Sapienza University of Rome

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    Adaptive Algorithms for Intelligent Acoustic Interfaces

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    Modern speech communications are evolving towards a new direction which involves users in a more perceptive way. That is the immersive experience, which may be considered as the “last-mile” problem of telecommunications. One of the main feature of immersive communications is the distant-talking, i.e. the hands-free (in the broad sense) speech communications without bodyworn or tethered microphones that takes place in a multisource environment where interfering signals may degrade the communication quality and the intelligibility of the desired speech source. In order to preserve speech quality intelligent acoustic interfaces may be used. An intelligent acoustic interface may comprise multiple microphones and loudspeakers and its peculiarity is to model the acoustic channel in order to adapt to user requirements and to environment conditions. This is the reason why intelligent acoustic interfaces are based on adaptive filtering algorithms. The acoustic path modelling entails a set of problems which have to be taken into account in designing an adaptive filtering algorithm. Such problems may be basically generated by a linear or a nonlinear process and can be tackled respectively by linear or nonlinear adaptive algorithms. In this work we consider such modelling problems and we propose novel effective adaptive algorithms that allow acoustic interfaces to be robust against any interfering signals, thus preserving the perceived quality of desired speech signals. As regards linear adaptive algorithms, a class of adaptive filters based on the sparse nature of the acoustic impulse response has been recently proposed. We adopt such class of adaptive filters, named proportionate adaptive filters, and derive a general framework from which it is possible to derive any linear adaptive algorithm. Using such framework we also propose some efficient proportionate adaptive algorithms, expressly designed to tackle problems of a linear nature. On the other side, in order to address problems deriving from a nonlinear process, we propose a novel filtering model which performs a nonlinear transformations by means of functional links. Using such nonlinear model, we propose functional link adaptive filters which provide an efficient solution to the modelling of a nonlinear acoustic channel. Finally, we introduce robust filtering architectures based on adaptive combinations of filters that allow acoustic interfaces to more effectively adapt to environment conditions, thus providing a powerful mean to immersive speech communications

