Sapienza University of Rome

Pubblicazioni Aperte Digitali Interateneo Sapienza
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    La capanna di Poggio Pini (Grammichele,CT) nel quadro delle dinamiche insediative della Sicilia sud-orientale tra la fine dell'età del Bronzo e il primo Ferro

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    La ricerca rappresenta uno studio sistematico della tarda età del bronzo e del ferro in Sicilia sud-orientale a partire dalle evidenze insediamentali. Lo studio ha potuto avvalersi della documentazione di prima mano e dello studio di un contesto, la capanna di Poggio Pini di Grammichele, la cui produzione ceramica era inedita. L'analisi dei reperti, integrati con il materiale edito dagli altri contesti dell'area ha permesso di realizzare una tipologia sistematica da cui si è successivamente derivata una cronologia relativa scandita in 6 momenti cronologici successivi. Sulla base della scansione cronologica si sono eseguite analisi della variabilità tipologica del repertorio ceramico e della produzione delle classi decorative, nonché analisi territoriali sulle forme di aggregazione e di variazione dimensionale dell'insediamento che hanno permesso di discutere e riesaminare le tematiche relative alle dinamiche del popolamento antico dell'isola

    PRESENZE ALLOCTONE NELL’ITALIA CENTRALE: TEMPI, MODALITÀ E FORME DELL’ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE NELL’ABRUZZO ALTOMEDIEVALE

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    La tesi ha come oggetto la rilettura, alla luce di nuovi spunti di ricerca e attraverso un’analisi comparata dei dati archeologici e delle fonti documentarie, il tema della presenza di gruppi alloctoni nell'attuale territorio abruzzese e dei tempi e delle forme di organizzazione territoriale ad essi legate.L’area di indagine è quella che oggi corrisponde ai confini amministrativi della regione Abruzzo, un territorio dove, come è già stato messo in evidenza, la presenza longobarda ha avuto un ruolo fondamentale nelle dinamiche insediative di età altomedievale. La presenza longobarda ha lasciato, ad oggi, scarsi "indicatori" materiali, sebbene tale presenza si evinca in maniera chiara dalla fonti scritte e dall'analisi dell'organizzazione territoriale. Al contrario appare significativa sul territorio la presenza gota, di cui si rintracciano quasi esclusivamente le tracce materiali attraverso il rinvenimento di oggetti “marcatori”.Archeologia medievale, topografia, urbanistica, presenze alloctone, archeologia funerari

    ACCURATEZZA DIAGNOSTICA DELLA TOMOGRAFIA COMPUTERIZZATA 320 STRATI: CONFRONTO CON L’ANGIOGRAFIA CORONARICA INVASIVA IN PAZIENTI CON SOSPETTA MALATTIA CORONARICA

