OA@INAF - Istituto Nazionale di Astrofisica
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“Sulle orme di Angelo Secchi”: il sito web per il bicentenario del padre dell'astrofisica moderna
Abstract
In occasione del bicentenario della nascita del gesuita Padre Angelo Secchi, pioniere dell’astrofisica, l’INAF Osservatorio Astronomico di Palermo, nel 2018, ha proposto al pubblico una passeggiata tra le vie del centro storico di Palermo per ripercorrere alcuni dei luoghi vissuti dallo scienziato da lui stesso descritti durante i suoi soggiorni nella città. Il percorso tematico dal titolo Sulle orme di Padre Secchi: un astronomo gesuita a Palermo è frutto di ricerche storiche ed è stato concepito per dare risalto a una pagina dimenticata della storia siciliana. Il progetto ha visto come sua naturale evoluzione, la realizzazione di un sito internet interamente dedicato alla passeggiata, completo di approfondimenti multidisciplinari, mappe interattive e contenuti multimediali (foto, video, registrazioni audio), tradotti in lingua inglese, a disposizione di chiunque voglia ripetere l’esperienza della passeggiata astronomica per le strade di Palermo, seguendo le orme di Angelo Secchi. Una sezione del sito è stata pensata per la raccolta di materiale da parte degli utenti per stimolare interesse nella ricerca, creare un continuo legame con il territorio e promuovere un turismo inclusivo e accessibile a tutti. Questo report illustra il lavoro svolto per la progettazione e lo sviluppo della struttura del nuovo sito web: https://lleonardi7.wixsite.com/sulleormedisecch
The TES-based Cryogenic AntiCoincidence Detector (CryoAC) of ATHENA X-IFU: A Large Area Silicon Microcalorimeter for Background Particles Detection
We are developing the Cryogenic AntiCoincidence detector (CryoAC) of the ATHENA X-IFU spectrometer. It is a TES-based particle detector aimed to reduce the background of the instrument. Here, we present the result obtained with the last CryoAC single-pixel prototype. It is based on a 1 cm2 silicon absorber sensed by a single 2 mm × 1 mm Ir/Au TES, featuring an on-chip heater for calibration and diagnostic purposes. We have illuminated the sample with 55Fe (6 keV line) and 241Am (60 keV line) radioactive sources, thus studying the detector response and the heater calibration accuracy at low energy. Furthermore, we have operated the sample in combination with a past-generation CryoAC prototype. Here, by analyzing the coincident detections between the two detectors, we have been able to characterize the background spectrum of the laboratory environment and disentangle the primary (i.e. cosmic muons) and secondaries (mostly secondary photons and electrons) signatures in the spectral shape
Manuale per la compilazioni delle schede PST di SICAP
Le schede PST (Patrimonio Scientifico e Tecnologico) sono uno strumento fondamentale per catalogare e preservare il patrimonio storico-scientifico italiano. Originariamente, questo patrimonio veniva incluso in categorie di tutela archeologica e storico-artistica, ma con l'evoluzione del concetto di bene culturale, è stato necessario sviluppare normative specializzate e strumenti appositi come le schede PST. Queste schede, progettate in collaborazione con istituzioni come l'ICCD e rappresentative di discipline scientifiche specifiche, consentono di catalogare una vasta gamma di oggetti legati alla storia della scienza, della tecnologia e dell'industria. Oltre a essere strumenti amministrativi, le schede PST svolgono un ruolo cruciale nella tutela e gestione del patrimonio scientifico, fornendo dettagli su conservazione, provenienza, interventi di restauro e altro ancora. Sono inoltre fondamentali per la ricerca, la creazione di cataloghi e la produzione di materiale multimediale, contribuendo così a valorizzare e promuovere le collezioni scientifiche a livello locale e internazionale.
Il seguente documento si propone di fornire delle linee guida per la compilazione delle schede PST su SICAP al fine di standardizzare il processo di catalogazione e garantire un'adeguata documentazione del patrimonio scientifico e tecnologico custodito dalle istituzioni
Macchine del Tempo Un progetto per raccontare l’Astrofisica al Pubblico e alla Scuola
Macchine del Tempo è molto più di una mostra, è un vero e proprio progetto di disseminazione dell’Astrofisica nel quale, oltre all’esposizione in sé, si è strutturata un’ampia proposta al pubblico di eventi e laboratori.
Oltre alla mostra infatti, aperta 6 giorni su 7, dal martedì alla domenica, dal 25 Novembre 2023 al 24 Marzo 2024, è stato realizzato un ricco palinsesto di eventi per il pubblico e di laboratori per scuole e famiglie alcuni dei quali realizzati insieme ai Servizi Educativi di Palazzo Esposizioni Roma.