    FLORA, VEGETAZIONE E INDICATORI MACROFITICI DEI LAGHI VULCANICI D’ITALIA

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    Le acque dolci rappresentano meno dello 0,8% della superficie terrestre e ospitano una grande varietà di forme di vita: circa il 6% delle specie fin’ora descritte vive in acqua dolce (Hawksworth & Kalin-Arroyo, 1995). Nonostante i sistemi di acque dolci svolgano un ruolo fondamentale nella biosfera e i numerosi servizi da essi forniti siano un cardine per l’economia umana, la loro disponibilità sta drasticamente diminuendo e lo sfruttamento della risorsa idrica aumenta in modo costante nel tempo (Jackson et al., 2001). Lo scopo di questo studio è l'analisi della componente macrofitica dei laghi vulcanici italiani. Con il termine macrofite si individua la componente produttiva primaria macroscopica dei sistemi acquatici, mentre diatomee e fitoplancton ne rappresentano la porzione microscopica. Esistono molte classificazioni delle macrofite basate su elementi strutturali, su forme di crescita o caratteri funzionali (Pearsal, 1918; den Hartog & Segal, 1964; Hutchinson, 1975; Mäkirinta, 1978; den Hartog & van der Velde, 1988;Buotin & Keddy, 1993; Willby et al., 2000; Lacoul & Freedman, 2006). Nel presente lavoro si è utilizzata una classificazione di tipo funzionale che non si limita ad analizzare solo le macrofite sommerse, ma include anche la componente emersa composta da elofite e piante legnose, concordemente con quanto affermato in Tiner (1991) e Lacoul & Freedman (2006). La presenza, la distribuzione e l'abbondanza delle macrofite all’interno di un bacino lacustre dipende da molti parametri ambientali intrinseci al bacino o di origine antropica (Hutchinson, 1975; Barko & Smart, 1986; Duarte & Kalff, 1990; Lacoul & Freedman, 2006; Bornette & Puijalon, 2011). Per questo motivo possono essere usate come indicatori di molti parametri dell’ecosistema lacustre (Rørslett, 1991; Lehmann & Lachavanne, 1999; Heegaard, et al. 2001), non solo a livello specifico ma anche cenologico (Kolada; 2010). Quindi, lo stato di conservazione di un corpo idrico non è classificabile solo con le condizioni di inquinamento delle acque, ma bisogna avere un quadro completo delle composizione e abbondanza di fitoplancton, macrofite, macrobenthos e ittiofauna e fornire un sistema di riferimento in cui questi quattro elementi di qualità biologica siano in buono stato di conservazione. In Europa la Water Framework Directive (WFD 2000/60 EC) obbliga gli stati membri a raggiungere entro 15 anni dalla sua emanazione un “buono stato” della qualità delle acque superficiali interne, delle acque di transizione, delle acque costiere e sotterranee. La WFD afferma che, una volta classificati i bacini idrografici, al fine di riconoscere lo stato delle acque bisogna individuare degli elementi di qualità biologica (allegato V) supportati da elementi di qualità idromorfologici e fisico-chimici. - Obiettivi Pochi autori hanno finora affrontato lo studio delle macrofite dei laghi vulcanici italiani e non hanno mai fornito un quadro di riferimento complessivo dei diversi bacini. Il presente studio si propone di fornire un quadro organico di presenza, distribuzione e abbondanza delle macrofite dei laghi vulcanici italiani utilizzando tecniche di campionamento e di analisi in linea con quanto richiesto dalla WFD. La presente ricerca rappresenta, quindi, il primo caso studio delle macrofite dell’area mediterranea che prende in considerazione anche parametri idrochimici e idromorfologici. I principali obiettivi della ricerca sono: • censimento, descrizione e inquadramento sociologico delle macrofite rinvenute nei laghi vulcanici dell’Italia peninsulare. • analisi della distribuzione delle specie ad una scala regionale (verificando se c'è una differenza significativa tra i laghi) e ad una scala locale (verificando se è possibile riconosce una struttura nella distribuzione delle specie all'interno dei singoli laghi). • valutare la relazione tra caratteristiche ambientali misurate e variazioni nella ricchezza e nella distribuzione delle macrofite. • ricerca di metriche idonee per la definizione di un indice di valutazione dello stato di conservazione dei laghi vulcanici. - Area di studio La ricerca è stata svolta sui 9 laghi vulcanici italiani con profondità superiore a 30 m (Albano, Bracciano, Bolsena, Lago Grande e Lago Piccolo di Monticchio, Martignano, Mezzano, Nemi e Vico). In tutti i laghi vulcanici italiani le rocce che si trovano nel substrato del bacino hanno l’influenza principale sulla chimica delle acque (Buraschi et al., 2005) e le risultanti condizioni idrochimiche sono favorevoli allo sviluppo di piante ed animali. I pochi contributi a carattere esclusivamente botanico riguardanti i laghi vulcanici italiani sono inquadramenti delle comunità vegetali effettuati con l'approccio fitosociologico (Avena & Scoppola, 1987; Iberite et al., 1995; Scoppola et al., 1992; Venanzoni et al. 2003; Azzella & Scarfò, 2010). Sebbene gli studi passati non siano esaustivi permettono di definire i laghi vulcanici come laghi "tipo Chara" ovvero laghi potenzialmente caratterizzati da una lussureggiante vegetazione ad Helophyte e una vegetazione sommersa caratterizzata da estesi popolamenti di Chara dominati da diverse specie in base alle condizioni locali (Almquist, 1929, Maristo, 1941; Jensen, 1979; Vestergaard & Sand-Jensen, 2000; Pall & Moser, 2009). - Classificazione ecologica dei laghi In collaborazione con