Sapienza University of Rome

Pubblicazioni Aperte Digitali Interateneo Sapienza
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    Nuovi approcci terapeutici del carcinoma corticosurrenalico: effetto del rosiglitazone e studio del ruolo di p53 nella risposta al trattamento con radiazioni ionizzanti

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    Il carcinoma corticosurrenalico (ACC) è una rara forma di tumore endocrino, la cui prognosi è variabile, a seconda dallo stadio del tumore e dal momento della diagnosi, ma generalmente infausta. L’esatta e-ziopatogenesi dell’ACC non è ancora stata del tutto chiarita, tuttavia alcuni importanti fattori di rischio sono rappresentati dalla perdita di funzione di p53 e dall’over-espressione di IGF2 e VEGF. Le terapie attualmente disponibili per la cura di questa neoplasia non risultano completamente efficaci e la variabilità nella risposta ai diversi trattamenti è estremamente elevata. Lo scopo del lavoro svolto durante il Dottorato di Ricerca era di migliorare le attuali conoscenze relative al-le possibili opzioni terapeutiche del carcinoma corticosurrenalico. Tale obiettivo è stato perseguito attraverso due diversi tipi di approccio: da un lato, la valutazione degli effetti anti-neoplastici del rosiglitazone, un far-maco insulino-sensibilizzante, in due linee cellulari derivanti da ACC, al fine di determinarne l’efficacia tera-peutica; dall’altro, la valutazione del ruolo dell’onco-soppressore p53 nella risposta alla radioterapia, con l’obiettivo di dimostrarne la validità come fattore predittivo per la risposta a questo tipo di trattamento. L’effetto anti-tumorale del rosiglitazone è stato testato in due linee cellulari di carcinoma corticosurrenalico, H295R e SW-13, isolate rispettivamente da un carcinoma al II stadio secernente e da un tumore al IV stadio non secernente. I risultati ottenuti hanno dimostrato l’efficacia del rosiglitazone nell’inibire la proliferazione di queste linee cellulari. Lo studio dei meccanismi molecolari alla base dell’effetto del farmaco ha inoltre evi-denziato due diversi meccanismi d’azione, che consistono nell’induzione di morte per autofagia nella linea H295R e nell’arresto della proliferazione correlato alla de-regolazione del ciclo cellulare nelle cellule SW-13. Lo studio del ruolo di p53 nella risposta alla radioterapia ha dimostrato l’importanza della corretta funziona-lità di questo fattore per l’inibizione della proliferazione e l’induzione della morte per apoptosi in seguito a questo trattamento, evidenziando inoltre un forte effetto di inibizione sulla via di trasduzione del segnale me-diata da IGF-II e Akt. La valutazione dello stato dell’oncogene HIF-1 nei due modelli cellulari di ACC ha dimostrato l’iper-attivazione di questo fattore. Il ripristino della funzione di p53 appare in grado di inibire l’espressione di HIF-1α in seguito all’irraggiamento, determinando inoltre una diminuzione nei livelli di VEGF-A. I risultati finora raggiunti, pertanto, indicano l’efficacia del rosiglitazone nella terapia per il carcinoma corti-cosurrenalico e dimostrano il ruolo fondamentale di p53 wild type per la risposta al trattamento radioterapico, suggerendone l’importanza come fattore terapeutico e predittivo. Essi inoltre indicano HIF-1α come un poten-ziale nuovo oncogene per il carcinoma corticosurrenalico, di grande importanza come marker diagnostico e target terapeutico

    Cyclic nucleotides in platelets: a new mechanism of elimination through MRP4-mediated transport and effects on CLEC-2 signalling

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    Borsa di studio "Sapienza" Università di Rom

    "COMUNICAZIONE E PREFERENZA DEL VOLTO NELLE PRIME ORE DI VITA, STUDIO SULLE PRINCIPALI MODALITA' DI CODIFICA"

