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Quantum Computing and Simulations: from benchmarking existing devices to developing new platforms based on molecular spin qudits
Since the beginning, in the late 40s, computation was based on classical principles such as mechanics, electromechanics and, nowadays, electronics: these principles represented the basic technology to implement numeric calculation, driven by the need to speed up and automatize the process. Huge improvements have been achieved through the decades, and countless inventions and innovations have contributed to raise computational power while minimizing the size of computers. Although the classical computation has reached incredible peaks, such as IBM Summit with more than 200 quadrillion calculations per second, there are still many problems that cannot be addressed adequately by a classical computer in terms of required resources or computation time. This awareness started to grow since the early 80s, when the need of a computer able to simulate nature without approximations exposed the limits of a classical approach to computation, especially when simulating quantum mechanical systems. Quantum Computation represents the new frontier of information science and could be a breakthrough to solve some kind of problems impossible to be solved with a classical computer. Nowadays we are in the NISQ (Noisy Intermediate Scale Quantum) Computing era, and some market players have released basic versions of quantum processors using different technologies: in this context, IBM is one of the most advanced player, as in 2016 was the first to release on the Cloud an open-source quantum platform called IBM Quantum, with superconducting qubits as basis of quantum hardware, and an initial open-source software stack. Currently there are several technologies to build qubits, for example superconducting transmons, ion traps, molecules and photons. In the NISQ era, the available number of qubits of near-term quantum devices is ∼ 10 − 100 and the errors are still important: to define Quantum Computers power, a new set of metrics called have been developed, such as Quantum Volume, taking into account not only the number of qubits available, but also their quality. One of the most useful steams is to understand how to use Quantum Computers to solve important problems, starting from simple but scalable models. While today’s technology is constantly improving over the years in terms of chip quality, speed and scalability, together with the software and application stack, it is s clear that new approaches should be investigated in order to overcome current limitations. Investigations on possible paradigm changes are due to address some current problems, in particular related to noise reduction and Quantum Error Correction implementation
Psychopathological consequences of BRCA 1/2 mutation in patients affected and not affected by cancer
La mutazione dei geni BRCA 1/2 è associata ad un elevato rischio di sviluppare neoplasie al seno o alle ovaie. La scoperta della mutazione potrebbe avere un impatto negativo sulla salute psichica e l’adattamento sociale delle donne interessate, e potenzialmente associarsi ad aumentato rischio di psicopatologia. Lo studio vuole valutare l’incidenza delle conseguenze psico-sociali negative e di disturbi psichiatrici ad un anno dal riscontro della mutazione BRCA1/2 nelle donne portatrici, con e senza diagnosi di neoplasia mammaria. La ricerca ha previsto il reclutamento di 86 donne con mutazione BRCA1/2, divise in due gruppi: gruppo A (donne con sola mutazione, n=53) e gruppo B (donne con mutazione e affette da neoplasia, n=33). Ad un anno di follow-up si è riscontrata una significativa riduzione, nell’intero campione, di sintomatologia depressiva e di sintomi post-traumatici da stress, che risultavano maggiori immediatamente dopo il riscontro di mutazione. Tuttavia, le donne con mutazione e diagnosi pregressa di cancro presentavano maggiori livelli di una sintomatologia post-traumatica rispetto alle donne con sola mutazione sia alla scoperta della mutazione sia dopo un anno.Il possesso della mutazione BRCA1 e BRCA2 si associa con l’insorgenza di sintomi post-traumatici da stress, maggiormente in donne con mutazione e tumore pregresso rispetto a soggetti con sola mutazione. Tali sintomi si riducono ad un anno di follow-up, sebbene rimangano più elevati nelle donne con mutazione e pregressa diagnosi di neoplasia. Questi risultati suggeriscono l’importanza di monitorare l’insorgenza di sintomatologia post-traumatica a seguito della comunicazione del riscontro di mutazione BRCA1/2 e di favorire interventi precoci atti a ridurne l’impatto, in particolar modo per le pazienti in cui la mutazione è stata riscontrata nel contesto di una pregressa diagnosi di neoplasia al seno. Mutation of BRCA 1/2 genes is associated with a high risk of developing breast or ovarian cancer. The discovery of the mutation could have a negative impact on the mental health and social adaptation of the women concerned, and potentially be associated with an increased risk of psychopathology. The study aims to assess the incidence of negative psycho-social consequences and psychiatric disorders one year after the BRCA1/2 mutation was detected in the carriers, with and without breast cancer diagnosis. The research included 86 women with BRCA1/2 mutation, divided into two groups: group A (women with only mutation, n=53) and group B (women with mutation and affected by cancer, n=33). After one year of follow-up there was a significant reduction, in the whole sample, of depressive symptoms and post-traumatic stress symptoms, which were greater immediately after the mutation. However, women with mutation and previous diagnosis of cancer had higher levels of post-traumatic symptomatology than women with only one mutation both at the discovery of the mutation and after a year. Possession of the mutation BRCA1 and BRCA2 is associated with the onset of post-traumatic stress symptoms, more in women with mutation and previous cancer than in subjects with only mutation. These symptoms are reduced after one year of follow-up, although they remain higher in women with mutation and previous diagnosis of cancer. These findings suggest the importance of monitoring the onset of post-traumatic symptoms following the communication of the BRCA1/2 mutation and encouraging early interventions to reduce their impact, especially for patients where the mutation has been found in the context of a previous diagnosis of breast cancer.