l'Istituto di Ricerca sulle Acque del CNR di Brugherio è stato condotto un campionamento per l'inquadramento idrochimico delle acque. Applicando i criteri proposti dall'OECD (Vollenweider, 1982) che considerano le concentrazioni di fosforo e la trasparenza delle acque misurata con il metodo del Disco di Secchi, è stato possibile classificare i laghi di Bracciano, Bolsena e Martignano in condizione di meso-oligotrofia, i laghi di Albano, Nemi, Vico e il Lago Piccolo di Monticchio in condizione di mesotrofia, il lago di Mezzano meso-eutrofo e il Lago Grande di Monticchio iper-eutrofo. Lo stato trofico non è l’unico parametro che influisce sulla distribuzione della vegetazione acquatica. La classificazione gerarchica effettuata sui parametri ambientali che influenzano la distribuzione delle macrofite in ambiente lacustre (Rørslett, 1991; Genkai-Kato& Carpenter, 2005; Cheruvelil & Soranno, 2008) evidenzia 3 tipologie di lago vulcanico. Il primo cluster, che racchiude i laghi di Bracciano e Bolsena, individua laghi di grandi dimensioni, valori di azoto bassi e valori di trasparenza molto alti. Lo sfruttamento lungo costa è molto forte, si riscontrano alti valori di urbanizzazione ed un grande sviluppo di zone sfruttate dal turismo. Il cluster che racchiude i laghi di Monticchio individua piccoli laghi con alte concentrazioni di nutrienti (in particolari alti valori di azoto), un’alta copertura di superfici naturali lungo costa e bassi valori di trasparenza delle acque. Infine il cluster che racchiude i restanti laghi (Albano, Nemi, Martignano, Vico e Mezzano) è caratterizzato da laghi di medie dimensioni con valori di azoto alti, legati al forte sfruttamento agricolo lungo costa. - Campionamento e quadro floristico Il piano di campionamento del presente studio è stato elaborato al fine di ottenere un quadro attendibile su presenza, distribuzione e abbondanza di macrofite nei laghi vulcanici nell’arco di un’unica campagna di raccolta di dati, rispondendo anche alle esigenze poste dalla Water Framework Directive (2000/60/EC-ANNEX V). Molti autori hanno proposto diversi metodi di campionamento di macrofite in ambiente lacustre (Jensén S., 1977; Melzer, 1999; Jäger et al., 2004; Free et al., 2009; Croft & Chow-Fraser, 2009; Beck et al., 2010) e solo alcuni di essi rispondono alle esigenze della WFD. Ogni stato membro della Comunità Europea ha proposto un proprio metodo di campionamento ma solo alcuni sono stati pubblicati nei report degli enti preposti all’applicazione della WFD (Leyssen et al., 2005; Willby et al., 2006; Ecke, 2007; Leka et al., 2007; Van den Berg & Pot, 2007; Buraschi et al. 2008). Il metodo di campionamento adottato in questo studio si basa su una tecnica di estrazione random non allineata dei transetti che si compone di 5 fasi: 1) sfruttando la conformazione circolare dei laghi vulcanici si è circoscritta una circonferenza al bacino. 2) La circonferenza è stata suddivisa in radianti con ampiezza di 10°. 3) I raggi che delimitano i radianti intercettano la linea di costa del lago dividendola in porzioni di lunghezza simile. 4) I laghi sono stati classificati in 3 categorie dimensionali: laghi piccoli, con superficie (La) inferiore a 0.5 km2, laghi di medie dimensioni (0.5 km2<La<20 km2) e laghi grandi (La>20 km2). 5) Nei laghi piccoli sono stati selezionati 9 punti lungo la linea di costa, effettuando un’estrazione random ogni 4 settori individuati dall’intersezione fra i raggi della circonferenza circoscritta e il perimetro del lago. Nei laghi di medie dimensioni sono stati estratti 18 punti (uno ogni 2 radianti) e nei laghi grandi 36. Il campionamento è realizzato dal punto individuato sulla costa su una linea perpendicolare ad essa. Lungo la linea del transetto ad ogni metro di profondità sono state censite tutte le specie presenti e stimata la loro copertura percentuale. Per valutare se lo sforzo di campionamento è stato sufficiente ad individuare un adeguato numero di specie sono state realizzate delle curve di rarefazione delle specie (curve di Coleman) ed è stata realizzata una procedura computazionale di ricampionamento (second order Jack-knife - Palmer, 1991) usando il livello di soglia del 75% per definire sufficiente il numero di specie rilevate. Il campionamento delle macrofite ha permesso di ottenere per ogni punto di campionamento un elenco delle specie presenti con il relativo dato di copertura. Sono stati realizzati 171 transetti e 2060 punti misurando presenza, distribuzione e abbondanza di 56 specie di macrofite, di cui 17 sono Characeae. - Analisi cenologica L'analisi statistica dei modelli nulli ha dimostrato che le specie rilevate nei punti di campionamento si associano in cenosi non casuali e che sono strutturati con un gradiente ambientale interno al bacino. I punti di campionamento possono quindi essere utilizzati anche per indagini di tipo cenologico. In ogni lago è stata effettuata una classificazione utilizzano il metodo UPGMA su una matrice delle distanze calcolata con il metodo Bray-Curtis a partire dalla matrice dei punti campionati con presenza di macrofite che conta 1778 rilievi. La classificazione gerarchica ha verificato la presenza di tipologie cenologiche ricorrenti all’interno di ogni bacino. L'analisi multivariata della dispersione (Permutational analysis of multivariate dispersions - PERMDISP) ha permesso di estrarre due punti-campione significativi da ogni cenosi di ogni lago e ridurre così il numero dei punti analizzati da 1778 a 94. La