L’esposizione è un viaggio nello spazio e nel tempo, attraverso pianeti, stelle e galassie, un viaggio possibile grazie ai telescopi e agli strumenti ideati e costruiti anche con il contributo italiano, quelle “macchine del tempo” che ci trasportano a distanze lontanissime, da centinaia fino a milioni e poi a miliardi di anni luce dalla Terra, esplorando l’Universo conosciuto e spingendoci fino agli albori della storia cosmica.
L'architettura della mostra divide gli spazi in un percorso allo stesso tempo fisico e concettuale, sfruttando il fatto che la luce, con la sua velocità finita, ci permette di osservare oggetti celesti nel loro passato.
Si parte da un cielo stellato, sotto il quale campeggia una riproduzione del cannocchiale utilizzato da Galileo Galilei oltre 400 anni fa, per rivivere l’esperienza dello scienziato che per primo osservò le lune di Giove, nel 1610, grazie alla prima “macchina del tempo” che ha potenziato l’occhio umano. Si prosegue il viaggio, lasciandoci la Terra alle spalle, attraverso il Sistema Solare, organizzato come una vera e propria sala giochi in stile anni ottanta, con Arcade Atari, un flipper, e una “plancia di controllo” touch per esplorare i pianeti e gli altri corpi celesti del nostro vicinato cosmico. Un grande Sole, con tanto di orbite dei pianeti in scala sulla mappa di Roma, permette, giocando, di comprendere visivamente le enormi distanze.
Abbandonato anche il Sistema Solare, si inizia un viaggio all'indietro nel tempo fino al Big Bang, osservando oggetti astronomici sempre più lontani e antichi. In una sala costruita come una timeline ripercorreremo la vita dell'Universo, grazie a immagini spettacolari di esopianeti, di culle di nuove generazioni di stelle, di potenti esplosioni di supernove, di buchi neri, di lampi di raggi gamma, fino alle primissime galassie apparse nella storia dell’Universo, accompagnate anche da sonificazione dei dati astronomici per offrire una dimensione sensoriale aggiuntiva all’esperienza.
Infine, l’ultima sala riflette, grazie a una serie di installazioni multimediali e all’uso della Realtà Virtuale, sulla bellezza del cosmo, sulla storia dell’astronomia e dell’astrofisica italiana e sulle potenzialità di “macchine del tempo” sempre più precise per afferrare i misteri dell’Universo.
La mostra è totalmente tradotta in inglese ed è stata utilizzata come banco di prova per una serie di azioni legate all’inclusività, di cui si parla più avanti, come, per esempio, le visite guidate in Lingua dei Segni Italiana - LIS e una collaborazione diretta per il Festival Punti di Vista del 16 e 17 marzo.
Il progetto ha richiesto oltre un anno di lavoro tra ideazione, stesura dei contenuti, definizione strategica della comunicazione e, a partire dal 24 Novembre, la gestione della mostra stessa, degli eventi e di tutta la comunicazione ad essa connessa. Ha coinvolto attivamente circa una trentina di persone che hanno lavorato a tempo parziale ma costante al progetto. Il budget complessivo per l’intero progetto si è assestato intorno ai 600mila €.
E’ possibile fare un tour virtuale della mostra: andare al link
http://comet.iaps.inaf.it/TV_Mostra_V3/ e navigare semplicemente con il mouse, sezione per sezione
La visual identity della mostra virtuale “Look up! Sfoglia il cielo con un dito"
Questo documento descrive il processo di sviluppo e implementazione di un layout grafico per la mostra virtuale "Look Up! sfoglia il cielo con un dito". Si tratta di un efficace strumento virtuale volto a valorizzare e dare massima diffusione a una selezione della collezione di atlanti celesti, cometografie e selenografie conservate negli Osservatori dell’INAF. La mostra virtuale è stata voluta e realizzata in modo tale che visitatori digitali possano sfogliare, esplorare e comprendere come si è evoluta la nostra visione e conoscenza del cosmo, della Luna e dei pianeti. Il percorso virtuale parte dalle 1022 stelle dell'Almagesto di Tolomeo per poi muoversi attraverso le osservazioni del cielo fatte all'inizio dell'era dei telescopi, e arrivare alle odierne esplorazioni della Luna e di Marte.