La spermina/spermidina acetiltransferasi (SSAT): un possibile bersaglio farmacologico per aumentare la sensibilità delle cellule tumorali prostatiche alla deplezione di folati.
Il cancro della prostata è la tipologia di neoplasia solida maggiormente diagnosticata negli uomini con età superiore ai 50 anni. La maggior parte dei casi di carcinoma prostatico si risolve con l’asportazione chirurgica della ghiandola prostatica seguita da una terapia di deprivazione androgenica. Nel 15% dei casi questa terapia non funziona e il tumore evolve in forma maligna, per la quale le uniche terapie disponibili sono soltanto palliative.
Le cellule epiteliali prostatiche producono un alto livello di poliammine che sono i maggiori costituenti del fluido spermatico. Le poliammine sono policationi costituiti da un breve scheletro carbonioso al quale sono legati due o più gruppi amminici.
Le poliammine sono molecole essenziali per il differenziamento e la crescita cellulare e in condizioni fisiologiche sono prodotte da tutte le cellule dell’organismo. Un aumento dei livelli basali di poliammine è stato riscontrato in diversi tipi di cancro, tra cui il cancro della prostata.
La via biosintetica delle poliammine parte da L-ornitina che viene decarbossilata mediante una reazione catalizzata dall’enzima ornitina decarbossilasi e porta alla produzione della putrescina, la prima delle poliammine ad essere sintetizzata. In seguito all’aggiunta di gruppi monocarbossilici donati dall’S-adenosilmetionina, vengono sintetizzate spermina e spermidina.
La biodisponibilità di folato ha un forte impatto sulla disponibilità di S-adenosilmetionina che è il donatore di gruppi metilici fondamentale nella sintesi delle poliammine. Il metabolismo delle poliammine è collegato indirettamente al ciclo dei folati tanto che le cellule tumorali prostatiche risultano particolarmente sensibili alla variazione dei livelli di folato. Per questo motivo strategie che hanno come bersaglio il metabolismo dei folati sono state studiate come possibili strategie antitumorali. Il mio progetto di dottorato si inserisce all’interno di un progetto che ha come scopo quello di comprendere le interazioni tra il ciclo dei folati, il metabolismo delle poliammine e la proliferazione cellulare al fine di individuare una strategia che permetta di incrementare la sensibilità delle cellule alla deplezione dei folati e indurre la riduzione dei livelli intracellulari di poliammine e conseguentemente limitare e rallentare anche la proliferazione delle cellule tumorali cresciute in condizioni limitanti di folato.
Gli esperimenti preliminari condotti su cellule prostatiche PC3 (tumorigeniche) e su BPH1 (benigne immortalizzate) hanno mostrato un paradossale incremento dei livelli di poliammine e dei livelli di espressione dei geni del metabolismo delle poliammine in risposta alla deplezione dei folati, mentre i geni del catabolismo delle poliammine risultavano significativamente ridotti. Sulla base di questi risultati abbiamo individuato il gene ssat come un possibile bersaglio da indurre per aumentare la sensibilità delle cellule tumorali prostatiche alla deplezione di folati e indurre una riduzione dei livelli delle poliammine. Ssat è un gene che codifica per l’enzima SSAT che catalizza la reazione di acetilazione delle poliammine, che è fondamentale per la fuoriuscita delle poliammine dalla cellula. La sovraespressione di SSAT può essere attuata mediante approccio farmacologico, utilizzando analoghi delle poliammine. Per tale motivo abbiamo utilizzato l’analogo delle poliammine DENSpm, che è un noto attivatore dell’enzima SSAT.