Permutation multivariate Anova (PERMANOVA - Anderson, 2001) effettuata su questa sottomatrice ha dimostrato l'esistenza di un'autonomia floristico-ecologica tra laghi (p<0.01). Successivamente con la Redundancy Analysis (RDA) si è analizzato in che misura i diversi parametri ambientali concorrano a spiegare la variabilità rilevata sia all'interno del lago che tra laghi identificando dei gradienti ecologici. L'RDA è stata condotta sulla matrice delle specie normalizzata con la trasformazione di Hellinger (Legendre & Gallagher, 2001) e la matrice dei dati ambientali normalizzata attraverso la trasformazione logaritmica. I dati ambientali considerati contribuiscono a spiegare il 47% dell'inerzia totale. Il restante 53% è da attribuire ad altre variabili ecologiche non misurate nel presente studio e a variabilità stocastica. Il parametro ambientale che è risultato maggiormente correlato con la variabilità delle cenosi è la profondità: le comunità che caratterizzano gli ambienti a minore profondità sono dominate da Chara aspera, Myriophyllum spicatum, Vallisneria spiralis. Al contrario le comunità a maggiori profondità sono dominate da Chara globularis, Nitella opaca e Ceratophyllum demersum. Altri parametri ambientali che contribuiscono a spiegare la variabilità osservata sono quelli idromorfologici e trofici: le comunità tipiche dei grandi laghi con basse concentrazioni di nutrienti sono dominate da Characeae,e in particolare a basse profondità da Chara aspera, a medie profondità da Chara polyacantha o Chara tomentosa e a grandi profondità da Chara globularis e Nitella opaca. Al contrario le comunità dei piccoli laghi con abbondanza di nutrienti sono caratterizzati da comunità di piante vascolari con una dominanza di Myriophyllum spicatum a basse profondità e Ceratophyllum demersum alle profondità di chiusura e mancano di una fascia di vegetazione delle medie profondità. Nel presente lavoro è stata infine realizzata una scheda descrittiva per ogni lago, in cui vengono analizzate le cenosi individuate e presentati i rilievi relativi ai punti rappresentativi di ogni cenosi, estratti con PERMDISP. Viene inoltre fornito un quadro della distribuzione spaziale all'interno del lago con cartografie tematiche e un inquadramento della presenza e distribuzione degli habitat di interesse comunitario che rappresenta un punto di riferimento nel monitoraggio degli habitat inseriti nella Rete Natura 2000 (Direttiva Habitat 92/43). - Indici di conservazione Molti autori hanno individuato gruppi di macrofite sensibili o tolleranti all'inquinamento per valutare lo stato trofico di un lago: maggiore è la presenza o l'abbondanza delle specie sensibili e minore è il carico trofico (Melzer, 1999; Stelzer et al., 2005; Wilby et al., 2006; Penning et al., 2008; Pall & Moser, 2009). Attualmente si suggerisce di sviluppare un approccio multimetrico alla bioindicazione (Heringet al., 2006; Penning et al., 2008; Søndergaard et al., 2010) per non focalizzare l'attenzione esclusivamente sul carico trofico e restituire un quadro complessivo dello stato di conservazione del lago. Alcuni indici multimetrici sono stati sviluppati per lo studio degli ambienti lacustri utilizzando le macrofite (Nichols et al., 2000; Beck et al., 2010; Kolada, 2010). Si è dimostrato che i laghi vulcanici, nonostante la loro origine geologica, per quanto riguarda le macrofite sono assimilabili ai laghi a Characeae europei, tipici di substrati calcarei. Quindi al fine di classificare lo stato di conservazione dei laghi vulcanici italiani è possibile adattare le metriche proposte da Pall & Moser (2009) che hanno esaminato lo stato di conservazione dei laghi Austriaci del pedemonte calcareo delle alpi (Lakes of the Northern Limestone Foothills) e il Reference Index proposto in Stelzer et al. (2005). - Conclusioni In conclusione il campionamento ha permesso di realizzare uno studio della componente macrofitica dei laghi vulcanici che rappresenta un quadro organico finora mai realizzato e segna un punto di riferimento fondamentale sia per ricerche future volte ad analizzare le dinamiche ecologiche dei laghi vulcanici, sia per il monitoraggio necessario agli adempimenti dettati dalla WFD. Le Characeae che dominano nella maggior parte dei laghi vulcanici sono un taxon a rischio e quindi tutelate a livello europeo: 6 specie presenti nei laghi vulcanici sono inserite in liste rosse (Blaženčić et al. 2006, Smidht et al.; 1996; Stewart & Church, 1992; Palamar-Mordvintseva & Tsarenko 2004; Palmer, 2008; Bjelke, 2010). Le specie individuate nei laghi vulcanici rappresentano il 30% delle flora europea (Krause, 1997) e metà di quella italiana (Bazzichelli & Abdelahad, 2009). Per questi motivi e per il fatto che le praterie di Characeae sono un Habitat di interesse comunitario (3140 - Direttiva Habitat 92/43 CE) crediamo che i laghi vulcanici dovrebbero avere un ruolo di primo piano nella conservazione di questo importante taxon fortemente minacciato. I risultati dell'analisi cenologica confermano la sostanziale somiglianza tra i laghi vulcanici italiani che presentano un pattern di distribuzione delle comunità lungo il gradiente di profondità, ma che subisce modificazioni, anche rilevanti, in funzione delle dimensioni del lago e delle sue condizioni trofiche. Le variazioni al pattern potenziale sono state utilizzate per realizzare in indice, il Volcanic Lakes Multi Metric Index, che rappresenta il primo realizzato in Italia per questa tipologia di laghi