Partendo dall'analisi del concept della mostra e dei suoi obiettivi, si è delineata una strategia per comunicare efficacemente i contenuti presenti all'interno della mostra utilizzando una serie di elementi visivi distintivi. L'elaborazione della visual identity ha portato alla creazione di un logo, alla selezione di una palette cromatica e all'ideazione di uno stile grafico coeso e accattivante. L'approccio è stato caratterizzato da un equilibrio tra minimalismo ed espressività, con l'obiettivo di catturare l'attenzione del pubblico e trasmettere un senso di curiosità e meraviglia. La costruzione della visual identity ha incorporato anche considerazioni pratiche per garantire coerenza e versatilità su diverse piattaforme digitali, inclusi siti web, piattaforme di social media e materiali promozionali. Sono stati sviluppati linee guida dettagliate per l'uso del marchio, assicurando una corretta applicazione in tutti i contesti
Dieci anni di Gaia: la realizzazione di un logo e un video celebrativo
Questo report si propone di esplorare le iniziative intraprese dalINAF per celebrare il decimo anniversario della missione Gaia. In particolare, questo documento si concentra su due iniziative di rilievo: la creazione di un logo commemorativo e la produzione di un video che catturi l'essenza dei primi dieci anni del satellite dell’ESA e l'importanza che questa missione ha avuto per i ricercatori e le ricercatrici impegnati nella sua realizzazione all’interno del consorzio DPAC.
Il logo commemorativo, frutto della collaborazione tra i membri del DPAC, vuole rappresentare in maniera simbolica i risultati ottenuti da Gaia e gli obiettivi futuri della missione. Esso non solo celebra il passato, ma riflette anche le nuove scoperte e gli sviluppi recenti. Il video commemorativo, invece, offre uno sguardo piu’ personale sui successi e le sfide affrontate nel corso degli ultimi dieci anni di ricerca spaziale dalle persone del DPAC. Attraverso interviste, immagini d'archivio, animazioni e simulazioni, il video si propone di trasmettere l'entusiasmo e la passione dei ricercatori che hanno contribuito al successo di questa missione pionieristica.
Queste iniziative non solo celebrano il passato ma fungono anche da trampolino di lancio per il futuro della missione Gaia, con un'attenzione particolare ai nuovi risultati attesi per la quarta Data Release prevista per il 2025-26. Questo documento intende sottolineare l'importanza di tali iniziative nel comunicare al pubblico i risultati della ricerca scientifica e nel mantenere vivo l'interesse per la ricerca astronomica, promuovendo così la divulgazione scientifica e l'entusiasmo per l'esplorazione dello spazio
The GAPS Programme at TNG. LIV. A He I survey of close-in giant planets hosted by M-K dwarf stars with GIANO-B
Context. Atmospheric escape plays a fundamental role in shaping the properties of exoplanets. The metastable near-infrared (nIR) helium triplet at 1083.3 nm (He I) is a powerful proxy of extended and evaporating atmospheres. Aims: We used the GIARPS (GIANO-B + HARPS-N) observing mode of the Telescopio Nazionale Galileo to search for He I absorption in the upper atmospheres of five close-in giant planets hosted by the K and M dwarf stars of our sample, namely WASP-69 b, WASP-107 b, HAT-P-11 b, GJ 436 b, and GJ 3470 b. Methods: We focused our analysis on the nIR He I triplet, performing high-resolution transmission spectroscopy by comparing the in-transit and out-of-transit observations. In instances where nightly variability in the He I absorption signal was identified, we investigated the potential influence of stellar magnetic activity on the planetary absorption signal by searching for variations in the Hα transmission spectrum. Results: We spectrally resolve the He I triplet and confirm the published detections for WASP-69 b (3.91 ± 0.22%, 17.6σ), WASP-107 b (8.17−0.76+0.80%, 10.5σ), HAT-P-11 b (1.36 ± 0.17%, 8.0σ), and GJ 3470 b (1.75−0.36+0.39%, 4.7σ). We do not find evidence of extra absorption for GJ 436 b. We observe night-to-night variations in the He I absorption signal for WASP-69 b, associated with variability in Hα, which likely indicates the influence of pseudo-signals related to stellar activity. Additionally, we find that the He I signal of GJ 3470 b originates from a single transit observation, thereby corroborating the discrepancies found in the existing literature. An inspection of the Hα line reveals an absorption signal during the same transit event. Conclusions: By combining our findings with previous analyses of GIANO-B He I measurements of planets orbiting K dwarfs, we explore potential trends with planetary and stellar parameters that are thought to affect the absorption of metastable He I. Our analysis is unable to identify clear patterns, thus emphasising the necessity for additional measurements and the exploration of potential additional parameters that may be important in controlling He I absorption in planetary upper atmospheres. Based on observations made with the Italian Telescopio Nazionale Galileo (TNG) operated on the island of La Palma by the Funda-cion Galileo Galilei of the INAF at the Spanish Observatorio Roque de los Muchachos of the IAC in the frame of the programme Global Architecture of the Planetary Systems (GAPS)