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    In letteratura i risultati degli studi sul riconoscimento del volto, vengono continuamente confrontati, nonostante l’utilizzo di diverse Modalità di Codifica della direzione dello sguardo che non vengono chiaramente definite. In questo studio vengono chiarite, analizzate e confrontate le quattro principali Modalità di Codifica utilizzate in letteratura: 1) VIVO-VOLTO, 2) FRAME by FRAME-VOLTO, 3) VIDEO-VOLTO, 4) VIDEO-LATO. I parametri utilizzati per questo confronto sono: il volto preferito e il tempo necessario per concludere la Prova di Preferenza del Volto. Dal confronto tra le diverse Modalità di Codifica, effettuato sul 56% del campione, emerge che solo 2) FRAME by FRAME-VOLTO diverge rispetto alle altre tre che, invece, vanno nella stessa direzione. I risultati della verifica di questa ipotesi: effetto del Tipo di Codifica, sono stati utilizzati come studio preliminare per la scelta della Modalità di Codifica da utilizzare per la verifica seconda ipotesi: effetto del Tipo di Comunicazione, verificata sull’intero campione (N.23). E’ stata scelta la Modalità di Codifica VIDEO-LATO perché risulta vantaggiosa sia in termini di precisione che di tempi di applicabilità. L’ipotesi che il Tipo di Comunicazione produca diversi effetti nel successivo comportamento di preferenza del volto non viene verificata, in quanto indipendentemente dal Tipo di Comunicazione sperimentata, i neonati non mostrano nessuna preferenza per un volto. A posteriori, sono state approfondite, le caratteristiche dei neonati del campione. E’ emerso che il campione di N.23 è composto da due sottocampioni considerando lo stato di ATTIVAZIONE: i PIU’ ATTIVATI (N.13) rispetto ai MENO ATTIVATI (N.10) terminano prima la Prova di Preferenza del Volto e trascorrono più tempo in occhi aperti. Lo stato di ATTIVAZIONE produce delle differenze nel comportamento di preferenza del volto, infatti dopo aver sperimentato una comunicazione piacevole (Contingente) i PIU’ ATTIVATI sembrano essere riusciti a generalizzare l’esperienza che il volto umano comunica in modo piacevole, ciò produce un interesse per entrambi i volti presentati, nell’attesa che producano segnali comunicativi piacevoli; mentre i MENO ATTIVATI rimarrebbero legati allo specifico volto con il quale hanno effettuato una comunicazione piacevole non riuscendo ad effettuare una generalizzazione dell’esperienza comunicativa con il volto umano, ciò produce un interesse per il volto che precedentemente ha comunicato in modo piacevole