Le cellule PC3 sono state trattate utilizzando l’analogo delle poliammine DENSpm, alla concentrazione 10 μM, mentre le cellule BPH1 sono state trattate utilizzando il DENSpm ad una concentrazione 1,5 μM per 72h. Tali concentrazioni sono state selezionate sulla base di saggi di proliferazione cellulare in maniera tale che la quantità di DENSpm somministrato garantisse un tasso di crescita cellulare di circa il 50% rispetto alle condizioni di controllo.
Successivamente abbiamo valutato i livelli di espressione dei geni degli enzimi coinvolti nel metabolismo delle poliammine in presenza di DENSpm.
L’elevata richiesta di gruppi metilici per supportare la sintesi delle poliammine potrebbe comportare una probabile inibizione della eliminazione dell’omocisteina attraverso la via della transulfurazione e ridurre la conseguente produzione di glutatione. Le poliammine sono tra i più efficienti scavenger delle specie reattive dell’ossigeno e potrebbero essere necessari per la sopravvivenza delle cellule tumorali ad un ambiente fortemente pro-ossidante. In questa prospettiva è stata valutata anche la produzione di ROS in cellule PC3 e BPH1 in condizioni di folato limitante e presenza di DENS nel mezzo di coltura. Le cellule PC3 cresciute in condizioni di folato limitante mostrano un significativo incremento dei livelli dei ROS rispetto alle cellule PC3 cresciute in condizioni di folato normali e alle BPH1.
In seguito, abbiamo ipotizzato che l’aumento dei livelli di espressione dell’ssat e l’aumentata produzione di ROS possano essere collegati all’attivazione della ferroptosi, un tipo di morte programmata ferro-dipendente. Abbiamo valutato i livelli di espressione di alox5, alox12, alox15 e gpx4, che sono geni che codificano proteine implicate nel processo ferroptotico.
La deplezione dei folati causa un’alterazione nel metabolismo delle poliammine con un conseguente aumento dei livelli di poliammine sia nelle cellule PC3 che nelle cellule BPH1. Una riattivazione del catabolismo delle poliammine attraverso la somministrazione di DENSpm causa una significativa riduzione della crescita cellulare concomitante con l’aumento dei livelli di espressione del gene ssat. L’enzima SSAT può essere validato come target per comprendere al meglio la relazione tra il metabolismo dei folati e il metabolismo delle poliammine
Effects of traumatic childhood experiences on time estimation in a sample of young adults
Introduzione: adulti con storia di trauma infantile presentano generalmente un assetto adattivo più scarso rispetto alla popolazione normativa, fino, nei casi più estremi, a sfociare in psicopatologie e malattie somatiche; pertanto, esso rappresenta un argomento di grande interesse per la ricerca psicologica. Una dimensione fondamentale per l’adattamento è la percezione del tempo, verso cui un impatto del trauma infantile è documentato, anche se resta da chiarire il livello, esplicito o implicito, entro cui agisce. Se presentata acusticamente, la stima di una durata temporale risulta essere più lunga rispetto alla presentazione visiva, differenza che si riduce con l’età. Una differenza tra acustico e visivo esiste anche in termini di sensibilità a diverse durate temporali, ma questa invece permane con l’età. Quindi, osservando la differenza nella stima temporale e nella sensibilità tra durate visive e acustiche si ottengono informazioni sulla maturazione dei processi del tempo. Obiettivo dello studio: approfondire il livello di processamento dell’orologio interno su cui le esperienze traumatiche infantili esercitano un impatto, osservando la differenza nella stima e nella sensibilità a durate temporali visive e acustiche. Materiali e metodi: a 67 soggetti di età compresa tra 18-30 anni, suddivisi in 3 gruppi a seconda dell’assente, bassa o alta esposizione a trauma infantile, è stato chiesto di compilare una misura standardizzata per l’assessment di esperienze traumatiche infantili (Childhood Traumatic Questionnaire, CTQ), per poi essere successivamente sottoposti ad un compito di stima esplicita della lunghezza di diverse durate temporali (time bisection task) con stimoli visivi e acustici. Risultati: i tre gruppi differiscono nel compito di stima temporale esplicita, ma non nella sensibilità al tempo. Conclusioni: Gli effetti del trauma infantile agiscono sulla componente esplicita (stima temporale) della percezione del tempo, e non sulla sua componente implicita (sensibilità).Introduction: it is often reported that adults with a history of childhood trauma generally demonstrate poorer adaptive skills than the normative population, leading, in the most extreme cases, to psychopathologies and somatic diseases. For this reason, the influence of childhood traumatic experiences is a topic that arouses great interest in psychological research. A fundamental dimension for the individual’s adaptation is time processing, towards which an impact given by childhood trauma is documented. When presented acoustically, the estimate of a temporal duration is longer than when presented visually, a difference that decreases with age. An acoustic-visual difference also exists in terms of time sensitivity, but this instead persists with age. Thus, observing the difference in temporal estimation and sensitivity between visual and acoustic durations provides information on the maturation of time processes. Aim of the study: to investigate the level (explicit or implicit) of internal clock time perception towards which childhood traumatic experiences exert an impact. Materials and methods: 67 subjects aged between 18-30 years, were divided into 3 groups according to absent, low or high exposure to childhood trauma. Then, they were asked to fill a standardized measure for the assessment of childhood traumatic experiences (Childhood Traumatic Questionnaire, CTQ), and were ultimately subjected to a task of explicit time estimation (time bisection task) with acoustic and visual stimuli.
