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OSSERVAZIONE A LUNGO TERMINE DI 18 RAGAZZI AFFETTI DA PUBERTA' PRECOCE VERA TRATTATI CON ANALOGO DEL GNRH
CAMBIAMENTI ANTERO POSTERIORI DELLA TOPOGRAFIA CORTICALE DELL'EEG DI SONNO NEI PRIMI 3 ANNI DI VITA
Studio degli aspetti strutturali, delle rappresentazioni degli stakeholders e implicazioni per i processi di recovery
An evaluation Research on the Day Centers of mental health of Rome was carried out using a multi stakeholder approach. The thesis presents three distinct studies.
In the first study the structural aspects of the day centers were investigated. Re-sults point towards a lack of personnel power, an increase of time in care taking, the lack of activities supporting self-help and – in many cases – the lack of users’ participation in the planning and supervision of their own therapeutic project. Further, the day centers’ lack of integration in the territory was a problem of almost all day centers under study; only the network with the other psychiatric services was well developed,
In the second study users’, operators’ and family members’ representations of the day centre were analyzed; additionally a set of goals of the ideal and actual day centre was surveyed. Main goal and purpose of the participative evaluation study must lie in the establishment of stake holders’ different criteria for the eval-uation of the day centre. The free association data we collected to the primer “day centre” clearly showed the centrality of “socialization” as a closely associated concept to the day centre. “Socialization” is further reflected for each stakeholder group more specifically as “friendship” for users, “welcoming [it.: accoglienza]” for operators and “help” as well as “obligation” for family members. Further dif-ferent, and well distinct conceptions of the day centre emerged: The day centre as an (.) educative (.) entertaining (.) therapeutic (.) or rather assisting facility. Enter-taining, pedagogism as well as terapism were the most developed conceptualiza-tions of the day centers.
In the third study, based on the analysis of focus groups the critical issues with respect to the day centers were investigated. Especially, problems related to the stigma of chronic illness and issues emerging from pharmacological treatments were often discussed.
The conclusions of this thesis point towards the need for a reorientation of the day centers: they emerged as segregating rather than socially integrating struc-tures. This is mainly due to the fact that most activities are carried out insider the services, characterized by a rigid and horizontal management. The day centers will have to change into flexible structures, characterized by an increased co-management by users as well as the promotion of self-help groups.dipartimento per le politiche sociali del Comune di Roma, nell’ambito del Progetto di valutazione dei Centri diurni di salute mentale di Roma, svolto dall’ISTC-CN
IL PCI E LA QUESTIONE DI TRIESTE 1946-1957
Il PCI e la questione di Trieste 1946-1957
Abstract
La presente ricerca prende in esame le posizioni del Partito Comunista Italiano (PCI) sulla questione dell'attribuzione della città di Trieste e delle zone limitrofe all'Italia o alla Jugoslavia successivamente agli eventi della Seconda guerra mondiale.
Il periodo preso in considerazione parte dalla decisione della Conferenza di pace di Parigi di istituire il Territorio Libero di Trieste fino ad arrivare alla soluzione, più o meno condivisa dalle parti, del Memorandum d'Intesa del 1954, con un capitolo conclusivo che analizza gli strascichi della questione triestina nel movimento comunista locale e le residue tensioni esistenti tra alcuni suoi elementi e la direzione del PCI da un lato, e i dirigenti jugoslavi dall'altro.
E' stato perciò deciso di non trattare il periodo, ampiamente studiato e sfruttato dal punto di vista documentale, relativo alla Seconda guerra mondiale in cui le relazioni che si svilupparono tra il Pci e Mosca in merito alla questione di Trieste cominciarono ad assumere particolare interesse.
Si è volutamente tralasciato quindi la documentazione di come l'attività politico-diplomatica di Togliatti, pur molto intensa fino al viaggio a Belgrado del novembre 1946, fosse piuttosto vincolata dalle direttive di Mosca, le quali si avviavano verso la logica degli schieramenti contrapposti della Guerra Fredda, ignorando, o quasi, le questioni nazionali alla base della situazione triestina.
E' stato invece dato rilievo ad episodi significativi dal punto di vista dell'autonomia dell'azione del segretario del PCI dalle direttive di Mosca, anche se nella maggior parte essi approdavano a scarsi risultati, come il già citato viaggio a Belgrado del novembre 1946, che portò alla proposta, criticatissima in Italia, di uno scambio Trieste per Gorizia sulla quale Togliatti sarebbe dovuto tornare per diversi anni a dare spiegazioni e su cui le interpretazioni degli studiosi sono varie.
Tali episodi sono a dire il vero poco numerosi e anche dopo la rottura tra Tito e Stalin e la conseguente espulsione della Jugoslavia dal Kominform, la direzione del PCI sembra restare piuttosto cauta nel prendere iniziative, specialmente nei primi due anni, lasciando al p.c. triestino di Vidali il compito di sferrare attacchi alla “cricca di Tito”, forse perchè non si riteneva definitiva l'uscita della Jugoslavia dal blocco comunista o perchè tali erano le direttive da Mosca, sebbene in sede di riunioni Cominform il PCI venisse ripreso più volte per lo “scarso operato nella lotta al titismo”.