    MUHAMMAD BANNIS COME CASO DI STUDIO

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    É difficile negare che la hadāthah, concetto proveniente da una cultura diversa rispetto a quella arabo-musulmana e che rappresenta una sfida morale e materiale, ad oggi rappresenta una vera e propria problematica in Marocco e negli altri Paesi arabo-musulmani. Molte sono le istituzioni che s’impegnano nel divulgare il fenomeno soprattutto in campo letterario, investendo ingenti capitali e risorse umane ma, sebbene il materiale prodotto sulla hadāthah letteraria marocchina sia di notevole eterogeneità, non si è mai pensato di fornire una rappresentazione storica completa del fenomeno stesso. Molto spesso sono state tralasciate le circostanze che hanno portato alla sua nascita e l’indagine su cosa abbia reso così difficile individuare le caratteristiche che differenziano la hadāthah marocchina da quella di altri Paesi arabi; ciò non ha permesso di chiarire se e in che modo il fenomeno abbia innescato o meno un meccanismo di convivenza con l’Islam. Inoltre, risultano ancora oscuri i motivi che hanno spinto i letterati marocchini, i poeti in particolar modo, a ricercare il rinnovamento della produzione letteraria e a rivolgersi, come il resto dei poeti arabi di differente provenienza, al modello e allo stile della poesia occidentale anziché ai versetti coranici ritenuti da sempre l’espressione più eloquente della lingua araba. Infine, la poesia marocchina moderna non è mai stata esaminata quale fonte storica per far luce su una parte di storia marocchina, essa non è mai stata utilizzata quale punto di riferimento da cui attingere alcuni aspetti storici, politici e religiosi, e su cui basarsi per studiare anche quegli elementi quasi utopici del cordone ombelicale che lega letterati marocchini a personaggi, a luoghi e a città mediorientali e con particolare significato di appartenenza spirituale, culturale e storica, come Fez e Gerusalemme. Per tali motivi, spero che questa ricerca, pur nei suoi limiti, possa dare l’avvio a ulteriori studi che riescano a colmare il vuoto avvertito in questo campo, basandosi non solo su una gamma varia di materiale e fonti che spaziano dal genere linguistico, etimologico, storico, al genere filosofico, analitico, letterario, e religioso, ma anche su tutta la produzione letteraria dello scrittore marocchino Muhammad Bannīs, produzione che considero più vicina, rispetto ad altre opere, per condurre questo tipo di indagine e ciò per vari motivi: - la fama della quale gode lo scrittore: egli è considerato uno degli esponenti più noti della hadāthah in Marocco ed è annoverato tra i più illustri poeti contemporanei del mondo arabo. - la storia della sua vita è legata a quella del Paese natale e le opere, la saggistica in particolar modo, rispecchiano gli avvenimenti che hanno caratterizzato parte della storia marocchina moderna. - le sue raccolte poetiche pullulano di riferimenti storici non indifferenti: nomi di personaggi, di fiumi, di città, di rovine, di sultani, riti, usanze e costumi. - Muhammad Bannīs, oltre ad essere un poeta, è anche uno studioso e critico della poesia moderna e contemporanea. - altra motivazione è la sua presenza costante nel panorama culturale nazionale e internazionale in qualità di manager culturale attraverso la fondazione di Dār Tūbqāl, Bayt al-shi‘r e il Festival Internazionale di Poesia a Casablanca. La raccolta del materiale è stata piuttosto problematica e sono state riscontrate più difficoltà del previsto. In Marocco, dove mi sono recata più di una volta (durante i mesi di novembre e dicembre sia del 2008 sia del 2009), ho avuto anche la possibilità d’incontrare il poeta Muhammad Bannīs, di procurarmi tutti i suoi libri, di visitare case editrici e centri culturali che hanno collaborato con il poeta o pubblicato libri sul tema della hadāthah. Il lavoro svolto da autori marocchini ed europei, che hanno avuto l’occasione di conoscere Muhammad Bannīs e scrivere sulle opere e sulla problematica della hadāthah in generale, si è rivelato un supporto fondamentale alla raccolta delle informazioni concernenti il poeta. Le fonti selezionate si possono dividere in varie categorie: le fonti di genere linguistico ed etimologico, come dizionari e vari enciclopedie arabi e non, le fonti di genere storico, e altre di natura filosofica, analitica, religiosa, giuridica, sharaitica, e letteraria, senza tralasciare i giornali, le riviste e tutte le opere di Muhammad Bannīs. Il supporto elettronico, i siti internet e le informazioni on-line, eccetto qualche link citato in una o due note, non è stato utilizzato quale fonte principale della indagine in oggetto. Le immagini e le figure illustrative sono state ricavate da un archivio personale o reperite in libri, giornali antichi oppure da archivi privati. Al fine di semplificare la ricerca ed evitare di caricare il testo, si è scelto di non indicare la traduzione in italiano dei titoli dei libri in lingua araba né della terminologia in generale, eccetto per alcuni casi. Il lavoro si svilupperà in tre fasi: durante la prima fase si fornirà un’introduzione storica della nahdah in Marocco, dei suoi mezzi e istituzioni, partendo dal regno degli shurafā’ sa‘diani; la seconda fase sarà dedicata al fenomeno della hadāthah e al suo legame con le istituzioni politiche del Paese e mira, al contempo, a criticare e discutere il difficile rapporto tra hadāthah e Islam all’interno degli ambienti intellettuali marocchini, compresi gli ambienti conservatori; la terza fase invece verrà destinata ad uno studio approfondito della poesia marocchina hadāthiyyah, in particolar modo quella di Muhammad Bannīs, con l’obiettivo di condurre un’indagine storica attraverso cui si cercherà di scoprire il rapporto dell’autore con alcune leggende del passato, i vari elementi dell’identità marocchina, ad esempio la calligrafia araba, i nomi di alcune città che sono legate a ferite non rimarginate ancora presenti nell’inconscio arabo, delusioni che si ripetono lungo il calvario dei rapporti con la sponda occidentale. Ciò facendo, dalla personalità di un autore hadāthī si sottolineerà quella continuità tra passato e presente che denota l’aspetto conflittuale della hadāthah stessa. In fase conclusiva, si cercherà di aprire all’interno della ricerca, la strada a una riflessione sulla problematica della hadāthah e sulle varie difficoltà riscontrate lungo il percorso di questo lavoro.TESI DI DOTTORAT