Results: a significant interaction between group and modality emerges for time estimation, but not for time sensitivity. Conclusions: the effects of childhood trauma act on the explicit component of time perception (time estimation), and not on the implicit one (sensibility to time)
Use of platelet-rich plasma (PRP) for the treatment of clinical and subclinical mastitis in dairy cows: first approaches
Mastitis is, undoubtedly, one of the most impactful dairy cattle production diseases on both
farm budget and animal welfare.
Nowadays, sustainability on the part of farms, especially intensive ones, is increasingly sought
after, and antibiotic resistance by pathogenic microorganisms is an increasingly topical and
fundamental problem. It is therefore important to try to find alternative treatments.
The use of platelet-rich plasma, or PRP, can be considered an innovative approach to the
treatment of mastitis in dairy cattle, as it can help veterinarians and farmers make the use of
antibiotics more effective and, above all, prudent.
This degree thesis study had the aim of analyzing the effects of platelet-rich plasma (PRP) in
the treatment of both clinical and subclinical mastitis in cows from a farm located in the
province of Parma.
The study was carried out in the period between 27 January 2023 and 20 March 2023, on nine
cows characterized by subclinical mastitis and on two cows affected by clinical mastitis.
For the evaluation of the efficacy of the PRP treatment, bacteriological tests and the count of
somatic cells and differential somatic cells were used on milk samples from each cow under
study.La mastite è, sicuramente, una delle patologie produttive delle bovine da latte, più impattante
sia sul bilancio dell’azienda, sia sul benessere animale.
Oggigiorno, la sostenibilità da parte degli allevamenti, soprattutto di quelli intensivi, è sempre
più ricercata e la resistenza agli antibiotici da parte dei microrganismi patogeni rappresenta un
problema sempre più attuale ed importante. È quindi, assolutamente fondamentale, cercare di
trovare strategie di trattamento alternative.
L’utilizzo del plasma ricco di piastrine, o PRP, può essere considerato un approccio innovativo
al trattamento della mastite nella bovina da latte, in quanto può aiutare i veterinari e gli
allevatori a rendere più efficace e soprattutto prudente l’utilizzo degli antibiotici.
Lo studio svolto per questa tesi di laurea, ha avuto come scopo quello di analizzare gli effetti
del PRP nel trattamento delle mastiti sia cliniche che subcliniche delle bovine di un
allevamento della provincia di Parma.
Lo studio si è svolto nel periodo tra il 27 gennaio 2023 e il 20 marzo 2023, su nove bovine
caratterizzate da quadri clinici riconducibili a mastite subclinica e su due bovine affette da
mastite clinica.
Per la valutazione dell’efficacia del trattamento con PRP, si è fatto ricorso ad esami
batteriologici ed alla conta delle cellule somatiche e cellule somatiche differenziali su campioni
di latte proveniente da ciascuna bovina oggetto dello studio
Aminoacyl-tRNA synthetases mutations in human mitochondrial diseases: contribution of yeast to understand the functional significance of novel variants and to approach the identification of therapeutical compounds
To date, genetic analysis with Next Generation Sequencing (NGS) approaches in patients affected by mitochondrial diseases (MD) has made possible the identification of new disease genes or new mutations in known disease genes, thus contributing to improve the diagnosis of mitochondrial diseases and to find the molecular defects causing pathological phenotype.
Mitochondrial aminoacyl-tRNA synthetases (mtARSs) are nuclear encoded essential enzymes for mitochondrial translation since they ensure the proper attachment of each amino acids to its cognate tRNA. Mutations in the genes encoding for mtARSs are associated to mitochondrial human disorders that can primarly affect central nervous but also other organs and systems.