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    Introduzione e scopo dello studio: È stato condotto uno studio prospettico per analizzare la dose efficace e le capacità diagnostiche della Tomografia Computerizzata (TC) 320-strati rispetto all’angiografia coronarica invasiva (ICA) in pazienti con sospetta CAD. Materiali e metodi: Lo studio è stato disegnato in modo prospettico attraverso la valutazione, mediante TC 320-strati, di stenosi coronariche responsabili di ostruzioni ≥ 50% del diametro del vaso, utilizzando come standard di riferimento l’analisi quantitativa da parte dell’ICA. Il gruppo di studio finale annoverava 118 pazienti (78 uomini e 40 donne, età media: 61±10 anni, range: 40-80 anni). Le immagini sono state eseguite mediante TC 320-strati con detettori da 0.5 mm, tempo di rotazione del gantry pari a 350 ms e fino a 16 cm di copertura lungo l’asse Z (Aquilion ONE, Toshiba Medical Systems, Otawara, Japan). La valutazione delle stenosi è stata eseguita da due operatori, non a conoscenza dei risultati dell’ICA, tramite l’utilizzo di un’appropriata workstation (Vitrea2 FX, Vital Images, Plymouth, Minnesota) che ha permesso la creazione automatica di ricostruzioni curve multiplanari lungo le arterie coronarie L’angiografia coronarica invasiva è stata considerata metodica gold-standard di riferimento. La valutazione delle coronarie è stata effettuata tramite approccio trans-femorale entro 1 settimana dalla TC Risultati: La dose efficace di radiazione è stata minore per la TC 320-strati rispetto alla ICA (3.1 ± 2.3 vs 6.5 ± 4.2 mSv; P<0.05). L’analisi di tutti i segmenti coronarici con almeno il 20% di riduzione del diametro alla coronarografia hanno mostrato una buona correlazione con la percentuale di stenosi determinata tramite la TC 320-strati (R = 0.81, P<0.001). Dei 65 pazienti su 118 a cui era stata diagnosticata una CAD tramite coronarografia, 64 (98%) sono stati correttamente identificati alla TC 320-strati. Considerando come cut-off stenosi significative > 50% del lume del vaso è stata effettuata l’analisi per paziente, per vaso e per segmento coronarico. Nell’analisi per paziente, sensibilità e specificità della TC erano rispettivamente del 98% e 91%; Nell’analisi per singolo vaso, sensibilità e specificità erano del 93% e 95%. Nell’analisi per segmento, sensibilità e specificità si attestavano rispettivamente al 91% e 99% . Conclusioni: Lo studio dimostra come la TC 320-strati possa essere paragonata con successo alla coronarografia invasiva nella reale pratica clinica, dal momento che fornisce un’accuratezza diagnostica simile nella diagnosi di CAD provvedendo al contempo ad una drastica riduzione della dose efficace di radiazione. Infatti, con una dose media di 3 mSv, la TC 320-strati riduce l’esposizione alle radiazioni, se messa a confronto con i vecchi sistemi di TC coronarica che utilizzavano approcci convenzionali per le acquisizioni elicoidali (in studi precedenti è stata riportata una dose media pari a 12-15 mSv)

