Università Mediterranea di Reggio Calabria: OJS Unirc
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PHOTOVOICE, PAESAGGIO E INNOVAZIONE SOCIALE: TESTING DI UNA METODOLOGIA DI AZIONE-RICERCA PARTECIPATIVA PER COINVOLGERE I GIOVANI NEI MONITORAGGI CIVICI
This study proposes the utilization of the landscape as a primary interpretation key of territory in a participatory action research (PAR). The landscape can be read as a collection and depiction of the effects of policies on the territory, environment, cultural and architectural heritage, indicating past practices and potential sustainable policies. The study tests the effectiveness of a PAR methodology known as Photovoice – emerged in the ‘90s, it combines visual and mnemonic perceptions of the community to generate/improve dialogue with decision-makers – with the aim of exploring the utility in activating civic monitoring. The presented application of PAR is conducted in the inner area of Calabria known as "Grecanica". The landscape elements identified by the youth in the community are linked to local projects funded through EU cohesion policies, as indicated by “Open-Coesione” data and “Monithon”. Ultimately, the study verifies the usefulness of Photovoice in interpreting the landscape, activating social innovation processes, engaging the community in civic monitoring, generating civic monitoring reports (using the web-platform “Monithon”)
Attorno al carcere. Lo spazio pubblico tra storia e progetto
La relazione tra carcere e città è intrinsecamente controversa, perché non solo la funzione detentiva è congenitamente disinteressata a realizzare rapporti con l’intorno, ma perché inoltre tale presenza sembra essere capace di distorcere lo spazio circostante, annientandone le forme d’uso, anche nei casi in cui la fondazione della fabbrica si colloca in presenza di consolidate o auspicate forme di fruizione collettive. Eppure, anche oggi che le carceri storiche hanno perso i loro significati d’uso originari – tanto più che, inglobate dalla crescita urbana, dominano lo spazio fisico delle città – esse sembrano permanere come monumentali e interrogative anomalie, mantenendo pressocché invariati i loro caratteri di introversione e isolamento che si esercitano, in forma particolarmente efficace e duratura, sugli spazi pubblici posti in stretta prossimità.In tale cornice, il contributo si pone l’obiettivo di costruire un appoggio analitico-interpretativo utile a comprendere le particolari relazioni che regolano il rapporto tra il carcere e gli ambiti che lo contornano, esplorandone ragioni, meccanismi e possibili direzioni per il progetto.L’ipotesi che si sostiene ed esplora è che il carcere storico sia un dispositivo capace di sprigionare i propri effetti distorsivi sullo spazio pubblico ai propri margini, esercitando una potenza generatrice di forme e significati che determinano un singolare carattere di continuità nella discontinuità che si dipana attraverso ambiti contigui ma interrotti: lo spazio peri-carcerario, il muro di cinta e gli spazi aperti pertinenziali interni al carcere.Il contributo muove dall’osservazione dei fenomeni che, genericamente, caratterizzano carcere e città, evidenziandone cagioni storiche, criticità e letture.In seguito, la sequenza degli ambiti di potenziale continuità è analizzata combinando l’approccio fenomenologico con la lettura degli elementi costitutivi dell’immagine urbana, entro cui le aree pertinenziali detentive, con le loro singolarità tipologico-formali, si offrono come declinazione inedita di ambiti a disposizione della collettività.A seguire, la capacità del carcere di farsi matrice formale e relazionale dello spazio ai suoi bordi è esplorata attraverso il modo in cui tale rapporto oggi si configura, mutando al mutare della tipologia carceraria. Sebbene non si possa ravvisare una regola irriducibile che leghi la variante tipologica alla città, emergono dei caratteri costanti, che suggeriscono precise interazioni tra posizione, forma complessiva della fabbrica e spazio pericarcerario.Questa relazione è in seguito indagata, secondo una logica diacronica, sulle quattro fabbriche storiche sarde, al fine di comprenderne le dinamiche e gli effetti nel tempo e di evidenziare le specifiche configurazioni su cui immaginare una rinnovata continuità
Architettura religiosa e committenza nella Brescia post-tridentina. Il contributo di Giuseppe Dattaro tra dinamiche progettuali e intuizioni innovative