Recently, in patients affected by MD, many novel variants have been found in mtARS genes and for this reason it becomes essential to assess their pathogenic significance.
Over the years, the simple eukaryote Saccharomyces cerevisiae demonstrated to be a good tool to understand the causative role of mutations associated to MD thanks to its ability to grow without a functional respiratory chain, if a fermentable carbon source is made available. Moreover, since most of mutations are found in compound heterozygosity, the yeast ability to exist in haploid or diploid status can help to investigate on the contribution of each mutation to the pathological phenotype.
Most of this PhD work has focused on the validation and functional analysis of novel variants, identified by our clinical collaborators, in mtARSs genes using ad hoc yeast models and to approach the identification of therapeutical molecules able to restore, at least partially, the pathological phenotype.
Specific yeast models for the different mtARS genes considered in this work (DARS2, NARS2, RARS2, WARS2, VARS2) have been constructed and, on mutant strains expressing the different allelic variants, several phenotypic characterizations have been performed.
Moreover, since there is currently no established treatment for pathologies caused by mutations in mtARSs this research has addressed also the identification of beneficial molecules. In particular it focused on the evaluation of the ability of amino acid supplementation to rescue the mitochondrial impairment showed by mutant strains and on the search of chemical compounds able to rescue the OXPHOS defective phenotype associated to mtARS mutations using drug repositioning as startegy.
Another part of this work concerned the evaluation of the functional conservation of pantothenate kinase (PanK) activity between human and yeast. PanK are the enzymes involved in the first step of biosynthesis of Coenzime A, a key molecule involved in several metabolic pathways. For this purpose, the ability of the three different isoforms of PanK to rescue the pathological phenotypes of yeast model strains lacking for the unique gene encoding for PanK, CAB1, and carrying pathological mutations associated to PKAN has been evaluated
Incapsulamento di substrati in calixareni: proprietà e reattività di ioni organici e molecole complessate
The development of modern nanotechnologies is more challenging than ever. Understanding and controlling the properties at molecular level is at the base for creating new materials endowed with specific chemical and physical features. This work proposes new synthetic strategies in different fields of supramolecular chemistry, such as molecular receptors, photoresponsive materials, and catalysis. It can be summarised as follows.
Chapter 1 describes the synthesis of upper-to-upper oriented calix[6]arene-based [3]rotaxane, as prototypes for the synthesis of molecular cages, as new containers for host-guest systems. The synthetic strategy adopted consists of a threading and capping approach applied to a two-station bis-viologen salt. The correct orientation of the components is obtained thanks to the unidirectional threading process of the templating axle. The effect of the distance between the two-station axle is also evaluated.
The supramolecular-assisted synthesis of a series of head-to-head bis-calix[6]arene cages is reported in Chapter 2. This method involves the formation of oriented [3]pseudorotaxane complexes between the templating axle and two functionalized macrocycles. The clipping reaction with a proper linker leads to the formation of the cage. Preliminary studies on the complexation properties are also presented.
The ability of a heteroditopic calix[6]arene macrocycle to form pseudorotaxane complexes with stilbazolium dyes is described in Chapter 3. This study evaluates the effect of the solvent polarity and the length of the alkyl chain inserted into the stilbazolium salt on the threading process. The non-palindrome nature of the calix[6]arene receptor cavity allows the formation of two orientational isomers with this asymmetric guest. The orientation adopted by the encapsulated guest inside the host cavity affects the optical properties of the former.
The synthesis and characterization of stilbazolium-based [2]rotaxanes are presented in Chapter 4. The separation of the two orientational isomers is now possible as the complexes are interlocked species. This allows the straightforward study of the encapsulation and orientation effects on the spectroscopic properties of the isomers both in solution and in the solid state, which are remarkably enhanced with respect to the unencapsulated dye.
Chapter 5 includes the synthesis of a series of new achiral and chiral digold(I) resorcin[4]arene-based cavitand complexes and their application in the cycloisomerization and alkoxycyclization reactions of 1,6-dienynes. The constrained environment and non-covalent interactions between the macrocycle and the substrate modify the outcome of the transformations.Lo sviluppo delle moderne nanotecnologie è più impegnativo che mai. Comprendere e controllare le proprietà a livello molecolare è alla base della creazione di nuovi materiali dotati di specifiche caratteristiche chimiche e fisiche. Questo lavoro propone nuove strategie sintetiche in diversi campi della chimica supramolecolare, come i recettori molecolari, i materiali fotosensibili e la catalisi. Si può riassumere come segue.