Si assiste poi progressivamente ad un allineamento delle posizioni di PCI e Partito comunista del TLT (PCTLT) negli anni 1950-1952, con un intensa collaborazione tra i due apparati, continuando a sostenere la tesi sovietica dell'applicazione del trattato di pace con conseguente creazione del TLT e sgombero delle truppe di occupazione anglo-americane e jugoslave.
Dopo il Primo accordo di Londra del 1952 si avverte nel PCI, o almeno in alcuni elementi della dirigenza, una certa rassegnazione verso la spartizione ormai inevitabile del Territorio di Trieste. A Trieste si continua caparbiamente a lottare e anche a proporre soluzioni politiche nuove come quella di Vidali dell'ottobre 1952 che invitava il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ad occuparsi della nomina di un'amministrazione civile per tutto il TLT che avrebbe sostituito l'amministrazione di carattere militare allora in carica e che si sarebbe impegnata anche nella sostituzione delle truppe d'occupazione con forze d'ordine designate dallo stesso Consiglio di Sicurezza. Affiora in alcuni casi nei verbali delle riunioni di Segreteria del 1953-1954 anche un certo malcontento e risentimento verso Vidali e gli altri dirigenti triestini che chiedono maggiore impegno da Roma. Anche questo, forse, contribuirà al “ritardo” nel rientrare nelle fila del PCI da parte della sezione triestina: il processo infatti si conclude solo nel 1957.
La ricerca è stata realizzata principalmente consultando il materiale documentale dell'Archivio del PCI presso la Fondazione Istituto Gramsci a Roma, la stampa comunista dell'epoca e i resoconti degli Atti parlamentari.
Posso affermare che un valore aggiunto alla ricerca è stato dato con il lavoro svolto presso l' Archivio Storico-Diplomatico della Farnesina, ove la Collezione dei Documenti Diplomatici Italiani, fornisce spunti interessanti per diverse interpretazioni dei fatti, sia rivelando la percezione del mondo diplomatico italiano circa le sfumature delle dichiarazioni di PCI e PCTLT sulla questione triestina, sia, mostrando alcune notevoli riflessioni di importanti diplomatici italiani sull'evoluzione della posizione sovietica sulla questione di Trieste e le implicazioni che essa poteva avere sull'azione e sulle prese di posizione dei drigenti del PCI
TRATTATO SULL'AGIRE CON L'IPOTESI FONDAMENENTALE DELLA SCELTA RAZIONALE ORIENTATA DA VALORI
Dinamiche dominanti dell’agire e dell’agire sociale. Per una Teoria dei valori.
Analisi e sintesi dell’agire e dell’agire sociale con l’ipotesi fondamentale della scelta razionale ed economico-conveniente orientata da valori.
Il titolo e il sottotitolo di questo lavoro indicano già specificamente il suo contenuto ove, in estrema sintesi, si ricerca il come piuttosto che il perché dell’agire, sia questo individuale, sociale o collettivo (un agire per valore, cioè orientato da valori).
Il lavoro si compone di due volumi: il primo di Tesi, Sintesi e Risultati (Volume 1) e il secondo di Ricerca, Studio e Analisi – Appendice (Volume 2). Il volume 1, quindi, deve essere considerato essenzialmente il frutto in termini di elaborazione e sintesi di quanto sviluppato nel volume 2.
Questo ultimo, infatti, indicato come Appendice, raccoglie l’ampio lavoro di ricognizione, ricostruzione, studio e analisi nella teoria sociologica sul tema dell’azione-agire; una trattazione che, per quanto necessariamente non esaustiva, è stata per quanto possibile accurata e ha riguardato numerosi autori delle scienze sociali. Tale volume è a sua volta suddiviso in tre parti. Nella Parte I, dei Principi e Fondamenti, Le quattro premesse, sezione unica. Nella Parte II, della Ricerca e Analisi, divisa in tre sezioni, si comprendono la sezione I, I Classici, la sezione II, La Miscellanea e la sezione III, La Modernità. Questa ultima sezione ha riguardato (sempre sul tema) le maggiori riviste italiane dal 2000 al 2009. Tutto questo ai fini di 1) ricerca bibliografica come fonti per la ricognizione e la conoscenza teorica, 2) adattabilità all’ipotesi fondamentale alle istanze sollevate nelle teorie dell’azione e/o struttura, 3) comparazione e sostegno alla Teoria dei valori. Nella Parte III, sono stati trattati gli aspetti metodologici e il tentativo di passare dalla teoresi alla teoria mediante un primo livello empirico.