    Parlare in interazione: per una semiotica dell'oralità

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    La ricerca costituisce un'indagine sulla costruzione dell'intersoggettività nello scambio comunicativo orale. Il ruolo del senso, l'apporto individuale dei parlanti, il ruolo della materia fonica, sono affrontati a partire dal contributo dello psicologo tedesco Karl Buehler, in particolare attraverso le opere 'La crisi della psicologia' (1927) e 'Teoria del linguaggio' (1934)

    “RUOLO DELLE PROCHINETICINE, DEI LORO RECETTORI E

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    Bv8/prochineticine (PK2) appartengono a una nuova famiglia di chemochine coinvolte nella modulazione della soglia del dolore in condizioni normali o patologiche, nella ematopoiesi e nella angiogenesi. Bv8/PK sono altamente espresse nei leucociti mentre i recettori PKR, oltre ad essere presenti sulle cellule ematiche, sono espressi nei nocicettori primari dei gangli delle radici dorsali. Evidenze sperimentali dimostrano che le proteine BV8/PK liberate nel tessuto infiammato agiscono come regolatori autocrini/paracrini delle risposte immuno-infiammatorie, stimolano i recettori PKR neuronali e determinano un aumento della responsività dei nocicettori. Date queste premesse Bv8/PKs rappresentano candidati estremamente interessanti come mediatori della angiogenesi dipendente da cellule infiammatorie e del dolore associato alla patologia tumorale. Dal momento che Bv8/PKs sono over-espresse in alcuni tipi di tumore solido e in cellule tumorali della linea mieloide, ci proponiamo di studiare se l’utilizzo dell’antagonista del recettore PK-R1 di natura non peptidica,PC-1, poichè già anticorpi neutralizzanti anti PK2 hanno mostrato in studi precedenti un’attività antitumorale, possa avere un ruolo inibitorio, in vivo ed in vitro, sulla crescita e differenziazione delle cellule tumorali ed in particolare su cellule tumorali staminali di glioblastoma. I risultati ottenuti dimostrano “in vivo” l’attività antitumorale dell’antagonista PC-1 attraverso la diminuzione dei diametri dei noduli tumorali nei modelli di xenotrapianti ,della densità della vascolarizzazione e l’aumento delle aree di necrosi nella massa neoplastica ed “in vitro” una diminuzione dei livelli intracellulari di ATP. Questa molecola inoltre, potrebbe essere ulteriormente ed in modo promettente sviluppata, in regimi di combinazione terapeutica con farmaci chemioterapici tradizionali e/o con inibitori dell’angiogenesi attraverso la via del VEGF

    "Metodi Tecniche e Indirizzi per il controllo del benessere bioclimatico nello spazio urbano"