    Le Relazioni tra Jugoslavia e l'Albania 1919-1948

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    Il presente lavoro ricostruisce i complessi rapporti tra l'Albania e la Jugoslavia in quel trentennio cruciale che va dal 1918 al 1948 e che segna il passaggio dalla guerra civile europea alla guerra civile mondiale. La disamina dei rapporti tra la Jugoslavia e l'Albania rappresenta un singolare capitolo di questa intricata vicenda storica. Nell’affrontare tale vicenda sono stati utilizzati fonti di origine e tempi diversi. Concretamente viene fatto riferimento non solo alle fonti della storiografia albanese, compresa quella ufficiale controllata dal regime comunista, ma anche ai documenti archivistici del Ministero degli Esteri dell’Albania, dell’Archivio Centrale dello Stato, o ai giornali pubblicati nell’arco del periodo preso in esame. Tra le fonti archivistiche si possono citare anche le raccolte di documenti archivistici pubblicate da vari autori o istituti di ricerca albanesi, e che riguardano non solo il periodo antecedente la guerra, ma anche quello della genesi dell’egemonia del partito comunista albanese (PCA). Si fa riferimento, inoltre, ai documenti pubblicati degli archivi stranieri come la serie di Documents on British Foreign Policy e alle serie di Documenti Diplomatici Italiani che comprende gli anni dalla fine della Prima guerra fino al 1939. Un altro importante punto di riferimento sono i vari autori stranieri o albanesi, che hanno utilizzato fonti originali estratte dagli archivi di vari paesi come Italia, Stati Unti, Francia, Gran Bretagna, Jugoslavia, e Russia, come Amedeo Giannini, Joseph Swire, Pietro Pastorelli, Pranvera Dibra, Paskal Milo, Arben Puto, Vladimir Dedijer, Zivko Avrmaovski, Islam Lauka. Di grande aiuto sono stati anche alcuni periodici di natura storica pubblicati in Albania durante il periodo del comunismo come la serie intitolata Studi Storici (Studime Historike), pubblicata fino alla fine della dittatura comunista. Si può dire che, nonostante l’orientamento politico e ideologico, questi periodici contengono articoli storici che fanno riferimento alle fonti accessibili o censurate degli archivi del regime. Dopo la caduta del regime di Hoxha, sono stati pubblicati innumerevoli documenti dell’Archivio Centrale dello Stato e dell’Archivio del PCA i quali forniscono un sostrato scientifico per comprendere le verità nascoste e scomode del regime che non conveniva pubblicare. Sono stati consultati, infine, i quotidiani albanesi che hanno pubblicato le memorie dei protagonisti vissuti sia durante il periodo di Zog sia durante il regime comunista, o libri pubblicati sotto forma di memorie dei personaggi importanti. Tra questi si possono citare; le Memorie di Mehdi Frasheri, ex primo ministro durante il periodo monarchico degli anni Trenta; le Memorie di Eqerem bey Vlora, un notabile di Valona, eletto deputato al ritorno di Zog; le Memorie di Sejfi Vllamasi, un oppositore del regime monarchico albanese; le Memorie di Enver Hoxha e del suo successore nonché l’ultimo leader comunista, Ramiz Alia. Sono state prese in esame le testimonianze di quei personaggi che hanno vissuto da protagonisti il trentennio 1918 - 1948. La tesi affronta in modo cronologico tutti gli avvenimenti importanti di questo periodo tenendo sempre conto anche dell’influenza che hanno avuto altri Stati, particolarmente l’Italia, nelle relazioni tra l’Albania e la Jugoslavia. Nel primo capitolo il lavoro si incentra sulla questione dell’Adriatico, con la quale la questione albanese era strettamente connessa, comprendendo un periodo che va dall’inizio della Conferenza della Pace fino al ritiro delle truppe d’occupazione jugoslave dai territori albanesi all’inizio del 1922. I momenti topici su cui si incentra l’attenzione sono la formazione del primo governo albanese a Durazzo, la sua attività diplomatica presso la Conferenza della Pace, il ruolo dell’Italia nella