The current paper concerns events related to the design of the Pontevico and Verolanuova churches, which were started during the last decades of the 16th century. The fiefs, located in the area today known as Bassa Bresciana, were under the jurisdiction of the Gambara family, who were feudal lords with extensive properties in the areas between Brescia and Cremona. Recent archival research attests the contribution of architect Giuseppe Dattaro from Cremona in both church projects and confirms contacts between Giuseppe Dattaro and Nicolò Gambara. Dattaro applied innovative solutions for the religious architectural context of Brescia: in such contests, he experimented with the design of elliptical domes and developed interesting design solutions to integrate collegiate church space, especially in the Verolanuova site, also paying attention to musical and choir needs. Thanks to the Gambara family patronage, also in the architectural design of Pontevico and Verolanuova churchs, Dattaro refined his technical skills before arriving in Mantua to work for Vincenzo I Gonzaga (1590-1595). Through analysis of these two architectural examples, the paper aims to recognize the role of Brescia in the architectural context of Northern Italy during the second half of the 16th century.In chiusura del Cinquecento anche Brescia si interroga sull’urgenza di aggiornare le proprie architetture religiose. Proprio all’interno di questo quadro d’azione, si intende dar notizia di due cantieri ancora poco noti: quello della parrocchiale di Pontevico e della collegiata di Verolanuova, feudi collocati nell’area oggi nota come Bassa Bresciana, sotto la giurisdizione dei nobili Gambara.Inedite carte d’archivio consentono di attribuire al cremonese Giuseppe Dattaro sia la stesura dei grafici iniziali sia la conduzione del cantiere pontevichese (dal 1583), attestando un suo concreto apporto anche al disegno della chiesa di Verolanuova. Le fabbriche in esame divengono occasione per la messa a programma di soluzioni innovative in grado di arricchire le capacità professionali e ideative finora attribuite a Dattaro grazie alla formulazione di proposte per coperture ellittiche e riflessioni sull’integrazione tra organismo architettonico e spazi per la musica e il canto confermando, al contempo, quanto la vivacità dei territori di confine favorisca la nascita di opportunità progettuali che contribuiscono a garantire a Brescia un ruolo primario nell’ambito del rinnovamento del linguaggio architettonico e artistico del secondo Cinquecento padano. Il mecenatismo di casa Gambara, inoltre, concorre a rafforzare il legame tra il cremonese e la sfera gonzaghesca preparandolo al successivo ruolo di prefetto delle fabbriche mantovane del duca Vincenzo I (1590-1595)
Le radici della continuità. Processi e strumenti integrati per il progetto di rifunzionalizzazione del carcere di Buoncammino a Cagliari
The decommissioning and reuse of historic real estate is particularly urgent in at least a European context and involves various categories of artefacts, including historic prisons. The contribution illustrates the methodological process developed in research programmes and university teaching courses for other types of large real estate complexes, including in particular convent buildings and military architecture and then tested with positive results on the Buoncammino prison in Cagliari. In detail, the use of raumbuch was experimented here as an integrated tool for the synthesis of analytical data, stratigraphic interpretations and systems of values found on the artefacts, the application of which allowed the reasoned archiving of information, the parametric comparison between homogeneous data and the overlapping of thematic information deriving from heterogeneous data, within a rational framework of knowledge. The application to the case study allowed to validate, with respect to the specificity of the prison architecture, the set of parameters dedicated to the performance characterization of the construction elements and to the coding of material and intangible values, arriving at the verification of cultural interest - pursuant to art. 12 of D. Lgs. 42/2004 of every single element of the building, and to the drafting of the "white book" of interventions, to support the design choices.Il tema della dismissione e della rifunzionalizzazione delle strutture demaniali storiche è di grande attualità in un panorama di riferimento almeno europeo e interessa diverse categorie di manufatti, tra cui le carceri storiche. Il contributo illustra il processo metodologico maturato nell'ambito di percorsi di ricerca e di didattica universitaria - condotti su altre tipologie di grandi complessi immobiliari, tra cui in particolare edifici conventuali e architetture militari - testato con esiti positivi sul carcere di Buoncammino a Cagliari. Nel dettaglio, in questa sede è stato sperimentato l'impiego del raumbuch come strumento integrato di sintesi dei dati analitici, delle interpretazioni stratigrafiche e dei sistemi di valori riscontrati sul manufatto, la cui applicazione ha consentito l'archiviazione ragionata delle informazioni, il confronto parametrico tra dati omogenei e la sovrapposizione dei tematismi derivanti da dati eterogenei, all'interno di un razionale quadro della conoscenza. L'applicazione al caso studio ha permesso di validare, rispetto alla specificità delle architetture carcerarie, il set di parametri dedicati alla caratterizzazione prestazionale degli elementi costruttivi e alla codifica dei valori materiali e immateriali, pervenendo alla verifica dell’interesse culturale ai sensi dell’art. 12 del D. Lgs. 42/2004 di ogni singolo elemento della fabbrica, e alla redazione del "libro bianco" degli interventi, a supporto delle scelte progettuali