IXPE observation of PKS 2155–304 reveals the most highly polarized blazar
We report the X-ray polarization properties of the high-synchrotron-peaked (HSP) blazar PKS 2155‑304 based on observations with the Imaging X-ray Polarimetry Explorer (IXPE). We observed the source between Oct 27 and Nov 7, 2023. We also conducted an extensive contemporaneous multiwavelength (MW) campaign. We find that during the first half (T1) of the IXPE pointing, the source exhibited the highest X-ray polarization degree detected for an HSP blazar thus far, (30.7 ± 2.0)%; this dropped to (15.3 ± 2.1)% during the second half (T2). The X-ray polarization angle remained stable during the IXPE pointing at 129.4° ±1.8° and 125.4° ±3.9° during T1 and T2, respectively. Meanwhile, the optical polarization degree remained stable during the IXPE pointing, with average host-galaxy-corrected values of (4.3 ± 0.7)% and (3.8 ± 0.9)% during the T1 and T2, respectively. During the IXPE pointing, the optical polarization angle changed achromatically from ∼140° to ∼90° and back to ∼130°. Despite several attempts, we only detected (99.7% conf.) the radio polarization once (during T2, at 225.5 GHz): with degree (1.7 ± 0.4)% and angle 112.5° ±5.5°. The direction of the broad pc-scale jet is rather ambiguous and has been found to point to the east and south at different epochs; however, on larger scales (> 1.5 pc) the jet points toward the southeast (∼135°), similarly to all of the MW polarization angles. Moreover, the X-ray-to-optical polarization degree ratios of ∼7 and ∼4 during T1 and T2, respectively, are similar to previous IXPE results for several HSP blazars. These findings, combined with the lack of correlation of temporal variability between the MW polarization properties, agree with an energy-stratified shock-acceleration scenario in HSP blazars
Damping wing-like features in the stacked Ly α forest: Potential neutral hydrogen islands at z < 6
Recent quasar absorption line observations suggest that reionization may end as late as . As a means to search for large neutral hydrogen islands at , we revisit long dark gaps in the Ly forest in Very Large Telescope/X-Shooter and Keck/Echellette Spectrograph and Imager quasar spectra. We stack the Ly forest corresponding to both edges of these Ly dark gaps and identify a damping wing-like extended absorption profile. The average redshift of the stacked forest is . By comparing these observations with reionization simulations, we infer that such a damping wing-like feature can be naturally explained if these gaps are at least partially created by neutral islands. Conversely, simulated dark gaps lacking neutral hydrogen struggle to replicate the observed damping wing features. Furthermore, this damping wing-like profile implies that the volume-averaged neutral hydrogen fraction must be at . Our results offer robust evidence that reionization extends below
The Gaia-ESO Survey DR5.1 and Gaia DR3 GSP-Spec: a comparative analysis
(abridged) The third data release of Gaia, has provided stellar parameters,
metallicity [M/H], [{\alpha}/Fe], individual abundances, broadening parameter
from its RVS spectra for about 5.6 million objects thanks to the GSP-Spec
module. The catalogue publishes the radial velocity of 33 million sources. We
took advantage of the intersections between Gaia RVS and Gaia-ESO to compare
their stellar parameters, abundances and radial and rotational velocities. We
aimed at verifying the overall agreement between the two datasets, considering
the various calibrations and the quality-control flag system suggested for the
Gaia GSP-Spec parameters. For the targets in common between Gaia RVS and
Gaia-ESO, we performed several statistical checks on the distributions of their
stellar parameters, abundances and velocities of targets in common. For the
Gaia surface gravity and metallicity we considered both the uncalibrated and
calibrated values. We find an excellent agreement between the Gaia and Gaia-ESO
radial velocities given the uncertainties affecting each dataset. Less than 25
of ~2100 Gaia-ESO spectroscopic binaries are flagged as non-single stars by
Gaia. The temperature scales are in good agreement. The calibrated GSP-Spec
gravity should be preferred. We note that the quality (accuracy, precision) of
the GSP-Spec parameters degrades quickly for objects fainter than G~11. We find
that the somewhat imprecise GSP-Spec abundances due to its medium-resolution
spectroscopy over a short wavelength window and the faint G regime of the
sample under study can be counterbalanced by working with averaged quantities.
We studied some properties of the open-cluster population: our combined sample
traces very well the radial [Fe/H] and [Ca/Fe] gradients, the age-metallicity
relations in different radial regions, and it places the clusters in the thin
disc