Il capitolo 1 descrive la sintesi di rotaxani orientati testa-testa a base di calix[6]arene, come prototipi per la sintesi di gabbie molecolari, nel ruolo di nuovi contenitori per sistemi host-guest. La strategia sintetica adottata consiste in un approccio di threading e capping applicato a un sale bis-viologeno a due stazioni. Il corretto orientamento dei componenti è ottenuto grazie al processo di infilamento unidirezionale dell'asse templante. Viene anche valutato l'effetto della distanza tra le due stazioni dell’asse.
La sintesi supramolecolarmente assistita di una serie di gabbie bis-calix[6]areniche testa-testa è riportata nel Capitolo 2. Questo metodo prevede la formazione di complessi [3]pseudorotassanici orientati tra l'asse templante e due macrocicli funzionalizzati. La reazione di pontaggio con un opportuno linker porta alla formazione della gabbia. Vengono inoltre presentati studi preliminari sulle proprietà di complessazione.
La capacità di un macrociclo calix[6]arene eteroditopico di formare complessi pseudorotaxanici con fluorofori a base stilbazolica è descritta nel Capitolo 3. Questo studio valuta l'effetto della polarità del solvente e della lunghezza della catena alchilica inserita nel sale di stilbazolio sul processo di infilamento. La natura non palindromica della cavità del recettore calix[6]arenico consente la formazione di due isomeri orientazionali con questo asse asimmetrico. L'orientamento adottato dall'asse incapsulato all'interno della cavità influisce sulle proprietà ottiche del primo.
La sintesi e la caratterizzazione di [2]rotaxani a base stilbazolica vengono presentate nel Capitolo 4. La separazione dei due isomeri orientazionali è ora possibile in quanto i complessi sono specie interconnesse. Ciò consente lo studio diretto degli effetti di incapsulamento e orientazione sulle proprietà spettroscopiche degli isomeri sia in soluzione che allo stato solido, che sono notevolmente migliorati rispetto al fluoroforo non incapsulato.
Il capitolo 5 include la sintesi di una serie di nuovi complessi achirali e chirali di oro(I) a base resorcina[4]arenica e la loro applicazione nelle reazioni di cicloisomerizzazione e alcossiciclizzazione di 1,6-dienini. L'ambiente vincolato e le interazioni non covalenti tra il macrociclo e il substrato modificano l'esito delle trasformazioni
Valutazione dell'attività di peptidi antimicrobici nei confronti di microrganismi di interesse medico
Le malattie da infezione rappresentano ancora una delle principali problematiche per la sanità mondiale. Per oltre 60 anni l’uso di farmaci antimicrobici e la disponibilità di vaccini sicuri ed efficaci hanno drasticamente diminuito la loro diffusione. A fine anni ’60 infatti, approcci di prevenzione e terapeutici, insieme ad un miglioramento dello status economico e delle condizioni di igiene, avevano portato la comunità medica a dichiarare praticamente vinta la guerra nei confronti delle malattie infettive. Tuttavia, queste ottimistiche previsioni sono state molto presto riviste a causa del drammatico aumento di incidenza e prevalenza di malattie emergenti e riemergenti, spesso causate da agenti eziologici caratterizzati da un’intrinseca o acquisita resistenza agli agenti antinfettivi. Globalizzazione, scambi internazionali, viaggi e cambiamenti climatici hanno facilitato nel tempo la diffusione di agenti patogeni e dei loro vettori in nuove aree geografiche ponendo un serio rischio di sanità pubblica. Sebbene gli antimicrobici siano stati a lungo un efficace metodo di controllo delle malattie da infezione, la loro efficacia sta diminuendo nel tempo. Per tale motivo, i ricercatori stanno cercando di trovare strategie terapeutiche alternative e nuove molecole dotate di meccanismi d’azione diversi dai farmaci attualmente in uso. I peptidi antimicrobici (antimicrobial peptides, AMP) sono stati ritenuti, fin dalla loro scoperta negli anni ’40, una potenziale alternativa agli antibiotici convenzionali. L’interesse terapeutico è legato principalmente alla loro attività nei confronti di microrganismi resistenti ai farmaci e/o produttori di biofilm. Gli AMP costituiscono un vasto ed eterogeneo gruppo di molecole, isolate per la prima volta in insetti ed anfibi, poi identificate in tutti gli esseri viventi, compreso l’uomo.