    Perceptions of social Context and Organizational Behavior

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    With the present work, we contribute to the study of context in organizational research by presenting the concept of Perceptions of social Context (PoC; Borgogni, 2001) and its operationalization. We situate our proposal within Johns’s model (2006) and we refer to discrete context, specifically privileging the social aspects of context. With social context we consider the social structure, that is the set of the most relevant constituencies internal to the organization (i.e., immediate supervisor, colleagues and top management), the way they fulfill their social roles and reciprocally interact at work (Bales, 1953; Steiner, 1972). Moreover, we focus on perceptions of the prototypical behaviors enacted by each social constituency to include the lens through which context can be viewed by individuals and the role played by the person in catching the more salient aspects of the observed phenomena. In fact, with our proposal we intend to connect the study of context with a psychological theory, that is Social Cognitive Theory (Bandura, 1986; Wood & Bandura, 1989). According to the “reciprocal triadic determinism” posited by Bandura (1986), person, environment and behavior are involved in an interdependent casual structure. Thus, people are both products and producers of the environment, since they are active agents who intentionally influence the events of their life. Consistent with Bandura (1997), the main self-regulatory process responsible for this dynamic transaction is perceived self-efficacy, that is the belief in one’s ability to master specific domains (Bandura, 1986) which leads a person to adopt a “control over circumstances” mindset.Efficacy beliefs can influence how people think, feel, make decisions, motivate themselves and persevere in the face of difficulties and challenges. Furthermore, people with high self-efficacy are more able to perceive and exploit the opportunities offered by their own context, see the obstacles as avoidable and even control the events of their life. Accordingly, we intend to offer a sound rationale to the study of context by putting forward an integrated view of the individual in his/her organizational setting, and by investigating the individual agentive role in the construal process of the context, focussing on the relationship between self efficacy and Perceptions of social Context, and their concurrent role on individual behaviors and job attitudes. From this standpoint, three studies were developed which are presented as follows.The first study presents the construct of Perceptions of social Context and its operationalization, in order to provide a measurement proposal of context, rooted in a psychological perspective, that might preserve contextual specificity and, at the same time, allow to compare and generalize results in different contexts. Moreover, we investigated the role of the individual in the construal process of the context, examining the relationship between PoC and self-efficacy.The second study investigated the concurrent role of individual and social factors in predicting Work engagement over time, adopting a social cognitive perspective. Particularly, through a two-wave study, we examined how and to what extent self-efficacy predicts Work engagement directly and through the improvements in the Perceptions of the social Context (namely improvements in the perceptions of the immediate supervisor, of colleagues and of top management).Finally, the third study aimed to highlight the process through which contexts influence behavior. Thus, we focused on absence behaviors and its determinants, through the investigation of a conceptual model in which self-efficacy and Perceptions of social Context (i.e., immediate supervisor, colleagues and top management) concur to predict absences from work through the mediating role of Job satisfaction