Le carceri nella ricerca accademica
In current events, as a result of the 'Extraordinary Plan for Prisons,' launched by the government in 2010 to solve the problem of overcrowding, we are witnessing the abandonment of many historic buildings and the construction of new ones. As is well known, the aim is to improve the conditions of the livability of the spaces by inmates, both in terms of health and psychophysics, by what is stated in Article 27 of the Constitution, according to which "punishments may not consist of treatment contrary to the sense of humanity and must aim at the re-education of the convicted person". Therefore, the issue of reuse of disused prison facilities is of particular interest to the scientific community, which is called upon to perform an act of responsibility towards society by returning such architectures, through the research of possible design scenarios, to the city and the territory, according to a double gaze, combining the past with the present and considering their heterotopic nature.As noted, however, the topic is not adequately treated in Academia for various reasons the contribution investigates, highlighting the positive outcomes of the few studies conducted. Starting from this, the work explores the potential of an approach based on a transdisciplinary and shared between universities and public administration through the study - from analysis to project - of the decommissioned Sardinian prison system, outlining scenarios of strategic direction, guided by the idea of assigning to each artefact a renewed active role in the respective context of belonging, contextually contemplating territorial, urban, architectural and socio-economic aspects, as well the values of history, beauty and memory.Gli spazi eterotopici di foucaultiana memoria appaiono di grande attualità per affrontare questioni legate al tema del riuso delle Grandi Fabbriche urbane. Essi, infatti, sono ‘contro-spazi’ all’interno dei quali la società organizza le proprie “Utopie situate”, di cui le carceri ne esemplificano alcuni caratteri oppositivi (dentro e fuori, città e architettura, collettività e individuo).In riferimento a questi edifici, conseguentemente al ‘Piano Straordinario per l’Edilizia Penitenziaria’, varato dal Governo nel 2010 per risolvere il problema del sovraffollamento delle strutture, si sta assistendo all’abbandono delle strutture antiche – qualora non sia possibile il loro adeguamento – e alla costruzione di nuove sedi. Com’è noto, lo scopo è quello di migliorare le condizioni di vivibilità degli spazi da parte dei detenuti, sia in termini sanitari che psicofisici, in accordo con quanto recita l’art. 27 della Costituzione.Il tema del riuso delle fabbriche detentive dismesse, dunque, è di particolare interesse per la comunità scientifica, la quale è chiamata a compiere un atto di responsabilità nei confronti della società, restituendo tali architetture, attraverso la ricerca di possibili scenari di progetto, alla città e al territorio, secondo un doppio sguardo, che coniughi il passato con il presente e che tenga conto della loro natura eterotopica.Attualmente il contesto sardo è particolarmente interessato dal fenomeno della dismissione delle fabbriche detentive storiche, per le quali l’Ateneo cagliaritano ha avviato uno studio fondato su un percorso metodologico interdisciplinare che matura a partire da letture indirette e dirette, argomentate secondo un percorso di conoscenza e un affondo su sguardi metaprogettuali.L’obiettivo è quello di offrire alla comunità scientifica e alle pubbliche amministrazioni – inevitabilmente coinvolte nei processi progettuali – un avanzamento delle conoscenze e linee operative, in coerenza con le strategie europee e nazionali
Analisi globale non lineare con macroelementi della risposta alle azioni orizzontali di edifici in muratura di forma circolare. Il caso del carcere "La Rotunda" di Tempio Pausania