Già da diversi anni, presso il Laboratorio di Microbiologia e Virologia del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, gli studi si sono incentrati sull’attività antimicrobica di peptidi di diversa origine, in particolare derivati da proteine fisiologiche, inclusi gli anticorpi. In questo progetto, sono stati valutati per la loro attività antimicrobica peptidi derivati da KP (killer peptide), ricavato dalla regione variabile di un anticorpo anti-idiotipico ricombinante, peptidi progettati in silico, ottenuti per sostituzione amminoacidica da peptidi a riconosciuta attività antifungina, e due peptidi, Ma1 e Ma2, anch’essi ottenuti mediante approcci bioinformatici a partire dalla sequenza di un AMP precedentemente descritto. Questi peptidi, caratterizzati da una corta sequenza (<20 aa) e basso peso molecolare, hanno dimostrato, in saggi di unità formanti colonia (Colony Forming Unit, CFU), un’attività in vitro a concentrazioni micromolari, anche nei confronti di biofilm. Proprietà strutturali e modalità di azione sono state investigate mediante dicroismo circolare, microscopia confocale e citofluorimetria a flusso. L’attività di alcuni peptidi è stata inoltre valutata in vivo, utilizzando come modello sperimentale larve di Galleria mellonella, con risultati significativi, suggerendo un possibile interesse di queste molecole per lo sviluppo di nuovi antimicrobici
Telling habits: a habit-based approach to narrative identity
Personhood and personal identity constitute long-standing problems in philosophical discussion, as the concepts of what is a person and how persons persist through time lie at the dead centre of many issues, and especially of metaphysical and ethical ones. Among the incredible variety and richness of problems that persons display, there is one issues this thesis focus on: the relation between the notion of person and personal identity, and the embodied condition of persons. It’s a relation that has long been in the focus of philosophical analysis, and indeed constitutes perhaps one of the thorniest problems that persons present: while psychological and cognitive features are often taken for granted in the concept of person, the embodied condition of persons has often been cast as less relevant to understanding the concept. The goal of this thesis is to establish a conceptual connection between the notion of person and personal identity, and the embodied dimension of persons.
Chapter One, “Framing the problems of persons”, introduces the main conceptual points developed in the recent philosophical debate with regard to the notion of personhood and personal identity. It first offers an overview of the principal solutions that have been offered to the problem of how personal identity persist through time, and of the discussion pertaining the criteria of personhood. The analysis then follows the evolution of the debate by introducing the notions of practical and metaphysical identity and reconstructing the conceptual steps that underlie their separation; it further explores the consequences of this distinction, in particular in terms of the role played by conventions and the social dimension in the constitution of the concept of a person. The goal of the chapter is to both reconstruct the logic(s) according to which the debate moves, and to problematize some of its aspects, in particular the disparaged role the body is assigned in many conceptual solutions. The chapter concludes by endorsing a notion of person that emphasizes its practical and socially-informed dimension, while arguing that this notion still falls short of offering a view of personal identity adequately connected to the embodied dimension of the person.
Chapter Two, “A narrative approach to personal identity”, introduces the narrative approach as particularly well-suited to respond to the problems of personal identity, especially as they emerged within the psychological paradigm that has ruled much of the debate. In the first place, the concept of narrative is introduced by means of Marya Schechtman’s The constitution of the selves (1996), an influential narrative approach to personal identity. Schechtman’s work allows to structure a notion of personal identity both practical and socially-informed, but that still falls short of being deeply embodied. Next, the narrative approach is briefly contextualixed with respect to its genesis and the evolution of the concept of narrative; the analysis then focusses on the continuity thesis, the thesis that narrative identity is structured in continuity with the dimension of action and experience, as it can be reconstructed through the work of Paul Ricoeur (1984) and David Carr (1986). In order to better contextualize the narrative paradigm at hand, some of the main objections that have been moved against it are presented. Schechtman’s work is then again taken under consideration through an analysis of Staying alive (2014), in which Schechtman futher refines her approach to personal identity, moving from a theory of narrative self-constitution to the notion of person-life. The complex architecture of her work is discussed in light of the continuity thesis, and in particular to the way narrative self-conceptions interact with the embodied levels of personal identity. This brings the discussion on to the themes of how embodied experience is related to narrative self-conceptions; and in particular, how such relation fails to be concretized in narrative agency, and how such shortcoming is connected to failure to fully embody personal identity.