formazione di questo governo e le dispute diplomatiche e territoriali con la Jugoslavia. Particolare attenzione é dedicata anche alla resistenza albanese contro l’occupazione jugoslava dell’Albania avvenuta alla fine della guerra e agli sforzi diplomatici della delegazione albanese a Parigi di far valere le proprie ragioni circa l’indipendenza dello Stato albanese. Un momento importante dell’azione diplomatica albanese rimane l’ingresso dell’Albania nella Società delle Nazioni nell’ambito della quale fu affrontata la questione nazionale, anche perché la delegazione del governo di Durazzo non fu ascoltata nella Conferenza della Pace e nemmeno riconosciuta come rappresentante legittima degli interessi albanesi. Nel secondo capitolo sono descritte le relazioni tra l’Albania e la Jugoslavia dal 1922 fino al 1939. L’inizio di questo periodo segna un cambiamento radicale nelle travagliate relazioni tra i due paesi in quanto la Jugoslavia, dopo il ritiro delle sue truppe, riconobbe il governo di Tirana e cercò di instaurare forti legami diplomatici ed economici e di sottrarre l’Albania all’influenza Italiana. In questo periodo i rapporti tra l’Albania e la Jugoslavia seguirono le oscillazioni della situazione internazionale e infuirono sui rapporti tra Tirana e Roma. Il periodo 1922-1939 è stato suddiviso in paragrafi che analizzano i momenti topici della duplice rivalità italo - jugoslava in Albania. Inoltre, i rapporti con la Jugoslavia erano determinati da diversi avvenimenti che accadevano in Albania, in particolare la cosiddetta Rivoluzione di Giugno 1924, organizzata da Monsignor Fan Noli, il quale rovesciò il governo di Iliaz Vrioni, di cui faceva parte anche Zogu. In questo periodo la Jugoslavia ha svolto un ruolo determinante: grazie all’aiuto degli jugoslavi, Ahmet Zogu riprese il potere rovesciando il governo di Noli dando un nuovo impulso alle relazioni tra i due paesi. In seguito Belgrado si sentì tradito da Ahmet Zogu; quest’ultimo stipulò alcuni importanti accordi economici e militari con l’Italia, suscitando le ire della Jugoslavia. Con la stipulazione degli accordi italo-albanesi, in particolare del Trattato di alleanza difensiva del 22 novembre 1927, la Jugoslavia perdeva le speranze di sottrarre l’Albania all’influenza italiana e stabilire relazioni più strette con essa. Da quel momento le relazioni tra i due paesi saranno di pura formalità fino all’annessione dell’Albania nel 1939 da parte dell’Italia. Il terzo capitolo si incentra sulle relazioni tra il partito comunista albanese (PCA) e quello Jugoslavo e sul ruolo che hanno svolto gli emissari jugoslavi nella fondazione del PCA e nella lotta interna tra le fazioni in Albania. Particolare attenzione è stato dedicato all’atteggiamento dei comunisti albanesi verso la questione del Kosovo e, infine, alla loro ascesa al potere. La storiografia comunista del regime di Enver Hoxha aveva negato il ruolo del partito comunista jugoslavo (PCJ) nella formazione del PCA. Tuttavia dalla pubblicazione dei documenti archivistici emerge che il ruolo degli emissari jugoslavi, Dushan Mugosha e Miladin Popovic era stato determinante nella formazione del PCA. Dal momento della fondazione del PCA. Mugosha e Popoviç diventarono di fatto i leader indiscussi dei comunisti albanesi mentre Hoxha, un giovane senza esperienza politica ed organizzativa, era semplicemente uno strumento nelle mani degli inviati jugoslavi. Gli jugoslavi indirizzarono l’azione politica e militare dei partigiani albanesi organizzati sotto il PCA, fino alla liberazione dell’Albania. L’ultimo capitolo tratta le relazioni tra l’Albania comunista e la Jugoslavia, il rafforzamento della influenza jugoslava in Albania, la questione del Kosovo e l’atteggiamento del PCA su tale questione, i preparativi per l’unione dell’Albania con la Jugoslavia, i conflitti interni del PCA tra i filo jugoslavi e anti-jugoslavi, e infine la rottura tra Tito e Stalin e di conseguenza la