Nel primo volume, invece, si produce la proposta propriamente detta. Qui le teorie della complessità e del càos sono state la cornice di fondo entro la quale sono stati inseriti le teorie sociologiche (e delle scienze sociali) e le correlazioni con la proposta della teoria dei valori, nonché i risultati del primo livello empirico di cui al volume di Appendice. Il tutto è orientato verso gli obiettivi che il lavoro si è posto, in primis quello di svolgere metodicamente il tema dell’agire nel trattato generale delle scienze sociali e della sociologia in particolare, esponendo i principî e le regole di una economia sociologica che non è sociologia economica e ancor meno è economia disciplinare. Così sono stati ridefiniti termini comuni per concetti nuovi o anche simili come, per esempio, quelli di Valore, di Economia-convenienza o di Atomo sociale, nonché le proposte della Prima congettura e della Legge della libertà impossibile. In particolare, proprio il concetto di Valore, seppure non totalmente estraneo, poco coincide con la sociologia dei valori conosciuta.
Queste ridefinizioni non hanno impedito, quando opportuno, l’uso e il senso di termini di altre discipline scientifiche che tuttavia è sempre stato segnalato.
Così l’obiettivo dichiarato è la ricerca di dinamiche dominanti dell’agire e dell’agire sociale, al fine di proporre una teoria dell’azione che va sotto il nome di Teoria dei valori.
Nel lavoro si propone altresì la riunificazione dei modelli homo œconomicus col sociologicus e, quindi, si sviluppa il tentativo di aggregare intorno a questa i numerosi paradigmi della sociologia e non solo.
Tale riunificazione entro un unico paradigma include una posizione statica iniziale comprendente individualismo metodologico, materialismo storico ortodosso, dialettica fondamentale e una Visione del Parallasse (qui usato al maschile) nel rapporto tra osservatore e osservato.
Forse questo lavoro resta ancora in parte, ma non totalmente, un’opera teoretica secondo la definizione classica e quella datane dall’autore stesso. Tuttavia, anche in considerazione della complessità del tema, i risultati raggiunti appaiono soddisfacenti al fine di valicare il punto limite che immette sul versante della dimostrazione teorica, fermo restando che ci sono spazi per proseguire e sviluppare lo studio, sia in termini di ricerca pura e sperimentale, sia in termini di ricerca applicata, o anche di applicazione diretta.
Il lavoro propone la tecnica di intervista del continuum Colloquio-Maieutica (C-M).Dinamiche dominanti dell'agire e dell'agire sociale
Development of conditionally replicating integrase defective lentiviral vectors for Epstein-Barr virus gene therapy
Integrase defective lentiviral vectors show promise for achieving gene expression without integration, preserving some benefits of LVs, whereas reducing the potentially detrimental risk of insertional mutagenesis. Numerous reports supported the ability of these vectors to confer long-term gene expression in slowly dividing cell types for potentially corrective gene expression. These reports also highlighted additional applications of these vectors as delivery platforms for alternate integrative pathways, suicide gene therapy and vaccines. Nevertheless, in cell culture systems the transgene expression duration of IDLVs is highly transient, because of the rapid cell turnover, limiting their use to non-dividing or slowly dividing cells. The instability of the IDLVs in proliferating cells is mainly due to the lack of an origin of replication allowing vector’s DNA replication. In a work by Vargas et al. (2008), it has been demonstrated that if the transgene cassette carries a viral ORI, IDLV’s transgene expression persists if the necessary trans protein is supplied. In the work described in this thesis we have engineered IDLVs to selectively transduce EBNA1-expressing cells by incorporating the EBV oriP into the IDLV genome. Exploitation of EBNA1 to maintain DNA that contains the oriP has obvious use for gene therapy. Epstein–Barr virus (EBV) is widely associated with disease in both immunocompromised and immunocompetent hosts and has been implicated in approximately 1% of tumors worldwide. Current therapies are poorly effective and often toxic, therefore, the development of an effective, tumor-specific treatment is of high priority. The goal of IDLV-mediated suicide gene therapy of EBV-driven diseases would be to eliminate B cells that are latently infected with EBV using an IDLV that contains the EBV elements required for EBNA1-induced episome retention and transcriptional up-regulation.This work was sponsored by Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM
BIOLOGICAL COMPLEX FUNCTIONS TRIGGERED BY GRAPE SEED EXTRACT IN HUMAN COLON CANCER CELLS
A study of materials used for muon chambers at the CMS Experiment at the LHC: interaction with gas, new materials and new technologies for detector upgrade
This thesis lays its foundation in both technological and theoretical stud- ies carried out between several aspects of applied engineering. There are several original contributions within the material science. The first is the detailed studies about the CMS RPC gas filters, which required an intense 3 years data-taking and ended up with a complete characterization of purifier materials. On top of this a stable ad − hoc setup (GGM) has been devel- oped for the CMS Experiment in order to monitor the RPC muon chamber working point. Finally a complete new detector has been designed, build and tested using new technology and new electronics establishing the word’s record in size for this kind of detector, which is taken under consideration for the upgrade of the high-η region of the CMS Experiment