    TOOL BOXES FOR SOIL BIOREMEDIATION ASSESSMENT IN HEAVY METAL POLLUTED AREAS

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    The thesis is divided into seven separate chapters, each of them has a specific purpose. The first chapter is a general introduction. It is based on the accurate bibliographic research and aims to clarify main issues concerning soil and heavy metals (e.g. the concept of soil quality and its indicators, heavy metals bioavailability, the plant-microorganisms interactions in soils, the possible sustainable methods for soil remediation). The general goal of the thesis and the specific aims of the experimental researches are described in chapter 2. The third chapter entitled “Set up a tool box of soil quality bioindicators” describes which “experimental tools” were chosen to assess the soil quality improvement during the bioremediation processes. In the following fourth chapter “Heavy metal bioavailability in soil and bioaccumulation into soil microbial biomass” the methods selected to measure the heavy metal bioavailability and accumulation into soil microbial biomass are described. The fifth and sixth chapters show as the previously selected soil bioindicators respond to two different bioremediation systems. The fifth chapter “Changes of soil quality in a phytoremediation system of a former dump” refers to a phytoremediation system applied to an ex-dump located in “Madonna dell’Acqua”, Municipality of San Giuliano Terme - Pisa (Italy). The discussions of the obtained results are important to evaluate the efficiency of this soil reclamation technology. The sixth chapter, entitled “Use of Plant Growth-Promoting Bacteria to enhance heavy metals phytoremediation in mining soils: a preliminary study under Umbrella project” refers to a pot experiment conducted to test the efficiency of the microbial-assisted phytoremediation based on the soil inoculation of different selected Plant-Growth-Promoting Bacteria. This preliminary test useful for the next pot experiments of the European Umbrella project, was conducted to convey a reflection about the use of PGPB applied to mining soils during a phytoremediation process. Finally, in the general discussion of the seventh chapter, the most important results are summarized and general conclusions are reported, focusing on the aspects of bioremediation to be developed and improved.cirp

    Geometria e figurazione all'origine dello spazio costruito

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    The aim of this study is to analyze the interplay between drawing, city and form, to prove the thesis that geometry, abstraction of our minds and foundation of the project and the survey, deeply conditions the image of the city by structuring the perception process, focus on research in the field of rapresentation. The analysis is undertaken starting from the two-dimensional congruence between vision, pattern and drawing, using the synthesis provided by the primitive archetypes of the point and the line, with the intention of investigating the figurative routes that determine the transition from urban to the image of the city, a relation very important to reestablishing the way of reading of the place and the sequential project. The treatise is divided into five sections and interest the contextualization of the theme in the representation sector, the analysis of figurative process as a system of signs, the study of the relationship between form and image of the city in the history, an examination of the image’s codes, interpreted in the case study of Perugia, and then a final summary of the relationship between figuration and representation. A parallel series of images and notes ensure adequate investigation and verify the efficiency of the approach to the issue. The development of the thesis, in its systematic nature, leads to the definition of a model capable of investigating the link between urban form and the image of the city, a useful tool for the interpretation as in a purely cultural perspective, as in a proactive vision insert in the relationship between reading the existent, knowing the becoming and taking action. However the geometry, in conclusion, appears as the very center of reasoning, language of figuration and drawing tool that puts order and measure, starting from the eye. Between the poles of image and form, dawn a recursive way centered on the man, the foundation needed to find in the contemporary city values for the identity and for the orientation

    COMPORTAMENTO DINAMICO DI FONDAZIONI SU PALI IN SABBIA

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    La ceramica fenicia da mensa: un indicatore culturale e cronologico delle relazioni tra la madrepatria e la Penisola Iberica nei secoli X - VI a.C.