rottura tra Tito e Enver Hoxha, che da quel momento divenne leader indiscusso del PCA. Questo lavoro si chiude, quindi, con la rottura delle relazioni jugoslavo-albanesi nel 1948, anno in cui Enver Hoxha, una volta liberato dalla pressione jugoslava, cominciò la lotta per il consolidamento del suo potere, epurando il partito dai suoi avversari, ex compagni nella guerra partigiana. Concludendo, questa tesi rappresenta un’indagine dei rapporti politici ed economici tra l’Albania e la Jugoslavia sia durante il periodo monarchico sia durante quello repubblicano in cui entrambi i paesi abbracciarono l’idea comunista. Ciò che emerge è che le relazioni tra i due paesi sono state spesso travagliate. Si deve notare che le intenzioni dei politici jugoslavi, a prescindere dal periodo in cui hanno vissuto e dalla ideologia predominante del momento, hanno sempre seguito una politica di soggiogamento dell’Albania. Anche quando Belgrado ha sostenuto l’indipendenza dell’Albania, questo avveniva non perché guidato da principi di giustizia e di buona fede ma perché ciò rimaneva la soluzione migliore quando un altra potenza cercava di esercitare la sua egemonia in Albania. La politica jugoslava, particolarmente quella serba, in realtà ha sempre mirato a distruggere l’indipendenza albanese e se ciò non fosse possibile annettere alcuni suoi territori del nord oltre a quelli che aveva già avuto dopo le guerre balcaniche. Nel caso anche la seconda opzione non fosse possibile Belgrado si era sempre impegnato ad avere uno Stato albanese debole e incapace di rafforzarsi e prosperare. Testimonianza di questa idea, di questo progetto espansionistico, sono le dichiarazioni del ex primo ministro serbo Pašic il quale, come si vedrà in seguito, dichiarava ai suoi collaboratori che “noi vogliamo un’Albania indipendente, ma debole e instabile”. Un altro diplomatico serbo, che si occupò a lungo della questione albanese nella Conferenza della Pace, Ivan Vukotič, ha scritto: “noi abbiamo chiesto un Albania indipendente dentro i confini del 1913, ma la nostra intenzione era quella di distruggere l’indipendenza albanese o per lo meno avere un’Albania debole per poter eliminare la sua indipendenza al momento opportuno”. Questo progetto jugoslavo era destinato a fallire di fronte alla volontà e alla capacità economica e politica dell’Italia la quale, anche se non approvata o sostenuta malvolentieri dagli albanesi, risultava migliore dell’egemonia slava. La stessa volontà di soggiogare l’Albania si avrà anche con il regime comunista di Tito, naturalmente con la complicità dei vertici comunisti albanesi i quali collaborarono con gli jugoslavi per poter realizzare l’unione dell’Albania alla federazione jugoslava di Tito. Si deve sottolineare che il regime di Enver Hoxha è spesso descritto da studiosi stranieri come un comunista nazionalista. Il nazionalismo albanese non poteva avere, e tuttora non potrà avere alcun senso senza la soluzione definitiva della questione del Kosovo. Dai documenti degli archivi del partito comunista albanese emerge che Hoxha si disinteressò della questione del Kosovo, condannando chiunque denunciasse le ingiustizie che la popolazione kosovara stava subendo, come il massacro di Antivari perpetrato sui partigiani kosovari da parte dei partigiani di Tito. Hoxha personalmente fu a favore del progetto titoista di unire l’Albania alla Jugoslavia, quale settima repubblica. Tuttavia questo piano fallì e le relazioni si interruppero per un lungo periodo, fino al 1968, ma anche dopo la loro ripresa si notava ancora la diffidenza, mentre Kosovo si ergeva una sorta di cortina di ferro tra i due paesi. In conclusione si può dire che analizzando i rapporti storici tra l’Albania e la Jugoslavia si possono capire meglio anche i rapporti recenti, i quali, nonostante l’esistenza formale di relazioni diplomatiche tra l’Albania e i paesi dell’ex Jugoslavia, sono tuttora caratterizzati da freddezza e diffidenza