Chapter Three, “Telling habits”, intends to answer some of the problems that have emerged within the relation of narrative identity, narrative agency, and embodied dimension of action and experience. It does so by way of the concept of habits and habitual agency developed in the pragmatist tradition, and in particular by John Dewey. The chapter offers an overview of the pragmatist concept of habit; in particular, the notion of habitual agency is defended as a form of agency that is rooted in the agent’s embodiment and embedded in the social context. Next, it is argued that habitual agency offers a fitting notion to some of the problems of narrative agency, and in particular, of how narrative agency and narrative actions come about and are actualized. Habitual agency can both be employed in service of narrative agency, but also autonomously contribute to it. The notion of narrative agency as habitually informed translates to a strongly embodied and socially embedded notion of the person
Usefulness and correlation between the assessment of discriminative abilities and adaptive behavior in people with intellectual disabilities
L’eterogeneità fenotipica che caratterizza le persone con Disabilità Intellettiva (DI) ha importanti implicazioni nella pratica clinica. Sebbene accomunate da compromissioni significative del funzionamento intellettivo e del comportamento adattivo come da caratterizzazione diagnostica (APA, 2022), le implicazioni di questo disturbo vanno ad influenzare numerosi domini della vita quotidiana, più marcatamente concettuali, piuttosto che di carattere sociale oppure pratico evidenziando una complessità di espressioni cliniche (Burack et al., 2021). L’assessment costituisce una fonte di informazioni importanti in questo senso, contribuendo alla descrizione del funzionamento individuale. Una particolare area di interesse di ricerca all'interno della definizione fenotipica della DI riguarda le funzioni esecutive (EF), un insieme di processi cognitivi correlati che facilitano il funzionamento quotidiano (Diamond, 2013). Tra i meccanismi riferibili a queste competenze, il processo di discriminazione dello stimolo è una capacità che rientra nell’ambito dell’apprendimento associativo e consente di riconoscere e rispondere in modo differenziato agli stimoli e di individuare somiglianze tra di essi (Green, 2001). La relazione tra abilità afferibili all’apprendimento associativo e il comportamento adattivo è il focus del presente lavoro. Nello specifico si esamina la relazione tra l'abilità di apprendere diverse forme di discriminazione e competenze vocali verbali. In accordo con la letteratura di settore, la capacità di apprendere corrispondenze per identità e non identità tra stimoli visivi e uditivi e uditivo-visivi rilevate con il test ABLA-R (de Wiele et al., 2011) fornisce informazioni importanti sulle competenze di apprendimento di base della persona e sulla facilità o difficoltà ad apprendere target linguistici (ad es., Varella et al., 2017). Analizzata in un campione di 88 persone con DI adulte tale relazione si conferma significativa in linea con risultati recenti di letteratura che evidenziano come persone che raggiungono livelli più avanzati nell'ABLA-R mostrano una maggiore capacità di comprensione e produzione di frasi complesse, nonché una più ampia gamma di vocabolario (Sriphong-Ngarm, 2018). Il presente contributo aggiunge, in linea con i risultati di Marion e collaboratori (2003), che tale relazione si conferma anche per l’apprendimento di etichette in ecoico e tact. Ciò suggerisce che l'ABLA-R potrebbe fornire informazioni utili per identificare interventi mirati per migliorare abilità verbali (Padilla et al., 2023).The phenotypic heterogeneity that characterizes people with Intellectual Disability (ID) has important
implications in clinical practice. Although DI is characterized by significant impairments of intellectual
functioning and adaptive behavior (APA, 2022), the implications of this disorder affect numerous domains of
everyday life, conceptual, rather than social or practical highlighting a complexity of clinical expressions
(Burack et al., 2021). The assessment is an important source of information, contributing to the description of
individual functioning. A particular area of research interest within the phenotypic definition of DI concerns
executive functions (EF), a set of related cognitive processes that facilitate daily functioning (Diamond, 2013).
Stimulus discrimination is part of associative learning skills and allows to recognize and respond differentially
to stimuli and to identify similarities between them (Green, 2001). The relationship between associative
learning skills and adaptive behavior is the focus of this work. Specifically, the study examined the relationship
between the ability to learn different forms of discrimination and verbal vocal skills. According to the
literature, the ability to learn identity and non-identity correspondences between visual and auditory and
auditory-visual stimuli detected with the ABLA-R test (de Wiele et al., 2011) provides important information
on the basic learning skills of the person and on the ease or difficulty in learning language targets (eg., Varella
et al., 2017). Recent literature outcomes point out that people who reach more advanced levels in ABLA-R
show a greater ability to understand and produce complex sentences, as well as a wider range of vocabulary
(Sriphong-Ngarm, 2018). The relationship between ABLA-R and verbal operant is analyzed in a sample of 88
people with adult DI, and it is moderate in line with the findings of Marion and collaborators (2003). This
suggests that ABLA-R could provide useful information to identify targeted interventions to improve verbal
skills (Padilla et al., 2023)