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    Il presente progetto di dottorato si propone di analizzare il fenomeno dell’espansione fenicia in Occidente, con una particolare attenzione alla questione cronologica dei suoi inizi, attraverso lo studio della cultura materiale. Nello specifico la ricerca è incentrata sull’analisi delle forme aperte della ceramica fenicia da mensa e, dunque, dei reperti ceramici accomunati dalla destinazione funzionale del contenimento e della presentazione delle vivande, e che, dal punto di vista della classificazione geometrica, presentano un diametro della bocca, misurato nel punto di massima espansione, di misura maggiore rispetto a quello del corpo. Rientrano in questa definizione piatti, coppe, bicchieri, coppette e imitazioni fenicie di kotylai e skyphoi greci. Sono state confrontate le attestazioni provenienti da dieci siti dell’area costiera siro-palestinese, la madrepatria della cultura fenicia (da nord a sud, Ras el-Bassit, Tell Kazel, Khaldé, Sarepta, Tiro, Tiro al-Bass, Achziv, Hazor, Tell Keisan, Dor), durante tutto l’arco dell’Età del Ferro, con quelle rinvenute in dieci fondazioni di una regione di cruciale importanza nel quadro dell’insediamento fenicio nel Mediterraneo occidentale, ossia nella Penisola Iberica (da est a ovest, La Fonteta, Sexi - Almuñécar, Cerro de San Cristóbal - “Laurita” / Puente de Noy, Chorreras, Morro de Mezquitilla, Trayamar, Toscanos, Cerro del Villar, Castillo de Doña Blanca, Huelva) tra i secoli VIII e VI a.C. L’obiettivo è quello di ricostruire l’evoluzione tipologica e cronologica di tali forme della ceramica da mensa in entrambe le aree. Attraverso la sequenza evolutiva è stato possibile riconoscere nella cultura materiale della madrepatria i prototipi importati e, successivamente, sviluppati nei siti iberici interessati dal fenomeno espansivo fenicio e individuare, nella Penisola Iberica, gli stadi dello sviluppo diacronico delle forme in esame, a partire dalle prime importazioni e dalle prime imitazioni del repertorio vascolare orientale, fino a riconoscere le morfologie originatesi sul territorio iberico. Lo studio si è svolto attraverso lo sviluppo di tre differenti punti: l’analisi dei contesti di rinvenimento; la raccolta delle informazioni sui reperti ceramici in un database; l’elaborazione di una tipologia e, successivamente, di una sequenza crono-tipologica. Un’analisi molto sintetica dei contesti, attraverso la quale si danno le informazioni essenziali sui siti di provenienza selezionati nelle due aree oggetto della ricerca (inquadramento geografico del sito, principali notizie sugli scavi, indicazione degli anni del rinvenimento, bibliografia di provenienza dei reperti), e si ricostruiscono le sequenze stratigrafiche con la relativa cronologia assoluta, permette di contestualizzare i reperti ceramici presi in esame. I dati acquisiti sul materiale sono stati inseriti in un database elaborato con il programma Access, all’interno del quale i diversi campi tengono conto degli aspetti formali, decorativi, tecnici e metrici degli esemplari valutati. Le informazioni raccolte nelle due regioni agli estremi del bacino mediterraneo risultano, in questo modo, unificate e omogeneizzate all’interno di una catalogazione che, al fine di ovviare alla disomogeneità regionale del trattamento dei dati, risponde a criteri unitari. Questa parte della ricerca di dottorato è stata coadiuvata dalla visione autoptica dei materiali di alcuni dei siti della Penisola Iberica studiati in questo progetto. L’insieme del materiale raccolto (all’incirca 4000 esemplari in totale, uniformemente distribuiti per le due aree) è stato, infine, organizzato in tipologie con il sistema a quattro cifre preso in prestito dalla classificazione elaborata da Jean-Paul Morel per la ceramica campana; il criterio alla base del raggruppamento dei reperti è l’osservazione dell’aspetto formale. Lo sviluppo diacronico delle tipologie ha portato all’elaborazione di sequenze crono-tipologiche per entrambe le regioni oggetto di studio. In una considerazione unitaria e più generale, che si distacca dall’obiettivo primario della classificazione del materiale ceramico, dei tre stadi della ricerca, è stato possibile raggiungere ulteriori risultati. Pur essendo la ricerca basata soltanto su una parte del repertorio ceramico fenicio (ossia le forma aperte della classe funzionale da mensa), l’analisi dei contesti e la sistemazione degli esemplari all’interno di stratigrafie comparate, allacciate alla cronologia assoluta, apportano precisazioni e nuove interpretazioni: per quel che riguarda i siti della costa siro-palestinese, sul dibattito cronologico che da diverso tempo viene portato avanti in una situazione per diverse ragioni complessa, per quanto concerne invece l’area occidentale, sulla cronologia delle prime fasi della presenza fenicia, anche attraverso le recenti pubblicazioni sulle indagini effettuate a Huelva e La Fonteta. La tesi risulta articolata in tre parti: nella prima parte, introduttiva, vengono presentate le finalità del progetto, la storia e lo stato degli studi sulla questione; nella seconda parte vengono esposti la metodologia con cui è stato svolto il lavoro, i criteri di classificazione dei reperti ceramici, la descrizione delle tipologie. Infine, vi è una sezione dedicata alle schede dei siti, al catalogo e alle tavole elaborate per il materiale ceramico analizzato. Quest’ultimo, al fine di rendere chiaro lo sviluppo diacronico, è stato organizzato anche in grandi tavole crono-stratigrafiche dove, per ogni sito, i reperti sono suddivisi per fasi o strati agganciati alla cronologia assoluta