    Un modello stocastico per il calcolo del Fair Value della Riserva Sinistri R.C.Auto in presenza dell'Indennizzo Diretto e valutazione del requisito patrimoniale in ottica Solvency II

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    L’introduzione dell’Indennizzo Diretto nel ramo R.C.A., ha comportato negli ultimi anni una maggiore complessità nell’utilizzo delle metodologie statistico - attuariali per la stima della riserva sinistri, sia per la eterogeneità dei dati disponibili per le valutazioni (gestione dei sinistri ante e post 2007), sia e soprattutto per le diverse dinamiche sottostanti i fattori di rischio che caratterizzano e determinano il costo aziendale complessivo delle Compagnie di assicurazioni, in relazione alla gestione sinistri. In particolare, il D.P.R. n. 254 del 18 luglio 2006, e successivamente la Convenzione tra Assicuratori per il Risarcimento Diretto (CARD) che ha recepito le norme e stabilito gli accordi, disciplinano i limiti e le modalità di applicazione del risarcimento diretto, prevedendo una nuova struttura del costo dei sinistri, basata sul meccanismo dei Forfait gestionari e debitori. Pertanto il nuovo costo aziendale risulta composto da quattro componenti (sinistri No Card, Sinistri Card, Forfait gestionari e forfait debitori), caratterizzate da evoluzioni aleatorie differenti. Le quattro tipologie di sinistri elencate presentano, infatti, profili di sviluppo diversi: basti pensare, ad esempio, alla velocità di liquidazione dei sinistri Card, presumibilmente superiore a quella dei sinistri No Card. Tuttavia, a meno che non si effettui una suddivisione a ritroso delle serie storiche dei pagamenti ed un’analisi separata delle stesse, potrebbe verificarsi la situazione in cui in un triangolo run-off compaiano importi relativi a generazioni antecedenti all’entrata in vigore dell’indennizzo diretto, e comprensivi quindi di sinistri di tipologia diversa, che pertanto rischiano di intaccare l’attendibilità di una stima, che si basi appunto su quel triangolo. In questo lavoro si intende individuare una metodologia che, utilizzando come dato di input le differenti ipotesi che descrivono l’evoluzione delle quattro gestioni, sia capace di quantificare la riserva sinistri separatamente tenendo conto delle caratteristiche di ciascuna tipologia di sinistro. L’idea è quella di applicare le tecniche attuariali delle assicurazioni sociali e delle assicurazioni vita alla stima della riserva sinistri. In particolare, l’intenzione è quella di utilizzare l’impalcatura metodologica utilizzata per la stima dei cash flows prodotti da un portafoglio assicurativo vita attraverso un approccio operativo basato su ‘models point’ (operando quindi su un numero ridotto di sinistri ‘campione’, omogenei per caratteristiche, anziché analizzarli analiticamente), con stima delle assunzioni relative alla ‘movimentazione’ del numero dei sinistri (probabilità di eliminazioni, di riapertura, di passaggio tra gestioni differenti) e dei costi medi distinti per ciascuna variabile discriminante individuata (per esempio per zona territoriale, per tipologia di gestione, per tipo di veicolo). Nel lavoro è stato utilizzato un data set di una reale compagnia di assicurazione e attraverso un’applicazione numerica è stato possibile effettuare un confronto dei risultati ottenuti con quelli derivanti dall’applicazione dei tradizionali metodi statistici sia deterministici che stocastici. In particolare, partendo dall’elenco dei sinistri ‘attivi’ a riserva alla fine di un determinato anno di bilancio, contenente tutte le informazioni disponibili per ciascun sinistro, incluso l’indicazione di eventuali pagamenti parziali, si è proceduto al raggruppamento per classi omogenee distinte sulla base delle caratteristiche ritenute rappresentative ai fine del calcolo della riserva. I modelli tradizionali di stima della riserva sinistri che raccolgono i dati di input nel noto triangolo run-off, valutano le incidenze di liquidazione e i costi medi tenendo in considerazione solo le due variabili che risultano nella tabella a doppia entrata (anno di accadimento e antidurata). L’idea in questo caso è quella di calcolare le probabilità di eliminazione e i costi medi tenendo conto delle informazioni a disposizione per ciascun sinistro, quindi non solo per anno di accadimento e anno di sviluppo. Per ogni caratteristica dei sinistri selezionata è necessario individuare gli stati che può assumere, e successivamente si stimano le probabilità di transizione tra i differenti stati. Riguardo alla stima delle probabilità di transizione tra stati, l’implementazione del modello necessita di dati di flusso, cioè dati che quantificano il numero e le caratteristiche dei sinistri che si muovono da uno status all’altro. A tale scopo si utilizzano anche i dati relativi ai sinistri ‘eliminati’ nei 5 anni precedenti alla valutazione, con indicazione di tutte le caratteristiche e della causa di chiusura (per pagamento definitivo, o per senza seguito). Ogni sinistro avrà un codice identificativo attribuito nell’anno di accadimento che permetterà di seguire la storia del sinistro (relativa a pagamenti parziali, ai passaggi tra tipo di gestioni) sino al momento di chiusura definitiva. Relativamente allo stato del sinistro possiamo avere, sinistri aperti (sono i sinistri a riserva all’anno di valutazione compresi i riaperti e al netto dei sinistri pagati parzialmente), sinistri chiusi perché pagati definitivamente, sinistri chiusi perché senza seguito ed infine i sinistri pagati parzialmente. I sinistri oggetto di valutazione sono i sinistri a riserva aperti ad una specifica chiusura di bilancio. Al fine di determinare la riserva sinistri sarà necessario stimare per ogni anno successivo a tale chiusura il numero di sinistri attesi per ciascuno stato e determinare i corrispondenti cash flow attesi. La best estimate della riserva sinistri complessiva sarà calcolata come il valore attuale di tutti i futuri cash flow attesi. La versione stocastica del modello è stata sviluppata con l’utilizzo di tecniche simulative che hanno permesso di stimare sia le probabilità di transizione tra i possibili stati che i costi medi dei sinistri. In particolare si è assunto che il costo medio dei sinistri sia distribuito secondo una Lognormale con media uguale, per ciascun gruppo, alla media del costo dei sinistri utilizzato nel modello deterministico e un dato coefficiente di variazione. È stata effettuata anche un’analisi di sensitività sia rispetto il coefficiente di variazione che facendo un’ipotesi differente sul tipo di distribuzione. Il metodo stocastico proposto permette di effettuare le valutazioni senza operare nessun raggruppamento sui dati iniziali, in altri termini si tiene conto di tutte le informazioni di ciascun sinistro accaduto che si trova nel database. L’eventuale verificarsi delle cause di passaggio dipende da estrazioni, seguite da reimbussolamento, da un’urna con composizione assegnata, urna ponderata con probabilità di passaggio riferite a ciascun sinistro singolarmente considerato. Per mezzo delle estrazioni pseudo-casuali per i passaggi di stato, si ottiene per ogni replicazione un differente cash-flow relativo alle uscite per pagamenti di sinistri. Una volta determinati i futuri cash flow per via simulativa, è possibile aggregarli per ciascuna caratteristica analizzata, per esempio per tipologia di veicolo, per area geografica, per tipologia di gestione, per anno di accadimento. Nel lavoro è stato affrontato anche il problema dell’aggregazione della riserva sinistri delle quattro gestioni (sinistri No Card, Sinistri Card, Forfait gestionari e forfait debitori), con l’obiettivo di costruire un’unica distribuzione relativa alla riserva sinistri delle quattro gestioni congiuntamente, ovvero la distribuzione della riserva sinistri aggregata. A tal fine sono state utilizzate le copule, ovvero una famiglia di funzioni che descrivono la struttura di dipendenza indipendentemente dalla forma delle distribuzioni marginali. In questo caso le distribuzioni marginali consistono nelle distribuzioni di probabilità delle riserve sinistri relative ad una singola gestione. Il modello proposto permette di determinare la distribuzione di probabilità delle riserva sinistri aggregata (in termini di differenti gestioni dei sinistri) mediante la quale è possibile determinare in ottica di fair valuation il margine di rischio utilizzando il metodo del costo del capitale. Inoltre in ottica Solvency II, è stato determinato il requisito di capitale a fronte del rischio di riservazione sulla base del modello interno proposto. Tale requisito è stato confrontato con il medesimo della formula standard proposta dall’EIOPA. Nella valutazione della riserva sinistri il valutatore ha come elemento di partenza la riserva sinistri stimata dal liquidatore per ciascun sinistro (metodo dell’inventario). E’ data poi la possibilità di affiancare la valutazione analitica da metodologie statistico-attuariali o sistemi di valutazione previsionale dell’evoluzione dei costi per i rami caratterizzati da processi liquidativi lenti. La metodologia proposta riduce la discrezionalità del valutatore nell’applicazione dei metodi statistici, dato che le ipotesi sono esplicitate e possono essere facilmente monitorate e controllate. Inoltre, è possibile effettuare stress-test su tutti i parametri che possono influenzare il fenomeno liquidativo e pertanto la riserva. Infine, il metodo proposto, in un’ottica di back testing, da la possibilità di analizzare ex-post gli scostamenti dei cash flow effettivi rispetto ai valori attesi, individuando le variabili che hanno condotto a tali differenze