Nonlinear analysis of the structural response of masonry buildings to horizontal actions, both using finite elements that takes into account cracks and yielding of piers and spandrels, and using discrete elements, often presents convergence problems and requires a considerable computational burden. In this respect, the approach with macroelements with the equivalent frame method is less problematic and allows the non-linear analysis of even very complex box-shaped buildings without significant computational problems. In this article the non-linear analysis by macroelements with the equivalent frame method is extended to buildings of cylindrical shape with a circular section of large dimensions, such as, for example, the important monumental building of neo-classical conception of the prison La Rotunda of Tempio Pausania in Sardinia, Italy. A non-linear static analysis (pushover) is performed in order to evaluate the response to the seismic action. The analysis shows how the response of the building to horizontal forces, up to the collapse of the structure, is strongly influenced by the interaction between the circular part of the building and the adjacent parallelepiped part located at the entrance to the La Rotunda prison.L’analisi non lineare della risposta alle azioni orizzontali degli edifici in muratura, sia con elementi finiti che tengano conto delle fessurazioni e della plasticizzazione di maschi e fasce, che con elementi discreti, presenta spesso problemi di convergenza e un elevato onere computazionale. Sotto questo aspetto l’approccio con macroelementi col metodo del telaio equivalente risulta meno problematico e consente l’analisi non-lineare di edifici di forma scatolare anche assai complessi senza particolari problemi computazionali. In questo articolo si estende l’analisi non-lineare a macroelementi col metodo del telaio equivalente a edifici di forma cilindrica a sezione circolare di grandi dimensioni, quale è per es. l’importante edificio monumentale di concezione neo-classica del carcere La Rotunda di Tempio Pausania in Sardegna. Viene effettuata un’analisi statica non-lineare (pushover) al fine di valutarne la risposta all’azione sismica. L’analisi mostra come la risposta dell’edificio alle forze orizzontali, fino al collasso della struttura, sia fortemente influenzata dall’interazione fra la parte a pianta circolare dell’edificio e l’adiacente parte parallelepipeda posta all’ingresso del carcere La Rotunda
CONOSCERE E RIVIVERE I BORGHI RURALI DEL SETTECENTO. ESPERIENZE ‘ILLUMINATE’ DI RINNOVAMENTO SOCIALE, ECONOMICO E ARCHITETTONICO
The 18th century division into farms system involved the construction of many autonomous and self-sufficient rural villages in the Italian countryside. The change in economic and production systems has led to the abandonment and progressive degradation of several settlements and their buildings. Today they have frequently been turned into luxury residences or farmhouses for a very often foreign customers, allowing the villages to be revitalized and the constructions preserved. But perhaps possible reuse scenarios could be imagined as alternatives to the more obvious and widespread tourist accommodation. The conservation of this historical heritage should perhaps not be detached from the need to re-establish a relationship with its environment, stimulating not only economic, social and commercial dynamics, but also a new awareness and renewed interest in country life
Da Jean Vignon a Michel Benard: il giardino francese di Palazzo Carignano a Torino
The garden of the 17th century Palazzo Carignano was uprooted and transformed into a square during the 19th century. This garden was recorded in the archival documents already in August 1680 and was created in parallel with the construction of the palace, under the direction of the architect Guarino Guarini. In the records, mention is made of grat movement of earth and the assignment of a permanent gardener, CharlesBlondet. But it is not to him that we owe the definitive shape of the area: in 1686, it was Jean Vignon, a French gardener in Moncalieri, Rivoli and Racconigi who provided «the design [...] of the new Garden», staying in Turin «for 33 days in tracing and planting the parterre garden». Many drawings show the outlineof two compartments, but the only drawing that also provides an idea of the broderie garden is from the mid 18th century, therefore pertinent to a phase in which − since 1754 – Michel Benard was the director of the Carignano Gardens. In 1749-1751, Benard had redesigned the parterre in Racconigi, planted by Vignon himself following a Le Nôtre model. The garden of Palazzo Carignano is therefore also confirmed as an example of the long domination of French taste in Turin between the 17th and 18th centuries, in the context of which it is analyzed.The essay is based on archival research, which for the first time focuses on this aspect in detail in the Savoy-Carignano family, a junior branch that only came to the throne in 1831 but which − precisely for this reason − has always pursued a high profile, favouring patronage of great figures or, in any case, convinced adherence to the most up-to-date models in the architecture and design of gardens.Del giardino di Palazzo Carignano, cancellato e trasformato in piazza nel corso dell’Ottocento, i documenti danno conto sin dall’agosto del 1680, in parallelo al cantiere del palazzo guariniano, con lavori di spostamento terra e l’assegnazione di un giardiniere fisso, Carlo Blondet. Ma non è a lui che si deve la forma definitiva dell’area: sarà Jean Vignon, giardiniere francese attivo a Moncalieri, Rivoli e a Racconigi a fornire nel 1686 «il disegno […] del nuovo Giardino», dormendo a Torino «per 33 giorni in far il Perterra». Molti disegni documentano la presenza di due compartimenti, ma l’unico che fornisce anche un’idea delle broderies è di metà Settecento, pertinente quindi a una fase in cui - sin dal 1754 - è Michel Benard, il Direttore dei giardini dei Carignano. Benard aveva ridisegnato nel 1749-1751 il parterre a Racconigi, realizzato nel 1674 dallo stesso Vignon su modello lenotriano. Anche il giardino di palazzo Carignano si conferma quindi come un tassello del lungo dominio del gusto francese a Torino tra Seicento e Settecento, contesto nel quale viene analizzato. Il saggio si basa su una ricerca archivistica che per la prima volta focalizza in dettaglio questo aspetto nel complesso dei Savoia-Carignano, un ramo collaterale giunto al trono solo nel 1831, ma che, proprio per questo, ha sempre perseguito un profilo alto, privilegiando la committenza a grandi figure o comunque l’adesione convinta ai modelli più aggiornati nell’architettura e nel progetto dei giardin
L’insostenibile fascino dei borghi. Primi dati e una riflessione sugli esiti del bando “Attrattività dei borghi storici”
The essay focuses on the results of the strategy “Attrattività dei borghi storici” (Historical small centres attractiveness), funded by the Italian Ministry of Culture (MiC) within the resources allocated by the European Parliament (Next Generation Europe program) for the National Plans for Recovery and Resilience of the member states (PNRR). The essay presents the first, mainly quantitative results of the initiative which, even if the experience is still ongoing, offers the opportunity to reflect on the new tendencies in Europe towards the policies for social cohesion and social inequalities decrease. As it is well-known, these policies have the main purpose of rescuing inner territories at risk of abandonment looking at them as important reservoir of resources to be revived rather than “places to be saved”. After a general framework of the topic in the first part, the essay then analyses the results of the so-called “Bando Borghi” whose main characteristics are synthetically described in the second part of the paper. In particular, in the essay the results of the socalled “Linea B”, addressed to the small towns with less than 5000 inhabitants, are examined. The analyses is based on the quality of the project that were presented, but also on three parameters: the participation, the resources allocation, and the distribution of the selected projects in the national territory. Some final reflections about the initiatives conclude the paper.Il saggio indaga gli esiti dell’azione “Attrattività dei borghi storici”, finanziata dal Ministero della Cultura italiano (MiC), nell’ambito delle risorse stanziate dal parlamento europeo entro il programma Next Generation Europe e destinate ai Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR) degli stati membri. Si tratta di una prima ricognizione, per lo più quantitativa, che seppure fotografi programmi ancora in fase di attuazione, offre la possibilità di riflettere su quanto queste iniziative tengano conto dei significativi cambi di passo attuati dall’Unione Europea negli ultimi anni rispetto alle politiche di coesione e di contrasto alle disuguaglianze sociali. Com’è noto, si tratta di strategie che pongono tra gli obiettivi fondamentali il riscatto dei territori interni, a rischio di spopolamento, cui si guarda non più come a “luoghi da salvare”, ma a territori che custodiscono importanti risorse da riattivare.Ad una prima parte di inquadramento della tematica, fa seguito l’analisi dei risultati del cosiddetto “Bando Borghi” che viene sinteticamente riassunto. In particolare, nel testo vengono considerate le risultanze della cosiddetta linea B dedicata ai progetti di rivitalizzazione dei comuni con popolazione inferiore a 5000 abitanti. Le dimensioni analizzate sono quelle della partecipazione, della allocazione delle risorse e della distribuzione dei progetti vincitori nei diversi territori, oltre alla qualità delle domande ricevute. Alcuni tra i possibili commenti a latere dell’iniziativa concludono il lavoro