    LA RESPONSABILITA' PENALE OMISSIVA ALLA LUCE DEL PRINCIPIO DI SEPARAZIONE TRA POLITICA E AMMINISTRAZIONE

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    La tesi mira ad approfondire i riflessi penalistici della riforma dell’assetto della Pubblica Amministrazione che ha portato all’introduzione della separazione delle funzioni tra organi d’indirizzo e programmazione, da un lato, e organi di gestione amministrativa, dall’altro. Il lavoro prende quindi le mosse da una premessa di diritto penale che consta di un’analisi generale sul concetto di omissione penalmente rilevante, per approfondire in seguito il tema classico della posizione di garanzia. Delineate le coordinate penalistiche, si passa alla premessa di diritto amministrativo, che mira ad evidenziare l’affermazione del principio di distinzione tra politica e amministrazione, ripercorrendo le varie tappe delle riforme intervenute a partire dalla legge n. 142 del 1990. L’excursus storico compiuto, unitamente alla descrizione dell’attuale disciplina normativa, consente di trarre le conclusioni sul tema e di sollevare alcune considerazioni critiche. In particolare, si fa riferimento non solo alle non trascurabili deroghe che il principio di separazione incontra nella disciplina positiva (si pensi ad esempio alle norme relative ai Comuni di minori dimensioni o alle attribuzioni del Consiglio Comunale ex art. 42 del d.lgs. n. 267 del 2000), ma anche al sistema ordinario dei rapporti tra vertice politico e burocrati. Infatti, il legislatore, nello stesso momento in cui proclama la distinzione delle funzioni e l’autonomia della dirigenza dalla politica, sottopone gli organi amministrativi al controllo di quelli politici, titolari del potere di nomina e revoca relativo agli incarichi dirigenziali. Da qui il rischio di compromissione dell’indipendenza della dirigenza verso la politica, se è vero che non vi può essere reale autonomia tra due attori istituzionali qualora l’uno sia sottoposto al controllo dell’altro e le relative progressioni di carriera siano nelle mani dell’organo verso cui si assume di voler garantire l’indipendenza. Sulla base dei rilievi critici emersi si propongono, quindi, due diverse prospettive di riforma finalizzate ad evitare gli aspetti problematici dell’attuale disciplina. Conclusa la premessa di diritto amministrativo, si procede all’analisi specifica del tema, che presenta particolare interesse alla luce della sua novità nel panorama dottrinale italiano e di alcune recenti pronunce rese dalla Suprema Corte. In particolare, si affronta, in primo luogo, la questione della configurabilità di una responsabilità omissiva impropria monosoggettiva in capo agli amministratori pubblici, con particolare riferimento al tema degli eventi lesivi ricollegabili all’uso delle strade. Tale analisi permette di cogliere i riflessi penalistici del riparto di competenze tra organi politici e organi amministrativi, anche alla luce degli orientamenti espressi dalla recente giurisprudenza di legittimità. Lo studio della questione offre inoltre lo spunto per una ricognizione delle principali tesi emerse con riguardo all’istituto della delega di funzioni e per una loro applicazione ai fini che interessano in questa sede. In secondo luogo, la ricerca si sofferma sulla sussistenza di una responsabilità plurisoggettiva per omesso impedimento del reato altrui da parte dell’organo d’indirizzo politico, sia nei casi eccezionali in cui gli organi elettivi abbiano poteri gestori, sia nelle ipotesi regolari di separazione tra politica e amministrazione. Al riguardo, atteso l’esiguo numero di contributi dottrinali e di pronunce della Suprema Corte, si possono ipotizzare possibili tesi, anche alla luce di quelle elaborate nell’analogo tema della responsabilità dei sindaci delle società per i reati commessi dagli amministratori. Le soluzioni proposte si fondano sull’applicazione al problema in esame delle teorie emerse in via generale con riguardo alla posizione di garanzia. La specificità della questione impone, tuttavia, un’adeguata ricognizione della disciplina extrapenale che regola il riparto di competenze all’interno della Pubblica Amministrazione, i diritti e i doveri dei dipendenti pubblici e la responsabilità erariale degli stessi. La conclusione in base alla quale, nei casi di separazione delle funzioni, gli organi d’indirizzo politico non assumano un obbligo d’impedimento dei reati commessi nel corso della gestione amministrativa, pur essendo preferibile in base alla vigente normativa, si espone tuttavia a rilievi critici in una prospettiva de iure condendo. Essa, infatti, conferma le ambiguità dell’attuale assetto normativo che, da un lato, sancisce solennemente il principio di separazione tra politica e amministrazione, sottraendo, salvo casi eccezionali , competenze gestorie agli organi d’indirizzo e programmazione, mentre, dall’altro lato, attribuisce ai medesimi i poteri di nomina e revoca degli incarichi dirigenziali, così nei fatti vanificando l’indipendenza della dirigenza pubblica rispetto agli organi politici. Le recenti riforme della pubblica amministrazione, dunque, più che realizzare un disegno di valorizzazione dell’autonomia degli organi di gestione amministrativa, hanno condotto ad un’irresponsabilità della classe politica cui non fa da contraltare, tuttavia, un’effettiva rimozione della possibilità da parte della stessa di esercitare un’influenza sulla burocrazia. Infatti, il permanere del potere di nomina e revoca degli incarichi dirigenziali in capo gli organi politici non può non determinare in concreto uno stato di soggezione dei dirigenti verso coloro da cui dipendono le sorti delle loro carriere, con apprezzabili riflessi anche economici nella vita di ciascun destinatario dei provvedimenti in esame. Non è quindi inverosimile ipotizzare che, nei casi patologici, gli organi politici possano esercitare pressioni sui dirigenti in merito all’esercizio del potere pubblico loro riservato, soprattutto quando esigenze elettorali inducano a piegare la funzione pubblica a logiche clientelari. Come del resto conferma la prassi, può quindi accadere che l’incompleta realizzazione di un’effettiva separazione tra politica e amministrazione agevoli fenomeni di concussione da parte degli organi politici nei danni dei dirigenti affinché questi adottino provvedimenti amministrativi tesi a favorire o sfavorire taluni soggetti nell’interesse del partito o della persona fisica appartenente agli organi d’indirizzo e programmazione. Certamente, tali situazioni danno luogo a comportamenti attivi punibili in base alla disciplina generale sul concorso di persone nel reato, ma è evidente che si tratta condotte difficilmente provabili - soprattutto quando l’induzione del dirigente assume le forme implicite della concussione ambientale - con il rischio, perciò, che rimangano esenti da sanzione e che gli unici a dover rispondere siano i burocrati che abbiano dato seguito alle richieste degli organi politici. Appare, quindi, auspicabile una riforma dell’attuale assetto organizzativo della Pubblica Amministrazione che elimini le ambiguità esistenti, foriere di soluzioni insoddisfacenti sotto i numerosi profili evidenziati. Al riguardo, le soluzioni astrattamente ipotizzabili sembrano essere due. In primo luogo, si potrebbe optare per un sistema in cui i provvedimenti e le responsabilità (anche gestionali) siano assunte direttamente dalla politica, mentre la dirigenza fungerebbe solamente da organismo di supporto tecnico e non più da soggetto responsabile all’esterno, ma allo stesso tempo privo della necessaria investitura democratica. Tale scelta finirebbe quindi per spostare indietro le lancette dell’orologio istituzionale a data anteriore alla legge n. 142 del 1990, superando perciò il principio di separazione tra funzioni di indirizzo politico e competenze gestorie. Se si dovesse seguire questa proposta di riforma, gli organi politici tornerebbero ad essere destinatari di una posizione di garanzia con riguardo alla gestione amministrativa, con la conseguenza che, ove sussistessero tutti gli altri requisiti, potrebbero assumere una responsabilità penale per omissione impropria, sia sotto forma monosoggettiva, per omesso impedimento di eventi lesivi, sia sub specie plurisoggettiva, per non aver impedito i reati altrui. In secondo luogo, si potrebbe ipotizzare una diversa scelta che lasci fermo il principio di separazione tra politica ed amministrazione, ma che si sforzi di perfezionarne la concreta realizzazione. Secondo tale angolo visuale, andrebbero corrette le ambiguità tuttora esistenti, in particolare sottraendo alla politica i poteri di nomina e revoca relativi agli incarichi dirigenziali e quello di controllo sull’attività di gestione, al fine di realizzare una reale autonomia della struttura burocratica dalle possibili ingerenze degli organi elettivi. Pertanto, siffatti poteri andrebbero affidati ad organismi di autogoverno della dirigenza, composti da rappresentanti della medesima classe (o interni al singolo ente o costituiti su base nazionale), analogamente a quanto accade nell’ambito della Magistratura o delle Autorità Amministrative Indipendenti. Del resto, le ultime riforme, in particolare il cosiddetto decreto Brunetta (d.lgs. n. 150 del 2009), hanno cercato di rendere oggettivo e misurabile il rendimento dei funzionari pubblici, con la conseguenza che il giudizio concernente le nomine e le revoche dei dirigenti dovrebbe divenire ormai essenzialmente tecnico e perciò affidato ad organismi competenti. Non avrebbe più molto senso, quindi, riservare detti poteri alla classe politica, posto che non è affatto detto che essa sia fornita delle necessarie conoscenze specialistiche occorrenti a tal fine. Se così fosse, gli organi politici sarebbero effettivamente privati di poteri d’ingerenza nell’ambito della gestione amministrativa, continuerebbero a non rispondere per omissione impropria, ma, nello stesso tempo, non avrebbero più la possibilità di esercitare pressioni sui dirigenti amministrativi, con la conseguenza che si verrebbe ad eliminare un terreno fertile per fenomeni concussori difficilmente accertabili

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