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    Le problematiche scientifiche affrontate nella ricerca vertono attorno a due temi strettamente correlati tra loro: la qualità urbana dello spazio pubblico della città e il controllo del benessere bioclimatico nello spazio urbano, tematiche in linea con le tendenze e le innovazioni introdotte nella ricerca e nel dibattito urbanistico contemporaneo e in particolare circa il ruolo determinante dello spazio pubblico nel definire i livelli di qualità urbana. Si delineano in questo contesto alcuni riferimenti al concetto di sostenibilità urbana, della quale una delle componenti può essere considerata la misura di qualità e di benessere ottenibile attraverso il controllo delle condizioni bioclimatiche alla scala di quartiere. Nella ricerca viene assunto il principio secondo il quale ogni intervento di trasformazione (sia nella città esistente che per parti di città di nuova costruzione) deve contribuire al miglioramento delle componenti ambientali e al controllo progettuale degli aspetti bioclimatici.Il percorso introduttivo, a partire dalla osservazione della condizione urbana attuale, coglie la tensione tra innovazione urbanistica e qualità urbana attraverso una visione di sostenibilità proposta alla dimensione di quartiere. Lo studio e la ricostruzione dei principali passaggi teorici dalla “questione ambientale” alla “sostenibilità urbana” disegna le aperture concettuali e critiche per l’articolazione dell’indagine specifica. La lettura e interpretazione della qualità urbana secondo differenti dimensioni conduce a identificare spazi di indagine dove la dimensione ambientale può essere interpretata come un punto di vista privilegiato attraverso il quale esplorare la qualità urbana in rapporto alle componenti bioclimatiche. I presupposti scientifici di base (sviluppi teorici della sostenibilità urbana) e la costruzione teorica di riferimento sulla qualità urbana orientano dunque il focus della ricerca verso la dimensione ambientale come principio e luogo di sperimentazione per il miglioramento del benessere bioclimatico nel progetto urbanistico. Vengono quindi individuati e analizzati alcuni principali aspetti ravvisati come prevalenti o significativi, potenzialmente in grado di produrre degli effetti in termini di benessere bioclimatico: interazioni suolo-atmosfera nelle aree urbane, comfort ambientale degli spazi esterni, vegetazione e microclima locale, impianto urbano e profilo energetico. Se ne ricava una strategia che sviluppa un’idea di progettazione urbanistica secondo il concetto di interscalarità degli approcci scientifici, tecnici e pratici, e che permette di individuare i principali aspetti bioclimatici riferiti alla scala di quartiere in grado di fornire i primi esiti di una grammatica progettuale. Questa fase dello studio è stata integrata attraverso la comparazione di indagini su casi di studio, analizzati criticamente, tesa all’individuazione di principi generali di indirizzo per il benessere bioclimatico. Le indagini svolte sono poi tradotte in un insieme di linee guida/indirizzi per il progetto urbanistico aventi significato propositivo, valutativo e informativo utile per differenti tipologie di soggetti (progettisti, pubbliche amministrazioni, abitanti). Gli indirizzi individuati sono stati espressi sotto forma di lista di controllo per il progetto urbanistico, modalità maggiormente vicina ad uno spirito di integrazione e flessibilità che ammette e richiede successivi accertamenti e riscontri, non solo dal punto di vista tecnico ma anche scientifico e teorico. La ricerca si conclude con alcune riflessioni critiche sul senso degli esiti raggiunti in relazione ai principi di flessibilità e condivisione e alla necessità di promuovere dei percorsi educativi per la qualità e lo sviluppo urbano sostenibile come ambiti sostanziali di pensiero e di azione sulla città contemporanea. La ricerca è stata condotta attraverso una ampia e originale impostazione rintracciabile sia nel tentativo di far convergere apporti differenziati e specifici in un sistema complessivo unitario di metodi, tecniche e pratiche per il progetto della componente della qualità urbana legata la benessere ambientale, sia nella restituzione progettuale degli esiti, attraverso linee-guida, o indirizzi progettuali, da utilizzare come liste di controllo per il progetto, per molti versi inedita.Lo studio ha avuto un importante risonanza all'interno del più grande evento italiano del settore Real Estate - EIRE Expo Italia Real Estate - edizione Milano 5/7 giugno 2012

    Il palazzetto della "Retirata di Mondragone": un cantiere Altemps della seconda metà del Cinquecento.

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    Il lavoro fornisce un'analisi il più possibile esaustiva sul complesso del Palazzetto della "Retirata", edificio collegato alla più nota Villa Mondragone presso Monte Porzio Catone, comunemente detta di Frascati; impresa commissionata dal cardinale Marco Sittico Altemps per il matrimonio di suo figlio Roberto con Cornelia Orsini. Lo studio dell'edificio ed in particolare della decorazione tardo cinquecentesca dell'appartamento sito al piano nobile, viene affrontato sia nella sua specificità tra le principali opere commissionate dal cardinale Altemps in Italia, che in considerazione del variegato incrocio di maestranze attive nella seconda metà del Cinquecento nel contesto romano e Oltralpe

    Analytic Sociology and Theoretical Sociology - Essays

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    These essays are the result of sociological and economic research be-tween 2005 and 2012, and to this day. It is a synthesis of works and studies on the social action like dynamic system of the social interactions . The former ones (I and II) can be called as Analytic Sociology, the others (III and IV) as Theoretical Sociology that by definition is a speculative study, not applied at soon. In the interest of these studies the types of definitions that exists in the social sciences universe, are not important because they are really too much. Often they are just different ways to study the identical object: the human society. For us, these studies have an approach of complexity and chaos. The purpose of this work is just to get publishable and applicable the results. Readers can find the applicability with own solutions in many areas of social life, politics, organizations, in business or any others

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