear braincase) and in the increase and rearrangement of the nuchal muscles that supports and rotates the skull on the spine. The increase in muscle masses has lead in many fossil human species (e.g. Homo erectus , Neanderthals) to the occurrence of large insertions and associated bony structures such as tori, ridges and pits. Only with the emergence of our species, in consequence of the achievement of a more globular cranial shape and moving of the nuchal muscles forward and beneath the cerebral and cerebellar volumes, a new and more stable head balance is regained. Within this evolutionary and developmental melieux, the occurrence and distribution of cranial discrete traits known as hypostotic features (interpreted as an expression of "ontogenetic stress") versus hyperostotic feature, are evaluated in various hominin OTUs by multivatiate statistics. Different patterns are observed in the comparison between Middle Pleistocene samples from Africa, Asia and Europe. Using 2block partial least-square analysis, the non-metric variables (discrete traits) are compared to changes in morphology of the cranial vault recorded by 3D geometric morphometrics. These differences appear to be consistent with geographically-distinct trajectories of encephalization. In this framework, the peculiar (i.e., globular) cranial morphology of H. sapiens emerges from the fossil record of late H. heidelbergensis in Africa, which is characterized by a pattern of "ontogenetic stress" affecting the mid-lateral regions of the cranial vault (in relationship with the expansion, elevation and bending of the parietal lobes of the brain). This suggests a sharp structural reorganization in H. sapiens, which minimises the "ontogenetic stress" and allows to recover a morpho-functional balance, combining high degrees of encephalization with a radial distribution of expansion forces that act on the cranial vault. By contrast, in examining the transition in Europe from H. heidelbergensis to H. neanderthalensis, the analysis carried out in this thesis supported the notion that the increased encephalization – involving first the occipital region, and then the biparietal vault – is associated with the maintenance of a plesiomorphic architecture in the cranial (and encephalic) morphology, with increased instability in growth and osteogenetic processes, as shown by the extreme levels of hypostosis recorded among the Neanderthals. The influence of the muscular loading forces acting on the external surface of the squama of the occipital (on the nuchal scale in particular) considered as the most powerful external “constrains” in relationship with the occipital interspecific shape variability, are also considered by finite element analysis (FEA)

    Theoretical models of the spectrophotometric properties of atmosphereless bodies surfaces in the Solar System

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    In space missions remote sensing represents one of the most powerful tools for the observations of planetary objects. It allows to infer physical and chemical properties both of surfaces and atmospheres by spectroscopic and photometric analysis. However data produced by remote sensing observations need to be interpreted by physical models which describe the interaction between light and observed media. In this work we have applied the Hapke's solution to the radiative transfer equation to data from the VIMS spectrometer onboard the Cassini spacecraft, orbiting in the Saturn's system. This allowed us to determine the spectrophotometric properties of the major icy moons. In particular the composition of Mimas, Tethys, Dione, Rhea and Enceladus has been investigated. For the two latter moons also photometric properties have been studied. It comes out that the surfaces of these satellites can be modeled with water ice particles (40-70 µm in size) e minimal amounts (generally < 1%) of organic contaminants, like tholins and amorphous carbon. A similar approach has been applied to the study of the Saturn’s rings (A, B, C and Cassini Division), whose spectral characteristics can be obtained with the same paradigm of composition. At the same time we have applied the Hapke's model to laboratory spectra of pyroxenes powders with well-known composition and physical properties. The aim of this study is to investigate the spectral and photometric output of these minerals to be compared with data from space missions. Moreover it was investigated how geometric and compositional effects can modify spectral signatures (for example the band depth). A further step of this investigation was the application of the Hapke's model to retrieve medium optical constants. The last part of this thesis concerns the development of an IDL routine to simulate light scattering in particulate media with a Montecarlo method. Preliminary results are reported.INAF, IAPS, AS

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