    Vulnerability and Reliability Assessment of Electrical Power System using Petri Nets

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    The research aims to build a behavioral models of electrical power systems through the use of Petri nets, covering both traditional reliability analysis (quantitative measurement) and behavior analysis (qualitative measurement) for the detection of topology defects. The development models has allowed to study the operating sequence of the electrical system, where the evolution of the system to be monitored is compared with its ideal evolution. The modelling criterion is then validated by the implementation in two case studies. In the first case, the whole approach is applied to the identification of a complex electrical plant supplying a critical structure such as a hospital. Petri nets are capable of modeling and simulating all the functional dependencies between the system elements and also the correct fault repair behavior for the tested power system. This allows the system to be analyzed for properties such as tolerance of failures and isolation of the safety hazards to determine which functions are most critical and moreover need to be enhanced in order to mitigate the accidental risks. In the second case study, a new approach for LOTO procedures using Petri nets is introduced. The suggested methodology supports mechanical development of the operational procedures that can assists the operator especially for not automatic operations. It proposes some simple rules, a graphical representation of electrical status and an algebraic model to allow an autocheck of the interlocking procedure

    STUDIO DELL’IMMUNOFENOTIPO NELLE EMOPATIE: IDENTIFICAZIONE DI TARGETS FENOTIPICI COME POTENZIALI BERSAGLI TERAPEUTICI

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    Ad oggi, le ragioni dell’importanza dalla caratterizzazione immunofenotipica nel contesto delle patologie onco-ematologiche, risiedono principalmente nel ruolo sempre crescente che essa svolge non solo nella diagnosi e classificazione delle emopatie ma soprattutto nella identificazione, al loro interno, di sottogruppi caratterizzati da prognosi e risposta alla terapia differenti, con la possibilità di individuare importanti bersagli biologici, targets di approcci terapeutici sempre più personalizzati (target therapy). In particolare, la valutazione fenotipica dell’espressione di particolari antigeni sulla superficie cellulare, unitamente alla quantizzazione ed allo studio della modulazione della loro intensità di espressione, oltre che permettere la definizione di fasi distinte del processo differenziativo cellulare, sottolinea l’importanza dell’indagine citofluorimetrica nella identificazione di caratteristiche fenotipiche specifiche che potrebbero indirizzare verso trattamenti che prevedano, ad esempio, l’utilizzo di specifici anticorpi monoclonali, ormai divenuti di largo impiego nella pratica clinica. Accanto a ciò, lo studio immunofenotipico in ambito ematologico permette di identificare la presenza di proteine con ormai riconosciuto valore prognostico e che rappresentano dei veri e propri parametri biologici sulla base dei quali è possibile effettuare una scelta terapeutica specifica per ciascun paziente. Un esempio è rappresentato dalla possibilità, mediante saggio citofluorimetrico, di determinare la presenza della proteina di fusione Bcr-Abl in lisati di campioni di leucemia acuta, o dalla possibilità di valutare, mediante metodiche di immunocitochimica, un accumulo aberrante della proteina p53 in campioni di pazienti affetti da leucemia linfatica cronica. Ultimo, ma non meno importante aspetto da considerare, è il ruolo che un’ampia e dettagliata caratterizzazione fenotipica in fase diagnostica ricopre nelle fasi di valutazione della malattia minima residua permettendo un accurato monitoraggio dei pazienti affetti da patologie ematologiche mediante metodiche citofluorimetriche

    Representations and identities of Warsaw: A journey from the past, into the present, toward the future...

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    In the framework of social representations theory, this dissertation presents a two-fold research aimed at identifying social representations of Warsaw and Rome, according to the modelling approach. The first population under scrutiny includes 210 subjects from seven different nationalities who visit Warsaw for the first time. Their perception of the city before and after the visit is studied, taking into account their place identity, information sources and cognitive maps produced. The second population includes 30 Italian expat residents in Warsaw, and 30 Polish expat residents in Rome. Their social representations emerging from questionnaires and interviews are compared, according to modeling approach that tests a series of interrelated hypotheses. Each level of the research not only complements the other levels, but also helps to better understand the findings as a whole. Altogether, the research presents a complex picture of the cities of Warsaw and Rome, imagined and experienced, from the points of view of visitors and expat residents, based on perceptions expressed in writing, in speech and through graphic-projective techniques

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